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Riassunto "Geografia umana. Un approccio visuale.", Sintesi del corso di Geografia

Sintesi del manuale " Geografia Umana. Un approccio visuale." di Alyson L. Greiner, Giuseppe Dematteis, Carla Lanza.

Tipologia: Sintesi del corso

2019/2020

In vendita dal 30/11/2020

JLothlòrien
JLothlòrien 🇮🇹

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Riassunto Geografia
CAPITOLO 1 – CHE COS'E' LA GEOGRAFIA UMANA?
Introduzione alla geografia umana.
Il termine geografia proviene da due parole greche geo e graphia, che significano "scrittura della Terra". La
geografia è un discorso, una riflessione, su ciò che possiamo osservare sulla superficie terrestre, che stimola
domande. La geografia umana studia come le popolazioni, le culture, le società e le economie, con le loro
manifestazioni materiali, si diversificano nello spazio terrestre, in relazione al variare delle condizioni ambientali e
storiche.
Natura e cultura sono concetti fondamentali per i geografi, per natura si intende tutto ciò che è estraneo alla storia
e alla creatività umana; per cultura invece si intende una costruzione sociale fatta di pratiche e credenze condivise,
che funziona come un sistema dinamico plasmato dalle persone e dalle collettività, che ne vengono a loro volta
plasmate. Il dualismo tra natura e cultura ha svolto un ruolo importante nello sviluppo di diversi modi di
considerare le differenze culturali e sociali. Ora è superato e vi sono diversi approcci: il determinismo ambientale
che consiste nel far derivare direttamente dall'ambiente le differenze sia fisiche che culturali degli esseri umani; e il
possibilismo geografico che ritiene che ogni ambiente naturale offra una gamma di alternative e che in uno stesso
ambiente naturale società e culture possano modellarsi in modi diversi a seconda delle loro scelte, basate sulle
conoscenze e sulle capacità tecniche di cui dispongono. Il paesaggio geografico è una determinata parte di
territorio, così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall'azione di fattori naturali e/o umani e
dalle loro interazioni.
Le regioni sono anzitutto una costruzione mentale, una forma di classificazione dei luoghi; l'analisi regionale va
oltre la semplice osservazione della superficie per indagare i fattori, sovente non visibili, che determinano la
diversità dei territori e suggeriscono la loro suddivisione in regioni. Una prima distinzione è fatta tra regioni formali
e funzionali.
La regione formale è un'area definita in base a una o più caratteristiche fisiche o culturali omogenee; la regione
funzionale invece è un'area i cui luoghi sono connessi tra loro da relazioni più intense di quelle che questi stessi
luoghi intrattengono con l'esterno (ad esempio: le ecoregioni, che corrispondono a un ecosistema; le regioni
funzionali urbane, formate da una grande città e dai centri minori che gravitano su di essa; le regioni istituzionali
cioè gli stati, le unità politico-amministrative in cui si divide il loro territorio). Ci sono anche regioni individuate in
base a criteri soggettivi, dette regioni percepite che derivano dal senso di identità e di attaccamento di un gruppo di
persone ad un determinato territorio.
Con luogo si intende una località con determinate caratteristiche, identificato tramite la sua posizione geometrica,
misurata per mezzo della sua latitudine, longitudine e altitudine nel globo. Con spazio invece i geografi indicano
un'estensione della superficie terrestre di dimensioni non definite. La geografia distingue tre tipi di spazio. C'è uno
spazio assoluto, cioè un'entità geometrica le cui dimensioni e distanze possono essere misurate con precisione con
la metrica corrente, è lo spazio delle normali carte geografiche. Uno spazio relativo, cioè uno spazio non più
pensato come un contenitore dato e immutabile, ma le cui proprietà variano a seconda dei fenomeni che vi si
svolgono. Infine uno spazio relativo, definito dalle interazioni umane o dalle relazioni tra eventi. Possiamo dire che
lo spazio geografico è sempre uno spazio relaivo e relazionale, in quanto le sue proprietà dipendono dalle relazioni
e dalle interazioni che sussistono tra i soggetti e gli oggetti che ogni geografia mette in scena. Infatti una
descrizione geografica, seppur dettagliata, non può mai comprendere i miliardi di cose, di organismi e di persone
sparsi sulla superficie terrestre; essa è sempre il risulato di una scelta, coerente con gli scopi della descrizione
stessa.
Distribuzione spaziale: disposizione dei fenomeni sulla superficie terrestre.
Variazione spaziale: cambiamenti nella distribuzione di un fenomeno da un luogo all'altro.
Correlazione spaziale: il grado in cui due o più fenomeni condividono una stessa distribuzione e variazione
spaziale.
Un altro concetto fondamentale è quello di diffusione spaziale, ossia un movimento di persone, idee, mode,
malattie ecc..da un luogo all'altro con tempi e modalità differenti a seconda del fenomeno (es: diffusione per
rilocalizzazione, per contagio, diffusione gerarchica, per stimolo).
La globalizzazione, ovvero la crescente interconnessione e interdipendenza tra persone e luoghi in tutto il mondo, è
il risultato del dilatarsi progressivo a tutto il pianeta dell'interazione spaziale. Per interazione spaziale s'intende
l'insieme delle relazioni che si sviluppano reciprocamente tra soggetti che occupano luoghi sia vicini che lontani tra
loro, come risultato del movimento di persone, beni ed informazioni. L'interazione spaziale è influenzata da tre
fattori: la complementarietà, la trasferibilità e l'intervento di opportunità alternative. La complementarietà si
verifica quando un luogo trova altrove una risposta alla propria esigenza di beni e servizi, creando un'interazione.
La trasferibilità è invece un fattore che influenza l'interazione spaziale in quanto è inversamente proporzionale
all'energia necessaria (e quindi al costo) per lo spostamento di un bene, essa è influenzata quindi dall'attrito della
distanza. Per opportunità alternativa s'intende invece l'esistenza di un luogo che, a parità di costi di trasferimento,
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Riassunto Geografia CAPITOLO 1 – CHE COS'E' LA GEOGRAFIA UMANA? Introduzione alla geografia umana. Il termine geografia proviene da due parole greche geo e graphia, che significano "scrittura della Terra". La geografia è un discorso, una riflessione, su ciò che possiamo osservare sulla superficie terrestre, che stimola domande. La geografia umana studia come le popolazioni, le culture, le società e le economie, con le loro manifestazioni materiali, si diversificano nello spazio terrestre, in relazione al variare delle condizioni ambientali e storiche. Natura e cultura sono concetti fondamentali per i geografi, per natura si intende tutto ciò che è estraneo alla storia e alla creatività umana; per cultura invece si intende una costruzione sociale fatta di pratiche e credenze condivise, che funziona come un sistema dinamico plasmato dalle persone e dalle collettività, che ne vengono a loro volta plasmate. Il dualismo tra natura e cultura ha svolto un ruolo importante nello sviluppo di diversi modi di considerare le differenze culturali e sociali. Ora è superato e vi sono diversi approcci: il determinismo ambientale che consiste nel far derivare direttamente dall'ambiente le differenze sia fisiche che culturali degli esseri umani; e il possibilismo geografico che ritiene che ogni ambiente naturale offra una gamma di alternative e che in uno stesso ambiente naturale società e culture possano modellarsi in modi diversi a seconda delle loro scelte, basate sulle conoscenze e sulle capacità tecniche di cui dispongono. Il paesaggio geografico è una determinata parte di territorio, così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall'azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interazioni. Le regioni sono anzitutto una costruzione mentale, una forma di classificazione dei luoghi; l'analisi regionale va oltre la semplice osservazione della superficie per indagare i fattori, sovente non visibili, che determinano la diversità dei territori e suggeriscono la loro suddivisione in regioni. Una prima distinzione è fatta tra regioni formali e funzionali. La regione formale è un'area definita in base a una o più caratteristiche fisiche o culturali omogenee; la regione funzionale invece è un'area i cui luoghi sono connessi tra loro da relazioni più intense di quelle che questi stessi luoghi intrattengono con l'esterno (ad esempio: le ecoregioni, che corrispondono a un ecosistema; le regioni funzionali urbane, formate da una grande città e dai centri minori che gravitano su di essa; le regioni istituzionali cioè gli stati, le unità politico-amministrative in cui si divide il loro territorio). Ci sono anche regioni individuate in base a criteri soggettivi, dette regioni percepite che derivano dal senso di identità e di attaccamento di un gruppo di persone ad un determinato territorio. Con luogo si intende una località con determinate caratteristiche, identificato tramite la sua posizione geometrica, misurata per mezzo della sua latitudine, longitudine e altitudine nel globo. Con spazio invece i geografi indicano un'estensione della superficie terrestre di dimensioni non definite. La geografia distingue tre tipi di spazio. C'è uno spazio assoluto , cioè un'entità geometrica le cui dimensioni e distanze possono essere misurate con precisione con la metrica corrente, è lo spazio delle normali carte geografiche. Uno spazio relativo , cioè uno spazio non più pensato come un contenitore dato e immutabile, ma le cui proprietà variano a seconda dei fenomeni che vi si svolgono. Infine uno spazio relativo , definito dalle interazioni umane o dalle relazioni tra eventi. Possiamo dire che lo spazio geografico è sempre uno spazio relaivo e relazionale, in quanto le sue proprietà dipendono dalle relazioni e dalle interazioni che sussistono tra i soggetti e gli oggetti che ogni geografia mette in scena. Infatti una descrizione geografica, seppur dettagliata, non può mai comprendere i miliardi di cose, di organismi e di persone sparsi sulla superficie terrestre; essa è sempre il risulato di una scelta, coerente con gli scopi della descrizione stessa. Distribuzione spaziale: disposizione dei fenomeni sulla superficie terrestre. Variazione spaziale: cambiamenti nella distribuzione di un fenomeno da un luogo all'altro. Correlazione spaziale: il grado in cui due o più fenomeni condividono una stessa distribuzione e variazione spaziale. Un altro concetto fondamentale è quello di diffusione spaziale , ossia un movimento di persone, idee, mode, malattie ecc..da un luogo all'altro con tempi e modalità differenti a seconda del fenomeno (es: diffusione per rilocalizzazione, per contagio, diffusione gerarchica, per stimolo). La globalizzazione , ovvero la crescente interconnessione e interdipendenza tra persone e luoghi in tutto il mondo, è il risultato del dilatarsi progressivo a tutto il pianeta dell'interazione spaziale. Per interazione spaziale s'intende l'insieme delle relazioni che si sviluppano reciprocamente tra soggetti che occupano luoghi sia vicini che lontani tra loro, come risultato del movimento di persone, beni ed informazioni. L'interazione spaziale è influenzata da tre fattori: la complementarietà, la trasferibilità e l'intervento di opportunità alternative. La complementarietà si verifica quando un luogo trova altrove una risposta alla propria esigenza di beni e servizi, creando un'interazione. La trasferibilità è invece un fattore che influenza l'interazione spaziale in quanto è inversamente proporzionale all'energia necessaria (e quindi al costo) per lo spostamento di un bene, essa è influenzata quindi dall'attrito della distanza. Per opportunità alternativa s'intende invece l'esistenza di un luogo che, a parità di costi di trasferimento,

possa offrire un bene richiesto a condizioni più vantaggiose. Le innovazioni tecnologiche nei trasporti e nelle comunicazioni, hanno reso possibile ridurre l'attrito della distanza, facendo sembrare i luoghi più vicini tra loro in termini di tempo e spazio; questo fenomeno viene chiamato compressione spazio-temporale. Per territorio si intende lo spazio delle interazioni tra soggetti correlato con l'insieme delle interazioni tra gli stessi soggetti e l'ambiente esterno. Il concetto di scala è fondamentale per la geografia; nella sua concezione più ampia l'idea di scala applicata allo spazio è ciò che ci permette di rappresentare la Terra, o una sua parte, in dimensione ridotta. Ci sono due tipi di scale: la scala cartografica esprime il rapporto tra le distanze sulla carta e le distanze reali sulla superficie terrestre; la scala geografica o scala d'osservazione, indica invece il livello di analisi utilizzato per un determinato studio o progetto. Gli strumenti della geografia. Le carte geografiche sono dette anche simboliche , perché i diversi oggetti sono rappresentati da simboli, o approssimate , perché tra tutti gli oggetti presenti sulla terra ne vengono riprodotti solo alcuni, a seconda degli scopi, vengono ritenuti più importanti. Le carte hanno una legend , cioè una spiegazione dei simboli usati e una scala , che indica di quanto è stata ridotta la superficie rappresentata. A seconda della superficie che si vuole rappresentare, le carte prendono nomi diversi. I mappamondi rappresentano il mondo intero, le carte geografiche rappresentano un continente o un paese; per rappresentare dettagliatamente una porzione di territorio più limitata si usano le carte topografiche. Infine il tipo di carta più dettagliata si chiama mappa. Le carte generali si distinguono in fisiche e politiche. CAPITOLO 2 – LA GEOGRAFIA CULTURALE E LA GLOBALIZZAZIONE La globalizzazione oggi. La tendenza all'interconnessione spaziale su lunghe distanze è in atto da molto tempo, ma la globalizzazione contemporanea ha iniziato a manifestarsi negli anni '60. essa implica contemporaneamente: un'espansione orizzontale (da luogo a luogo); un'espansione verticale (dai soggetti locali alle grandi organizzazioni mondiali). Essa è stata favorita in particolare da cinque fattori:

  1. la ricerca di mercati su scala globale, conseguente all'affermazione del capitalismo.
  2. Le innovazioni tecnologiche.
  3. La riduzione dei costi e dei tempi dei trasporti e delle comunicazioni.
  4. Un aumento dei flussi di capitale finanziario.
  5. La diffusione di politiche e leggi che hanno favorito i quattro fattori precedenti. Gli impatti culturali della globalizzazione. Per quanto riguarda gli impatti della globalizzazione sulla diversità culturale è importante parlare del fenomeno della cultura di massa , ossia l'insieme di pratiche, attitudini e preferenze condivise da un gran numero di persone e considerate parte del modello dominante. Essa è profondamente influenzata dai mass media. La diffusione spaziale avviene in diversi modi, in maniera gerarchica, per contagio, o attraverso una diffusione gerarchica inversa. Gli scienziati hanno proposto uno schema semplice che si basa su tre concetti chiave: l 'omogeneizzazione , la polarizzazione e la glocalizzazione. Secondo la teoria dell'omogeneizzazione, la globalizzazione tende a far convergere i gusti, le convinzioni e le pratiche culturali, rendendole simili in tutto il mondo. Una delle sue conseguenze è la trasformazione dei luoghi i non-luoghi, ossia degli spazi locali simili in tutto il mondo senza storia nè identità specifica (es: centri commerciali, aeroporti, stazioni..) Secondo la teoria della polarizzazione, invece, la globalizzazione, proprio perché tende a creare un'unica cultura di massa globale, contribuirebbe per reazione ad aumentare il senso di identità delle diverse culture, generando divisioni e conflitti tra persone e paesi di cultura diversa. Infine secondo la teoria della glocalizzazione, il rapporto delle reti globali con i sistemi locali non è sempre di dominanza-dipendenza. Infatti se le reti locali si uniscono in un progetto di sviluppo condiviso volto a valorizzare le risorse e il potenziale proprio di quel territorio, si crea un sistema locale territoriale che interagisce con le reti globali della finanza, della conoscenza e delle grandi imprese che operano su scala globale. La globalizzazione può anche stimolare la consapevolezza delle diversità locali, fenomeno indicato con il termine neolocalismo , che indica il rinnovato interesse per il sostegno e la promozione delle specificità di ciascun luogo. Con la globalizzazione si parla anche di mercificazione della cultura, cioè la trasformazione in merce delle espressioni culturali materiali e immateriali, e i modi in cui essa influenza i nostri consumi e ne è a sua volta influenzata. Il tema della mercificazione riguarda anche la cosiddetta industria del patrimonio , ovvero le imprese che gestiscono o traggono profitti dalle eredità del passato, come tradizioni musicali, musei, monumenti o siti archeologici. Con patrimonio mondiale si indicano quei siti ai quali viene attribuito un valore eccezionale ed universale per tutta l'umanità. (UNESCO: organizzazione delle nazioni unite per l'educazione, la scienza e la cultura; fondata nel 1945, per incoraggiare la collaborazione tra nazioni, conta 192 membri)

talvolta disparità di genere nell'accesso alle risorse. L' indice di mascolinità mette in evidenza eventuali squilibri nella composizione per sesso della popolazione, derivanti da cause esterne come le guerre o dalle preferenze culturali per uno dei due sessi. Tale indice è il rapporto percentuale tra il numero di maschi e il numero di femmine di una popolazione. La capacità di carico di un territorio. Gli studiosi si interrogano sui legami tra il numero di abitanti e le condizioni ambientali di un territorio ed è l' ecologia della popolazione a studiare questo rapporto. Dopo la seconda guerra mondiale si affermò l'idea che ogni territorio abbia una certa capacità di carico dovuta alla limitatezza delle sue risorse e quindi del numero di persone che possono viverci in condizioni di vita accettabili. Uun punto debole della teoria è dato dal fatto che l'ambiente sia visto come il principale fattore che determina la possibile produzione di risorse alimentari e quindi la dimensione della popolazione. In realtà il fatto che una parte della popolazione mondiale patisca la fame dipende dall'ineguale distribuzione dei redditi e da altri fattori politici. Inoltre la capacità di carico non è una costante ma può aumentare se le innovazioni tecnologiche fanno crescere la capacità produttiva alimentare. Uno dei principali problemi legati all'aumento della popolazione è quello dell' insicurezza alimentare , ovvero l'impossibilità fisica o economica, di alcune persone di accedere al cibo. Fame e malnutrizione sono presenti per tre principali motivi:

  1. in ambiente rurale molti contadini vivono ancora di agricoltura di sussistenza, ma non producono abbastanza per i loro bisogni o per cause naturali o per l'uso di tecniche arretrate
  2. in ambiente cittadino vi sono persone troppo povere per acquistare gli alimenti, anche se questi sono disponibili
  3. circa 30 milioni di persone soffrono di fame e carestie a causa delle guerre Le migrazioni. Per migrazione si intende lo spostamento permanente o di lungo termine di un individuo o di un gruppo di persone dal proprio luogo d'origine ad un altro luogo, mentre uno spostamento temporaneo o ciclico è detto circolazione. In entrambi i casi si assiste ad una mobilità spaziale. Ogni migrazione prevede un' emigrazione , la partenza da un luogo, e un' immigrazione , l'arrivo in un altro luogo. Il calcolo del saldo migratorio netto considera i cambiamenti nella popolazione di un determinato luogo in seguito alle immigrazioni e alle emigrazioni, quindi sarà pari al numero di immigrati meno il numero di emigrati. Il cambiamento demografico di un territorio, quindi, può essere calcolato attraverso l' equazione demografica , che considera la crescita naturale di una popolazione e il suo saldo migratorio in un determato periodo di tempo. Tutti i migranti si confrontano con un insieme di fattori di spinta e fattori di attrazione che contribuiscono alla scelta di emigrare. In generale tra le migrazioni volontarie occorre distinguere quelle in cui la scelta è necessitata da condizioni di estrema povertà e di insicurezza e quelle in cui la scelta dipende dal desiderio e dalle opportunità di migliorare condizioni di vita normali. Si parla di migrazione internazionale quando un individuo si trasferisce in maniera permanente o per un lungo periodo in uno stato diverso da quello d'origine. Oggi i migranti internazionali sono circa 240 milioni, pari appena al 3% della popolazione complessivaa del pianeta. Vengono definiti profughi ambientali quanti lasciano i loro paesi perché eventi legati ai cambiamenti climatici del pianeta, quali siccità e desertificazione, inondazioni, cicloni, hanno reso invivibili le loro terre. Rifugiato è chi fugge in un paese diverso dal proprio per garantire la propria sicurezza personale o per scampare ad una persecuzione, si da quindi asilo politico come protezione garantita da uno stato ai rifugiati. A partire dagli anni 90 molti studiosi hanno cominciato a interrogarsi sull'impatto della globalizzazione sulle migrazioni internazionali, da questi studi è emerso che tra gli aspetti fondamentali dell'identità di un migrante c'è il transnazionalismo , il cui sviluppo è favorito dalla globalizzazione e dalla crescente interconnessione tra i luoghi, si tratta del processo mediante il quale i migranti costruiscono reti di interazioni che legano tra loro il paese d'origine e quello di insediamento, e dimostra che la migrazione implica un sistema di circolazione nel quale i flussi migratori non sono solo uni-direzionali, ma mettono in moto sempre dei contro-flussi in senso opposto. La testimonianza più evidente è data dalle rimesse dei migranti , ossia le somme di denaro che i migranti inviano in patria. CAPITOLO 4 – GEOGRAFIA DELLE LINGUE Le lingue del mondo. In genere le lingue sono dei dialetti che si sono imposti sugli altri in un'area più vasta di quella originaria, per motivi letterari, sociali e politiche. Il linguaggio è un sistema di comunicazione basato su simboli ai quali vengono attribuiti significati condivisi. Il dialetto è una varietà linguistica usata tra di loro da abitanti originari di una particolare area geografica, in aggiunta alla lingua ufficiale. Una lingua minoritaria è una lingua tradizionalmente usata nel territorio di una lingua ufficiale da un gruppo di persone meno numeroso del resto della popolazione. Anche se siamo abituati a considerare la lingua come un sistema di comunicazione parlato o scritto, esistono tipologie di linguaggio che non possono essere sviluppate oralmente e tantomeno sotto forma scritta. Il linguaggio dei segni, utilizzato per comunicare con persone che non sono in grado di sentire o parlare, e che varia da paese a paese. È un tipo particolare di linguaggio del corpo, ovvero un sistema di comunicazione basato sui gesti, le

espressioni del volto e altri movimenti. Un altro tipo di linguaggio non parlato è il linguaggio tattile, la cui più nota espressione è il sistema Braille, che si serve di una serie di punti in rilievo per rappresentare lettere, numeri e altri simboli. Esiste solo in forma scritta. Un'ulteriore distinzione è quella tra le lingue naturali , nate e evolute nel corso della storia, e le lingue artificiali , inventate intenzionalmente dall'uomo, per la comunicazione internazionale o come lingue di mondi di finzione (es: la lingua degli elfi ne Il Signore degli anelli ). Le lingue del mondo hanno un'origine comune o si sono sviluppate l'una indipendentemente dall'altra? Anche se sappiamo che una sorta di lingua esisteva già almeno 30mila anni fa, è impossibile stabilirne con precisione la data di nascita. Espressioni come famiglia linguistica esprimono il fatto che molte lingue condividono una lontana origine storica comune, al punto che si possono individuare 90 diverse famiglie linguistiche, delle quali le 6 maggiori rappresentano la maggior parte dei parlanti del mondo. Queste sono: famiglia indo-europea, sino-tibetana, afro-asiatica, niger-kordofaniana, austronesiana, trans-nuova guinea. Un'ipotesi molto diffusa tra i geografi e i linguisti considera lo sviluppo dell'agricoltura e le migrazioni delle popolazioni che la praticavano un momento chiave per la trasformazione della distribuzione delle lingue e delle famiglie linguistiche in tutto il mondo. Le lingue indo-europee, suddivise in diversi gruppi, rappresentano la famiglia linguistica con il maggior numero di parlanti, circa la metà degli abitanti della Terra, e la più vasta diffusione geografica. Uno dei più importanti gruppi di questa famiglia è quello delle lingue romanze, che derivano tutte dal latino. Le minoranze linguistiche sono comunità storicamente insediate in un territorio, che oltre alla lingua ufficiale del Paese, parlano una lingua minoritaria. La diffusione delle lingue e la globalizzazione. Si può dire che la tecnologia e la mobilità dell'uomo contribuiscono in modo significativo ad aprire degli spazi per la diffusione delle lingue; la diffusione delle lingue viene condizionata anche da forze politiche (il colonialismo), economiche (il turismo, gli affari con l'estero) e religiose. La dominanza linguistica si ha quando una lingua si trova ad essere più influente e importante rispetto ad un'altra, e le dimensioni numeriche non sono l'unico elemento per valutarla; talvolta infatti la dominanza linguistica deriva soprattutto dal potere economico e politico. Un altro fatto importante è che nel mondo esistono circa 6900 lingue, ma meno di 200 stati, determinando quello che viene chiamato gap linguistico , ovvero l'esistenza di un grandissimo numero di lingue senza stato , considerate perciò minoritarie. Le lingue si evolvono, sia nel tempo sia tra un luogo e l'altro. Questo accade anche in seguito all'affermarsi di nuove tecnologie e innovazioni, che incentivano la nascita di nuovi termini per esprimere nuove idee o indicare cose che prima non esistevano (es: blog, spam). Anche il contatto tra parlanti di diverse comunità, costrette a comunicare tra loro in qualche modo, può provocare cambiamenti nelle loro lingue, che talvolta sfociano nella nascita delle cosiddette lingue pidgin , ovvero la creazione di una lingua comune tra comunità che non parlavano lo stesso idioma. Di solito le lingue pidgin sono caratterizzate da funzioni specializzate e limitate a determinati contesti e circostanze. Si parla di lingue creole quando una lingua si sviluppa da un pigin attraverso un processo di cambiamento linguistico che espande le funzioni e gli usi del pidgin. Altre volte le comunità linguistiche scelgono di usare una lingua franca , che viene usata per favorire gli scambi commerciali o gli affari tra persone che parlano lingue diverse. Il metodo che i geografi e i linguisti usano per stabilire la diversità linguistica di una regione si basa sull' indice di diversità linguistica , che mette in relazione le dimensioni della popolazione di un paese con il numero di lingue che vengono parlate al suo interno. Dialetti e toponimi. La geografia linguistica comprende un ramo chiamato geografia dialettale che studia la distribuzione spaziale dell'uso dei diversi dialetti. Per quanto riguarda l'Italia, l'italiano deriva dal toscano letterario. Nel 1861, quando per la prima volta il paese fu unificato nel Regno d'Italia, la maggioranza degli italiani si esprimeva ancora nel dialetto locale e la lingua italiana, pur essendo diffusa ovunque, era parlata solo da una minoranza di persone colte. In seguito, grazie all'istruzione obbligatoria, alla leva militare, alle trasmissioni radio e poi alla televisione, la conoscenza dell'italiano si è diffusa in tutta la penisola. Il 44% degli italiani parla esclusivamente l'italiano, il 51% lo alterna con un dialetto, e il 5% parla esclusivamente in dialetto o fa parte delle minoranze linguistiche che utilizzano une delle 12 lingue che la Costituzione Italiana ha riconosciuto oltre all'italiano (es: friulano, sloveno, francese, occitano, albanese, sardo, catalano, croato ecc..). Purtroppo anche in Italia, l'affermarsi di una lingua standard dominante tende a distruggere la varietà linguistica del paese. Quando nello stesso paese si parla più di un idioma, uno di questi può venire considerato o riconosciuto ufficialmente come lingua standard del paese. La scelta dell'idioma standard rispecchia la dominanza linguistica di un certo modo di parlare, oppure il fatto che ad utilizzare la lingua in quel modo siano le classi più elevate, dal punto di visto socio-economico, culturale o politico. L'attribuzione di un nome a una parte della superficie terretre è l'espressione di una cultura e insieme un prodotto sociale, che permette alla collettività di individuare i signoli luoghi e costruire una geografia simbolica del proprio

identità comune, anche se essi risiedono in luoghi diversi e talvolta molto lontani fra loro. I geografi hanno individuato numerosi tipi di insediamenti etnici, tra i quali i più diffusi sono le isole etniche, i quartieri etnici e i ghetti. Le isole etniche caratterizzano soprattutto le aree rurali e hanno dimensioni che variano da quelle di un comune a quelle di un'area che si può estendere anche su più stati (come alcune riserve indiane). I quartieri etnici invece sono tipici delle aree urbane. Un caso particolare di quartiere etnico è quello del ghetto che oggi indica i quartieri nei quali si concentrano immigrati di una stessa etnia, solitamente poveri e discriminati socialmente su base razziale. Le religioni nel mondo. Le religioni sono sistemi di idee, di regole e di pratiche, normalmente organizzate in strutture di servizio e potere, che rispondono all'esigenza delle persone di dare un senso al mondo e al proprio ruolo al suo interno, solitamente attraverso la devozione nei confronti di una o più entità divine, o comunque di entità al di sopra della nostra esperienza del mondo sensibile. Molte religioni possono inoltre venire definite sincretiche , per indicare la mescolanza di credi e pratiche al loro interno, dovuta al prolungato contatto tra fedi diverse. Un'ulteriore divisione è quella tra religioni universali e etniche. Le prime sono un sistema religioso con una portata mondiale, che accetta chiunque come potenziale fedele e che spesso opera attivamente per acquisire nuovi convertiti; ne fanno parte il cristianesimo, l'islam, il buddhismo. Le seconde sono un sistema religioso del quale fanno parte per nascita solo i membri di un certo gruppo etnico o culturale; come l'ebraismo e l'induismo. Si parla infine di religione civile quando alcuni aspetti delle fedi vengono applicati ad alcuni aspetti della cultura politica di un luogo. La maggior parte delle grandi religioni, nel tempo, si è suddivisa in numerose correnti e movimenti, generando flussi e modelli di distribuzione complessi. Le manifestazioni visibili della religione nel paesaggio variano da luogo a luogo e da una religione all'altra. Le caratteristiche delle strutture religiose offrono utili indizi della fede e delle pratiche religiose diffuse in un territorio, come i templi e i cosiddetti paesaggi della morte , ossia le espressioni dei riti funebri nelle forme del paesaggio. CAPITOLO 6 – GEOGRAFIA POLITICA I concetti chiave della geografia politica. La geografia politica è la branca della geografia che studia le relazioni di potere nello spazio geografico, con particolare riguardo agli enti istituzionali che esercitano un controllo su territori, popolazioni e risorse. In essa sono basilari i concetti di territorialità (territorio come uno spazio di interazioni di due tipi: quelle rivolte a escludere gli altri dall'occupazione e dall'uso del nostro territorio – territorialità negativa – e quelle rivolte a competere e cooperare tra di noi per il miglior uso del nostro territorio – territorialità positiva -) e di sovranità (autorità completa ed esclusiva di uno Stato sul suo territorio, sui suoi cittadini e sui propri affari interni). Queste due facce della territorialità fanno parte di un unico problema: quello di ottenere dal territorio in cui si abita i mezzi necessari per vivere nel migliore dei modi compatibili con le risorse disponibili e per essere autonomi, cioè non soggetti alla volontà e alle decisioni di altri. Quest'ultimo obiettivo si ottiene se il gruppo umano è in grado di esercitare una completa ed esclusiva sovranità sul suo territorio, sulla sua popolazione e sulle relative risorse. In base ai principi del diritto internazionale, che si sono affermati in Europa in seguito alla Pace di Westfalia (1648), e che sono oggi universalmente accetati, gli unici organismi a cui è riconosciuto il diritto di esercitare tale completa sovranità sono gli Stati. Essi riconoscono reciprocamente tale diritto e lo esercitano ciascuno entro i confini del proprio territorio. Uno Stato esiste se presenta le seguenti caratteristiche:

  • possiede e controlla un territorio delimitato da confini definiti e riconosciuti dagli altri Stati
  • sul suo territorio risiede stabilmente una popolazione che si riconosce nelle leggi e nel governo dello Stato
  • la sua esistenza viene riconosciuta dagli altri Stati
  • ha un governo che si occupa degli affari interni e delle relazioni internazionali Anche se nel linguaggio comune i termini Stato e nazione vengono spesso considerati sinonimi, i geografi politici sono attenti a definire le differenze tra i due concetti, riassumibili nel fatto che "nazione" si riferisce ad un popolo, mentre "stato" a un'entità politica giuridicamente riconosciuta. La maggior parte degli Stati del mondo sono Stati multinazionali , al cui interno cioè vive una popolazione appartenente a due o più nazioni. Si parla invece di Stato- nazione quando i confini dell'entità statale coincidono con quelli del territorio che si identifica in una nazione, il cui popolo condivide un senso di unità politica. Molti stati hanno usato l'imperialismo e il colonialismo come strategie per espandere il proprio potere su terre e popoli lontani. Questo fenomeno iniziò a diffondersi in modo massiccio a partire dal XV secolo, quando i portoghesi diedero inizo alle esplorazioni lungo le coste africane e poi, insieme agli spagnoli, occuparono ampie porzioni del territorio americano. L' imperialismo è il controllo diretto o indiretto esercitato da uno stato nei confronti di un altro stato, mentre il colonialismo è una forma di imperialismo in cui lo stato dominante prende possesso di un territorio straniero, occupandolo e governandolo direttamente. Le caratteristiche geografiche degli stati. Ogni stato è costituito da un territorio ben definito, i cui limiti sono rappresentati da un confine; siamo abituati a

considerarli come linee orizzontali che si estendono nello spazio, ma sarebbe più corretto considerare anche la loro estensione verticale, che divide il territorio degli stati anche al di sopra e al di sotto del livello del terreno. È importante ricordare inoltre che i confini degli stati che si affacciano sul mare non coincidono con la linea di costa, bensì vengono tracciati al largo, per dividere le acque territoriali di uno stato da quelle internazionali, ad una distanza dalla terraferma che raramente supera i 19 km. Anche se tutti i confini non sono altro che convenzioni umane, spesso essi sfruttano le caratteristiche fisiche del terreno, come il corso di un fiume o una catena montuosa; in questo caso si parla di confini fisiografici. Si definiscono confini geometrici quelli tracciati lungo linee rette che spesso seguono il percorso dei meridiani o dei paralleli. I confini etnografici vengono tracciati a partire da uno o più tratti culturali, come la religione, la lingua o l'etnia. Si definiscono infine confini relitti le tracce di un'antica linea di separazione di due entità territoriali, oggi non più riconosciuta ufficialmente, a casua di un'evoluzione delle divisioni politiche territoriali in una certa area. Uno degli esempi più noti è rappresentato dalla Grande Muraglia Cinese. In base alla propria forma gli stati possono essere classificati come compatti, allungati, articolati, frammentati o perforati. La frammentazione del territorio di uno stato può generare delle enclave (territorio completamente circondato da uno stato, ma non controllato da esso) o delle exclave (territorio separato dallo stato al quale appartiene da uno o più altri stati). La forma e la dimensione degli stati ha particolare rilevanza quando si tratta della loro coesione territoriale, specie per quanto riguarda i trasporti e la logistica. Tuttavia sono fattori più importanti e influenti le identità nazionali, le tensioni economiche tra regioni forti e deboli, e la veste istituzionale dello stato. Gli Stati devono confrontarsi con forze che possono mettere in discussione il loro assetto unitario e che si possono dividere in centripete (ossia eventi che contribuiscono a rafforzare il sentimento unitario e quindi la coesione della popolazione) e centrifughe (eventi che contribuiscono a indebolire il sentimento unitario della popolazione di uno stato e può portare alla sua disgregazione). La stabilità di uno stato dipende da quanto questo riesca a gestire efficacemente queste forze. Una di queste forze è rappresentata dal separatismo ovvero il desiderio di una nazione di staccarsi dallo stato al quale appartiene seguendo il proprio senso di identità e di diversità dagli altri gruppi che popolano lo stesso stato. Il separatismo può essere evitato assecondando l'aspirazione a una maggiore autonomia, che si ha quando lo stato centrale trasferisce una parte dei propri poteri secondo un processo di decentramento (es: baschi e catalani in Spagna). La maggior parte degli stati è a sua volta suddivisa internamente, dal punto di vista politico-amministrativo, in territori più piccoli chiamati a seconda dei casi Stati (Usa), regioni, province, distretti, dipartimenti (Francia), cantoni (Svizzera) ecc.. In Italia abbiamo una suddivisione su tre livelli inferiori a quello statale: regioni, province, comuni. I rapporti tra il governo centrale e le sue suddivisioni territoriali interne variano da stato a stato a seconda dei gradi di autonomia che le costituzioni assegnano. A grandi linee si hanno nel mondo due sistemi di governo prevalenti: quello federale e quello centralista. Nei sistemi federali lo stato delega parte del proprio potere alle entità politico-amministrative, che hanno organi elettivi che possono darsi proprie leggi, fare piani e attuare politiche in determinati ambiti. Il riconoscimento delle autonomie alle comunità territoriale delle scale inferiori, risponde al principio di sussidiarietà, secondo cui se un ente sotto-ordinato è in grado di fare qualcosa, l'ente sovra-ordinato deve lasciargli questo compito. Nei sistemi centralisti al contrario, il potere è concentrato esclusivamente nelle mani del governo nazionale, che si occupa della produzione e dell'applicazione delle leggi e delle politiche in ogni parte del territorio. Nel caso dell'Italia si può parlare di un federalismo parziale e incompiuto. Le istituzioni internazionali e sovranazionali. Gli effetti destabilizzanti del separatismo sono in un certo senso contrastati dalla diffusione dell' internazionalismo , lo sviluppo di strette relazioni politiche ed economiche tra stati, il cui esempio più chiaro è rappresentato dalle sempre più numerose istituzioni politiche sovranazionali. Un' organizzazione sovranazionale consiste nell'unione di più stati che decidono di lavorare insieme per raggiungere specifici obiettivi economici, militari, culturali o politici. L'Organizzazione delle Nazioni Unite (1945) ad esempio, è un'istituzione sovranazionale che promuove la pace e la sicurezza a scala globale. L' Unione Europea invece è nata come organizzazione attiva nel campo dell'economia e agisce alla scala regionale dei suoi 27 membri. Essa si è sviluppata attraverso 5 tappe fondamentali:

  1. istituzione nel 1944 del Benelux, unione doganale del Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo
  2. attuazione del Piano Marshall, dopo la seconda guerra mondiale, che stimolò la ricostruzione dell'Europa e incoraggiò la cooperazione regionale
  3. istituzione della CECA (Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio) che nel '52 unì Benelux, Francia, Germania Ovest e Italia con l'obiettivo di rimuovere le barriere doganali per il commercio di acciaio e carbone
  4. stipula del Trattato di Roma che nel '57 istituì la Comunità Economica Europea (CEE) chiamata anche Mercato Comune. Gli stati sottoscrittori si impegnavano a rafforzare l'unione economica, creando un mercato comune nel quale beni, persone, servizi e capitali fossero liberi di circolare da uno Stato all'altro
  5. entrata in vigore del Trattato di Fusione, firmato a Bruxelles nel '67. attraverso il quale si gettarono le basi

reti elettriche, telefoniche, idriche ecc.. espande la superficie dei suoli coperti da asfalto o cemento, che aumentano la velocità di scorrimento delle acque superficiali, con conseguenze sul rischio idraulico durante le piene dei fiumi; inoltre non essendo servita da mezzi di trasporto pubblici, rende gli abitanti dipendenti dall'automobile aumentando i consumi energetici e l'inquinamento dell'aria. La città esercita delle funzioni, ossia delle attività che rispondono sia a esigenze interne che soprattutto esterne. Il raggio d'azione o la portata di tali funzioni può avere diversa ampiezza territoriale, si può dunque desumere l'importanza di una città dalle sue funzioni, queste ultimi misurabili in base al loro raggio d'azione. A seconda delle funzioni esercitate si individuano diversi tipi di città. Ci sono le città commerciali (grandi centri della finanza, città portuali); la città capitale , che talvolta ha funzione politica pubblica; le città globali , centri principali del potere economico mondiale, in grado di esercitare un'influenza e controllo sul resto del mondo ; le città fortezze; (potere e funzione miliare, città sacre; ci sono poi le città caratterizzate da funzioni produttive: città minerarie, città della pesca, città industriali. Altri tipi funzionali sono le città della conoscenza e della cultura, tra cui spiccano le città universitarie, città d'arte, città del turismo. La struttura urbana. Tra i principali processi che influenzano la struttura di una città ci sono la centralizzazione , la decentralizzazione , e l' agglomerazione. La prima indica quelle forze che portano la popolazione e le attività economiche a concentrarsi nei quartieri più centrali della città, mentre il concetto di decentralizzazione si riferisce invece al fenomeno opposto. L'agglomerazione in un'area di determinate attività può incidere sulla struttura tanto delle aree centrali quanto di quelle periferiche; ad esempio se vi sono agglomerazioni di certe attività (uffici, ospedali, mercati, luoghi ricreativi..) in aree suburbane, questi diventano centri di attrazione e conferiscono alla città una struttura polivalente. Le città sono spesso caratterizzate anche da una zonizzazione funzionale , ovvero una suddivisione del territorio in zone caratterizzate da specifiche attività ed usi del suolo, riconducibili a tre categorie: residenziale, commerciale e industriale. Il valore dei terreni è una delle forze economiche che più incidono sull'uso del suolo all'interno dei confini di una città. È evidente come la disponibilità di un potenziale acquirente a pagare un certo terreno sia proporzionale alla sua distanza dal centro della città o dalla zona in cui si concentrano determinate attività economiche. L'impatto maggiore sui vari usi del suolo in città però è quello delle forze istituzionali, che sono costrette a intervenire per decidere la lozalizzazione di alcune attività (es: scuole e ospedali) che altrimenti sarebbero escluse dalle dinamiche del mercato. Una delle espressioni di queste forze è la zonizzazione , leggi attraverso la quale l'amministrazione cittadina può limitare l'insediamento di alcune attività in zone specifiche della città. La popolazione urbana si divide in tre categorie principali. La prima è quella dei residenti, mentre le altre due comprendono quanti "usano" la città senza risiedervi stabilmente, i city users. Una è quella dei lavoratori pendolari , l'altra è la categoria degli utenti di servizi , costituita da quanti si recano in città per acquisti, per partecipare ad attività ti tipo culturale o altro, per usufruire dei vari servizi della città, tra i quali quelli scolastici e sanitari. L'evoluzione delle città è un fenomeno complesso per il grande numero di attori che vi intervengono e la molteplicità degli interessi in gioco. Perciò è difficile programmare il futuro delle città, tuttavia non possono funzionare senza qualche forma di organizzazione collettiva che le governi, ne controlli e ne indirizzi gli sviluppi. La geografia delle città dipende quindi anche da questo insieme di azioni che possiamo chiamare politiche urbane. Si tratta di politiche pubbliche in cui agiscono anche e, oggi, soprattutto attori privati. Esse nascono nel 19° secolo con i primi interventi urbanistici, che cercano di porre rimedio alle condizioni disumane venutesi a creare nelle prime agglomerazioni industriali. L' urbanistica intesa come regolazione dello sviluppo spaziale e fisico delle città, nasce in questo periodo ispirandosi a due diversi orientamenti politici: quello riformista umanitario che vuole garantire condizioni abitative decenti ai meno abbienti e quello igienico-sanitario, che ha come obiettivo primario l'eliminazione delle condizioni anti-igieniche capaci di generare epidemie. Ora invece l'obiettivo principale diventa lo sviluppo economico in un'area competitiva nazionale e internazionale, competizione condotta da e a vantaggio di organizzazioni private, che le autorità pubbliche favoriscono. Si mira ad assicurare un buon posizionamento del singolo sistema urbano nella competizione globale, con la costruzione di un' immagine della città , positiva e ottimistica. Lo strumento principale per l'attuazione di tali scopi è la pianificazione strategica. Le città sono costruzioni altamente artificiali che però sono inserite in uno specifico contesto ambientale locale, detto sito della città, che ne condiziona l'evoluzione e la vita di tutti i giorni. Gli elementi naturali e artificiali della città formano quindi il paesaggio urbano , caratterizzato da una concentrazione di beni culturali , molto superiore a quella riscontrabile negli spazi rurali, e che costituiscono il patrimonio culturale della città. La città inoltre può essere considerata come un ecosistema urbano , essa infatti come avviene per qualsiasi ecosistema, per realizzarsi e riprodursi ha bisogno di continui scambi di materia ed energia con l'ambiente naturale. Questo comporta, rispetto agli ecosistemi naturali, un costante squilibrio per quanto riguarda la produzione di rifiuti ed emissioni inquinanti, che se non fossero smaltiti porterebbero al blocco dell'ecosistema stesso. Inoltre, essendo l'ecosistema urbano in larga misura artificiale, se non è protetto può incidere negativamente sulla salute e sulla qualità della vita degli abitanti, pertanto sono necessarie politiche adatte e di sostenibilità ambientale urbana. Esiste infine un indice statistico che dà la misura di quanta superficie in termini di terra e acqua la popolazione umana necessita per

produrre le risorse che consuma e per assorbire i rifiuti prodotti, chiamato impronta ecologica, è espressa in unità di area corrispondenti a quanto il pianeta può produrre in media con un ettaro della sua superficie, e il risultato, diviso per il numero di abitanti della città fornisce l'impronta ecologica media della sua popolazione. CAPITOLO 8 – GEOGRAFIA DELLO SVILUPPO Per sviluppo si intende quell'insieme di processi che determinano cambiamenti positivi nel benessere economico, nella sua distribuzione tra classi sociali e nella qualità della vita degli abitanti e dei lavoratori. Che lo sviluppo odierno però possa essere definito un miglioramento rimane una questione fortemente contestata. Vi sono due prospettive su questo argomento: quella dello sviluppo convenzionale e quella dello sviluppo sostenibile. Lo sviluppo convenzionale privilegia la crescita economica e, secondariamente, anche il benessere sociale, dedicando scarsa attenzione all'uso delle risorse, ai consumi o allo stato dell'ambiente. Lo sviluppo sostenibile privilegia invece una crescita economica e sociale ottenuta senza compromettere le diversità culturali, le risorse naturali o le condizioni dell'ambiente per le generazioni future. Gli indicatori utilizzati per misurare lo sviluppo vengono raggruppati in tre categori: economici, socio-demografici, e ambientali. Gli indici sono la combinazione di due o più indicatori. L'indicatore più comune dello sviluppo economico è il prodotto interno lordo (PIL) che consiste nel valore complessivo dei beni e dei servizi prodotti all'interno dei confini geografici di un paese. Il rapporto tra il PIL di un dato anno ed il totale della popolazione di un paese, nello stesso anno, determina il PIL pro capite , che riflette la produzione media per persona. Questo indicatore ha tre limiti importanti: riflette soltanto il valore monetario delle entrate ufficiali generate dall'economia formale, non riuscendo a intercettare il valore dei beni e servizi prodotti attraverso l' economia informale (l'insieme di transazioni di beni e servizi che sfugge alla contabilità nazionale; beni e servizi scambiati senza avere come contropartita un salario). In secondo luogo non fornisce informazioni sulla uniformità o diseguaglianza di distribuzione della ricchezza. Infine questi indicatori non tengono in considerazione i costi sociali ed ambientali associati al consumo di risorse utilizzate nella produzione dei vari beni e servizi. Un'altra questione legata allo sviluppo è quella della povertà , un fenomeno che raramente ha una sola causa e che può essere considerato una condizione sia economica sia sociale, in quanto non riguarda solo il reddito ma anche altri aspetti del benessere quali l'educazione e la salute. Per esprimere l'incidenza della povertà su una popolazione si usa il tasso di povertà , ossia il numero di persone povere sul totale della popolazione. Si ha povertà assoluta quando è impossibile soddisfare i bisogni umani fondamentali, che includono acqua potabile, nutrizione, sanità, scuola, vestiario e riparo. La povertà relativa consiste invece nella mancanza di un livello socialmente accettabile di risorse o reddito rispetto ad altri all'interno di una società. Gli indicatori socio-demografici forniscono informazioni sullo stato sociale di una popolazione, ne fanno parte per esempio il tasso di alfabetizzazione che è la percentuale di popolazione di un paese sopra i 15 anni in grado di leggere e scrivere, l' aspettativa di vita e il tasso di mortalità infantile. Nel 1990 il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo ( United Nations Development programme, UNDP ) adottò l' Indice di sviluppo umano , la prima misura che include anche informazioni sul benessere, la salute e l'istruzione di un paese in un'unica misurazione statistica. Si compone di 4 indicatori:

  • il PIL pro capite
  • la speranza di vita
  • il tasso di scolarizzazione tra gli adulti
  • il tasso lordo di partecipazione scolastica (totale di iscrizioni rispetto alla percentuale della popolazione in età scolare) Partendo dalla constatazione che lo sviluppo non è neutrale rispetto al sesso, cioè ha un impatto differente su uomini e donne, il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo ha creato altri due indici di sviluppo: l' indice di sviluppo di genere e la misura della capacitazione di genere. Il primo consiste nell'indice di sviluppo umano modificato per rendere conto delle ampie disuguaglianze nella situazione delle donne e degli uomini, utilizzando il reddito percepito stimato per uomini e donne al posto del prodotto interno lordo pro-capite. Sebbene sia possibile utilizzare il reddito medio di un paese per avere un quadro generale della presenza o assenza di povertà, le informazioni sulla distribuzione e disuguaglianze di reddito sono rivelatrici perché mostrano la quota di reddito posseduta dai gruppi più ricchi, rispetto ai più poveri. A livello globale la disuguaglianza di reddito è molto alta, esiste un numero ristretto di individui ricchissimi e diversi miliardi di persone che vivono nella povertà, il reddito complessivo delle 500 persone più ricche al mondo supera quello dei 400 milioni di persone più povere. Ci si chiede quale impatto abbia la globalizzazione sulla distribuzione della ricchezza; vi sono due scuole di pensiero: la teoria neoliberista della distribuzione capillare e la teoria dell' ampliamento del divario tra ricchi e poveri. I sostenitori della prima tesi ritengono che il mercato globale determini una convergenza o un'uguaglianza del reddito, perciò il commercio è essenziale e occorre rimuovere gli ostacoli alle relazioni commerciali. Al contrario, coloro che sostengono la teoria dell'ampliamento del divario tra ricchi e poveri affemano che la globalizzazione agisce contro le condizioni di parità in quanto essa genera domanda di lavoratori qualificati, attribuendo un riconoscimento a coloro che hanno un'istruzione universitaria, mentre coloro che ne sono privi rimangono indietro, incapaci di avere accesso ai posti di lavoro e a competere per essi. La globalizzazione può

difesa, giustizia, sicurezza, sanità, istruzione ecc. La loro distribuzione spaziale non può quindi dipendere dalla domanda ma dovrebbe ricoprire tutto il territorio, anche se le risorse pubbliche disponibili ne rappresentano un limite. La distribuzione spaziale dei servizi per le imprese (finanziari, organizzativi – legali, contabili -, commerciali, tecnici) è regolata dal mercato. La loro presenza è un fattore di attrazione per le imprese. È dunque l'offerta che attrae la domanda e favorisce così lo sviluppo del territorio. Un aspetto chiave della geografia della produzione manifatturiera è costituito dai fattori di localizzazione delle imprese. Questi sono costituiti da: il costo della forza lavoro e una legislazione permissiva, costi di trasporto contenuti, vicinanza ai mercati, servizi per le imprese, facilitazioni fiscali, bssi costi dell'energia e dei terreni, norme urbanistiche permissive. Fino agli anni '70, i sistemi di produzione del nord America e dell'Europa furono fortemente influenzati dal fordismo , un sistema di produzione industriale progettato per la produzione di massa e influenzato da principi di gestione di tipo scientifico dell'organizzazione del lavoro; prende il nome infatti da Henry Ford, che nel 1913 introdusse nella sua fabbrica di automobili la catena di montaggio, una divisione del lavoro chiara e la standardizzazione del prodotto, dimezzando i tempi di produzione. Questa novità però dequalificò il lavoro, rafforzò la gerarchia e netta separazione tra lavoratori e dirigenti, infine contribuì alla nascita delle imprese multinazionali. Lo sviluppo della produzione flessibile in Giappone, contribuì alla crisi del fordismo, e giocò un ruolo fondamentale nel ridefinire la geografia della produzione manifatturiera, grazie alla "pronta consegna" e alle esternalizzazioni , attraverso le quali un'impresa subappalta un'attività che prima veniva realizzata internamente ad un'altra impresa. Questo processo richiede quindi la presenza di un'altra azienda, che può trovarsi nello stesso paese dell'impresa principale, oppure all'estero; in quest'ultimo caso si parla di delocalizzazione , che influisce sulla distribuzione della forza lavoro, aumentando gli occupati nei paesi di ricollocazione e diminuendo in quelli di provenienza delle imprese delocalizzate. Alla fine degli anni 80 le nuove economie industrializzate dell'Asia cominciarono a realizzare profitti significativi nella produzione industriale, grazie a iniziative promosse dai governi, al passaggio dal lavoro intensivo ad uno dal più alto valore tecnologico, ma soprattutto grazie alla presenza di forza lavoro scolarizzata e qualificata, a basso costo e poco socialmente protetta. Una parte della crescita nella produzione in aree periferiche e semiperiferiche è attribuibile all'espansione delle zone economiche speciali (ZES), ossia delle aree industriali funzionanti secondo politiche e leggi diverse rispetto al resto del paese in cui si trovano, nelle quali le imprese possono disporre di un'adeguata dotazione di terreni, infrastrutture e servizi, di un regime fiscale agevolato e di forza lavoro non sindacalizzata. Le prime ZES furono istituite in Cina nel 1979 come parte di una politica nazionale per creare un'economia più aperta e orientata al mercato. La crisi del fordismo segnò un periodo di cambiamento strutturale all'interno dei paesi industrializzati, che portò a un calo dei posti di lavoro nelle attività manifatturiere; questo processo di deindustrializzazione può essere ricondotto a tre cause generali:

  1. un maggiore incremento della produttività del lavoro nell'attività manifatturiera dovuto all'adozione di tecnologie che svolgono in maniera automatizzata compiti un tempo affidati ai lavoratori
  2. un cambiamento nella disponibilità delle risorse
  3. la globalizzazione economica e la nuova divisione internazionale del lavoro, che ha trasferito i posti di lavoro delle attività produttive nei paesi in via di sviluppo Questo ha comportato una rapida crescita dei servizi, che ebbe un grosso impatto anche sull'impiego femminile, infatti su scala globale né l'agricoltura né l'industria hanno una forza lavoro ad alta percentuale femminile quanto il settore terziario. La crescita nel settore terziario è anche associata all'emergere delle società post-industriali , distinte da 5 caratteristiche principali:
  4. alti livelli di urbanizzazione
  5. prevalenza del settore dei servizi e delle attività d'ufficio
  6. prevalenza dei cosiddetti "colletti bianchi", ossia professionisti, impiegati, nella forza lavoro
  7. infrastrutture basate sull'informatica e la comunicazione
  8. un'economia basata sulla conoscenza La conoscenza è diventata una risorsa produttiva, e uno dei migliori indicatori di un'economia basata sulla conoscenza è la quantità di denaro spesa in ricerca e sviluppo. Una delle espressione paesaggistiche della ricerca e sviluppo è il tecnopolo , un'area nella quale si concentrano imprese che si occupano di ricerca, progettazione, sviluppo e produzione in settori ad alta tecnologia. CAPITOLO 10 – GEOGRAFIA DELL'AGRICOLTURA Il nostro stile di vita è strettamente legato all'agricoltura e dipendente da essa. Il passaggio da società da società basate sulla caccia e la raccolta a società gricole, costituisce la prima delle tre rivoluzioni radicali che hanno trasformato il mondo. Le radici della seconda rivoluzione agricola risalgono invece alle nuove pratiche agricole che si diffusero in Europa occidentale durante il medioevo (rotazione delle colture). La terza rivoluzione agricola tutt'ora in corso, è invece il frutto delle innovazioni tecnologiche e nuove pratiche che si

diffusero nel XX secolo, come la meccanizzazione estensiva, irrigazione artificiale, fertilizzanti chimici e biotecnologie. Tra il '65 e l'85 si verificò un grande aumento della produzione di cereali in Asia e America Latina, grazie alla diffusione di varietà di grano ad alta produttività, ai fertilizzanti e all'irrigazione. Questo fenomeno fu chiamato Rivoluzione verde. A partire dagli anni '80 si cominciò a parlare di ingegneria genetica nell'agricoltura, con il coinvolgimento di grandi imprese private nel controllo della ricerca per lo sviluppo di organismi geneticamente modificati (ogm) e protetti da brevetti internazionali. Vi sono diversi sistemi agricoli, la maggior parte degli esperti è concorde nel distinguere innanzitutto tra agricoltura di sussistenza e agricoltura commerciale. La prima è indipendente dalle richeste del mercato e i prodotti vengono in gran parte consumati dai produttori. La seconda è fondata sulle richieste del mercato. Si viene a creare un sistema di agribusiness , fatto di interconnessioni tra i contadini che producono, le industrie di lavorazione dei prodotti agricoli e la lorodistribuzione commerciale. L'agricoltura e l'ambiente sono strettamente connessi tra loro. Le caratteristiche del suolo o le condizioni climatiche di un'area possono influenzare le decisioni sull'utilizzo dei terreni o alla scelta delle coltivazioni. Nello stesso tempo, anche l'agricoltura ha un forte impatto sull'ambiente. Tanto l'azione umana quanto i cambiamenti climatici possono contribuire ad esempio alla desertificazione. Un altro pesante impatto dell'agricoltura sull'ambiente è rappresentato dall'utilizzo di fertilizzanti chimici che spesso defluiscono dai terreni andando a inquinare anche le acque. I pesanti impatti ambientali dell'agricoltura hanno spinto gli esperti a mettere in dubbio le capacità di questo settore di provvedere alle necessità delle generazioni future. Questo ha portato ad un aumento dell'interesse nei confronti dell' agricoltura sostenibile , ovvero di tecniche agricole che permettono un accurata gestione delle risorse e riducono al minimo gli impatti negativi sull'ambiente. Un altro segnale della sempre più diffusa preoccuzione per gli impatti ambientali dell'agricoltura è rappresentato dalla crescente richiesta di prodotti provenienti dall' agricoltura biologica. La metà della superfice dell'unione europea è adibita all'agricoltura. Ciò è sufficente a dimostrare l'importanza che l'attività agricola ha per l'europa, per questo è di fondamentale importanza la politica europea in campo agricolo. A partire dall'ultimo decennio del secolo scorso apparve chiara la necessità di affrontare i problemi ambientali con interventi mirati. La nuova politica agraria comunitaria (PAC) entrata in vigore nel 94', si propone di conciliare un adeguata produzione alimentare con la salvaguardia delle comunità rurarli e la risposta alle sfide ambientali come i cambiamenti climatici, la gestione delle risorse idriche, le bio energie e la biodiversità. Nel 2011 la commissione europea, ha pubblicato il documento "La politica agricola comune verso il 2020", una vera e prorpia riforma volta a rendere il settore agricolo europeo più dinamico , competitivo ed efficace nel conseguire una crescita sostenibile. CAPITOLO 11 – La Circolazione Nel secondo dopo guerra del secolo scorso la presenza di mezzi di trasporto sempre più veloci e e di vie di comunicazione più efficienti determinarono una sempre maggiore velocità del traffico, e diminuzione nei costi di trasporto, contribuendo a quella che fu definita la rivoluzione dei trasporti. Le prime linee ferroviare furono costruite in inghilterra, la costruzione delle ferrovie fu strettamente legata alla rivoluzione industriale. La ferrovia infatti, oltre a favorire gli spostamenti delle persone, ha ridotto i costi di trasporto delle materie prime e dei prodotti finiti, per questa ragione ha avuto un ruolo importante nella localizzazione delle industrie e quindi dello sviluppo delle città. Per quanto riguarda le vie d'acqua interne, esse fin dall'antichità furono utilizzati come vie di comunicazione; oggi il trasporto via acqua, lento ma poco costoso, è molto usato per il trasporto di merci pesanti e non deperibili. Per il trasporto delle persone è usato più che altro nelle regioni del Sud del mondo, ma può rappresentare anche un'attrattiva turistica come nel caso delle crociere. Il più importante fiume europeo per la navigazione in Europa è il Reno, che attraversa le zone più industriali della Germania e serve come via di trasposrto per materie prime, carbone, petrolio e alcuni prodotti finiti. Un importante infrastruttura per i collegamenti tre mare e terraferma è rappresentata dai porti, che costituiscono dei nodi di traffico in cui convergono rotte marittime, strade e sovente ferrovie, canali e vie fluviali. I fronti marittimi più importanti sono quelli dell'Europa atlantica, del Giappone orientale, degli Usa orientali e del Golfo del Messico che insieme gestiscono il 60% del traffico mondiale. Nel mondo attuale alla circolazione di veicoli e merci si accompagna un'intensa circolazione di informazioni, sotto forma di denaro, dati, notizie, immagini, supportate dalle reti di telecomunicazione e relative tecnologie. Ovviamente le telecomunicazioni sono di fondamentale importanza anche nel campo della salute, della cultura, della ricerca e dell'istruzione. Tuttavia, se le vie di comunicazioni tradizionali non sono uniformemente distribuite nei diversi paesi, con notevoli differenze tra nord e sud del mondo, le differenze nella possibilità di accesso alle telecomunicazioni sono ancora maggiori. Infatti il divario esistente tra chi ha accesso effettivo alle tecnologie dell'informazione tramite internet e chi ne è escluso è forte. *(percentuale popolazione con accesso internet: Africa 13%, Europa 61%, nord America 78%, Mondo 33%) La globalizzazione ha portato un rapido e forte incremento degli scambi commerciali e ha sviluppato la logistica ,

protezione dell'ambiente.