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Geografia umana. Un approccio visuale. Sintesi, Sintesi del corso di Geografia

Sintesi completa del volume "Geografia umana. Un approccio visuale". Alyson L. Greiner, Giuseppe Dematteis, Carla Lanza

Tipologia: Sintesi del corso

2022/2023

In vendita dal 03/02/2022

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Geografia umana
Un approccio visuale. Sintesi
Prefazione
Libro adattamento di manuale adottato università americane in corsi introduttivi di geografia umana e
culturale: Visualizing Human Geography di Alyson Greiner.
Dopo un primo capitolo che rimane quello dedicato alla presentazione della disciplina e della sua base
concettuale e metodologica, si è preferito trattare subito il tema che dà il nome alla nostra disciplina, cioè
quello della terra come ecosistema che interagisce con la vita degli esseri umani che oggi pone problemi
come quello delle risorse naturali, dell’energia e del cambiamento climatico. Il terzo capitolo sposta
l’attenzione sulla componente demografica, con particolare riguardo alle sue differenze e alle migrazioni,
mentre il quarto è dedicato alle diversità culturali e il quinto all’impatto che su di esse ha il processo di
globalizzazione in atto. A questo punto ci è sembrato necessario trattare della geografia dello sviluppo,
cioè del motore principale della globalizzazione e delle diseguaglianze a cui essa dà origine. Introdotti così
gli aspetti culturali, socio-economici più generali, i tre capitoli seguenti trattano di come essi si legano,
nelle diverse parti del mondo, alle attività umane: agricole, industriali e dei servizi. Nel capitolo 9 si
esaminano i flussi e le reti che permettono la circolazione planetaria dei beni, dell’informazione e delle
persone, anche in relazione al turismo. Gli ultimi due capitoli sono dedicati ai temi di sintesi, che
riguardano l’organizzazione umana degli spazi terrestri: le città e i rapporti di potere, cioè la geografia
urbana e la geografia politica.
Pedagogia visiva nel testo: immagini e testo sono concepiti e programmati insieme. Testo e materiale
online.
Le conoscenze geografiche sono centrali per il benessere della nostra società. Necessari per comprendere
fenomeni come il consumo squilibrato delle risorse naturali, i cambiamenti climatici, le disuguaglianze di
reddito e di benessere, le crisi economiche ecc.
Capitolo 1. Che cos’è la geografia umana?
«Bisogna dunque intendere la geografia non come un contenitore chiuso dove gli esseri umani si lasciano
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Geografia umana

Un approccio visuale. Sintesi

Prefazione Libro adattamento di manuale adottato università americane in corsi introduttivi di geografia umana e culturale: Visualizing Human Geography di Alyson Greiner. Dopo un primo capitolo che rimane quello dedicato alla presentazione della disciplina e della sua base concettuale e metodologica, si è preferito trattare subito il tema che dà il nome alla nostra disciplina, cioè quello della terra come ecosistema che interagisce con la vita degli esseri umani che oggi pone problemi come quello delle risorse naturali, dell’energia e del cambiamento climatico. Il terzo capitolo sposta l’attenzione sulla componente demografica , con particolare riguardo alle sue differenze e alle migrazioni, mentre il quarto è dedicato alle diversità culturali e il quinto all’i mpatto che su di esse ha il processo di globalizzazione in atto. A questo punto ci è sembrato necessario trattare della geografia dello sviluppo , cioè del motore principale della globalizzazione e delle diseguaglianze a cui essa dà origine. Introdotti così gli aspetti culturali , socio-economici più generali, i tre capitoli seguenti trattano di come essi si legano, nelle diverse parti del mondo, alle attività umane : agricole, industriali e dei servizi. Nel capitolo 9 si esaminano i flussi e le reti che permettono la circolazione planetaria dei beni, dell’informazione e delle persone, anche in relazione al turismo. Gli ultimi due capitoli sono dedicati ai temi di sintesi, che riguardano l’organizzazione umana degli spazi terrestri: le città e i rapporti di potere, cioè la geografia urbana e la geografia politica. Pedagogia visiva nel testo: immagini e testo sono concepiti e programmati insieme. Testo e materiale online. Le conoscenze geografiche sono centrali per il benessere della nostra società. Necessari per comprendere fenomeni come il consumo squilibrato delle risorse naturali, i cambiamenti climatici, le disuguaglianze di reddito e di benessere, le crisi economiche ecc. Capitolo 1. Che cos’è la geografia umana? «Bisogna dunque intendere la geografia non come un contenitore chiuso dove gli esseri umani si lasciano

osservare come gli insetti in un vivario, ma come il mezzo con cui essi realizzano la loro esistenza, essendo la Terra una possibilità essenziale del destino umano.» Eric Dardel Alla radici della ricerca geografica c’è essenzialmente la curiosità nei confronti del mondo. Fondamentale è la capacità di scavare a fondo, trovare relazioni. Capitolo 1. Introduzione all’argomento della geografia umana e illustra alcuni concetti e metodi d’indagine basilari e alcuni degli strumenti più usati dai geografi. 1.1 Introduzione alla geografia umana Obiettivi: comprendere i rapporti tra natura e cultura; spiegare il rapporto tra società umane e ambienti naturali; conoscere la differenza tra regioni formali, funzionali e percepite. Alcuni hanno pensato ingenuamente che la globalizzazione avrebbe reso inutile la geografia cioè reso il mondo più piccolo che accessibile quindi più facile da conoscere comprendere. Ma fenomeni come il cambiamento climatico problema della povertà necessaria una prospettiva geografica. Organizzazione ha messo la geografia al centro della scena. Hanno contribuito anche le innovazioni tecnologiche. Il termine geografia viene da due parole greche (geo+graphia), scrittura della Terra. Ma la geografia piò essere molto di più della semplice descrizione della Terra o dell’elenco stati, capitali, risorse. Si suole distinguere tra una geografia fisica che studia gli ambienti e le componenti naturali e una geografia umana che studia come le popolazioni, le culture le società e le economie con le loro manifestazioni materiali (es città, strade) si diversificano nello spazio terrestre, in relazione al varierei delle condizioni ambientali e storiche. La prima utilizza i metodi delle scienze naturali, la seconda quella delle sincere sociali e umane. Ma una non esclude l’altra. NATURA E CULTURA Quando parliamo di natura si intende tutto ciò che è estraneo alla storia e alla creatività umana. Il concetto di cultura , invece, si rifà a espressioni della spiritualità (come musica, poesia, teologia), ma anche ai vestiti, al cibo, alle abitazioni (elementi che distinguono i popoli). La cultura è definita da Luca Cavalli Sforza come l’accumulo della somma dei contributi individuali trasmessi attraverso le generazioni e diffusi all’intera società. Se per società consideriamo l’umanità intera parleremo di una cultura universale; se invece ci riferiamo alle diverse società in cui l’umanità si suddivide, avremo tante culture specifiche diverse tra loro. Ad es la formula di Einstein E=mc² appartiene alla cultura universale, mentre il culto di Ganesh è specifico di certe comunità indù. La cultura si fonda su tre argomenti:

determinismo si diffusero grazie al geografo tedesco Ratzel, ma poi vennero abbandonate a seguito di tre critiche (non dimostrabile causa-effetto; fattori ambientali identici non sempre portano a pratiche culturali simili; giustificava il colonialismo). Il possibilismo Nasce in reazione al determinismo agli inizi del XX secolo per merito di Vidal de la Blache (1843-1918); esso ritiene che ogni ambiente naturale offra una gamma di alternative più o meno vasta e che in uno stesso ambiente naturale società e culture possano modellarsi in modi diversi a seconda delle loro scelte, basate sulle conoscenze e sulle capacità tecniche di cui dispongono. Alla base vi è la convinzione che i singoli possano usare la creatività per reagire alle costrizioni di un certo ambiente; l’ambiente viene infatti visto come una limitazione delle scelte delle persone. I possibilisti ritengono quindi che l’ambiente non sia l’unica forza che plasma le società e le culture. Esempio il deserto, uno degli ambienti naturali più costruttivi, offerto storicamente una certa gamma di possibilità e poi sono derivate società dedite all'allevamento o all'agricoltura nelle oasi, mentre ora, attorno ai pozzi petroliferi sorgono città. La Terra modificata dall’azione umana Il possibilismo ha contribuito a diffondere la consapevolezza del ruolo dell’azione umana nei cambiamenti dell’ambiente, a partire dall’osservazione di come nel tempo tale azione ha modificato i paesaggi naturali trasformandoli in paesaggi culturali (cioè plasmati dall’azione umana, ad es. struttura sciistica artificiale). L’idea dell’uomo come agente trasformatore che domina la natura è antica. Nella mitologia greca la troviamo incarnata nella figura di Prometeo, che portando il fuoco dal cielo sulla terra e l'origine di tutte le tecniche con cui l'uomo ingaggiato nei millenni la lotta contro la costrizione della natura. Con il Rinascimento e la rivoluzione scientifica la trasformazione del pianeta diventa una promessa di benessere universale. Per il geografo tedesco Carl Ritter (1770-1859) la terra era un campo in cui i popoli civili si sarebbero progressivamente affrancati dalla soggezione della natura. Un grande geografi italiano, Lucio gambi (1920-2006) affermava che l'uomo usa la natura “per riplasmare rifugiare la terra in termini umani, quasi a ricrearne una sua”. È una prospettiva che riconosce che l'uomo tende a modificare l'ambiente naturale a partire dall'idea che si fa della natura e di come andrebbe trasformata. La Terra come sistema dinamico integrato e complesso Secondo questa visione: la Terra funziona come un sistema costituito da componenti naturali e culturali che interagiscono in maniera complessa, non riconducibili a rapporti di causa-effetto. La Terra è soggetta a continui cambiamenti derivanti da eventi naturali e dall’azione dell’uomo. Il sistema culturale umano è

subordinato a quello naturale terrestre, può modificarlo in modo durevole solo obbedendo ad alcune leggi naturali che non può modificare a suo piacere, come ad es clima. PAESAGGI CULTURALI E RELIGIOSI Il concetto di paesaggio geografico è stato introdotto dal geografo e naturalista tedesco Humboldt all’inizio del XIX secolo, quasi come un espediente per indurre suoi contemporanei a osservare a studiare fenomeni geografici immaginandoli come se si presentassero in una galleria di quadri dipinti dalla natura e dalla storia. Tale concetto sostiene che il paesaggio designa una determinata parte di territorio, così come viene percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dalle azioni di fattori naturali e/o umani e dalle loro interazioni (è una mediazione tra la realtà e la sua percezione, quindi sia elementi oggettivi che soggettivi). Questa idea del paesaggio come realtà il tempo stesso oggettiva e soggettiva si era persa tra la fine dell'ottocento e la prima metà del 900, quando sotto l'influenza del positivismo, il paesaggio geografico veniva considerato come un'entità puramente oggettiva. Nella geografia del secolo scorso, in particolare italiana, l’osservazione del paesaggio divenne il metodo principale per studiare in chiave deterministica o possibilistica i rapporti tra ambienti e popolazioni insediate: esso è fonte di conoscenza scientifica, sebbene non esaustiva. Questo indirò produsse varie opere tra cui “il paesaggio terrestre” di Biasutti (1947) e “il paesaggio” Sestini (1963) criticata da Gambi in quanto osservazione del paesaggio non dava delle spiegazioni, ma suggeriva solo l'esistenza di correlazioni spaziali tra i tratti visibili, ignorando quelli non direttamente osservabili; altra critica riguardava la confusione del paesaggio con il territorio e l’ambiente, cioè entità geografiche oggettive, mentre il paesaggio rappresenta una mediazione tra la realtà fattuale e la sua percezione. Il paesaggio fa parte del patrimonio di un territorio, cioè dell’insieme di beni comuni naturali e culturali di libero accesso da tutelare. L’analisi regionale va oltre l’osservazione del paesaggio per indagare i fattori che rendono diversi i territori e suggeriscono la loro divisione in regioni. Ad esempio perché il Nord e il sud di molti paesi presentano tratti culturali diversi? perché le città sono diverse tra loro ecc.? Tipi di regioni In geografia si hanno più tipi di regioni, in quanto la superficie terrestre può essere suddivisa secondo criteri diversi. Le regioni sono delle costruzioni mentali, una classificazione dei luoghi per gruppi contigui basata sui fatti. Una prima distinzione tra:

Se la definizione di luogo fa riferimento a località e regioni specifiche, con spazio i geografi intendono un’estensione della superficie terrestre di dimensioni non definite. La geografia distingue 3 tipi di spazio:

  • spazio assoluto , cioè un’entità geometrica le cui dimensioni, distanze, direzioni e contenuti possono essere definiti e misurati con precisione con la metrica corrente (metri, chilometri). È lo spazio delle carte geografiche, dove ogni oggetto ubicato, ogni luogo, trovano una esatta collocazione. Il concetto di spazio assoluto ha dominato la geografia moderna fin verso la metà del secolo scorso, quando la maggior parte dei geografi pensavano lo spaio come un’entità reale, un contenitore di oggetti. Idea ancora oggi prevalente nel senso comune ed è rafforzata dall’uso delle carte. In realtà già dal XVIII secolo, filosofi come Leibniz e Kant, matematici come Gauss e Riemann o fisici come Einstein hanno dimostrato che lo spazio è una nostra costruzione mentale e che quindi possono esserci diversi tipi di spazio a seconda delle premesse da cui partiamo. Se ad es dobbiamo progettare un ponto necessario spazio assoluto; se invece viaggiare da Bari a Sidney necessario ragionare per ore di volo passando da Roma o Francoforte—> spazio-tempo
  • spazio-tempo o spazio relativo è uno spazio le cui proprietà variano a seconda dei contenuti, cioè dei fenomeni che vi si svolgono.
  • Un tipo di spazio relativo importante in geografia è lo spazio relazionale , definito dalle interazioni umane e dalle percezioni tra gli eventi. Esso è mutevole in quanto definito dalle contingenze , cioè dal fatto che il risultato delle interazioni e delle percezioni umane varia a seconda delle persone e degli oggetti che vengono coinvolti. Quando due paesi avviano degli scambi commerciali, creano uno spazio relazionale di tipo commerciale, che esiste fino a quando vengono soddisfatte queste condizioni contingenti. Altro esempio è offerto dai social network presenti su internet, come Facebook. Quando effettui il login per entrare in uno di questi siti e chatti con amici, stai creando e partecipando ad uno spazio relazionale. Tutti questi spazi relativi si possono definire costruzioni sociali. Possiamo dire che lo spazio geografico è sempre uno spazio relativo e relazionale, in quanto le sue proprietà dipendono dalle relazioni e dalle interazioni che sussistono tra i soggetti e oggetti che ogni geografia mette in scena. Nella realtà i diversi spazi si sovrappongono. Nostre percezioni relative allo spazio possono essere influenzate in modo significativo da molti fattori, compresi i rapporti di potere. Queste relazioni tra spazio e potere, o autorità sono state approfondite dal filosofo francese Michel Foucault (1926-1984) ha mostrato come le relazioni di potere associate allo spazio solitamente “disciplinino” il comportamento umano. Adottare una prospettiva spaziale significa prestare particolare attenzione alle differenze tra un luogo e l’altro, tra uno spazio e l’altro, nelle dinamiche della società e nei rapporti tra ambiente e società. La

variazione spaziale (cambiamenti nella distribuzione di un fenomeno da un luogo all’altro) e la correlazione spaziale (il grado in cui due o più fenomeni condividono una stessa distribuzione e variazione spaziale) sono altri concetti chiave utilizzati dai geografi, entrambi usati sullo studio della distribuzione spaziale dei fenomeni, cioè della disposizione dei fenomeni sulla superficie terrestre. DIFFUSIONE SPAZIALE Altro concetto fondamentale è quello di diffusione spaziale. È il movimento di persone, idee, mode, malattie, ecc da un luogo all’altro con tempi e modalità differenti a seconda del fenomeno considerato; essa vede come elementi fondamentali il movimento e il tempo. Vi sono 4 tipi di diffusione: per rilocalizzazione (le migrazioni), per contagio (un fenomeno si diffonde tra persone che vengono a contatto tra loro) , per gerarchia (avviene dall’alto verso il basso, secondo una successione ordinata di rango), per stimolo (diffusione di un’idea, una pratica o fenomeno contribuisce a generare una nuova idea; significativa produzione e commercializzazione dei beni). Spesso i diversi tipi di diffusione agiscono contemporaneamente sullo stesso fenomeno; il ritmo e la direzione della diffusione spaziale sono influenzati da barriere assorbenti (fermano la diffusione) e da barriere elastiche (rallentano la diffusione). INTERAZIONE SPAZIALE E GLOBALIZZAZIONE Il mondo nel quale viviamo sta diventando sempre più globale. La globalizzazione è la crescente interconnessione e interdipendenza tra persone e luoghi in tutto il mondo, è il risultato del dilatarsi progressivo a tutto il pianeta dell’ interazione spaziale. Per interazione spaziale si intende l’insieme delle relazioni che si sviluppano reciprocamente tra soggetti che occupano luoghi e regioni sia vicine, sia lontane tra loro, come risultato del movimento di persone, beni ed informazioni. Interazioni spaziali su scala globale erano già presenti prima della comparsa dell’uomo (es. differenze climatiche). La globalizzazione si ha quando certi fenomeni naturali o umani (strade, cavi telefonici) o come le comunicazioni virtuali coprono l’intero globo terrestre, permettendo a tutti i luoghi della terra di interagire tra loro. La forza trainante di tale unificazione mondiale è stata l’ economia capitalistica di mercato. Ancora oggi è parziale la globalizzazione del mercato del lavoro, mentre è del tutto assente quella legislativa. L’interazione spaziale è influenzata da 3 fattori:

  1. Complementarietà: si verifica quando un luogo o regione trovano altrove una risposta alla propria esigenza di beni e servizi creando un’interazione su distanze più o meno lunghe. Essa crea le basi per il commercio e per la cooperazione (es. grandi paesi produttori di caffè contribuiscono a soddisfare la domanda dei principali consumatori; scambi di ricerche tra università).
  2. Trasferibilità: è inversamente proporzionale all’energia necessaria e quindi al costo per lo spostamento di un bene, ad es. oggi grazie a internet l’informazione è il bene più trasferibile, oppure bene piccolo

Il concetto di scala è fondamentale per la geografia. Nella sua concezione più ampia la scala è ciò che ci permette di rappresentare la Terra, o una sua parte, in dimensione ridotta, come accade per esempio nel caso dei mappamondi. Due tipi di scale:

  • scala cartografica: esprime il rapporto tra le distanze sulla carta e le distanze reali sulla superficie terrestre e sono divise in grande scala e piccola scala attraverso un rapporto aritmetico (1:10.000 1cm corrisponde a 100 metri);
  • scala geografica (o d’osservazione) : indica il livello di analisi utilizzato per un determinato studio o progetto, ad esempio la casa, il quartiere, una città, una regione, da qui si va da una piccola scala a grande scala. Più lo spazio esaminato è stretto, più la scala è piccola. Le scale sono legate tra loro: ciò che avviene alla scala globale ha effetti sulle scale intermedie e piccole e viceversa. Anche i fatti più elementari della vita quotidiana (lavoro, casa, cibo, accesso a servizi) possono essere modificati da fenomeni globali, come ad esempio il variare del prezzo del petrolio o dei mutui per la casa. E queste interazioni tra la scala globale e quella locale di solito sono meiate da interazioni che si hanno tra le scale intermedie. Ciò spiega ad es perché gli effetti sulle famiglie della crisi economica del 2008 siano stati diversi tra i vari paesi e gruppi; tra le regioni più ricche e più povere, tra città e campagna. La consapevolezza di questo legame tra i singoli luoghi e l’intero pianeta è quella che ci rende cittadini responsabili dei destini del mondo. Essa è ben espressa nella formula “pensa globalmente e agisci localmente”, che significa che nel bene e nel male i destini della Terra dipendono dalla somma di miliardi di comportamenti individuali locali, tra cui i nostri. 1.3 Gli strumenti della geografia Obiettivi didattici: capire come le carte geografiche rappresentano la superficie terrestre; conoscere le carte geografiche dell’Italia; capire come funziona il telerilevamento; descrivere la struttura dei dati di un GIS (sistemi informativi geografici); spiegare alcune delle applicazioni pratiche di telerilevamento, GPS e GIS. È necessario distinguere tra tecniche e strumenti. Le prime sono il prodotto delle conoscenze e capacità operative, mentre i secondi sono attrezzi che utilizziamo per migliorare alcune nostre procedure e metodologie, come ad esempio la raccolta di dati e la loro visualizzazione. LE CARTE GEOGRAFICHE Le carte geografiche sono rappresentazioni della Terra in dimensioni ridotte. Esse sono anche simboliche perché i diversi oggetti sono rappresentati da simboli, per es. le città con dei cerchietti; infine sono approssimative , non solo perché è impossibile rappresentare esattamente in piano la superficie curva della Terra, ma anche perché gli oggetti vengono rappresentati solo in parte, a seconda degli scopi della carta.

Esse hanno inoltre una legenda , cioè una spiegazione dei simboli usati e una s cala , che indica di quanto è stata ridotta la superficie rappresentata. È difficile rappresentare la superficie curva della Terra senza deformazioni, quindi si ricorre a trasformazioni geometriche, dette proiezioni cartografiche. Vi sono proiezioni che mantengono le proporzioni tra le distanze, in questo caso si dicono equidistanti : sono di questo tipo le carte stradali; possono invece mantenere proporzionali le aree, in questo caso dette equivalenti , come le carte politiche ed economiche; oppure possono mantenere esatti gli angoli tra paralleli e meridiani e sono dette isogone , come le carte nautiche. Nessuna proiezione può conservare proporzionali distanze, aree e paralleli e meridiani insieme; le deformazioni sono maggiori quanto più è vasta la superficie rappresentata. Le deformazioni saranno maggiori quanto più è vasta la superficie rappresentata. A seconda della porzione di superficie terrestre che si vuole rappresentare le carte hanno nomi diversi: i mappamondi o planisferi rappresentano il mondo intero; le carte geografiche sono quelle che rappresentano un continente o un paese o una vasta regione (carte turistiche e stradali); per rappresentare in modo dettagliato una porzione di territorio si usano le carte topografiche (con una scala compresa tra il 100.000 e il 10.000). La carta più dettagliata si chiama mappa ( catastale per rappresentare i limiti delle proprietà, piante per rappresentare le città). Le carte generali si distinguono in fisiche che rappresentano i tratti naturali fondamentali (fiumi, mari, monti) e in carte politiche che riportano i confini degli Stati, le vie di comunicazione, le città e quanto è opera dell’uomo. Le carte tematiche rappresentano invece i fenomeni e le loro variazioni. Esse possono anche rappresentare cose che non si vedono nel paesaggio. Come le caratteristiche sociali o economiche della popolazione. Le carte possono servire a rappresentazioni particolari dette cartogrammi , in cui i dati numerici sono rappresentati da colori diversi o da figure geometriche di dimensioni proporzionali al fenomeno. Un cartogramma molto usato in geografia è il cartogramma a mosaico è una tabella nella quale sono elencate le aree geografiche da rappresentare (comuni, regioni, Stati) con a fianco il dato corrispondente, i dati vengono poi divisi in classi di frequenza, ovvero gruppi di valori a cui viene assegnato un colore o un simbolo geometrico. Oggi i cartogrammi non si disegnano più manualmente, ma ricorrendo alle tecniche informatiche GIS. % la prima cartografia generale dell’Italia fu realizzata nella seconda metà dell’Ottocento, utilizzando i rilievi topografici degli Stati preunitari. Il lavoro, lungo e complesso per le differenze tra il materiale esistente nelle diverse parti della penisola, fu affidato all’Istituto Geografico Militare o IGM - istituito nel

È possibile immaginario come un database nel quale i dati immagazzinati sono ordinati in diversi strati (layer) che possono essere sovrapposti in un medesimo spazio. In Bolivia coni il GIS si è cartografo l’avanzare della deforestazione nel corso del tempo, costruendo modelli utili per classificare le aree più vulnerabili a questo fenomeno e facendo delle previsioni su dove esso si verificherà nel futuro. Il GIS mette in relazione i dati, permettendo di visualizzarli su mappe interattive che consentono di cliccare su un’informazione per ottenere maggiori dettagli. Ha grandi potenzialità per facilitare la risoluzione di problemi, costruire modelli relativi alle condizioni sociali e ambientali e contribuire alle decisione nel campo della pianificazione. Tuttavia il GIS ha due limiti: il primo è che per utilizzarlo è necessario possedere sia il software del programma, quasi sempre a pagamento, sia le apparecchiature hardware adeguate che sono costosi (servono qualche migliaia di euro), questo limita l’accessibilità ai potenti della società che hanno risorse economiche e tecniche sufficienti per acquistarlo e utilizzarlo; il secondo aspetto critico è legato alla visione del mondo che propone, che risulta spesso parziale e centrata sull’Occidente. Se da un lato l’accesso al GIS ci permette di creare più carte di quante ne siano mai state disegnate prima, dall’altro è importante chiedersi chi crea queste cartografie e a quali interessi economici, politici o di altro genere. È possibile creare delle carte con il GIS stando semplicemente seduti di fronte al computer, senza mai visitare di persona il luogo e si tende ad esaltare solo una parte della realtà, escludendo altri aspetti. Capitolo 2 Ambiente, società e territorio Gli Inuit e i cambiamenti ambientali nell’artico Gli Inuit sono una delle popolazioni indigene che da migliaia di anni abitano le regioni artiche e sub- artiche del globo terrestre, adattandosi alle estreme condizioni ambientali di queste regioni. Questi adattanti resi possibili da sviluppo di una grande capacità di osservazione. Negli ultimi anni le condizioni stanno mutando per cambiamenti climatici e dipendenza dalla società esterna. La complessità e l’interconnessione di temi come i cambiamenti ambientali e le relazioni tra le popolazioni umane e l’ambiente naturale, sono l’oggetto di questo capitolo, che si propone di analizzare in maggior dettaglio le interazioni uomo-ambiente. 2.1 Gli ecosistemi

Obiettivi didattici: definire il concetto di ecosistema; distinguere tra le cause umane e quelle naturali del degrado ambientale; Conoscere il dibattito sulle risorse naturali di proprietà comune. L’ ambiente rappresenta tutti i fattori biotici (viventi) e abiotici (non viventi) con i quali persone, animali e altri organismi coesistono e interagiscono. Il concetto di ecosistema viene usato dagli studiosi per studiare le interazioni tra le diverse componenti dell’ambiente, con riferimento a diverse scale. L’ecosistema è un insieme di organismi viventi, delle interazioni tra di essi e con l’ambiente fisico in cui vivono. Dei flussi di energia e nutrienti che li attraversano. La Terra ad es è un ecosistema così come deserti, oceani ecc. La complessità di un ecosistema deriva dalla sua biodiversità, cioè dalla varietà delle specie contenute in esso. Tutti gli ecosistemi sono interconnessi e la loro totalità costituisce la biosfera , ovvero quella zona della Terra che permette la vita di piante e animali e si estende dalla crosta terrestre fino alle parti più basse dell’atmosfera, comprendendo tutti gli ecosistemi del pianeta. I CONCETTI CHIAVE DELL’ECOLOGIA Per mettere in evidenza i complessi rapporti che intercorrono tra l’ambiente naturale e le società umane è stato introdotto il concetto di capitale naturale che comprende beni e servizi offerti dalla natura ed è composto da quattro elementi fondamentali:

  1. risorse rinnovabili;
  2. risorse non rinnovabili;
  3. la biodiversità terrestre;
  4. i servizi resi dagli ecosistemi, cioè i processi naturali offerti come la fotosintesi clorofilliana, l’impollinazione degli alberi. Senza capitale naturale non sarebbe possibile la vita sulla Terra né sarebbe possibile il funzionamento dell’economia. Le risorse naturali si dividono in:
  • non rinnovabili : considerate esaurite quando vengono meno le condizioni per la loro rigenerazione oppure questa necessiti di tempi troppo lunghi. Le quantità di risorse non rinnovabili sono fisse e quindi soggette a esaurimento.
  • rinnovabili : si rigenerano in tempi ragionevoli, sia naturalmente, sia con intervento umano. Entrambi i tipi di risorse possono essere esaurite. L’esaurimento delle risorse viene preceduto dall’ esaurimento economico , che si verifica quando il costo per l’estrazione della risorsa supera il valore economico della stessa. Il concetto di esaurimento economico può essere applicato anche alle risorse rinnovabili, ma in questo caso si preferisce parlare di rendimento sostenibile , cioè la massima quantità di una risorsa che può essere

risolvere ad esempio l’inquinamento dell’aria, in quanto questa non può certo essere divisa in lotti privati. Sono quindi necessarie politiche governative per prevenire la tragedia dei beni comuni. Elinor Ostrom nel saggio “Governare i beni collettivi” 1990 dimostrò, a differenza di quanto pensava Hardin, che anche le proprietà comuni hanno regole che ne governano l’utilizzo e che quindi sono distinte dalle risorse a libero accesso. L’uso regolato dei beni collettivi è sostenibile e vantaggioso per tutti. In Italia un esempio di questo tipo è rappresentato dalla Magnifica Comunità della val di Fiemme. Si tratta di 11 comuni dell’Alto Adige dove la “Comunità dei vicini opera per il loro benessere generale in una sfera di interessi collettivi”. Permette agli aitanti residenti da più di vent’anni il diritto di utilizzare il territorio come pascolo, per cacciare e pescare. 2.2 Le risorse energetiche non rinnovabili Obiettivi didattici: identificare le principali variazioni regionali nella distribuzione globale delle riserve di petrolio; Spiegare cos’è l’OPEC e come funziona; Definire il mountaintop removal e le sue conseguenze; elencare i principali fattori che hanno definito l’attuale geografia dell’uso dell’energia nucleare; Conoscere vantaggi e limiti dell’uso delle diverse risorse energetiche non rinnovabili Le RISORSE ENERGETICHE NON RINNOVABILI: comprendono i combustibili fossili e l’uranio. I combustibili fossili derivano da residui sepolti di piante e animali vissuti migliaia di anni fa. Con il tempo sabbia e altre sedimentazioni hanno ricoperto questi depositi mentre il calore e la pressione li hanno gradualmente trasformati in carbone, petrolio o gas naturale. Alcune energie rinnovabili sono: energia solare, eolica, idroelettrica, geotermica e le biomasse. Il mondo dipende prevalentemente da risorse energetiche non rinnovabili. IL PETROLIO È una fonte di energia versatile per i paesi industrializzati che hanno infrastrutture necessarie per poterlo estrarre, raffinare e trasportare. Può essere usato come carburante per il riscaldamento degli edifici e generare elettricità oppure essere trasformato in benzina, cherosene o gasolio. La maggior parte delle materie plastiche derivano dal petrolio. Nell’ambito delle risorse non rinnovabili, le riserve certe sono la quantità stimata di una risorsa che potrebbe essere estratta in futuro in base alle attuali condizioni finanziarie, tecnologiche e geologiche; la loro quantità varia con l’evoluzione dei consumi, la scoperta di nuovi giacimenti e di nuove tecnologie estrattive. Dal 1998 le riserve globali stimate di petrolio sono aumentate del 4%, ma al contempo le riserve certe degli USA sono diminuite del 4%. Non c’è certezza di riuscire a calcolarlo né se in grado di estrarlo.

Il futuro del petrolio Il rapporto riserve/produzione ( R/P ) stima quanto dureranno ancora le riserve attuali di petrolio dividendo le riserve totali per la percentuale annuale di produzione del petrolio. Dieci anni fa il rapporto indicava che il petrolio sarebbe durato circa quattro decenni, ma con l’introduzione del fraking (= frantumazione in profondità di rocce contenenti idrocarburi) e la produzione del shale oil sono richieste nuove stime. L’ecologista Hubbert ha sviluppato una questione di grande importanza, ossia capire quando verrà raggiunto e superato il picco di produzione di petrolio nel mondo: egli sostiene che la produzione di petrolio si innalzi nel breve periodo e raggiunga un picco, per poi declinare rapidamente a causa dell’aumento dei costi dell’estrazione. Nonostante i pareri discordi, il lavoro di Hubbert è importante perché focalizza l’attenzione su una prevedibile transizione energetica: segnalò che la produzione di petrolio sarebbe scemata e che ciò avrebbe portato all’uso di fonti di energia alternative. La produzione e il consumo di petrolio Il maggiore produttore mondiale di petrolio è l’Arabia Saudita. I paesi del Golfo Persico hanno grandi riserve di greggio e fanno parte dell’OPEC, organizzazione creata nel 1960 per contrastare il dominio sul mercato da parte di poche compagnie petrolifere occidentali. L’OPEC coordina la produzione petrolifera tra i vari membri e funziona come un cartello, controllando cioè la fornitura del bene e il suo prezzo. Primo segno di influenza OPEC crisi energetica del 1973 con aumento prezzi del greggio. Gli USA dal 2015 sono al primo posto come produttori e consumatori di petrolio nel mondo, al secondo posto si trova invece la Cina, mentre l’Arabia Saudita, pur essendo la seconda produttrice nel mondo, non rientra nella classifica dei primi cinque consumatori. India e Giappone sono terzo e quarto consumatori globali e sono grandi importatori. I paesi industrializzati sono i responsabili della distribuzione sproporzionata del consumo quotidiano di petrolio. Paesi con grandi riserve petrolifere sono: Medio Oriente, America Centrale e del Sud; il Canada possiede molte sabbie petrolifere, il cui prodotto è il bitume, cioè un petrolio grezzo di minor valore. In Italia ancora tre quarti della domanda energetica continua ad essere soddisfatta da gas e petrolio. IL CARBONE Il carbone deriva da depositi legnosi di alberi e piante parzialmente decomposte accumulatesi in ambienti paludosi tra 300 e 400 milioni di anni fa, quando questo materiale venne ricoperto da altri sedimenti e successivamente compattato da forte pressione. La produzione e consumo di carbone

Fukushima misero fine ai programmi nucleari. Le centrali nucleari nel mondo solo 450, la maggior parte si trovano in USA, Giappone e Europa. 2.3 Le risorse energetiche rinnovabili Obiettivi didattici: spiegare come biomasse possono contribuire alla sostenibilità; identificare alcuni problemi ambientali legati ai grandi impianti idroelettrici; identificare i fattori che influenzano l’adozione di energia solare ed eolica; distinguere tra uso diretto e indiretto di energia geotermica Quando pensiamo ai differenti sistemi di produzione d’energia nel mondo è utile distinguere tra: Lenergia commerciale viene prodotta da combustibili fossili, nucleari o da impianti idroelettrici di grandi dimensioni; essa è spesso consumata lontano dal luogo di produzione, mentre l’energia non commerciale viene consumata localmente o su scala regionale. L’ energia non commerciale soddisfa il fabbisogno energetico di milioni di persone nelle aree rurali. Una misura che indica il livello di utilizzo di energia non commerciale è la quantità di popolazione senza elettricità, cioè 1⁄4 della popolazione mondiale. Le energie rinnovabili o energie alternative costituivano la maggior parte dell’energia non commerciale. L’unica risorsa rinnovabile molto usata per produrre energia commerciale è l’acqua. Oggi è chiaro il grande impatto ambientale di queste enormi strutture. Perciò esse vengono considerate a parte, rispetto alle altre fonti energetiche rinnovabili che comprendono le biomasse, energia marina, solare, eolico, geotermico, idroelettrico di piccola scala. L’ENERGIA DA BIOMASSA La biomassa è l’insieme del materiale organico non fossile di un ecosistema, che comprende la massa animale e vegetale, i suoi scarti e i suoi residui. Le fonti più comuni per le biomasse sono legno, carbone, residui di colture e letame bovino. A differenza dei combustibili fossili, l’energia da biomasse può invece essere considerata rinnovabile, fino a quando la risorsa che la genera viene gestita in maniera sostenibile. L’energia dalle biomasse si può ottenere in maniera: -diretta: consiste nel bruciare materiale non trattato e usare l’energia per il riscaldamento; -indiretta: comporta la conversione della biomassa in gas (biogas) o combustibile liquido (biocarburante, es. etanolo liquido, biodiesel) per mezzo di microbi esistenti in natura. La biomassa è il principale tipo di risorsa rinnovabile usata al mondo; gran parte della domanda globale deriva dal suo utilizzo come combustibile per cucinare: la legna da ardere è ancora una fonte dominante nel Sud del mondo; questo porta allo sfruttamento eccessivo delle foreste, a immissione di CO 2 nell’aria e a malattie causate dalla combustione. I fermentatori di biogas sono dei serbatoi che consentono di convertire la biomassa in biogas.

L’ENERGIA IDROELETTRICA

Sfruttata soprattutto in Cina, Russia, America Meridionale, Himalaya, Canada, Alpi. È la terza risorsa per produzione di elettricità e il 18% dell’energia globale proviene da questa fonte. Nei paesi industrializzati costituisce una piccola parte della produzione energetica totale, mentre in paesi come Canada, Norvegia e Brasile è la fonte prevalente. Il maggior periodo di costruzione di grandi dighe a livello mondiale fu tra gli anni ’30 e ’70; esse apportarono grandi benefici, ma anche vari problemi ambientali. Le dighe interrompono infatti il corso dei fiumi e quindi alla perdita di specie animali ed ecosistemi; inoltre causano trasferimenti della popolazione e perdita di mezzi di sussistenza. Gli impatti negativi superano di gran lunga quello positivi. Le piccole strutture idroelettriche (PSI) oggi sono preferite perché più sostenibili: sono quelle che generano meno di 10 megawatt di elettricità. ENERGIA SOLARE ED EOLICA L’energia solare può essere sfruttata: -passivamente: l’accumulo passivo di energia solare sfrutta la forma e l’esposizione dell’edificio e i materiali con cui viene costruito per catturare la luce solare (esempio posizione delle finestre). As es nell’emisfero nord, le finestre rivolte verso sud sono vantaggiose per l’accumulo passivo di energia solare. -attivamente: l’accumulo attivo usa diversi strumenti come pannelli solari, specchi, celle fotovoltaiche per immagazzinare e utilizzare l’energia del sole. Le celle convertono la luce in elettricità, mentre altri sistemi usano il calore solare per riscaldare l’acqua. L’uso di questa fonte energetica è limitato dal fatto che i sistemi solari sono costosi da installare e ci vogliono parecchi anni per recuperare tali costi; tuttavia negli ultimi anni si è diffusa molto anche grazie a sussidi governativi. Il sole è anche la fonte dell’energia eolica: i venti sono infatti generati dal riscaldamento irregolare della superficie terrestre. Le turbine eoliche sfruttano l’energia prodotta dai venti e la convertono in elettricità. Il precursore dell’eolico fu il mulino a vento, usato per macinare il grano e pompare l’acqua. Per sfruttare l’eolico a fini commerciali occorre la costruzione di parchi eolici , che concentrano molte pale in una sola area. L’energia eolica costituisce oggi una piccola parte della produzione di energia globale, fatta eccezione del grande uso fatto dalla Danimarca. Le principali aree produttrici di energia eolica sono l’Europa e l’America del Nord, a cui si sono aggiunte Cina e India. L’ENERGIA GEOTERMICA Deriva dall’interno della terra; si producono grandi quantità di calore, le quali vengono assorbite dai materiali circostanti rocciosi. In zone come l’Islanda acqua e materiali rocciosi estremamente caldi si