Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


gestire la classe: manuale , Prove d'esame di Psicopatologia

gestire la classe: manuale di getire la classe riassunto dettagliato

Tipologia: Prove d'esame

2017/2018

Caricato il 02/02/2018

sara.pandolfi.391
sara.pandolfi.391 🇮🇹

4.4

(5)

3 documenti

1 / 5

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
Gestire la classe
Il testo è basato su alcune linee guida, 3 in particolare:
1) la necessità che la scuola si riappropri a pieno titolo della
funzione di comunità educativa, oggi in parte smarrita, dispersa e
indebolita alle trasformazioni della società che mettono in
discussione i ruoli e le aspettative ad essi connessi. In questo
quadro rientra una visione dell’ insegnante come autorità in
classe, capace di esercitare il proprio potere senza coercizione e
quindi di diventare guida autorevole perché legittimata in primo
luogo dagli alunni, dalle famiglie e dalla collettività;
2) centralità degli studenti, che hanno il diritto di essere
riconosciuti come partner competenti nella relazione educativa e
didattica e di assumere una posizione attiva e partecipativa
rispetto ai processi di apprendimento e di istruzione che li
riguardano in prima persona.
Questa centralità si può trovare nel modo con cui un insegnante
conduce la relazione, nelle possibilità che gli allievi hanno di
diventare autori (e non solo riceventi) di conoscenza, nella
costruzione di un sentimento di responsabilità a cui non possono
sottrarsi né i docenti né i discenti;
3) l’ autonomia e la flessibilità.
Nella quotidianità scolastica c’ è la necessità di una buona scuola,
al Cap. 1: Gestire la classe. Partecipazione e dinamiche
interattive:
Le classi sono sistemici interattivi complessi che vedono individui
e gruppi coinvolti in processi di insegnamento e apprendimento
fra loro interconnessi. Una delle responsabilità dei docenti è
promuovere in classe le condizioni ottimali per l’ apprendimento.
La visione della classe è una visione della classe che va ben oltre
la questione del mantenere ordine e disciplina.
Brophy sostiene che l’ insegnante è in grado di gestire
efficacemente la classe deve essere capace di:a) sviluppare negli
studenti l’ autoregolazione dell’ apprendimento;b) lavorare sulle
relazioni interpersonali;c) essere un socializzatore alla cura;
d) valorizzare l’ etica e gli idealiSi recupera un’ idea di gestione
positiva come pratica situata nelle dinamiche interattive che
richiedono a insegnanti di adattarsi gli uni agli altri in base alle
esigenze del contesto in cui operano. TENSIONE FRA
PARTECIPAZIONE E CONTROLLO:Gli insegnanti, ritengono la
partecipazione degli studenti a ciò che accade in classe, un indicatore
di interesse.
I docenti delle scuole primarie e secondarie affermano che una
“buona lezione” avviene quando gli studenti :
mostrano interesse tramite domande;
non guardano l’ orologio;
discutono tra loro commentando l’ argomento della lezione;
Si può affermare che una buona gestione della classe si rintraccia
nella tensione (termine usato per intendere il dinamismo e il
movimento) fra esigenza di controllo e richiesta di partecipazione.
I sostenitori dell’ approccio socio costruttivista alla psicologia dell’
educazione (ancorandosi a Vygotskij e di Bruner) hanno da anni nelle
attività in classe. La partecipazione necessita di una guida, l’
insegnante, che sia però capace di rispettare sempre la condizione
dello studente come soggetto attivo e responsabile.Le dinamiche
interattive in classe sono uno spazio sensibile e potente per moderare
la tensione fra partecipazione e controllo.
LA CLASSE COME SISTEMA DI INTERAZIONI:
Doyle afferma che la classe non può essere concepita come un mero
contenitore per processi di insegnamento e apprendimento. Piuttosto
è un sistema complesso le cui parti si intercorrono tra loro.
Fra i numerosi aspetti che caratterizzano un approccio sistemico, tale
libro ne affronta 3:1) IL PRINCIPIO DI INTERDIPENDENZA: la
classe è concepita come un’ unità composta da diverse parti fra
loro connesse che agiscono in modo interdipendente per
promuovere l’ adattamento e l’ evoluzione dell’ unità. Ciò
significa che ad ogni movimento di altri componenti e con essi del
sistema stesso.In quanto interdipendenti, le interazioni fra i
membri di un sistema sono caratterizzate da circolarità e
reciprocità. Ogni azione di un componente dà il via a un processo
circolare che consente al sistema nel suo insieme di funzionare. I
segnali possono essere verbali (affermazioni, richieste o commenti
che l’ insegnante o un allievo rivolgono agli altri innescando processi
circolari di risposta) e non verbali (sguardi, posture e movimenti che
possono indicare attenzione, disimpegno ed esigenza di
cooperazione)Durante una lezione si osserva una serie concatenata di
segnali dal cui andamento e dalla cui successione dipende lo svolgersi
del processo della lezione stessa.Una caratteristica dei sistemi
connessa all’ interdipendenza è quella dell’ equipotenzialità che si
riferisce alle pari potenzialità che i membri dei sistemi hanno di
assumere la funzione l’ uno dell’ altro
2) I PROCESSI DI EVOLUZIONE DEL SISTEMA CLASSE:
nei modelli comportamentali, il cambiamento e la motivazione a
cambiare hanno una provenienza estrinseca (sono cioè
determinati da un rinforzo positivo (o negativo) o da una storia di
rinforzi. In quest’ ottica sistemica, il cambiamento che si realizza
come conseguenza dell’ attività e dell’ evoluzione dei membri
interagenti.
Un sistema evolve in modo funzionale quando riesce ad adattarsi alle
pressioni senza modificare la sua struttura di base. Se mancasse il
cambiamento, il sistema rimarrebbe in uno stato si stagnazione
contrario al processo evolutivo.
Un concetto interessante è quello delle “microtransizionicon cui
ci riferiamo a cambiamenti localmente situati che avvengono nei
processi interattivi del qui e ora. In classe ci sono
“microtransizioni” ogni volta che, per es., il sistema transita da
una lezione frontale a una discussione o quando il docente allenta
il proprio potere discorsivo per cederne una parte agli allievi.
3) LO SGUARDO TRIADRICO: la classe è un sistema aperto in
cui ogni scambio interattivo coinvolge una dimensione pubblica.
In qualsiasi momento anche quando un solo alunno è interrogato
o chiamato a rispondere a una domanda, il resto della classe è un
terzo attore” partecipante, pur se ancora periferico.
Assumere uno “ sguardo triadrico” alle interazioni che si svolgono
in classe significa avere uno sguardo capace di tenere conto
contemporaneamente del contributo di tutti i partecipanti all’
interazione, per meglio comprendere la valenza e i significativi di
ciò che in classe si dice e di fa.
LE DIMENSIONI DI QUALITA’ DELL INSEGNAMENTO:
sono essenzialmente 4:
1) DISPONIBILITA: è la capacità di infondere ai propri allievi
fiducia in stessi e negli altri. Un insegnamento di qualità è
orientato a comunicare all’ allievo che le sue competenze e
conoscenze verranno riconosciute.
2) SENSIBILITA’: riguarda le emozioni e la capacità dell’
insegnante di entrare in sintonia con i sentimenti e i pensieri degli
alunni e di aiutarli a elaborare strategie per far fronte alle emozioni
negative senza lasciarsene sopraffare.
3) ACCETTAZIONE: significa accettare i propri allievi come
persone, con i loro aspetti positivi e negativi. L’ insegnante può
assumere un ruolo importante nel far sentire i propri alunni
protagonisti capaci e degni di attenzione.
4) COOPERAZIONE: è la sfera dell’ alleanza educativa del fare
ognuno un passo verso l’ altro per raggiungere gli obiettivi prefissati,
ciò è una dimensione estremamente importante anche se non sempre
riconosciuta.Grazie alla cooperazione, il bambino o l’ adolescente
viene considerato un individuo autonomo e responsabile, con cui l’
insegnante a costruire un’ alleanza basata sulla negoziazione.
Cap. 2: Autorità. Ovvero del potere e della legittimazione:
Il dizionario italiano da due definizioni di “Autorità”:
1 “Autorità è una persona o ente investito di una carica pubblica o
di potere legittimo (…) persona competente”;2 Autorità è stima,
prestigio, credito derivante dall’ età, dall’ esperienza, dalle virtù di
una persona
1) AUTORITA’ DI RUOLO: la scuola è un contesto asimmetrico in
cui si confrontano persone con status o ruoli assai diversi.
Bronfenbrenner fin dalle prime formulazioni della sua teoria
ecologica, i ruoli sono contesti dello sviluppo umano associati a
ogni posizione nella società. Un primo grado di autorità deriva
dal ruolo che ricopre.Ruolo = è “il comportamento che ci si aspetta
da chi ricopre una determinata posizione o status ”. Il ruolo è anche
il comportamento che gli altri ci si aspetta che tengano nei
confronti della persona in questione.
Come ogni ruolo, anche quello dell’ insegnante porta con sé una serie
di aspettative sociali che non sono mai unilaterali.
L’ aspettativa connessa alla professione docente comprende ad es.
il fatto che sappia: spiegare, controllare la classe, verificare gli
apprendimenti. Ognuna di tali aspettative però prevede anche
quella di una controparte, cioè di studenti che prestino attenzione
alla spiegazione.L’ interdipendenza tra le reciproche aspettative è
fondamentale.insegnante si stabilisce fin dal suo primo ingresso in
aula, quando docente e allievi cominciano a misurarsi con le
reciproche aspettative e avviano un processo che, se virtuoso porterà
1
pf3
pf4
pf5

Anteprima parziale del testo

Scarica gestire la classe: manuale e più Prove d'esame in PDF di Psicopatologia solo su Docsity!

Gestire la classe

Il testo è basato su alcune linee guida, 3 in particolare:

  1. la necessità che la scuola si riappropri a pieno titolo della funzione di comunità educativa , oggi in parte smarrita, dispersa e indebolita alle trasformazioni della società che mettono in discussione i ruoli e le aspettative ad essi connessi. In questo quadro rientra una visione dell’ insegnante come autorità in classe, capace di esercitare il proprio potere senza coercizione e quindi di diventare guida autorevole perché legittimata in primo luogo dagli alunni, dalle famiglie e dalla collettività;
  2. centralità degli studenti , che hanno il diritto di essere riconosciuti come partner competenti nella relazione educativa e didattica e di assumere una posizione attiva e partecipativa rispetto ai processi di apprendimento e di istruzione che li riguardano in prima persona. Questa centralità si può trovare nel modo con cui un insegnante conduce la relazione, nelle possibilità che gli allievi hanno di diventare autori (e non solo riceventi) di conoscenza, nella costruzione di un sentimento di responsabilità a cui non possono sottrarsi né i docenti né i discenti;
  3. l’ autonomia e la flessibilità. Nella quotidianità scolastica c’ è la necessità di una buona scuola, al Cap. 1: Gestire la classe. Partecipazione e dinamiche interattive: Le classi sono sistemici interattivi complessi che vedono individui e gruppi coinvolti in processi di insegnamento e apprendimento fra loro interconnessi. Una delle responsabilità dei docenti è promuovere in classe le condizioni ottimali per l’ apprendimento. La visione della classe è una visione della classe che va ben oltre la questione del mantenere ordine e disciplina. Brophy sostiene che l’ insegnante è in grado di gestire efficacemente la classe deve essere capace di:a) sviluppare negli studenti l’ autoregolazione dell’ apprendimento;b) lavorare sulle relazioni interpersonali;c) essere un socializzatore alla cura; d) valorizzare l’ etica e gli idealiSi recupera un’ idea di gestione positiva come pratica situata nelle dinamiche interattive che richiedono a insegnanti di adattarsi gli uni agli altri in base alle esigenze del contesto in cui operano. TENSIONE FRA PARTECIPAZIONE E CONTROLLO:Gli insegnanti, ritengono la partecipazione degli studenti a ciò che accade in classe, un indicatore di interesse. I docenti delle scuole primarie e secondarie affermano che una “buona lezione” avviene quando gli studenti :

• mostrano interesse tramite domande;

• non guardano l’ orologio;

• discutono tra loro commentando l’ argomento della lezione;

Si può affermare che una buona gestione della classe si rintraccia nella tensione (termine usato per intendere il dinamismo e il movimento) fra esigenza di controllo e richiesta di partecipazione. I sostenitori dell’ approccio socio costruttivista alla psicologia dell’ educazione (ancorandosi a Vygotskij e di Bruner) hanno da anni nelle attività in classe. La partecipazione necessita di una guida , l’ insegnante, che sia però capace di rispettare sempre la condizione dello studente come soggetto attivo e responsabile.Le dinamiche interattive in classe sono uno spazio sensibile e potente per moderare la tensione fra partecipazione e controllo. LA CLASSE COME SISTEMA DI INTERAZIONI: Doyle afferma che la classe non può essere concepita come un mero contenitore per processi di insegnamento e apprendimento. Piuttosto è un sistema complesso le cui parti si intercorrono tra loro. Fra i numerosi aspetti che caratterizzano un approccio sistemico, tale libro ne affronta 3 :1) IL PRINCIPIO DI INTERDIPENDENZA: la classe è concepita come un’ unità composta da diverse parti fra loro connesse che agiscono in modo interdipendente per promuovere l’ adattamento e l’ evoluzione dell’ unità. Ciò significa che ad ogni movimento di altri componenti e con essi del sistema stesso.In quanto interdipendenti, le interazioni fra i membri di un sistema sono caratterizzate da circolarità e reciprocità. Ogni azione di un componente dà il via a un processo circolare che consente al sistema nel suo insieme di funzionare. I segnali possono essere verbali (affermazioni, richieste o commenti che l’ insegnante o un allievo rivolgono agli altri innescando processi circolari di risposta) e non verbali (sguardi, posture e movimenti che possono indicare attenzione, disimpegno ed esigenza di cooperazione)Durante una lezione si osserva una serie concatenata di segnali dal cui andamento e dalla cui successione dipende lo svolgersi

del processo della lezione stessa.Una caratteristica dei sistemi connessa all’ interdipendenza è quella dell’ equipotenzialità che si riferisce alle pari potenzialità che i membri dei sistemi hanno di assumere la funzione l’ uno dell’ altro

  1. I PROCESSI DI EVOLUZIONE DEL SISTEMA CLASSE: nei modelli comportamentali, il cambiamento e la motivazione a cambiare hanno una provenienza estrinseca (sono cioè determinati da un rinforzo positivo (o negativo) o da una storia di rinforzi. In quest’ ottica sistemica, il cambiamento che si realizza come conseguenza dell’ attività e dell’ evoluzione dei membri interagenti. Un sistema evolve in modo funzionale quando riesce ad adattarsi alle pressioni senza modificare la sua struttura di base. Se mancasse il cambiamento, il sistema rimarrebbe in uno stato si stagnazione contrario al processo evolutivo. Un concetto interessante è quello delle “ microtransizioni ” con cui ci riferiamo a cambiamenti localmente situati che avvengono nei processi interattivi del qui e ora. In classe ci sono “microtransizioni” ogni volta che, per es., il sistema transita da una lezione frontale a una discussione o quando il docente allenta il proprio potere discorsivo per cederne una parte agli allievi.
  2. LO SGUARDO TRIADRICO: la classe è un sistema aperto in cui ogni scambio interattivo coinvolge una dimensione pubblica. In qualsiasi momento anche quando un solo alunno è interrogato o chiamato a rispondere a una domanda, il resto della classe è un “ terzo attore ” partecipante, pur se ancora periferico. Assumere uno “ sguardo triadrico ” alle interazioni che si svolgono in classe significa avere uno sguardo capace di tenere conto contemporaneamente del contributo di tutti i partecipanti all’ interazione, per meglio comprendere la valenza e i significativi di ciò che in classe si dice e di fa. LE DIMENSIONI DI QUALITA’ DELL’ INSEGNAMENTO: sono essenzialmente 4:
  3. DISPONIBILITA’: è la capacità di infondere ai propri allievi fiducia in sé stessi e negli altri. Un insegnamento di qualità è orientato a comunicare all’ allievo che le sue competenze e conoscenze verranno riconosciute.
  4. SENSIBILITA’: riguarda le emozioni e la capacità dell’ insegnante di entrare in sintonia con i sentimenti e i pensieri degli alunni e di aiutarli a elaborare strategie per far fronte alle emozioni negative senza lasciarsene sopraffare.
  5. ACCETTAZIONE: significa accettare i propri allievi come persone, con i loro aspetti positivi e negativi. L’ insegnante può assumere un ruolo importante nel far sentire i propri alunni protagonisti capaci e degni di attenzione.
  6. COOPERAZIONE: è la sfera dell’ alleanza educativa del fare ognuno un passo verso l’ altro per raggiungere gli obiettivi prefissati, ciò è una dimensione estremamente importante anche se non sempre riconosciuta.Grazie alla cooperazione, il bambino o l’ adolescente viene considerato un individuo autonomo e responsabile, con cui l’ insegnante a costruire un’ alleanza basata sulla negoziazione. Cap. 2: Autorità. Ovvero del potere e della legittimazione: Il dizionario italiano da due definizioni di “ Autorità ”: 1 “ Autorità è una persona o ente investito di una carica pubblica o di potere legittimo (…) persona competente ”;2 “ Autorità è stima, prestigio, credito derivante dall’ età, dall’ esperienza, dalle virtù di una persona
  7. AUTORITA’ DI RUOLO : la scuola è un contesto asimmetrico in cui si confrontano persone con status o ruoli assai diversi. Bronfenbrenner fin dalle prime formulazioni della sua teoria ecologica, i ruoli sono contesti dello sviluppo umano associati a ogni posizione nella società. Un primo grado di autorità deriva dal ruolo che ricopre. Ruolo = è “ il comportamento che ci si aspetta da chi ricopre una determinata posizione o status ”. Il ruolo è anche il comportamento che gli altri ci si aspetta che tengano nei confronti della persona in questione. Come ogni ruolo, anche quello dell’ insegnante porta con sé una serie di aspettative sociali che non sono mai unilaterali. L’ aspettativa connessa alla professione docente comprende ad es. il fatto che sappia: spiegare, controllare la classe, verificare gli apprendimenti. Ognuna di tali aspettative però prevede anche quella di una controparte, cioè di studenti che prestino attenzione alla spiegazione.L’ interdipendenza tra le reciproche aspettative è fondamentale.insegnante si stabilisce fin dal suo primo ingresso in aula, quando docente e allievi cominciano a misurarsi con le reciproche aspettative e avviano un processo che, se virtuoso porterà

al riconoscimento e alla legittimazione reciproca dei ruoli sociali ricoperti. Tale percorso richiede tempo.

  1. AUTORITA’ REGOLATORIA : due degli ambiti principali in cui si esplica la funzione regolatoria dell’ insegnante riguardano la limitazione del movimento da parte degli allievi e il controllo della comunicazione. Fin dai primi giorni della scuola primaria agli alunni viene insegnato che per la maggior parte del tempo è richiesto loro di rimanere seduti e di alzare la mano se vogliono intervenire.L’ insegnante occupa una posizione di potere che gli consente di decidere di che cosa si parla, chi può intervenire, in quale momento e per quanto tempo, come valutare ogni intervento in termini di correttezza, di pronunciarsi sulla regolarità delle procedure e delle norme, … .Per il principio dell’ interdipendenza anche l’ insegnante è tenuto al rispetto di alcune regole e gli allievi, dal canto loro, sono tenuti a partecipare alla loro costruzione.Gli studiosi della comunicazione sostengono che l’ interazione tra insegnante e studente si declina su 2 coordinate principali: a) l’ influenza che il docente può esercitare sul discente: questa coordinata si dipana sui due poli della dominanza e della sottomissione e misura il grado in cui l’ insegnante riesce a esercitare una certa influenza sugli studenti; b) la prossimità , misurata sul continuum fra cooperazione, traducibile in comportamenti di ascolto e amichevolezza, e opposizione, osservabile in insegnanti punitivi e poco propensi a mediare quando di trovano in situazioni di conflitto. i ragazzi pretendono e vogliono confrontarsi con un’ autorità in grado di condurre e controllare la classe mantenendo vivo il dialogo e il rapporto con gli allievi .Lo scambio con tali maestri è fondamentale nei processi che portano bambini adolescenti a diventare cittadini responsabili e consapevoli. I ragazzi alla scuola e ai loro insegnanti chiedono di favorire il dialogo.
  2. AUTORITA’ EPISTEMICA O DISCORSIVA dell’ insegnante: l’ adulto (insegnante) assume la posizione di conoscitore primario. Anche in questo ambito vige un principio di interdipendenza e circolarità. L’ insegnante riesce ad assumere la posizione di autorità epistemica se e solo se gli studenti gliela riconoscono. In caso contrario, egli perde la sua autorità e diventa autoritario, il cui potere viene spesso attaccato dagli allievi, perché non riconosciuto. Candela ha definito il potere discorsivo in classe come un agente in movimento, costruito dopo turno nel discorso, attraverso una dinamica riflessiva.Gli studenti possono agire e sovvertire il potere del docente utilizzando molteplici artefatti e strategie:sono in grado di mettere in dubbio le parole dell’ adulto sottolineandone le ambiguità;Gli alunni possono sfidare la dimensione del potere nel discorso in classe agendo su 2 piani:1) sostituendosi al ruolo dell’ insegnante e impadronendosi della possibilità di porre essi stessi le domande e di commentare gli interventi dei compagni;2) apportando elementi di novità ai contenuti del dialogoOME FACILITARE LA PERTECIPAZIONE IN CLASSE?:Incoraggiare la partecipazione attiva degli studenti alle pratiche scolastiche è una funzione imprescindibile della scuola odierna e degli insegnanti.1) primo elemento : riguarda l’ organizzazione degli spazi. Il modo in cui si disegna lo spazio e si posizionano arredi di un’ aula veicola una particolare visione dei processi di insegnamento e si ripercuote sul modo in cui allievi e insegnanti stanno e lavorano insieme. Su questo tema, un illustre pedagogista Loris Malaguzzi, negli anni ’60, promosse nelle scuole d’ infanzia di Reggio Emilia un modello di ambiente di apprendimento, poi esportato in tutto il mondo, che poneva il bambino al centro nella costruzione e organizzazione di spazi in cui fossero valorizzate al massimo la fantasia e l’ energia creativa.2) secondo elemento : riguarda la gestione dei tempi nei contesti scolastici. Nelle scuole secondarie di I° grado i tempi purtroppo sono rigidamente predefiniti.

Le ore di laboratorio sono sacrificate e ristrette nelle ore accademiche. Come gli spazi anche i tempi regolano le attività scolastiche e rimandano idee sui processi di insegnamento e apprendimento. 3 dei più importanti approcci sono:

  1. I metodi basati sull’ investigazione ( Inquired Based – IB ): c’ è da ripensare a una disciplina o un argomento didattico nei termini di un “campo di apprendimento” anziché di un oggetto di studio. È divenuto famoso negli ultimi anni specialmente nell’ ambito delle materie scientifiche, tale approccio si distingue dai metodi tradizionali per le sue caratteristiche induttive anziché deduttive. Tale approccio si distingue in 5 fasi:

1. allo studente viene chiesto di risolvere quesiti orientati

scientificamente;

2. per rispondere a tali quesiti, lo studente analizza prove ed

evidenze scientifiche raccolte attraverso osservazioni, esperienze dirette attraverso l’ uso di diverse fonti di informazione come: libri, materiale on-line, interviste a insegnanti o scienziati;

3. sulla base delle prove raccolte, lo studente formula delle

possibili risposte al quesito iniziale;

4. collega tali spiegazioni ad altre conoscenze scientifiche;

5. l’ insegnante comunica alla classe e giustifica le spiegazioni

formulate Uno dei punti di forza di questo approccio è quello di valorizzare il saper ricercare una risposta. 2) Innovazione tecnologica e modelli ICT : i “ nativi digitali ” sono i giovani nati a cavallo del nuovo millennio che sono stati esposti alle nuove tecnologie informatiche fin dalla tenera età. I “nativi digitali” pongono sfide decisive al mondo dell’ istruzione per il loro modo di accedere, pensare ed elaborare le informazioni in maniera significativamente nuova e più veloce rispetto a chi li ha preceduti. Essi sono insofferenti e insoddisfatti di fronte a un sistema didattico tradizionale. Questi studenti 2.0 hanno obbligato il mondo della scuola a ripensare almeno in parte i modelli trasmissivi di insegnamento e ad adottarne di nuovi, capaci di promuovere strategie di apprendimento centrale sulle nuove competenze dei giovani, tanto attive quanto digitalizzate. Quando si parla di ambienti digitali si fa spesso riferimento al “ modello ICT ( Information and Communication Technologies )” cioè “ Tecnologie dell’ informazione e della comunicazione ”. Stando a una recente classificazione, l’ uso delle tecnologie a scuola può variare di grado e intensità, posizionandosi su una scala organizzata su otto livelli che vanno da 0 (non uso) a 7 (utilizzo e creazione di applicazioni ICT avanzate).introdotto il Piano Scuola Digitale (PSD) il quale, come affermato da Vivaner, prevede 3 azioni principali: a) un’ editoria scolastica digitale, che affianca i tradizionali libri di testo con l’ uso di e-book interattivi compatibili con le più recenti tecnologie; b) l’ introduzione della LIM nelle aule; c) la sperimentazione di cl@ssi 2.0 e scol@ 2.0 finalizzate alla trasformazione di singole classi e scuole in ambienti di apprendimento innovativi, caratterizzati da una massiccia integrazione delle ICT e dall’ avvio di nuove esperienze con metodi e strumenti didattici avanzati. L’ uso delle tecnologie in campo educativo sostiene e incoraggia la creazione di attività sociali e collaborative, sia negli ambienti virtuali sia in quelli faccia a faccia, fungendo da supporto per l’ individuazione, la costruzione, la conservazione, la condivisione e la socializzazione di artefatti culturali collettivi.L’ utilizzo della LIM può essere paragonata a una lezione tradizionale se l’ insegnante non è disposta a cedere parte del proprio sapere agli studenti.Infatti, l’ asimmetria che contraddistingue i docenti dai discenti, può essere messa in discussione quando ci si trova a lavorare con PC, tablet e software.

  1. La “flipped classroom” : da qualche anno negli USA è stata proposta una metodologia didattica chiamata “ flipped classroom ” ( lezione capovolta ). Tale metodo è basato sull’ inversione fra attività da svolgere in classe e attività da fare a casa. Tendenzialmente a scuola si spiega e a casa si fanno esercizi. La “flipped classroom”, invece, sostiene che sia più produttivo che a casa i ragazzi si concentrino sugli aspetti più teorici dell’ argomento di studio, leggendo e sintetizzando il materiale proposto dai libri di testo e che a scuola si impieghi il tempo in attività di chiarimenti e approfondimenti svolti in piccoli gruppi. Tale approccio si collega bene con l’ uso delle ICT nelle aule. Se capovolgiamo la lezione, in classe ci sarà più spazio libero da utilizzare per tutte le attività (le più gradite dagli alunni) per le quali prima “non c’ era mai tempo”. Le ore in classe saranno articolate in compiti collaborativi, di discussione, ricerca, approfondimento, riflessione critica, problem solving ed esperimenti realizzati sotto la guida/ supervisione del docente. I limiti della “ flipped classroom ” sono: Cap. 3: Flessibilità. Ovvero l’ arte di adattarsi: Un docente per essere in grado di gestire la classe deve garantire una “ flessibilità ” in risposta alle esigenze degli alunni. La flessibilità richiama anche il termine di “ adattamento ” che indica

Passare da un orientamento a un altro, da una forma interattiva diadica a una triadica è essenziale per permettere ai componenti del sistema classe di adattarsi reciprocamente seguendo gli spunti originali e le esigenze gli uni degli altri. Non sempre gli insegnanti sono disposti a modificare le proprie pratiche di insegnamento dopo aver colto i segnali lanciati dagli alunni (es.: sbadigli, messaggi dai cellulari, rumore di sottofondo, … ). Se durante una lezione, l’ intera classe inizia a rumoreggiare, l’ intero sistema viene perturbato e sembra chiedere di transitare verso una nuova azione didattica. La confusione e il rumore sono segnali che diventano dei veri punti di svolta in grado di indurre un cambio di ritmo imprevisto alla lezione che in molti casi può portare a nuove e stimolanti occasioni di apprendimento. Affinchè si verifichi una microtransizione nel sistema non è necessario che emerga un segnale o un punto di svolta ma è necessario che si verifichi una seconda condizione: cioè che il segnale sia recepito dal sistema, che mette in atto una trasformazione locale e situata. La microtransizione avviene se l’ insegnante non ignora e non cerca di reprimere la confusione richiamando la classe al silenzio In qualsiasi momento in classe possono emergere richieste o bisogni che contrastano con la direzione didattica prevista dall’ insegnante. Cap. 4: Giustizia. Ovvero dei diritti e dei doveri: Ascoltando vari alunni, il loro parere sulla bravura di un’ insegnante deriva dal fatto se quel preciso insegnante “è giusto” nei suoi confronti. I bambini hanno un buon rapporto con i loro insegnanti se li ritengono “giusti”.1) (L’ insegnante deve) strutturare e sostenere ;

  1. (L’ insegnante deve) variare le proposte didattiche : per facilitare l’ apprendimento sia degli alunni che ragionano a livello astratto sia di quelli che ragionano a livello esperienziale;
  2. (L’ insegnante deve) lasciare spazio alle diverse forme di interazione ;
  3. (L’ insegnante deve) percorrere binari discorsivi diversi ; LA SCUOLA COME AGENZIA DI FORMAZIONE ETICA: La parola “giustizia” richiama i principi della democrazia e della costituzione, che in ogni collettività (soprattutto in quelle educanti) regolano le interazioni faccia a faccia e sono fondamento delle dimensioni etiche e valoriali che ne costituiscono la missione principale. Si può osservare questa tensione fin dai primi anni di vita, quando i piccoli si rivelano sorprendentemente competenti in un certo modo, nel far valere il proprio punto di vista sull’ argomento o nel valutare il trattamento ricevuto in termini di “giustizia” e “ingiustizia”. La studiosa dei comportamenti dell’ infanzia Judy Dunn ha mostrato che già a 3 anni i bambini capiscono che alcune azioni, come l’ offendere gli altri o distruggere qualcosa, sono trasgressioni del comportamento ritenuto accettabile e in quanto tali richiedono una “riparazione”.Anni più tardi, queste prime consapevolezze e vengono trasferite e adattate al contesto-scuola, che è assai più complesso della famiglia in termini di organizzazioni, relazioni, richieste comportamentali.All’ inizio del secolo scorso, Dewey sosteneva che la scuola ha un ruolo preponderante nella creazione di una società democratica per almeno 4 motivi: a) fornisce le fondamenta per l’ alfabetizzazione anche di chi proviene dalle classi meno abbienti; b) forma le competenze culturali e sociali che sono alla base dell’ interesse per la vita pubblica; c) facilita lo sviluppo di un pensiero indipendente che, in contrapposizione al pensiero unico, è principio fondamentale della democrazia; d) favorisce la predisposizione alla cooperazione e alla condivisione con altriOccorre creare a scuola le condizioni affinchè gli allievi facciano concrete esperienze di giustizia e di democrazia che saranno poi in grado di esportare nella vita oltre le mura scolastiche. LA GIUSTIZIA IN CLASSE: Come diceva Bruner, “ la scuola non può mai essere considerata culturalmente indipendente ”. La giustizia all’ interno di una classe è distinta in 3 ambiti : 1) la giustizia distributiva : riguarda la distribuzione delle azioni educative fra gli studenti (es.: l’ insegnante può distribuire il diritto di parola e lo spazio per rispondere). In classe le azioni non sono limitate a priori. Un insegnante, infatti, può potenzialmente dare a tutti gli studenti le stesse opportunità per intervenire, può rispondere con la stessa attenzione a tutte le domande che gli vengono poste, può

dedicare ad ogni studente lo stesso tempo per il recupero o l’ interrogazione, e così via. 2) la giustizia procedurale : si riferisce alle procedure utilizzate (es.: possono essere considerati giusti o ingiusti i criteri usati per le valutazioni o le procedure stabilite da un docente per riparare una trasgressione o per premiare un lavoro di gruppo). In tale ambito della giustizia rientra il tema della chiarezza e della condivisione con gli studenti dei criteri che vengono adottato sulle varia questioni che riguardano gli allievi e i loro insegnanti, e sulla modalità della loro comunicazione. Questi aspetti sono di grande importanza per una buona gestione e per la costruzione di un clima di classe positivo; 3) la giustizia interazionale : comprende tutti gli aspetti interattivi e comunicativi fra docente e studenti, relativi sia gli ambiti disciplinari sia a quelli non curricolari. Il comportamento giusto di un insegnante può spaziare da come interagisce con i ragazzi o li coinvolge nella sua disciplina, a come risponde alle richieste che scavalcano il confine disciplinare, o ancora a come affronta le domande e le sollecitazioni provenienti dalla classe. Per il principio dell’ interdipendenza gli studenti possono pretendere che i loro insegnanti siano giusti solo se a loro volta non dimenticano di adottare criteri e comportamenti giusti o corretti.Il principio di uguaglianza sancisce il fatto che tutti gli studenti uguali e pertanto devono essere trattati allo stesso modo.“ Equità ”: un insegnante tratta gli studenti in modo “ equo ” se offre a ognuno l’ opportunità di raggiungere il medesimo risultato.“ Bisogno ”: tale principio si basa su una visione di compensazione, per la quale diviene “ giusto ” un insegnante che tiene conto delle difficoltà e delle necessità che presentano gli studenti. LA CIRCOLARITA’ DEI DIRITTI E DEI DOVERI: Il tema dei diritti e dei doveri è da sempre complementare a quello della giustizia. Il coordinamento fra individuo e gruppo è un tema prioritario nella gestione della classe “ Saper porre domande ” è una competenza spesso trascurata nelle aule scolastiche, dove è molto più importante “saper rispondere bene”.Se improntato sulla collaborazione, il confronto tra colleghi , può essere una grande risorsa. Essere soggetto di diritto : implica, per ogni persona, sentirsi responsabile per le azioni compiute. Il termine “ responsabilità “ richiama quello di “ risposta ”. La dinamica relazionale nell’ assunzione di responsabilità : La confusione tra “ colpa ” e “ responsabilità ” è alla base della faticosa comunicazione scuola-famiglie. La “ colpa ” è attribuita/ addossata a una persona; la “ responsabilità ” è alla base di un processo relazionale fondato sull’ agency, sull’ attività e l’ impegno di una persona. ) Assumere diritti, doveri e responsabilità

  1. Pretendere e adottare comportamenti giusti
  2. Trattare gli studenti in modo uguale e diverso, comunicando
  3. Favorire l’ assunzione di responsabilità da parte di tutti i componenti del sistema Cap. 5: Emozioni. Stare (bene) a scuola: LE EMOZIONI DEGLI INSEGNANTI: Le emozioni (sia degli alunni che delle insegnanti) hanno un ruolo importantissimo nell’ esperienza scolastica. Spesso le emozioni delle insegnanti vengono poste in secondo piano rispetto a quelle degli allievi. “ Fenomeno del burnout ” vissuto dagli insegnanti è una risposta allo stress cronico legato allo svolgere le professioni di aiuto, come quella dell’ insegnamento. Esso comprende 3 componenti chiave:

• l’ esaurimento emotivo : fa riferimento alla frustrazione

e all’ affaticamento connessi all’ esercizio della professione, che si accompagnano a rabbia, tensione e mancanza di energie necessarie per affrontare il proprio lavoro con impegno ed entusiasmo;

• la depersonalizzazione : denota l’ insorgere di un

atteggiamento di distacco e disinteresse per la relazione con l’ altro, che si tende così a trattare in modo impersonale come “uno tra i tanti”;

• la scarsa realizzazione professionale : riguarda il senso di

inefficacia rispetto al proprio lavoro e si combina a una valutazione delle proprie competenze come insufficienti o inadeguate. Il sostegno sociale percepito ( da parte del dirigente scolastico, dai colleghi e dagli alunni) e le caratteristiche della classe (numerosità,

composizione sociale, problematiche di apprendimento e comportamento, la condotta degli allievi) sono i fattori in grado di influire sul benessere o la frustrazione dei docenti.