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gestire la classe: manuale di getire la classe riassunto dettagliato
Tipologia: Prove d'esame
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Il testo è basato su alcune linee guida, 3 in particolare:
Si può affermare che una buona gestione della classe si rintraccia nella tensione (termine usato per intendere il dinamismo e il movimento) fra esigenza di controllo e richiesta di partecipazione. I sostenitori dell’ approccio socio costruttivista alla psicologia dell’ educazione (ancorandosi a Vygotskij e di Bruner) hanno da anni nelle attività in classe. La partecipazione necessita di una guida , l’ insegnante, che sia però capace di rispettare sempre la condizione dello studente come soggetto attivo e responsabile.Le dinamiche interattive in classe sono uno spazio sensibile e potente per moderare la tensione fra partecipazione e controllo. LA CLASSE COME SISTEMA DI INTERAZIONI: Doyle afferma che la classe non può essere concepita come un mero contenitore per processi di insegnamento e apprendimento. Piuttosto è un sistema complesso le cui parti si intercorrono tra loro. Fra i numerosi aspetti che caratterizzano un approccio sistemico, tale libro ne affronta 3 :1) IL PRINCIPIO DI INTERDIPENDENZA: la classe è concepita come un’ unità composta da diverse parti fra loro connesse che agiscono in modo interdipendente per promuovere l’ adattamento e l’ evoluzione dell’ unità. Ciò significa che ad ogni movimento di altri componenti e con essi del sistema stesso.In quanto interdipendenti, le interazioni fra i membri di un sistema sono caratterizzate da circolarità e reciprocità. Ogni azione di un componente dà il via a un processo circolare che consente al sistema nel suo insieme di funzionare. I segnali possono essere verbali (affermazioni, richieste o commenti che l’ insegnante o un allievo rivolgono agli altri innescando processi circolari di risposta) e non verbali (sguardi, posture e movimenti che possono indicare attenzione, disimpegno ed esigenza di cooperazione)Durante una lezione si osserva una serie concatenata di segnali dal cui andamento e dalla cui successione dipende lo svolgersi
del processo della lezione stessa.Una caratteristica dei sistemi connessa all’ interdipendenza è quella dell’ equipotenzialità che si riferisce alle pari potenzialità che i membri dei sistemi hanno di assumere la funzione l’ uno dell’ altro
al riconoscimento e alla legittimazione reciproca dei ruoli sociali ricoperti. Tale percorso richiede tempo.
Le ore di laboratorio sono sacrificate e ristrette nelle ore accademiche. Come gli spazi anche i tempi regolano le attività scolastiche e rimandano idee sui processi di insegnamento e apprendimento. 3 dei più importanti approcci sono:
scientificamente;
evidenze scientifiche raccolte attraverso osservazioni, esperienze dirette attraverso l’ uso di diverse fonti di informazione come: libri, materiale on-line, interviste a insegnanti o scienziati;
possibili risposte al quesito iniziale;
formulate Uno dei punti di forza di questo approccio è quello di valorizzare il saper ricercare una risposta. 2) Innovazione tecnologica e modelli ICT : i “ nativi digitali ” sono i giovani nati a cavallo del nuovo millennio che sono stati esposti alle nuove tecnologie informatiche fin dalla tenera età. I “nativi digitali” pongono sfide decisive al mondo dell’ istruzione per il loro modo di accedere, pensare ed elaborare le informazioni in maniera significativamente nuova e più veloce rispetto a chi li ha preceduti. Essi sono insofferenti e insoddisfatti di fronte a un sistema didattico tradizionale. Questi studenti 2.0 hanno obbligato il mondo della scuola a ripensare almeno in parte i modelli trasmissivi di insegnamento e ad adottarne di nuovi, capaci di promuovere strategie di apprendimento centrale sulle nuove competenze dei giovani, tanto attive quanto digitalizzate. Quando si parla di ambienti digitali si fa spesso riferimento al “ modello ICT ( Information and Communication Technologies )” cioè “ Tecnologie dell’ informazione e della comunicazione ”. Stando a una recente classificazione, l’ uso delle tecnologie a scuola può variare di grado e intensità, posizionandosi su una scala organizzata su otto livelli che vanno da 0 (non uso) a 7 (utilizzo e creazione di applicazioni ICT avanzate).introdotto il Piano Scuola Digitale (PSD) il quale, come affermato da Vivaner, prevede 3 azioni principali: a) un’ editoria scolastica digitale, che affianca i tradizionali libri di testo con l’ uso di e-book interattivi compatibili con le più recenti tecnologie; b) l’ introduzione della LIM nelle aule; c) la sperimentazione di cl@ssi 2.0 e scol@ 2.0 finalizzate alla trasformazione di singole classi e scuole in ambienti di apprendimento innovativi, caratterizzati da una massiccia integrazione delle ICT e dall’ avvio di nuove esperienze con metodi e strumenti didattici avanzati. L’ uso delle tecnologie in campo educativo sostiene e incoraggia la creazione di attività sociali e collaborative, sia negli ambienti virtuali sia in quelli faccia a faccia, fungendo da supporto per l’ individuazione, la costruzione, la conservazione, la condivisione e la socializzazione di artefatti culturali collettivi.L’ utilizzo della LIM può essere paragonata a una lezione tradizionale se l’ insegnante non è disposta a cedere parte del proprio sapere agli studenti.Infatti, l’ asimmetria che contraddistingue i docenti dai discenti, può essere messa in discussione quando ci si trova a lavorare con PC, tablet e software.
Passare da un orientamento a un altro, da una forma interattiva diadica a una triadica è essenziale per permettere ai componenti del sistema classe di adattarsi reciprocamente seguendo gli spunti originali e le esigenze gli uni degli altri. Non sempre gli insegnanti sono disposti a modificare le proprie pratiche di insegnamento dopo aver colto i segnali lanciati dagli alunni (es.: sbadigli, messaggi dai cellulari, rumore di sottofondo, … ). Se durante una lezione, l’ intera classe inizia a rumoreggiare, l’ intero sistema viene perturbato e sembra chiedere di transitare verso una nuova azione didattica. La confusione e il rumore sono segnali che diventano dei veri punti di svolta in grado di indurre un cambio di ritmo imprevisto alla lezione che in molti casi può portare a nuove e stimolanti occasioni di apprendimento. Affinchè si verifichi una microtransizione nel sistema non è necessario che emerga un segnale o un punto di svolta ma è necessario che si verifichi una seconda condizione: cioè che il segnale sia recepito dal sistema, che mette in atto una trasformazione locale e situata. La microtransizione avviene se l’ insegnante non ignora e non cerca di reprimere la confusione richiamando la classe al silenzio In qualsiasi momento in classe possono emergere richieste o bisogni che contrastano con la direzione didattica prevista dall’ insegnante. Cap. 4: Giustizia. Ovvero dei diritti e dei doveri: Ascoltando vari alunni, il loro parere sulla bravura di un’ insegnante deriva dal fatto se quel preciso insegnante “è giusto” nei suoi confronti. I bambini hanno un buon rapporto con i loro insegnanti se li ritengono “giusti”.1) (L’ insegnante deve) strutturare e sostenere ;
dedicare ad ogni studente lo stesso tempo per il recupero o l’ interrogazione, e così via. 2) la giustizia procedurale : si riferisce alle procedure utilizzate (es.: possono essere considerati giusti o ingiusti i criteri usati per le valutazioni o le procedure stabilite da un docente per riparare una trasgressione o per premiare un lavoro di gruppo). In tale ambito della giustizia rientra il tema della chiarezza e della condivisione con gli studenti dei criteri che vengono adottato sulle varia questioni che riguardano gli allievi e i loro insegnanti, e sulla modalità della loro comunicazione. Questi aspetti sono di grande importanza per una buona gestione e per la costruzione di un clima di classe positivo; 3) la giustizia interazionale : comprende tutti gli aspetti interattivi e comunicativi fra docente e studenti, relativi sia gli ambiti disciplinari sia a quelli non curricolari. Il comportamento giusto di un insegnante può spaziare da come interagisce con i ragazzi o li coinvolge nella sua disciplina, a come risponde alle richieste che scavalcano il confine disciplinare, o ancora a come affronta le domande e le sollecitazioni provenienti dalla classe. Per il principio dell’ interdipendenza gli studenti possono pretendere che i loro insegnanti siano giusti solo se a loro volta non dimenticano di adottare criteri e comportamenti giusti o corretti.Il principio di uguaglianza sancisce il fatto che tutti gli studenti uguali e pertanto devono essere trattati allo stesso modo.“ Equità ”: un insegnante tratta gli studenti in modo “ equo ” se offre a ognuno l’ opportunità di raggiungere il medesimo risultato.“ Bisogno ”: tale principio si basa su una visione di compensazione, per la quale diviene “ giusto ” un insegnante che tiene conto delle difficoltà e delle necessità che presentano gli studenti. LA CIRCOLARITA’ DEI DIRITTI E DEI DOVERI: Il tema dei diritti e dei doveri è da sempre complementare a quello della giustizia. Il coordinamento fra individuo e gruppo è un tema prioritario nella gestione della classe “ Saper porre domande ” è una competenza spesso trascurata nelle aule scolastiche, dove è molto più importante “saper rispondere bene”.Se improntato sulla collaborazione, il confronto tra colleghi , può essere una grande risorsa. Essere soggetto di diritto : implica, per ogni persona, sentirsi responsabile per le azioni compiute. Il termine “ responsabilità “ richiama quello di “ risposta ”. La dinamica relazionale nell’ assunzione di responsabilità : La confusione tra “ colpa ” e “ responsabilità ” è alla base della faticosa comunicazione scuola-famiglie. La “ colpa ” è attribuita/ addossata a una persona; la “ responsabilità ” è alla base di un processo relazionale fondato sull’ agency, sull’ attività e l’ impegno di una persona. ) Assumere diritti, doveri e responsabilità
e all’ affaticamento connessi all’ esercizio della professione, che si accompagnano a rabbia, tensione e mancanza di energie necessarie per affrontare il proprio lavoro con impegno ed entusiasmo;
atteggiamento di distacco e disinteresse per la relazione con l’ altro, che si tende così a trattare in modo impersonale come “uno tra i tanti”;
inefficacia rispetto al proprio lavoro e si combina a una valutazione delle proprie competenze come insufficienti o inadeguate. Il sostegno sociale percepito ( da parte del dirigente scolastico, dai colleghi e dagli alunni) e le caratteristiche della classe (numerosità,
composizione sociale, problematiche di apprendimento e comportamento, la condotta degli allievi) sono i fattori in grado di influire sul benessere o la frustrazione dei docenti.