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GIULIO CESARE RIFORME POLITICHE
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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Giulio Cesare Giulio Cesare nasce nel 100 a.C., da un'antica famiglia patrizia. Come primo incarico importante gli fu conferito il governo della Spagna. Poi strinse un patto (triunvirato) con due grandi personaggi, Pompeo e Crasso, e con il loro appoggio, fu eletto nel 59 a.C. alla massima carica di Roma, il consolato. Da console Cesare prese il governo della Gallia e condusse una serie di campagne militari che ne misero in evidenza il genio militare, paragonabile a quello di Alessandro Magno, Annibale e di Napoleone Bonaparte. Sconfisse gli Elvezi, i Germani di Ariovisto, i Belgi. Quindi penetrò in Britannia. Così i domini di Roma, diventata il centro di un grande Impero. Nel 49 a.C. i consoli ordinarono a Cesare di tornare a Roma senza il suo esercito. Ma Cesare, contando sulla piena fedeltà dei suoi soldati, i quali erano molto legati al loro comandante, decise di non ubbidire e passò il fiume Rubicone con le sue truppe dirigendosi verso Roma. Il Rubicone segnava il limite oltre il quale era vietato a un generale di procedere seguito dalle sue truppe, per impedire che Roma si trovasse sotto la minaccia della forza militare. Si trattava di un vero e proprio atto di ribellione. Cesare ormai mirava a stabilire il suo comando personale su Roma. Eletto dittatore nel 48, Cesare era ormai il padrone assoluto di Roma e dell'Impero. Cesare era convinto che la Repubblica, oramai, risultava inadeguata rispetto ad una realtà storica sempre più complessa. Il Senato si era sempre preoccupato di difendere solamente gli interessi dei nobili e dei ricchi e aveva trascurato le esigenze del popolo e delle province. Il vasto impero venutosi a formare aveva bisogno di un governo forte ed unitario che tenesse conto dei bisogni di tutti. Le guerre civili ne erano una dimostrazione. Cesare voleva concentrare tutti i poteri nelle sue mani. Così, anche se in passato aveva rifiutato il titolo di re, ora fece trasformare la dittatura decennale, che il Senato gli aveva conferito in precedenza, in dittatura a vita (45 a.C.). Egli divenne imperator, ovvero comandante in capo degli eserciti, si fece proclamare tribuno della plebe e pontefice massimo, assumendo su di sé tutti i poteri dello Stato. Cesare usò la sua autorità per creare a Roma un clima di pace.
Fu clemente nei confronti: -dei seguaci di Pompeo, con lo scopo di crearsi il consenso tra i membri dell'aristocrazia senatoria; -e con coloro che accettavano il suo potere. Diede vita ad una profonda opera di riforma in campo politico, economico e giuridico. In campo politico ed amministrativo, Cesare: -inviò 80.000 cittadini nelle colonie d'oltremare con lo scopo di ripopolare i centri urbani disabitati e i campi, ma anche al fine di romanizzare le province; -fondò colonie romane anche in zone lontane dalla capitale; raddoppiò il numero dei magistrati; -aumentò il numero dei senatori da 600 a 900, facendo entrare nel Senato anche molti ex-ufficiali legati a lui, nonché rappresentanti della Spagna e della Gallia; -concesse la cittadinanza romana alla Gallia Cisalpina; -riformò il sistema degli appalti in modo da evitare le possibili speculazioni dei pubblicani; -rivide la composizione dei tribunali scegliendo i suoi membri per metà tra i senatori e per metà tra i cavalieri. Cesare desiderava che i popoli sottomessi considerassero Roma, non come una nemica da temere e contro la quale ribellarsi, bensì come un'alleata che incoraggiava il loro progresso economico e civile. In campo economico Cesare: -assegnò terre ai veterani delle sue legioni; -rivide la lista dei cittadini che avevano diritto alla distribuzione gratuita di grano; -promosse grandi lavori pubblici a Roma e in tutto l'impero al fine di ridurre la disoccupazione; -favorì lo sviluppo delle attività industriali e commerciali; -tentò di impedire che la concorrenza dei latifondisti fosse dannosa per i piccoli proprietari terrieri; -tutelò il lavoro libero rispetto a quello servile. In campo giuridico Cesare: