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Glottodidattica - Risposte Aperte AGGIORNATO, Panieri di Glottologia

Glottodidattica - Risposte Aperte AGGIORNATO

Tipologia: Panieri

2019/2020

In vendita dal 08/10/2021

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Lezione 002
01. Che cosa si intende per "competenza culturale"?
Da web: La competenza culturale è una sottocompetenza comunicativa che si riferisce alla
capacità della lingua di veicolare cultura. È sufficiente che si faccia riferimento a qualsiasi
elemento culturale caratteristico di una popolazione attraverso la lingua affinchè si attivi
questa competenza, ne sono un esempio le parole "presepe" oppure "parmigiana".
Per "competenza culturale" si intende qualsiasi elemento culturale caratteristico e specifico della
lingua del popolo che la adotta.
LA COMPETENZA CULTURALE FA RIFERIMENTO ALLA CAPACITA’ DI RICONOSCERE I RIFERIMENTI
CULTURALI CARATTERISTICI E SPECIFICI DELLA LINGUA IN OGGETTO (QUANDO SI INSEGNA UNA
LINGUA, PARALLELAMENTE SI INSEGNA LA CULTURA DEL POPOLO CHE LA ADOTTA).
02. Che cosa si intende per "competenza interazionale"?
Da web: La competenza interazionale è una sottocompetenza comunicativa che fa
riferimento al rispetto dei rituali della comunicazione e comprende: formule di apertura e
chiusura della comunicazione, di saluto, di congedo, rispetto dei turni di parola, pause,
ecc.
Per "competenza interazionale" si intende il rispetto dei rituali di comunicazione e comprende le
formule di apertura e di chiusura della comunicazione, il cambio dei turni nell’interazione e il ruolo
del silenzio.
LA COMPETENZA INTERAZIONALE FA RIFERIMENTO ALLA CAPACITA’ DI GESTIRE I RITUALI DI
COMUNICAZIONE (LE FORMULE DI APERTURA E DI CHIUSURA DELLA COMUNICAZIONE, IL CAMBIO
DEI TURNI NELL’INTERAZIONE) E IL RUOLO DEL SILENZIO.
03. Che cosa si intende per "competenza sociolinguistica"?
Da web: La competenza sociolinguistica è una sottocompetenza comunicativa che fa
riferimento alle varietà linguistiche di un repertorio. La lingua varia a seconda del tempo
(varietà diacronica), dello spazio (varietà diatopica), della situazione comunicativa (varietà
diafasica), del gruppo sociale di riferimento (varietà diastratica) e del mezzo (varietà
diamesica).
Per "competenza sociolinguistica" si intende il rispetto delle varietà linguistiche di un repertorio.
LA COMPETENZA SOCIOLINGUISTICA È RELATIVA AL RISPETTO, UTILIZZO E COMPRENSIONE DELLE
VARIETA’ LINGUISTICHE DI UN REPERTORIO (LA LINGUA CHE USIAMO DAL MEDICO E’ DIVERSA DA
QUELLA CHE USIAMO CON UN AMICA).
04. Che cosa si intende per "competenza pragmatica"?
Da web: La competenza pragmatica è una sottocompetenza comunicativa che fa
riferimento alla comprensione ed alla produzione degli scopi dei messaggi linguistici. Ad
esempio: se sento caldo e voglio che qualcuno apra la finestra ho due modi per
comunicarlo: chiedere esplicitamente che venga aperta la finestra, oppure esclamare "Che
caldo!" sfruttando, in questo modo, l'empatia. Per esempio sete ----) chiedere acqua o dire
che sete!
Per "competenza pragmatica" si intende la produzione e la comprensione degli scopi dei messaggi
linguistici.
LA COMPETENZA PARAGMATICA FA RIFERIMENTO ALLA PRODUZIONE E ALLA COMPRENSIONE
DEGLI SCOPI COMUNICATIVI DEI MESSAGGI LINGUISTICI.
05. Che cosa si intende per "competenza linguistica"?
Da web: La competenza linguistica è una sottocompetenza comunicativa che consiste nel
recepire e produrre correttamente i messaggi linguistici, dal punto di vista fonologico,
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Lezione 002

01. Che cosa si intende per "competenza culturale"? Da web: La competenza culturale è una sottocompetenza comunicativa che si riferisce alla capacità della lingua di veicolare cultura. È sufficiente che si faccia riferimento a qualsiasi elemento culturale caratteristico di una popolazione attraverso la lingua affinchè si attivi questa competenza, ne sono un esempio le parole "presepe" oppure "parmigiana". Per "competenza culturale" si intende qualsiasi elemento culturale caratteristico e specifico della lingua del popolo che la adotta. LA COMPETENZA CULTURALE FA RIFERIMENTO ALLA CAPACITA’ DI RICONOSCERE I RIFERIMENTI CULTURALI CARATTERISTICI E SPECIFICI DELLA LINGUA IN OGGETTO (QUANDO SI INSEGNA UNA LINGUA, PARALLELAMENTE SI INSEGNA LA CULTURA DEL POPOLO CHE LA ADOTTA). 02. Che cosa si intende per "competenza interazionale"? Da web: La competenza interazionale è una sottocompetenza comunicativa che fa riferimento al rispetto dei rituali della comunicazione e comprende: formule di apertura e chiusura della comunicazione, di saluto, di congedo, rispetto dei turni di parola, pause, ecc. Per "competenza interazionale" si intende il rispetto dei rituali di comunicazione e comprende le formule di apertura e di chiusura della comunicazione, il cambio dei turni nell’interazione e il ruolo del silenzio. LA COMPETENZA INTERAZIONALE FA RIFERIMENTO ALLA CAPACITA’ DI GESTIRE I RITUALI DI COMUNICAZIONE (LE FORMULE DI APERTURA E DI CHIUSURA DELLA COMUNICAZIONE, IL CAMBIO DEI TURNI NELL’INTERAZIONE) E IL RUOLO DEL SILENZIO. 03. Che cosa si intende per "competenza sociolinguistica"? Da web: La competenza sociolinguistica è una sottocompetenza comunicativa che fa riferimento alle varietà linguistiche di un repertorio. La lingua varia a seconda del tempo (varietà diacronica), dello spazio (varietà diatopica), della situazione comunicativa (varietà diafasica), del gruppo sociale di riferimento (varietà diastratica) e del mezzo (varietà diamesica). Per "competenza sociolinguistica" si intende il rispetto delle varietà linguistiche di un repertorio. LA COMPETENZA SOCIOLINGUISTICA È RELATIVA AL RISPETTO, UTILIZZO E COMPRENSIONE DELLE VARIETA’ LINGUISTICHE DI UN REPERTORIO (LA LINGUA CHE USIAMO DAL MEDICO E’ DIVERSA DA QUELLA CHE USIAMO CON UN AMICA). 04. Che cosa si intende per "competenza pragmatica"? Da web: La competenza pragmatica è una sottocompetenza comunicativa che fa riferimento alla comprensione ed alla produzione degli scopi dei messaggi linguistici. Ad esempio: se sento caldo e voglio che qualcuno apra la finestra ho due modi per comunicarlo: chiedere esplicitamente che venga aperta la finestra, oppure esclamare "Che caldo!" sfruttando, in questo modo, l'empatia. Per esempio sete ----) chiedere acqua o dire che sete! Per "competenza pragmatica" si intende la produzione e la comprensione degli scopi dei messaggi linguistici. LA COMPETENZA PARAGMATICA FA RIFERIMENTO ALLA PRODUZIONE E ALLA COMPRENSIONE DEGLI SCOPI COMUNICATIVI DEI MESSAGGI LINGUISTICI. 05. Che cosa si intende per "competenza linguistica"? Da web: La competenza linguistica è una sottocompetenza comunicativa che consiste nel recepire e produrre correttamente i messaggi linguistici, dal punto di vista fonologico,

morfologico, sintattico, morfosintattico, lessicale e testuale. Consiste nel comprendere e produrre correttamente gli enunciati. Per "competenza linguistica" si intende il recepire e produrre correttamente i messaggi linguistici ed è relativa alla fonologia, alla morfosintassi, al lessico, alla testualità e all'ortografia. PER COMPETENZA LINGUISTICA SI INTENDE UNA CONOSCENZA DEL SISTEMA LINGUISTICO CHE IL PARLANTE NATIVO DI UNA LINGUA POSSIEDE. E’ la più importante delle competenze.

06. Che cosa si intende per "competenza comunicativa"? Da web: Il concetto di competenza comunicativa è stato formulato da Hymes negli anni '70 e si riferisce alla capacità di fare fronte ad un evento comunicativo in maniera soddisfacente. È la capacità del parlante di comunicare all'interno di un contesto, è la cosiddetta "lingua in situazione". Si scompone in sottocompetenze legate da rapporti di interreprocità e interdipendenza quali: competenza linguistica, pragmatica, sociolinguistica, interazionale e culturale. Per "competenza comunicativa" si intende la capacità di comunicare in lingua all’interno di una situazione definita. LA COMPETENZA COMUNICATIVA SI TRADUCE NEL SAPERE LA LINGUA E NEL SAPER FARE LINGUA, QUINDI UNA CONOSCENZA DELLA LINGUA COME SISTEMA DI REGOLE MA ANCHE DEGLI SCOPI DELLA COMUNICAZIONE. **Lezione 003

  1. Che cosa si intende per "interlingua"?** Da web: L'interlingua è una fase acquisizionale della lingua di arrivo. La nozione di interlingua, formulata da Selinker, dà atto che le prime produzioni di una lingua di un apprendente, anche spontaneo, non sono una serie di errori e frasi sbagliate, ma un sistema governato da regole, che corrispondono solo in parte alla lingua di arrivo. Nelle prime fasi di sviluppo dell'interlingua si riscontrano elementi comuni a tutti gli apprendenti, in maniera generalizzata, che consistono nell'apprendimento di parole isolate e di regole grammaticali che legano i morfemi. I primi atti comunicativi prodotti riguardano: i nomi propri, nomi di luogo, espressioni per attirare l'attenzione, formule interazionali, di descrizione e valutazione, in riferimento agli oggetti ed altri usi vari. Per "interlingua" si intende una lingua che viene sviluppata da un discente che sta imparando una seconda lingua ma non l'ha ancora pienamente acquisita; questo sistema è governato da regole precise, corrispondenti solamente in parte a quelle della lingua d’arrivo. PER INTERLINGUA SI INTENDE UN SISTEMA LINGUISTICO PROVVISORIO, INTERMEDIO TRA L1 E L2, CHE SI FORMA PROGRESSIVAMENTE CON L’ACQUISIZIONE DELLA L2. L’ACQUISIZIONE DI NUOVE REGOLE E STRUTTURE RIDIMENSIONA E RIDISEGNA CIO’ CHE ERA STATO APPRESO PRECEDENTEMENTE. **Lezione 005
  2. Quali sono le caratteristiche della fase "prebasica"?** Da web: La fase prebasica è una fase acquisizionale della lingua. I primi output di lingua, tipici di questa fase, si caratterizzano per l'organizzazione nominale dell'enunciato, che si presenta breve, elementare e ruotante attorno a parole chiave. Il parlante in questa fase non dispone di buona autonomia comunicativa. Gli enunciati, a volte monorematici, non hanno verbi, presentano errori e non dimostrano consapevolezza morfologica, le classi di parole vengono confuse, il linguaggio è quasi formulaico, il lessico di sopravvivenza con alto valore pragmatico. Presenta una costruzione nominale degli enunciati, il lessico è di sopravvivenza e le parole presentano un’altissima funzionalità legata agli atti comunicativi

Lezione 006

01. Qual è la differenza fra sillabo e curricolo? Il sillabo è l'elenco dettagliato dei materiali previsti in un corso. Il curricolo invece è un'integrazione del programma che, oltre a prevedere un sillabo linguistico e culturale, prende in considerazione molti altri aspetti, quali gli obiettivi specifici del corso e quali metodologie applicare. Il curricolo quindi prevede anche le modalità di raggiungimento dei contenuti previsti, quali sono i punti di raccordo con altri settori e discipline, e si regola sulle quattro abilità di base e di quelle integrate. Mentre il sillabo è un elenco dettagliato (lessicale, tematico, funzionale, morfosintattico, pragmatico), il curricolo integra il programma (attraverso mete educative e specifiche, obiettivi specifici - processi e contenuti-, modelli operativi, tecniche didattiche, glottotecnologie) con un corpus linguistico e culturale, aggiungendo le indicazioni metodologiche per la didattica e per la verifica e dei punti di raccordo eventuali con altre discipline e con altri settori. il curricolo è ‘il manifesto glottodidattico’ che riunisce mete educative, indicazioni metodologiche e obiettivi specifici il sillabo dovrebbe costituire la descrizione dei contenuti degli interventi formativi ed essere alla base della costruzione di un qualsiasi materiale per l’insegnamento; è uno strumento operativo fondamentale e costituisce una forte scelta politica perché permette di effettuare una selezione, una sequenzialità e una graduazione dei contenuti. **Lezione 007

  1. Cosa si intende per "diatopia"? Identificare almeno due esempi diversi da quelli proposti nel corso** Da web: Per "diatopia" si intende la differenza di lingua rispetto al luogo in cui viene parlata. Tratti diatopicamente marcati possono essere anche la pronuncia tra italiano meridionale e settentrionale. Un esempio può essere "ancora viene" per intendere "non è ancora arrivato" che si usa a Pescara ma non a L'Aquila. Un altro esempio può essere "cornetto" che nell'Italia meridionale si usa per intendere croissant, a cui si riferisce nell'Italia settentrionale con il termine "brioss", o allo stesso modo anche i termini "mollica" e "pangrattato". La "diatopia" è una variabile sociolinguistica relativa al mutare dei fatti linguistici nello spazio, secondo una prospettiva geografica (quindi la considerazione della diversa provenienza o posizione geografica del parlante osservabile nel sistema di una lingua). 12. Cosa si intende per "diamesia"? Identificare almeno due esempi diversi da quelli proposti nel corso Da web: Per "diamesia" si intende la differenza di lingua rispetto al mezzo adoperato, quindi se scritto o parlato. Un esempio può essere "distinti saluti" che è una forma di commiato frequente nella forma scritta, ma non in quella parlata, o viceversa l'espressione "glielo passo subito" che si sente spesso nelle conversazioni telefoniche, ma non è tipico nella forma scritta. La "diamesia" è una variabile sociolinguistica relativa al mezzo materiale adottato per comunicare. Tramite questa variabile si distinguono testi orali (il dialogo) e testi scritti (monologici, pensati per raggiungere un uditorio ampio e indeterminato del tempo). 13. Cosa si intende per "diacronia"? Identificare almeno due esempi diversi da quelli proposti nel corso Da web:Per "diamesia" si intende la differenza di lingua rispetto alla variabile "tempo", per cui il linguaggio odierno è diverso da quello arcaico. Un esempio può essere la parola "missile" che oggi indica quello che una volta veniva indicato con la parola "giavellotto" o

la città che un tempo veniva appellata come "Costantinopoli" a cui ci si riferisce oggi come "Istanbul". La "diacronia" è lo studio e la valutazione dei fatti linguistici considerati secondo il loro divenire nel tempo, secondo una prospettiva dinamica ed evolutiva. PER DIACRONIA SI INTENDE LA DIMENSIONE TEMPORALE IN CUI SI COLLOCANO I FENOMENI LINGUISTICI NEL LORO CONTINUO DIVENIRE.

14. Perché le varietà linguistiche sono fondamentali nell'insegnamento? Da web: Le varietà linguistiche sono fondamentali perchè l'Italiano standard è una varietà che non esiste. Pertanto, per trasmettere agli apprendenti la lingua in tutti i suoi aspetti peculiari è bene soffermarsi sulle varietà linguistiche. Le varietà linguistiche sono fondamentali nell'insegnamento per stabilire uno specifico contesto comunicativo e un significato da trasmettere da un emittente ad un ricevente, ricercando la forma più idonea per realizzare questo obiettivo. L'insegnante dovrà fungere da coordinatore, permettendo a tutti di esprimersi e con cautela opererà le correzioni. 15. Cosa si intende per "diastratia"? Identificare almeno due esempi diversi da quelli proposti nel corso Da web: Per diastratia si intende la differenza di lingua rispetto ad un gruppo sociale, che può distinguersi per età, sesso, grado di istruzione, ecc. Esempi si possono trarre dal linguaggio giovanile per cui "marinare la scuola" utilizza la parola "bigiare" in Lombardia o "tagliare" nel sud Italia, oppure rendere il concetto di "eccitazione sessuale" con il termine "arrapescion". La "diastratia" è una variabile sociolinguistica che dipende dalla situazione dei parlanti: provenienza socio-culturale, età, sesso, livello di istruzione. 16. Cosa si intende per "diafasia"? Identificare almeno due esempi diversi da quelli proposti nel corso Da web: Per diafasia si intende la differenza di lingua rispetto all'ambito e alla situazione in cui si utilizza la lingua. Esempi possono essere "morire" reso con "lasciarci le penne" oppure "dipartire", o parlare di un "poliziotto" dicendo "sbirro". La "diafasia" è una variabile sociolinguistica determinata dal mutare della situazione nella quale il parlante si trova a comunicare: il contesto, gli interlocutori, le circostanze o le finalità della comunicazione. 17. Quali sono le dimensioni di variazione della lingua? Da web: Ogni lingua è fatta di varianti e variabili sociolinguistiche. Questo significa che un individuo può svelare la propria età, il periodo storico in cui si trova, il sesso e il gruppo sociale di appartenenza attraverso la pronuncia, il lessico, lo stile, ecc. Le dimensioni di variazione della lingua sono: diatopica, relativamente al luogo; diacronica, relativamente al tempo, diafasica, relativamente alla situazione; diastratica, relativamente al gruppo sociale; diamesica, relativamente al mezzo. LE DIMENSIONI DI VARIAZIONE SECONDO LA SOCIOLINGUISTICA SONO L’ASSE TEMPORALE (VARIAZIONE DIACRONICA), L ‘ ASSE GEOGRAFICO (VARIAZIONE DIATOPICA), L’ASSE DELLA STRATIFICAZIONE SOCIALE ( VARIAZIONE DIASTRATICA) , L’ASSE DEL CONTESTO SITUAZIONALE (DIAFASICA) E INFINE L ‘ASSE DEL MEZZO DI COMUNICAZIONE USATO (DIAMESICA) **Lezione 008

  1. Quali sono le principali condizioni di disomogeneità in un corso?** Da web: Le principali condizioni di disomogeneità di un corso dipendono dai corsisti, specialmente in riferimento all'età, alla motivazione, agli interessi, al retroterra culturale, alla lingua di provenienza e al livello linguistico, sia per quanto riguarda le conoscenze metalinguistiche (sapere la lingua) che per le competenze comunicative (abilità

02. Che cos'è l'intercomprensione e come agisce sull'insegnamento? Da web: L'intercomprensione è una competenza comunicativa basata su un'interazione che avviene tra lingue diverse, attraverso modalità, canali e mezzi differenti. E' una disciplina ancora poco esplorata che consiste nel considerare le lingue non per compartimenti stagni o blocchi separati ma con strutture simili ed in contatto tra loro. L'approccio didattico che ne deriva favorisce questo tipo di comunicazione, quindi si tratterebbe di studiare come applicare un processo spontaneo. L'intercomprensione rompe le barriere a favore di un approccio didattico plurilingue. Con il termine “intercomprensione” si designa il fenomeno che ha luogo quando due persone comunicano tra loro con successo parlando ciascuno nella propria lingua. L'apprendimento delle lingue è solo ricettivo: si impara a capire la lingua e non a produrre enunciati nella lingua stessa **Lezione 010

  1. Illustrare il parametro dell'effettività** Da web: L'effettività è un principio regolativo del testo, insieme all’efficienza e all’appropriatezza e consiste nella capacità del messaggio di rimanere nella mente del destinatario e di produrre delle condizioni favorevoli rispetto al raggiungimento di un fine pratico. 02. Che cos'è un testo? Da web: Un testo rappresenta un messaggio che articolandosi su un unico tema presenta le caratteristiche dell'unità e della completezza in rapporto a chi lo riceve e lo produce. Un testo risponde a principi costituenti e regolativi. 03. Illustrare il parametro dell'interattività Da web: L'interattività è un principio costituente del testo, che consiste nel rapporto tra testo presente e altri testi assenti. Serve molto alla comprensione del testo. Rosso di sera.. 04. Illustrare il parametro dell'appropriatezza Da web: L'appropriatezza è un principio regolativo del testo, che consiste nella capacità di rispettare gli aspetti testuali connessi con il genere, la tipologia, con il pubblico e con l'evento comunicativo. 05. Illustrare il parametro della coesione Da web: La coesione è un principio costituente del testo, che consiste nel rapporto grammaticale e nel modo in cui sono collegati i vari componenti di un testo. E' garantita dalle forme sostituenti, che segnalano la continuità tematica, e dai segnali discorsivi. 06. Illustrare il parametro della coerenza Da web: La coerenza è un principio costituente del testo, che consiste nella continuità semantica. Riguarda la connessione tra i contenuti presenti in un testo ed i rapporti logici sul piano semantico. 07. Illustrare il parametro dell'informatività Da web: L'informatività è un principio costituente del testo, che esprime la densità informativa di un testo che può essere una novità sul piano semantico o un elemento già noto. 08. Illustrare il parametro dell'efficienza

Da web: L'efficienza è un principio regolativo del testo che informa sulla buona produzione testuale rispetto ad un evento comunicativo o ad una situazione.

09. Illustrare il parametro della situazionalità

Da web: riguarda la corretta collocazione del testo rispetto a un evento

comunicativo.

Lezione 014

01. Illustrare le specificità della ricerca condotta sull'insegnamento della punteggiatura Da web: Considerando che la punteggiatura è vista come un aspetto marginale dell'insegnamento dell'italiano, anche nella manualistica, e che molti docenti riducono la punteggiatura al parlato, la ricerca condotta ha avuto come obiettivo quello di indagare sulle pratiche più diffuse relative all'insegnamento della punteggiatura e la percezione da parte dei docenti di lingua italiana. Il campione preso in esame è stato di 600 docenti di lingua italiana come L1, L2 e LS di provenienza eterogenea anche dal punto di vista del grado di istruzione. Al campione è stato proposto un questionario. Oltre alle domande di autoanalisi delle proprie competenze, le domande vertevano sull'utilizzo della punteggiatura e sulle strategie e tecniche di insegnamento. Secondo i docenti, gli alunni hanno una scarsa preparazione e la punteggiatura andrebbe insegnata alla scuola primaria. I segni più complicati da insegnare sono la virgola e il punto e virgola. L'insegnamento della punteggiatura non viene considerato di grande importanza e metà campione ritiene di avere scarsa competenza sull'argomento. Ambito non ritenuto in sufficiente considerazione, anche se le lacune degli studenti sono evidenziate. La punteggiatura viene relegata alle tecniche di insegnamento di lettura enfatica e trascrizione del parlato. La punteggiatura, rispetto alla lettura e alla scrittura di un testo, è polifunzionale: svolge una funzione prosodica, conferendo ritmo al testo, aiuta a regolare l’intonazione, gerarchizza un testo a livello logico-sintattico e può esprimere una marcatezza testuale. Il contesto della ricerca ha riguardato un campione composto da 600 insegnanti di italiano di scuole ed enti pubblici o privati e a diversi cicli d’istruzione, intercettato sulla base della banca dati del Centro Interculturale della Città di Torino. La ricerca ha per oggetto due elementi: la punteggiatura e gli insegnanti. Lo scopo dell’indagine è l’analisi della posizione dei docenti di vari ordini e livelli nei confronti della punteggiatura e dell’insegnamento della stessa, nel momento in cui si scrive e in riferimento al quadro istituzionale e scolastico attuale. Proporre un questionario ai docenti è sembrato lo strumento più adatto e l' idea è sorta dal fatto che l’utilizzo di questi è spesso dato per scontato. **Lezione 017

  1. Illustrare l'ipotesi di identità** Da web: L'ipotesi di identità riguarda l'argomento dell'influsso della lingua madre nell'apprendimento di una L2 o LS. Fino agli anni '50 la lingua materna di un apprendente era ritenuta come centrale nell'apprendimento di una seconda lingua, sia in negativo che in positivo. Storicamente l'interferenza è stata considerata come negativa, perchè a questo processo si attribuiva la causa degli errori in L2. Considerazione smentita dai morpheme studies che hanno dimostrato come gli errori generati da lingua madre sono solo il 5% degli errori totali commessi dai bambini e il 10-20% degli errori totali commessi dagli adulti. Il ruolo della L1 è stato quindi fortemente ridimensionato e ritenuto marginale dai sostenitori dell'ipotesi di identità, che concepisce come uguali i processi di acquisizione di L1 e L2.

Da web: Le principali strategie di apprendimento sono: il ricorso al modello della L1 – transfer da L1; la strategia della parola chiave, modalità che si basa su poche parole, su routine che attivano la comprensione; la strategia lessicale, in base alla quale ciò che dovrebbe essere espresso con morfemi legati viene espresso con morfemi liberi; la strategia isolante, in base alla quale i lessemi vengono trattati come se fossero invariabili; le strategie agglutinanti, per cui i morfemi non si fondono e si aggiungono alla base; le strategie analitiche, per cui si producono perifrastiche, mettendo insieme elementi conosciuti per formare strutture sconosciute; le strategie flessive, per cui si applicano i morfemi flessibili alle basi variabili di L2; strategia di analogia, per cui si applica una regola morfologica laddove non andrebbe applicata per sovraestensione; strategie di semplificazione, che avviene quando si semplificano forme marcate di L2; e strategie di evitamento, che colpisce strutture marcate in fase di elaborazione. Lezione 020

11. Quali sono le principali tecniche glottodidattiche e come possono essere suddivise? Da web: Le tecniche glottodidattiche si suddividono per le abilità ricettive (comprensione di scritto e orale), per le abilità di produzione ed interazione (produzione scritta e orale) e per le abilità integrate (intersezione di più abilità di base). Le tecniche per le abilità ricettive sono: associazione parola-immagine, cloze, domande aperte e chiuse, riordino, griglia, associazione termini-definizione, esercizi a incastro, transcodificazione. Le tecniche per le abilità produttive sono: monologo, dialogo, role-play, scenario, drammatizzazione, messinscena, intervista, colloquio telefonico – per quanto riguarda la forma orale; post-it, scrittura guidata e autonoma, descrizioni, narrazioni, lettere, testi regolativi, definizioni e messaggistica spontanea – per quanto riguarda la forma scritta. In merito alle abilità integrate le tecniche sono: dettatura, traduzione, parafrasi, stesura di appunti. **Lezione 021

  1. Cosa si intende per "polirematica"?** Da web: Le polirematiche sono insiemi di parole che veicolano un significato differente o parzialmente diverso rispetto alla somma pura dei costituenti. Queste unità superiori si riferiscono a una conoscenza enciclopedica della lingua che rimanda a referenti esterni. Ci si riferisce alle polirematiche anche con le etichette di "lessemi complessi", "parole complesse" e "parole sintagmatiche", rivolgendo l'attenzione alla componente semantica o morfosintattica. Le polirematiche si riscontrano sia nelle microlingue che nel linguaggio di uso comune. **Lezione 022
  2. Illustrare le specificità della ricerca sull'apprendimento della fonologia per mezzo di attività TPR** Da web: La procedura TPR (total physical response) prevede un ordine impartito dall'insegnate a cui segue una risposta fisica da parte dell'apprendente. Si tratta di una tecnica dell'imitazione articolatoria basata sull'osservazione delle mani dell'insegnante. La sperimentazione in materia di fonologia ha coinvolto insegnanti di italiano come L2 che attraverso la posizione delle mani hanno riprodotto la cavità orale, il movimento della lingua e mimato la posizione delle labbra. Gli apprendenti avevano così la possibilità di imitare l'articolazione corretta dei fonemi, evitando il ricorso alla microlingua settoriale. Obiettivo della sperimentazione si è tradotto nella verifica dell'acquisizione di una parte

dell'inventario fonologico dell'italiano circoscritto ad alcuni fonemi in particolare. I corsisti, sottoposti a 60 ore di corso, è stato chiesto di registrare l'audio di 10 parole. Un gruppo nativo di controllo ha successivamente ascoltato le registrazioni e valutato il livello di accettabilità. Il gruppo di controllo, sottoposto ad un corso normale, che aveva prodotto anche le registrazioni audio, è risultato come non nativo, mentre il gruppo sperimentale è stato giudicato come nativo/locale. I risultati della sperimentazione sono soddisfacenti e la tecnica ha incrementato la competenza metalinguistica degli apprendenti. Lezione 023

01. Quali sono le criticità dei corsi di italiano L2 rivolti ad apprendenti vulnerabili? Da web: Le criticità dei corsi di italiano L2 rivolti ad apprendenti vulnerabili consistono nella disomogeneità del gruppo di corsisti (relativamente ad età, sesso, contesto di provenienza, lingue materne e straniere, scolarizzazione, condizione abitativa, ecc.), nell'inadeguatezza delle strutture in cui si svolgono i corsi, spesso adattate, nell'assenza di inquadramento professionale da parte dei docenti e di una formazione glottodidattica specifica, nell'assenza di sillabo e materiali, nell'impostazione didattica spesso rivolta alla risoluzione di problemi, nella mancanza di tempo dei corsisti, che spesso sono impegnati in attività amministrative, ma è soprattutto la mancanza di motivazione un aspetto critico di questi corsi, molti dei corsisti non sono realmente interessati ad imparare la lingua perchè intendono stare in Italia solo provvisoriamente. 02. Che cosa si intende per "isola linguistica? Da web: L'isola linguistica si verifica se all'interno di un ambiente L2, il parlante non parla la L2, ma ricorre all'uso di una lingua franca. Ad esempio si creano situazioni di isole linguistiche con gli studenti in mobilità che vengono in Italia ma parlano in inglese, perchè non hanno la necessità di esprimersi in L2. I corsisti in questo caso ricorrono ad una lingua diversa dalla L2 per comunicazioni quotidiane, vivendo una situazione di isolamento rispetto all'ambiente esterno. **Lezione 027

  1. Illustrare il rapporto fra oralità e scrittura** Da web: Ogni scrittura ha delle forme di segmentazione, ossia di separazione tra una parola e un'altra, come nel nostro caso lo spazio, e la punteggiatura; mentre nel parlato avviene una pausa alla fine della parola, ma in effetti il flusso del parlato è continuo. L'oralità non viene quasi mai intaccata dalla scrittura, ma la scrittura può essere intaccata dall'oralità, perchè se la nostra lingua cambia nel parlato allo cambierà anche nella scrittura. La scrittura è un mezzo per la trasposizione del parlato, ma ha delle regole ben precise, legate alla tradizione scrittoria. Mentre la lingua si acquisisce naturalmente, non si impara a scrivere in maniera autonoma, ma attraverso un processo di apprendimento. 12. Quali sono i differenti tipi di sistemi scrittori? Da web: I diversi tipi di sistemi scrittori sono quello alfabetico, logografico e sillabico. Il sistema alfabetico discrimina il significante, ossia trascrive la forma fonetica delle parole, a ogni segno corrisponde un suono, è il caso della lingua italiana. Il sistema logografico discrimina i significati, anzichè trascrivere la forma fonetica, trascrive la parola stessa che viene poi pronunciata, quindi ad ogni segno corrisponde un concetto, è il caso della lingua cinese. Il sistema sillabico è una copia di un modello, come nel caso del latino e del greco in cui è stato è stato copiato il carattere di modello scrittorio, o nel caso del cherokee, la copia di un'idea, dato che si è generato grazie alla scoperta della scrittura occidentale da

l'apprendente eserciterebbe una forma di impalcatura delle strutture linguistiche. La lingua scritta, così come quella parlata, non può prescindere da un processo di semantizzazione dell'inventario fonosillabico. Secondo la teoria non è corretto focalizzarsi solo sui significanti, siano essi di natura grafica o fonica, ma in tema di apprendimento è fondamentale il ruolo del significato. In merito a questa teoria, conferme sono arrivate da indagini che hanno dimostrato che i metodi globali, che operano sul significato risultano maggiormente validi rispetto ad altre metodologie. Lezione 033

11. Illustrare il metodo montessoriano Da web: Il metodo montessoriano parte dal concetto che ogni studente ha i suoi tempi di apprendimento. Anche il momento del silenzio viene considerato come una fase dell'apprendimento, in cui si mette in atto la competenza passiva e si fa propria l'azione didattica prima di tradurla. A livello metodologico Maria Montessori utilizzava degli strumenti peculiari come i regoli o le lettere in legno, attraverso le quali si formavano le parole, partendo dal proprio nome. 12. Come funzionano i metodi globali? Da web: Con i metodi globali l'alfabetizzazione avviene sulla base dei significati. Si parte dalla parola intesa come unità minima per arrivare alla frase come unità complessa. La parola è concepita come unità semplice, veicolo di significato, mentre le sillabe o le lettere sono unità astratte perchè prive di valore semantico. Il processo è deduttivo: dal generale per arrivare al particolare. Tra i metodi globali più conosciuti si annovera la strategia freiriana. 13. Come funzionano i metodi fonetici? Da web: I metodi fonetici discrimina i significanti, le lettere o le sillabe, trattando come oggetto di insegnamento la parola nella sua realizzazione piuttosto che nel suo significato (come avviene per i metodi globali). Le sillabe e le lettere sono considerate come unità minime, le parole come unità complesse. Il processo è induttivo, perchè si procede dal particolare al generale. E' il metodo attualmente più utilizzato nelle nostre scuole. 14. Illustrare il metodo TPR Da web: Il metodo total physical response consiste nel rispondere ad un input del docente con un movimento del corpo, quindi si basa sull'associazione del movimento alla lingua. Questo sistema, utilizzato anche nella ludo didattica, può consistere anche nella riproduzione manuale della produzione fonetica. 15. Illustrare il metodo freiriano Da web: Il metodo Freire è un metodo globale di grande prestigio. Paulo Freire, l'ideatore, concepiva l'alfabetizzazione come presa di coscienza e modalità per accedere alla conoscenza. L'apprendimento avviene attraverso frasi brevi costituite da parole semplici molto impattatanti per la vita del soggetto, o del gruppo classe, definite come "parole generatrici". Il metodo si contraddistingue anche per l'assenza di verticalità fra insegnante e studenti. **Lezione 035

  1. Cosa si intende per CALP?** Da web: Per CALP si intende Cognitive Academic Language Proficiency, quindi la padronanza della lingua accademica

12. Cosa si intende per BICS? Da web: Per BICS si intende Basic Interpersonal Communicative Skills, quindi padronanza comunicativa 13. Cosa si intende per italiano accademico? Da web: L'italiano accademico è una lingua che si utilizza in eventi comunicativi inseriti nel contesto accademico. Non è semplicemente la lingua dello studio, ma un linguaggio adottato dalla comunità accademica che si caratterizza per essere trasversale alle varie discipline, è ibrida perchè presenta elementi delle microlingue scientifiche e del linguaggio formale-burocratico, è diversa dalla lingua quotidiana, è caratterizzata dalla formalità e da un rapporto asimmetrico tra i soggetti interessati allo scambio comunicativo. 14. Quali sono i descrittori per l'italiano accademico? Da web: I descrittori e gli indicatori per l'italiano accademico sono i principi costituenti di un testo, ossia: coerenza, coesione, informatività, interattività, accettabilità, intenzionalità e situazionalità, e sono anche i principi regolativi di efficacia, effettività e appropriatezza. 15. Illustrare le fasi della sperimentazione relativa ai descrittori per l'italiano accademico Da web: La ricerca è partita dalla domanda "come si fa a redigere un testo accademico?". Si è creato un formato didattico proposto ad un campione che è stato didattizzato su indicatori e descrittori ed ha al termine elaborato dei testi oggetto di autovalutazione e valutazione da parte di un gruppo di controllo. Il gruppo sperimentale, composto da 75 studenti, di cui 23 stranieri, ha seguito un corso di 32 ore. Il gruppo di controllo, composto da 25 studenti, di cui 6 non nativi, è stato sottoposto ad un corso più generico. Una volta redatti 15 testi sono stati valutati i principali errori, le strategie di revisione e pianificazione. Il gruppo di controllo ha commesso più errori relativamente ai principi di coerenza, coesione e riguardo i salti logici. In conclusione, si può parlare di didattica del linguaggio accademico, senza necessariamente dover distinguere tra L1 e L2; gli errori dei nativi sono simili agli errori dei non nativi con livello superiore al B2; si rileva la presenza di descrittori ed indicatori dell'italiano accademico all'interno della letteratura scientifica. **Lezione 036

  1. Cosa si intende per "microlingua"?** Da web: Una microlingua è una varietà specialistica di lingua adoperata per evitare ambiguità nella comunicazione. Viene utilizzata in campo professionale e scientifico e non è padroneggiata da coloro che non la utilizzano. Alcuni tratti caratteristici delle microlingue sono: la precisione terminologica, la sintassi caratterizzata da ipotassi o paratassi, la neutralità emotiva. Gli scopi pragmatici sono di tipo: referenziale, quando si adopera per spiegare il funzionamento di fenomeni o meccanismi; regolativo, quando si prescrivono istruzioni e procedure; metalinguistico, quando si chiariscono specificità terminologiche. Generalmente non si impiegano frasi relative e sintagmi nominali complessi, si nominalizza al posto di usare i verbi, si predilige la forma passiva e impersonale del verbo, sono presenti elementi paratestuali (ad esempio grafici, note, schemi, ecc.), il lessico è breve, monoreferenziale con uso di calchi e prestiti (dipende molto dal settore di riferimento). **Lezione 037
  2. Illustrare le fasi della sperimentazione relativa alla classificazione delle microlingue**

02. Come si tutelano le lingue di minoranza a scuola? Da web: Le lingue di minoranza a scuola possono essere tutelate in diversi modi da parte del personale docente: introducendo nella didattica un questionario sociolinguistico, non ostacolando la comunicazione in lignua etnica o di minoranza con amici o familiari, promuovendo il lessico all'interno di percorsi interculturali, favorendo la fissazione della scrittura anche in L2, esplicitando il desiderio di tutela con le famiglie degli allievi, valorizzando le lingue minoritarie in classe stimolando la curiosità e la comparazione tra sistemi linguistici. 03. Quali leggi tutelano le lingue minoritarie in Italia? Da web: Le leggi che tutelano le lingue minoritarie in Italia sono l'articolo 6 della Costituzione e la legge 482 del '99 che salvaguarda le minoranze linguistiche attraverso misure appropriate. Le lingue citate nella norma sono: l'albanese, il catalano, il tedesco, il greco, lo sloveno, il croato, il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l'occitano e il sardo. **Lezione 045

  1. Come ci si dovrebbe comportare di fronte ai femminili usati per i nomi di professione?** Da web: I femminili per i nomi di professione possono essere considerati come delle formazioni al pari dei neologismi, che non essendo familiari ai parlanti possono essere accolti più o meno favorevolmente. Indipendentemente dal grado di percezione di uso di una data parola come più o meno sessista, i parlanti accolgono meglio nomi di professione al femminile, come consigliera, sindaca, senatrice, ministra, se il contesto territoriale in cui vivono è amministrato da donne. Si tratta quindi più di una questione di uso e familiarità piuttosto che di buona o cattiva formazione. **Lezione 046
  2. Illustrare la ricerca sullo stereotipo presentata dalla Prof.Ssa Fabiana Fusco** La prof.ssa Fusco ha sottolineato nella sua intensa e anche divertente relazione (per i gustosi esempi riportati da vari contesti) l’importanza di occuparsi del linguaggio, che è l’essenza stessa della mentalità e del pensiero, evitandone i “maschilismi”, le sgrammaticature e gli stereotipi, poiché «è dal linguaggio che nasce il mondo». «Oggi che le donne rappresentano la maggioranza della popolazione scolastica in tutti gli ordini di studi - ha esordito la prof.ssa Priulla – , è difficile immaginare che per secoli la cultura sia stata loro preclusa. Esse sono state costantemente rappresentate in termini di diversità fisica, intellettuale, caratteriale, destinata a tradursi in inferiorità. L’istruzione femminile è stata una conquista ardua, come ogni diritto delle donne che abbia a che fare con il loro ingresso nello spazio pubblico – ha poi ricordato la docente – e i tentativi di escludere il genere femminile sia dall’accesso alla cultura sia, ancor di più, dalla produzione di cultura, è un atteggiamento diffuso dei poteri maschili a tutti i livelli che costantemente si ripropone nella storia». Fabiana Fusco, docente di linguistica all’Università di Udine, ha presentato il suo libro “ La lingua e il femminile nella lessicografia italiana tra stereotipi e (in)visibilità”. Lo studio costituisce una riflessione sugli usi che, giorno dopo giorno, facciamo di talune parole e di talune espressioni logore e stereotipate riflesse nei vocabolari italiani e da lì diffuse. Dopo aver illustrato alcune tematiche generali relative al genere femminile e allo stereotipo di genere nella lingua italiana, la ricerca focalizza l’attenzione sugli aspetti di sessismo linguistico che mostrano

delle dissimetrie di trattamento dei significati attribuiti agli uomini e alle donne. Osservatorio privilegiato sono i dizionari che, mirando a descrivere l’impiego della lingua, si configurano come strumenti di conoscenza non solo linguistica. L’obiettivo è di passare in rassegna le forme e i contenuti dei lemmi riconducibili alla donna decostruendo l’architettura ordinata propria di un dizionario e seguendo un percorso di parole femminili, focalizzato su una selezione tematica omogenea e su una discrezione più fine dei significati. Scopriremo dunque che ministra, sindaca, ingegnera sono parole come le altre, né belle né brutte: l’unica differenza sta nel fatto che i parlanti non sono sempre abituati a pronunziarle o a scriverle. Solo continuando a discutere e far circolare i nuovi termini, attraverso grammatiche, dizionari, saggi di divulgazione linguistica e i mezzi di informazione, si potrà giungere a un cambiamento nei comportamenti linguistici. Lezione 047

01. Cosa si intende per "uso sessista della lingua"? Con l’espressione "sessismo linguistico" si fa riferimento alla nozione linguistic sexism elaborata negli anni ’60-’70 negli Stati Uniti nell’ambito degli studi sulla manifestazione della differenza sessuale nel linguaggio. Era emersa infatti una profonda discriminazione nel modo di rappresentare la donna rispetto all’uomo attraverso l’uso della lingua, e di ciò si discuteva anche in Italia soprattutto in ambito semiotico e filosofico.