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habermas e apel filosofia, Appunti di Etica

appunti di etica università di verona...ottimi

Tipologia: Appunti

2017/2018

Caricato il 10/01/2018

angelica-meneghelle
angelica-meneghelle 🇮🇹

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HABERMAS E L'ETICA DEL DISCORSO:
L’etica del discorso è stata elaborata e portata
aventi da due grandi pensatori e loso
contemporanei: Jurgen Habermas e Karl-Otto Apel.
Essendo entrambi docenti nell’Università di
Francoforte, spesso si fa riferimento alla loro losoa
pratica designandola come Nuova Scuola di
Francoforte.
Come per le teorie della giustizia sviluppatesi in
ambito anglo-americano, prima fra tutte quella di
John Rawls, Habermas accoglie la sda dei nostri
tempi e tenta la fondazione razionale dei principi
dell’agire. Habermas è noto innanzitutto per aver
elaborato insieme a Karl-Otto Apel l'Etica del
Discorso (Diskursethik) (1981), nella quale
appoggiandosi alla struttura etica di una situazione
dialogica ideale, fa riferimento alla Teoria degli atti
linguistici (1981) per denire le condizioni preliminari
del Discorso (Diskurs) libero da condizionamenti. La
dimensione linguistica della comunicazione umana
è quindi il terreno prescelto sul quale compiere il
tentativo fondazionale: in particolare la forma
dialogica dell’argomentazione manifesta alcune
caratteristiche universali implicite che possono
essere considerate la base per il raggiungimento del
consenso fra i parlanti e quindi per un possibile
accordo ponderato sui principi dell’agire nella sfera
politica.
Egli ha proposto i lineamenti fondamentali di una
teoria discorsiva della morale e della politica. Il
discorso pubblico si pone come modello di un agire
comunicativo che egli oppone all'agire strumentale
sulla scia dei maestri francofortesi. L'agire
strumentale sembra organizzato dalle logiche della
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HABERMAS E L'ETICA DEL DISCORSO:

L’etica del discorso è stata elaborata e portata aventi da due grandi pensatori e filosofi contemporanei: Jurgen Habermas e Karl-Otto Apel. Essendo entrambi docenti nell’Università di Francoforte, spesso si fa riferimento alla loro filosofia pratica designandola come Nuova Scuola di Francoforte. Come per le teorie della giustizia sviluppatesi in ambito anglo-americano, prima fra tutte quella di John Rawls, Habermas accoglie la sfida dei nostri tempi e tenta la fondazione razionale dei principi dell’agire. Habermas è noto innanzitutto per aver elaborato insieme a Karl-Otto Apel l'Etica del Discorso (Diskursethik) (1981), nella quale appoggiandosi alla struttura etica di una situazione dialogica ideale, fa riferimento alla Teoria degli atti linguistici (1981) per definire le condizioni preliminari del Discorso (Diskurs) libero da condizionamenti. La dimensione linguistica della comunicazione umana è quindi il terreno prescelto sul quale compiere il tentativo fondazionale: in particolare la forma dialogica dell’argomentazione manifesta alcune caratteristiche universali implicite che possono essere considerate la base per il raggiungimento del consenso fra i parlanti e quindi per un possibile accordo ponderato sui principi dell’agire nella sfera politica. Egli ha proposto i lineamenti fondamentali di una teoria discorsiva della morale e della politica. Il discorso pubblico si pone come modello di un agire comunicativo che egli oppone all'agire strumentale sulla scia dei maestri francofortesi. L'agire strumentale sembra organizzato dalle logiche della

tecnica e del dominio; l'agire comunicativo indica la possibilità di un'unione sociale non coercitiva, basata sul criterio di riconoscimento intersoggettivo non violento, orientato all'intesa. Habermas si concentra soprattutto sul tema della comunicazione tra gli uomini, influenzato dalla cosiddetta “svolta linguistica” e dalla “teoria del linguaggio” (sia ermeneutica, sia analitica) negli anni ’60. Al cuore della sua nuova riflessione sta un soggetto pubblico e linguisticamente strutturato in una comunità linguistica nella quale si forma la coscienza dei singoli individui. Questa “svolta” avviene soprattutto con lo scritto Teoria dell’agire comunicativo (1981), in cui è illustrata una teoria interessata al rapporto intercorrente tra il linguaggio e chi ne fa uso. In questo nuovo capitolo della sua filosofia, Habermas instaura un dialogo proficuo con Karl Otto Apel: i due autori sono convinti che chiunque partecipi a un’argomentazione razionale sensata presupponga implicitamente alcune pretese universali di validità:

  1. giustezza (Richtigkeit): ogni dialogante deve rispettare le norme della situazione argomentativa: ad esempio, ascoltare le tesi altrui o ritirare le proprie, qualora si siano dimostrate false;

  2. verità (Wahreit): ogni dialogante deve formulare enunciati esistenziali appropriati;

  3. veridicità (Wahrhaftigkeit): ogni dialogante deve essere sincero e convinto dei propri asserti;

stessi e la propria identità. Questo vale per il singolo individuo, come per le culture e le identità collettive presenti all’interno di una società pluralista.

Nell’ottica di Habermas e Apel quindi, l’etica del discorso è un’etica:

  • cognitivistica (che fonda razionalmente le norme etiche);
  • deontologica (che fa riferimento a principi inaggirabili);
  • formalistica (stabilisce principi procedurali, non contenuti);
  • universalistica (valida per tutti gli esseri dotati di ragione);
  • postkantiana (l’etica non è, kantianamente, una faccenda morale riguardante il singolo individuo, ma piuttosto una questione pubblica che coinvolge tutti i dialoganti);
  • “della responsabilità”, e non “dei principi”.

La nuova Scuola di Francoforte rappresentata da Habermas ma anche da Apel e altri, si preoccupa di prospettare ipotesi come quella della nuova pragmatica della comunicazione etica. L’ampio progetto di etica del discorso è l’invito a individuare le radici etiche del comunicare e non le sole strutture del linguaggio. L’individuo habermasiano non parte da sé e dall’affermazione dell’ego, per cercare forme di mediazioni e relazioni con l’altro, ma è direttamente immerso in una fitta rete di relazioni. Habermas rifiuta concezioni presociali dell’individuo

e teorizza l’intersoggettività socializzante, seguendo l’esempio dell’antropologa e psicologa Mead, secondo cui l’individualizzazione è possibile solo nella socializzazione. In questo senso la teoria dell’agire comunicativo costituisce una parte fondamentale della teoria di Habermas sulla modernità. E’ lo sdoppiamento fra sistema e mondo della vita (cioè fra sistemi d’azione formalmente organizzati, quali lo stato, il diritto, l’economia ecc.) che si sviluppano tramite mezzi di controllo, e mondi della vita che vengono riprodotti tramite l’agire comunicativo. La teoria dell’agire comunicativo riguarda i rapporti intersoggettivi e col mondo della socialità. L’etica del discorso è parte della razionalità comunicativa e nello stesso tempo presuppone e avvia una teoria dell’agire comunicativo. Allo sdoppiamento dei mondi, Habermas fa corrispondere due paradigmi della storia, una duplice razionalità: la razionalità strumentale del sistema (economia, stato) e la razionalità comunicativa del mondo della vita, vale a dire la sfera privata e l’opinione pubblica. A questo punto Habermas opera una distinzione tra etica e morale. L’etica riguarda la contestualità storica, la conflittualità sociale, il mondo della vita in cui norme e valori non sono differenziati e l’esistenza delle norme coincide con la loro validità. La morale presuppone, invece lo sganciamento del mondo sociale dalla corrente delle ovvietà culturali. Rappresenta il momento della messa in dubbio, della presa di distanza dalla socialità, dall’applicazione delle regole del discorso, della discussione sulla validità delle norme esistenti.