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Il Pregiudizio sull'Handicap: Analisi Psicologica e Sociale - Prof. Lascioli, Sintesi del corso di Pedagogia

Riassunto del libro 'Handicap e pregiudizio' per prepararsi all'esame di Angelo Lascioli nella materia di Pedagogia speciale.

Tipologia: Sintesi del corso

2018/2019

Caricato il 28/02/2019

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elisa_faustini 🇮🇹

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HANDICAP E PREGIUDIZIO – Le radici culturali
CAP. 1 - PREGIUDIZIO
1. Il PREGIUDIZIO è un “potere” agito subito. Chi lo agisce allo stesso tempo lo subisce
nei termini della riduzione della possibilità di comprendere la realtà. Chi lo subisce allo stesso
tempo lo agisce portandone il peso, assumendone i contorni e le deformità. È il soggetto che
ha il pregiudizio ma è un attore che ne subisce le conseguenze perché ne sono vittime
(riduzione della possibilità d’incontro con l’altro).
Potere del pregiudizio -> azione limitante, attiva e passiva. “potere” dell’uomo sull’uomo.
2. IL PREGIUDIZIO è una forma del “non vedere” – riessione etica riguardante il “dover
essere” dell’Io, del Tu e del reale.
Nella dicile distinzione tra realtà e illusione, il pregiudizio è la maschera confezionata dalla
ragione stessa o per altri quando la diversità non è compresa ma scartata. Quando non si
riesce a capire che siamo tutti uguali.
3.Il termine PREGIUDIZIO signica giudizio anticipato, prima del tempo, prima di aver
pensato, conosciuto, riettuto abbastanza.
Processo di pensiero dal quale emerge un’idea frettolosa, superciale, preconcetta. Avere un
pregiudizio vuol dire non aver riettuto abbastanza, essere stati superciali, non aver preso in
considerazione i vari aspetti di una questione, le cui conseguenze sono lo sviluppo di errate o
infondate convinzioni riguardanti la realtà o le persone.
Alcuni pregiudizi non si fondano su evidenze certe ma su “a priori” (e condizionano le nostre
coscienze)
Pregiudizio non è un giudizio arettato ma è qualcosa che viene prima del giudizio rendendo il
giudizio falso, malsano, non veritiero.
4. Avere pregiudizi signica: essere stati superciali con conseguente sviluppo di idee o
convinzioni lontane dalla realtà riguardo cose o persone.
5. Dierenza tra Opinio praeiudicata e prae-iudicium:
Opinio praeiudicata (opinione preconcetta, contaminata dal pregiudizio) ->
ragionamento o congettura inconsistente in quanto riette pensieri e logiche date a priori.
Eetto del giudizio anticipato.
Sono qualcosa cosa che vediamo negli altri = eetto pregiudizio. La persona che emette
l’opinio non lo fa in modo consapevole.
Prae-iudicium (pregiudizio). Rinvio a ciò che viene prima del giudizio. A- priori – strutture
di distorsione del senso su cui poggia la presunta bontà di quelle aermazioni che anche
nel momento in cui sono condivise da molte persone non sono altro che espressione di altri
pregiudizi. Dobbiamo cercare il pregiudizio fuori dall’ambito della coscienza soggettiva.
6. Reciprocità dei pregiudizi: a pregiudizio corrisponde pregiudizio (es. bianchi-neri,
maschi-femmine). Questa reciprocità non ha fondamento per i gruppi di abili e disabili ->
unica direzione = asimmetria
Pregiudizio sull’handicap: capire quali siano le strutture di signicato che incanalano la
riessione e il pensiero nella direzione della formulazione dei pregiudizi.
7. Rimedio: consisterebbe bel correggere i modi con cui il pensante formula i suoi giudizi,
insegnandoli a procedere più lentamente, a raccogliere con cura le informazioni e ad attenersi
ai fatti e non alle opinioni. Darsi il giusto tempo per riettere prima di emettere qualsiasi
giudizio.
La psicologia sociale e in particolare Allport (the Nature of Prejudice) individua nel pregiudizio
almeno 3 componenti intrinseche:
a. Motivazionale
b. Cognitiva
c. Comportamentale
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HANDICAP E PREGIUDIZIO – Le radici culturali

CAP. 1 - PREGIUDIZIO

1. Il PREGIUDIZIO è un “potere” agito subito. Chi lo agisce allo stesso tempo lo subisce nei termini della riduzione della possibilità di comprendere la realtà. Chi lo subisce allo stesso tempo lo agisce portandone il peso, assumendone i contorni e le deformità. È il soggetto che ha il pregiudizio ma è un attore che ne subisce le conseguenze perché ne sono vittime (riduzione della possibilità d’incontro con l’altro). Potere del pregiudizio -> azione limitante, attiva e passiva. “potere” dell’uomo sull’uomo. 2. IL PREGIUDIZIO è una forma del “non vedere ” – riflessione etica riguardante il “dover essere” dell’Io, del Tu e del reale. Nella difficile distinzione tra realtà e illusione, il pregiudizio è la maschera confezionata dalla ragione stessa o per altri quando la diversità non è compresa ma scartata. Quando non si riesce a capire che siamo tutti uguali. 3.Il termine PREGIUDIZIO significa giudizio anticipato , prima del tempo, prima di aver pensato, conosciuto, riflettuto abbastanza. Processo di pensiero dal quale emerge un’idea frettolosa, superficiale, preconcetta. Avere un pregiudizio vuol dire non aver riflettuto abbastanza, essere stati superficiali, non aver preso in considerazione i vari aspetti di una questione, le cui conseguenze sono lo sviluppo di errate o infondate convinzioni riguardanti la realtà o le persone. Alcuni pregiudizi non si fondano su evidenze certe ma su “a priori” (e condizionano le nostre coscienze) Pregiudizio non è un giudizio affrettato ma è qualcosa che viene prima del giudizio rendendo il giudizio falso, malsano, non veritiero. 4. Avere pregiudizi significa : essere stati superficiali con conseguente sviluppo di idee o convinzioni lontane dalla realtà riguardo cose o persone. 5. Differenza tra Opinio praeiudicata e prae-iudicium:

  • Opinio praeiudicata (opinione preconcetta, contaminata dal pregiudizio) -> ragionamento o congettura inconsistente in quanto riflette pensieri e logiche date a priori. Effetto del giudizio anticipato. Sono qualcosa cosa che vediamo negli altri = effetto pregiudizio. La persona che emette l’opinio non lo fa in modo consapevole.
  • Prae-iudicium (pregiudizio). Rinvio a ciò che viene prima del giudizio. A- priori – strutture di distorsione del senso su cui poggia la presunta bontà di quelle affermazioni che anche nel momento in cui sono condivise da molte persone non sono altro che espressione di altri pregiudizi. Dobbiamo cercare il pregiudizio fuori dall’ambito della coscienza soggettiva. 6. Reciprocità dei pregiudizi : a pregiudizio corrisponde pregiudizio (es. bianchi-neri, maschi-femmine). Questa reciprocità non ha fondamento per i gruppi di abili e disabili -> unica direzione = asimmetria Pregiudizio sull’handicap: capire quali siano le strutture di significato che incanalano la riflessione e il pensiero nella direzione della formulazione dei pregiudizi. 7. Rimedio : consisterebbe bel correggere i modi con cui il pensante formula i suoi giudizi, insegnandoli a procedere più lentamente, a raccogliere con cura le informazioni e ad attenersi ai fatti e non alle opinioni. Darsi il giusto tempo per riflettere prima di emettere qualsiasi giudizio.

La psicologia sociale e in particolare Allport (the Nature of Prejudice) individua nel pregiudizio almeno 3 componenti intrinseche: a. Motivazionale b. Cognitiva c. Comportamentale

Analisi dei fattori sociali Sherif: il conflitto e l’emulazione (desiderio di imitare) tra i gruppi siano alla base del processo di costruzione di atteggiamenti e comportamenti pregiudiziali. Cox : il pregiudizio trova la sua ragion d’essere nel contesto sociale (fattori utilitari e materiali)

  • divisione della società tra dominanti e dominati. Rose : fattori sociali come il senso di disagio e isolamento sono la base di ogni forma di pregiudizio. Il disagio sociale innesca un meccanismo che riduce le minoranze come capro espiatorio delle insoddisfazioni e del senso di colpa. Rokeach : ritiene che a influenzare gli atteggiamenti pregiudiziali sia l’incongruenza delle credenze, ovvero la percezione che gli altri non posseggano sistemi di credenze simili al nostro. Tentori: il pregiudizio semplifica le visioni del mondo riducendole ad un dualismo tra “consueto e consuetudinario” ovvero normale, giusto, valido, contrapposto al “diverso” ovvero inquietante, rischioso, ingiusto, cattivo. I veri pregiudizi (con significato sociale) non sono quelli che riguardano i rapporti tra persone ma sono quei giudizi che riguardano un gruppo nei confronti di un altro gruppo. Il pregiudizio in genere nasce a fronte di determinate situazioni. Entra nel rapporto tra gruppi, un gruppo percepisce l’altro come diverso. (Differenze tra razze per esempio) Idea che ci sono persone biologicamente diverse da noi è la matrice di ogni pregiudizio.

AZIONE COORDINATA DI PREGIUDIZI E STEREOTIPI SOCIALI Gli stereotipi si definiscono come immagini molto semplificate riguardanti una categoria di persone che vengono condivisi dalla gente. Nel contesto della psicologia sociale e della sociologia gli stereotipi indicano opinioni precostruite riguardanti cose o persone che non variano con il variare del tempo e delle situazioni. Gli stereotipi favoriscono il senso di appartenenza del soggetto al proprio gruppo (ingroup) percepito come omogeneo e concorrono alla percezione di diversità degli altri, questa volta percepiti come eterogenei (outgroup).

CAP. 2 – LE RADICI CULTURALI

RADICI DEL PREGIUDIZIO SULL’HANDICAP L’uomo che educa deve progettare per colui che cresce la capacità di affrontare il cambiamento, il distacco, la separazione per conquistare la propria autonomia e libertà. È nella diversità dell’altro che l’uomo ha la possibilità di poter essere nutrimento e vita. “Se ci si guarda in qualsiasi specchio, ci si può vedere interamente; basta regolare distanza e inclinazione e la nostra immagine compare in modo completo, senza scarti. Se poi lo specchio si rompesse in tanti pezzi (frammenti), non per questo si romperebbe anche la nostra immagine; infatti sarebbe sufficiente prendere un qualsiasi pezzo dello specchio rotto, riposizionarlo davanti a noi e potremmo rivedere la nostra immagine tutta intera”. L’uomo in quanto frammento necessità di essere visto alla luce dell’intero a cui si riferisce e a cui si rinvia in sé. Questo è anche l’unico suo vero handicap. Limes -> linea di confine, frontiera fortificata Limen -> soglia, ingresso, possibilità di trascendenza che rinvia a ulteriore trascendenza.

L’integrazione del frammento è un processo di restituzione di significato che risana la carenza ontologica di cui l’uomo in quanto frammento è portatore. Integrazione non significa l’imposizione di un frammento ideologicamente assunto a totalità. Ogni uomo rappresenta un valore universale in quanto parte dell’espressione dell’umanità intera. È unico, irripetibile. L’integrazione del frammento ha senso a partire da un’anticipazione simbolica che sappia dare ragione al tutto senza scarto.

Vedere l’uomo al di là dell’handicap vuol dire vedere nell’handicap l’uomo, il limite di ogni uomo: abile o disabile che sia. Non riuscire a vedere questo è una distorsione risultante da un’educazione non corretta.

Handicap : condizione di svantaggio, conseguente a menomazione o disabilità che limita o impedisce lo svolgimento normale del ruolo in relazione all’età, al sesso, ai fattori culturali e sociali. In base al sapere pedagogico speciale, il termine handicap indica una condizione di svantaggio sociale, stato di bisogno derivante da specifiche difficoltà che il soggetto trova nell’incontro con l’ambiente e che e nelle quali è possibile intervenire a livello educativo.

Deficit: perdita o anomalia a carico di strutture o funzioni, danno irreversibile. Situazione di handicap: emarginazione, svantaggio, esclusione a causa di fattori culturali, sociali, psicologici. Handicappato : non designa più solo la situazione ma connota l’intera persona conferendole un nuovo status esistenziale consistente nelle condizioni di “diverso”, “inferiore”, “imperfetto”, “sbagliato”.

Cattaneo: La tabella a doppia entrata indica la complessità della situazione relativa a soggetto e difficoltà

Sì handicap

Sì deficit

DISABILE

Si handicap

No deficit

HANDICAP INDOTTO

No handicap

Si deficit

DEFICIT/MENOMAZIONI

No handicap

No deficit

NORMALE

DISFUNZIONE O RESPONSABILITA’ MORALE?

Studi di Pettigrew : mettono in evidenza il fatto che i fattori situazionali e socioculturali possono determinare il pregiudizio anche in assenza di disfunzioni della personalità. Bauman : mette in luce come il regime nazista generò e utilizzò scientificamente pregiudizi e stereotipi sociali contro gli ebrei per inibire la responsabilità tedesca di fronte allo sterminio. La soluzione finale non sarebbe stata possibile senza l’esclusione progressiva degli ebrei dalla società tedesca-> azione subdola. Macchina di distruzione umana: si entra persone se n’esce cose, pezzi, oggetti. Primo fondamentale passo: definizione = espressione terribile del “potere del pregiudizio” -> collocare l’umanità dell’altro su un piano di valore e significato inferiore rispetto a quello di tutti gli altri. Pregiudizio : imprigiona le persone, le rende diverse da quello che sono e le allontana le une dalle altre, provocando incomprensioni, sofferenze e scontri.

Pregiudizio sull’handicap : funziona come anestetico della coscienza rispetto al proprio limite affinché si possa prodigare a perseguire nell’altro il proprio limite. L’ALTRO PER IL “REALISMO INGENUO”

Per Imbasciati è necessario distinguere percezione da recezione :

  • Recezione: processo fisiologico attraverso cui un apparato recettore recepisce certi segnali degli oggetti esterni e li veicola lungo vie neurologiche o stazioni di elaborazioni più complesse.
  • Percezione : processi più complessi, in cui è importante il dato soggettivo. Fenomeno psichico. Implica la consapevolezza. Fenomeno mentale. Percezione dell’altro come handicappato = costruzione mentale. Ogni dato nella percezione è sempre mediato

La psicologia della Gestalt: “ realismo ingenuo ” – si fonda sull’assunto base denominato “ipotesi della costanza”, secondo cui gli oggetti sono percepiti come sono nella realtà oggettiva, fisica, cosicché l’esperienza soggettiva sia una copia della realtà stessa. -> ritenere che vedere, udire, toccare sia uguale a conoscere la realtà così com’è è l’effetto del realismo ingenuo.

Le persone con dei pregiudizi vedono il mondo in coerenza con i loro pregiudizi, non vedono il mondo ma lo inventano. Sarà lo stigma a determinare la modalità della comunicazione e dell’interazione.

UN DIFETTO DI RAGIONE: I “TUNNEL” DELLA MENTE Può capitare di pensare che certe idee siano sicuramente giuste, senza avvederci del fatto che, magari, potrebbero essere frutto di un inganno della mente. Come pure, non ci sembra possibile che alcune idee che ci sembrano nostre, possano essere state indotte in noi da altri. Avviene anche di sentirci sicuramente certi che le nostre intuizioni, come vere e proprie scorciatoie, ci guidino senza errori verso i nostri obiettivi. Non ci passa nella mente nemmeno per un istante che forse non siamo nel giusto, che potremmo sbagliarci. Tunnel della mente : Palmarini – rinvia a una sorta di nuovo inconscio che coinvolge a nostra insaputa la sfera cognitiva cioè l’universo dei ragionamenti, giudizi, scelte. Modalità di interferenza nel processo decisionale e nelle frasi della valutazione razionale della realtà.

IL PREGIUDIZIO DELLE VITTIME: LA “ZONA GRIGIA” Un altro pregiudizio sull’handicap è pensare che tra oppressi e sofferenti ci sia sempre solidarietà. Il fenomeno zona grigia si ripete ogni volta che si innalzano i muri della segregazione del rifiuto e dello scarto. L’umanità del disabile cresce e si sviluppa grazie all’educazione. Ciò che la educa sono le relazioni umane. Il male più grande di chi ha una disabilità consiste proprio nel sentire di dover vivere isolatamente il proprio dolore, la propria sofferenza. A volte la solitudine è una scelta, dettata dalla disperazione. Avviene in questi casi che si preferisca sottrarre sé stessi al contatto benefico con gli altri, alle relazioni con chi vive situazioni uguali.

IL DEFICIT: UN MURO PER L’HANDICAP L’analisi del pregiudizio sull’handicap, consente la comprensione dell’origine del rifiuto delle persone che presentano deficit e vivono una condizione di disabilità. Tanto più una persona è giovano, umile, equilibrata, provata dalla sofferenza, tanto più è capace di abbattere le barriere interpersonali con i soggetti affetti da handicap.

CAP. 4 – OLTRE IL PREGIUDIZIO SULL’HANDICAP

La prospettiva è data dal punto di vista che l’osservatore ha della realtà ed è a partire da essa che assume significato la scelta dell’azione da compiere. Gli studi di Pettigrew sulle cause sociali del pregiudizio, evidenziano il fatto che fattori situazionali e socioculturali determinanti forti limitazioni alla soddisfazione dei bisogni fondamentali, possono causare atteggiamenti pregiudiziali anche in assenza di disfunzioni della personalità. Rifacendosi alla teoria della frustrazione-aggressività si osserva che quanto più la frustrazione colpisce l’individuo nel tentativo di soddisfare i suoi bisogni fondamentali, tanto più forte sarà la sua risposta aggressiva e la sua propensione al pregiudizio. L’atteggiamento pregiudiziale così scatenato solitamente colpisce coloro che vivono medesime situazioni di carenza e deprivazione. Avviene così che, a subire le conseguenze del pregiudizio, siano proprio coloro che vivono medesime condizioni di carenza sotto l’aspetto della soddisfazione dei bisogni fondamentali. Tale fenomeno si spiega per il fatto che, quando il pregiudizio nasce da una condizione di frustrazione dei bisogni fondamentali, il principale destinatario dell’aggressività risulta essere chi ha caratteristiche simile all’aggressore perché rappresenta la condizione che si vuole più di tutte rifiutare e allontanare, in quanto ritenuta causa della propria frustrazione. Ciò di qui l’uomo ha bisogno per la pedagogia, è di essere aiutato, attraverso l’educazione, a orientare la propria intenzionalità verso la ricerca dei valori, ovvero quegli orientamenti di senso da cui deriva il significato profondo della propria umana esistenza, al fine di realizzare in modo unico e irripetibile la propria umanità.

SOGGETTIVIZZAZIONE Alcuni autori sostengono che nella persona prevenuta, l’immagine di sé è confusa fin dall’infanzia. L’IO non si è mai costituito quale centro di riferimento stabile. È dalla consapevolezza della nostra identità che possiamo considerare altro ciò che è esterno a noi. L’educazione della personalità si può dire ben fatta solo quando funziona il processo dell’identicus, che consiste nella capacità del soggetto di assumere l’altro senza tuttavia perdersi in esso. Contrariamente a quanto si pensava un tempo, oggi si sa che le potenzialità del cervello umano sono tali che, in presenza di difficoltà di apprendimento o di ritardo mentale, è comunque possibile sviluppare l’intelligenza. Si può affermare che l’intelligenza dei bambini dipende più dall’efficacia delle azioni educative, piuttosto che dal corredo genetico. Sta all’educazione la responsabilità dello sviluppo di quelle disposizioni (personali e ambientali) che possono consentire anche a chi ha una disabilità di raggiungere elevati livelli di sviluppo culturale e umano. In particolare nella scuola, l’azione educativa, è ciò attraverso cui si può intervenire per aiutare i bambini a sviluppare quelle capacità indispensabili per riuscire a interpretare la realtà, contrastando così l’azione del pregiudizio e dell’ignoranza. La scuola può prevenire il pregiudizio attraverso una didattica inclusiva e partecipativa, aperta al “diverso”. L’educazione inclusiva “ permette alla scuola regolare di riempirsi di qualità: una scuola dove tutti i bambini sono benvenuti, dove possono imparare con i propri tempi e soprattutto possono partecipare, una scuola dove i bambini riescono a comprendere le diversità e che queste sono un arricchimento. La diversità diventa così, normale.” Risulta necessario intervenire quando i bambini non hanno ancora sviluppato quelle sovrastrutture sociali che da grandi poi appesantiscono i pensieri e i modi di concepire la realtà e gli altri.

DESOGGETTIVIZZAZIONE Identità → insieme delle caratteristiche fisiche, psichiche, comportamentali, sociali ce caratterizzano una determinata persona e la identificano con quello specifico individuo.

In psicologia, il termine si riferisce al vissuto che una persona ha di sé stessa. Molte volte questo senso di identità è debole, deficitario: il soggetto può sentirsi nessuno e si può andare verso la spersonalizzazione di tipo patologico. L’identità va vista come il risultato stabile di tutti i processi di identificazione che si sono succeduti nella vita di un individuo.

L’AUTOSTIMA PREMESSA D’APERTURA AL TU L’osservazione dei bambini, evidenzia che nel corso del loro sviluppo, si sviluppa il concetto di sé e il sentimento dell’identità. Avviene cosi che essi imparano ad assegnare spontaneamente un valore positivo o negativo alle proprie caratteristiche. Progressivamente si crea nel bambino la capacità di riuscire a guardare a sé stesso non solo attraverso gli occhi della mamma, ma attraverso le proprie strutture mentali. Soprattutto durante i primi due anni, la concezione di sé del bambino dipende dalla percezione di come la sua presenza viene vissuta dalle figure affettive di riferimento, in primis la madre. Quando si analizza l’autostima ci si imbatte in una realtà complessa, dalle molteplici sfaccettature, da cui dipendono importanti processi mentali che sono alla base di molti atteggiamenti del soggetto, compreso quello pregiudiziale.

LA “RICETTA” DELL’AUTOSTIMA Dal punto di vista della psicologia dello sviluppo, la costruzione di un IO capace di reggere la fatica della costruzione di una personalità autentica, dipende dal positivo superamento degli stadi dello sviluppo psicoaffettivo. Facendo riferimento agli studi di Erikson, il percorso di costruzione dell’identità passa attraverso fasi caratterizzate da specifiche esperienze psicorelazionali, senza le quali diviene incerta la possibilità di ulteriori traguardi di sviluppo. Per ciò che riguarda l’infanzia e la fanciullezza, Erikson indica le seguenti: la conquista della fiducia di base , l’autonomia , l’iniziativa e l’industriosità. L’educazione dell’autostima comporta il supporto del soggetto durante la fase dell’esplorazione del proprio sé e quindi il sostegno durante la presa di coscienza del proprio IO reale. La costruzione del sé del bambino è potentemente influenzata dalle relazioni che si instaurano con le figure affettive di riferimento, già a partire dal periodo prenatale. L’azione coordinata di scuola e famiglia risultano decisive per aiutare il bambino nel suo personale processo di crescita, per prevenire lo sviluppo del pregiudizio. Risultano decisive da un punto di vista pedagogico, le relazioni educative che promuovono nel bambino il suo positivo sguardo su sé stesso e sulle proprie capacità e/o difficoltà.

PREVENIRE LA FRUSTRAZIONE Allport osserva che “il bambino che si sente sicuro e amato qualsiasi cosa egli faccia, che è trattato senza che i genitori esercitino il loro potere, elabora idee improntate alla uguaglianza e alla fiducia. Non costretto a reprimere i suoi impulsi, egli è meno propenso a proiettarli sugli altri, a sviluppare sospetti, paure o a gerarchizzare le relazioni umane”. Una delle variabili maggiormente prese in considerazione dalla psicologia quale causa di disistima, è l’incapacità di gestire l’esperienza di frustrazione e l’eccessiva esposizione alle frustrazioni. In tale situazione si genera uno stato d’ansia che non fa che aumentare lo stato d’insicurezza del soggetto. Scuola e famiglia, se incapaci di far vivere positivamente le frustrazioni, minacciano lo sviluppo dell’autostima. La gestione positiva dell’esperienza frustrante invece, avviene laddove gli adulti con cui il bambino entra in relazione, mettono in atto atteggiamenti rinforzanti il positivo.

EDUCARE ALL’ALTRO

Il pregiudizio medico sulla follia è un sistema simbolico che si è insinuato nella coscienza dell’uomo dalla nascita della scienza moderna: il paradigma è la conoscenza oggettivante (con esso criterio di normalità). Riuscire a costruire un dialogo con il sofferente sul piano dell’esistenzialità. È importante che ogni terapeuta veda sé stesso come paziente, persona umana e vulnerabile. Ogni persona ha delle mancanze e dei limiti, l’esperienza della finitudine è una ricchezza. La sofferenza e il limite divengono così recupero del significato autentico dell’esistenza umana.

LA MALATTIA MENTALE OLTRE IL PREGIUDIZIO: la depressione, il male oscuro Male oscuro: quello che prova la persona colpita da depressione. CASSANO: il depresso perde la gioia di vivere, scompaiono grinta, energia, entusiasmo. Il momento peggiore è la mattina. Non avere voglia di niente, niente da più piacere. La depressione è un forte disagio psicologico, la sofferenza consuma la voglia di vivere.

L’OSCURITA’ DEL MALE Il ,aòe oscuro, la depressione, non è solo una malattia ma è anche un phatos. Da un lato vi è l’angoscia data dal costante rischio di affondare nel cronotipo (infinita ed estrema perdita di ogni speranza), dall’altra la fede, il salto nell’ u-cronos e nell’ u-topos (infinita ed eterna possibilità del tutto) prive di sicurezze

DEPRESSIONE: IL OFNDO ENIGMATICO E BUIO DELL’ANIMA GALIMBERTI: l’anima si pone come sede di un conflitto tra ragione e follia. Rischio non è la cura del male oscuro ma la negazione dell’oscurità del male.

Angoscia: stato psicologico dato dalle emozioni come incertezza, eccitazione, paura, ansia, soffocamento. Da un pdv psicologico ansia è il pensiero che una minaccia pregiudichi i punti di appoggio di un individuo, essenziali per la sua esistenza come personalità.