


Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
1 / 4
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!



In Grecia, il termine sofista era sinonimo di saggio, indicava un particolare interesse verso l’uomo e le sue attività pratiche e non più verso la natura. Si passa da una società agraria a una commerciale e mercantile, più aperta e dinamica. Si abbandona lo stretto legame con la società aristocratica, facendo spazio al ceto borghese. In ogni caso, i sofisti sono visti con un’accezione negativa dal momento che “vendevano il loro sapere”, saranno criticati soprattutto da Aristotele e Platone, e definiti pseudo-filosofi. Ad Atene, dal V secolo, abbiamo un cambiamento storico – politico, con la crisi dell’aristocrazia, in seguito alle guerre persiane e del Peloponneso, abbiamo l’avanzata del ceto medio cittadino e l’avvento della democrazia. La democrazia ad Atene era assembleare e non rappresentativa come la nostra, non abbiamo alcuna distinzione tra interesse pubblico e privato, un vero cittadino deve interessarsi ad entrambi. Si dice che a capo dell’orazione funebre ci fosse Pericle con il quale abbiamo un periodo di estrema rinascita culturale. La democrazia è il presupposto adatto nel quale si muovano i sofisti, quest’ultimi spingeranno gli Ateniesi a reclamare i propri diritti attraverso l’arte delle parole. Il sapere dei sofisti era pratico e non teorico, saper fare, istruivano i cittadini a partecipare alle assemblee. Vogliono rompere il legame con la tradizione e avranno un sapere completo, possedevano competenze che costituiscono l’arte dell’eloquenza. Insegnavano in particolare grammatica e retorica, o nozioni di politica. L’individuo è visto come singolo all’interno della società, da solo non avrebbe avuto funzioni come gli organi del nostro corpo secondo una visione organicista. La sofistica è vista come l’illuminismo greco, dove si ha come principio ispiratore l’uso libero e spregiudicato della ragione. La sofistica, come l’illuminismo settecentesco, presenta la cultura razionale verso i miti e le credenze tradizionali. Riconoscono il valore della formazione: nasce il concetto di paideia, ovvero l’educazione e cultura come formazione globale per l’individuo. Affermano che la virtù non si acquisisca con la nascita, ma con il sapere. Viaggiando molto si approcciano a istanze panelleniche e cosmopolite, con una maggior apertura mentale e di conseguenza una chiara coscienza delle molteplicità dei costumi. Per i sofisti dietro ciò che i sensi ci mostrano non c’è nulla da ricercare, non esiste una verità assoluta ma più di una verità, relativa, da qui il relativismo, per qualcuno possono essere giuste, per altri sbagliate, non sono atemporali dagli dei, o comunque extra terrene, lì l’uomo ha un enorme potere decisionale; tutte le opinioni sono importanti e la verità è vincolata da condizioni fisiche. Le caratteristiche della sofistica Per Esiodo nell’età dell’oro dominava Crono e gli uomini non conoscevano sentimenti negativi, vivevano all’insegna della fratellanza. Con l’ascesa di Zeus, gli uomini conobbero gradualmente tutti i mali, e chiama questa, età dell’argento, che sarà seguita da quella del bronzo e quella del ferro. Per i greci, la storia è quindi regresso. Per i sofisti, la storia va spiegata razionalmente e non con i miti, e si ha la continua emancipazione dell’uomo grazie alle tecniche, poiché hanno la possibilità di manipolare la realtà a loro vantaggio. Le tecniche non sono offerte dagli dei ma sono frutto dell’uomo. Tutte le arti non garantirebbero la sopravvivenza dell’uomo, se non ci fosse “la tecnica di tutte le tecniche”, ovvero la politica, l’arte di vivere insieme, rispettando delle regole, motivo per cui l’uomo si differenzia dagli animali. Teorie analoghe sullo sviluppo della società le troviamo in Prodico di Ceo, che esalta il lavoro che conduce l’uomo all’apice delle conquiste. Con la democrazia e la sofistica, si innalza il concetto di civiltà come sforzo progressivo per la modifica dell’ambiente a vantaggio dell’uomo. Platone nel “Protagora” fa narrare al filosofo il mito di Prometeo: gli dei incaricarono Prometeo ed Epimeteo di distribuire le facoltà a tutti gli animali, una volta terminata la distribuzione, Prometeo notò che gli uomini erano rimasti indifesi, allora rubò il fuoco agli dei e lo donò loro, contro il volere di Zeus, il quale dovette dare loro il rispetto e la giustizia per vivere nella comunità. L’agnosticismo è la teoria secondo cui Dio non è razionalmente affermabile né negabile. Protagora è l’iniziatore dell’agnosticismo, che significa “non conosco”, l’uomo non può trovare risposte alle domande essenziali sulla religione, l’agnostico non prende una posizione rispetto all’ateo. Per Prodico di Ceo, la religione è nata per dare delle risposte alle domande di fondo degli uomini. Ritroviamo le idee di Prodico in Feuerbach che in chiave moderna dice che è l’uomo ad avere creato Dio, la sua immagine non ha niente di sacro e di divino, si sentiva così piccolo da dover creare un essere superiore e perfetto. Crizia, denuncia la religione vista come mezzo di controllo da parte dei potenti, come ci dirà Marx, la
religione è oppio per i popoli, per il filosofo moderno, la religione è come una sorta di dipendenza a cui gli uomini sono attaccati. La visione dei sofisti nella religione porta alla rottura della visione sacrale dell’esistenza tipica della Grecia. Nel contesto sofistico nasce anche il problema delle leggi, finora viste come norme sociali concepite come decreti divini, i sofisti ne proclamano l’origine tutta umana. Secondo Kant, in noi c’è un imperativo categorico che ci dice “TU DEVI”, ma solo in funzione di noi stessi. Ad esempio, se io non fumo per rispettare le leggi, seguo un’etica eteronoma, vivendo in funzione di qualcos’altro, se io invece non fumo perché penso che non mi faccia bene, seguo un’etica autonoma, facendomi condizionare solo da me stesso. Le leggi seppur non di origine divina, devono essere rispettate, poiché in loro assenza non ci sarebbe la società, di conseguenza l’uomo. Con Protagora, abbiamo uno stretto legame tra leggi e natura (nomos e plysis), l’essere umano attraverso la società e le leggi realizza la propria natura e il proprio utile. In Ippia di Elide, si manifesta per la prima volta la differenza tra legge naturale immutabile e le diverse e mutevoli leggi umane. Ippia preferisce la prima, poiché essa si unisce gli uomini al di là del tempo e dello spazio. Trasimaco di Calcedonia, riprende la problematica delle leggi su piano diverso. Afferma che la giustizia è una maschera che nasconde gli interessi dei potenti. Per Crizia, le leggi sono solo paraventi attraverso i quali i potenti difendono i propri interessi. Callide, sosteneva che i deboli non reggono lo scontro con i potenti sul piano della forza. La distinzione tra leggi di natura (non scritte) e leggi umane (scritte), costituisce una delle eredità più preziose da parte dei sofisti per il pensiero successivo. I sofisti facevano riferimento sia alla macrologia, il discorso lungo, ovvero il monologo retorico, sia la brachiologia, discorso breve, per i dialoghi e usato da Socrate. Il discorso lungo doveva essere articolato, avere una tesi e prevenire obiezioni; il discorso breve, pungente, immediato, doveva mettere in difficoltà l’avversario. I sofisti avevano un continuo dialogo con l’avversario, da qui la definizione di dialettica, ovvero la capacità di confrontare le proprie idee con quelle altrui. I sofisti usavano diverse tecniche a volte autentiche modalità argomentative, altre, trucchi che deformavano la tesi da combattere. In ogni caso il loro obiettivo era quello di far prevalere la propria tesi, il loro atteggiamento era definito eristica, l’arte del competere, questa non è propriamente una tecnica ma una modalità di argomentare, che ricorre a tecniche opportune. La tecnica di confutare una tesi è detta antilogica, da “discorso contraddittorio” o “discorso doppio”. Per Parmenide pensiero = essere = verità, con i sofisti si mette in crisi il rapporto tra il linguaggio da un lato e la verità e la realtà dall’altro. Con Gorgia, la retorica si trasforma da arte del ben parlare ad arte della suggestione e dalla persuasione. Sul problema del linguaggio ci si chiederà se esso abbia origine naturale e questo spiegherebbe il legame tra cosa e parola, o sia convenzionale e quindi autonomo rispetto alla realtà di cui parla. Prodico di Ceo, da un lato accetta la teoria dell’autonomia e la convenzionalità del linguaggio, confermata dall’esistenza dei sinonimi, dall’altro non esclude la connessione con la realtà spiegata dall’esistenza dell’etimologia delle parole. Con la seconda generazione dei sofisti, abbiamo la crisi del movimento, poiché i sofisti a un certo punto cercarono di avere la meglio sull’avversario a qualsiasi costo per cui il loro virtuosismo verbale era fine a se stesso. A causa del venir meno dei presupposti storico – sociali, che avevano portato alla nascita della sofistica, i sofisti furono isolati. Protagora Protagora nasce ad Abdena, nel 490 a.C., sarà uno dei primi sofisti, viaggerà a lungo e ad Atene sarà accusato di empietà. Tra le opere importanti abbiamo “Ragionamenti demolitori e le antologie”. Per Protagora, “l’uomo è misura di tutte le cose, delle cose che sono in quanto sono, delle cose che non sono in quanto non sono”, ovvero l’essere umano è il metro della realtà o irrealtà delle cose, e del loro modo di essere e significare. Secondo l’interpretazione di Platone, le cose appaiono a seconda di chi le percepisce, tante teste, tante situazioni, tante misure. Secondo un’altra interpretazione, l’uomo percepisce la realtà secondo parametri comuni e tipici della ragione e con uomo intendiamo natura umana. Secondo una terza interpretazione, ognuno percepisce le cose in base alla mentalità della società a cui appartiene. L’uomo di Protagora è misura a vari livelli, visto prima come singolo, poi come comunità, e infine come specie. È probabile che il filosofo non si riferisse a un unico significato, ma si riferisse a qualcosa di essi in ogni ambito. Con cose invece non si intendono oggetti fisici, ma valori, quindi l’uomo è misura non solo di quel che percepisce, ma delle cose in cui è in contatto. A Protagora si
realtà esistesse, non sarebbe esprimibile a parola e suggerisce che il linguaggio è altra cosa rispetto alla realtà. La prima tesi di Gorgia, costituisce la negazione radicale dell’essere, le altre due si mantengono su un piano di scetticismo o agnosticismo. Gorgia tende a investire anche il pensiero e il linguaggio, che perdono il loro valore di strumento di verità. Se nulla è vero perché dimostrabile come tale allora tutto è falso scetticismo o gnoseologico. Per Gorgia, l’unica cosa che conta è la potenza della parola intesa come forza ammaliatrice che domina gli stati d’animo. Gorgia, dimostrando che Elena non è colpevole, mette l’accento sulla debolezza dell’uomo. Per Gorgia, l’esistenza è qualcosa di fondamentalmente irrazionale e misterioso, e che le azioni dell’uomo siano rette dalle circostanze, menzogne, passioni e da un ignoto destino. Nell’”Encomio di Elena”, Gorgia afferma che Elena è senza colpa poiché la sua volontà fu soverchiata da una o più forze alle quali non potè resistere. L’opera può essere letta come consapevolezza della fragilità e della nullità umane, ed esprime il sentimento tragico dell’esistenza di Gorgia.