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Questa lezione esplora il ruolo del pedagogista scolastico nel contesto italiano, analizzando le sfide dell'inclusione, l'importanza dell'ascolto e la creazione di profili di funzionamento per gli studenti. La lezione si basa su esempi concreti e riflessioni su come il pedagogista può contribuire a creare un ambiente scolastico più inclusivo e supportare lo sviluppo degli studenti.
Tipologia: Appunti
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Ci siamo lasciati con un contenuto che di fatto ci ha messo a confronto con il tema delle grandi geografie che caratterizza le classi odierne e su quante dimensioni si vivono nelle classi della nostra scuola che ha bisogno sempre di più di una cornice pedagogica. Anche il pacchetto pedagogico che avete fatto alla triennale voi siete gli unici che ce lo avete e potrebbe essere messo a sistema in maniera più efficace. Anche io ho avuto un esperienza come pedagogista in cui è stata sollecitata l’Università sui fenomeni di autolesionismo e in quella esperienza la cosa che mi stupì molto furono le narrazioni dei docenti che ritenevano “guarda seguono dei social e ripetono delle cose perché gli adolescenti sono deficienti” e via via così di male in peggio. Alcuni dicevano “perché lo fanno i bulli e gli altri ripetono”… Non era così .Decidiamo di incontrare i ragazzi senza queste cornici e una ragazzina ha detto proprio quello che ha detto un medico che abbiamo sentito e che diceva “ io mi taglio perché il dolore nel corpo è minore di quello che ho nella testa. Spesso ci raccontavano di non saper reggere alla noia e molti di questi vuoti sono potenti e possono portare ai ragazzi questi atteggiamenti rispetto al loro corpo. Moti docenti dicevano “ ma di cosa hanno bisogno? Che cosa gli manca? Ma questi problemi li deve affrontare la scuola? Etc……Senza minimamente pensare che spesso queste cose iniziano anche nella scuola. Vedete che nei registri elettronici la prima cosa che fanno li aprono per vedere la media aritmetica. Alcune scuole l’hanno silenziata. Che cosa può fare in una scuola il pedagogista scolastico? Noi potremmo vivere l’esperienza di consulenza pedagogica. A volte ci sono gli sportelli nella scuola. Chi viene a fare una consulenza con il pedagogista? Spesso il preside oppure singoli docenti e anche le famiglie. La consulenza pedagogica non fa un lavoro psicologico perché con lei collabora anche la psicologa. Il pedagogista aiuta nell’orientamento del percorso più giusto, pensare alla costituzione di piccoli gruppi su alcune tematiche trasversali alla scuola. Pensate al tema dell’intelligenza emotiva che potrebbe essere utile fare un progetto per alcuni studenti per farli ragionare su questi temi. Decidere di lavorare di più sulla modalità giusta di insegnare l’inglese o altre discipline oppure creare e sviluppare nuove progettualità con le istituzioni del territorio quali amministrazioni Usl Sert e altro come biblioteche musei etc…..
L’attività di orientamento è importantissima per il pedagogista perché potrebbe aiutare dei ragazzi a capire se ha scelto il percorso giusto o meno. Può occuparsi della formazione dell’aggiornamento ma anche alla scrittura di un certo tipo di documentazione relativo alla progettazione dei percorsi individuali e quelli più generali che coinvolgono intere classi e più classi. Alla scuola non bastano i metodi perché ce ne sono tanti ma dentro di noi non basta il metodo. Il tema fortemente segnalato oggi in tutte le ricerche è la mancata capacità di ascoltare qualcuno dandogli un tempo per raccontarsi. Quando parliamo di ascolto pensiamo anche a quanto tempo una maestra concede a un bambino per rispondere a una sua domanda. Questo lo facciamo anche noi. La professoressa ci fa vedere un video intitolato “Il medico di Campagna “ Il segreto di una buona diagnosi. Spesso al paziente non si lascia il tempo di rispondere e molti medici e professionisti non si accorgono che spesso il 90 per cento delle diagnosi sono contenute nelle risposte dei pazienti. Ci sono esperienze scolastiche in cui per esempio come i Germania un insegnante a scuola insegna la sua disciplina ma sempre dalla scuola gli o le vengono assegnati dei ragazzi in piccoli gruppi e lei o lui diventa il loro tutor e di pomeriggio può sperimentare altre cose in termini di laboratorio di progetti che riguardano la cittadinanza e la crescita in generale nel contesto di vita. Fare Musica nella prima ora è molto importante perché i ragazzi affrontano la giornata più carichi. Se nella scuola non forniamo una modalità diversa di fare inclusione. Il Pedagogista deve essere una sorte di garante dei percorsi inclusivi. Le tre stagioni che sono inserimento integrazione e inclusione sono ancora aperte dentro le nostre scuole. Ma come fate a distinguerle? Nella nostra logica di scuola noi possiamo trovare scuole ancora fermi alla logica dell’inserimento. Oppure possono essere nella stagione dell’integrazione. Questo è stato un grande fraintendimento della scuola italiana perché la logica dell’integrazione è quella incentrata sul fatto che ci sono bambini e ragazzi che portano cose speciali e noi dobbiamo lavorare su questo. Invece la parola inclusione dovrebbe andare nella direzione di quella scuola in Germania che abbiamo visto nel video.
E allora si dice in letteratura “se il profilo è l’incrocio tra il mio sguardo e quello della persona bambino ragazzo ragazza di cui scriviamo il profilo. Andrea Canevaro ci presta la metafora dei cruciverba che facciamo in spiaggia in cui colleghiamo i puntini per tracciare un viso un disegno di qualsiasi cosa. Noi in questo momento storico abbiamo tre modi di scrivere un profilo. Uno è proprio quello di utilizzarlo come una Chek-list. La seconda ipotesi consiste nel prendere una funzione o blocchi di funzioni che poi descriviamo. Anche in questa seconda tipologia i fattori personali vengono escluse.. L’altro sistema è quello dei domini dell’ICF e prendere dei codici collegandoli con momenti di osservazioni scritte nei nostri diari di bordo e in altri protocolli osservativi. Il nostro obiettivo non è quello di lavorare con la Chek List perché noi portiamo del nostro, dati, informazioni riflessioni (un nostro profilo?) perché “almeno possiamo mettere una croce che un pochino mi descrive.”( Martina 15 anni). La terza tipologia che consiste nel fatto che si tratta di raccontare una storia una narrazione in cui raccontiamo chi è Giulia raccontando le cose e intrecciando le funzioni con la narrazione perché il Pedagogista vede tante aree della bambina del bambino ragazza o ragazzo e quindi porta delle evidenze tratte dalla quotidianità. La prof ci legge dei pezzetti di profili narrativi di alcuni pedagogisti. La stesura del nostro profilo deve avere un codice narrativo perché nessuno di noi è mai la somma di codici. Per la stesura del profilo: