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Igiene: Sintesi del Corso e Appunti Completi, Sintesi del corso di Scienze dell'educazione

Sintesi del corso di Igiene. Testo di riferimento per l'esame scritto: Barbuti, Bellelli, Fara , Giammanco. Igiene. Contenuto degli appunti in riferimento ai seguenti contenuti: - 1) Definizione e obiettivi dell’Igiene. Importanza dello studio dell’Igiene nella formazione dell’Educatore. - 2) Introduzione all’Epidemiologia. Demografia e statistica sanitaria applicate all’epidemiologia (Parte I - cap.1 da pag. 3 a pag. 32 e cap. 2 da pag. 36 a pag. 40). - 3) Epidemiologia generale delle malat

Tipologia: Sintesi del corso

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Igiene.
La medicina e l’igiene si servono dell’epidemiologia per:
individuare le cause della malattia .
fattori che insidiano la salute.
L’epidemiologia studia le malattie e i fenomeni attraverso:
l’osservazione della distribuzione e dell’andamento della patologie nella popolazione.
L’individuazione dei fattori rischio che condizionano: l’insorgenza, la diffusione, e la
programmazione di interventi curativi e preventivi.
L’epidemiologia studia anche le malattie cronico-degenerative. Si occupa anche di interventi sanitari
come incidenti domestici o di lavoro. L’epidemiologia cerca di far raggiungere alla popolazione una
condizione di salute ottimale, definita dall’O.M.S. come uno stato di completo benessere fisico,
mentale e sociale.
CENNI STORICI.
Già con Ippocrate si trovano cenni storici sull’epidemiologia. Si sviluppa come disciplina nel Regno
Unito. John Graunt fu il primo a riconoscere il valore delle statistiche. William Farr, due secoli più
tardi, elaborò un sistema di raccolta di certificati di morte imponendo la segnalazione e la causa
accanto ai dati anagrafici. John Snow fece indagini sul colera quando ancora non ne era noto l’agente
eziologico (dedusse il possibile ruolo dell’acqua nella diffusione della malattia). L’epidemiologia non
richiede la conoscenza dell’agente eziologico ma fornisce indizi per valutarlo. All’inizio del XX le
condizioni socio-sanitarie erano differenti, le patologie frequenti erano le malattie infettive.
Una conquista importante fu la scoperta della penicillina di Alexander Fleming.
Si ebbe così:
la diminuzione di morti per cause di malattie infettive.
La durata della vita si allunga. Il declino delle malattie infettive e l’allungamento della vita, dovuti
anche al miglioramento delle condizioni sociali, hanno fatto emergere patologie dell’età avanzata,
classificate in due grandi categorie:
tumori .
malattie del sistema cardiocircolatorio.
Queste malattie sono denominate: malattie cronico-degenerative. Una buona programmazione
sanitaria deve creare strutture idonee:
Alla prevenzione della malattia.
Alla cura della malattia.
Alla riabilitazione del malato.
1.2.AMBITI DI APPLICAZIONE.
La distribuzione delle malattie ha due differenti modelli:
-uno dei paesi in via di sviluppo, le malattie infettive sono frequenti.
-l’altro dei paesi sviluppati, le patologie cronico degenerative: tumori e malattie del sistema
cardiocircolatorio. Ma anche agenti virali, epatite B e AIDS.
2. DEMOGRAFIA E STATISTICA SANITARIA APLICATE
ALL’EPIDEMIOLOGIA
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Igiene.

La medicina e l’igiene si servono dell’epidemiologia per:

  • individuare le cause della malattia.
  • fattori che insidiano la salute. L’epidemiologia studia le malattie e i fenomeni attraverso:
  • l’osservazione della distribuzione e dell’andamento della patologie nella popolazione.
  • L’individuazione dei fattori rischio che condizionano: l’insorgenza, la diffusione, e la programmazione di interventi curativi e preventivi. L’epidemiologia studia anche le malattie cronico-degenerative. Si occupa anche di interventi sanitari come incidenti domestici o di lavoro. L’epidemiologia cerca di far raggiungere alla popolazione una condizione di salute ottimale, definita dall’O.M.S. come uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale.

CENNI STORICI. Già con Ippocrate si trovano cenni storici sull’epidemiologia. Si sviluppa come disciplina nel Regno Unito. John Graunt fu il primo a riconoscere il valore delle statistiche. William Farr, due secoli più tardi, elaborò un sistema di raccolta di certificati di morte imponendo la segnalazione e la causa accanto ai dati anagrafici. John Snow fece indagini sul colera quando ancora non ne era noto l’agente eziologico (dedusse il possibile ruolo dell’acqua nella diffusione della malattia). L’epidemiologia non richiede la conoscenza dell’agente eziologico ma fornisce indizi per valutarlo. All’inizio del XX le condizioni socio-sanitarie erano differenti, le patologie frequenti erano le malattie infettive. Una conquista importante fu la scoperta della penicillina di Alexander Fleming. Si ebbe così:

  • la diminuzione di morti per cause di malattie infettive. La durata della vita si allunga. Il declino delle malattie infettive e l’allungamento della vita, dovuti anche al miglioramento delle condizioni sociali, hanno fatto emergere patologie dell’età avanzata, classificate in due grandi categorie:
  • tumori.
  • malattie del sistema cardiocircolatorio. Queste malattie sono denominate: malattie cronico-degenerative. Una buona programmazione sanitaria deve creare strutture idonee:
  • Alla prevenzione della malattia.
  • Alla cura della malattia.
  • Alla riabilitazione del malato.

1.2.AMBITI DI APPLICAZIONE. La distribuzione delle malattie ha due differenti modelli:

  • uno dei paesi in via di sviluppo, le malattie infettive sono frequenti.
  • l’altro dei paesi sviluppati, le patologie cronico degenerative: tumori e malattie del sistema cardiocircolatorio. Ma anche agenti virali, epatite B e AIDS.

2. DEMOGRAFIA E STATISTICA SANITARIA APLICATE

ALL’EPIDEMIOLOGIA.

2.1. FONTI E MODALITA’ DI RACCOLTA DATI.

Le informazioni sanitarie (le statistiche) sono delle raccolte che servono :

  • sia per lo studio dei fenomeni biologici e sociali.
  • Sia per pianificare lo sviluppo socio economico della collettività.
  • Sia per un razionale impiego delle risorse. È importante la frequenza di determinati eventi (nascite, morti, fenomeno morbosi, ecc.). Queste fonti rappresentano la popolazione in due modalità: 1 che si occupa dello stato della popolazione. 2 che si occupa del movimento della popolazione.

2.1.1. IL CENSIMENTO:

  • La rilevazione ogni 10 anni, esiste il censimento de jure (popolazione residente) e il censimento de facto (popolazione presente) che è il più utilizzato.
  • Si occupa dei dati anagrafici – livello di istruzione – attività professionale svolta – notizie sull’abitazione – sulla proprietà dei beni – sulle abitudini di vita. La quantità dei dati è enorme, questo mostra che dall’inizio del secolo ai nostri giorni,la popolazione è raddoppiata, ma con nascita 0(zero).

2.1.2.LA PIRAMIDE DELL’ETA’: serve per conoscere la struttura della popolazione in base al sesso e all’età. La distribuzione per sesso e classi di età è indicata come piramide dell’età. Esiste:

  • il grafico a piramide con mortalità dovute a tutte le classi. E natalità elevata.
  • a bulbo, perché natalità e mortalità si riducono.
  • a forma rettangolare, natalità e mortalità si stabilizzano ai livelli più bassi.

2.1.3. I REGISTRI ANAGRAFICI E LE NOTIFIAZIONI OBBLIGATORIE. Le variazioni di una popolazione si registrano attraverso statistiche o atti di stato civile che sono aggiornati nei registri dell’anagrafe. Raccolgono notifiche di:

  • nascita,
  • morte,
  • matrimonio. Natalità e morte sono di interesse sanitario. 2.1.4. LA CERTIFICAZIONE DELEL CAUSE DI MORTE: la classificazione nosologica delle cause di morte a cura dell’OMS, riunisce le malattie in :
  • Settori.
  • Gruppi.
  • Categorie
  • Sottocategorie Il raggruppamento delle malattie è stato fatto secondo sede anatomica (organo, apparato o sistema) o eziologia. I principali raggruppamenti sono:
  • Malattie infettive e parassitarie.
  • Tumori.
  • Malattie del sistema circolatorio.
  • Malattie dell’apparato respiratorio.
  • Malattie dell’apparato digerente.
  • Incidenti.
  • Avvelenamenti, traumatismi.
  • Diagnosi.
  • Dimissione. La SDO è un documento ufficiale anche per fini di rimborso da parte della regione. Serve anche per le ricerche epidemiologiche.

2.1.8. LE INDAGINI AD HOC. Sono sistemi di rilevazione su campioni estratti dalla popolazione. Si servono dell’osservazione clinica. Sono in grado di riprodurre informazioni omogenee.

  • Interviste
  • Questionari Servono per la raccolta dei dati soggettivi(abitudini di vita, opinioni, comportamenti, ecc). La scelta tra questi due metodi dipende dalle circostanze. L’intervista è preferita al questionario.

2.1.9. I REGISTRI DI PATOLOGIA. Servono per la rilevazione di uno specifico fenomeno sanitario. Il registro è una lista di nomi associati ad un insieme di dati. (raccolta, verifica, archiviazione ed elaborazione dati). Il registro può essere realizzato in un ospedale o entro una definita area geografica. Gli obiettivi del registro sono:

  • confrontare informazioni nel tempo per la prevenzione di una malattia. (registro tumori e malformazioni congenite)
  • Organizzazione del servizio di assistenza (registro delle minoranze infantili, dell’invalidità professionale o dei dializzati renali.
  • Controllo delle modificazioni nel tempo di un fenomeno morboso (registro malformazioni e patologie a componente genetica).
  • La pianificazione e la valutazione dei servizi sanitari. Il registro ha più incidenza sullo studio dei tumori.

2.1.10. ALTRE FONTI DI DATI EPIDEMIOLOGICI: Oltre alle principali fonti statistico epidemiologico esistono:

  • I registri INAIL degli infortuni sul lavoro e malattie professionali.
  • Dati INPS e assicurazioni private sull’invalidità temporanea e permanente.
  • Registri delle assenze scolastiche.
  • Archivi dei medici di medicina generale.

2.2 METODOLOGIA DEL RILEVAMENTO DEI DATI: i metodi di rilevamento dei dati sono classificati in

  • Osservazione diretta (visita medica).
  • Sondaggi individuali mediante interviste e questionari.
  • Documentazione sanitaria (certificati di morte, cartelle cliniche, schede nosologiche e ospedaliere). Ogni metodo ha un suo particolare livello di completezza informativa. La scelta del metodo, oltre all’affidabilità, non deve trascurare:
  • l’effettiva disponibilità delle strutture,competenze professionali, risorse economiche idonee,
  • la possibilità di avvicinare facilmente e coinvolgere i soggetti che interessano.
  • Accettabilità del metodo da parte di loro.
  • Considerare i limiti di spazio e di tempo.
  • Bisogna un’adatta modulistica.

L’importante è che la raccolta sia completa: essa deve riguardare tutto l’insieme prescelto. (universo o campione).

2.3. LE MISURE DELLA FREQUENZA DEGL INTERVENTI SANITARI. Per lo studio di determinati eventi sanitari implica la scelta di indicatori di frequenza, generalmente sono 3:

  • il numero di eventi verificatisi (non ci consente la misura del rischio).
  • I rapporti e le proporzioni (i primi, danno una relazione tra due dati indipendenti, i secondi sono un rapporto dove il numeratore è incluso nel denominatore).
  • I tassi, sono più affidabili del rischio di malattia e si compone di tre elementi essenziali:
  1. popolazione a rischio.
  2. intervallo di tempo per il quale viene misurato il tasso.
  3. il numero di eventi durante il periodo prescelto. Il tasso è espresso come numero di eventi per 100 o multipli di 100 esposti a rischio.

2.3.1 INCIDENZA E PREVALENZA. La distribuzione delle malattie si affronta con due criteri:

  • incidenza  eventi durante un determinato periodo di tempo (si manifestano casi nuovi). Essa implica la densità di eventi che compaiono in sequenza nel tempo.
  • Prevalenza eventi in un certo istante (prevalenza puntuale) o in un intervallo di tempo (prevalenza periodale). Essa costituisce una misura statica.

Incidenza= numero di nuovi casi di malattia nel tempo x K (100) Popolazione a rischio di ammalare in quel periodo

Prevalenza= numero dei casi di una malattia rilevati in un dato istante o periodo x K Popolazione totale.

  • l’incidenza studia i fattori eziologici
  • la prevalenza studia la frequenza di distribuzione delle malattie croniche e serve per la pianificazione sanitaria

2.3.2.TASSI GREZZI: eventi riferiti ad una popolazione totale sono tassi grezzi. Nella demografia e nell’epidemiologia si usano due tassi grezzi:

  • natalità (nati in un anno).
  • Mortalità (morti in un anno).

2.3.3. TASSI SPECIFICI: il tasso con variabili di età, sesso. Professione, abitudine. Aspetti di malattie legati a queste variabili.

2.4. SIGNIFICATO DI ALCUNI INDICATORI SANITARI:

2.4.1. TASSO DI FECONDITA’. Tiene conto della composizione della popolazione per sesso, la differente distribuzione di età attribuendo la natalità alla sola popolazione femminile. Per la riproduttività della popolazione.

2.4.2. TASSO DI MORTALITA’.

  • I patogeni non invasivi, possono essere localizzati, hanno lesioni localizzate. La loro patogenicità è dovuta alla produzione di esotossine. I batteri patogeni evasivi e non invasivi producono sostanze che creano lesioni locali o generali.
  • Virulenza =diverso grado di patogenicità.
  • Infettività = capacità del microrganismo di penetrare e moltiplicarsi nell’ospite.
  • Contagiosità = capacità del microrganismo di passare da un soggetto ad un altro. Si distinguono le
  • malattie infettive contagiose, causate da agenti patogeni(virus influenzali rosolia morbillo) che vengono eliminati dall’ospite e che giungono a soggetti recettivi.
  • Malattie infettive non contagiose, gli agenti responsabili non vengono eliminati nell’ambiente. La loro trasmissione richiede l’intervento di vettori(malaria, tifo).

Patogeni opportunisti.

Appartengono a specie ambientali, commensali, sono responsabili di processi infettivi quando vengono meno le normali barriere difensive. Aggrediscono l’ospite in determinate circostanze, sono un grave problema in ospedale.

6.1.2. SPETTRO D’OSPITE E DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA. Molti microrganismi patogeni aggrediscono sia l’uomo che gli animali. Alcuni microrganismi si sono adattati a poche specie o perfino ad una sola specie. -Alcuni agenti di infezione sono ubiquitati e circolano in tutti i continenti. -Altri hanno delle localizzazioni ristrette.

6.1.3.RAPPORTO OSPITE PARASSITA. L’ospite può difendersi dal parassita.

  • l’infezione avviene solo quando il parassita si impianta e si moltiplica nell’ospite. E può essere o asintomatica o meno grave come la malattia infettiva. All’infezione c’è una difesa immunitaria dell’ospite.
  • il periodo di incubazione (dalla penetrazione all’inizio della sintomatologia) è diverso a seconda della malattia. Il genere è breve nelle infezioni in superficie (lesioni localizzate, raffreddore diarrea). Il periodo è lungo quando l’agente patogeno deve penetrare e moltiplicarsi pe r produrvi il danno. Dall’infezione alla malattia il passaggio è in rapporto con l’età. L’ospite oppone delle difese già dal primo contatto con il parassita.
  • La prima barriera è la cute e le mucose. La protezione dei microrganismi della cute e delle mucose è dovuta ad un’azione competitiva e ad una produzione di sostanze antibiotiche.
  • La seconda barriera è costituita dai fagociti, (intervengono anticorpi umorali). Lo stato di immunità attiva si ha nei i soggetti che hanno avuto gia un’infezione e che sono stati vaccinati. Lo stato di immunità passiva, è acquisita naturalmente (con anticorpi della madre) o artificialmente (inoculazione di immunoglobuline). La refrattarietà, distinta dall’immunità, impedisce la penetrazione e la moltiplicazione del parassita, essa è dovuta a fattori propri dell’ospite. Esiste refrattarietà di specie e di razza. Esistono altre 2 condizioni nel rapporto parassita-ospite.
  • l’infezione latente = uno stato di equilibrio, il microrganismo da segno della sua presenza solo occasionalmente (herpes febbrili)
  • stato di portatore cronico = la malattia infettiva si è conclusa ma il microrganismo patogeno ha potuto localizzarsi in un sito anatomico al riparo dalle reazioni immunitarie (typhi, ospitano il batterio nelle colecisti nelle vie urinarie la localizzazione ha luogo quando esistono calcoli o un processo infiammatorio).

6.2. TRASMISSIONE DELLE INFEZIONI.

Oltre all’eziologia microbica esiste:

  • La trasmissibilità orizzontale = il passaggio dell’agente eziologico ad un altro tramite il contatto o tramite l’ambiente.
  • La trasmissibilità verticale = microrganismi che hanno la capacità di oltrepassare la barriera placentare, da madre in figlio (virus della rosolia)

6.2.1. sorgenti e serbatoi d’infezione.

  • la sorgente di infezione = ospite umano o animale. Cioè un malato ma anche un portatore cioè un soggetto non malato ma con microrganismi patogeni nell’organismo. Esistono:
    • portatori convalescenti (dopo la guarigione), - portatori cronici o permanenti (eliminano l’agente patogeno per tutta la vita anche dopo la guarigione),
    • portatori in incubazione (eliminano l’agente patogeno gia nel periodo dell’incubazione.
    • portatori sani (hanno un’infezione in apparente).
  • Serbatoio = è l’habitat dell’agente patogeno, da qui può essere trasmesso as ospiti recettivi.

6.2.2. VIE DI PENETRAZIONE E MODALITA’ DI TRASMISSIONE. Esistono diverse vie di trasmissione. La maggior parte penetra attraverso le mucose dell’apparato respiratorio, dell’apparato digerente. La cute è una valida barriera, ma può essere superata.  La trasmissione diretta = tipica delle infezioni veneree, (attraverso mucose genitali). La trasmissione per contatto può avvenire da persona a persona. Trasmissione diretta è l’inoculazione da insetto infetto,saliva o graffio. (esempio la rabbia). La trasmissione diretta può avvenire senza contatto (goccioline infette dello starnuto o tosse).

  • La trasmissione diretta per contatto o per via aerea è quella seguita dai microrganismi che si inattivano nell’ambiente.  La trasmissione indiretta = avviene tramite veicoli o per mezzo di vettori.
  • Veicoli: aria, acqua, alimenti, oggetti di uso. Aria: veicola goccioline e li porta a distanza. (es. vaiolo e tubercolosi). Acqua: veicolo di infezioni per le malattie a circuito fecale orale, congiuntiviti, lesioni della pelle. Alimenti: latte, creme, carni. Favoriscono la moltiplicazione di microrganismi (ostriche, mitili) trasmettono epatite A, batteri del tifo e paratifo. Oggetti in uso: stoviglie biancheria, giocattoli, possono fungere da veicoli, importanti gli asciugamani (infezioni fecali orali).
  • Vettori: sono organismi animali che trasportano microrganismi.con il loro movimento. Rappresentati da organismi animali. Gli artropodi sono vettori di virus, gli insetti sono vettori obbligati(zanzare, pidocchi, zecche, mosche).

6.2.3. CATENE DI CONTAGIO. Lo studio delle catene di contagio sono importanti per l’elaborazione di strategie.

  • Catena omogenea e omonima = Quando un microrganismo parassita in una sola specie, tra gli uomini.
  • Catena omogenea eteronima = quando si trasmette tra vertebrati ma razze differenti (come la rabbia).
  • Catena eterogenea omonima = per mezzo di un vettore (insetto) ma è esclusivamente da uomo a uomo.
  • Catena eterogenea eteronima = per mezzo di un vettore (insetto) ma l’infezione è trasmessa tra animali e uomini.

Gli accertamenti sono necessari per confermare la diagnosi clinica, bisognerebbe anche isolare il caso. Effettuando prelievi, prima della terapia perché con la somministrazione di antibiotici è impossibile isolare il microrganismo.

6.6. STORIA NATURALE DELLE MALATTIE INFETTIVE. Le proprietà biologiche del microrganismo, la recettività dell’ospite, le caratteristiche della popolazione determinano la storia naturale delle malattie infettive, il decorso nel singolo e nella collettività. I principali dati sono:

  • periodo di incubazione.
  • Periodo di contagiosità.
  • Durata della malattia.
  • Il rapporto malato infetti, quoziente di letalità, frequenza di ricadute, durata di ricadute.

7. PRINCIPI GENERALI DI EPIDEMIOLOGIA DELLE MALATTIE NON

INFETTIVE.

Le malattie non infettive, non sono trasmissibili orizzontalmente.

7.1. EZIOLOGIA DELLE MALATTIE NON INFETTIVE. Anche le malattie non infettive hanno agenti eziologici e fattori favorenti: Gli agenti eziologici = cause. Fattori favorenti = fattori rischio.

7.1.1. CAUSE E FATTORI CASUALI. Come cause si distinguono: cause biologiche, cause chimiche, cause fisiche.

  • Cause biologiche. Sono due, Cause genetiche malattie genetiche, cause cromosomiche e alterazioni di geni. Cause biologico ambientali  allergeni naturali, pollini, peli, piume di animali, ecc.
  • Cause chimiche. Composti chimici che causano alterazioni patologiche nell’organismo. Sono responsabili di intossicazioni e malattie acute croniche.
  • Cause fisiche. Calore, traumi, rumori, sono agenti fisici responsabili di malattie e di eventi patogeni. Es: le morti per incidenti domestici, stradali, elevate temperature provocano la morte di anziani, la sordità da rumore dovuta alla permanenza di luoghi come officine o discoteche.
  • fattori causali. I fattori comportamentali che caratterizzano l’attuale stile di vita: fumo di tabacco, consumo di alcolici, consumo eccessivo di alimenti.
  • Fumo di sigaretta provoca l’80/90% di morti per cancro ai polmoni.
  • l’alcol etilico provoca un’azione tossica che è causa dell’etilismo acuto, o cirrosi epatica, cancro dell’apparato digerente.
  • il consumo eccessivo di alimenti provoca il diabete, cardiopatia ischemica.

7.1.2. FATTORI DI RISCHIO.

Hanno variabili: Biologiche obesità. Comportamentali eccesso di velocità. Ambientali  condizione dei veicoli, della strada.

7.1.3. FATTORI PROTETTIVI. Alcune variabili costituzionali , comportamentali e ambientali sono associate con minor rischio di insorgenza di certe malattie e sono considerati fattori di protezione.

  • fra i comportamenti alimentari, nei riguardi nel cancro un al to consumo di fibre e di beta- carotene
  • fra i fattori ambientali, nei riguardi della cardiopatia ischemica, è dato dalla classe socio economica elevata.

7.1.4. MALATTIE MONOCAUSALI. Malattie non infettive determinate da una causa unica. L’intervento di fattori personali ambientali è importante. Anche se la causa della malattia è unica bisogna sempre individuare il fattore rischio.

7.1.5. MALATTIE PLURICAUSALI E MULTIFATTORIALI. Che non hanno una causa unica. La malattia ha una rete di cause con il peso ed il ruolo potogenetico spettante ad ogni fattore.

7.2. LE MALATTIE NON INFETTIVE NELLA POPOLAZIONE. Possono presentarsi come le malattie infettive:

  • casi epidemici (la tendenza all’aumento di frequenza nel tempo),
  • casi endemici (sono la maggior parte di malattie non infettive. Esso è dovuto al fatto che le cause, i fattori causali, e i fattori rischio sono stabilmente nella popolazione).
  • casi sporadici (raramente).

7.3. FREQUENZA DELLE MALATTIE NON INFETTIVE IN ITALIA. I dati di mortalità hanno un grado di inesattezza. Allo stato attuale le malattie no infettive sono responsabili della quasi totalità delle morti. La maggior parte delle morti è causata da malattie prevenibili: cardiopatia, ischemia, tumori, broncopneumopatie croniche ostruttive, diabete, incidenti.

DEFINIZIONE E OBIETTIVI DELLA PREVENZIONE.

1.1. PROMOZIONE DELL ASALUTE E PREVENZIONE DELLE MALATTIE.

Il fine ideale della medicina e dell’igiene:

  • ogni persona nasca sana e mantenga il proprio stato di salute al più alto livello fino al naturale compimento della vita.
  • La salute è un benessere fisico mentale e sociale.
  • Il benessere dipende da tanti fattori che determinano la qualità della vita (reddito, efficienza fisica, livello di istruzione, indice di livello di affollamento.
  • la prevenzione impedisce l’insorgenza e la progressione di malattie. Differenze tra:
  • medicina clinica  ha il limitato compito di curare e guarire la persona, a ciò provvede il medico terapista
  • medicina di sanità pubblica  ha compiti più estesi, promuove la salute e previene le malattie.
  • un test poco sensibile rileva solo una parte di soggetti positivi.
  • Un test poco specifico segnala come malati, un numero eccessivo di soggetti che non lo sono. Si possono menzionare esami periodici di tipo selettivo:
  • Carcinoma del grosso intestino (ricerca del sangue occulto nelle feci).
  • Carcinoma alla cervice uterina (striscio cervicale e pap–test).
  • Carcinoma alla mammella (mammografia).

1.2.3. PREVENZIONE TERZIARIA. Obiettivo = impedire l’invalidità della persona gia ammalate di malattie croniche.

  • È la riabilitazione. Le attività di riabilitazione messe in atto precocemente servono per ottenere il massimo recupero.
  • ha importanza la riabilitazione fisica e l’assistenza psicologica nelle persone affette da artropatie invalidanti.

1.3. OBIETTIVI STRATEGIE DELLA PREVENZIONE. Gli obiettivi possono rappresentare traguardi, come:

  • Proteggere il singolo individuo dalle malattie.
  • Raggiungere il controllo delle malattie nella popolazione.
  • Eliminare la malattia.
  • Eradicare le malattie. Solo per alcune malattie è possibile l’eradicazione.

1.3.1. PROTEZIONE INDIVIDUALE. Attraverso la protezione dei singoli dalla malattia si raggiunge il controllo di essa sulla popolazione.

  • è necessario il coinvolgimento delle persone nella prevenzione secondaria, sottoponendolo allo screening.
  • La prevenzione primaria e secondaria darà maggiore risultato se coinvolgerà tutta la popolazione. 1.3.2. CONTROLO DELEL MALATTIE. Significa = ridurre i casi di malattia con un intervento preventivo.
  • per alcune malattie è sufficiente un singolo intervento di prevenzione.

1.3.3.ELIMINAZIONE DELEL MALATTIE. Alcuni programmi di prevenzione possono diminuire (controllare) e poi far scomparire (eliminare) casi di malattia in una popolazione. Eliminazione = assenza di nuovi casi di malattia.

  • nuovi casi di malattia possono presentarsi se non si rispettano le norme e le pratiche preventive.

1.3.4. ERADICAZIONE DELLE MALATTIE. Eradicazione di malattia = rimosso l’agente causale. La malattia eradicata scompare per sempre, non esiste più una misura preventiva. Non si presenteranno casi di malattia ne si presenteranno in futuro.

  • esempio di malattia eradicata è il VAIOLO agente eziologico è scomparso dal 1979 grazie al programma di eradicazione dell’OMS. Esiste l’eradicazione regionale e locale. Ma non è possibile smobilitare del tutto i sistemi di prevenzione.

2 PREVENZIONE DELLE INFEZIONI.

Si distinguono la prevenzione primaria e secondaria, la terziaria è priva di importanza per la maggior parte delle malattie infettive.

LA PREVENZIONE PRIMARIA DELE INFEZIONI. Obiettivo = Evitare il contagio o evitare l’infezione

  • per evitare il contagio bisogna evitare che il microrganismo abbia contatto con l’ospite. Si agisce sui serbatoi e sulle sorgenti, quindi sull’ambiente.
  • per evitare l’infezione bisogna che l’agente patogeno si moltiplichi all’interno dell’organismo. Le strategie sono:
    • Scoprire e rendere inattive le sorgenti di microrganismi.
    • Interrompere la catena di trasmissione, modificando i fattori ambientali e i comportamenti che la favoriscono.
    • Aumentare le resistenze alle infezioni. Per alcune malattie è sufficiente un solo tipo di prevenzione , per altre non è sufficiente.

2.1.1. SCOPERTA E INATTIVAZIONE DELLE SORGENTI E DEI SERBATOI D’INFEZIONE. Se si individuassero tutte le sorgenti di infezione e le trasmissioni dirette e indirette si otterrebbe la scomparsa delle malattie infettive. La notifica è il primo atto per muovere una serie di interventi preventivi:

  • Isolamento. (separazione del soggetto da altre persone)
  • Contumacia. (obbligo di rimanere in un luogo per un periodo prescritto)
  • Disinfezione e sterilizzazione. (distruggere ogni forma di microrganismo)
  • Disinfestazione. (prevenzione di malattie causate da artropodi, insetti)

Isolamento e contumacia.

Contumacia = permanere in un luogo. Isolamento = separare il soggetto da altre persone. Se si ha il sospetto della malattia si porta il malato in ospedale, reparto malattie infettive. L’organizzazione dell’ospedale deve impedire il contagio. La contumacia può essere nello stesso domicilio malato con stanza riservata e assistenza. L’isolamento solo in caso di contagiosità. Alcuni contagi posono sussistere anch edopo la fine della malattia. Per alcune malattie infettive p necessario la sorveglianza di contatti dei conviventi del malato. È prescritta la sorveglianza sanitaria = obbligo di sottoporsi al controllo dell’autorità sanitaria.

Disinfezione e sterilizzazione.

La disinfezione = distrugge i microbi agenti di malattie infettive (attuata mediante mezzi fisici o chimici).

  • Pratica la prevenzione delle malattie infettive La sterilizzazione = distrugge ogni forma vivente di microrganismo (le spore, patogeni, commensali e saprofiti.
  • evita l’introduzione dei microrganismi nell’intimità dei tessuti (aghi, siringhe, guanti, ferri chirurgici). Bisogna sapere le caratteristiche del microrganismo per poter scegliere un buon disinfettante. La disinfezione continua per tutto il tempo della malattia, dove sussistono secreti ed escreti. Al termine della malattia si attiva una disinfezione terminale con disinfettanti gassosi. La disinfezione periodica avviene almeno una volta l’anno (scuole, asili, ospedali).

Disinfestazione.

  • immunoprofilassi attiva. Essa si identifica con il vaccino che stimola il sistema immunitario.
  • Il vaccino è efficiente dopo circe 3 settimane dalla somministrazione.
  • La durata del vaccino può andare da un anno (influenzale) fino ed oltre i 20 e i 30 anni (poliomieliti, morbillo, rosolia).
  • con il passare del tempo si ha un declino del tasso di anticorpi e si può ottenere il richiamo dell’immunità con una dose detta 2richiamo”. Vaccinare da piccoli con opportuni richiami.
  • Vaccinazione post-esposizione = si effettua a persone che sono state punte da cose infette, morse da animali per proteggerli dalla rabbia. Anche per proteggere dall’epatite B.
  • immunoprofilassi passiva. Obiettivo = protezione rapida. Con somministrazione di immunoglobuline umane (Ig) e sieri immuni di animali (sieri eterologhi). Si sono rapidamente assorbiti e raggiungono l’efficacia entro 2-4 giorni. Si usa per persone no vaccinate ma con grave rischio di infezione
  • vantaggio rapidità di protezione passiva.
  • svantaggio breve durata (4-6 settimane per le Ig perché omologhe e 2 settimane per i sieri immuni eterologhi).
    • La profilassi immunitaria passiva è l’intervento di emergenza per persone che hanno trascurato incautamente il vaccino.
  • immunoprofilassi attiva e passiva. Somministrazione contemporanea di vaccino e di Ig. Si ottiene:
    • rapidamente la protezione passiva e al declino si questa si ha
  • l’immunità attiva di lunga durata del vaccino.

Chemioprofilassi primaria.

Obiettivo = impedisce lo sviluppo del processo infettivo distruggendo i microrganismi eventualmente penetrati. Consiste nella somministrazione di antibiotici a persone esposte al contagio. (in atto un processo infettivo). Es.: penicillina per bambini venuti a contatto con malati di scarlattina.

  • Assunzione di clorochina prima e durante e dopo un soggiorno in zona malarica La somministrazione di chemioterapici e antibiotici  protegge dall’infezione limitatamente al periodo durante il quale essa è attuata.

2.2. PREVENZIONE SECONDARIA DELLE INFEZIONI. Obiettivo = impedisce che l’infezione evolva in malattia. Le malattie hanno un periodo di incubazione breve che no so possono applicare metodi di prevenzione secondaria come lo screening. Escludendo: Tubercolosi con saggio di tubercolina ripetuto periodicamentee si osserva alla tubercolina. Si effettua lo screening. AIDS con un saggio sierologico per individuare soggetti con anticorpi anti-HIV. Si effettua lo screening.

Chemioprofilassi secondaria

Obiettivo = estinguere il processo infettivo con una somministrazione prolungata. Es. trattamento

con isoniazide (per gli affetti da tubercolosi) Si attua quando c’è un’infezione ma non si mostrano segni clinici. Rientrano nella chemioprofilassi secondaria:

  • la profilassi delle recidive del reumatismo articolare acuto. (effettuando penicillina).
  • Trattamento precoce delle persone sieropositive per HIV. (somministrazione di farmaci anti- HIV).

2.3. OBIETTIVI DELLA PREVENZIONE.

  • Protezione individuale dalle malattie.
  • Controllo delle infezioni.
  • Eradicazione delle infezioni. Sono tappe di un unico processo.

2.3.1. PROTEZIONE INDIVIDUALE DELLA INFEZIONI. Le persone con alto grado di istruzione e alta disponibilità economica usano mezzi preventivi. La maggiro parte non sa procurarsi mezzi preventivi per ridurre i rischi.

  • la vaccinazione offre massima protezione a livello individuale.
  • La scelta degli alimenti e delle bevande, diminuisce il rischio di infezioni enteriche (febbre tifoide, salmonellosi, shigellosi).

2.3.2. CONTROLO DELLE INFEZIONI. Obiettivo = ridurre l’incidenza della malattia fino all’eliminazione. In Italia molte malattie infettive sono controllate grazie alla vaccinazione obbligatoria.

  • il controllo è avvenuto anche grazie ad interventi sui serbatoi e a misure di bonifica degli alimenti e risanamento dell’ambiente.

2.3.3. ELIMINAZIONE DELLE INFEZIONI. Dopo il controllo della malattia avviene l’eliminazione. In Italia possono essere considerate eliminate la poliomielite e la difterite. La poliomielite è prossima ad essere dichiarata eradicata.

  • è necessaria una vaccinazione di massa per le due malattie perché potrebbero essere importate da altre aree.

2.3.4. ERADICAZIONE DELLE INFEZIONI.

  • scomparsa del microrganismo che è responsabile della malattia. L’assenza di casi di malattia è la conseguenza dell’impossibilità che avvengano infezioni.
  • Le vaccinazioni di massa sono il mezzo più rapido per ottenere l’eradicazione.

Infezioni eradicate.

Unica malattia eradicata è il vaiolo. L’OMS dichiarò eradicato il vaiolo nel 1980. Parecchi paesi non registravano i casi di malattia. Si eseguirono 2 strategie:

  1. vaccinazione della popolazione per immunizzare almeno 80% della popolazione dei paesi endemici.
  2. segnalazione di nuovi casi con una rete di sorveglianza per poterli mettere in isolamento e per poter vaccinare tutti i contatti. Il costo del programma era di circa 1i2 milioni di dollari. Ma il mondo risparmia un miliardo di dollari l’anno da quando non si effettua la vaccinazione antivaiolosa. L’unico serbatoio del virus era l’uomo malato.
  • un grave flagello è la malaria, L’OMS ha attuato un programma di eradicazione globale dal 1955. Il programma era basato sul trattamento delle abitazioni con il DDT. Il programma ha raggiunto l’eradicazione regionale. Il nostro paese aveva eradicato la rabbia con l’eliminazione dei serbatoi selvatici e la vaccinazione di
  • controllo della sterilizzazione. Sia le stufe a secco che le autoclavi devono essere collaudate per controllare la loro efficacia.
    • si introducono delle spore batteriche e si può fare affidamento sull’autoclave o sulla stufa a secco solo se le spore popola sterilizzazione non si sviluppano.

3.1.2. RAGGI ULTRAVIOLETTI (UV) Vantaggi = danneggiano il DNA e l’azione antimicrobica è molto rapida. Svantaggi = scarsa capacità di penetrazione, efficaci sono in superfici. Si utilizza per sterilizzare:

  • aria.
  • Piani di appoggio. Sono lesivi per le mucose e per la pelle  evitare presenza di persone.

3.1.3. RAGGI GAMMA. Sono radiazioni ionizzanti ad azione sterilizzante. Sono prodotti dal cobalto. Si usa per sterilizzare materiale a perdere, (siringhe di plastica, cateteri, fili di sutura) gia confezionati in busta. Quelli monouso.

3.1.4. STERILIZZAZIONE CON L’OSSIDO DI ETILENE. Sterilizza strumenti medici. Si usa con cautela:

  • Irrita le mucose.
  • Con l’aria forma miscele esplosive. L’ossido di etilene è attivo contro tutti i microrganismi. L’effetto sterilizzante dipende dalla concentrazione di gas, dal tempo, dalla temperatura e umidità.
  • ha una forte capacità di penetrazione. Liberare o allontanare i residui di gas prima di utilizzare il materiale sterilizzato.

3.2. DISINFEZIONE E DISINFETTANTI. Disinfezione = distrugge i microbi patogeni presenti. La sterilizzazione, invece distrugge tutti i microbi.

  • la scelta dell’agente disinfettante è scelta in base alla resistenza e conoscenza biologica dei microbi che si vogliono distruggere.

3.2.1. RESISTENZA DEI MICRORGANISMI. I microrganismi hanno caratteristiche diverse da una specie all’altra. Le spore hanno una resistenza e sopportano l’azione degli agenti fisici e chimici, rispetto agli altri microbi grazie ai loro involucri.

3.2.2. MODALITA’ D’AZIONE DEI DISINFETTANTI.

  • Il calore coagula le proteine.
  • Alcoli, fenolo, alterano lo stato colloidale del protoplasma batterico.
  • Disinfettanti chimici agiscono sulle proteine enzimatiche. E sulla membrana cellulare.
  • i disinfettanti agiscono meno sui virus. Alcune sostanze disinfettanti non sono utilizzabili per la disinfezione di prodotti organici (feci, escreato, essudati) perché i microrganismi sono protetti (sono protetti da materiale organico) e sono sottratti ai disinfettanti chimici.

3.2.3. DISINFEZIONI CON AGENTI FISICI.

Si possono utilizzare le stesse cose per la sterilizzazione (aria calda, calore, stufe autoclave) ma a temperature più basse.

  • per disinfettare oggetti di vario genere basta immergerli in acqua bollente per 5 minuti. ( si distruggono i batteri patogeni e virus, escluso il virus dell’epatite B che ha bisogno di una ebollizione di 10 minuti)

3.2.4. ANTISETTICI E DISINFETTANTI CHIMICI. (BIOCIDI) I biocidi agiscono in modo non selettivo contro  virus, batteri, protozoi e miceti, ma non possono essere introdotti nell’organismo perché molto lesivi. I biociti sono:

  • antisettici  inattivano microrganismi sulla superficie corporea
  • disinfettanti  inattivano microrganismi presenti nell’ambiente. I costi sono contenuti. Sono in concentrazione più elevata rispetto agli antibiotici. I disinfettanti più usati sono:
  • ALOGENI  il bromo(poco utilizzato), cloro (tossico se inalato) e iodio o povidone-iodio (utilizzato allo stato molecolare) - sono utilizzati per la disinfezione di acque, biancherie, cute, e ambienti.
  • ALCOLI  alcol etilico (etanolo), alcol isopropilico e alcoli anidri (70%) hanno effetto battericida grazie all’azione denaturante, - usati per termometri, cute, disinfettanti quando sono diluiti in acqua al 50-60% è scarsa al 70%
  • ALDEIDI  aldeide formica in forma gassosa È attiva su microbi e spore. La formaldeide (con vapore acqueo) aumenta la penetrazione, la glutaraldeide è uguale alla formaldeide ma è meno irritante. - usata per ambienti chiusi o oggetti delicati o mucose.
  • FENOLI  Lister introduce il fenolo puro per la chirurgia dell’antisepsi (prima dell’infezione contro l’infezione): acido fenico, fenolo o acido fonico, cresolo grezzo acidi cresilici. L’attività è assai scarsa sui virus, alcuni fenoli agiscono sui miceti. Quelli con elevata capacità sono i fenilfeloni e fennoli alogenati – usato per disinfettare mani, oggetti e superfici.
  • DETERGENTI SINTETICI  detergenti non ionici o anionici hanno scarso potere disinfettante (comuni detersivi). I detergenti cationici hanno un limitato effetto detergente ma sono disinfettanti. (le sostanze organiche di saponi e detergenti interferisce con l’attività antibatterica) – usati in campo medico e nell’industria alimentare (non sono tossici)
  • SAPONI  formati da sali e acidi oleico, palmitico e stearico. Si producono trattando grassi animali o vegetali con idrato di sodio (saponi duri) o con idrato di potassio (saponi molli).
  • si usano come azione sgrassante e detersiva, alcuni hanno azione antibatterica e disinfettanti.
  • PEROSSIDI  Acqua ossigenata (perossido di idrogeno), è un prodotto innocuo – usata per l’antisepsi e la disinfezione. Acido peracerico è più potente dell’acqua ossigenata, attivo a bassa concentrazione - usato contro virus batteri miceti e spore e per la sterilizzazione di materiale medico.
  • BIGUANIDI (CLOREXIDINA)  disinfettante contro i Gampositivi e Gramnegativi, non contro le spore – si usa per disinfettare la pelle, pavimenti e superfici varie, è anche in pomata e polvere, la usano i medici per la decontaminazione delle mani.