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Il Morbillo e la Rosolia: Caratteristiche, Sintomi, Complicanze e Prevenzione, Appunti di Scienze Motorie

Informazioni dettagliate sul morbillo e sulla rosolia, due malattie infettive comunemente conosciute come 'terza malattia'. I sintomi, le complicanze, la legislazione e la prevenzione di queste patologie. Il morbillo è causato da un virus e ha un periodo di incubazione di 12-18 giorni, mentre la rosolia è causata da un rubivirus e ha un periodo di incubazione di 2-3 settimane. Il documento include informazioni sulla vaccinazione, le complicanze respiratorie, neurologiche e rare, e la gravidanza e la rosolia.

Tipologia: Appunti

2019/2020

Caricato il 14/09/2020

lorenascotto4555
lorenascotto4555 🇮🇹

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1 Morbillo
Il morbillo è una malattia infettiva acuta provocata da un virus del genere Morbillovirus appartenente alla
famiglia Paramyxovirus . Il virus si trasmette attraverso il contatto diretto con le secrezioni mucose o salivari
del soggetto infetto oppure tramite la semplice inspirazione di gocce infette che siano state immesse
nell'aria attraverso starnuti, colpi di tosse oppure parlando. Le possibilità di contagio da un soggetto all'altro
iniziano 24-48 ore prima della comparsa della sintomatologia (3-5 giorni prima che compaiano le cosiddette
macchie di Koplik). Il rischio di contagio può considerarsi terminato 45 giorni dopo la scomparsa della tipica
eruzione cutanea (esantema).
1.1. Sintomi
Trascorso il periodo di incubazione, variabile da un minimo di 7 a un massimo di 18 giorni, iniziano a
comparire febbre alta tosse, rinite, congiuntivite, arrossamento della mucosa orale con presenza di
macchie bianche sulle gengive all'altezza dei molari (le già citate macchie di Koplik) e, dopo tre giorni di
febbre, una caratteristica eruzione cutanea che parte dal capo e dal collo e, progressivamente, si estende a
tutto il resto del corpo. L'esantema perdura per circa 5-6 giorni per poi scomparire gradualmente. Per
alcuni giorni, nella fase di convalescenza, sarà visibile una finissima desquamazione della pelle.
1.3. Complicanze
Le complicanze del morbillo vengono generalmente distinte in tre gruppi:
 complicanze di tipo respiratorio  complicanze di tipo neurologico  complicanze rare di altro tipo.
Le complicanze di tipo respiratorio sono quelle più frequenti e comprendono otiti, laringiti,
laringotracheiti, broncopolmoniti batteriche e polmoniti interstiziali. Le complicanze neurologiche sono più
rare, ma molto più gravi, tra queste troviamo le encefaliti e le encefalomieliti. Una complicanza rarissima,
ma che può avere effetti devastanti, è la panencefalite sclerosante subacuta (PESS), una malattia
degenerativa causata dalla persistenza di un virus del morbillo difettivo e che si manifesta mediamente 9
anni dopo dal morbillo. Risulta essere più frequente nei soggetti che avevano contratto il morbillo nei primi
due anni di vita. Complicanze molto più rare sono poi quelle cardiache, quelle oculari, la porpora
piastrinopenica e la linfoadenopatia mesenterica. La morte è un evento raro, ma non nullo.
1.4. Disposizioni legislative
Il morbillo è soggetto a denuncia obbligatoria da parte del medico con isolamento del paziente per 5 giorni
dalla comparsa delle prime manifestazioni cutanee (esantema). Nell'aprile del 2007 è stata istituita una
sorveglianza speciale per la segnalazione dei casi.
1.6. Il vaccino contro il morbillo
Il vaccino anti-morbillo è combinato con quelli anti-rosolia e anti-parotite (vaccino trivalente MPR). Tale
vaccino è costituito dai tre ceppi virali vivi e attenuati (un ceppo virale attenuato non è capace di provocare
la patologia, ma è in grado di stimolare la produzione anticorpale). Il vaccino è consigliato ai bambini che
hanno superato i dodici mesi di età, agli adolescenti o ai giovani adulti che non sono immuni dal virus, ai
soggetti non immuni che siano entrati in contatto con soggetti affetti da morbillo (la vaccinazione, se
effettuata entro 72 ore dall'evento, può prevenire lo sviluppo della patologia). La vaccinazione non è
indicata nei soggetti che presentino allergia a precedenti dosi di detti vaccini oppure a qualcuno dei loro
componenti, nelle donne gravide o in quelle che stanno cercando di diventarlo (è consigliabile evitare la
gravidanza per almeno trenta giorni se ci si è sottoposte a vaccino anti-morbillo o anti-rosolia), nei soggetti
che presentino gravi alterazioni del sistema immunitario e in quelli che hanno ricevuto da poco tempo
sostanze contenenti immunoglobuline, nei soggetti che stanno assumendo alte dosi di farmaci steroidei e in
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1 Morbillo

Il morbillo è una malattia infettiva acuta provocata da un virus del genere Morbillovirus appartenente alla famiglia Paramyxovirus. Il virus si trasmette attraverso il contatto diretto con le secrezioni mucose o salivari del soggetto infetto oppure tramite la semplice inspirazione di gocce infette che siano state immesse nell'aria attraverso starnuti, colpi di tosse oppure parlando. Le possibilità di contagio da un soggetto all'altro iniziano 24-48 ore prima della comparsa della sintomatologia (3-5 giorni prima che compaiano le cosiddette macchie di Koplik). Il rischio di contagio può considerarsi terminato 45 giorni dopo la scomparsa della tipica eruzione cutanea (esantema). 1.1. Sintomi Trascorso il periodo di incubazione, variabile da un minimo di 7 a un massimo di 18 giorni, iniziano a comparire febbre alta tosse, rinite, congiuntivite, arrossamento della mucosa orale con presenza di macchie bianche sulle gengive all'altezza dei molari (le già citate macchie di Koplik) e, dopo tre giorni di febbre, una caratteristica eruzione cutanea che parte dal capo e dal collo e, progressivamente, si estende a tutto il resto del corpo. L'esantema perdura per circa 5-6 giorni per poi scomparire gradualmente. Per alcuni giorni, nella fase di convalescenza, sarà visibile una finissima desquamazione della pelle. 1.3. Complicanze Le complicanze del morbillo vengono generalmente distinte in tre gruppi:  complicanze di tipo respiratorio  complicanze di tipo neurologico  complicanze rare di altro tipo. Le complicanze di tipo respiratorio sono quelle più frequenti e comprendono otiti, laringiti, laringotracheiti, broncopolmoniti batteriche e polmoniti interstiziali. Le complicanze neurologiche sono più rare, ma molto più gravi, tra queste troviamo le encefaliti e le encefalomieliti. Una complicanza rarissima, ma che può avere effetti devastanti, è la panencefalite sclerosante subacuta (PESS), una malattia degenerativa causata dalla persistenza di un virus del morbillo difettivo e che si manifesta mediamente 9 anni dopo dal morbillo. Risulta essere più frequente nei soggetti che avevano contratto il morbillo nei primi due anni di vita. Complicanze molto più rare sono poi quelle cardiache, quelle oculari, la porpora piastrinopenica e la linfoadenopatia mesenterica. La morte è un evento raro, ma non nullo. 1.4. Disposizioni legislative Il morbillo è soggetto a denuncia obbligatoria da parte del medico con isolamento del paziente per 5 giorni dalla comparsa delle prime manifestazioni cutanee (esantema). Nell'aprile del 2007 è stata istituita una sorveglianza speciale per la segnalazione dei casi. 1.6. Il vaccino contro il morbillo Il vaccino anti-morbillo è combinato con quelli anti-rosolia e anti-parotite (vaccino trivalente MPR). Tale vaccino è costituito dai tre ceppi virali vivi e attenuati (un ceppo virale attenuato non è capace di provocare la patologia, ma è in grado di stimolare la produzione anticorpale). Il vaccino è consigliato ai bambini che hanno superato i dodici mesi di età, agli adolescenti o ai giovani adulti che non sono immuni dal virus, ai soggetti non immuni che siano entrati in contatto con soggetti affetti da morbillo (la vaccinazione, se effettuata entro 72 ore dall'evento, può prevenire lo sviluppo della patologia). La vaccinazione non è indicata nei soggetti che presentino allergia a precedenti dosi di detti vaccini oppure a qualcuno dei loro componenti, nelle donne gravide o in quelle che stanno cercando di diventarlo (è consigliabile evitare la gravidanza per almeno trenta giorni se ci si è sottoposte a vaccino anti-morbillo o anti-rosolia), nei soggetti che presentino gravi alterazioni del sistema immunitario e in quelli che hanno ricevuto da poco tempo sostanze contenenti immunoglobuline, nei soggetti che stanno assumendo alte dosi di farmaci steroidei e in

quelli che sono affetti da patologie acute. La vaccinazione anti-morbillo prevede due dosi, la prima viene somministrata nel periodo compreso tra i 12 e i 15 mesi di età, la seconda dose viene iniettata 5 o 6 anni dopo la prima somministrazione. Gli effetti collaterali del vaccino sono generalmente abbastanza lievi (dolore e gonfiore nel punto dell'iniezione, febbre moderata, ingrossamento linfonodale, gonfiore articolare e modesta eruzione cutanea).

2 Rosolia

La rosolia (o rubeola o terza malattia) è una malattia infettiva causata da un rubivirus della famiglia Togaviridae. La rosolia è una patologia che può localizzarsi in diversi organi o tessuti ed è caratterizzata da un indice di contagiosità molto elevato, anche se inferiore a quello del morbillo. Dopo che un soggetto ha contratto il virus della rosolia ne è immune per tutto il resto della vita. Tutti i soggetti che non hanno mai contratto la rosolia o non sono stati vaccinati sono da considerarsi a rischio, ma il contagio è molto più comune nell’età infantile. Il virus si trasmette in modo simile a quello in cui si trasmette il virus del morbillo e cioè attraverso il contatto diretto con le secrezioni mucose o salivari del soggetto che ha contratto l'infezione oppure tramite l'inspirazione di gocce infette che siano state immesse nell'aria attraverso starnuti, colpi di tosse o anche semplicemente parlando. La rosolia ha un'incubazione di circa 2-3 settimane e il periodo in cui vi sono possibilità di contagio da un soggetto all'altro inizia da 7 a 4 giorni prima della comparsa dell'esantema e permane per i 4 giorni successivi. La questione cambia se si è in presenza di un soggetto che è stato infettato durante la gravidanza, in questo caso si è in presenza di sindrome congenita e il virus rimane circolante non più per i 7-10 giorni tipici della malattia contratta dopo la nascita, infatti, in caso di sindrome congenita, il periodo di contagiosità può durare molti mesi, addirittura, in alcuni casi, anche più di un anno. 2.2. Sintomi Il periodo di incubazione è di 14-21 giorni. La fase prodromica, costituita da sintomi catarrali lievi, è più breve di quella del morbillo e può essere tanto modesta da non essere notata. Il segno più caratteristico è dato dalla linfadenopatia retroauricolare, cervicale posteriore e suboccipitale. Nessun'altra patologia provoca tumefazione di questi linfonodi in modo così evidente come la rosolia. Un enantema può comparire appena prima l'inizio dell'esantema. Esso è caratterizzato da una modica punteggiatura rosea del palato che può fondersi in una chiazza rossa ed estendersi oltre le fauci. La linfadenopatia è evidente almeno 24 ore prima della comparsa del rash e può persistere per una settimana e oltre. L'esantema è più variabile di quello del morbillo. Comincia al volto e si diffonde rapidamente. La sua evoluzione è così rapida che il rash può attenuarsi al volto nel momento in cui si manifesta al tronco. Sono presenti in gran numero maculo-papule distinte; vi sono anche ampie aree di arrossamento che si diffondono rapidamente a tutto il corpo, di solito entro 24 ore. L'esantema può essere confluente, in modo particolare al volto. Può comparire lieve prurito, L'eruzione solitamente si attenua intorno al 3° giorno. La desquamazione è modesta. Sono stati descritti casi di rosolia senza esanterna. La mucosa faringea e le congiuntive sono debolmente infiammate. AI contrario del morbillo, non c'è fotofobia. La febbre è moderata o assente durante l’esantema. 2.3. Rosolia e gravidanza Se nei bambini la rosolia non ha solitamente complicazioni, la patologia può essere molto pericolosa nel caso che a contrarla sia una donna in gravidanza. Esistono infatti gravi rischi per il feto che sono tanto maggiori quanto più la gravidanza è agli inizi. Il virus responsabile della rosolia appartiene al complesso TORCH e l'infezione può trasmettersi al feto durante la fase viremica per via trasplacentare, essa può verificarsi in diversi periodi della gravidanza e la gravità delle conseguenze che la stessa avrà sul feto dipendono proprio da questo.

manifestazioni più caratteristiche della malattia è un eritema a farfalla che interessa le guance. Il periodo d'incubazione della patologia va da quattro giorni a due settimane, durante questo lasso di tempo non si manifesta alcun problema di tipo cutaneo. L'esordio della quinta malattia è caratterizzato da febbricola, mal di testa, rinite, dolori alle articolazioni, eritema non pruriginoso e rossore delle guance che sono dolenti e più gonfie del normale. Questa fase coincide con la viremia la cui durata è di circa una settimana. Terminata questa fase l'eruzione cutanea si espande in seguito su altre parti del corpo, in particolar modo su tronco, braccia, gambe e natiche. L'eritema che caratterizza la quinta malattia ha la tendenza a scomparire in modo graduale man mano che la patologia evolve. I sintomi della quinta malattia sono pressappoco gli stessi sia nei bambini che negli adulti, ma sussistono alcune differenze relativamente ai disturbi di tipo articolare. Negli adulti infatti la dolenzia articolare è più frequente e può presentarsi sotto varie forme; nella stragrande maggioranza dei casi il paziente adulto riferisce dolori artritici, mentre i dolori artromialgici, spesso accompagnati da stanchezza cronica, sono meno frequenti; nei bambini invece la situazione è rovesciata. 3.3. Diagnosi La diagnosi di quinta malattia non è particolarmente ostica, anche se alcune malattie presentano sintomatologia simile (morbillo, quarta malattia, rosolia e scarlattina); essa si basa essenzialmente sull'esame obiettivo; nel caso che non vi sia la comparsa di eruzione cutanea è possibile ricercare la presenza del virus responsabile tramite un esame del sangue.

4 Parotite (orecchioni)

Patologia infettiva caratterizzata da un'elevata contagiosità e causata da un virus appartenente alla famiglia dei Paramyxovirus (la stessa del virus del morbillo). È popolarmente nota come orecchioni. Il contagio interessa generalmente i bambini e gli adolescenti (dai cinque ai quindici anni), ma non è rara l'infezione degli adulti che non hanno avuto la malattia in passato .La parotite viene trasmessa generalmente tramite contatto diretto (saliva o goccioline emesse con il respiro), ma anche, seppur meno frequentemente, tramite oggetti che sono stati contaminati da saliva o goccioline respiratorie. L'infezione colpisce le ghiandole salivari, più precisamente le parotidi. 4.1. Sintomi La sintomatologia, in particolar modo nelle primissime fasi, non è specifica; possono registrarsi anoressia, malessere generale, lieve stato febbrile e mal di testa. In seguito il soggetto avverte dolore a un orecchio e la malattia inizia a manifestarsi in modo più specifico. Inizialmente viene coinvolta una sola ghiandola che tende a ingrossarsi progressivamente per circa 3 o 4 giorni; durante questa fase il dolore può essere molto acuto e si registra una notevole ipersensibilità alla palpazione. Solitamente l'altra ghiandola inizia a ingrossarsi un paio di giorni dopo il coinvolgimento della prima.Durante i primi giorni della malattia la febbre può salire arrivando ai 40 °C .Raggiunto il culmine dell'ingrossamento parotideo, i sintomi iniziano a regredire, la febbre e l'ipersensibilità si risolvono e le dimensioni delle ghiandole tornano alla normalità nel giro di 6 o 7 giorni. Raramente si hanno coinvolgimenti di altre ghiandole salivari. 4.4. Terapia Non esiste un trattamento specifico per la parotite. Nei casi senza complicazioni si utilizza il riposo a letto e un'alimentazione che faciliti la masticazione. Per combattere la febbre e il malessere generale che accompagnano la malattia si somministrano solitamente farmaci antipiretici e analgesici. Pur non esistendo una cura, è disponibile un vaccino che viene somministrato di solito in associazione a quello contro la rosolia e contro il morbillo (il cosiddetto vaccino trivalente l’MPR).