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Una panoramica dell'igiene, con un focus sulle malattie infettive e non infettive. Vengono esaminate le varie branche dell'igiene, le malattie infettive e non infettive, la trasmissione materno-infantile, i vaccini e i criteri del calendario vaccinale. Il documento illustra anche l'importanza dell'igiene in un carcere, dove si verificano più suicidi a causa di sovraffollamento e condizioni particolari. Utile per chi vuole apprendere più sui vaccini, le malattie infettive e non infettive e come l'igiene può aiutare a prevenire la diffusione di malattie infettive.
Tipologia: Appunti
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malattia, ma lavora per prevenirla. La PREVENZIONE è una parola chiave nell’igiene.
all’espressione “ intervenire prima ” che si presenti il problema. Questa è la PREVENZIONE PRIMARIA (campagne antifumo, campagne vaccinali). Ma esiste anche la PREVENZIONE SECONDARIA , che è sempre prevenzione, ma in tal caso si interviene quando il problema c’è già, e quindi si cerca di intervenire il più precocemente possibile (si parla di diagnosi precoce ). Con i vaccini, ad esempio, facciamo prevenzione primaria, interveniamo prima, mentre ad esempio con il PAP TEST si fa prevenzione secondaria. Il terzo livello è quello della PREVENZIONE TERZIARIA , da NON confondere con la riabilitazione. La definizione corretta di prevenzione terziaria è: cercare di non far ripresentare il problema nuovamente , e cercare di non avere conseguenze ulteriori rispetto a quelle che si sono già avute (se ho avuto un infarto, cerco di non averne un altro seguendo le indicazioni dei medici→ si eliminano i fattori di rischio affinché il fatto non si ripresenti). Quindi la prevenzione terziaria è evitare che arrivino altri problemi oltre a ciò che ho già avuto. Quindi l’igiene è una materia della medicina che lavora per prevenire. Vediamo però la seconda parola tipica dell’igiene. L’igiene lavora sulla COLLETTIVITÀ , perché ciò che vuole è far star bene la comunità. All’igiene, infatti, interessa che tutti i componenti della comunità non abbiano problemi.
la collettività stia bene. Per esempio, quando è stato preparato il piano pandemico contro il Covid si è pensato in ottica di comunità → ogni singolo operatore sapeva cosa fare. Ad esempio nei terremoti: la comunità sa già cosa fare, la protezione civile sa cosa fare.
L’igiene vuole che tutti stiano bene; affinché questo accada non serve solo l’assenza di malattia, ma devono crearsi delle condizioni affinché ci sia benessere nella collettività. L’OMS, ad esempio, a tal proposito si occupa di suicidio : tali persone hanno un malessere generale dettato da condizioni sociali che le portano al suicidio. In un carcere, ad esempio, ci sono più suicidi: sovraffollamento, condizioni particolari, non dettate dalle malattie. Definizione benessere → Quindi l’igiene guarda in modo collettivo la situazione della collettività, affinché i singoli possano stare bene. Il quarto aspetto che riguarda l’igiene, è il lavoro con un approccio INTERDISCIPLINARE.
che portano il loro contributo. Quindi c’è bisogno di più persone, ognuno con le loro sfaccettature, che insieme lavorano per la comunità. Nei distretti sociosanitari ci sono infatti molte figure: medico, infermiere, assistente sociale, fisioterapista, ecc. Quindi c’è bisogno di più persone. Attenzione→ NON MULTIDISPIPLINARE → qui ognuno fa il suo pezzo, ma nessuno guarda il quadro di insieme. Invece nel caso di INTERDISCIPLINARIETA’ c’è un equipe che lavora insieme. Quindi abbiamo visto i quattro concetti chiave: prevenzione, comunità, benessere sociale, lavoro interdisciplinare.
garantendo alla comunità un benessere psicofisico sociale. Quindi questi sono i quattro capisaldi dell’igiene. Abbiamo citato quattro concetti: prevenzione , comunità , benessere psico-fisico sociale, interdisciplinarità. Vediamo ora le varie branche dell’igiene.
principalmente delle affrontate le malattie infettive in modo globale ; infatti, il primo tema che hanno affrontato è cosa fare con le malattie infettive (perché come si spostano le persone si spostano anche le malattie); contemporaneamente si è iniziato ad occuparsi di malattie croniche (come, ad esempio, il cancro): i paesi in via di sviluppo hanno maggiormente malattie croniche rispetto alle malattie infettive.
EPIDEMIA, PANDEMIA, ENDEMIA Molto spesso sentiamo parlare di epidemia , pandemia , ed endemia. Quando ci sono stati i primi casi di covid in Cina, essi sono stati definiti come SPORADICI. Quando è iniziato il covid si è parlato molto di un problema già esistito un problema con la SARS→ all’epoca si manifestò un corona virus nuovo. Esso infettò i polmoni di una persona in un albergo di Hong Kong. Questa persona salì nell’ascensore dell’albergo, toccò la pulsantiera e fece diffondere così il virus in tutto l’albergo. La globalizzazione crescente della società in cui viviamo ha fatto sì che il giorno successivo, la persona contagiata a Hong Kong prendesse un aereo per il Canada. Ecco che un virus si diffonde molto più velocemente rispetto al passato.
manifestano isolatamente senza apparenti rapporti con altri casi (casi isolati); non c’è quindi un rischio di grande diffusione della malattia. L’EPIDEMIA è, invece, una concentrazione nel tempo e nello spazio di un certo numero di casi di una malattia infettiva→ confinata nel tempo e nello spazio.
Tra i vari meccanismi specifici distinguiamo:
I linfociti si trovano per il 5% nel sangue e il restante: milza, timo, linfonodi. CHE SUCCEDE QUANDO ARRIVA UN AGENTE ESTRANEO NEL CORPO?
sequenza. Vediamo in cosa consistono tali tappe. Parlando del covid abbiamo detto che inizialmente non si sapeva di cosa fossero affette le persone, poi a un certo punto si è trovato il virus e la sua famiglia: quindi prima di tutto si è cercato di capire cosa avessimo difronte. Ai tempi dell’influenza suina , i primi casi essi erano degli studenti americani che erano andati in gita scolastica in Messico. Tornati dalla gita si sono ammalati. È stata studiata l’influenza in questione, e successivamente è stato avvisato anche il Messico. Il giorno seguente il Messico ha decretato il lockdown con l’esercito nelle strade. I capisaldi principali per la prevenzione delle malattie infettive e per contrastarle sono:
metodo indiretto per tracciare la presenza nel nostro organismo degli anticorpi che si legano specificatamente agli antigeni e quindi capire quale agente infettivo è entrato nel nostro organismo (analizzare sangue, siero)
trovare). Lo si fa per capire in quale momento dell’infezione siamo. Ovvero partiamo dall’agente infettivo parlando di virus e batteri, cioè dal materiale genetico, fino ad arrivare a delle cose che vediamo ad occhio nudo per fare una diagnosi diretta. Esempio: mettere urina in coltura dove nascono colonie di batteri, colorarla, metterla in vetrino e guardarla al microscopio. Per i virus è complicato, perché sono più piccoli dei batteri, quindi serve il microscopio elettronico : lo si è utilizzato negli anni 80 con l’HIV , per capire la struttura virale. Nell’accertamento diretto, quindi, si va a cercare direttamente l’agente infettivo. Certe volte però si deve essere più approfonditi. Per esempio la salmonella ha una serie di antigeni. Se faccio un esame del sangue, capisco che c’è una salmonella, ma dietro ci può essere altro. L’accertamento diagnostico non si può fermare quindi alla famiglia di agente infettivo. Esempio : arrivano 20 persone con diarrea al pronto soccorso. Si va a fare un accertamento diagnostico indiretto e si vede che hanno tutti la salmonella. Il problema è capire dove l’hanno presa. Se tutti loro hanno mangiato nella stessa mensa, allora è chiaro che si deve cercare nel prodotto nella mensa la salmonella. Perché lo scopo è bloccare il problema. A quel punto, facendo accertamento diagnostico si vede che ci sono cinque tipi diversi di salmonella. Quindi si deve andare a vedere la storia di tutti e cercare i posti che hanno frequentato. L’accertamento diagnostico è importante perché ci fa risalire al posto da dove parte il tutto. 2) MODALITA’ DI TRASMISSIONE → Quando ci troviamo davanti ad un agente infettivo, ci interessa sapere come esso si comporta, come interagisce con un organismo, dove va nell’organismo, se è dannoso o meno, come si comporta in un ambiente esterno. Quindi ci interessa il suo percorso. Se noi sappiamo quel è il suo percorso, sappiamo che tipo di intervento fare. Esempio → Il sars-cov2 è un virus respiratorio, va nei polmoni, torna nell’ambiente, e le persone se lo trasmettono dall’uno all’altro: questo lo sappiamo perché è stato studiato il percorso. Sapendo questo sappiamo anche come intervenire. Se dovessimo scomporre tale tappa in sottogruppi, dovremmo parlare di:
→ il malato portatore con le mani contaminate, trasmette all’individuo l’agente infettivo. Oppure, il malato o portatore dell’agente infettivo, potrebbe infettare le acque di scarico andando in bagno. Le fognature sono un sistema di allontanamento delle acque di rifiuto che vengono portate lontano. Nelle città le acque delle fogne vanno in un impianto fatto di vasche che filtrano il più possibile l’acqua stessa e la disinfettano prima che esse vadano in mare, fiumi ecc. Se l’acqua sporca viene immessa immediatamente nel mare, succede che c’è un effetto diluizione e un meccanismo per cui i rifiuti vengono metabolizzati da pesci, batteri ecc. Ci sono i casi in cui i rifiuti vanno sul terreno: innanzitutto ci sono terreni impermeabili e permeabili. Quando sono permeabili, il materiale di scarto scende fino a che non trova le falde idrica (un sacchetto di acqua tra due strati impermeabili). Quando l’acqua contaminata penetra nel terreno i batteri si fermano e si alimentano creando una membrana biologica. Questa funziona da filtro, ecco che più scendiamo nel terreno e più l’acqua è pulita. Quindi nel suolo c’è un potere di autodepurazione. Esempi di malattie: febbre tifoide e paratifo, salmonella, enterovirus, epatite A, echinococcosi, rotavirus. o TRASMISSIONE PARENTALE E SESSUALE → l’agente infettivo viene trasmesso attraverso il sangue o liquidi biologici e attraverso i rapporti sessuali. Abbiamo quindi una sorgente con un agente infettivo che poi arriva all’ospite. Se si ha il sangue contaminato, ad esempio con l’epatite C, e questo sangue arriva all’ospite, è ovvio che c’è il rischio che tale agente patogeno possa creare problemi. I modi con cui ci si può contagiare qui sono: rapporti sessuali, bacio, scambio di siringhe, placenta ecc. esempi di malattie: sifilide, epatite B, AIDS, herpes genitale, scabbia, herpes genitale, gonorrea, clamidia, pediculosi.
avvenire quando il bambino è ancora un feto attraverso il cordone ombelicale, oppure durante il parto (infezione del canale del parto), o ancora, durante l’allattamento. Nel primo caso si parla di trasmissione transplacentare : qui possono passare virus come HIV, ma anche altri agenti infettivi come la rosolia e la toxoplasmosi. Queste, se passano dalla mamma al bambino, possono portare quest’ultimo fino alla morte, o causare malformazioni più o meno gravi. Tutte queste malattie si chiamano complesso TORCH. Il secondo momento di trasmissione è quello alla nascita del bambino, ovvero il passaggio attraverso il canale del parto. Al momento della nascita, il bambino (a meno che non ci sia il cesareo) passa attraverso il canale del parto. Il bambino, nascendo, crea delle grosse lacerazioni: ecco che qui ci possono essere delle contaminazioni tra sangue della madre e il bambino. In questo caso il bambino potrebbe essere contagiato con: epatiti, varicella, herpes, candida, clamidia, gonorrea, papilloma virus, streptococchi. Infine il contagio per allattamento avviene attraverso il latte contaminato: in tal caso potremmo avere stafilococco aureo e HIV.
toxoplasmosi , che può essere trasmessa dai gatti, la rabbia, il tetano- bovino, la brucellosi, la leptospirosi.
esempi sono: malaria, febbre gialla, tifo, leishmaniosi, tripanosomiasi. Qui l’agente infettivo è passato da un vettore a qualcos’altro, che può essere un oggetto, un altro animale o l’uomo. Tutto ciò ci riguarda perché in caso di affollamento, come in centri profughi, carceri ecc. si possono verificare situazioni che portano a tali malattie. 3) DENUNCIA ALL’AUTORITA’ SANITARIA → questa è una parte fondamentale. Essa serve ad evitare la trasmissione intervenendo accertandosi della positività alla malattia infettiva e tracciando così tutti i contatti avvenuti con il soggetto e avviando l’inserimento in ospedale dove necessario. In altre parole, la denuncia rende noto alla collettività la presenza della malattia. Essa va fatta anche in caso di sospetto e non solo di caso conclamato. Viene fatta dall’operatore sanitario o dal medico, e viene fatta dall’ASL. Non tutte le denunce sono uguali, ma dipende dalla gravità del caso: ci sono malattie
infettive che non creano grossi disagi e sono gestibili; altri invece creano gravi problemi che necessitano di una denuncia immediata. I parametri con cui si valuta una malattia sono: o Infettabilità: cioè quanto infetta o Trasmissibilità → si trasmette facilmente o meno o Patogenicità→ l’agente infettivo mi fa ammalare o meno o Neutralizzabilità→ se si ha la possibilità di neutralizzare l’agente infettivo sono in una condizione migliore, se non si hanno strumenti, ovvero modi per intervenire, siamo in una situazione più difficoltosa. Per esempio con l’ebola si può avere una situazione in cui non si ha una neutralizzabilità (ho un agente infettivo ma ho un vaccino o un farmaco che va contro quell’agente infettivo). Si hanno poi dei meccanismi internazionali , cioè la DENUNCIA INTERNAZIONALE : o Se si ha un caso poco grave, la notizia viaggia entro a 24/48h. Qui l’autorità sanitaria locale trasmette la notizia all’autorità sanitaria regionale che la trasmette a sua volta a quella nazionale e infine a quella internazionale, ovvero l’OMS o Se invece si ha un caso grave, la notizia viene trasmessa in modo immediato e con urgenza. → unica malattia che rientra qui è la febbre gialla. Per fare ciò è necessario avere una classificazione degli agenti infettivi , che va da 1 a 4, dove 1 è una bassa gravità e 4 è un’alta gravità.
C’è una possibile trasmissione tramite i rapporti sessuali. Per i contatti/conviventi c’è la ricerca attiva delle persone, non si aspetta che arrivino. C’è la sorveglianza sanitaria delle persone per 3 settimane dall’ultimo contatto, con misurazione della temperatura corporea due volte al di ed ospedalizzazione, con isolamento, al risconto di temperature superiori a 38,3 °C EPATITE VIRALE A → il periodo di incubazione va da 15 a 50 gg, mediamente 28-30 gg. Non è una situazione facile. L’infettività è massima nell’ultima parte del periodo di incubazione e si protrae per alcuni giorni (circa una settimana), dopo la comparsa dell’ittero o dopo l’innalzamento dei livelli ematici degli enzimi epatocellulari nei casi anitterici. Precauzioni enteriche per 15 gg dalla diagnosi di epatite A, ma per non più di una settimana dopo la comparsa dell’ittero. In caso di insorgenza di epatite A in reparti di Neonatologia, le precauzioni enteriche devono essere adottate per un periodo di tempo lungo. La sorveglianza sanitaria consiste nell’andare a cercare altri casi secondari o di altri sfuggiti alla diagnosi, tanto in ambito familiare quanto in un ambito più allargato, qualora si sospetti una epidemia da fonte di esposizione comune POLIOMIELITE → il periodo di incubazione va da 3 giorni a 35 giorni con una media di 7-14 giorni per i casi di polio paralitica. Il periodo di contagiosità non definibile con precisione: la contagiosità sussiste fintanto che i poliovirus vengono escreti. Si trovano nelle secrezioni oro-faringee e nelle feci rispettivamente dopo 36 e 72 h dall’esposizione, con persistenza fino ad una settimana nel faringe e per 3-6 settimane. Precauzioni enteriche (coprocoltura) nel caso di ricovero in ospedale. Sorveglianza clinica per individuazione di altri casi di paralisi flaccida acuta o meningite asettica. Immediata somministrazione di una dose di vaccino OPV (vaccino orale vivo attenuato) a tutti i conviventi, contatti stretti e bambini di 0-5 anni, a prescindere dal loro stato vaccinale antipolio nel caso di epidemia, si attua una campagna straordinaria di vaccinazione antipolio con OPV. Astensione dalla pratica di iniezioni IM non strettamente necessarie e differimento degli interventi chirurgici otorinolaringoiatrici fino a quando la situazione non sia ben definita EPATITE VIRALE B → periodo di incubazione fino a 6 mesi. L’infettività inizia alcune settimane prima del manifestarsi della sintomatologia e permane per tutta la durata della malattia. Tutti i soggetti HBsAg positivi sono da considerare potenzialmente infettanti (infezione asintomatica e portatori cronici). Precauzioni standard per prevenire l’esposizione ed il contatto con sangue ed altri fluidi biologici. Vaccinazione di conviventi e partner sessuali di soggetti portatori cronici di HBsAg. Immunoprofilassi post-esposizione per tutti i soggetti vittime di lesioni con aghi o oggetti taglienti potenzialmente infetti e di partner sessuali di pazienti cui sia stata diagnosticata l’epatite virale B. MORBILLO (respiratorio) → periodo di incubazione da 7 a 18 giorni, mediamente 10-14 gg. Da poco prima dell’inizio del periodo prodromico fino a 4 gg dopo la comparsa dell’esantema. Isolamento domiciliare per 5 giorni dalla comparsa dell’esantema. In caso di ricovero ospedaliero, isolamento respiratorio. Sorveglianza sanitaria per la ricerca di soggetti suscettibili, cui va offerta la vaccinazione antimorbillosa. La vaccinazione effettuata entro 72h dall’esposizione ha efficacia protettiva. Possibile anche la somministrazione di Ig specifiche che va effettuata entro 6 giorni dall’esposizione: la somministrazione di Ig oltre il terzo giorno del periodo di incubazione non ha nessun effetto. ROSOLIA → Da 14 a 21 gg, mediamente 16-18 giorni. Da una settimana prima a non meno di 4 gg dopo la comparsa dell’esantema. I neonati affetti da sintomi da rosolia possono eliminare il rubivirus per molti mesi. Allontanamento della frequenza scolastica o dall’attività lavorativa scolastica o dall’attività lavorativa per 7 gg dalla comparsa dell’esantema. L’ambiente ospedaliero o in altre istituzioni, isolamento da contatto ed utilizzazione di stanza separata per 7 gg dalla comparsa dell’esantema. Sorveglianza sanitaria per l’individuazione di contatti suscettibili, in particolar modo donne in gravidanza, che dovranno astenersi da qualsiasi contatto con il paziente e sottoporsi ad esami sierologici per la determinazione del loro stato immunitario nei confronti della rosolia. La vaccinazione dei contatti non immuni, anche se non controindicata, con l’eccezione dello stato di gravidanza, non previene in tutti i casi l’infezione o la malattia. Un’epidemia di rosolia in ambito scolastico o in altra collettività, d’altra parte, giustifica l’effettuazione di una campagna straordinaria di vaccinazione. 5) DISINFEZIONE E DISINFESTAZIONE→ per disinfezione si intende l’intervento rivolto all’eliminazione di tutte le forme patogene e del maggior numero di microrganismi presenti in un ambiente o su di un substrato, ad eccezione delle forme microbiche di resistenza, come le spore. Se si vuole eliminare anche le spore, si dovrà procedere con la sterilizzazione , cioè il risultato finale di procedimenti fisici e chimici che, attraverso metodologie ripetibili, standardizzabili e documentabili, che hanno come obbiettivo la distruzione di tutti gli organismi viventi e patogeni e non. Invece, per disinfestazione si intende la procedura che viene eseguita negli ambienti in cui potrebbero essere presenti diversi vettori di infezioni (mosche, zanzare, pulci) e serve per la prevenzione eziologica o ambientale attraverso il controllo dei sistemi di trasmissione degli agenti patogeni. Con essa vengono distrutti i vettori che sono ottimi trasmettitori di malattie, trasportatori di germi e serbatoi di parassiti, che spesso in essi completano il loro ciclo
biologico. La disinfestazione è rivolta, quindi, contro macrorganismi animali e vegetali ad elevato grado di organizzazione, contro cui possono essere usati mezzi sia fisici che chimici. Esempio: insetticidi, acaricidi ecc. La disinfezione può essere ottenuta mediante:
consone per somministrare il vaccino:
del tetano e della difterite o il vaccino per il morbillo-parotite-rosolia. Ad oggi abbiamo anche il vaccino esavalente, e ciò vuol dire che ci sono ben 6 vaccini al suo interno (esempio: difterite, tetano, pertosse, poliomielite, epatite B, influenze di tipo B.) I vaccini combinati servono a ridurre le somministrazioni e le sedute, con l’incremento dell’adesione e la diminuzione dei costi. Quando ovviamente non è possibile una combinazione, le vaccinazioni possono essere somministrate in sedi diverse dell’organismo in modo simultaneo. REAZIONI AVVERSE ED INDESIDERATE Ci possono essere delle reazioni dopo la somministrazione del vaccino , ma il più delle volte esse non sono gravi. Come abbiamo già detto precedentemente i vaccini devono essere necessariamente innocui. Però è anche possibile che un vaccino nel momento in cui viene somministrato crei una reazione. Le reazioni più comuni sono in genere di lieve o moderata entità e si risolvono spontaneamente nel giro di pochi giorni senza lasciare danni permanenti. Ad esempio : i bambini che dopo il vaccino hanno febbre, gonfiore ai linfonodi, arrossamento cutaneo. Quindi le reazioni più comuni possono essere di tipo locale (gonfiore, arrossamento, indurimento delle ghiandole) o generale (febbre, cefalea, vomito, nausea). Tali reazioni sono in buona parte prevedibili ed evitabili (anche se non sempre). Si possono avere anche reazioni più gravi (rare), in pochi casi su migliaia di somministrazioni. Degli esempi di reazioni rare sono: convulsioni, febbre alta, pianto persistente nei bambini. Si possono avere anche complicazioni neurologiche che possono creare pericolo di vita o danni permanenti. Ad esempio con la somministrazione del vaccino anti-morbillo, una reazione che si può avere (su un caso su mille) è l’encefalite. Un altro tipo di effetto collaterale è di natura allergica o di ipersensibilità verso alcune componenti del vaccino: questi casi sono gravissimi ma prevedibili. In caso di gravidanza dobbiamo discriminare tra vaccini sicuri e non. Un modo per prevenire e intervenire su reazioni più gravi è il tempo di attesa che è consigliato dopo aver effettuato la vaccinazione: il paziente deve solitamente attendere 10 minuti per scongiurare la possibilità di reazioni gravi, sulle quali eventualmente andranno a intervenire i medici. CONTROINDICAZIONI Il vaccino non può essere somministrato a una persona che sta male in quel momento e che presenta tutta una serie di sintomi come: febbre alta, diarrea o una malattia intercorrente. Questo perché il vaccino va a intervenire sul sistema immunitario e se la persona presenta già delle problematiche o se è gravemente immunodepressa, allora non si può effettuare la somministrazione. Inoltre esistono persone che nascono con una condizione di immunodepressione congenita , oppure essa può essere acquisita , senza contare coloro i quali sono allergici al vaccino. Ecco perché non tutti possono ricevere la somministrazione.
Anche in gravidanza non si possono somministrare i vaccini con l’agente patogeno vivo attenuato (rosolia), però ci sono dei vaccini sicuri come: tetano, influenza, polio inattivato, epatite B. Ci sono inoltre situazioni in gravidanza dove si somministrano vaccini perché costretti dalla circostanza (febbre gialla: è più rischiosa la malattia del vaccino). Alle persone affette da HIV , quindi persone con immunodeficienza acquisita, possono essere somministrati vaccini con microrganismi con microrganismi uccisi, ma non vivi. OBBIETTVI DI UNA VACCINAZIONE Uno degli obiettivi del vaccino è quello di essere uno strumento di protezione di sanità pubblica. Per sanità pubblica si intende: gestire la collettività (la comunità); vuol dire ragionare nell’ottica di quante sono le persone che sono immunizzate, cioè le persone il cui sistema immunitario (per un motivo o per un altro) ha reagito all’arrivo di un agente infettivo. Quindi essi hanno riconosciuto l’agente esterno, formato gli anticorpi specifici contro quegli agenti e hanno la memoria immunologica. Il fatto che dopo l’infezione ci sia la memoria immunologica viene sfruttato anche con i vaccini; cioè con i vaccini produciamo artificialmente un’infezione e quindi diamo all’organismo l’impulso a fabbricare con l’immunoprofilassi l’anticorpo, ovvero la risposta specifica a quell’antigene. Anche in questo caso, con un vaccino rimane (più o meno per lungo tempo) una memoria immunologica. Quando la popolazione ha tante persone che hanno la memoria immunologica, anche se qualche persona può infettarsi, quest’ultima non troverà intorno a sé delle persone che sono suscettibili dell’infezione; quindi non troverà delle persone che si infettano e tutti quelli che intorno a lei sono già immunizzati fanno da protezione (da cordone di sicurezza) così da non trasmettere ad altri quella malattia. Quindi se anche nella popolazione, come spesso succede, c’è qualche persona suscettibile all’infezione (perché non ha mai incontrato quell’agente infettivo), tutta questa massa di persone che invece sono immunizzate, fanno da barriera ; la malattia così rimane sporadica , perché la probabilità di incontrare un’altra persona che si potrebbe infettare è molto bassa. Per molte della malattie bisogna raggiungere, quindi, un’immunità di gregge, cioè una percentuale molto elevata (90- 95%) di popolazione che è immunizzata. Quando facciamo una vaccinazione (che è un obiettivo di sanità pubblica), possiamo raggiungere una serie di risultati :
Sia i regolamenti che le vaccinazioni esistono da tanto tempo, basti pensare che il primo obbligo di vaccinazione in un paese ci fu nella prima metà dell’800 ; era il vaccino per il vaiolo , che fu il primo vaccino messo a punto. Le 4 vaccinazioni che poi sono arrivate progressivamente (nel secolo dopo) lo hanno fatto in tempi diversi: tetano , difterite , poliomielite ed epatite virale B. Queste vaccinazioni sono state introdotte man mano, fino ad arrivare ad una realtà che è quella di oggi, con tante altre vaccinazioni: 12 obbligatorie per i bambini e un calendario vaccinale che ci spiega come stiamo adesso posizionati in termini di scelte di Sanità Pubblica. La vaccinazione per la difterite è arrivata prima della Seconda guerra mondiale, anche se poi è stata effettivamente praticata dopo. Mentre quella dell’antipoliomielite è arrivata quando sono stati messi a punto i primi vaccini, parliamo dell’inizio degli anni 60’. Poi man mano sono arrivate le logiche di vaccinare i bambini nel primo anno di vita.
È necessario per stabilire in ogni paese quando fare le vaccinazioni. Infatti questo dato non è universale ed è diverso da luogo a luogo; ogni nazione ha un suo calendario rispetto la sua realtà. Quindi il calendario vaccinale stabilisce la tempistica delle vaccinazioni obbligatorie e raccomandate. La vaccinazione è un intervento della Pubblica Sanità che si prefigge l’obbiettivo di proteggere l’individuo e la comunità. Infatti, le vaccinazioni hanno permesso di ridurre in maniera rilevante sia il numero di patologie che la mortalità infantile. I criteri di cui si deve tener conto nella formazione del calendario vaccinale sono: epidemiologici, immunologici e pratici; essi ci permettono di decidere come formulare il calendario ottimale per affrontare la realtà. La tempistica è determinata dalla epidemiologia dell’infezione verso cui è rivolta la vaccinazione e dal grado di maturità del sistema immunitario del bambino, che gli permette di rispondere adeguatamente alle vaccinazioni, in modo da rispondere adeguatamente alle vaccinazione e da assicurare un’immunità duratura nei confronti del virus o del batterio che causa quella determinata malattia. In Italia abbiamo avuto fino agli anni 2000, una tempistica precisa delle vaccinazioni dell’infanzia. Successivamente è stata data autonomia alle regioni. Ogni regione ha fatto il suo calendario vaccinale, ed alcune regioni hanno tolto l’obbligo vaccinale.
In tutti questi calendari, vi sono sia le vaccinazioni obbligatorie che raccomandate. Fino a poco tempo fa, le vaccinazioni obbligatorie erano solo 4: difterite, tetano, poliomielite, epatite b. Ora le vaccinazioni obbligatorie non sono più quattro ma sono dieci. Questo è il calendario vaccinale del 2002. In tale anno arriva il vaccino per la varicella. L’epatite B si può avere con i rapporti sessuali. Nel 91 tale vaccino è stato reso obbligatorio per chi nasceva in quel momento, e coloro che nel 91 avevano 12 anni. Questo è stato fatto per 12 anni, e così siamo riusciti a togliere una bella fetta di portatori.
L’Italia ha fatto un Piano Nazionale della Prevenzione che in generale si riferisce alla prevenzione della salute e al continuo intervento che deve essere fatto per dare all’intera popolazione un risultato significativo. Questo piano ha degli obiettivi :
all’intervento vaccinale. Le coperture vaccinali sono dati che ci permettono di sapere a livello nazionale (anche a livello regionale) quante persone sono coperte; se si scende sotto al 95% della copertura vaccinale (specie per alcune malattie come quelle a trasmissione aerea), questo diventa un problema perché si rischia di avere la diffusione della malattia. Ci sono rischi che vanno tenuti presenti, però i benefici devono sempre essere superiori. Le vaccinazioni infantili hanno dei rischi più bassi rispetto ai rischi sulle vaccinazioni tardivamente avvenute. → questi sono gli obbiettivi da raggiungere in 3 anni. Il calendario vaccinale ha dei principi guida : Sicurezza , Efficacia , Efficienza organizzativa, Etica , Formazione del personale, Informazione dei cittadini, Investimenti , Valutazione per il futuro.
Fino a poco tempo fa, le vaccinazioni obbligatorie erano solo 4: difterite , tetano , poliomielite , epatite b. Ora le vaccinazioni obbligatorie non sono più quattro ma sono dieci. Infatti nel calendario vaccinale del Piano nazionale di prevenzione vaccinale 2017 - 2019 possiamo notare che innanzitutto si parla di “calendario della vita” e non più del calendario per la vaccinazione dell’infanzia”; e ci sono 10 vaccinazioni obbligatorie: poliomielite, difterite, tetano, epatite b, pertosse, morbillo, rosolia, parotite, varicella, Hib (emofilo) (è un batterio responsabile principalmente della meningite nei lattanti). Sono diventati obbligatori perché con il titolo V della costituzione si era data autonomia alle regioni anche per la decisione sui vaccini; quindi, alcune regioni avevano messo vaccinazioni come quella per il morbillo non più obbligatorie. Infatti, ad inizio 2017 è scoppiata un epidemia di morbillo e le persone sono morte per morbillo, cosa impensabile per un paese come l’Italia. (visto che erano stati vaccinati a tappeto anche i paesi in via di sviluppo ed era sparito anche lì il morbillo). Quindi è lo Stato è intervenuto ed è stato deciso di imporre l’obbligo di vaccinazione a livello nazionale. Nel 2002 è stata introdotta anche la vaccinazione della varicella (2 dosi) che poteva essere somministrata insieme a morbillo-parotite- rosolia, come una quadrivalente.
È cambiato il richiamo della differite-tetano-pertosse , cioè nel 99’ non veniva fatto il richiamo della pertosse (ma solo quello della difterite e del tetano) nel 2002 è stato aggiunto anche la difterite. Nel 2017 DTP viene fatto con il sistema acellulare che ha meno effetti collaterali. → con tale decreto si è creata l’obbligatorietà vaccinale da 0 a 16 anni. I bambini da 1 a 6 anni dovevano essere vaccinati totalmente per poter andare a scuola. Ma questo è stato un problema perché questa legge è entrata in vigore a luglio, e in un mese era impossibile vaccinare tutti per settembre: i bambini andavano a scuola con il biglietto con su scritto il giorno dell’appuntamento, che in alcuni casi era per l’anno successivo. PRIMO ANNO DI VITA In Italia le vaccinazioni iniziano all’inizio del 3° mese di vita (dopo il compimento del 2 fino alla fine del 3). Il ciclo di base per le vaccinazioni contro difterite , tetano e pertosse , poliomielite , così come per il vaccino contro l’Haemophilus influenzae di tipo B e l’anti-epatite B , e consiste in due dosi al 3° e 5° mese di vita. L’immunizzazione nei confronti di questi 6 agenti infettivi è normalmente effettuata utilizzando il vaccino esavalente. Si rammenta che il 3° mese inizia al 61° giorno di vita, e che è opportuno iniziare la somministrazione del vaccino esavalente il più presto possibile per fornire una protezione rapida soprattutto nei confronti della pertosse, la cui gravità clinica è tanto maggiore quanto più è contratta precocemente. La sola eccezione allo schema sopra riportato è rappresentata dalla vaccinazione anti-epatite B per i neonati da madre HBsAg positiva. In tale situazione, la vaccinazione monovalente deve essere somministrata subito dopo la nascita , contemporaneamente all’iniezione in altra sede anatomica delle immunoglobuline specifiche anti-HBs. Seguirà, poi, la seconda dose di vaccino monovalente anti-epatite B al compimento del primo mese (a distanza di 4 settimane dalla prima); a partire dalla terza dose, che deve essere effettuata dal 61° giorno, si segue il calendario con il vaccino combinato esavalente. Simultaneamente alla vaccinazione con esavalente, ma in sede anatomica diversa (quadricipite femorale della coscia contro-laterale) è raccomandata la somministrazione del vaccino pneumococcico coniugato, garantendo la più ampia protezione possibile nei confronti dei sierotipi circolanti. La somministrazione delle 3 dosi iniziali del vaccino anti-meningococco B deve essere effettuata nel primo anno di vita, perché l’incidenza massima delle malattie invasive causate da tale agente eziologico è rilevata nei primi due anni di vita. Dal momento che la somministrazione simultanea del vaccino meningococcico B con altri prodotti determina aumento della frequenza di febbre di grado moderato/elevato, è opportuno evitare la co-somministrazione con altri vaccini previsti in calendario. Nel caso la vaccinazione fosse iniziata dopo il 6° mese, è possibile utilizzare un ciclo a sole 3 dosi, con le prime due raccomandate, rispettivamente, al 7° e al 9° mese di vita. La vaccinazione contro i rotavirus, somministrata per via orale, è raccomandata universalmente a tutti i bambini a partire dalla 6° settimana di vita, consiste di 2 o 3 dosi (in funzione del vaccino utilizzato) ed è co- somministrabile con le altre vaccinazioni previste per l’età. Il ciclo vaccinale dovrebbe in ogni caso essere completato non oltre gli 8 mesi di vita. Il rischio di invaginazione intestinale entro 7 giorni dalla somministrazione del vaccino, seppur molto raro, va sempre segnalato ai genitori, in fase di counselling prevaccinale, per il tempestivo riconoscimento della sintomatologia, in modo che possano riferirla immediatamente ai propri referenti sanitari. A partire dai 6 mesi di vita è raccomandata la vaccinazione anti-influenzale per i bambini appartenenti a gruppi a rischio SECONDO ANNO DI VITA Dosi di richiamo delle immunizzazioni contro le 6 malattie e del richiamo per la vaccinazione pneumococcica coniugata + quarta dose del vaccino meningococco B. Intorno al 15° mese abbiamo la vaccinazione quadrivalente. La vaccinazione contro morbillo- parotite-rosolia e contro la varicella (13°-15° mese), o somministrate mediante vaccino combinato quadrivalente MPRV, oppure tramite vaccino trivalente MPR e monovalente varicella in diversa sede anatomica. Nel secondo anno si fa la vaccinazione per l’epatite A se il bambino è a rischio. INFANZIA 5-6 ANNI In questa fase vengono fatti i richiami, in genere si consiglia di fare le vaccinazioni sia morbillo-parotite-rosalia-varicella che difterite-tetano-pertosse e Poliomielite (questo come scelta).