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Il rinascimento italiano, concentrandosi sull'umanesimo, un movimento intellettuale che ha riacceso l'interesse per la cultura classica. L'influenza dell'umanesimo sulle arti, la letteratura e la società italiana, evidenziando il ruolo di figure chiave come petrarca, boccaccio e lorenzo de' medici. Viene anche discusso il passaggio dal latino al volgare toscano come lingua letteraria.
Tipologia: Sintesi del corso
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Il 15esimo secolo è, per i manuali di storia, l’ultimo secolo del Medioevo e il primo dell’età moderna: il 400 è un secolo di transizione. Dalla seconda metà del 300, il crollo demografico dovuto alla peste nera, aveva indebolito le città e rallentato l’economia. Intorno alla metà del 400, però, la popolazione che si era ritirata verso le campagne per sfuggire alle epidemie di peste, si spostò nuovamente verso le città. Dal punto di vista politico iniziano a consolidarsi i grandi stati nazionali: la Francia, l’Inghilterra, la Spagna e il Portogallo. In Italia, invece, la forma di governo del Comune entrò in crisi. Il potere si concentrò nelle mani di poche famiglie e di pochi individui ai quali l’imperatore aveva concesso i titoli di duca o di marchese. Intorno alle città nelle quali si affermò il potere di queste famiglie (come gli Sforza a Milano, i Medici a Firenze, i Gonzaga a Mantova e gli Este a Ferrara) vennero a crearsi dei veri e propri stati regionali.
si era sviluppato il pensiero cristiano medievale. Gli intellettuali del 400 proseguono sulla strada indicata da Petrarca e da Boccaccio: vale a dire che leggono in maniera più matura e rigorosa autori che (come Virgilio) non erano mai scomparsi dalle biblioteche occidentali, ma, oltre a questo, riscoprono anche opere che erano state dimenticate. In questa riflessione, gli intellettuali del 400 trovarono degli alleati nei grandi scrittori greci e latini. Ma, perché la voce di questi antichi autori si potesse sentire, occorreva salvare le loro opere dall’oblio nel quale molte di esse erano cadute durante il medioevo. Per questo, da Petrarca in poi, gli umanisti si misero alla ricerca di libri e testimonianze del mondo classico. Il medioevo non aveva affatto dimenticato la cultura antica, però ne tramanda un ricordo parziale e inesatto. Spesso, infatti, si ricorreva a testi incompleti e scorretti, a traduzioni non fedeli o a riassunti in affidabili. Di conseguenza, è naturale che una delle attività delle prime generazioni di umanisti sia stata l’appassionata ricerca di manoscritti antichi. Intrepidi esploratori delle biblioteche, gli umanisti riscoprirono non soltanto copie più affidabili di testi già noti, ma anche molti esemplari di opere che si credevano perdute per sempre. La conoscenza della letteratura antica influenzò profondamente gli sviluppi di quella moderna: per esempio, per il teatro rinascimentale furono di cruciale importanza le commedie di Plauto. Le scoperte più celebri sono però quelle fatte dal più famoso cercatore di manoscritti antichi: Poggio Bracciolini. Nel corso dei suoi viaggi riportò
alla luce alcune orazioni di Cicerone (che erano stati dei discorsi pubblici fatti da lui come avvocato), di Papino Stazio e molti altri testi fondamentali di Lucrezio. L’UMANESIMO NELL’ETÀ SIGNORILE Non si può proporre un’immagine unitaria dell’umanesimo nell’età signorile, ma occorre fare al suo interno numerose distinzioni:
e Angelo Poliziano. In quel periodo Lorenzo poteva contare sul prestigio riconosciuto agli autori toscani del Trecento (Dante, Petrarca e Boccaccio) e di conseguenza sul prestigio riconosciuto al volgare toscano. Nel 1477 mandò in dono a Federico d’Aragona (figlio di re Ferdinando I re di Napoli) una raccolta di poesie toscane di vari autori, dai poeti duecenteschi, agli stilnovisti, a Dante, Boccaccio, fino ai poeti fiorentini del 400 e allo stesso Lorenzo. “ La raccolta aragonese” era preceduta da un’epistola scritta da Poliziano, nella quale si lodava l’eccellenza della lingua toscana. Poliziano sosteneva che il toscano è adatto a scrivere di qualsiasi argomento, trattazioni teoriche e scientifiche, poesia dottrinale e anche lirica d’amore. Il ragionamento è rivoluzionario per la storia della lingua italiana: si sta sostenendo che, grazie all’esempio non solo di Dante e Petrarca, ma di molti poeti toscani, il toscano è una lingua completa al pari del latino, in grado di esprimersi su tutti gli argomenti in tutti i registri stilistici, specie i più elevati. Il discorso di Poliziano, in evidente sintonia con la politica di Lorenzo, afferma proprio ciò che altri umanisti, nei decenni precedenti, avevano negato: ovvero che il volgare ha la stessa dignità del latino. Ma attenzione: Poliziano, che a sua volta era un umanista, riteneva che soltanto il toscano della tradizione letteraria, non certo tutti i volgari della penisola italiana, avesse la medesima dignità del latino. LA DIFFUSIONE DEL VOLGARE TOSCANO
L’eccellenza della produzione letteraria di Dante, Petrarca e Boccaccio conferiva prestigio anche alla lingua in cui le loro opere erano scritte, e faceva sì che questa lingua venisse imitata. Di fatto, chi aspirava a scrivere cose degne di essere lette anche al di fuori della ristretta cerchia locale, cercava di eliminare gli elementi municipali della propria lingua ricorrendo da una parte al latino e dall’altra al toscano. In teoria sembrava una cosa semplice, in pratica era tutt’altro. Imitare le parole le forme che si trovavano nelle opere degli autori toscani duecenteschi e trecenteschi era un compito molto difficile. Era un po’ come se oggi volessimo scrivere canzoni in inglese senza averlo mai studiato e senza poter consultare una grammatica o un dizionario. Era comunque più facile imitare un modello toscano per la poesia piuttosto che per la prosa. In particolare, la lingua del Petrarca lirico offriva un ottimo esempio, molto più semplice da imitare della varietà stilistica di Dante o, per la prosa, di Boccaccio. Per questa ragione, per esempio, Matteo Maria Boiardo riuscì a riprodurre il toscano molto meglio in poesia, negli Amorum libri tres , che nelle lettere in prosa. LA DIFFICILE ARTE DELL’IMITAZIONE Letteratura umanistica si fonda sul principio dell’imitazione. Gli antichi, secondo il pensiero degli umanisti, parlano ai moderni: vale a dire che i moderni possono, imitando gli antichi, imparare a scrivere e persino a pensare come loro. Quello che
Uno degli argomenti invocati dei difensori del volgare, invece, è proprio il fatto che autori come Dante, Petrarca e Boccaccio sono stati capaci di portare la letteratura italiana a livello di quella classica. -> uno dei più efficaci sostenitori della lingua volgare è Leon Battista Alberti. Fu quasi certamente lui a scrivere una Grammatica della lingua toscana che è il primo tentativo di riconoscere nella lingua volgare un insieme di regole. Ma non basta dimostrare che la lingua di Dante non è inferiore a quella di Virgilio: servono anche scrittori che continuino a svilupparne le potenzialità. Per questo motivo Alberti promuove, con il sostegno di Piero de’ medici, il Certame Coronario: una gara poetica annuale che mette in palio un alloro l’argento. Il progetto però fallisce. I tempi non sono ancora maturi perché la nobilitazione del volgare riscuota consensi unanimi. Intanto, però, molti usano il volgare per scrivere opere importanti, spiegando le ragioni di questa scelta in articolate premesse. Una delle più famose è la dedica che Alberti premette al terzo dei suoi quattro Libri della famiglia. Alberti spiega che, poiché la sua opera vuole essere utile a tutti, deve parlare la lingua di tutti, e non quella compresa soltanto da pochi eruditi. Nell’antichità tutti scrivevano in latino perché tutti parlavano in latino. Oggi tutti parlano il volgare e perciò è bene che tutti scrivano in volgare. A chi ritiene che la ricchezza e l’eleganza della lingua latina siano impareggiabili, Alberti risponde che è solo questione di tempo: la lingua toscana diventerà sempre più ricca e più elegante se gli scrittori vorranno usarla e
migliorarla; se i letterati vorranno impegnarsi a sviluppare le sue potenzialità, esso potrà conquistare l’Europa. I GENERI DELLA LETTERATURA UMANISTICA I generi che caratterizzano più autenticamente la letteratura umanistica sono quelli prosastici: l’epistolografia, il dialogo, e l’invettiva.