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Riassunto dal Manuale di neuropsichiatria infantile e dell'adolescenza ATTENZIONE! L'ANTEPRIMA NON APPARE PERCHè IL FILE è IN PDF.
Tipologia: Dispense
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“pretermine” sta ad indicare i bambini nati al di sotto delle 37 settimane di età gestazionale. Negli ultimi anni stiamo assistendo alla sopravvivenza di bambini nati ad età gestazionali sempre più basse. Ciò ha determinato un incremento dell'incidenza di esiti neurologici e psicologici che possono manifestarsi più tardivamente fino all’età scolare e adolescienziale sotto forma di deficit cognitivi, ritardi nello sviluppo del linguaggio, disturbi visuo spaziali, o visuo percettivi, difficoltà digestive, problemi comportamentali e deficit di apprendimento con una vulnerabilità particolare nell'ambito della matematica. E anche aumentato il rischio di sviluppare sintomi e disturbi associati, difficoltà attentive, ansia, difficoltà delle relazioni sociali con un riscontro di un’aumentata prevalenza dei disturbi dello spettro autistico. Definizione e classificazione della prematurità (OMS)
potenziale. È stata descritta la presenza di un’associazione tra una storia familiare caratterizzata da difficoltà di apprendimento e gli scarsi rendimenti scolastici nei prematuri, ma non nei soggetti nati a termine. Si evince come la prematurità abbia un impatto rilevante su diverse aree dello sviluppo del bambino e possa essere considerata come un fattore di rischio per l'insorgenza di deficit cognitivi, motori, visivi e comportamentali. Una delle condizioni più frequenti nei neonati pretermine è rappresentata dai bassi rendimenti scolastici. Recenti osservazioni evidenziano come tali difficoltà non vanno incontro a risoluzione con il passare del tempo ma possono in certi casi peggiorare. Le problematiche che si manifestano nel corso dei primi anni di scuola possono avere un impatto a lungo termine: sono stati riscontrati bassi livelli di istruzione raggiunti e bassi tassi di occupazione alla fine del periodo scolastico rispetto a quello ottenuti dei soggetti nati a termine studiati come gruppo di controllo. Nei bambini pretermine e in quelli con basso peso alla nascita si descrive un’alterazione dell'elaborazione visiva che interessa diversi aspetti come ad esempio l'acuità visiva, la percezione della profondità o del movimento e risulta essere legata a un danno o una disfunzione che colpisce in modo particolare la via visiva dorsale. Altre condizioni che si riscontrano con elevata frequenza sono rappresentate da deficit sia delle capacità motorie semplici sia delle abilità più complesse come quelle visuospaziale e percettivo motorie. Le indagini rilevano anche la presenza di problematiche comportamentali e psichiatriche le quali possono contribuire ad aggravare l'eventuale depressione materna e in generale le preoccupazioni dei genitori per la crescita dei bambini. Secondo uno studio prospettico compiuto nel 2015, chiamato “The Bavarian longitudinal study”, il QI riportato in età adulta, in realtà, può essere predetto già a partire dai 20 mesi di età per i soggetti pretermine e dai 6 anni in poi nei controlli. Per quanto riguarda invece l'aspetto comportamentale uno studio recente riporta differenti tipi di disturbi psichiatrici, quali ADHD, disturbo dello spettro autistico, ansia, depressione, nei bambini nati <32 sett. Le precoci alterazioni cerebrali associate alla nascita pretermine modificano la traiettoria tipica dello sviluppo cerebrale e interferiscono con lo sviluppo socio emotivo. Anche i genitori svolgono un ruolo importante agendo sia come fattore protettivo o facendo emergere fattori di rischio. Lo stress dei genitori e il loro benessere psicologico sono stati descritti come elementi fondamentali per un adeguato sviluppo delle abilità di autoregolazione e socio-emotive. Le interazioni genitori-bambino alterate possono costituire un ulteriore fattore di rischio per lo sviluppo dei problemi socio-motivi. Il rischio maggiore è di sviluppare problemi comportamentali che a loro volta contribuiscono allo sviluppo più tardivo dei disturbi psichiatrici. La teoria che suggerisce che la vulnerabilità psichiatrica è maggiore in soggetti con difficoltà socio- emotive e in particolare in bambini che hanno avuto esperienze di esclusione sociale.