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Il Dio degli eserciti, Sintesi del corso di Storia Delle Dottrine Politiche

Storia delle crociate intraprese dal cristianesimo contro l 'islam

Tipologia: Sintesi del corso

2018/2019

Caricato il 29/04/2019

meryem89
meryem89 🇮🇹

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Riassunto:
Il Dio degli eserciti
Islam e Cristianesimo: le guerre sante
La storia delle guerre sante, dagli ebrei della Bibbia fino ai nostri giorni, è una storia di testi che
appartengono a religioni scritturali; ma è anche una storia di comportamenti umani. Le violenze che
commettono, gli uomini tentano di giustificarle. Richiamarsi a Dio, o agli dei, è solo uno dei modi
per giustificare la guerra. La guerra santa è un caso speciale. Altre guerre possono rivendicare il
beneficio dell’approvazione divina ma è su esplicita richiesta di Dio che il fedele deve combattere
questo tipo di guerra. Chi combatte la guerra santa può lottare con le armi dello spirito.
Capitolo primo
Le guerre sante dell’antico Vicino Oriente
Tutte le antiche civiltà del Vicino Oriente possedevano divinità di guerra e le dinastie al potere ne
rivendicavano l’aiuto e l’autorità in battaglia. Tutte le religioni sono religioni di potere: ritengono
che il potere sia la qualità propria delle potenze superiori che cercano di propiziarsi.
Erano diverse le gradazioni di militarismo dall’una all’altra delle grandi monarchie: gli Assiri erano
il popolo più militarista; gli Egiziani lo erano meno di tutti.
Una delle funzioni che si attribuivano al dio di guerra era quella di camminare davanti al monarca
per proteggerlo dai mali e abbatterne i nemici. Tutte le principali culture immaginavano che
esistesse tra sovrano e dio guerriero una relazione di cooperazione. Finita la guerra, l’intervento
divino sarebbe poi stato proclamato con inni e monumenti. Le guerre non erano sempre combattute
nell’interesse della fede. Il sovrano dell’antichità era considerato un dio, un sacerdote o
semplicemente un individuo con una canale di accesso privilegiato alla divinità, era la sua natura
sacrale a conferire santità alle guerre che intraprendeva.
La guerra santa non era allora combattuta solo per fini religiosi ma anche per scopi politici.
Durante gli ultimi due secoli del secondo millennio a.C., l’area collinosa situata a ovest e nord-ovest
del Mar Morto ricevette un flusso migratorio di popolazioni, più tardi chiamate Israele e Giuda.
Dopo lunghi e faticosi tentativi, queste genti riuscirono ad annettersi la maggior parte delle città
stato dislocate nella regione filistea di Canaan. Il loro dio tribale era Jahweh e presentava forti
affinità con ‘El, sommo dio ugaritico, patriarca divino di Canaan. La monarchia di Israele e Giuda
prese forma sotto la guida di un generale israelita ribelle, David. J. poteva fare in modo che il
popolo eletto attraversasse i fiumi: il parallelo dell’attraversamento nell’Esodo era l’attraversamento
del Giordano di Giosuè. Y. era forte e potente, il signore degli eserciti. La guerra santa nell’antico
Vicino Oriente era una questione di propaganda ma le sue radici affondano nei sentimenti di terrore
e confusione comune a qualsiasi battaglia.
Talvolta Yahweh, come altri dei guerrieri, incoraggiava i suoi adoratori a combattere per se stessi.
Si dà poco credito all’iniziativa umana, per quanto concerne l’assedio a Gerico di Giosuè. Egli
simulò la fuga e relativa imboscata. Dio disse a Giosuè che aveva consegnato le genti di Alì nelle
sue mani secondo un formulario da guerra santa comune a tutte le principali religioni del Vicino
Oriente. È in questo enfatizzare il ruolo militare di Dio che la tradizione di guerra santa israelita si
differenzia dalla maggioranza delle altre. È la disparità delle parti in conflitto che, nella narrazione
delle scritture ebraiche, provoca uno spostamento di enfasi dalla sinergia tra uomo guerriero e dio
guerriero all’importanza dell’azione divina: è l’intervento di J. Contro gli Egizi che risolve lo
scontro, al momento dell’esodo degli ebrei dall’Egitto. Nel conflitto dell’Esodo, l’unica risorsa dei
perseguitati era stata la fuga, non l’attacco mentre il dio aveva ingannato e fatto vendetta dei
persecutori. Non vi è scritto in nessun luogo che ci sia stata una battaglia tra le genti coinvolte
nell’Esodo e gli Egizi. L’idea è comunque che queste genti si salvarono per intervento divino.
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Riassunto: Il Dio degli eserciti Islam e Cristianesimo: le guerre sante

La storia delle guerre sante, dagli ebrei della Bibbia fino ai nostri giorni, è una storia di testi che appartengono a religioni scritturali; ma è anche una storia di comportamenti umani. Le violenze che commettono, gli uomini tentano di giustificarle. Richiamarsi a Dio, o agli dei, è solo uno dei modi per giustificare la guerra. La guerra santa è un caso speciale. Altre guerre possono rivendicare il beneficio dell’approvazione divina ma è su esplicita richiesta di Dio che il fedele deve combattere questo tipo di guerra. Chi combatte la guerra santa può lottare con le armi dello spirito.

Capitolo primo Le guerre sante dell’antico Vicino Oriente

Tutte le antiche civiltà del Vicino Oriente possedevano divinità di guerra e le dinastie al potere ne rivendicavano l’aiuto e l’autorità in battaglia. Tutte le religioni sono religioni di potere: ritengono che il potere sia la qualità propria delle potenze superiori che cercano di propiziarsi. Erano diverse le gradazioni di militarismo dall’una all’altra delle grandi monarchie: gli Assiri erano il popolo più militarista; gli Egiziani lo erano meno di tutti. Una delle funzioni che si attribuivano al dio di guerra era quella di camminare davanti al monarca per proteggerlo dai mali e abbatterne i nemici. Tutte le principali culture immaginavano che esistesse tra sovrano e dio guerriero una relazione di cooperazione. Finita la guerra, l’intervento divino sarebbe poi stato proclamato con inni e monumenti. Le guerre non erano sempre combattute nell’interesse della fede. Il sovrano dell’antichità era considerato un dio, un sacerdote o semplicemente un individuo con una canale di accesso privilegiato alla divinità, era la sua natura sacrale a conferire santità alle guerre che intraprendeva. La guerra santa non era allora combattuta solo per fini religiosi ma anche per scopi politici. Durante gli ultimi due secoli del secondo millennio a.C., l’area collinosa situata a ovest e nord-ovest del Mar Morto ricevette un flusso migratorio di popolazioni, più tardi chiamate Israele e Giuda. Dopo lunghi e faticosi tentativi, queste genti riuscirono ad annettersi la maggior parte delle città stato dislocate nella regione filistea di Canaan. Il loro dio tribale era Jahweh e presentava forti affinità con ‘El, sommo dio ugaritico, patriarca divino di Canaan. La monarchia di Israele e Giuda prese forma sotto la guida di un generale israelita ribelle, David. J. poteva fare in modo che il popolo eletto attraversasse i fiumi: il parallelo dell’attraversamento nell’Esodo era l’attraversamento del Giordano di Giosuè. Y. era forte e potente, il signore degli eserciti. La guerra santa nell’antico Vicino Oriente era una questione di propaganda ma le sue radici affondano nei sentimenti di terrore e confusione comune a qualsiasi battaglia. Talvolta Yahweh, come altri dei guerrieri, incoraggiava i suoi adoratori a combattere per se stessi. Si dà poco credito all’iniziativa umana, per quanto concerne l’assedio a Gerico di Giosuè. Egli simulò la fuga e relativa imboscata. Dio disse a Giosuè che aveva consegnato le genti di Alì nelle sue mani secondo un formulario da guerra santa comune a tutte le principali religioni del Vicino Oriente. È in questo enfatizzare il ruolo militare di Dio che la tradizione di guerra santa israelita si differenzia dalla maggioranza delle altre. È la disparità delle parti in conflitto che, nella narrazione delle scritture ebraiche, provoca uno spostamento di enfasi dalla sinergia tra uomo guerriero e dio guerriero all’importanza dell’azione divina: è l’intervento di J. Contro gli Egizi che risolve lo scontro, al momento dell’esodo degli ebrei dall’Egitto. Nel conflitto dell’Esodo, l’unica risorsa dei perseguitati era stata la fuga, non l’attacco mentre il dio aveva ingannato e fatto vendetta dei persecutori. Non vi è scritto in nessun luogo che ci sia stata una battaglia tra le genti coinvolte nell’Esodo e gli Egizi. L’idea è comunque che queste genti si salvarono per intervento divino.

Non è facile capire se le regole che i primi Israeliti avevano per combattere trovassero applicazione in guerre reali o se appartenessero a conflitti immaginari. Non si può stabilire con certezza quali di queste pratiche facevano parte della tradizione di Israele o quali siano state inserite poi. Di norma, gli ebrei consultavano indovini e profetesse prima di una guerra. Anche per il bottino di guerra di seguivano procedure particolari. Altre disposizioni regolavano il trattamento dei vinti al termine della guerra santa. Poiché si ritiene che gli ebrei si mischiassero con altre popolazioni di Canaan, questo è un indizio che fa propendere per una datazione tarda del fanatismo omicida. Gli ebrei non facevano distinzione tra guerra di offesa e guerra di difesa. La guerra santa era uno strumento per legittimare pretese territoriali ai danni di altre tribù e nazioni o per vendicare la rottura di un trattato. Furono rivendicazioni simili a segnare l’inizio delle guerre di conquista ebraiche. L’indipendenza di Israele e Giuda, dopo l’affermazione del regno di David, durò quattro secoli. Dal quarto decennio dell’VIII secolo a. C. la situazione politica mutò a svantaggio delle popolazioni ebraiche: le dominazioni degli Assiri prima e dei Babilonesi poi, nelle regioni del Tigri ed Eufrate e della Siria-Palestina significarono per quei popoli un lunghissimo periodo di dominazione e di influenza straniera. Le monarchie ebraiche che seguirono al regno di David e Salomone caddero in una decadenza irrimediabile, assoggettate prima dall’Assiria, in seguito all’Egitto e infine a Babilonia. In un primo momento meta di migrazione ebraica, nel periodo 587-586, Gerusalemme subì la deportazione alla quale fecero seguito due secoli di dominazione persiana, dopo che la Persia conquistò Babilonia nel 539 a.C. I tratti che J. Condivideva con altre divinità non furono dimenticati durante la monarchia di David né durante quelle che seguirono. Anche i testi sacri sono inseriti nel tempo e nello spazio. Della Bibbia e della sua storia sappiamo che i testi dell’Antico Testamento sono stati composti molti secoli dopo degli eventi a cui fanno riferimento. Il tono dominante in cui la guerra santa veniva trattata nell’antico Vicino Oriente può essere definito trionfalistico: gli dei giudicavano i popoli attraverso la prova di battaglia. Quando gli ebrei diasporizzati tornarono in Palestina, nel VI secolo a.C., si presentò il problema di come preservare la religione e la cultura di Israele, accanto a quello di riedificare la città di Gerusalemme col suo Tempio. Ora la guerra santa assunse un significato diverso: Israele, da vincitore, era divenuto vittima. Troviamo nella profezia di Ezechiele uno dei principali tratti caratterizzanti la guerra santa: la feroce denuncia degli apostati che saranno puniti da Dio per la loro infedeltà. La colpa del fallimento e delle tribolazioni degli ebrei doveva attribuirsi alla loro infedeltà. Gli esclusi dal patto tra J. E Israele non possono indulgere alla speranza di beneficiare in qualche modo dei privilegi che faranno degli eletti qualcosa di molto prossimo a semidei.

Capitolo secondo Sette ebraiche nel mondo ellenistico

La fine del dominio persiano in Palestina non equivalse alla liberazione per il popolo d’Israele: al contrario, la dominazione straniera proseguì e la pressione ideologica sugli ebrei aumentò. Si crearono nuove sette ebraiche. Quando il Medio Oriente passò sotto la dominazione greca con Alessandro Magna, la situazione della Siria-Palestina subì un profondo cambiamento e le influenze assire e iraniche, nella Mezzaluna fertile, fecero posto a un rapido processo di ellenizzazione. La lotta tra la dinastia greca regnante d’Egitto, i Tolomei, e la dinastia greca radicata in Mesopotamia, i Seleucidi, era un conflitto per il controllo della Siria-Palestina. Ci fu poi la sconfitta finale dei Tolomei nel 198 a.C. Il destino di Israele proseguì tristemente. Il più notevole degli scritti dell’epoca fu il Libro di Daniele, apparso attorno al 167-164 a.C. Presenta tutte le dinastie che avevano in successione regnato sul Vicino Oriente dall’VIII secolo a.C. fino all’epoca dell’autore. Daniele interpretò il sogno del re

modalità comuni alle morti di vittime zelote, cioè con la crocifissione. Il martirio in connessione con la guerra santa fu un’altra delle caratteristiche della ribellione zelota a riemergere in epoche successive. Bisogna sottolineare che è molto improbabile che Gesù fosse zelota: è possibile che egli ritenesse parte integrante del suo messaggio contraddire gli Zeloti. Alla morte di Cristo, fu compito dell’ Apocalisse di Giovanni integrare l’insegnamento sulla fine del mondo. Nelle parole di Gesù la fine del mondo sarebbe stata segnata da una guerra. La guerra santa descritta nel Libro dell’Apocalisse non era intesa per incitare i cristiani alla violenza ma per avvertirli di aspettarsi un giorno del giudizio di dolori e una guerra santa condotta da agenti soprannaturali. I cristiani facevano quindi affidamento sull’intervento di Dio. Che ci debba essere una guerra è sicuro, ma questa sarà santa solo perché sarà autorizzata da Dio, non perché il popolo di Dio è chiamato a prendervi parte. La posizione occupata da Cristo era pacifica, nonostante esprimesse la sua condanna per ciò che riteneva sbagliato. Ma la storia personale di Gesù fu anche un’affermazione politica della non-resistenza al potere di Roma. Le comunità cristiane permettevano ai loro membri di far parte dell’esercito romano. Lo stesso Gesù intrattenne rapporti con soldati romani. È vero che non era facile conciliare la fede con l’obbligo di omaggio alla divinità dell’imperatore. Il Cristianesimo, quindi, tenne fin dall’inizio un atteggiamento ambivalente nei confronti della guerra. Oggi si tende a considerare il Cristianesimo una religione di pace in opposizione all’islam. Ma ciò non è corretto. I fattori che operavano nel Cristianesimo delle origini non puntavano tutti verso l’astensione dalla guerra. Era una religione nata in seno ad un grande impero militarista. La natura stessa dei loro testi di riferimento faceva risalire i cristiani ad una tradizione che non si limitava a giustificare il ricorso alle armi ma esortava alla guerra santa. Fin dall’inizio il Cristianesimo scelse di restare nel solco della legge ebraica. Il contesto culturale greco-romano, inoltre, ebbe altre conseguenze sullo sviluppo della religione. Ma per il tramite dell’élite culturale romana, la nuova religione accolse dalle filosofie pagane elementi di diritto e legge naturale. Prima ancora che lo stato romano, con Costantino, si annettesse il Cristianesimo, all’inizio del V secolo, gli strati superiori del clero erano stati pervasi dalle idee di Roma sulla giustizia e sulla buona fede in guerra. Agostino definì la guerra giusta come una guerra destinata a riparare un torto subito. Per la fine del V secolo, il cristianesimo era pronto a rivestire il ruolo di una religione ufficiale per società in cui la guerra era accettata come dovere sociale e caratterizzò anche i secoli successivi. Quindi anche il cristianesimo è una religione militare.

Capitolo terzo L’Islam e la guerra

Fu nei primi anni del VII secolo che Muhammad, nella città della Mecca, iniziò a ricevere messaggi divini da Allah. Il dio che parlava a Muhammad era l’unico e il solo: il culto di tutti gli altri idoli fu condannato. Il suo insegnamento era rigido ma temperato dalla misericordia di Allah. Mohammad dichiarava quale fosse la posizione dell’uomo nel mondo e la sua responsabilità verso Dio. Non ripudiava né le rivelazioni ebraiche né quelle cristiane e rivendicava tra i suoi predecessori Abramo e Gesù come profeta. Con la sua disapprovazione della faida di sangue nella forma tradizionale, M. costituiva una minaccia all’andamento della società locale e ripudiando gli dei venerati alla Mecca metteva in pericolo la prosperità commerciale della città. Da questo derivò una forte impopolarità e nel 622 stipulò un patto con i suoi sostenitori di Medina e lì fuggì. Egli invitava gli uomini a prepararsi per il giudizio di Dio. Dopo la sottomissione ad Allah, ai sostenitori di M. si richiedeva di sforzarsi sulla via di Allah (jihad). La lotta da sostenere era in primo luogo personale e morale ma era anche una lotta contro i detrattori della fede. Con il trasferimento a Medina la lotta diventò politica e militare. Si aprirono infatti le ostilità contro i Meccani che riteneva responsabili del suo esilio. I discepoli di M. attaccarono una carovana di Meccani ma questo non era consentito dalla religione e quindi lui rifiutò la sua parte di bottino. Ma la razzia fu legittimata da una rivelazione e divenne un dovere religioso. Da quel momento, M. maturò l’idea che la guerra santa dovesse essere assunta tra i doveri sacri della comunità islamica. Allah comandava di combattere gli oppressori

finchè non si fossero sottomessi. M. incontrò spesso difficoltà nel convincere l’intera comunità musulmana della necessità di combattere. Per la prima comunità islamica, la guerra fu uno strumento di difesa e vennero strette alleanze militari con i non musulmani e vennero arruolati schiavi. I primi musulmani dovettero affrontare anche il banditismo e il terrorismo. All’epoca degli ultimi imperi islamici gli esegeti del Corano misero in dubbio la liceità dei principi della guerra santa. Ma i musulmani di Otto e Novecento si trovarono ad affrontare problemi come la difficoltà di reclutamento, conflitti tribali, carenza di mezzi, collaborazionismo. Possiamo affermare che alcuni movimenti del cosiddetto fondamentalismo rivoluzionario hanno ripetuto la prima fase della storia della loro religione. Per almeno sei o sette anni le risorse di Medina furono impiegate per difendersi. Ancora prima del suo ritorno alla Mecca nel 630 M. divenne uno dei leader dell’Arabia meridionale e le sue truppe iniziarono una spedizione verso Nord. I bersagli di M. non erano solo i miscredenti ma anche i popoli del libro. Muhammad non eliminò la guerra santa quando tornò alla Mecca, anzi affrontò l’opposizione all’Islam delle tribù dello Hijaz. Nel 631 guidò la sua ultima grande spedizione a nord Hijaz, a Tabuk, che vide la sottomissione delle varie tribù. La questione se M. abbia o meno sviluppato una dottrina del martirio in guerra è aperta ma di sicuro fornì elementi necessari a erigerla. Usava il termine martire (shahid) in un’accezione vicina al concetto cristiano di confessore per la fede. Il martirio musulmano manteneva qualcosa di quello cristiano ed ebraico ma era fondatore di un’altra religione, di una diversa rivelazione. Ritornato da Tabuk, in occasione del pellegrinaggio alla Ka’ba, M. affermò che i musulmani avrebbero massacrato i miscredenti non protetti da trattato. Morì nel 632 a Medina. Fece seguito un periodo di guerra santa islamica, che si estese a buona parte dell’Asia occidentale, al Nord Africa e ad alcune aree dell’Europa, in particolare la penisola iberica. Si capovolse completamente l’assetto dell’impero persiano e dell’impero romano bizantino. M. aveva affermato che l’Islam sarebbe prevalso sulle altre religioni. I musulmani volevano islamizzare il mondo intero. Dopo la morte di M. le élite islamiche si svilupparono con grande rapidità e tre quarti di secolo dopo la morte i califfi umayyadi vivevano in un ambiente ellenizzato. L’idea occidentale di separazione tra sfera politica e sfera religiosa ha influenzato il nostro modo di giudicare la guerra santa e per questo talvolta si mette in dubbio la fede di M. Secondo gli storici moderni gli obiettivi principali erano quello di costituire uno stato e la conquista. Col suo senso politico, può aver visto che la sua opera avrebbe portato ad un impero ma la sua vita fu rivolta a far progredire il progetto di Allah. La guerra santa fece della civiltà islamica una delle grandi civiltà del mondo. Durante i primi anni del califfato il regime musulmano riceveva forti entrate dai miscredenti sotto forma di tasse. Entro i primi anni dell’VIII secolo, l’Impero islamico si estendeva dall’Oceano Atlantico al delta dell’Indo e oltre. Non si può quindi confermare che la guerra santa fosse un pilastro dell’Islam. Dopo il primo grande scisma dell’Islam, innescato dal rifiuto degli Umayyadi di accettare la successione al comando di Ali, si ebbe la distinzione tra sciiti e sunniti. Sforzarsi per la causa di Allah è un concetto ampio che presuppone altri impegni. I candidati che si affrontarono dopo la morte di M. vollero arrivare ad una pacificazione. I leader che vennero dopo furono cauti. Si utilizzò la guerra santa anche per rispondere ad altre infrazioni di tipo politico. Il dovere religioso della guerra santa aveva accompagnato l’esplosione militare del VII secolo creando l’espansione dei grandi imperi musulmani. Iniziò il secondo secolo di Islam e già alcuni eruditi sostennero come la guerra santa costituisse un obbligo solo per la difesa. Quindi si fece più latente. Ma i teologi islamici sostenevano comunque uno stato di guerra permanente tra i musulmani e i miscredenti: la dar al-Islam è un dominio di pace; la dar al-harb, dominio dei miscredenti, era la dimora della guerra. Si svilupparono una serie di accordi con i non musulmani. L’Islam di prima generazione ebbe la sua più grande polemica teologica con l’Ebraismo e a quanto pare il Profeta non riservava ai cristiani tanta ostilità quanta ne aveva per gli ebrei. Mantenne comunque una certa distanza da entrambi, mantenendogli uno status di protetti rispetto a chi non conosceva nulla sui comandi di Allah. Dopo sei anni dalla morte del Profeta, l’esercito musulmano

nella sottomissione dei Sassoni, costretti ad aderire al Cristianesimo. Il coinvolgimento degli aristocratici barbari nella conduzione di una Chiesa che si faceva sempre più specchio dei loro interessi si fece sempre più profondo e la Chiesa latina d’Occidente intraprese una trasformazione. Papa Leone IV, eletto dopo il sacco di Roma, divenne un leader militare. I vescovi arrivarono ad assumere la guida delle truppe che finanziavano. Agli albori dell’XI secolo, l’atteggiamento dei papi romani nei confronti della guerra non si distingueva da quello degli altri vescovi imperiali. Questo connubio tra poteri militari, l’uno clericale e l’altro regale sarebbe stato messo in discussione dall’anno 1000 dove si volle ripristinare la dottrina della Chiesa di separazione tra le sante cose e quelle impure con i <>. Dalla metà dell’XI secolo si volle una indipendenza del potere spirituali dai nobili feudatari. Si parlò di lotta per le Investiture. Si ebbe uno scisma nella Chiesa stessa. Il più grande dei papi della riforma fu Gregorio VII. La prassi feudale era un elemento importante e oltre al giuramento vi era l’obbligo di prestare servizio militare. Con lui si parla di una Chiesa militarizzata, che aveva assorbito la prassi feudale nella sua norma di vita quotidiana. L’invasione normanna di Inghilterra nel 1066 ebbe luogo con l’assenso papale. Con Gregorio VII la guerra santa era un concetto familiare ai vescovi. Le guerre di frontiera tra musulmani e cristiani, all’ultimo decennio del XI secolo, duravano quattrocentocinquant’anni. A Ovest, i musulmani della Penisola iberica incorsero ad un tracollo politico e sociale. Quindi si ebbe una frammentazione del dominio musulmano nella penisola iberica, soprattutto dopo la morte di al-Malik. Di questo caos approfittarono i re del nord che vollero pesanti tributi. Era l’inizio della riconquista della penisola da parte cristiana, con Alfonso VI. In Spagna intervennero allora gli Almoravidi, dal Marocco. Inflissero una forte sconfitta a Alfonso VI. Fu ricostituito il dominio musulmano in Andalusia. La reconquista cristiana aveva molte caratteristiche di una guerra santa. Questa incoraggiò anche soldati francesi a tentare la fortuna in Spagna. Durante l’XI secolo i cristiani incalzarono senza tregua l’Islam su tutta l’area del Mediterraneo occidentale e centrale. In Italia meridionale i Normanni sottoscrissero una relazione feudale con il papato e conquistarono la Sicilia tra il 1060 e il 1091. Anche nel Mediterraneo occidentale e centrale i cristiani passarono in vantaggio. Nei secoli X e XI il conflitto tra cristiani e musulmani prese un andamento altalenante. I Bizantini si reimpossessarono del potere in Asia Minore e nel Mediterraneo. Le armate imperiali cristiane nel X secolo iniziarono ad avanzare contro i Saraceni. Con l’XI secolo, l’intero equilibrio di forze dell’Asia Minore e centrale iniziò a cambiare a cause del declino della potenza bizantina. Nell’Islam orientale la figura centrale era Tughril Beg che conquistò Baghdad e nel 1056 fu insignito dal califfo abbaside dei titoli di Sultano e Re d’Oriente e d’Occidente. Il suo successore combatté contro l’imperatore Romano IV Diogene e vinse, affermando sultanati selgiuchidi e assestando nuovi colpi ai bizantini che chiesero aiuto alla cristianità d’Occidente. I selgiuchidi avevano sottratto gran parte dell’Asia minore ai bizantini. Anche sulle frontiere del Danubio e della Macedonia, i Romani d’Oriente si trovavano ad affrontare problemi insormontabili. Gerusalemme rientrava a buon diritto nel campo di interesse dei cristiani d’Occidente, data la massa di pellegrini che per tutto il Medioevo vi si erano recati mentre nella prospettiva islamica il pellegrinaggio cristiano rivestiva un interesse economico ed era legittimo. Lo scisma all’interno della Chiesa di ebbe come risultato della contesa tra Papa Gregorio VII e l’imperatore Enrico IV. Durante l’ultimo decennio dell’XI secolo, i papi romani che agivano conformemente alla riforma erano in una posizione ambigua. C’era bisogno di politiche capaci di compattare tutto il mondo cristiano occidentale sotto la guida del vescovo di Roma. Fondamentale fu la figura di Papa Urbano II, che partì per il regno franco nel 1095. Tenne un importante concilio in cui si concentrò sulla situazione della Chiesa orientale, sulla persecuzione inflittale dagli infedeli musulmani. Questo appello era diretto ai laici e alla classe dei cavalieri armati. Urbano stava imprimendo una svolta al campo della religione popolare. L’obiettivo delle spedizioni fu Gerusalemme. Era un periodo che vedeva la teologia della Chiesa occidentale

dominata dall’idea di merito. Era un’epoca in cui la violenza aveva contaminato il mondo spirituale. Chi avrebbe preso parte alla spedizione, doveva indossare la croce sulle cappe. Il suo appello e le campagne del 1099 sarebbero poi state definite <>. Il discorso di Papa Urbano II non si riferì direttamente alla guerra santa ma presupponeva qualcosa di simile. Non si sa con certezza quanta parte di controllo volesse esercitare sulla missione all’Est. Le sue idee furono opportuniste. Centrale per la definizione della figura del crociato fu la questione di come si dovesse configurare il suo giuramento per procedere alla crociata. Urbano aveva previsto una sola spedizione principale in Terra Santa ma in realtà ce ne furono diverse popolari. Pietro l’eremita guidò un gruppo di tedeschi, franchi e italiani nel 1096 partì dalla Germania. Un’altra missione partì dalla Germania alcune settimane dopo e si distinse per i massacri agli ebrei della Germania occidentale. La seconda armata fu fermata dagli Ungheresi. La spedizione guidata dai principi richiese più tempo per l’organizzazione di quelle popolari: erano quattro eserciti principali provenienti dalle regioni occidentale e meridionale dei regno franco, dalla Lorena e dall’Italia normanna. Tutti i contingenti più importanti raggiunsero Costantinopoli. Tra gli albori della crociata cristiana, da un lato, e l’elaborazione del significato di guerra santa, dall’altro, ci sono alcuni parallelismi. L’elaborazione della guerra santa cristiana si ebbe da eventi posteriori a quella data, così come la natura del jihad musulmano si comprese dopo l’emigrazione da Medina. Si è sostenuto che, solo dopo che l’esercito crociato passò in Asia nella primavera del 1097, dando inizio ai combattimenti contro i Turchi, la crociata assunse una forma definitiva. Man mano che le armate cristiane si aprivano la strada verso l’Asia minore, si elaborarono le idee relative alla missione religiosa. Nel 1099 cadde Gerusalemme. La missione occidentale veniva dalla tradizionale avidità di bottino. I cristiani si convinsero che era stato Dio a combattere per loro. Si fece largo il concetto di faida di sangue all’interno della guerra santa. Un secolo dopo la prima crociata, papa Innocenzo III fece appello ai cristiani perché partissero per una nuova missione. Si affermava che Dio poteva ordinare ai laici di portare la guerra contro i miscredenti. L’idea di possesso andava di pari passo col nuovo insediamento in Terra Santa e divenne luogo comune nella propaganda per la guerra santa. Nel 1147, all’epoca della seconda crociata, la Terra Santa era vista come un possedimento feudale appartenente a Cristo. Quello che accadde tra il 1095 e il 1099 alterò per sempre i rapporti tra Islam e Cristianesimo. Il concetto di jihad e di crociata subentrò molto dopo. Forse la Chiesa cristiana era scivolata verso l’approvazione della guerra santa fin da quando Costantino aveva accolto il Cristianesimo nell’orbita del governo romano, all’inizio del IV secolo.

Capitolo quinto Guerra santa islamica e guerra santa cristiana

L’idea della crociata, un pellegrinaggio in armi ai luoghi della Terra Santa condotto con l’appoggio di tutti i cristiani del mondo latino, rappresenta una novità nella guerra santa cristiana. Le circostanze del regno di Gerusalemme erano diverse da quelle degli stati cristiani iberici. Nonostante la tendenza a considerare i Franchi residenti in Siria dei crociati, essi non si pensavano in questi termini. I loro interessi erano prevalentemente locali. Benchè vi fosse tra Franchi di Siria e Franchi d’Europa un contatto ininterrotto, il passaggio generale in Terra Santa di coloro che avevano sottoscritto il giuramento della crociata era un evento sul quale solo i più potenti dei Franchi di Terra Santa esercitavano influenza. Anche se i Franchi di Siria non erano considerati crociati, era indubbio che perseguissero una guerra santa. I Franchi di Siria erano un esempio di innesto arbitrario della cultura europea in un ambiente estraneo. Inizialmente non conoscevano l’Islam né la lingua. La seconda generazione di Franchi era edotta sulle usanze e sulla lingua. Vi è la tendenza delle due culture a trovare appiglio l’una nell’altra. Di tanto in tanto si stipulavano periodi di tregua. Tra i musulmani la tregua veniva vista come una cessazione delle ostilità, con garanzia dell’imam che concedeva protezione ai beneficiari della tregua. Le norme cristiane erano

Detto questo, la crociata deve rimanere ben separata dalla guerra islamica, per le rispettive nature delle due religioni: l’Islam non contemplava alcunché di simile al ruolo delle sede vescovile romana. Il califfato non ebbe mai il ruolo del papato nella storia delle crociate. Può darsi che inizialmente i risultati della crociata abbiano deluso i papi. All’inizio del XII secolo un piccolo gruppo di poveri soldati volle proteggere i pellegrini. Il re Baldovino assegnò loro dei quartieri in Gerusalemme. I Templari condussero un’esistenza oscura, finchè divenne evidente che non avrebbero trovato nuovi adepti se il loro corpo non avesse trovato una collocazione istituzionalizzata. Uno di questi cavalieri allora si assicurò dell’appoggio di Bernardo di Clairvaux. Anche se, il beneplacito della Chiesa ai Templari passò senza troppa opposizione, esso sembrava confondere la distinzione tra ordine religioso e ordine militare. Tutto il processo di Riforma voleva separare questi due elementi. Poco prima della partenza del re di Francia per la seconda crociata, nel 1147, si riunì a Parigi un capitolo di 130 Templari che divennero una banca al servizio della monarchia francese. Dopo l’insediamento in Terra Santa dell’Ordine templare, prese corpo quello degli Ospitalieri e anch’essi ottennero l’approvazione papale. Nel tardo XII secolo, quando era già in corso la terza crociata, entrambi gli ordini erano impegnati in attività militari. I papi inondarono di privilegi gli ordini. Agivano da canali per l’insediamento franco in Terra Santa. I Templari furono influenti anche nella Penisola iberica. Nella guerra musulmana non vi era alcun organismo equivalente agli ordini religiosi dei cristiani. Finchè vi fu un insediamento franco in Oriente, vi fu costante flusso annuale di pellegrini che avevano vestito la croce per la difesa della Terra Santa. La seconda crociata fissò i caratteri principali anche delle crociate successive. Era il primo passo verso un concetto di sicurezza collettiva europea. Nella seconda crociata erano presenti le due maggiori potenze d’Europa, il re di Francia e di Germania. I due monarchi schiacciarono il debole re di Gerusalemme. La terza crociata, dopo la caduta di Gerusalemme in mano a Saladino nel 1187, fu la risposta ad una crisi di molta maggiore entità del Regno franco. Venne indetta una tassa sul reddito.

Capitolo sesto Due società impegnate nella guerra santa

Gli esperti di diritto della Chiesa nel Duecento rivalutarono le crociate analizzando alcuni aspetti:

  • La contrizione mostrata dal cristiano che, facendo il voto di crociata, accettava di scontare la pena per i suoi peccati.
  • Esistenza di un diritto di proprietà voluto da Dio.
  • La Terra Santa costituiva il patrimonio comune di tutti i cristiani.
  • Tra questi giuristi c’era chi pensava che i musulmani e gli infedeli dovessero essere lasciati in pace.
  • Erano in pochi che si interessavano alla guerra santa: ciò che colpiva l’immaginazione popolare era l’insulto a Cristo rappresentato dall’occupazione musulmana dei luoghi santi. La terza crociata vide una nuova tendenza: quella di mobilitare le risorse militari e l’apparato diplomatico e finanziario necessari. Papa Innocenzo III è stato identificato come la figura che ha segnato il culmine nel processo di abbattimento di ogni barriera tra religione cattolica e guerra. Innocenzo rappresentava Cristo che chiama a gran voce i cristiani alla guerra.

Al vertice della società latina occidentale cristiana stava il papa; al vertice della società musulmana stava il califfo. Nessuno dei due poteva vantare autorità incontrastata sui gruppi religiosi che avevano per sudditi. La guerra santa si configurava diversamente: mentre in Islam la guerra santa aveva seguito la nascita della religione, il Cristianesimo aveva dovuto aspettare 500 anni perché questa idea prendesse forma. Nel mondo cristiano, la guerra santa era strettamente legata alla carica del massimo leader religioso; in Islam c’era una connessione simile ma si era col tempo allentata. Inoltre, la guerra santa in Occidente esaltava il ruolo di una particolare autorità religiosa: i poteri del vescovo di Roma rispetto agli altri vescovi. I papi si erano avvalsi degli ordini militari.

La guerra santa assunse in Occidente una nuova configurazione, che favoriva l’autorità pontificia e si avvaleva di una tassazione dei fedeli. La quarta crociata vide una serie di fallimenti cui andarono incontro molti papi. L’imperatore Federico II di Svevia, nel 1229, stipulò un contratto col sultano che gli cedeva la città di Gerusalemme, perduta dai cristiani nel 1187. Con Federico, la crociata divenne un gioco di potere. La crociata che aveva preceduto quella di Federico fu quella più clericale: nel 1215, ecclesiastici venuti da tutto il mondo cattolico latino al grande Concilio Laterano di Roma indetto da Innocenzo III pagarono una nuova tassa per la crociata verso l’Est. Nel 1216 morì Innocenzo. Si ebbero delusioni militari. Ci si decise per un attacco all’Egitto. Nelle intenzioni di Innocenzo III i Saraceni non erano l’unico obiettivo delle guerre sante; si voleva colpire qualsiasi gruppo eretico o che poteva nuocere al Papa. Il cardinale Enrico, vescovo di Ostia, introduce l’idea di una guerra santa all’apostasia paragonabile a quella in Islam. Inizialmente, infatti, nell’Islam, la guerra santa era nata per combattere miscredenti. La crociata cristiana quindi cessò di essere unicamente una repressione dei musulmani e divenne anche lotta contro altri cristiani. Dalla metà del Duecento fino alla fine dell’età di mezzo questo tipo di crociata entrò nella prassi. Il Papa adottò la crociata come stratagemma politico e militare atto a proteggere i suoi interessi secolari in Italia. Nel 1297 addirittura Bonifacio VIII arrivò a volere una crociata contro la famiglia dei principi Colonna. Lo Stato della Chiesa indisse crociate di questo tipo in Italia centrale per più di un secolo.

Parallelamente a questi eventi, nel mondo islamico i governanti non riuscivano ad assumere una posizione definitiva rispetto alla guerra santa. I Mamelucchi, sovrani turchi d’Egitto, discendevano da una casta di schiavi-soldati. Erano rappresentanti tipici della loro epoca, il tardo Medioevo, quando la maggior parte dei fedeli era composta da Turchi. Nella Penisola iberica e nel Maghreb le truppe islamiche erano in maggioranza arabe. Nel XII secolo l’atteggiamento dei Turchi d’Asia minore verso la guerra santa era ben lontano dall’approvazione incondizionata. Dopo la grande vittoria riportata dai Mongoli sui Selgiuchidi nel 1243, i sultani di questa dinastia videro ridursi il loro potere a quello di ufficiali mongoli. Lo stato selgiuchide si disintegrò e i musulmani passarono alle dipendenze di bey turcomanni di secondaria importanza. Tutto il mondo turcomanno islamico fu percorso da irrequietezza religiosa e alla fine del XIII secolo si ebbero guerre di piccoli stati turcomanni contro Mongoli e cristiani. Si svilupparono diverse confraternite religiose che esercitavano anche una grossa influenza politica attraverso la violenza. I governi avevano esperienza nel gestire questi gruppi religiosi. Questi movimenti furono chiamati fitya ma i membri potevano essere diversamente definiti con termini dispregiativi, come terroristi. Dal Danubio ai Dardanelli l’impero ottomano era il temuto nemico dell’Europa cristiana. Alla metà del Cinquecento era l’antagonista del dominio franco e italiano nel Levante. Gli ottomani regnavano anche sulla Mezzaluna fertile, sull’Egitto, su gran parte dell’Arabia e su molti degli stati iberici del Nord Africa. Il primo confronto serio tra crociati franchi e ottomani avvenne nella battaglia di Nicopolis, nel 1396. La cavalleria francese venne sbaragliata. L’assedio ottomano a Costantinopoli era già in corso. La penetrazione ottomana in Europa alla metà del XIV secolo inaugurò una nuova epoca: nel mediterraneo le due culture si erano per secoli mantenute a distanza. Quando gli ottomani divennero una potenza in Europa la difesa del Cristianesimo si propose con tutta urgenza. I papi conservarono il loro ruolo nella gestione diplomatica e finanziaria ma questo non fu sufficiente. Pio II cercò di prendere le redini militari dell’operazione. Ma la sua impresa non andò a buon fine. La caduta di Bisanzio nel 1453 fu un disastro politico e religioso perché tanto la Chiesa quanto l’Impero d’Oriente caddero nella sfera d’influenza islamica. Il disastro fu anche culturale. Il Cristianesimo orientale entrò in un periodo di collasso finale. Solo alla fine del Cinquecento gli Occidentali poterono avvertire dei punti deboli nell’impero ottomano. Al capo opposto dell’Europa, nella Penisola iberica, la riconquista spagnola aveva ridotto di molto i domini musulmani. Nel XIII secolo le conquiste cristiane furono molto imponenti da creare ai

I prigionieri di guerra non erano propriamente schiavi: divenivano tali a discrezione dei loro conquistatori. Nel mondo cristiano così come in quello islamico, anche se tempo dopo, nacquero dal Duecento in poi confraternite religiose che si dedicavano alla liberazione dei prigionieri correligionari. Nel mondo cristiano due furono centrali: quella guidata da Innocenzo III, l’ordine della Santissima Trinità e quella dell’ordine aragonese della Mercede. Tanto il Cristianesimo che l’Islam medievali erano, in teoria, società unitarie capaci di una limitata tolleranza nei confronti delle minoranze. Per ragioni storiche, il mondo musulmano possedeva un numero molto più ampio di minoranze religiose. Ma ambedue le religioni erano capaci di una tolleranza nei confronti delle minoranze più saldamente ancorate al territorio, come i Copti in Egitto, oppure utili economicamente come gli ebrei d’Europa. I precetti della legge religiosa islamica pensati per la salvaguardia di ebrei e cristiani non avevano alcun corrispettivo in Occidente. I cristiani cercavano sì di proteggere gli ebrei ma al contempo potevano esercitare su di essi una funzione persecutoria. Nelle regioni islamiche la tolleranza che veniva accordata a cristiani ed ebrei aveva le sue radici nei comportamenti adottati nelle conquiste dopo la morte di Maometto. Sarebbe comunque arduo dire che le minoranze religiose nel Medioevo erano tollerate, Né l’Islam né il Cristianesimo avevano alcuna ritrosia nel proclamare il dominio assoluto della religione sovrana. Quindi c’era sì tolleranza ma si era sempre pronti ad affermare la propria superiorità e una religione si doveva adattare all’altra. Fin dagli inizi, vi fu chi mise in dubbio l’utilità pratica della crociata come mezzo per ottenere i fini che nominalmente si prefiggeva. Si accusava l’immoralità e l’avidità di cui davano prova i crociati. Alcuni gruppi, come l’ordine dei Templari, incorrevano nella condanna generale. Tra le crociate dirette contro altri cristiani, alcune era attaccate perché opportuniste, prive di ogni spiritualità. I cristiani ortodossi tendenzialmente non si opponevano alla guerra. L’unica opposizione ferma alla guerra santa cristiana veniva dalle genti al di fuori dell’obbedienza cattolica ortodossa, i Catari ad esempio così come gli eretici valdesi. Era diventato evidente che la guerra santa cristiana non aveva liberato la Terra santa dal dominio degli infedeli. Il pellegrinaggio occidentale cristiano alla Terra Santa continuò ma solo sotto le medesime condizioni di tolleranza musulmane. Le sole parti dell’Europa in cui il dominio islamico era stato eliminato erano la Penisola iberica e le isole occidentali del Mediterraneo. Nell’Europa orientale, in Grecia e nel Levante, la forza del potere ottomano aveva portato l’Islam in profondità nelle terre cristiane che non lo avevano mai conosciuto prima. L’immenso volume di traffici e scambi circolante nel Mediterraneo e nell’Europa orientale tra cristiani e musulmani era la prova di una coabitazione tra le due culture e smascherò la facciata di ostilità religiosa. Questa coabitazione proseguì nell’età moderna e non si è ancora conclusa.

Capitolo ottavo Guerra santa, colonie e conversione

Nei territori che si conquistarono con le crociate si svilupparono atteggiamenti mentali, metodi amministrativi e apparati commerciali che esercitarono una qualche influenza su tutte le genti cattoliche latine, così come si esercitarono i principi di diritto canonico che la Chiesa elaborò attorno al fenomeno delle Crociate. Alla fine del Medioevo questa combinazione di mentalità e di metodi agì sul tipo di trattamento che i conquistatori spagnoli e portoghesi riservarono ai loro insediamenti d’oltremare. Genova dispose di grande influenza nell’impero coloniale spagnolo. Durante il Medioevo e il Rinascimento si assisté ad una grande esplosione di attività militare, navale e commerciale da parte delle potenze iberiche, per assicurarsi basi di commercio nel Maghreb musulmano e sulle coste del Nord Africa. Questi uomini prendevano il mare per saccheggio, pirateria, nuove terre da conquistare, commercio. Ma tra i tanti il motivo principale restava quello di combattere l’Islam militante e riportare le insegne militari cristiane dentro Gerusalemme. La guerra santa ebbe quindi un ruolo centrale nella diffusione delle idee e delle

istituzioni coloniali dall’Europa verso il Nuovo Mondo e la sua importanza principale risiedette nel corpo di idee religiose. Il colonialismo non fu però una diretta conseguenza della guerra santa. Le stazioni di commercio più importanti erano Tunisi e Alessandria. I metodi coloniali dei mercanti italiani facevano parte della tecnica elementare di tutto il commercio occidentale. Accanto agli stati crociati di Terra Santa, esistevano nel Levante anche molti centri, occupati da qualche potenza mercantile o militare, il cui ruolo non si limitava a quello di semplici basi finanziarie: erano colonie su cui si esercitava una qualche forma di sovranità. È indubbio che un gruppo che si stabilisce con la forza in terra altrui è mosso da una volontà di sfruttamento nei confronti dei suoi ospiti e questo lo si può dire dell’insediamento cristiano in terra Santa. Ma si può aggiungere che il legame tra gli stati crociati in Terra Santa e il colonialismo degli stati iberici è remotissimo. Resta indubbio se gli insediamenti dei mercanti italiani e catalani nel Levante e nel Maghreb siano fenomeni di colonialismo pre-imperialista: la definizione è calzante per i primi stati crociati in Terra Santa ma cessa di esserlo per quelli dopo la caduta di Acri nel 1291. La situazione in cui versava il commercio levantino del Tardo Medioevo aveva poco a che fare con la grave inferiorità economica nei confronti dell’Occidente che l’impero ottomano doveva sperimentare a partire dal Settecento.

Nella Penisola iberica la guerra santa cristiana contro i musulmani aveva preceduto di alcuni secoli le crociate. Queste incisero sulla legge e sulla prassi della Chiesa. I regni di Castiglia e Aragona (1479) rappresentavano già una trionfante presenza cristiana che aveva trattato Granada come un vassallo. Le scoperte delle isole dell’Atlantico che resero possibili i movimenti europei lungo le coste africane verso sud e attraverso l’oceano avvennero in maniera scollegata rispetto al contesto della guerra santa. I sovrani iberici tardo-medievali aspiravano a vedersi nelle vesti di eroici combattenti contro l’Islam. Dopo che si era sottomessa la maggior parte dei musulmani iberici, essi erano pronti a portare la guerra al di là dello stretto di Gibilterra, nel Maghreb musulmano. Ma fu una lotta lunga ed estenuante. Da un certo punto di vista, questa guerra era una riedizione della stessa strategia di crociata di Luigi IX di Francia nei confronti di Tunisi, un secolo e mezzo prima della nuova offensiva cristiana nel Nord Africa. La penetrazione commerciale della costa atlantica africana, a sud della Mauritania, da parte del Portogallo, si intensificò dopo la metà del Quattrocento. Ma le aree toccate non erano profondamente islamizzate. Vi furono sporadiche conversioni al Cristianesimo. Quando la colonizzazione iberica cominciò ad estendersi dal Maghreb islamico alle altri parti dell’Africa e alle isole, era inevitabile che il linguaggio usato rimanesse quelle delle crociate, così come era inevitabile che i colonizzatori chiedessero alla Chiesa di estendere alle nuove terre non- islamiche i privilegi che era solita dare ai crociati. Nel 1415 i Portoghesi realizzarono l’importante conquista di Ceuta sul versante africano dello stretto di Gibilterra. Nel 1422 era l’unica piazza d’armi che i cristiani controllassero sul continente africano. Ma un decennio dopo le caravelle portoghesi si spinsero sempre più a sud in terra africana. Alla metà degli anni Cinquanta del Quattrocento, i Portoghesi si installarono a Arguin, al bordo meridionale estremo della Mauritania. Nicolo V emanò la bolla Romanus Pontifex nel 1455 che concedeva al Portogallo i porti, le isole, i mari che si estendevano a Sud di Capo Non, nell’estremo sud del Marocco e del Capo Bojador, ai confini della Mauritania. Affermava inoltre che i Portoghesi potevano impadronirsi di terre saracene e governarle in piena legittimità. Non vi fu mai, nella prima età moderna, un momento in cui le potenze iberiche potessero contemplare il progetto di una conquista sistematica del Nord Africa. La metà del Cinquecento non di dimostrò un buon periodo per la presenza iberica nel Maghreb. Persero alcuni importanti territori. La crociata tradizionalmente intesa dimostrò il suo avvenuto fallimento nel 1578. Morì nella battaglia di Alcazar il re portoghese e ci fu una sconfitta cristiana.

Capitolo nono Decadenza e trasformazione della guerra santa

Delle guerre combattute dalle potenze europee nel Cinquecento e Seicento contro gli Ottomani, alcune possono essere propriamente dette crociate e l’opinione secondo cui nei periodi storici del Rinascimento e della Riforma l’idea della crociata cadde nell’oblio è erronea. La morte di Pio II nel 1464 viene vista come la morte dell’idea medievale di crociata ma era solo il segnale del declino della crociata come obiettivo politico e militare della Cristianità nel suo insieme. Alessandro VI e Leone X, i papi che rappresentano la Chiesa nel Rinascimento era fortemente impegnati nelle crociate. Quando Solimano II salì nel 1250 al trono di un impero che aveva aggiunto la Siria e l’Egitto, si crearono le condizioni perché lo scontro militare in corso in Europa valicasse i Balcani per irrompere nelle pianure dell’Ungheria e oltre in Austria. La caduta di Belgrado nel 1521 e le ulteriori avanzate dei turchi portarono alla loro calata su Vienne nel 1529, e la paura dei turchi divenne universale. La crociata non poteva morire finchè la dinastia cattolica degli Asburgo, che dominava l’Europa del Cinquecento, vedeva i propri interessi minacciati dagli Ottomani. Per la maggior parte del Cinquecento ci furono una serie di conflitti tra Ottomani e Asburgo. Le lotte coi Turchi videro alcuni eventi memorabili: la vittoriosa spedizione di Carlo V a Tunisi nel 1535; il fallimento dell’assedio turco a Malta; la vittoria cristiana alla battaglia di Lepanto nel 1571. L’invasione francese in Italia inaugurò un nuovo periodo della storia europea che vide le due potenze di Francia e Spagna bloccate in decenni di lotte che ebbero teatro principale l’Italia. La Francia si alleò coi Turchi. Verso la fine del Cinquecento anche gli inglesi protestanti ottennero alcuni privilegi commerciali dagli Ottomani, arrivando molto dopo rispetto agli altri popoli. Il protestantesimo avversò la guerra santa fin dai suoi albori. Martin Lutero, affiggendo alla porta della chiesa del castello di Wittenberg le proposizioni teologiche, portò avanti i principi della Riforma. Nel secondo decennio del Cinquecento, ci fu una nuova ondata di aggressione turca. Papa Leone X si servì del pericolo ottomano per un progetto di riconciliazione tra le più grandi potenze cristiane. Promulgò una nuova estesa vendita delle indulgenze per le crociate per raccogliere fondi per le guerre ottomane. Lutero criticava la leadership papale sulla crociata e le tasse intese a finanziarla. Predicava una riforma morale, Scrisse che la crociata doveva essere rifiutata. Il primo approccio di Lutero alla questione della guerra turca fu pacifico, ma non pacifista. Lutero sosteneva che i poteri pubblici sono stati istituiti da Dio e che il dovere di un cristiano è quello di obbedire loro, anche se il governo è in mano agli infedeli. Quando la pressione dei Turchi sull’est della Germania aumentò insistette sulla legittimità dei governanti cristiani non di quelli turchi. Quindi sostenne la condanna alla crociata ma non polemizzò mai contro la guerra anti-turca. Si doveva combattere una guerra giusta contro dei tiranni empi e violenti come i Turchi. L’altro grande leader della riforma fu Calvino. Come Lutero, vedeva nei Turchi un castigo di Dio. Calvino non aveva voluto sentir parlare di crociata. I due maggiori leader della riforma avevano secolarizzato la crociata e trasformato la guerra turca in un affare di stato. Ma vi erano elementi di continuità tra le guerre anti-turche e le crociate: era una lotta tra due religioni che si doveva concludere con la vittoria di una o dell’altra. Ma non si può sempre dire che queste guerre fossero religiose. Lo status di crociata e il relativo e il relativo finanziamento papale venne accordato solo a poche delle guerre indette contro stati o gruppi protestanti. Di queste la più notevole fu la guerra spagnola contro l’Inghilterra del 1588. Nell’Inghilterra protestante alcuni sacerdoti puritani del primo

Seicento predicarono appassionatamente la guerra santa. Negli anni Quaranta del Seicento furono raccolte truppe per combattere nella guerra civile inglese. Le guerre contro i Turchi continuarono a beneficiare del titolo di crociate in molti paesi cattolici: i papi le proclamavano nel modo consueto e le potenze cattoliche le combattevano in uno spirito analogo al vecchio. In Spagna si continuarono a concedere le indulgenze. La guerra civile inglese e la guerra dei Trent’anni costituirono le ultime due occasione in cui si predicò seriamente la guerra santa di tipo ebraico in Europa. Nel Settecento sussistevano piccole sacche di guerra santa. Il Cinquecento vide l’inizio della dissoluzione del corpus di opinioni sulla guerra messo insieme a partire dalle prime discussioni degli esperti di diritto canonico nel Duecento. Erasmo ebbe da dire sulla guerra. Le sue idee influenzarono il dibattito: predicava il pacifismo, negava le virtù militari e condannava l’ipocrisia dei poteri costituiti. Diceva anche che il martirio in guerra era un’illusione. Più importante dell’ammazzare i turchi era convertirli al Cristianesimo. Segnalava molti elementi cristiani nel Corano che sperava potessero funzionare per convincere i musulmani a convertirsi. Le sue idee erano troppo radicali per il Cinquecento. Durante il Concilio Lateranense tenutosi nel primo Duecento, papa Leone X fece un tentativo per rilanciare una politica di crociate. Per contro, il concilio di Trento, concilio riformatore della Chiesa che codificò le linee della Controriforma, non dedicò attenzione alla crociata. La spiritualità della Chiesa aveva compiuto un cambiamento che la distoglieva dalla norma di vita delle crociate. Era scomparsa l’idea che militare in guerra santa assicurasse la salvezza della vita eterna. Con la diffusione della stampa, si prese atto del vero impero ottomano invece che ritornare al mitico passato delle crociate. Questo ovviamente non comportò l’abbandono di progetti bellici. Il concetto di Cristianità sopravvisse allo scisma protestante in misura considerevole. Le crociate facevano parte di un comune patrimonio culturale, sia dei protestanti che dei cattolici.

(Riferimenti letterari alla crociata Orlando Furioso di Ariosto e Gerusalemme liberata di Tasso) Col declino del papato e dell’Impero nel tardo Medioevo, inevitabilmente il potere dei regni nazionali interferiva ancora di più con le opinioni della gente in materia di crociata. Pierre Dubois, agli inizi del Trecento, scrisse un trattato sul recupero della Terra santa dove proponeva di trasferire la sovranità sulla crociata, in precedenza privilegio dell’impero e del papato, alla giovane monarchia francese. Nel Seicento un progetto simile fu approntato dal duca de Sully, che prevedeva l’umiliazione del potere imperiale austriaco e spagnolo. Voleva estromettere turchi e russi dall’Europa. Giorgio de Podiebrad, re di Boemia, nella metà del Quattrocento, aveva invece proposto un piano di alleanza di tutte le maggiori potenze cristiane. Tutti questi progetti vedevano la guerra santa come un elemento di unione dei principi cristiani. Un contemporaneo di Sullu, Crucé, fu il primo ad immaginare la possibilità di un’autorità internazionale che trascendesse le differenze religiose, anche quelle che separavano il Cristianesimo dall’Islam. Nel trattato di Sivra-Torok del 1606 il Sacro Romani Impero e l’Impero ottomano si accettarono vicendevolmente per la prima volta come stati sovrani equivalenti. Ma questa volontà incontrò ostacoli. Leibnitz fornì a Luigi XIV un progetto di una grande alleanza cristiana alla conquista dell’Egitto. All’inizio del Settecento la guerra religiosa contro gli infedeli aveva smesso di rientrare tra i fattori inclusi nei progetti di piani di pace internazionali. Al suo posto era subentrato il problema dell’impero ottomano. Nella politica, la guerra santa era prossima all’estinzione.

Capitolo decimo Guerra santa e Imperi europei

Dalla metà del XVII secolo alla metà dell’XIX, gli imperi musulmani subirono una profonda trasformazione economica e politica che li condusse al declino. Subentrarono il commercio

governatore egiziano del Sudan. La fine a vantaggio degli inglesi si ebbe con la spedizione di Kitchener nel 1898. In altre parti del Nord Africa si verificarono guerre sante di resistenza alla colonizzazione europea, che durarono fino ai primi anni Venti. In Libia fu condotta una guerra contro l’Italia da parte dei Sanusi. Nello stesso momento, gli Inglesi e gli italiani in Somalia si trovarono di fronte alla guerra santa di Muhammad ‘Abdallah Hasan. In Africa, durante il XIX secolo, soltanto in Algeria il principale obiettivo della guerra islamica fu indubbiamente quello della resistenza all’espansione coloniale europea. Altrove, lo scopo era quello di imporre il riformismo islamico. La storia del XX secolo è diversa: la guerra santa in Africa fu contro i poteri coloniali. Uno dei movimenti chiave riformatori che influenzò i leader della guerra santa e i pensatori riformisti musulmani dell’Ottocento fu quello di Muhammad Ibn ‘Abd al-Wahhab, capo religioso di Najd che restituì alla tribù una disciplina religiosa. Il movimento wahhabi fu più radicale e puritano della maggioranza dei movimenti sufiti. Muhammad Ibn ‘Abd al-Wahhab trovò un alleato in Muhammad Ibn- Sa’ud. I risultati politici furono guerre tribali e l’espulsione dal potere ottomano considerato come apostata per l’Islam. I wahhabiti si diffusero sino in Iraq e nel nord della Siria ma le loro vittorie non furono permanenti. All’inizio dell’Ottocento il loro movimento cadde nell’oblio, per apparire all’inizio del nostro secolo. Nell’India dell’Ottocento la guerra santa islamica rappresentava una minaccia per il dominio britannico molto meno di quanto si possa supporre. Il movimento dei fara’idi nel primi anni del XIX secolo fu molto influenzato dal wahhabismo. Said Ahmad fece suoi gli obiettivi della guerra santa dei wahhabiti. Nei primi anni Venti dell’Ottocento organizzò un nuovo movimento: una riforma condotta alla base della società che aspirava ad un insediamento di uno stato islamico. Proclamò la guerra santa contro i Sikh del Punjab ma nel 1831 venne sconfitto e ucciso. L’Inghilterra acquistò maggiore esperienza di guerra santa musulmana durante la prima guerra afghana (1839-42) quando Dost Muhammad proclamò una guerra santa unendosi ai mujahidin di Said Ahmad. Il suo movimento comunque non condizionò le principali correnti della vita religiosa nell’India musulmana che per molto tempo fluirono in direzioni diverse. Dal 1830 poi gli inglesi avevano minimizzato l’importanza dell’educazione islamica. Sayyid Ahmad Khan, riformista, era convinto che le sue dottrine liberali fossero fedeli allo spirito dell’Islam e capaci di promuovere gli interessi dei musulmani. Le sue dottrine furono fortemente criticate da Jamal al-Din al-Afghani, il più importante riformatore islamico dell’ultimo quarto del XIX secolo. Aveva trascorso la maggior parte della sua giovinezza in India. Definì il potere e l’influenza europea come ostili a tutte le popolazioni dell’Oriente. Egli fu precursore dell’alleanza di tutte le popolazioni del Terzo mondo contro il colonialismo occidentale. Al-Afghani non predicò la guerra santa della spada ma nemmeno la condannò: sostenne l’idea di un’eventuale guerra santa contro il potere occidentale e sembrò averne assegnato la leadership futura all’impero ottomano. La guerra santa ai confini ottomani era continuata fino alla fine del Settecento e gli Ottomani erano soliti incoraggiare le popolazioni musulmane fuori dalle loro frontiere e a combattere la guerra santa contro il potere cristiano. Fuori dall’impero ottomano le popolazioni musulmane cercavano di difendersi dall’espansione cristiana con sempre più difficoltà. Ad esempio, nella regione del Caucaso. Nel 1914 la guerra santa musulmana generale fu portata entro i confini della politica reale quando il governo ottomano aderì alla prima guerra mondiale dalla parte delle potenze centrali e dichiarò la guerra santa a Inghilterra, Francia e Russia. La guerra santa degli ottomani fallì. Quando gli inglesi, alla fine della prima guerra mondiale, ottennero dei mandati in Iraq e Palestina, si scontrarono con opposizioni nazionaliste. I primi anni dell’Inghilterra in Iraq furono segnati da poche rivolte di carattere religioso. I nazionalisti arabi palestinesi non pensavano così.

Nessun leader musulmano del XIX secolo esortò a una guerra santa generale contro qualcosa di identificabile con quello che oggi chiameremmo colonialismo ma vi furono più guerre a sostegno di altre parti del mondo musulmano in scontri che oggi definiamo nazionalisti.

Capitolo undicesimo Modernità e Islam politico

La prima generazione di musulmani a prendere coscienza di quali fossero i principi generali fu quella di Jamal al-Din e dell’egiziano Muhammad ‘Abdu. La loro posizione verso la cultura europea era simile a quella degli Europei rinascimentali che guardavano alla riscoperta tradizione della civiltà classica nel tentativo di trovare un modo di imitazione che non significava una riproduzione del modello. Uno degli aspetti che erano determinati a evitare era il seguire servilmente le antiche autorità islamiche. Nel primo periodo del riformismo islamico, la civiltà occidentale era vista in modo positivo. La guerra santa della spada non figurò nell’impostazione che gli Arabi occidentalizzati e gli intellettuali arabo-ottomani dei primi decenni del secolo dettero alla vita pubblica anche se la guerra santa in senso morale non venne dimenticata. L’Islam e il mondo moderno sarebbero diventati compatibili perché l’etica del jihad avrebbe imposto sui musulmani una responsabilità collettiva. Dagli anni Trenta di questo secolo cominciò a fare la sua comparsa una nuova tipologia di rinnovatori religiosi, continuatori del lavoro di Jamal e Muhammad. Le due principali caratteristiche comuni a Hasan al – Banna, fondatore egiziano della Società dei Fratelli Musulmani e a Mawlana Abul- ‘Ala Mawdudi, fondatore del partito pakistano Jama’at-i Islami, consistevano nella loro formazione culturale moderna e nella loro volontà di fondare un moderno partito politico. Il carattere dei loro partiti era religioso. Entrambi vedevano la cultura e la politica occidentale come una minaccia per l’Islam. Entrambi erano coinvolti con il precedente movimento di restaurazione della dottrina dei pii antenati, conosciuti come salafiyya. Hasan Al-Banna imputava l’arretratezza dei musulmani alla loro negligenza verso la religione. Fu il jihad l’argomento della prima opera di Mawdudi. Rifiutava sia la visione occidentale della guerra santa come chiamata alle armi sia come l’idea dei musulmani riformisti che il jihad fosse una filosofia di guerra di difesa. Per Mawdudi la filosofia della guerra santa ero il principio attivista usato per raggiungere un certo risultato morale e politico. Il jihad era un modo per resistere alla frammentazione della comunità islamica cui la esponeva il declino dei suoi legami sociali. Per lui l’Islam era un’ideologia rivoluzionaria. Entrambi pensavano che le loro filosofie religiose avrebbero potuto trovare un’applicazione politica attiva tramite un partito politico. Dalla fine della prima guerra mondiale alla fine del periodo del nazionalismo arabo di Nasser degli ultimi anni Sessanta, la guerra santa restò soltanto come motivo minore. Soprattutto nelle parti del mondo arabo dove la formazione culturale era francese ma anche in Iran e nel subcontinente indiano, l’influenza del marxismo fu potente. Dopo il 1950, anche il potere dell’Unione Sovietica e della Cina crebbe molto. Affrontando il periodo compreso dalla conferenza di Bandung del 1955 e la guerra dei Sei giorni arabo-israeliana del 1967, il blocco delle nazioni non-allineate sembrò essere divenuto una forza anticolonialista mondiale che beneficiava del supporto di una delle due superpotenze. La concessione di sovranità alla aree colonizzate procedette vertiginosamente. Nei paesi musulmani degli anni Cinquanta e Sessanta la guerra santa sembrava arcaica ed irrilevante nel grande gioco delle forze politiche. Non ebbe alcuna azione pratica nei conflitti con Israele. In questo periodo la lotta principale era tra il nazionalismo e il marxismo. In Iraq e in Siria i teorici del nascente partito Ba’th, durante gli anni Cinquanta, sostenevano che era il mondo arabo a racchiudere l’Islam, piuttosto che il contrario, come sostenuto dagli islamisti. Molti dei leader dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina, sono stati fino ad oggi laici. Fuori dal mondo arabo i revivalisti religiosi in Turchia, Iran e Pakistan sono stati per molto tempo al margine di un’attiva politica nazionalista. Fino alla rivoluzione del 1979 i partiti nazionalisti e di sinistra iraniani erano stati più importanti dei mullah nell’opposizione al regime. Nella quasi totalità