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Riflessione sul problema della dipendenza dal gioco d'azzardo
Tipologia: Appunti
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Nervosismo, ansia, depressione, distrazione, superstizione, isolamento sono qualità che contraddistinguono una persona dipendente dal gioco d’azzardo.
Fino a qualche anno fa, la forma di dipendenza più diffusa era sicuramente quella da sostanze: cannabis, cocaina ed eroina. Da poco , però, ha iniziato a diffondersi un’altra forma di dipendenza altrettanto pericolosa: il gioco d’azzardo.
Si può sentire sempre più frequentemente infatti, l’uso di tale svago da parte di individui di tutte le età, sesso e provenienza. In una società sempre più colpita dalla crisi, dalla quale, purtroppo, è difficile uscire, sta aumentando il numero di coloro che, con la falsa speranza di incrementare i propri guadagni, si affidano al gioco d’azzardo. Televisioni, radio, spot pubblicitari e giornali si fanno portavoce ogni giorno di migliaia di messaggi e immagini che invitano a giocare , sempre con una certa moderazione. Le forme di gioco che promettono denaro in caso di vincita sono molte: gratta e vinci, slot machine, lotto, sale bingo, casinò.
Si inizia col puntare una discreta quantità di denaro , magari pochi euro, per poi arrivare a perdere un’ingente fortuna. Giocare è corretto, ma prendere il divertimento per un ossessione è da persone malate. Si parla quindi di una nuova forma di dipendenza, quella, appunto, dal gioco d’azzardo, o meglio azzardopatia. Questa dipendenza può essere considerata una vera e propria malattia, proprio come avviene nel caso della soggezione alla droga, al sesso o all’alcool.
Molte persone si divertono praticando giochi d'azzardo che sono legali solo per i maggiorenni, altra problematica. Sono in aumento in effetti i giovani che vengono attratti da tutto ciò. Alcuni numeri affermano che oltre il 42% dei ragazzi tra i 14 e i 19 ammette di aver provato a giocare almeno una volta. Dati che mi sconvolgono. Come fanno quei ragazzi così giovani a trovare i soldi? Le risposte non sono molte. Vanno a domandarli ai genitori che vanno a lavorare ogni giorno per mantenere la famiglia oppure nel peggiore dei modi, si riducono col rubare. Non esistono nemmeno grossi controlli sull'età da parte dei propretari dei locali. Quanto spesso si sente di ragazzi, che pur essendo a conoscenza dei rischi che corrono, vogliono provare e ne sono attratti? L'infomazione sui danni che può causare simile dipendenza non è mai abbastanza, al contrario viene mostrata come un' azione di cui avvalersi e verificare loro stessi.
Ciò che spinge queste persone ad intrappolarsi in questo gioco fino a farlo diventare malattia può essere curiosità , disperazione, o semplicemente divertimento. Ma mano che se ne avvale però ci si trova in un labirinto senza la via d’uscita. Una situazione, questa, che è diventata ormai quasi ingestibile e irrecuperabile. E come se ne può uscire? Per uscirne definitivamente, secondo me, è necessaria una grande forza di volontà che solo un’analisi del problema da parte del malato e l’aiuto delle persone a lui più care possono mettere in atto. Tutt’oggi inoltre esistono dei centri patologi in tutta Italia che servono a far venir meno questo problema, aiutando tutti coloro che non riescono a smettere di giocare.
Concludo dicendo che il gioco è il motore che ci accompagna nella vita: si gioca da quando si è piccoli e si prosegue per tutta la vita. Lo si può considerare uno strumento che permette di sperimentare creatività, apprendimento di regole e
ruoli. Con la dipendenza, però, si incorre nel rischio opposto: sei intrappolato in qualcosa molto più grande di te , da cui è difficile, ma non impossibile.