Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


Il linguaggio romanico , Appunti di Arte e territorio

Rrrrrrrrrrrggbbrrcrvftnttbvrcrcrrvyhuunbtbtrvrvvtvybyubuniniybtvce

Tipologia: Appunti

2020/2021

Caricato il 03/05/2021

Tuuejejbrg
Tuuejejbrg 🇰🇷

6 documenti

1 / 9

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
Il linguaggio romanico è un linguaggio che si sviluppa in tutta Europa. Il fenomeno dell’architettura
romanica è un fenomeno europeo che riguarda XI e XII. le prime forme architettoniche che possono
definirsi romaniche fanno la loro precoce comparsa in Lombardia, cioè l’area lombarda, l’area padana è tra
le prime aree regionali, è tra le prime aree italiane ad essere interessata da questo fenomeno di
rinnovamento perché la Lombardia o comunque il nord dell’Italia era più stretto contatto proprio per una
semplice vicinanza geografica con le altre aree dell’Europa, quali appunto la Francia, la Germania, nelle
quali si andava sviluppando questo fenomeno. Inoltre la Lombardia tratteneva anche rapporti ormai intensi
dal punto di vista commerciale con queste aree europee e questo implicava anche una comunicazione sul
piano culturale. Milano è stata una delle prime città italiane a diventare libero comune e quindi non è un
caso se proprio a Milano troviamo quell’edificio che viene considerato non soltanto il primo esempio
compiuto/ completo di architettura romanica in Italia, ma Sant’Ambrogio viene anche considerato come il
prototipo dell’architettura lombarda/ dell’architettura dell’area padana, quindi cronologicamente il primo
edificio che viene compiutamente realizzato in queste forme, ma la nostra basilica di Sant’Ambrogio ha
assunto anche un ruolo fondamentale come modello per la costruzione di numerosi altri edifici non solo in
area padana ma anche in altre aree italiane. La datazione precisa della costruzione non è ancora stata
effettivamente indicata con certezza. Alcuni studiosi sostengono che tutte le parti fondamentali
dell’edificio, le parti romaniche siano state costruite in un arco temporale che va circa dal 1088 al 1099. La
vita/ la storia/ la vicenda di Sant’Ambrogio è una vita non soltanto riconducibile al periodo romanico perché
la sua storia è molto più antica e risale al IV, momento nel quale la città di Milano vedeva la presenza del
vescovo Ambrogio. In realtà questa chiesa in origine è stata una di quelle chiese paleocristiane, la cui
costruzione era stata voluta dall’arcivescovo Ambrogio. Sant’Ambrogio aveva in quest’area della città dove
attualmente sorge la basilica di Sant’Ambrogio che esterna alle mura romane della città ed era un’area
cimiteriale dove erano stati sepolti molti aderenti alla cristianità. Sant’Ambrogio in quest’area cimiteriale
era riuscito ad individuare e quindi riportare alla luce i resti di due martiri, che sono Gervaso e Protaso.
Sant’Ambrogio aveva voluto che in questo luogo, proprio nel luogo di ritrovamento delle spoglie di questi
martiri sorgesse una basilica che Sant’Ambrogio aveva chiamato Basilica dei martiri. Quindi in questo era
stata costruita questa basilica paleocristiana, dotata di un quadriportico a pianta longitudinale a tre navate
absidate, priva di transetto. Tra l’altro Ambrogio aveva poi voluto alla sua morte essere sepolto lui stesso
accanto a questi santi martiri. Ancora oggi all’interno di Sant’Ambrogio ci sono resti di Gervaso e Protaso,
ma anche di Sant’Ambrogio. Di conseguenza, dopo la morte di Ambrogio, la basilica ha cambiato
denominazione e invece di essere chiamata basilica dei martiri, è stata chiamata Basilica di Sant’Ambrogio.
La basilica nel corso dei secoli aveva già subito diversi rifacimenti/ ristrutturazione ad esempio gli storici
ricordano che nella zona presbiteriale e nella zona absidale era già stato attuato un importante intervento
di restauro nella fase alto-medievale. In periodo romanico si decide di ricostruire questa basilica per poterle
dare una configurazione nuova sia esterna ma anche interna. Quindi è proprio nel periodo romanico che i
milanesi decidono di ricostruire questa basilica in forme romaniche, applicando tutti gli elementi del
sistema costruttivo romanico, ma a livello planimetrico mantengono la stessa organizzazione planimetrica
dell’antica basilica paleocristiana, la sua configurazione planimetrica non cambia> viene mantenuta la
presenza del quadriportico e viene mantenuta la struttura longitudinale con la scansione in tre navate,
navata maggiore e navate laterali terminati con l’abside e la chiesa rimane priva di transetto, cioè in
sostanza è come se l’edificio romanico si fosse andato a sovrapporre o avesse ricalcato l’impianto, cioè la
planimetria del precedente edificio paleocristiano. Il quadriportico di Sant’Ambrogio è un unicum, nel senso
che nelle basiliche romaniche che verranno costruite immediatamente dopo la costruzione di
Sant’Ambrogio, il quadriportico non compare più. La presenza del quadriportico non la dobbiamo
giustificare soltanto perché i costruttori hanno seguito l’impianto planimetrico dell’edificio paleocristiano,
ma il quadriportico compare perché ha una ben precisa funzione, una funzione che va oltre la funzione
originaria paleocristiana come luogo di raccolta dei catecumeni, ma è una funzione nuova che è coerente al
quel concetto di edificio religioso> la chiesa nella società romanica è il simbolo stesso di tutta la società
romanica, ma la chiesa nella società romanica diversamente da quanto accadeva nella fase paleocristiana
pf3
pf4
pf5
pf8
pf9

Anteprima parziale del testo

Scarica Il linguaggio romanico e più Appunti in PDF di Arte e territorio solo su Docsity!

Il linguaggio romanico è un linguaggio che si sviluppa in tutta Europa. Il fenomeno dell’architettura romanica è un fenomeno europeo che riguarda XI e XII. le prime forme architettoniche che possono definirsi romaniche fanno la loro precoce comparsa in Lombardia, cioè l’area lombarda, l’area padana è tra le prime aree regionali, è tra le prime aree italiane ad essere interessata da questo fenomeno di rinnovamento perché la Lombardia o comunque il nord dell’Italia era più stretto contatto proprio per una semplice vicinanza geografica con le altre aree dell’Europa, quali appunto la Francia, la Germania, nelle quali si andava sviluppando questo fenomeno. Inoltre la Lombardia tratteneva anche rapporti ormai intensi dal punto di vista commerciale con queste aree europee e questo implicava anche una comunicazione sul piano culturale. Milano è stata una delle prime città italiane a diventare libero comune e quindi non è un caso se proprio a Milano troviamo quell’edificio che viene considerato non soltanto il primo esempio compiuto/ completo di architettura romanica in Italia, ma Sant’Ambrogio viene anche considerato come il prototipo dell’architettura lombarda/ dell’architettura dell’area padana, quindi cronologicamente il primo edificio che viene compiutamente realizzato in queste forme, ma la nostra basilica di Sant’Ambrogio ha assunto anche un ruolo fondamentale come modello per la costruzione di numerosi altri edifici non solo in area padana ma anche in altre aree italiane. La datazione precisa della costruzione non è ancora stata effettivamente indicata con certezza. Alcuni studiosi sostengono che tutte le parti fondamentali dell’edificio, le parti romaniche siano state costruite in un arco temporale che va circa dal 1088 al 1099. La vita/ la storia/ la vicenda di Sant’Ambrogio è una vita non soltanto riconducibile al periodo romanico perché la sua storia è molto più antica e risale al IV, momento nel quale la città di Milano vedeva la presenza del vescovo Ambrogio. In realtà questa chiesa in origine è stata una di quelle chiese paleocristiane, la cui costruzione era stata voluta dall’arcivescovo Ambrogio. Sant’Ambrogio aveva in quest’area della città dove attualmente sorge la basilica di Sant’Ambrogio che esterna alle mura romane della città ed era un’area cimiteriale dove erano stati sepolti molti aderenti alla cristianità. Sant’Ambrogio in quest’area cimiteriale era riuscito ad individuare e quindi riportare alla luce i resti di due martiri, che sono Gervaso e Protaso. Sant’Ambrogio aveva voluto che in questo luogo, proprio nel luogo di ritrovamento delle spoglie di questi martiri sorgesse una basilica che Sant’Ambrogio aveva chiamato Basilica dei martiri. Quindi in questo era stata costruita questa basilica paleocristiana, dotata di un quadriportico a pianta longitudinale a tre navate absidate, priva di transetto. Tra l’altro Ambrogio aveva poi voluto alla sua morte essere sepolto lui stesso accanto a questi santi martiri. Ancora oggi all’interno di Sant’Ambrogio ci sono resti di Gervaso e Protaso, ma anche di Sant’Ambrogio. Di conseguenza, dopo la morte di Ambrogio, la basilica ha cambiato denominazione e invece di essere chiamata basilica dei martiri, è stata chiamata Basilica di Sant’Ambrogio. La basilica nel corso dei secoli aveva già subito diversi rifacimenti/ ristrutturazione ad esempio gli storici ricordano che nella zona presbiteriale e nella zona absidale era già stato attuato un importante intervento di restauro nella fase alto-medievale. In periodo romanico si decide di ricostruire questa basilica per poterle dare una configurazione nuova sia esterna ma anche interna. Quindi è proprio nel periodo romanico che i milanesi decidono di ricostruire questa basilica in forme romaniche, applicando tutti gli elementi del sistema costruttivo romanico, ma a livello planimetrico mantengono la stessa organizzazione planimetrica dell’antica basilica paleocristiana, la sua configurazione planimetrica non cambia> viene mantenuta la presenza del quadriportico e viene mantenuta la struttura longitudinale con la scansione in tre navate, navata maggiore e navate laterali terminati con l’abside e la chiesa rimane priva di transetto, cioè in sostanza è come se l’edificio romanico si fosse andato a sovrapporre o avesse ricalcato l’impianto, cioè la planimetria del precedente edificio paleocristiano. Il quadriportico di Sant’Ambrogio è un unicum, nel senso che nelle basiliche romaniche che verranno costruite immediatamente dopo la costruzione di Sant’Ambrogio, il quadriportico non compare più. La presenza del quadriportico non la dobbiamo giustificare soltanto perché i costruttori hanno seguito l’impianto planimetrico dell’edificio paleocristiano, ma il quadriportico compare perché ha una ben precisa funzione, una funzione che va oltre la funzione originaria paleocristiana come luogo di raccolta dei catecumeni, ma è una funzione nuova che è coerente al quel concetto di edificio religioso> la chiesa nella società romanica è il simbolo stesso di tutta la società romanica, ma la chiesa nella società romanica diversamente da quanto accadeva nella fase paleocristiana

non ha soltanto una funzione religiosa, ma anche funzione civile, politica, di difesa. A volte serviva anche come luogo di mercato, per le trattazioni economiche. Il quadriportico aveva perso ormai la sua funzione originaria perché tutti i cristiani venivano battezzati alla nascita, quindi non c’era più la necessità di avere uno spazio per poterli ospitare prima. In questo il quadriportico assume la funzione di luogo di riunione, queste riunioni potevano essere di carattere civile, di carattere politico. La facciata di Sant’Ambrogio nella sua parte superiore è aperta da cinque profondi arconi che delimitano/ sottolineano la presenza di uno spazio vuoto, uno spazio di rapporto con il portico sottostante. Da questi arconi si affacciavano i sacerdoti, il vescovo o le alte cariche ecclesiastiche per le predicazioni religiose al popolo che restava riunito all’interno del quadriportico, ma da questo stesso loggiato si affacciavano anche le cariche civili, coloro che governavano/ amministravano il comune di Milano proprio per parlare al popolo. Il quadriportico non era più quindi soltanto luogo di preghiera, luogo destinato a una funzione religiosa, ma assume questa funzione civile, di luogo di incontro/ di raccolta di tutti di cittadini della città di Milano. Nel quadriportico vediamo l’applicazione del sistema costruttivo romanico, se guardiamo l’immagine in pianta notiamo che i lati porticati del quadriportico sono caratterizzati dal sistema strutturale delle volte a crociera. Già nel quadriportico viene quindi impiegata la volta a crociera costolonata, ma anche nell’interno. Gli archi delle volte a crociera e gli archi esterni scaricano il loro pesi su dei possenti pilastri crociformi. Lungo il perimetro della muratura esterna notiamo la presenza dei contrafforti, pilastri che vanno ad irrobustire le mura perimetrali dell’edificio. All’esterno vediamo l’impiego di due materiali che caratterizzano l’architettura padana: il mattone e la pietra impiegata soprattutto negli strutturali/ costruttivi, nei pilastri, nelle lesene, nelle colonnine che scandiscono verticalmente la facciata, nelle ghiere degli archi delle 5 profonde aperture del loggiato, negli archi della parte sottostante. Una caratteristica importante riguarda i capitelli che hanno una configurazione di tipo figurativo, non sono più delle semplici forme geometriche, non presentano più semplicemente degli elementi vegetali o decorativi, ma si trasformano in capitelli figurati e istoriati, ognuno di questi capitelli rappresenta un tipo di figurazione o addirittura racconta una vera e propria storia. I capitelli di Sant’Ambrogio diventano dei veri e propri brani di scultura, laddove possiamo trovare delle parti più astratte/stilizzate ma molto spesso troviamo un repertorio di figure anche molto inconsuete, figure che hanno un significato allegorico/simbolico. Questo elemento di novità di capitello figurato e diversificato perché ognuno dei capitelli di Sant’Ambrogio è diverso dall’altro compare già nel quadriportico di Sant’Ambrogio per poi riproporsi nella realizzazione interna. Pietra e mattoni sono materiali semplici, poveri, locali che conferiscono all’edificio un senso di solidità, quest’architettura ci appare forte/robusta quindi l’edificio nonostante la semplicità dei materiali si impone al nostro sguardo per questa sua essenzialità e solidità. Riguardo a queste caratteristiche Sant’Ambrogio costituirà un vero e proprio modello anche per tutte le altre architetture lombarde. La facciata presenta uno schema a capanna, essa è alleggerita dai 5 grandi arconi della loggia superiore, ma anche arcate della parte inferiore. Il profilo a capanna è sottolineato anche dalla diversa altezza degli archi che seguono l’andamento della copertura. Gli archetti pensili vanno sottolineare la parte superiore della copertura, pensili perché non sono sostenuti da nulla. Anche gli archetti pensili come l’arco e le volte a crociera sono elementi presi dal mondo romano. A inquadrare la semplice facciata a capanna troviamo la presenza di due campanili, uno più basso e uno più alto. Quello romanico è quello a sinistra ed è detto campanile dei canonici mentre quello più basso è detto campanile dei monaci, è una di quelle parti che risalgono alla fase alto-medievale. L’edificio di Sant’Ambrogio ha inglobato anche alcune parti precedentemente costruite. Risalgono all’epoca alto- medievale parte della zona presbiteriale e parte della zona absidale. Entrando all’interno di Sant’Ambrogio ritroviamo la contrapposizione tra toni chiari della pietra e dell’intonaco e toni scuri del mattone. Il contrasto dei colori ci serve per leggere con maggiore chiarezza la presenza degli elementi strutturali, dei pilastri, dei grandi arconi, delle volte a crociera, l’ampiezza della navata centrale, il matroneo. Suddiviso in tre navate che si pongono in un rapporto proporzionale di 1:2, cioè la navata centrale è larga e alta il doppio rispetto alle navatelle> navate laterali. Questo ritmo si ripete lungo tutto il corpo dell’edificio per chiudersi nella parte presbiteriale con le absidi. Abbiamo l’impiego delle volte a crociera sia nella navata centrale che in quelle laterali che scaricano poi i loro pesi sui pilastri ma anche sulla muratura esterna>

delle capriate lignee. Poi nel corso dei secoli è stata eliminata questo tipo di copertura ed è stata sostituita con delle volte a crociera con l'arco di forma ogivale. Numerosi elementi gotici si intrecciano ad una struttura fondamentale romanica. Lanfranco è progettista di questo edificio, per quanto riguarda la realizzazione di questa cattedrale, una delle anomalie che possiamo segnalare è il fatto che la tradizione ci ha tramandato sia il nome del più importante artefice che ha costruito l'edificio. Si tratta di un’eccezione perché a livello concettuale nel mondo medievale la figura dell'architetto era considerato in secondo piano di importanza rispetto all'opera stessa, cioè nel romanico ciò che era importante l'opera in sé. Le costruzioni delle cattedrali erano delle costruzioni che si protraevano nel tempo per secoli, quindi le maestranze che lavoravano alla realizzazione di una cattedrale si rinnovavano nel corso dei secoli. L'opera della cattedrale romanica viene sempre considerata più che attribuibile a un singolo artista/autore viene considerata come un'opera collettiva. Lanfranco e Wiligelmo dovevano essere delle personalità molte significative e apprezzate e questo ce lo dice per quanto riguarda Lanfranco un’epigrafe nella zona absidale dove viene ricordato Lanfranco come grande costruttore e mirabile artefice di questa grande opera. I maestri comacini sono delle maestranze organizzate in botteghe, la cui provenienza è documentata essere quella dell'area di Como, maestranze che si spostavano non soltanto in Italia, ma in tutta Europa e si spostavano di cantiere in cantiere perché specializzati nelle opere costruttive, può essere che Lanfranco fosse uno di questi maestri comacini che aveva acquisito una considerevole esperienza proprio in altri cantieri non solo italiani. Giunto a Modena è riuscito a mettere in frutto tutto quello che è stata la sua esperienza costruttiva. Analogie: Volumetria, possenza, solidità che l'intero edificio ci comunica non soltanto nella facciata, ma anche nelle sue parti laterali; muratura forte e compatta. differenze: l'articolazione dei volumi è maggiore, gli elementi architettonici usati in senso decorativo sono più presenti e ricorrenti, interno di Modena è realizzato prevalentemente in mattoni con la pietra utilizzata per le parti strutturali. l'esterno, la facciata e tutte le superfici anche laterali sono rivestite in una pietra più pregiata che è una pietra veronese che dà un colore rosato. facciata: semplicità e chiarezza che abbiamo visto in Sant'Ambrogio, entrambi le facciate sono iscrivibili in una forma quadrata, è a salienti, lo vediamo dal fatto che le falde del tetto sono spezzate e quella che è la porzione centrale che all'interno corrisponde alla navata maggiore si sviluppa verticalmente rispetto alle due porzioni laterali. I due contrafforti sulla facciata, servono per sostenere la navata centrale, sono dei chiari indicatori delle spazialità interna. La facciata ha una scansione orizzontale che si trova allo stesso livello di quello che all'interno potrebbe sembrarci la presenza del matroneo, infatti se noi osserviamo l'immagine della navata maggiore interna vediamo che si di essa, si affaccia il motivo architettonico del triforio, cioè un arco che racchiude altri tre archetti separati da colonnine, tre fori/aperture. Questo motivo sembra riproporci la stessa soluzione che c'è in Sant'Ambrogio, quello della presenza del matroneo in realtà il matroneo in San Geminiano non è stato previsto, viene definito quello di San Geminiano un falso matroneo perché viene suggerito dalla presenza di queste aperture del triforio, ma in realtà in corrispondenza non troviamo alcuna pavimentazione, non c'è il matroneo perché a livello statico non serviva. Il triforio lungo i fianchi prosegue anche nella zona absidale, questo motivo del triforio che esternamente è un vero è proprio piccolo loggiato diventa un motivo decorativo che va ad animare/movimentare il chiaroscuro della superficie muraria. Al di sotto del motivo del triforio troviamo una serie di archetti pensili, elementi ricorrenti del romanico lombardo. La facciata si caratterizza per la presenza del protiro, un elemento architettonico che inquadra il portale centrale, è costituito da due leoni disposti accovacciati( fanno parte del materiale di reimpiego/recupero) sono due leoni provenienti da resti romani, Alcuni parti di materiali ed elementi decorativi sono stati rempiegati da edifici distrutti, appartenenti al mondo romano. Sono stata reimpiegati sia con una funzione pratica, ma anche con una funzione simbolica. Funzione pratica data dal fatto che sulla schiena dei due leone appoggiano due colonnine. Il protiro va a ricoprire con un volume semicilindrico l'ingresso principale e i leoni hanno la funzione di fare da base di sostegno alle colonnine che a loro volta reggono La struttura archivoltata soprastante, sono detti leoni stilofori, ossia portatori di colonna. Funzione simbolica> a difesa del luogo sacro. L'edicola soprastante serviva per l'esposizione delle immagini sacre. La funzione di luogo di

raccolta incontro dei cittadini che in Sant'Ambrogio è svolta dal quadriportico, nella cattedrale di San Geminiano viene svolta da una piazza(mercato)che è laterale (destra)rispetto alla facciata La scultura romanica viene denominata come Biblia Pauperum, cioè la bibbia dei poveri. La scultura romanica nasce contemporaneamente all'architettura. La scultura presenta gli stessi caratteri stilistici dell'architettura, quindi anche per quanto riguarda la scultura romanica a livello cronologico stiamo sempre facendo riferimento all'XI e XII secolo. In questi due secoli così come il sistema costruttivo è stato rivoluzionato attraverso l'impiego della volta a crociera, ecco che anche il linguaggio della scultura viene rinnovato. La tecnica e anche i materiali che prevalentemente vengono impiegati nella scultura romanica sono dal punto della tecnica ad essere prevalente è la tecnica del rilievo, infatti, se noi andiamo a considerare l'opera di Wiligelmo, delle storie della Genesi, anche quest'opera è stata realizzata con la tecnica del rilievo che può essere più o meno consistente/visibile>altorilievo/bassorilievo. La tecnica privilegiata da parte della scultura romanica è quella del rilievo, molto più raramente troviamo la tecnica di esecuzione delle sculture a tutto tondo. La tecnica di rilievo è privilegiata perché la scultura romanica è pensata in strettissimo rapporto con l'architettura, con le forme stesse/elementi dell'architettura, quindi la scultura romanica è un'attività creativa che va a completare le parti architettoniche. Naturalmente a questo fine si presta molto meglio la tecnica del rilievo piuttosto che la tecnica della scultura a tutto tondo, che vede proprio l'autonomia della statua rispetto anche al volume architettonico che la contiene o che la ospita. Per quanto riguarda i materiali che vediamo prevalentemente impiegati nella scultura romanica sono poveri e locali come nell'architettura e i materiali variano anche a seconda del contesto regionale. La questione dell'impiego di materiali poveri e locali ha una duplice valenza: da una parte c'è un discorso economico, nel senso che i materiali locali sono più economici rispetto ad altri, ma il fatto di utilizzare materiali locali e poveri come la pietra per quanto riguarda la scultura è riconducibile al significato filosofico e religioso che aveva il lavoro dell'uomo e la materia che l'uomo lavorava. Tutta la produzione romanica letta/compresa in chiave simbolico-cristiana perché la civiltà romanica è una civiltà fortemente religiosa e il lavoro dell'uomo è visto nella dimensione cristiana come un modo per potersi riscattare dal peccato originale e dagli altri peccati commessi dall'uomo stesso. Quindi, la preghiera da una parte, il lavoro dall'altra sono un mezzo di riscatto. L'uomo può elevare la propria anima a Dio attraverso la preghiera, ma anche attraverso il lavoro>redenzione. Molto spesso i materiali sono poveri proprio perché più è povero il materiale, più importante/grande è l'opera, il lavoro dell'uomo, che deve compiere per nobilitare questo materiale. Importante è il rapporto che si viene a creare tra la parte scolpita/figurata e gli elementi architettonici, l'edificio nel suo insieme, ma anche i singoli elementi. Molto spesso sia all'interno sia all'esterno degli edifici religiosi si vengono a creare dei veri e propri nodi, funzionali o espressivi. All'interno e all'esterno dell'edificio religioso ci sono dei punti sui quali si concentra la figurazione scolpita. I capitelli sono un esempio di nodo funzionale/espressivo perché i capitelli impiegati non sono più quelli standardizzati, ma sono dei capitelli che diventano figurati/istoriati, sono dei capitelli che ospitano delle vere e proprie scene narrative e ogni capitello è diverso dell'altro. I capitelli possono essere elementi architettonici sia facenti parte dell'esterno di un edificio religioso, ma anche dell'interno. Un altro esempio di nodo funzionale/espressivo è rappresentato dai cosiddetti portali, cioè i portali d'accesso agli edifici religiosi. All'interno dell'edificio religioso troviamo altri punti nei quali la decorazione scolpita si concentra e questi punti sono il pulpito, dal quale si affacciava il predicatore per leggere le sacre scritture; le acquasantiere, le cattedre dei vescovi, cioè all'interno dell'edificio vi sono anche tutta una serie elementi detti dell'arredo liturgico. Ma molto spesso diventano dei nodi funzionali/espressivi anche le facciate stesse degli edifici come ad esempio la facciata del Duomo di Modena, laddove infatti vediamo collocate le 4 lastre rappresentanti la storia della Genesi di Wiligelmo, ma poi ci sono anche altri inserti scolpiti. I nodi figurativi hanno in comune la visibilità, cioè tutte queste sculture che siano interne o che siano esterne all'edificio religioso sono posizionate in punti molto visibili per il fedele/l'osservatore. La funzione della scultura romanica nell'edificio religioso non è una funzione estetica, ma è di tipo didattico/educativo. Il popolo

padana perché in molti altri cantieri ci sono delle opere, realizzate da altre maestranze, che assumono le sculture di Wiligelmo come modello di riferimento, quindi indubbiamente doveva essere un artista molto apprezzato, che era colto e aggiornato. L'apprezzamento nei suoi confronti viene anche espresso da un'epigrafe, posta al fianco del portale d'accesso, sorretta da due profeti nella quale si elogia la grande maestria di questo scultore. Il fatto di aver posto lì questa epigrafe così come nella zona absidale ne troviamo una dedicata a Lanfranco, questo gesto significa che da parte di tutta la cittadinanza di Modena il voler eternare il ricordo di questi due grandi artefici, da una parte Lanfranco, l'architetto/il costruttore e dall'altra Wiligelmo che deve avere diretto una vera e propria bottega di scultori che hanno realizzato buona parte delle decorazioni scultoree presenti in più punti in questo edificio. L'opera che viene considerata per eccellenza poi il capolavoro di Wiligelmo sono le Storie della Genesi, realizzate tra il 1099-

  1. L'insieme di queste 4 lastre dal punto di vista tematico narra alcuni episodi tratti dal libro della Genesi, episodi che vanno dalla creazione di Adamo ed Eva fino al diluvio universale. Questi 4 rilievi sono stati pensati per essere letti in sequenza, da sinistra verso destra. Attualmente li vediamo collocati in facciata. Questa collocazione, non è la collocazione originaria dei rilievi, non si sa quando sono stati posti in facciata, sicuramente durante una di quelle fasi di restauro/ristrutturazione dell'edificio. L'edificio è stato più volte ristrutturato/modificato nel corso dei secoli. In origine le lastre della Genesi costituivano il parapetto del pontile interno, che è l'elemento che separa mediante un parapetto scolpito la zona delle navate dalla zona presbiteriale. Il pontile sorge anche sulle quelle colonnine che permettono di intravedere la cripta sottostante. Il pontile è stato realizzato da alcune maestranze già in epoca gotica, sono i cosiddetti maestri campionesi. Molto probabilmente si è voluto rinnovare questa parte dell'edificio e quindi l'originario pontile, quello appunto caratterizzato dalle lastre scolpite da Wiligelmo è stato smontato e sostituito da un nuovo pontile e fu proprio in quell'occasione che le lastre furono collocate in facciata. Adesso non sono più leggibili in sequenza perché poste ad altezze diverse. Inizialmente, cioè nel progetto di Lanfranco era presente un unico portale, quello centrale con il protiro. I due laterali sono stati aperti successivamente e quindi è anche ipotizzabile che in un primo momento le lastre seppur esterne, interrotte dal portale centrale fossero poste comunque tutte allo stesso livello. Poi con l'apertura dei portali laterali si hanno state spostate superiormente. L'idea originaria di Wiligelmo è quella di una sequenza continua, cioè di una lettura continua di tutta la storia. Con questa storia si voleva mettere il popolo di fronte a una realtà, cioè la facilità dell'uomo nel cadere nel peccato, si voleva far capire ai fedeli che l'uomo molto facilmente cade nel peccato. A seguito di questo peccato ci sono sempre delle conseguenze, c'è sempre una punizione divina però si voleva anche far capire all'uomo che c'è sempre anche una via di riscatto. Quindi anche colui che ha peccato può comunque sempre riscattarsi e Wiligelmo fa capire anche ai fedeli come l'uomo può riscattarsi e lo può sempre attraverso la preghiera e quindi seguendo l'insegnamento di Cristo, della Chiesa e attraverso il lavoro. L'idea della consequenzialità delle scene, cioè tutta questa vicenda è stata rappresentata senza cesure senza interruzioni, quindi anche episodi lontano nel tempo sono appunto rappresentati in sequenza e l'idea di questo percorso continuo è stata anche sottolineato da Wiligelmo dal tipo di impostazione dato alla figurazione. Le figure si distribuiscono tutte come se si allineassero tutte in primo piano quindi su un unico piano di profondità ma sono accompagnate, quindi rese unitarie da una cornice nella parte bassa sulla quale tutte figure appunto appoggiano e da una cornice più complessa, più lavorata nella parte superiore, ma caratterizzata anche dalla presenza di arcatelle con archetti pensili, cioè non sostenuti da nulla, e archetti che si vanno a sostenere su delle esili colonnine, però questo motivo crea una sorta di loggiato architettonico che è simile alle scelte architettoniche fatte da Lanfranco come il motivo del trifoglio, evidentemente Wiligelmo cerca anche attraverso questa scelta compositiva di inserire/di trovare un rapporto tra le forme scultoree e le forme architettoniche. Le 4 lastre sono tutte caratterizzate da tre scene ciascuna, soltanto nella prima lastra compare un elemento figurativo in più e cioè viene presentato la figura di Dio padre posta all'interno di una forma a mandorla e sorretta da due piccoli angioletti. Dio padre viene rappresentato per primo perché è l'inizio di tutta la vicenda e Dio padre regge in mano un testo scritto nel quale si proclama la luce del mondo e quindi l'inizio stesso della vita. Dopo questa presentazione di Dio padre si susseguono tre scene, abbiamo prima di tutto la creazione di Adamo

rappresentato in modo goffo, che fa fatica a reggersi. Nella scena successiva c'è la creazione di Eva, ossia vediamo Dio padre che sta estraendo Eva dal corpo di Adamo perché Dio padre crea Eva dalla costola di Adamo. Adamo è disteso, addormentato su una sorta di masso, il ciglio di un torrente, c'è un motivo decorativo molto schematico ad ondine che allude all'acqua del paradiso, dei fiumi del paradiso. Adamo è addormentato e Dio padre estraeva dal suo corpo. L'ultima scena è quella del peccato originale, questa scenda condensa in sé tre momenti diversi di questo racconto, cioè il momento della tentazione, il momento della consumazione del peccato e il momento della consapevolezza dell'aver peccato. Adamo ed Eva sono rappresentati uno di fianco all'altro, ma vicino a loro troviamo anche l'albero del bene e del male sul quale è avvolto il serpente tentatore che pone il frutto del peccato ad Eva. Eva è rappresentata nell'atto di prendere questo pomo, ma al tempo stesso Adamo sta mandando il pomo, quindi sta consumando il peccato. Mentre Eva prende il pomo ed Adamo lo mangia con l'altra mano si coprono gli attributi sessuali con una grande foglia perché qui è rappresentato anche il momento della consapevolezza dell'aver peccato, quindi di conseguenza i due per la prima volta si sono scoprono nudi, si vedono nudi e provano vergogna e quindi istintivamente coprono il loro attributi sessuali con queste grandi foglie. Il linguaggio di Wiligelmo è semplice, chiaro. Qui con pochi elementi, solo quelli essenziali viene narrata la storia. Veniva fatto comprendere al fedele il racconto, gli elementi oltre alle figure dei protagonisti principali compaiono soltanto quegli elementi che sono indispensabili al racconto ad esempio l'albero del bene del male, il serpente, per far capire che i due si trovano ancora nel Paradiso terrestre. La vicenda continua e nella seconda lastra, la prima scena rappresenta il rimprovero e quindi c'è Dio Padre che sta rimproverando Adamo ed Eva per il loro peccato, poi c'è la scena della cacciata dal paradiso terrestre, infatti c'è un angelo che impugna una spada e i due progenitori che mantenendo coperti gli attributi sessuali chinano il capo, portano l'altra mano a sostenere il capo per esprimere il loro senso di dolore, di pentimento, di vergogna per quello che hanno fatto. Nell'ultima scena i due progenitori appaiono vestiti con abiti medievali mentre stanno coltivando/zappando una zolla di terreno dalla quale spunta un arbusto. Qui capiamo che dallo spazio paradisiaco la contestualizzazione è cambiata perché quest'ultima scena ci mostra i due progenitori già sulla Terra, la scena rappresenta il lavoro dei due progenitori perché Dio li ha cacciati e quindi dal momento della cacciata in poi la loro sarà una vita dura e sarà una vita di lavoro. Dalla zolla che stanno lavorando sputa un arbusto> Wiligelmo ci sta dicendo che l'uomo è condannato per il suo peccato al lavoro, ma questo è anche uno strumento di redenzione perché il lavoro dell'uomo dà dei frutti e questo arbusto allude al frutto della redenzione successiva. Dio punisce ma lascia all'uomo la possibilità di redimersi quindi Dio non abbandona mai completamente l'uomo. Nella terza lastra viene descritta la vicenda di Caino e Abele, i due figli dei progenitori e nella prima scena vediamo Abele e Caino che portano all'altare di Cristo, lo capiamo dal fatto che di nuovo compare la figura di Dio Padre che regge in mano un libro sul quale vi è scritto chi mi seguirà vivrà in eterno prima c'era scritto io sono la luce del mondo. Altare al quale Caino e Abele stanno portando dei doni per compiere dei sacrifici, su questo Altare è appoggiata l'effige di Dio con il testo sacro in mano. Abele che è un pastore porta un agnello da offrire a Dio, Caino che è un agricoltore porta un fascio di grano. Dio apprezza molto di più l'offerta di Abele e quindi qui si scatena la gelosia e l'odio di Caino nei confronti di Abele, nella scena successiva vediamo il momento in cui nel mondo entra il male/l'omicidio perché vediamo il momento in cui Caino uccide Abele, Abele cade a terra in modo molto fragoroso/istantaneo sotto i colpi inferti da Caino. Questa lastra dedicata a Caino ed Abele si conclude con la figura di Dio Padre, che ha l'aureola crociata, che interroga Caino e gli chiede dove sia suo fratello e lui mente dicendo che non lo sa. Nell'ultima lastra c'è la conclusione dell'esistenza di Caino, che viene ucciso con una freccia, scagliata da un arciere cieco di nome Lamech. Questa scena dell'uccisione di Caino è l'unica scena presente nelle 4 lastre che non trova un riscontro nei testi sacri, la morte di Caino non viene narrata nel testo sacro, però molto probabilmente Wiligelmo la inserisce ugualmente nella narrazione perché questa scena è una vicenda molto presente nelle narrazioni popolari. l'arca è metafora della chiesa quindi attraverso questa struttura architettonica si vuole sottolineare l'importanza della chiesa e del suo insegnamento, solo chi segue gli insegnamenti di Dio riesce ad ottenere la salvezza perché la vicenda si conclude con le acque che si sono ritirate e Noè e i suoi figli, gli unici a essere salvati che scendono dall'arca.