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Il linguaggio verbale umano, le sue proprietà distintive come biplanarità, arbitrarietà e doppia articolazione, e le diverse funzioni della comunicazione secondo lo schema di jakobson. Vengono analizzati i concetti di langue e parole, l'importanza degli assi sintagmatico e paradigmatico, e le implicazioni della trasponibilità del mezzo. Una panoramica completa e ben strutturata delle caratteristiche fondamentali del linguaggio e della comunicazione, utile per studenti e appassionati di linguistica. Approfondisce anche l'evoluzione dei sistemi di scrittura e le proprietà della lingua, come l'onnipotenza semantica e la produttività, fornendo esempi chiari e pertinenti per una migliore comprensione.
Tipologia: Appunti
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Linguaggio e comunicazione Tutte le lingue storico-naturali sono espressione di quello che viene chiamato linguaggio verbale umano. Esso è una facoltà innata dell’uomo ed è uno degli strumenti di comunicazione che questi abbia a disposizione. Si noti che da questo punto di vista non esiste alcuna differenza tra lingue e dialetti; la loro distinzione è basata unicamente su considerazioni sociali e storico-culturali (si apre qui il campo della sociolinguistica, che studia l’interazione fra lingua e società, la variazione dei comportamenti linguistici ed il modo secondo il quale le lingue si articolano in varietà secondo diverse dimensioni di variazione. Per segno si intende “qualcosa che sta per qualcos’altro e serve a comunicare questo
tutto può comunicare qualcosa; è più utile, tuttavia, intendere comunicazione in un senso più ristretto, non come mero “passaggio di informazione” ma come frutto di intenzionalità. Si ha dunque comunicazione quando c’è un comportamento prodotto da un emittente al fine di far passare l’informazione e che viene percepito da un ricevente come tale; in caso contrario si parla di passaggio di informazione. Con maggiore precisione si potrebbero distinguere tre categorie all’interno del fenomeno generale della comunicazione, a secondo del carattere dell’emittente e del ricevente/interpretante, e dell’intenzionalità del loro comportamento:
Il segno è l’unità fondamentale della comunicazione. Esistono diversi tipi di segni; una possibile loro tassonomia potrebbe essere la seguente: Indici (sintomi): motivati naturalmente/ non intenzionali. Basati sul rapporto causa > effetto. Es. starnuto = “avere il raffreddore”; nuvole scure = “sta per piovere”. Segnali: motivati naturalmente/ usati intenzionalmente. Es. sbadiglio volontario = “sono annoiato”; canti di uccelli per segnalare il proprio territorio. Icone: motivati analogicamente/ intenzionali. Basati sulla similarità di forma o struttura, riproducono proprietà dell’oggetto designato. Es. carte geografiche e mappe, fotografie, disegni, registrazioni su nastro, diagrammi e istogrammi, onomatopee ecc. Simboli: motivati culturalmente/ intenzionali. Es. colore nero = lutto; rosso del semaforo = “fermarsi”; colomba/ ramoscello d’ulivo = “pace”. Segni (in senso stretto): arbitrari/ intenzionali. Es. suono al telefono di una linea occupata; molti segnali stradali; comunicazione gestuale, come la lingua dei segni. *Mentre gli indici sono per definizione di valore universale, uguali per tutte le culture in ogni tempo, i simboli e ancor più i segni sono dipendenti da ogni singola tradizione culturale. Per codice si intende più precisamente l’insieme di corrispondenze, fissatesi per convenzione, fra qualcosa (“insieme manifestante”) e qualcos’altro (“insieme manifestato”) che fornisce le regole di interpretazione dei segni. Tutti i sistemi di comunicazione sono dei codici. Da questo punto di vista, i segni linguistici costituiscono il codice di lingua. Affinché ci sia un codice, vi devono essere almeno due segni (nel passaggio dalla comunicazione in senso stretto alla formulazione di inferenze, il sistema dei codici si indebolisce). Signum: E C
piano dell ' espressione piano della comunicazione Le proprietà della lingua Biplanarità : in un segno vi sono due facce compresenti: il significante (o “espressione”) è la faccia fisicamente percepibile del segno, quella che cade sotto i
percepibile, l’informazione veicolata dal significante (es. il concetto o l’idea di “gatto”).
Arbitrarietà: non vi è alcun legame naturalmente motivato, derivabile per osservazione empirica o per via di ragionamento logico, fra il significante e il significato
con l’animale “gatto”. Questo non vuol dire che tra significante e significato di un segno non esistano legami né rapporti, bensì vuol dire che i legami sono posti per convenzione (e non forniti naturalmente). Se i segni linguistici non fossero fondamentalmente arbitrari, le parole delle diverse lingue dovrebbero essere tutte molto simili. Allo stesso modo, parole simili nelle diverse lingue dovrebbero designare
avviata da Saussure, L. Hjelmslev, altro studioso strutturalista, ha distinto quattro diversi livelli di arbitrarietà. Per affrontare la questione, partiamo dal cosiddetto triangolo semiotico , che esplica come, in realtà, nel funzionamento dei segni linguistici sono tre, e non due, le entità effettivamente coinvolte. Ai tre vertici abbiamo le tre entità: significante, significato e referente. La linea di base del triangolo è tratteggiata, al contrario dei due lati, perché il rapporto fra significante e referente non è diretto, ma è mediato dal significato.
Affermazioni del genere vanno incontro, tuttavia, a numerosi controesempi (in ambedue i sensi: esistono parole contenenti i che esprimono grandezza, es. ital.
Ritornando alle proprietà della lingua: Doppia articolazione :
parlare propriamente di linguaggio (col la discesa della laringe, comprendente le corde vocali). I vantaggi del parlato sono: utilizzo in qualsiasi condizione ambientale (la presenza dell’aria è condizione sufficiente), impiego contemporaneo ad altre attività, localizzazione della fonte di emittenza, ricezione contemporanea alla produzione del messaggio, trasmissione rapida e simultanea a più destinatari, evanescenza del messaggio (non occupa spazio), ridotto consumo di energia. Linearità e discretezza : Il significante viene prodotto, si realizza e si sviluppa in successione, nel tempo e/o nello spazio (“Giulio ama Maria” e “Maria ama Giulio” designano due stati di cose diversi). Inoltre, la differenza fra gli elementi strutturali della lingua è assoluta, non quantitativa o relativa. (es. pasta – basta: coppie minime). I fonemi sono elementi discreti: combinandosi insieme danno luogo a parole diverse.
es. una lingua può parlare dei codici semiotici, ma non viceversa). La lingua che viene descritta è il linguaggio oggetto, mentre la lingua che descrive è il metalinguaggio (a
Plurifunzionalità della lingua : R. Jakobson propone uno schema composto da sei classi di funzioni, collegate ai sei fattori necessari della comunicazione, basandosi sul Corso di Linguistica generale di Saussure.
a. F. emotiva= il messaggio è incentrato sul mittente, sui suoi stati d’animo,
b. F. referenziale= la più denotativa, consiste nel riferimento al contesto spazio-
c. F. poetica= focalizza l’attenzione sull’aspetto fonico delle parole, sulla scelta dei vocaboli e sulla costruzione delle frasi. Il suo obiettivo è comunicare la propria
d. F. fàtica= è legata al canale con lo scopo di mantenere e sottolineare il contatto con
e. F. metalinguistica= riguarda la presenza all’interno del messaggio di elementi orientati a definire il codice stesso, ed è prevalente in tutti quei casi in cui si chiedono e si forniscono chiarimenti sui termini, sulle parole e sulla grammatica di
f. F. conativa= è attiva quando il mittente si rivolge esplicitamente al destinatario (es.
verbale. Produttività : Con la lingua è sempre possibile creare nuovi messaggi e parlare di cose ed esperienze nuove. Ricorsività : Uno stesso procedimento è riapplicabile un numero teoricamente illimitato di volte (es. nazione con –ale > nazionale con –izzare > nazionalizzare con –zione > nazionalizzazione con –inter > internazionalizzazione) *suffissazione: aggiunta di suffissi. Quando si hanno due suffissi sinonimi e molto produttivi (es. ital. –mento e -zione) o si produce un blocco, o vi è una doppia derivazione con significati radicalmente differenti (es. lavorare> lavorazione ma non lavoramento / mutare > mutamento, ma anche mutazione).
Distanziamento: Possibilità della lingua di poter formulare messaggi relativi a cose lontane, nel tempo e nello spazio, dal luogo in cui viene prodotto il messaggio. Libertà da stimoli: I segni linguistici rimandano a un’elaborazione concettuale della realtà esterna, e non semplicemente stati d’animo dell’emittente che inducano in modo automatico un certo comportamento Trasmissibilità culturale : Le lingue garantiscono la trasmissione delle tradizioni culturali, sociali, religiose ecc. di una determinata comunità. La lingua comprende, in
culturale-ambientale. Il linguaggio è quindi universale, ma le lingue storico-naturali