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Linguaggio verbale e comunicazione: proprietà e funzioni - Prof. Basile, Appunti di Linguistica Generale

Il linguaggio verbale umano, le sue proprietà distintive come biplanarità, arbitrarietà e doppia articolazione, e le diverse funzioni della comunicazione secondo lo schema di jakobson. Vengono analizzati i concetti di langue e parole, l'importanza degli assi sintagmatico e paradigmatico, e le implicazioni della trasponibilità del mezzo. Una panoramica completa e ben strutturata delle caratteristiche fondamentali del linguaggio e della comunicazione, utile per studenti e appassionati di linguistica. Approfondisce anche l'evoluzione dei sistemi di scrittura e le proprietà della lingua, come l'onnipotenza semantica e la produttività, fornendo esempi chiari e pertinenti per una migliore comprensione.

Tipologia: Appunti

2024/2025

In vendita dal 15/11/2025

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Cap. 1: Il linguaggio verbale
Linguaggio e comunicazione
Tutte le lingue storico-naturali sono espressione di quello che viene chiamato linguaggio
verbale umano. Esso è una facoltà innata dell’uomo ed è uno degli strumenti di
comunicazione che questi abbia a disposizione. Si noti che da questo punto di vista non esiste
alcuna differenza tra lingue e dialetti; la loro distinzione è basata unicamente su
considerazioni sociali e storico-culturali (si apre qui il campo della sociolinguistica, che studia
l’interazione fra lingua e società, la variazione dei comportamenti linguistici ed il modo
secondo il quale le lingue si articolano in varietà secondo diverse dimensioni di variazione. Per
segno si intende “qualcosa che sta per qualcos’altro e serve a comunicare questo
qualcos’altro” (lat.
communicare
“rendere comune”). Secondo una concezione molto larga
tutto può comunicare qualcosa; è più utile, tuttavia, intendere comunicazione in un senso più
ristretto, non come mero “passaggio di informazione” ma come frutto di intenzionalità. Si ha
dunque comunicazione quando c’è un comportamento prodotto da un emittente al fine di far
passare l’informazione e che viene percepito da un ricevente come tale; in caso contrario si
parla di passaggio di informazione. Con maggiore precisione si potrebbero distinguere tre
categorie all’interno del fenomeno generale della comunicazione, a secondo del carattere
dell’emittente e del ricevente/interpretante, e dell’intenzionalità del loro comportamento:
1. Comunicazione in senso stretto: emittente intenzionale e ricevente intenzionale (es.
linguaggio verbale umano, gesti, sistemi artificiali di comunicazione)
2. Passaggio di informazione: emittente non intenzionale e ricevente intenzionale (es.
parte della comunicazione non verbale umana, posture del corpo, paralingusitica*,
prossemica, orme di animali, sintomi di condizioni fisiche ecc.) *paralinguistica: tutto ciò
che non è strettamente linguistico, ma che aiuta la comunicazione (es. espressioni del volto)
3. Formulazione di inferenze: nessun emittente e nessun interprete (es. modo di
vestire, tatuaggi ecc.)
Da 1 a 2 a 3 il codice che permette di interpretare correttamente l’informazione diventa via
via meno forte, più debole, vago e indeterminato. In ultima analisi, comunicazione è da
intendere come trasmissione intenzionale di informazione.
Segni, codice
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Cap. 1: Il linguaggio verbale

Linguaggio e comunicazione Tutte le lingue storico-naturali sono espressione di quello che viene chiamato linguaggio verbale umano. Esso è una facoltà innata dell’uomo ed è uno degli strumenti di comunicazione che questi abbia a disposizione. Si noti che da questo punto di vista non esiste alcuna differenza tra lingue e dialetti; la loro distinzione è basata unicamente su considerazioni sociali e storico-culturali (si apre qui il campo della sociolinguistica, che studia l’interazione fra lingua e società, la variazione dei comportamenti linguistici ed il modo secondo il quale le lingue si articolano in varietà secondo diverse dimensioni di variazione. Per segno si intende “qualcosa che sta per qualcos’altro e serve a comunicare questo

qualcos’altro” (lat. communicare “rendere comune”). Secondo una concezione molto larga

tutto può comunicare qualcosa; è più utile, tuttavia, intendere comunicazione in un senso più ristretto, non come mero “passaggio di informazione” ma come frutto di intenzionalità. Si ha dunque comunicazione quando c’è un comportamento prodotto da un emittente al fine di far passare l’informazione e che viene percepito da un ricevente come tale; in caso contrario si parla di passaggio di informazione. Con maggiore precisione si potrebbero distinguere tre categorie all’interno del fenomeno generale della comunicazione, a secondo del carattere dell’emittente e del ricevente/interpretante, e dell’intenzionalità del loro comportamento:

  1. Comunicazione in senso stretto : emittente intenzionale e ricevente intenzionale (es. linguaggio verbale umano, gesti, sistemi artificiali di comunicazione)
  2. Passaggio di informazione : emittente non intenzionale e ricevente intenzionale (es. parte della comunicazione non verbale umana, posture del corpo, paralingusitica*, prossemica, orme di animali, sintomi di condizioni fisiche ecc.) *paralinguistica: tutto ciò che non è strettamente linguistico, ma che aiuta la comunicazione (es. espressioni del volto)
  3. Formulazione di inferenze : nessun emittente e nessun interprete (es. modo di vestire, tatuaggi ecc.) Da 1 a 2 a 3 il codice che permette di interpretare correttamente l’informazione diventa via via meno forte, più debole, vago e indeterminato. In ultima analisi, comunicazione è da intendere come trasmissione intenzionale di informazione. Segni, codice

Il segno è l’unità fondamentale della comunicazione. Esistono diversi tipi di segni; una possibile loro tassonomia potrebbe essere la seguente:  Indici (sintomi): motivati naturalmente/ non intenzionali. Basati sul rapporto causa > effetto. Es. starnuto = “avere il raffreddore”; nuvole scure = “sta per piovere”.  Segnali: motivati naturalmente/ usati intenzionalmente. Es. sbadiglio volontario = “sono annoiato”; canti di uccelli per segnalare il proprio territorio.  Icone: motivati analogicamente/ intenzionali. Basati sulla similarità di forma o struttura, riproducono proprietà dell’oggetto designato. Es. carte geografiche e mappe, fotografie, disegni, registrazioni su nastro, diagrammi e istogrammi, onomatopee ecc.  Simboli: motivati culturalmente/ intenzionali. Es. colore nero = lutto; rosso del semaforo = “fermarsi”; colomba/ ramoscello d’ulivo = “pace”.  Segni (in senso stretto): arbitrari/ intenzionali. Es. suono al telefono di una linea occupata; molti segnali stradali; comunicazione gestuale, come la lingua dei segni. *Mentre gli indici sono per definizione di valore universale, uguali per tutte le culture in ogni tempo, i simboli e ancor più i segni sono dipendenti da ogni singola tradizione culturale. Per codice si intende più precisamente l’insieme di corrispondenze, fissatesi per convenzione, fra qualcosa (“insieme manifestante”) e qualcos’altro (“insieme manifestato”) che fornisce le regole di interpretazione dei segni. Tutti i sistemi di comunicazione sono dei codici. Da questo punto di vista, i segni linguistici costituiscono il codice di lingua. Affinché ci sia un codice, vi devono essere almeno due segni (nel passaggio dalla comunicazione in senso stretto alla formulazione di inferenze, il sistema dei codici si indebolisce). Signum: E C

piano dell ' espressione piano della comunicazione Le proprietà della lingua  Biplanarità : in un segno vi sono due facce compresenti: il significante (o “espressione”) è la faccia fisicamente percepibile del segno, quella che cade sotto i

nostri sensi (es. g-a-t-t-o); e il significato (o “contenuto”), la faccia non materialmente

percepibile, l’informazione veicolata dal significante (es. il concetto o l’idea di “gatto”).

*piano del significante in corsivo; piano del significato tra “ “

Arbitrarietà: non vi è alcun legame naturalmente motivato, derivabile per osservazione empirica o per via di ragionamento logico, fra il significante e il significato

di un segno. Il significante gatto non ha di per sé, intrinsecamente, nulla a che vedere

con l’animale “gatto”. Questo non vuol dire che tra significante e significato di un segno non esistano legami né rapporti, bensì vuol dire che i legami sono posti per convenzione (e non forniti naturalmente). Se i segni linguistici non fossero fondamentalmente arbitrari, le parole delle diverse lingue dovrebbero essere tutte molto simili. Allo stesso modo, parole simili nelle diverse lingue dovrebbero designare

concetti simili (falso: ital. bello = “bello”, ingl. bell = “campana”, lat. bellum =

“guerra”, ingl, belly = “pancia”, turco belli = “evidente). Approfondendo la discussione

avviata da Saussure, L. Hjelmslev, altro studioso strutturalista, ha distinto quattro diversi livelli di arbitrarietà. Per affrontare la questione, partiamo dal cosiddetto triangolo semiotico , che esplica come, in realtà, nel funzionamento dei segni linguistici sono tre, e non due, le entità effettivamente coinvolte. Ai tre vertici abbiamo le tre entità: significante, significato e referente. La linea di base del triangolo è tratteggiata, al contrario dei due lati, perché il rapporto fra significante e referente non è diretto, ma è mediato dal significato.

Affermazioni del genere vanno incontro, tuttavia, a numerosi controesempi (in ambedue i sensi: esistono parole contenenti i che esprimono grandezza, es. ital.

massiccio o ingl. big; o ancora, in modo ancora più evidente, parole che indicano

piccolezza e che non contengono i, es. ital. scarso, poco, corto; ingl. small).

Ritornando alle proprietà della lingua:  Doppia articolazione :

  1. Prima articolazione: il significante di un segno linguistico è scomponibile in unità, dette morfemi, che sono ancora portatrici di significato e che vengono riutilizzate per formare altri segni (es. gatt-e –o; l-a nonn-a s-forn-a l-a tort-a).
  2. Seconda articolazione: i morfemi sono a loro volta scomponibili in unità più piccole non dotate di significato, dette fonemi, che combinandosi insieme danno luogo alle unità di prima articolazione (es. [g], [a], [t], [t], [o]) *ai morfemi corrisponde sempre un significato, ai fonemi no  Economicità e combinatorietà: La doppia articolazione comporta economicità di funzionamento del sistema linguistico (Martinet) e la combinatorietà della sua struttura. Una parziale eccezione all’arbitrarietà del segno sono le onomatopee, gli ideofoni e il fonosimbolismo. Esempio: ir-ripet-ibil-e (è stato scomposto in morfemi). Le parole monomorfematiche non sono scomponibili in morfemi (es. domani, però, ma). Le parole monosemiche fanno riferimento ad un unico significato, e spesso appartengono all’ambito specialistico (es. elettrocardiogramma). Trasponibilità del mezzo: Il significante dei segni linguistici può essere trasferito mediante:
    • Priorità del parlato: exaptation (Gould), ambito antropologico, ontogenetico, filogenetico
    • Priorità dello scritto: ambito sociale e culturale Evoluzione dei sistemi di scrittura: pittogrammi > scrittura cuneiforme (prima vera forma di scrittura) > scrittura fenicia (maggiormente adattabile a fini commerciali) > alfabeto aramaico > alfabeto ebraico > alfabeto greco > alfabeto arabo (a sua volta diviso in cirillico e latino). Le comunità dotate di scrittura sono quelle con maggiore prestigio sociale e culturale. Nel passaggio dal parlato allo scritto si perde tutto il paraverbale (espressioni del viso,

gestualità ecc.). Evoluzione del parlato: solo con l’homo sapiens sapiens si può iniziare a

parlare propriamente di linguaggio (col la discesa della laringe, comprendente le corde vocali). I vantaggi del parlato sono: utilizzo in qualsiasi condizione ambientale (la presenza dell’aria è condizione sufficiente), impiego contemporaneo ad altre attività, localizzazione della fonte di emittenza, ricezione contemporanea alla produzione del messaggio, trasmissione rapida e simultanea a più destinatari, evanescenza del messaggio (non occupa spazio), ridotto consumo di energia.  Linearità e discretezza : Il significante viene prodotto, si realizza e si sviluppa in successione, nel tempo e/o nello spazio (“Giulio ama Maria” e “Maria ama Giulio” designano due stati di cose diversi). Inoltre, la differenza fra gli elementi strutturali della lingua è assoluta, non quantitativa o relativa. (es. pasta – basta: coppie minime). I fonemi sono elementi discreti: combinandosi insieme danno luogo a parole diverse.

 Onnipotenza semantica : Illimitatezza del campo noetico (prerogativa delle lingue;

es. una lingua può parlare dei codici semiotici, ma non viceversa). La lingua che viene descritta è il linguaggio oggetto, mentre la lingua che descrive è il metalinguaggio (a

volte coincidono, come nei dizionari specifici di una lingua). Hjelmslev: “una lingua è

una semiotica in cui ogni altra semiotica può essere descritta”.

Plurifunzionalità della lingua : R. Jakobson propone uno schema composto da sei classi di funzioni, collegate ai sei fattori necessari della comunicazione, basandosi sul Corso di Linguistica generale di Saussure.

a. F. emotiva= il messaggio è incentrato sul mittente, sui suoi stati d’animo,

atteggiamenti, volontà, ecc. (es. che bella sorpresa!)

b. F. referenziale= la più denotativa, consiste nel riferimento al contesto spazio-

temporale in cui avviene la comunicazione o all’azione di cui si parla (es. il treno

regionale per Milano Centrale delle quindici e venti è in partenza dal binario due;

esistono piante carnivore)

c. F. poetica= focalizza l’attenzione sull’aspetto fonico delle parole, sulla scelta dei vocaboli e sulla costruzione delle frasi. Il suo obiettivo è comunicare la propria

forma, suscitare emozioni o riflessioni tramite la musicalità delle parole (es. la gloria

di Colui che tutto move / per l’universo penetra e risplende / in una parte e più o

meno altrove, Dante, Paradiso, I, 1-3)

d. F. fàtica= è legata al canale con lo scopo di mantenere e sottolineare il contatto con

il destinatario per richiamarne l’attenzione (es. pronto? ; ciao, Gianni!)

e. F. metalinguistica= riguarda la presenza all’interno del messaggio di elementi orientati a definire il codice stesso, ed è prevalente in tutti quei casi in cui si chiedono e si forniscono chiarimenti sui termini, sulle parole e sulla grammatica di

una lingua (es. Gianni è il soggetto della frase Gianni corre; ho detto pollo, con due

elle, e non polo! ; gatto è una parola di cinque lettere)

f. F. conativa= è attiva quando il mittente si rivolge esplicitamente al destinatario (es.

chiudi la porta!)

 Riflessività / Metalinguisticità : La lingua può parlare della lingua stessa (es. topo è

un bisillabo: gatto si scrive con due t), ed è una proprietà esclusiva del linguaggio

verbale.  Produttività : Con la lingua è sempre possibile creare nuovi messaggi e parlare di cose ed esperienze nuove.  Ricorsività : Uno stesso procedimento è riapplicabile un numero teoricamente illimitato di volte (es. nazione con –ale > nazionale con –izzare > nazionalizzare con –zione > nazionalizzazione con –inter > internazionalizzazione) *suffissazione: aggiunta di suffissi. Quando si hanno due suffissi sinonimi e molto produttivi (es. ital. –mento e -zione) o si produce un blocco, o vi è una doppia derivazione con significati radicalmente differenti (es. lavorare> lavorazione ma non lavoramento / mutare > mutamento, ma anche mutazione).

La ricorsività è incentivata dalle frasi relative ricorsive: es. Luca che è amico di Sergio

che è il suo vicino di casa che abita al terzo piano che non è servito dall’ascensore che

andrebbe cambiato.

Distanziamento: Possibilità della lingua di poter formulare messaggi relativi a cose lontane, nel tempo e nello spazio, dal luogo in cui viene prodotto il messaggio.  Libertà da stimoli: I segni linguistici rimandano a un’elaborazione concettuale della realtà esterna, e non semplicemente stati d’animo dell’emittente che inducano in modo automatico un certo comportamento  Trasmissibilità culturale : Le lingue garantiscono la trasmissione delle tradizioni culturali, sociali, religiose ecc. di una determinata comunità. La lingua comprende, in

tal senso, una componente innata ( faculté du langage – Saussure), ed una componente

culturale-ambientale. Il linguaggio è quindi universale, ma le lingue storico-naturali