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Il multiculturalismo è la necessità di salvaguardare la diversità e di garantirne la libera espressione. Ci si è chiesti, a livello sociologico, se questo fenomeno fosse possibile nelle realtà moderne, dopo le lotte per eliminare le razze, dopo i numerosi interventi, anche a livello politico, per la totale integrazione di quello che viene definito diverso (esempio il primo documento multiculturalista della storia, Canada 1971, MULTICULTURALISM ACT o, la convenzione di Ginevra a tutela dei rifugiati 1951). Il multiculturalismo è possibile solo se si accetta la diversità e ci si discosta da quella visione, quei parametri eurocentrici, soprattutto per gli stati Occidentali. Riconoscere le diversità, può essere di fatto un modo per accorciare le distanze sociali e attenuare quella forma di pregiudizio, ma esistono differenti forme di riconoscimento di quest’ultime. Quella forma di razzismo, seppur non palese ed evidente, inconsapevole per certi versi, viene ripresa dallo studioso francese Taguieff che parla di razzismo differenzialisfta, ovvero quella forma di razzismo secondo cui si accettano le diversità ma non si condividono: involontariamente si sfocia in razzismo. Un’altra categoria è l’esistenzialismo culturale, fenomeno secondo il quale si è convinti che la propria cultura sia essenza di vita e in questa circostanza, lo straniero non viene visto come colui che porta a noi una visione differente, una diversa prospettiva, ma colui che va a sottrarre una parte importante di ciò che si è. Solo superato il concetto di razza si potrà parlare di diversità in senso positivo. Secondo il sociologo Amartya Sen il multiculturalismo è un atteggiamento rischioso quando si limita solo ad essere una presa d’atto. Negli ultimi decenni, infatti, questa concezione è stata accantonata per dar spazio e luce ad un altro concetto: interculturalismo. L’interculturalismo è quel fenomeno che ci permette di prendere atto delle diversità ed integrare altri aspetti di altre culture alla nostra preesistente, per permettere la creazione di unioni senza annullare la nostra cultura di base, ma arricchirla con aspetti nuovi e caratteristici. L’atteggiamento più corretto nei confronti della diversità è quello di assumerla come punto di partenza per impostare il confronto e la crescita comune, non considerarlo un punto di arrivo. L’interculturalismo è possibile se c’è dialogo, se si arriva ad un punto di incontro delle diverse prospettive, in maniera pacifica e civile: l’altro non si oppone all’io, ma vi è in qualche modo contenuto, poiché ciascuno di noi ha dentro di se una pluralità. In questo contesto si sviluppa l’intercultura ossia la costruzione di relazioni umane ricche e significative, fondate sull’apertura all’altro e sul dialogo.
Il termine ‛razza' ha diversi significati, ancora oggi non completamente distinti l'uno dall'altro. È stato usato sin dal Rinascimento per denotare tratti caratteristici di gruppi sia umani che animali; come è stato usato anche per indicare gruppi privi di affinità ereditarie. ‛Razzismo' si riferisce a una visione del mondo che riconduce il comportamento e il carattere degli uomini alla ‛razza' cui si asserisce che l'individuo o il gruppo appartenga. L'influsso del razzismo nell'epoca moderna deriva dal fatto che esso è divenuto una sorta di religione secolare, basata sulla scienza e sulla storia. Esso avanza diritti sui frutti migliori di entrambi i mondi: quello della scienza, che ha fornito nuove ‛verità' a partire dal Settecento, e quello della storia, che ha istituito un legame con tradizioni che si andavano rapidamente dissolvendo nel mondo moderno. Il razzismo fornisce una visione totale del
mondo che, oltre alla scienza e alla storia, comprende anche l'estetica e la morale. (V. anche razza). Possiamo tracciare l'evoluzione del razzismo attraverso diverse e ben definite fasi storiche. I fondamenti teorici furono gettati durante il Settecento e la prima metà dell'Ottocento. A partire dalla seconda metà dell'Ottocento sino alla fine della prima guerra mondiale il razzismo andò crescendo d'intensità, assumendo un più netto e definito orientamento. Tra la prima e la seconda guerra mondiale stabilì collegamenti con i movimenti politici di massa europei riuscendo, su buona parte del continente, a tradurre in pratica le teorie razziste. Infine, dopo la seconda guerra mondiale i razzisti continuarono ad agitarsi, ma furono sopraffatti dalla reazione contro i loro stessi crimini. L’idea di una razza perfetta, inimitabile, ineguagliabile era tra i progetti di Adolf Hitler, inizialmente politico tedesco il quale, dagli anni ’30 fino al cessare della seconda guerra mondiale, portò a compimento il progetto di cancellazione della razza ebraica ritenuta inferiore e non meritevole di mescolarsi con quella ariana. Cosi, come aveva prescritto nella sua opera messa a punto in un carcere, Mein Kampf (La mia battaglia),formula principalmente la tesi del "pericolo ebraico", secondo la quale esiste una cospirazione ebraica con l'obiettivo di ottenere la supremazia nel mondo. All'inizio degli anni trenta la Germania stava vivendo una grave crisi economica e un'enorme disoccupazione. Adolf Hitler, personalità forte e capace, promise di ridare grandezza e prestigio alla Germania e di garantire ordine lavoro e sicurezza, convincendo la maggioranza dei tedeschi a votarlo nelle elezioni del 1933. Divenuto primo ministro riuscì a dare uno slancio all'economia basata sull'industria militare e all'occupazione, aumentando il consenso e trasformando il suo governo in una dittatura basata sull'oppressione degli oppositori. Hitler non perse tempo, nemmeno ad attuare il mein kampf. Nel giro di pochi mesi il controllo nazista divenne totale, grazie alla creazione dei primi lager e l'organizzazione militare. Strumenti essenziali della politica nazista furono i due corpi di polizia: le SS, la polizia terrorista che doveva dare la caccia agli oppositori politici e la Gestapo che controllava tutti i settori della vita pubblica e privata. Il sistema di propaganda nazista aumento l'antisemitismo e spinse l'intera Germania contro gli ebrei considerati inferiori. Al fine di allontanarli dalla società all'epoca vennero promulgare due diverse leggi: la legge ariana che li estrometteva dalle libere professioni, dalle magistrature, dall'esercito, persino dalle scuole. E la legge di Norimberga, che vietava matrimoni e unioni di qualsiasi tipo con gli ebrei. Per questo motivo dal 1939 iniziarono le deportazioni e le segregazioni nei ghetti, consequenzialmente sterminati.
“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.” L’articolo assume il principio di uguaglianza tra tutti i cittadini come un diritto fondamentale. L’uguaglianza è innanzitutto un’uguaglianza formale, cioè l’uguaglianza di fronte alla legge: per esempio che un cittadino sia cattolico, ebreo, musulmano o ateo, per la legge non cambia nulla e i suoi diritti restano i medesimi. L’art. 3 indica quali sono le differenze che non incidono sull’uguaglianza perché ciascuna di esse è stata in passato una ragione di discriminazione: basti pensare al fatto che le donne per secoli non hanno avuto gli stessi diritti degli uomini.
Un gruppo di circensi posa circondato da un paesaggio senza tempo. Tra le dune non compare alcun accenno di vegetazione. Sopra la scena domina un cielo azzurro popolato da nubi chiare. A sinistra vi sono cinque personaggi, un arlecchino in piedi che tiene per mano una bambina. Poi un uomo corpulento con una tuta rossa tiene in spalla un sacco. Alla sua sinistra infine un ragazzo in costume tiene in bilico un contenitore cilindrico. In centro, inoltre un adolescente osserva a destra in direzione di una donna seduta che sembra estranea al gruppo familiare. Famiglia di saltimbanchi propone un universo umano, ispirato alla commedia dell’arte. I personaggi sembrano icone dell’emarginazione e vittime della riprovazione borghese. Diversamente dai mendicanti del periodo blu i membri della Famiglia di Saltimbanchi diventano simboli della sofferenza umana. Molti intellettuali trattarono la figura dei circensi interpretandola come uno stato di continua malinconia e alienazione sociale. Così Daumier, Seurat, Baudelaire e Rimbaud celebrarono la figura di questi eroi malinconici. Nei versi di Guillaume Apollinaire poi il saltimbanco acquista un fascino misterioso e di incanto che corrisponde alla visione dell’amico Picasso. I saltimbanchi raffigurati comunque non manifestano sguardi tristi. Esprimono piuttosto una certa serenità sottolineata anche dai colori. Il vuoto che li circonda suggerisce invece una sensazione di solitudine. Le figure sono infatti disposte in posizioni poco interattive. Ogni personaggio pare isolato nella propria condizione individuale. Allo stesso modo il paesaggio completamente brullo rimanda alla solitudine e dell’isolamento sociale di una comunità. Probabilmente, Picasso con questa scelta comunicativa volle rappresentare la condizione del gruppo di artisti e intellettuali ai quali apparteneva. Infatti Arlecchino, dipinto sulla sinistra, ha le fattezze di Picasso.
Un incrocio e incontro di culture si ha anche dal punto di vista filosofico. Arthur Schopenhauer, è stato tra i primi pensatori di filosofia occidentale di condividere e affermare principi significativi della filosofia orientale (ad esempio, l'ascetismo , il as-- mondo apparizione ), avendo inizialmente arrivato a conclusioni simili come il risultato della sua opera filosofica. Da ciò possiamo dedurre come l’assetto mondiale sia cambiato, come le contrapposizioni tra oriente e occidente vengono meno nel momento in cui si giunge ad un compromesso, ad una condivisione culturale, di pensiero, ideologica.
A multicultural society is made up of people with different nationalities who Ahave different ethnic backgrounds and religious beliefs. In a multicultural, multietlhnic society, issues of education, culture and religion, Lidentity and haman needs, conflict and cohesion interact in complex patterns and dynamicf Ethnic and cultural diversity is a fact which can and should enrich social life in all parts of the world. well as the more obvious cultural differences that exist between peoples, such as language, dress and traditional there are also significant variations in the way societies organize themselves, in their shared conception of morality, and in the ways they interact with thcir environment. Cultural diversity is hard to quantify. but a good indication is thought to be a count of the number of languages spoken in a region or in the world as a whole By this measure, there are signs that we may be going through a period of sudden decline in the world's cultural diversity. Overpopulation, immigration and imperialism (of both the militaristic and cultur al kind) are
reasons that have been suggested to explain any such decline. There are several international organizations that work towards protecting threcat ened societies and cultures, including Survival International and UNESCO.The UNESCO Universal Declaration on Cultural Diversity, adopted by 185 Member States in 2001, represents the first international standard-setting document aimed at preserving and promoting cultural diversity and intercultural dialogue. The number of migrants in the world has more than doubled in one generation and today the number of people who have settled down 'in a country other than their own is estimated at 190 million worldwide Nearly all countries are concerned by international migration, whether as sending , transit, or receiving countries, or as a combination of those. As the world globalises in terms of nations economies, trade and investment, borders are opened up more casily for Treer 'flow of goods and products. People are also freer to move around the world. The United Kingdom and the United States of America have welcomed newcom- ers for centuries. Today, both societies are a mixture of diverse ethnic groups, cach, with their own distinct culture and sometimes their own language and religion.