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Il Preromanticismo Negli ultimi decenni del 700 e nei primi decenni dell’800 si riscontrano nella cultura italiana anche tendenze opposte a quelle neoclassiche dominate dalla concentrazione sulla passionalità e sulla soggettività, sull’amore del primitivo, dell’esotico, delle atmosfere lugubri e malinconiche in una natura selvaggia, desolata e tempestosa. Le tendenze preromantiche penetrano in italia per suggestione di opere straniere di larga diffusione europea e veicolano il gusto per il sentimentale. Ad esempio negli anni ‘80 viene tradotto in italiano “I dolori del giovane Werther” di Goethe, un romanzo che scaturiva da un movimento tedesco attivo in Germania tra il 1770 e il 1785. Questo movimento era denominato in tedesco sturm und drang che vuol dire tempesta e impeto, preso dal titolo di un dramma. Il movimento era rappresentato da giovani intellettuali e ribelli, quasi tutti amici di Goethe, personalità più significativa del gruppo. Il genere prediletto dal movimento era quello drammatico. Il movimento era influenzato dalla filosofia di Herder che esaltava in polemica col razionalismo lo spirito tedesco, la poesia popolare primitiva frutto di fantasia ed espressione dello spirito dei popoli. Il tema dominante dello sturm und drang era la passionalità, primitiva e selvaggia, l’ansia di libertà assoluta, il culto delle grandi individualità insofferenti alla costrizione, il binomio amore - morte. L’arte era considerata libera espressione senza freni della genialità individuale. Si rifiutavano il classicismo e le regole. Circolavano poi in Europa i “Canti di Ossian” che erano dei poemetti in prosa lirica pubblicati da un poeta scozzese, James MacPherson. Questo poeta diceva falsamente che i poemi erano opera di Ossian, un autore del III secolo dC, in realtà il MacPherson rielaborava antichi canti popolari. Fu Melchiorre Cesarotti a tradurli in italiano, nel 1763 e nel 1771. I temi di questi canti sono l’esaltazione della virtù guerriera e cavalleresca secondo il mito dell’uomo primitivo di Rousseau, gli amori appassionati e infelici, in paesaggi cupi, notturni, desolati e spettrali. Cesarotti ebbe dunque un’importante funzione di mediazione in Italia tra nuovo gusto e tradizione ‘700. I “Canti di Ossian” ebbero successo in Italia e Ossian fu paragonato ad un Omero nordico. Dall’Inghilterra venne ad alimentare il gusto preromantico la poesia cimiteriale di Young e Grey, una poesia che ebbe diffusione anche in Italia con Ippolito Pindemonte a cui si collegano anche “I sepolcri” di Foscolo. Dobbiamo ricordare poi in questo periodo la filosofia di Rousseau con il suo mito di felicità legato allo stato di natura, con il paesaggio interiorizzato che avrà influenza notevolissima sul nuovo gusto. E’ importante anche la filosofia di Kant che indicava oltre all’attività razionale anche la coscienza morale e il sentimento come elementi importantissimi nella vita dello spirito. Il termine Preromanticismo così come il Romanticismo è una categoria della critica ed entrambi i termini sono stati contestati perché derivano dalla considerazione del Romanticismo in una prospettiva storica. Al contrario la definizione di Romanticismo nasce e si sviluppa con il movimento stesso, sono innegabili i sintomi di una nuova sensibilità e di una nuova visione del mondo, sintomi che difficilmente possono essere ricondotti a fenomeni ancora del tutto interni alla cultura dell’Illuminismo. Sia il Neoclassicismo che il Preromanticismo sono manifestazioni di una crisi, durante gli anni ‘70-’80 del ‘700. La crisi è quella del riformismo illuministico e delle illusioni rivoluzionarie. Neoclassicismo e Preromanticismo segnano 2 diverse direzioni di fuga: il Neoclassicismo segna la fuga verso il mondo della bellezza ideale, lontano dalla storia piena di orrori mentre il Preromanticismo fugge verso la profondità dell’io e la comunione dell’io con la natura. Così Neoclassicismo e Preromanticismo, tendenze culturali che sembrano a prima vista inconciliabili si trovano compresenti negli stessi anni anche nella personalità di uno stesso scrittore all’interno di una stessa opera, ne è un esempio Ugo Foscolo.
Niccolò Ugo Foscolo nasce a Zante, un’isola greca nel mar Ionio al cui ricordo dedicherà il sonetto A Zacinto, il 6 febbraio 1778. Il padre Andrea è un medico veneziano, mentre la madre Diamantina Spathis è di origine greca: l’origine e il collegamento ideale con la poesia di Omero e di Teocrito saranno sempre un punto fisso per Foscolo. Nel 1785 la famiglia si trasferisce a Spalato, a seguito della professione di Andrea Foscolo, che però muore nel 1788. Foscolo e la madre nel 1792 si spostano a Venezia, dove il giovane Ugo frequenta la scuola di San Cipriano a Murano e la Biblioteca Marciana, entrando in contatto con alcuni importanti intellettuali e letterati del tempo, tra cui Melchiorre Cesarotti e Ippolito Pindemonte, oltre a Isabella Teotochi Albrizzi, di cui il poeta si innamora. In questi anni Foscolo inizia la propria formazione poetica, con la lettura dei classici
greci, latini (in particolare Tibullo, Ovidio e Orazio) e italiani (tra cui Dante, Parini, Alfieri, oltre a Vincenzo Monti) e la scoperta del pensiero degli illuministi e di Jean-Jacques Rousseau. Sotto l’influsso delle idee giacobine, Foscolo si avvicina anche alla politica, coltivando gli ideali di libertà e indipendenza nazionale. Tutto ciò confluisce nei primi testi letterari, ancora influenzati dal Classicismo e dall’Arcadia. Nel 1797 va in scena a Venezia la tragedia Tieste, composta secondo lo stile e i moduli alfieriani: l’opera ha successo ma il contenuto dell’opera mette l’autore in cattiva luce presso il governo veneziano. Foscolo fugge così a Bologna, dove si arruola nell’esercito napoleonico e pubblica l’ode A Bonaparte liberatore. nascita in un’isola greca -> profondamente legato e erede ideale della civiltà classica quando Napoleone con il Trattato di Campoformio cede Venezia all’Austria: Foscolo si autoesilia a MIlano, dove conosce Giuseppe Parini (la scena è trasposta in un famoso capitolo delle Ultime lettere di Jacopo Ortis) e Vincenzo Monti, innamorandosi della moglie di quest’ultimo. Nel 1798 è a Bologna, dove si arruola volontario nella Guardia Nazionale, guadagnandosi negli anni successivi il grado di capitano per le ferite riportate in alcune battaglie. Nel 1799 esce la prima edizione delle Ultime lettere di Jacopo Ortis, contrarie alla volontà dell’autore perché portate a termine da Angelo Sassoli per aggirare i vincoli della censura politica. Sempre in quell’anno Foscolo ripubblica l’ode A Bonaparte liberatore, facendola però precedere da una dedica assai polemica nei confronti del generale francese, e compone l’ode A Luigia Pallavicini caduta da cavallo. Tra 1800 e 1801 stringe un legame amoroso con Isabella Roncioni, che è una delle fonte di ispirazione per il personaggio di Teresa nel romanzo. Nel 1801 Foscolo torna a Milano, dove ha una relazione con la nobildonna e intellettuale Antonietta Fagnani Arese, alla quale dedicherà nel 1803 l'ode All'amica risanata. Nel 1802 Foscolo porta a termine le Ultime lettere di Jacopo Ortis e nel 1803 pubblica l’edizione delle Poesie, in cui confluiscono le due odi e i sonetti scritti in questi anni, tra cui anche quelli più celebri (il sonetto-autoritratto Solcata ho fronte, occhi incavati intenti, Alla sera, A Zacinto, In morte del fratello Giovanni). Segue il commento alla Chioma di Berenice, simbolo della cultura classica del poeta. Nel 1804 il poeta si sposta in Francia, per prestare servizio sotto l’armata napoleonica contro l’Inghilterra, sulle coste della Manica. Qui il poeta traduce dal greco l’Iliade e dall’inglese il Viaggio sentimentale di Laurence Sterne e ha una figlia da una donna inglese. Nel 1806 Foscolo torna a Venezia dopo la caduta del dominio austriaco; qui ritrova Cesarotti, la Albrizzi e Pindemonte. Dai colloqui avuti durante questo soggiorno e dopo la pubblicazione dell’editto di Saint Cloud, Foscolo coglie l’ispirazione per il carme Dei sepolcri. Dal 1808 Foscolo è docente di Eloquenza all’Università di Pavia, dove nel 1809 tiene un importante discorso accademico intitolato Dell’origine e dell’ufficio della letteratura. L’incarico tuttavia gli viene presto revocato, anche per i cattivi rapporti con il regime napoleonico. Il rapporto tra Foscolo e il potere peggiora ulteriormente nel 1811, alla rappresentazione a Milano della tragedia Aiace. Tra 1812 e 1813 vive tra Bologna e Firenze, lavorando ad una nuova tragedia (la Ricciarda) e al poemetto delle Grazie e pubblicando la Notizia intorno a Didimo Chierico, un’opera ironica e pseudo-autobiografica cui, insieme con il Sesto tomo dell’Io, Foscolo lavora già da anni. Alla caduta di Napoleone nel 1814 e al conseguente ritorno degli austriaci a Milano, Foscolo rifiuta i compromessi con il potere asburgico, che pure vorrebbe assegnarli la direzione di una prestigiosa rivista, la «Biblioteca Italiana». Nella notte tra il 30 e il 31 marzo il poeta abbandona per sempre l’Italia, riparando prima in Svizzera (dove nel 1816 pubblica la terza edizione dell’Ortis e l’Hypercalypseos liber singularis, un’opera amaramente satirica contro i letterati che si asserviscono al potere) e poi esiliandosi a Londra, a partire dal settembre del 1816. Gli anni inglesi, continuamente tormentati dalle ristrettezze economiche (anche per lo stile di vita dispendioso del poeta), vedono Foscolo riavvicinarsi alla figlia Mary e dedicarsi all’attività di critico letterario, con un importante saggio sulla poesia di Petrarca e altri interventi sulla lingua e la letteratura italiana. Dopo alcuni guai giudiziari per debiti che lo conducono anche in carcere, Foscolo si ritira a Turnham Green (Chiswick), nei pressi di Londra. Qui il poeta, malato di idropisia, muore il 10 settembre 1827. Nel 1871 le sue ceneri verranno trasferite nella Basilica di Santa Croce, a Firenze. caratteri romantici dell’autore: eroe, battaglie, avventure, esilii Il contesto storico in cui Foscolo opera è quello dell’Italia giacobina e napoleonica; si tratta di anni di forte illusione che si colorano di tinte spesso utopistiche. Del primo periodo della biografia di Foscolo, il periodo della formazione, poniamo in evidenza la nascita in un’isola greca. Foscolo si sentì profondamente legato per questa sua nascita alla civiltà classica, si sentiva l’erede ideale
lettere” ma di questo progetto non ci resta traccia se non il titolo. La prima redazione del 1798 fu stampata a Bologna ma fatta concludere da un altro autore a causa delle vicende belliche. Un’edizione con mutamenti profondi nel 1802 e una edizione del 1816 a Zurigo. L’ultima è del 1817 a Londra. Il genere dell’Ortis è quello del romanzo epistolare, di larga fortuna nel ‘ europeo. Il racconto si costruisce attraverso una serie di lettere che il protagonista Jacopo Ortis scrive all’amico Lorenzo Alderani. Il modello a cui Foscolo guarda è il libro “I dolori del giovane Werther” di Goethe, un giovane si suicida per amore di una donna già destinata come sposa ad un’altro. Il giovane è in conflitto con un contesto sociale in cui non può inserirsi. Il nucleo tematico delle 2 opere è lo stesso. Il giovane Foscolo proietta le proprie inquietudini in una figura eroica di intellettuale che discende dal modello di Goethe. Jacopo Ortis è un eroe romantico, idealista e appassionato, infelice e maschera di Foscolo stesso. In lui è presente il modello di eroe risorgimentale, una passione politica, il senso della mancanza di un tessuto sociale e politico degno di questo nome. La passionalità e il soggettivismo di Jacopo risultano esasperati. La sua figura di eroe è quella di un eroe sventurato ed esule e lo stesso ricorrere oppressivo del tema della morte rimanda alle idee romantiche. Il sistema di personaggi del romanzo si distribuisce su 2 piani: il piano del privato e il piano politico. Su tutti e due i piani i ruoli fondamentali dei personaggi sono quelli dell’eroe, dell’antagonista e dell’oggetto del desiderio. L’eroe e Jacopo in ambedue i piani. Sul piano privato e sentimentale l’oggetto del desiderio è Teresa, il ruolo di antagonista è ricoperto da due personaggi: il padre di Teresa e l’uomo a cui Teresa andrà in sposa che si chiama Odoardo. Sul piano pubblico oggetto del desiderio è la patria e l’antagonista è Napoleone, non nominato nel romanzo. I due sistemi quindi corrispondono. Notiamo che Jacopo non sposa la donna che desidera e non ha una patria. Sono possibili forme di integrazione nella società. Nella concezione settecentesca infatti il matrimonio segnava la maturità di un giovane, il suo ingresso nella vita adulta. I personaggi dell’Ortis sono personaggi statici. Jacopo è buono e generoso; Odoardo è gretto e ottuso. Alcuni personaggi fanno parte della vita di Jacopo prima dell’inizio del racconto, questi sono Lorenzo Alderani, il destinatario delle lettere, la madre di Jacopo, personaggio che non entra mai direttamente in scena ma costituisce una presenza silenziosa, Loretta, un’amica di cui Jacopo chiede notizie a Lorenzo, poi ci sono Odoardo, il padre di Teresa, Teresa e la sua sorellina di 4 anni, Isabellina.
Livello contenutistico: La morte appare all’eroe come unica alternativa, subito all’inizio del romanzo. La morte che per Foscolo è in termini materialistici distruzione totale può essere anche sopravvivenza illusoria nella memoria della sepoltura compianta. Nelle prime pagine del romanzo troviamo sia il nichilismo disperato che il recupero di valori positivi attraverso l’illusione. Il nichilismo resta uno dei poli della dialettica. Jacopo è un perseguitato politico che abbandona Venezia e il sacrificio della patria nostra consumato si riferisce al Trattato di Campoformio. Il collegamento con l’autore è immediato e senz’altro presente, bisogna però evitare le semplificazioni eccessive. Foscolo non ritrae completamente il vero se stesso. Il rapporto tra la vita e la letteratura risulta sempre un po’ manipolato, non possiamo fare un’equivalenza Foscolo- Jacopo senza pensarci approfonditamente, senza dubbio Jacopo è una maschera di Foscolo, in relazione con lui ma non del tutto. Livello stilistico - retorico: Pone in luce uno stile scandito e sentenzioso che procede per opposizioni, paradossi e triplicazioni, queste conferiscono al brano il valore di sentenza inappellabile. Alla riga 8-9 troviamo una metafora e un’allitterazione. E’ presente in tutto il brano una forte enfasi, “Quella dell’Ortis- diceva Segre- è una prosa nutrita di poesia, un modello di prosa nuovo, nutrito di tensione drammatica. Si nota l’influenza dell’Alfieri” Livello sintattico: Viene messo in luce la brevità delle frasi e la presenza di periodi di una sola proposizione. La prosa ha il carattere della sentenza. Sono presenti proposizioni interrogative dirette, di carattere retorico, incalzanti. Livello lessicale: Sono presenti voci arcaiche e latineggianti ,ad esempio riga 1 consumato, alla riga 4 mi commetta , e sono presenti espressioni enfatiche e drammatiche, vinto dalle sue lagrime riga 4, il mio sciagurato paese alla riga 7 insieme a tu mi fai raccapricciare.
Jacopo nel suo peregrinare per l'Italia giunge a Milano, capitale della Repubblica cisalpina. Incontra Parini, vecchio poeta. Si tratta di un episodio chiave del romanzo. Il testo si presenta come un dialogo tra il giovane Jacopo e il vecchio poeta, l’argomento del dialogo è la situazione politica dell’Italia napoleonica, una situazione negativa. Jacopo sceglierebbe di fronte a tale situazione una rivolta generosa mentre Parini fa un’analisi lucida e consapevole dell’impossibilità di ogni alternativa. Il vecchio poeta denuncia la degenerazione della libertà rivoluzionaria che ha preso di fatto il posto degli altri regimi passati, poi denuncia il fatto che gli intellettuali italiani siano tornati ad essere cortigiani, poi denuncia lo spegnersi dello spirito eroico e la scomparsa di valori basilari come la benevolenza, l’ospitalità e l’amore filiale. Il vecchio poeta disillude Jacopo che crede ancora nel mito della purezza dell’eroe. Il contesto storico secondo Parini è contaminato e Jacopo non potrà evitare di subirne la contaminazione. Parini esprime l’esperienza di Foscolo sulla rivoluzione. Il ritratto di Parini non è infatti attendibile storicamente perché Parini non è mai arrivato a conclusioni così nichiliste. E’ presente anche nella posizione di Jacopo il tema del suicidio che rappresenta lo sbocco nichilista quando le speranze finiscono. In Jacopo che si suicida Foscolo avrebbe rappresentato le tendenze negative della sua stessa personalità in modo da poter continuare su un’altra strada, quella di continuare ad adoperare all’interno del regime napoleonico.
Livello contenutistico: Jacopo si trova in Liguria ed espone a Lorenzo la sua lettura sconsolata e pessimistica delle vicende storiche. La condizione del dolore, secondo lui, è connaturata alla storia dell’uomo, alla sua condizione esistenziale. Il testo riporta la seconda parte della lettera e ci accorgiamo leggendo che va maturando in Jacopo la decisione del suicidio. Jacopo giunto a Ventimiglia per mettersi in salvo all’estero cambia opinione vinto dallo sconforto e si decide a tornare indietro per morire sulla terra della propria patria. Il tema è politico, è chiara la delusione storica della generazione post illuministica dinanzi all’evoluzione autoritaristica della Rivoluzione Francese gestita da Napoleone. Ritornano nel testo tutti i temi dell’opera: la perdita della libertà, la perdita della patria, l’esilio, la caduta delle illusioni, la violenza politica. Il pessimismo storico di Foscolo si esprime nel testo in forma lucida e disincantata. Per Jacopo l’intera storia è regolata da un meccanismo di sopraffazione violenta dell’uomo sull’uomo. C’è una sfiducia netta nei confronti della concezione illuministica della storia, che era per gli illuministi il luogo in cui si realizzava la ragione come progresso. Alla riga 30-31 si legge una concezione pessimistica forte. Livello sintattico: Notiamo nella prosa una tendenza alla declamazione e all’esibizione lirica.
I due passi analizzati offrono un esempio della ricerca di valori positivi che ritroviamo, compresente al nichilismo disperato, anche nell’ Ortis. La morte non è più annullamento totale, unica via d’uscita alla situazione storica in cui ci troviamo, ma consente la sopravvivenza, un legame con il mondo dei vivi attraverso il ricordo e il compianto delle persone care. Inoltre l’esule può trovare un approdo sicuro riposando nella “terra de’ padri”: la terra è comparata a un grembo materno che lo accoglie. Tutto ciò è solo un’illusione e Jacopo ne è consapevole ma proprio l’illusione può consentire di vivere. Se sul piano della storia è impossibile superare l'ostacolo e ciò spinge ad una posizione nichilista; sul piano delle illusioni e dei miti invece l’ostacolo può essere aggirato. La sepoltura lacrimata è il primo di questi miti elaborati da Foscolo come risposta attiva alla delusione storica che potrebbe portarlo alla rassegnazione e all’impotenza creativa. Questa strada nell’ Ortis rimane solo potenziale, avendo il nichilismo il sopravvento, mentre si svilupperà nei sonetti e nei Sepolcri.
totale in cui si cancellano ansie e sofferenze. L’immagine eroica, il mito umano che Foscolo va costruendo di sé è analogo a quello dell’Ortis. Livello sintattico: I periodi lunghi e complessi caratterizzano le quartine mentre periodi più brevi e con ritmo serrato caratterizzano le terzine. Ci sono molti enjambement o inarcature che conferiscono molta dinamicità al testo. Livello retorico: Notiamo i parallelismi al vr 3-5 “e quando...e quando” , vr 10-13 “e intanto… e mentre”. Quindi la poesia si fonda sul ricorrere di espressioni identiche e di rigorose simmetrie. Livello lessicale: Notiamo nelle scelte del Foscolo molta dinamicità; ad esempio nelle terzine vi sono termini che reciprocamente si annullano. Ne sono un esempio “pace” e “spirto guerrier”. I verbi “dorme” e “fugge” sono collocati a fine verso e sono entrambi collegati al soggetto da un forte enjambement così Foscolo esalta la dinamicità, il senso della trasformazione.
Il fratello Giovanni Dionigi si era suicidato per debiti di gioco a 20 anni nell’ottobre del 1801. Foscolo scrive il sonetto nel 1802. Il sonetto si basa su materia autobiografica e si articola in blocchi in sé conclusi e collegati. Compare il tema dell’esilio, della tomba e della figura materna. Il tema dell’esilio compare al vr 1-2 e vr 7-8, ciò conferisce al sonetto una struttura circolare che rafforza il senso di sconfitta, è impossibile ricomporre il nucleo familiare. L’unica alternativa è la morte, morte però lacrimata che consente almeno nell’illusione un ritorno. L’immagine della morte è pertanto positiva nel sonetto. La storia è come un potere arcano contro cui è vano lottare. L’esilio è carico di valori simbolici, Foscolo continua a costruire una figura eroica di se stesso: la figura dell’eroe tormentato. Notiamo che il modello del testo è latino “Carme 101” di Catullo (pag 113).
Livello sintattico: Unico blocco sintattico di 11 versi che comprende le 2 quartine e la prima terzina. Segue poi un periodo che occupa una terzina. I sonetti tradizionali al contrario di questo vorrebbero invece una coincidenza di periodi sintattici e strofe. Il poeta vuole però esprimere attraverso la sintassi di questo sonetto in modi inquieti della passione soggettiva. La sintassi è dunque tortuosa, presenta inarcature e il discorso è appassionato e ininterrotto. La complessità sintattica riproduce l’errare dell’eroe. Livello contenutistico: Il tema dell’esilio occupa per intero il sonetto con il tema della morte e della poesia eternatrice. La struttura è circolare. Due eroi tornano al punto di partenza. Ulisse è un eroe e classico e torna al punto di partenza (= Itaca) in modo reale mentre Foscolo, eroe di codice romantico, torna al punto di partenza soltanto in modo ideale attraverso il canto. L’eroe classico è positivo, conclude felicemente le proprie peregrinazioni mentre l’eroe romantico è negativo e non conclude felicemente. Il suo è un vagare senza approdo in cui Foscolo proietta la crisi degli intellettuali. Notiamo come i miti presenti nella poesia non siano per Foscolo un ornamento ma un’esperienza affettiva e autobiografica. La crisi e la sconfitta inevitabile generano regressione. Il ritorno sognato nella sepoltura è un ritorno al grembo materno. Venere e Zacinto si fondono nel mito della grande madre, paradiso perduto dell’infanzia. Materna è anche l’immagine dell’acqua. Da ultimo notiamo che insieme al rapporto esplicito Foscolo-Ulisse se ne può intuire uno implicito Foscolo-Omero.
Il carme dei Sepolcri è un poemetto di 295 endecasillabi sciolti. Fu composto nel 1806 a Milano e fu pubblicato nel 1807. E’ indirizzato a Ippolito Pindemonte con cui Foscolo aveva avuto una discussione a Venezia sul valore delle tombe. Una discussione che traeva origine da un provvedimento napoleonico: l’editto di Saint Cloud del 1804 con cui si imponevano le sepolture fuori dai confini delle città e con delle lapidi tutte uguali. Questo editto suscitò ampie discussioni, Pindemonte cristiano sosteneva il valore della sepoltura individualizzata. Foscolo in un primo tempo era invece favorevole all’editto ma poi tornò sulle sue idee. Foscolo ribadisce le sue tesi materialistiche ma le completa in un secondo momento con altre considerazioni: le tombe hanno comunque valore. Vi è sempre una dialettica nel suo pensiero. La tomba garantisce l’illusione della
sopravvivenza presso i vivi, fondamentale non solo come centro di affetti familiari ma per la civiltà umana. Per i valori civili che devono poter essere tramandati insieme alla memoria dei grandi uomini, degli eroi. Così attraverso l’illusione sono possibili nuove azioni politiche ed eroiche nella storia modellate su quelle del passato. Sul piano filosofico non ci sono alternative: la morte è nulla eterno. Il genere del carme è quello della poesia cimiteriale che ha fortuna verso la fine del 700. Il carme in più è poesia civile di meditazione filosofica. Foscolo scrive che questo carme vuole animare l’emulazione politica degli italiani. Foscolo stesso scrive una sorta di sommario esplicativo dell’opera in uno scritto indirizzato a Guillon, un letterato francese che aveva accusato Foscolo di scarsa originalità. Il carme ha una solida struttura argomentativa, sostiene una tesi e la sviluppa contemporaneamente Foscolo vuole parlare “alla fantasia e al cuore” servendosi anche di figurazioni e di miti. Foscolo stesso propone una suddivisione del carme in 4 parti: l’epigrafe iniziale non è una delle leggi delle 12 tavole, come Foscolo afferma, ma si trova nel “De legibus” di Cicerone. Questa epigrafe si contrappone al mondo classico, caratterizzato dalla pietas verso i defunti, al mondo attuale. la prima parte del carme dimostra come i monumenti inutili ai morti giovano ai vivi perché destano affetti virtuosi Livello contenutistico: Da 1 a 22) il poeta ribadisce le tesi materialistiche, la morte è un momento del ciclo naturale di perenne trasformazione della materia. Il morto non sente più nulla, non può trovare quindi conforto nella tomba. Sul piano pratico queste idee settecentesche non bastano più al nostro autore e alla tomba viene dato valore affettivo. Sono questi i 2 primi blocchi concettuali del carme. Da 51 a 90) sono un esempio in negativo della tesi prima dimostrata. La tomba del Parini è stata una sepoltura non degna la cui descrizione riproduce il luogo lugubre della poesia preromantica.