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riassunto del libro "il riso e il pianto" di Plessner
Tipologia: Sintesi del corso
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3. LA POSIZIONE ECCENTRICA Con locuzione “come reazioni corporee” si sottolinea che ricerca non retrocede davanti difficoltà poste da comprensione processi corporei, come filo ha fatto sostenendo di non avervi nulla a che fare. Rispetto a linguaggio, gesti, espressioni mimiche, riso e pianto mostrano FORTE EMANCIPAZIONE DEI PROCESSI CORPOREI DALLA PERSONA(in essi, segreta composizione natura umana). Se uomo perde controllo in linguaggio e azione, che ne mostrano l’altezza, precipitando al di sotto suo livello si rivela altezza originariamente tenuta ma non tipo legame uomo-suo corpo. Non rivela nulla di tale legame nemmeno perdita di controllo in caso indebolimento o interruzione coscienza perché qui si sfalda unità persona e neanche nei processi che si fondano su scissione più o meno artificiale come arrossire, impallidire, vomitare … IN RISO E PIANTO, benché persona perda controllo, RIMANE PERSONA poiché CORPO SI INCARICA IN SUA VECE DELLA RISPOSTA rivelando possibilità su cooperazione tra persona e suo corpo: uomo risponde come persona e nel farlo si avvale sua corporeità. FINE DEL CONTROLLO dato all’uomo attraverso sua esistenza fisica: come corporeità nel corpo: uomo è sempre e comunque corporeità anche se convinto avere anima immortale all’interno e ha questa corporeità come questo corpo. Possibilità usare per esistenza fisica espressioni verbali diverse risale a duplice carattere dell’esistenza stessa: uomo HA questa esistenza ed E’ questa esistenza →esistenza corporea è perciò per uomo un RASPPORTO DUPLICE tra sé e sé. Ognuno parla proprio io, il cui ambito non va comunque oltre confini suo proprio corpo essendo non spaziale. “All’interno” o “al centri proprio corpo” sono espressioni contraddico essenza non spaziale dell’io. Questa situazione interiore, di me nel mio corpo, intrecciata col mio essere inserito in spazio cose(sono pezzo mondo esterno): mia corporeità si trova su stesso piano altre cose corporee che compaiono in orizzonte mia percezione → SITUAZIONE MIO ESISTERE E’ DUPLICE: come corpo e nel corpo. Queste 2 disposizione formano unità non separabile, decidere per 1 delle 2 è fraintendere necessità intreccio. In questo senso posizione uomo è ECCENTRICA: per un verso, mondo e mio corpo manifesti e controllabili in misura in cui entrano in relazione con l’io, per l’altro, mantengono priorità sull’inserimento in questa prospettiva, in quanto disposizione indifferente rispetto a me. Uomo non si esaurisce completamente in nessuna 2 disposizioni:non è soltanto corporeità e non ha solo corporeità → esigenza dell’esistenza fisica richiede accordo essere-avere/fuori-dentro. Per trovarci di fronte problema basta richiedere a corpo qualche attività inconsueta e si presenta necessità accordare due modalità esistenza fisica. In questo(controllo) uomo inferiore ad animale perché esso non si vive come interiorità/io e quindi non deve superare frattura tra sé e propria esistenza fisica; non può neanche venirgli l’idea tentare con suo corpo qualcosa non già prescritto da capacità motorie e da istinto. Solo uomo consapevole situazione oggettiva proprio corpo, impedimento costante, ma anche continuo stimolo a superarlo. Suo rapporta con se come corporeità ha inizio da strumentalismo perché egli vive tale corporeità come mezzo. 4. MEDIAZIONE ED ESPRESSIVITA’. IL VOLTO E LA VOCE Posizione eccentrica è modalità esistenza con corpo(essere-nel-mondo-come-vivente) che mantiene p.d.v. neutrale interno psichico-spirituale ed esterno-fisico: in quanto determinazione formale di uno “stare in” abbraccia duplicità di esterno e interno e rende così possibile rapporto uomo con proprio corpo. Da tale concetto si possono comprendere orizzonti della manifestazione e rappresentazione dell’uomo. IN SAGGIO SU CATEGORIE DELL’ORGANICO possibilità necessarie di cui può disporre un essere dalla posizione eccentrica raggruppabili in: p.d.v. NATURALE-ARTIFICIALE, IMMEDIATO-MEDIATO, RADICATO-SRADICATO = mediatrici tra condizione fondamentale posizione eccentrica e modalità tipiche dell’agire umano. In posizione eccentrica si fondano proprietà corporee e spirituali con cui uomo si manifesta. In essa caratteristiche essenziali e monopolio dell’uomo appaiono in loro indissolubile legame, indipendentemente da quale sia aspetto dell’esistenza umana cui esse vengono attribuite. Anche riso e pianto si rendono comprensibili in legame col altre caratteristiche essenziali sotto condizione formale della posizione eccentrica. Come forme di manifestazione prossime a linguaggio e mimica anche R e P appartengono a AMBITO DELL’ESPRESSIVITA’, in rapporto con situazione reclusione in proprio corpo. Solo a uomo sua situa corporea è data oggettivamente e adeguatamente: egli si esperisce come cosa e come interno a una cosa che tuttavia si distingue da tutte le altre → questa unità suo corpo(corporeità) gli si rivela come mezzo docile, autonomo, oggettivo. Animali strumentalizzano senza consapevolezza e senza prima dover preventivamente
trovare rapporto con essa: nel sollevarsi sopra sua esistenza fisica (così potendo definirsi un io) questa sua situazione in mondo qui si presenta come immediatamente mediata( per mezzo mio corpo mi trovo in contatto immediato e immediatamente vissuto con cose mondo). Solo attraverso mediazione mio corpo, che io stesso vivendo sono(sebbene io lo abbia)l l’io è presso le cose, guardando e agendo:immediatezza mediata non va spiegata perché base per spiegazione del ruolo dei processi spaziali e materiali in costituzione, ad es., di coscienza, illusioni … In quanto modalità esistenziale posizione eccentrica riconducibile a certe leggi strutturali di ogni vivente. In immediatezza mediata si radica possibilità impadronirsi dell’essere del mondo in modo oggettivo, nel sapere e nell’azione. A essa corrisponde strumentalità della corporeità che però mette in risalto solo un aspetto rapporto con esistenza fisica. Un altro è l’espressività della corporeità che si manifesta in gesti, mimica, condotta, linguaggio, forme espressive come R e P … corrisponde a tensione da compensare continuamente e all’intreccio corpo-essere ed corpo-avere: è modo originario per venire a capo del fatto abitare in un corpo e contemporaneamente di avere un corpo Animali vivono in espressività e loro corporeità riflette cambiamento dell’eccitazione in movimenti espressivi caratteristici. In gestualità e condotta ciò che è interiore diviene visibile. Poiché anche uomo appartiene a livello animale su piano espressivo si comporta in fondo come animali(disposizioni d’animo con stessa morfologia dinamica). Manifestazione - essendo un portare all’esterno improntato dall’interno – è testimonianza di relazione interno - esterno. Corporeità, in quanto superficie di manifestazione, è superficie di limitazione vissuta di fronte all’ambiente e sebbene esterna, essa coappartiene all’interno. Espressività si emancipa per un potere del singolo che assume maschera e condotta artificiale, come dimostra l’attore: uomo deve contare su tale potere per trovare rapporto compromissorio con propria esistenza fisica. Poiché è difficile restare naturale ognuno è incline e ha bisogno assumere atteggiamento: naturalezza è rinuncia perché uomo intuisce, in suo sviluppo personale o sociale, artificialità sua esistenza. Superfici corporee e voce hanno ruolo di ORGANI ESPRESSIVI grazie cui espressione diviene comprensibile all’esterno. VOLTO(finestra dell’anima) è parte corpo si sottrae naturalmente all’auto percezione, nascosto a se stesso e aperto verso fuori è superficie di limitazione/mediazione di ciò è proprio con ciò è altrui, dell’interno con l’esterno. Posizione eccentrica volto dinanzi al mondo rende uomo diverso da animali: esprime e vive della “reciprocità delle prospettive” e la porta a espressione. VOCE è cassa risonanza originaria dell’espressione, mezzo ideale per esternazione, graduabile secondo potenza, livello e forza dello stato emotivo e dei suoi mutamenti, veicolo della comunicazione musicale e linguistica. Ascoltando continuamente noi stessi appariamo aperti e scoperti verso interno e verso esterno. Inspirazione ed espirazione sono condizione possibilità di emettere suoni che accompagnano situazioni biologicamente importanti(segnali e atteggiamenti espressivi), garantiscono un contatto che evoca linguaggio, intesa e persino canto. In animali pressione interiore cresce quanto basta per darsi sfogo(forte tensione induce scaricamento, in questo caso vocale). Affinché eccitazione si scarichi in riso e pianto devono darsi motivi e possibilità per suscitarli di cui solo uomo, per posizione eccentrica verso mondo e verso propria esistenza fisica, dispone. In vita quotidiana, modalità espressive dell’uomo passano continuamente une nelle altre. Davvero R e P sono coppia di espressioni con modalità opposte come vuole opinione generale?
LA MODALITA’ ESPRESSIVA DEL RISO E DEL PIANTO
Di solito abbiamo ripartizione proporzionale: si ride per felicità, si piange per dolore. Contrasto immagini espressive sembra corrispondere a contrasto sensazioni. Pianto più complesso perché cambia affezione stessa che sfocia in pianto: molteplicità fonti pianto è prova che schema up and down è insufficiente.
1.LINGUAGGIO, GESTO SIMBOLICO, ESPRESSIONE GESTUALE LINGUAGGIO si serve di suoni, articolati come segni per dei significati, ed è via della comunicazione che va indirettamente al dato fatto cui ci si riferisce. Parlare è esprimere, comunicare, collegare in mediazione del dire su base di una cosa. Agli animali mancano parole perciò solo corpo parla(linguaggio mimico è elemento intermedio tra linguaggio animale e umano, tra movimento espressivo e parola: strizzando occhio diamo a intendere qualcosa a qualcuno in determinata situazione perché presupponiamo che tra uomini ci sia stessa tradizione). Quanta parte ha l’accordo in riuscita del singolo movimento? Uomini no in comune nemmeno segnali di
cosa si ottiene da essa? Movimento espressivo non finalizzato a comportamenti/segnali! Mimica più differenziata ce l’ha uomo che potendo parlare ne ha meno bisogno: essa si sottrae a volontà, interrompendo agire pianificato perché proviene da profondità della natura dell’esistenza vitale. Per riconciliarla con finalismo si è cercato derivare movimenti espressivi dall’azione : per DARWIN 1 espressione mimica è residuo, ora inutile di funzione che nella filogenesi aveva sua utilità, per PIDERIT^2 è azione con oggetto fittizio e per KLAGES 3 è metafora dell’azione → o ha un fine o deve averlo avuto → 1 teoria degli organi rudimentali: come organi in regresso anche funzioni in regresso che primitivo usava per sopravvivere e che appartengono ora a uomo come abitudini irrigidite. → TEORIA DELL’ESPRESSIONE DEI MOTI DELL’ANIMO: in immagine mimica rabbia canini in mostra, movimento sopravvissuto a processo regressione dei canini divenendo puramente dimostrativo. PIANTO presentato invece come reazione difensiva dell’occhio vs disturbi ambientali su cornea o reazione riflessa che segue azioni brusche o dolorose su occhio e dintorni → per associazione, sensazione dolore, anche quando occhio non coinvolto, porta lacrime fino a mutamento dal dolore corporeo a psichico. 2 Perchè alcune azioni individuali subiscono metamorfosi in espressione? Secondo Darwin colpa è della sopravvivenza di certe affezioni che gettano ponte tra individuo presente e quello di passato remoto MENTRE secondo PIDERIT si deve partire da mutamento di significato e da qui elaborare immagine della rispettiva espressione: prende sul serio l’intenzione ma la interpreta in vista finalismo come azione succedanea. Nell’espressione uomo fa solo come se perseguisse un fine mentre nell’azione un fine effettivamente realizzato: a ogni circuito delle sensazioni appartengono reazioni corrispondenti con cui si uniscono secondo principio delle abitudini associate finalisticamente. C’è strana predilezione a descrivere stati d’animo con concetti presi da sfera gusto: risonanza mimica di altre qualità sensibili è più limitata. A vantaggio teoria Piderit c’è fatto che difficile distinguere in caso singolo tra espressione originaria e gesto mimico. Egli volle riconoscere solo reazioni finalizzate, azioni avessero come causa originaria e oggetto solo sensazioni e così dovette costruire meccanismo di trasmissione inconscio e involontario appesantendo così sua teoria. Dal p.d.v psicologico non risultano sostenibili né monopolio della reazione finalizzata(azione) né idea che reazioni suscitate solo attraverso sensazioni. 3 KLAGES riuscito a distinguere in teoria Piderit nucleo corretto riconoscendo indipendenza di un’intenzione simbolica e a interpretare da essa immagini della gestualità. Non sensazione ma sua piacevolezza(ripugnanza(accento sentimentale) decisive perché “fa capire”: sono tonalità di carattere sentimentale della nostra esperienza vissuta che ci mettono in stato d’animo di attrazione o repulsione. → vino aspro e aspra fatica introducono momenti originariamente affini e manifestati con espressione inasprita. Mimica può assomigliare//eguagliare azione ma non imitarla fittiziamente e quindi non condividendo sua intenzione diretta verso scopo: ha la propria LEGGE DEL SENSO(in forme impulsive del sentimento che decidono della rispettiva configurazione in comportamento e fisionomia). Klages rompe con pregiudizio della psicologia positivistico-intellettualistica per cui sentimenti = stati passivi riconoscendo in ogni sentimento una caratteristica forma impulsiva che si scarica in espressione elementare. Sentimento e immagine mimica vissuti in loro corrispondenza. Espressione compare accanto ad azione agendo come simbolo di un ‘azione o al suo posto: stessa tensione impulsiva può scaricarsi in azione(di fatto non porta a nulla in quanto metafora o surrogati di azione) o in atto gestuale(si scarica realmente).
3.IL CARATTERE ESPRESSIVO DEL RISO E DEL PIANTO A quale azione reale si potrebbero equiparare riso e pianto in una attenuazione simbolica? Diversamente da espressioni guidate da emozione in loro manca passaggio interno → esterno: uomo può R e P solo se si consegna ad essi. Motivo del riso ci assale ed esercita costrizione(spesso va represso con forza per evitare esplosione); anche motivo pianto assale nostro auto controllo e quando cediamo a commozione sgorgano lacrime → in loro c’è perdita padronanza(essere sopraffatti), rottura di equilibrio tra uomo ed esistenza fisica. Trasparenza corporeo- spirituale raggiunge livello più basso, processi corporei si emancipano e uomo viene colpito e spossato: perde rapporto con sua esistenza fisica che gli si sottrae facendo di lui ciò vuole. Sono modalità di m,manifestazione in cui ha valore espressivo la PRDITA DEL CONTROLLO COMPLESSIVO. Anche in catastrofe che vive rapporto con corporeità uomo trionfa e si conferma come uomo che al tempo stesso sacrifica e ricostruisce rapporto con corpo. Gestualità e azioni corrispondo a situazione che richiedono
risposta e a cui si può darne una per cui uomo si serve del suo corpo come di strumento. Se situazione non può essere affrontata diviene priva di possibile risposta → DISORIENTAMENTO(impossibilità di risposta sensata) è conseguenza naturale. Questa DISORGANIZZAZIONE si presenta diversamente secondo che impossibilità di risp a situa abbia o no carattere di MINACCIA PER VITA: 1) impossibilità di risp/situazione minacciosa → VERTIGINE: uomo capitola come persona e si presenta crisi esistenziale 2) no risp/no minaccia → RISO O PIANTO: uomo capitola come unità corporeo-spirituale cioè come vivente, perdendo rapporto con sua esistenza fisica. Corpo, uscito da rapporto con uomo, si incarica per lui della risposta non più come strumento ma come corpo. R e P né gesti né atti gestuali ma hanno carattere espressivo: loro opacità/insensatezza essenziali per loro significato espressivo, essi esprimono risposta si manifesta rumorosamente(diversi da arrossire e impallidire) → in grido è insita forza dell’autoaffermazione poiché ci si sente. Nel pianto lacrime hanno funzione di autoaffermazione ma singhiozzo e lamento non sufficienti all’espressione. A che situazione R e P danno risposta? ERDMANN “ si ride solo su altri, si piange solo su se stessi ” BERGSON “ riso è cordiale e freddo, intellettuale; il pianto è caldo di emozione e sentimento ” SCHOPENHAUER “ è espressione della compassione per se stessi ”.
I MOTIVI DEL RISO
1.LE ESPRESSIONI GESTUALI DELLA GIOIA E DEL SOLLETICO SUA TESI per cui modalità manifestazione fisica del riso corrisponde al motivo vi reagisce senza riceverne impronta può essere messa in dubbio da 2 possibilità suscitarlo: GIOIA e SOLLETICO → riso sembra autentico atto di espressione gestuale marcato da stato interiore. Gioia può avere diversi motivi e non certo che ciò per cui si gioisce rappresenta base per cui si ride. Solletico è invece stato ben preciso, modus di stimolazione rimane in superficie(modello stimolo – reazione) e fattore scatenante riso: riso così forzato considerabile atto espressione gestuale/vero riso? Domanda “si ride perché si è felici o si è felici perché si ride?” convalida legame in espressione tra questa disposizione e riso. Se mancano forme di manifestazione mancano anche corrispondenti moti dell’animo. Non confondere RISO e GIUBILO = irrefrenabile culminare in suono che fa seguito a impulso motorio dell’eccitazione gioiosa, esso è espressione gestuale della esplosione dinanzi a felicità. Essendo scaricamento libero di un sentimento traboccante si esterna localmente come serie grida simili a riso. Riso e giubilo sono diversi ma tali da potersi congiungere: quando a uomo viene tolta pesantezza raggiunge leggerezza della distanza da suo pari e da cose → in simile distacco si scoprono VERE FONTI RISO:SCHERZO, COMICITA’, MOTTO SPIRITO. Quanto più priva pretese società tanto maggiore sarà sua disposizione per stato d’animo di “non prende sul serio” (basta alcol a procurarlo). Poiché comicità e motto raggiungano vera profondità deve essere messo alla prova l’UMORISMO e allora riso diventa grande: leggerezza rafforzata da consapevolezza impossibilità di trovare risp a essenza cosa è clima migliore per esplosione riso → in tali situazioni riso diventa espressione gestuale del giubilo e da qui sorge falsa impressione che riso sia in generale gestualità. SOLLETICO è invece forma stimolazione AMBIVALENTE che rimane in superficie, al contempo gradevole e sgradevole. In questo gioco di attrazione e repulsione essenza del prurito da medesima consistenza: non intensità stimolo o impressione a decidere di qualità prurito ma l’ambivalenza, non legata a zona della sensazione fisica.
2.IL GIOCO In “giochi seri e impegnati “ distanza giocatore da suo gioco e sfera ludica di sua fantasia sottratta a intenzioni non serie e spacciata per campo di lavoro. Invece, in giochi di rapporto con ambiente e con altri si ha a che fare con cose bizzarre(cose rotanti, altalenanti …) Ambivalenza può determinare carattere di una situazione che percepiamo come oscillante poiché sia dipendente da nostra disponibilità e capacità creativa sia bizzarramente autonoma. Tale rapporto si produce in gioco con nostra volontà e vs nostra volontà. Giocare è sempre giocare CON QUALCOSA che dal canto suo gioca con giocatore → induce al VINCOLO senza consolidarsi al punto da annullare del tutto volere singolo, nondimeno, sussiste sempre pericolo di capovolgimento(gioco diventa serietà e al darsi caccia/catturarsi subentra combattimento, alla rappresentazione si sostituisce realtà). Finché si fa COME SE vincolo(= tendenza istintiva di molti animali, non intaccato da obbiettività) sussiste altrimenti diventa serietà e realtà univoca. Carattere immaginifico e capacità coinvolgere sono proprietà essenziali dell’oggetto del gioco o dell’altro giocatore.
conflitto comico. Comicità, come motivo riso, sta interamente dal lato dell’oggetto/situa ci sta di fronte(qualità fenomeno) si rivolge non solo a sensi ma a nostro modo vedere e a nostra concezione. Fenomeni comici non ci danno speranza esserne “venuti a capo”. Poiché fenomeno in sé persiste - nonostante sua impossibilità – veniamo a trovarci rispetto a esso in posizione ambivalente che non solo non trova risp ma costringe a accettare fenomeno. LO ACCETTIAMO MA NON LO PRENDIAMO SUL SERIO. Per divertire, ciò contrasta con norma deve essere in qualche modo anche bloccato. Secondo JUNGER comico si manifesta attraverso rapporto con regola con cui contrasta. Conflitto comico si distingue da tragico per disparità parti in disputa → comicità sta in fatto che, data superiorità avversario, è elemento inferiore a dare inizio a lotta. Provocazione inadeguata fa parte di schema conflitto comico che sin dall’inizio non è serio si conclude con risp commisurata del superiore(= farsi valere della regola) → decisiva è adeguatezza replica a provocazione in sé inadeguata. Pieno sviluppo conflitto comico si ha in società in cui spettatore è presentificazione norma. Gioco conflitto non serio si sviluppa solo in riflesso norma che non lascia ricadere propria luce su fenomeno se non c’è alcuno specchio la rifletta. Ridiamo solo perché non ne veniamo a capo: teoria che intendesse venirne a capo meglio noi soffocherebbe fenomeno in concetto → unico rapporto possibile con esso è non serietà! In comicità uomo sperimenta incapacità nel venire a capo della cosa e anche struttura cosa impedisce venirne a capo. Umorismo(capacità non perdere senso comico) non concepito unilateralmente: a comicità risponde l’uomo in sua totalità. Comicità non conflitto logico, etico o estetico ma appartiene a piano rifiuta ogni normalizzazione. Posizione eccentrica permette a uomo prendere se stesso e mondo come sensato e insensato(in assenza pericolo) contemporaneamente e in contemporaneità c’è nucleo comicità.
4.IL MOTTO DI SPIRITO ARGUZIA, intesa come forma espressiva, è sottospecie comicità(manifestazione in cui insita forza produttiva e comunicativa comicità: Fischer). Più difficile dire se sia legata a espressione linguistica. Motto spirito è espressione linguistica da cui derivano fenomeni di riso. Quando si cade in trappole linguaggio e parole usate come corpo estraneo si è sempre in ambito comicità. Motti basati su SUONO o su SENSO PAROLE obbediscono invece a principio assonanza e effetto finale, come in gioco parole, si regge su doppio senso(pluralità significati include contraddizione) di un’espressione. Spiritosaggine sta in combinazione di significato eloquente con un’espressione fonetica priva significato: qui domina principio dell’effetto finale(comicità non ce l’ha). Per quanto comico sia contenuto, forma, situazione , se non realizzate condizioni mediante cui espressione raggiunge effetto finale, motto non è spiritoso. C’è convinzione che motto sia/esprima un giudizio. Arte propria del motto è dare a intendere nel modus dell’allusione, in forza di ambiguità può essere ottenuta in modi diversi: dire velatamente è funzione di ogni effetto finale, punto d’avvio dell’effetto divertente che ci afferra senza ne sappiamo il perché. Contemporaneamente suo cardine si sottrae a presenza giudizio. C’è idea che essenza motto stia in brevità, idea lampo e illuminazione. Da qui l’apostrofare motto come un giudicare per gioco che mette in relazione inattesa cose apparentemente non associabili. Mentre doppio senso di per sé non necessariamente ha effetto spiritoso, l’allusione attraverso doppio senso soddisfa condizioni del motto e prende sua forza d’urto dal mascheramento(scoperta altro senso). In situazioni serie non ci si serve del doppio senso come mezzo, a meno che non sia parte dello stile: doppio senso significa possibilità essere portati con stessa espressione su 2 cose diverse. Un modo è utilizzazione di parola o frase avente doppio senso: qui è manifesto effetto finale del motto che però può anche restare velato. Effetto divertente non risale a osservazione di assurdità, a un gioco con non senso: solo con sovrapposizione di più sensi attraverso espressione linguistica si giunge a motto. Sovrapposizione intersezione sono ciò importa e ciò comprendiamo come effetto finale è il luogo della sovrapposizione(ma non lo cogliamo di per sé ma nell’effettuarsi di una trasparenza senso). In singolo caso difficile accordarsi su appartenenza di un motto a categoria letteraria. Motto si presenta come moto occasionale non vincolato a domanda né a dover esprimere esperienza vita generale. Spiritosaggine va oltre ambito letterario del motto e riesce a rallegrare per mezzo sovrapposizione dei sensi. Poiché risultato motto è comporre più significati in uno così che si sovrappongano e non sopprimano e si conservino mediante espressione pregnante, proprio con esso. motto linguaggio finisce oltre suoi limiti. Comprensione si rende autonoma rispetto a espressione attraverso legame e rimando a essa. Scoperta, che uomo fa di nuovo a ogni
frase/osservazione spiritosa, lo sorprende e rivela suo duplice rapporto con linguaggio:parlare con esso e vs esso. Comicità verbale avviene su piano linguaggio, motto su piano discorso(relazione semantica) tramite sovrapposizione sensi. Decisivo non è mezzo dell’espressione ma tipo senso comunicato per suo tramite che essenzialmente è significato linguistico(del discorso). MA PERCHE’ SPIRITOSAGGINE COSTRINGE AL RISO? Effetto divertente parte da sovrapposizione significati, chiarimento doppio senso, effetto finale, pregnanza significati. Perciò si è tentato spiegare motto come genere gioco: in realtà motto perde effetto divertente quando lo si conosce già! In estetica kantiana gioco = solo assenza serietà. Rimane solo fenomeno solletico cui si pensa dover ridurre motto per comprendere riso che provoca→ KANT “ motto unisce rappresentazioni eterogenee, lontane tra loro ed è peculiare facoltà adattamento appartiene ad intelletto in quanto porta oggetti sotto dei generi” : concezione evidenzia legame tra concetti ed elementi estranei tra loro attribuendo a legame una costituzione psichica in cui avversione e piacere si trovano in lotta. Per HECKER in motto abbiamo a che fare con 2 rappresentazioni la cui inconciliabilità insieme a una conciliabilità ancora possibile produce fonte piacere e di avversione. In realtà né lotta né avversione→ motto non sublime prurito spirituale. Divertimento sta in nascondere e dare discretamente a intendere e in sorpresa. Per KANT motto è come un’aspettativa che si risolve nel nulla. A motto manca però capacità spaventare in modo decisivo: quando uditore si mette in tensione si aspetta motto. Essere sorpresi(choc risulta da essere impreparati a ciò ci arriva e riso scaturisce da contrasto tra profondità spavento e ovvietà cause)e aspettarsi sorpresa(piccolo choc e comportamento resterà misurato) sono cose diverse per dinamica psichica. Per FREUD umorismo, comicità, motto sono fonti piacere in quanto risparmiano a uomo dispendio psichico: umorismo risparmia spreco sentimenti, comicità risparmia dispendio rappresentazioni, motto risparmia inibizioni. SCOPO MOTTO è quindi DIVERTIMENTO(RISPARMIO) → attraverso tecnica espressiva, tendenziosità (motto è aggiramento inibizione ingresso in libertà e riso è libero e liberatorio). In motto tendenzioso riso = risparmio energie e inibizioni psichiche e repressioni(inibizione aggirata, energia si libera e deviata in riso). In motto innocente si risparmia lavoro intellettuale (disporre del non senso come del senso serio). Piacere prodotto da motto conduce a sollievo da costrizione continua o da un dispendio energie(solo quando energia sfocia in riso) ma motto sviluppa del tutto suo effetto liberatorio solo in comunicazione(riso = prova riguadagnata libertà): per demolire inibizione inconsce non deve trarre origini da riflessioni coscienti e montature artificiose: deve essere prodotto subconscio, nato da idea lampo. Motto dimostra tale origine in sua affinità con sogno di cui condivide stesse tecniche: sogno deve interrompere inibizioni coscienza e formare fantasticherie latenti(brevità motto anche risultato dell’elaborazione inconscia) ma mentre in sogno spostamento così grande da non consentirne comprensione, motto per ottenere suo effetto deve rispettare condizioni comprensibilità. Mentre sogno è prodotto asociale, motto è prodotto sociale e metodo per recuperare all’interno società font piacere andate perse. Fenomeno ingenuità segna passaggio da comicità(trovata involontaria) a motto. Eruttività riso indica presenza di tensione latente. Quanto a motivi del motto e spiritosaggine → NIETZSCHE motto è epigramma per morte di un sentimento e aggiungiamo epigramma che porta con sé anticipazione sua morte. Profondità effetto del motto dipende da forza e carattere di tensione a lui intrinseca, effetto divertente si fonda su tecnica trasformazione del senso e sovrapposizione significati che crea ostacolo con stessi mezzi con cui li supera. Tensione accumulata con creazione di ostacolo si rompe con effetto finale e defluisce in riso.
5.IMBARAZZO E DISPERAZIONE Qui riso è forzato. A uomo imbarazzato proprio stato resta nascosto a causa consapevolezza comicità situazione, soprattutto a occhi altrui. Uomo non sa più che fare con se stesso e con mondo e sperimenta sospensione propria esistenza che gli palesa discrepanza sé/ambiente → fuga in comicità. Ci si sente inibiti, ci si avverte come un’immagine e ci si sente giudicati in aspetto. Insicurezza cresce fino a imbarazzo quando tale sapere ostacola rapporto con proprio corpo in realizzazione comportamento richiesto da situazione. L’imbarazzato si sente oggettivato e “spogliato”. Diverso il caso dell’imbarazzo provato in consapevolezza di insuperabile distanza dall’altro o di incapacità trovare tono giusto. Persona imbarazzata, cmq, si vergogna del proprio imbarazzo. Mentre vergogna non in relazione a comunità, imbarazzo vi è in presenza altre persone → consapevoli sproporzione tra valutazione di ciò che situa richiede e incapacità corrispondere loro. Uomo quietanza disorganizzazione in rapporto con sua
sofferenza(p.185 processo). UOMO PIANGE PERCHE’ COMPATISCE: non pensa solo a sé ma sente al di là di sé. Vive in altro e partire da altro ritorna a se stesso trovando proprio dolore sotto forma di compassione. Uomo piange perché si duole di sé come sofferente. Cosa hanno in comune lacrime di amore, devozione, commozione, gioia, nostalgia, malinconia, dolore corporeo?
2.TENTATIVI DI CLASSIFICAZIONE filo conduttore costituito da stratificazione di corpo, psiche, spirito. Non rifiutabile del tutto concezione di C.SPITZ di una serie in progressione dei motivi del pianto fondata su tale stratificazione. PIANTO ELEMENTARE, condizionato psicologicamente, a certa distanza dall’io corrisponde a struttura di autocoscienza primitiva – infantile. PIANTO PERSONALE proprio di approfondimento interiore si verifica con pubertà(autocoscienza ha maggiore autonomia rispetto a mondo esterno, persona più sensibile). PIANTO SPIRITUALE di commozione, devozione e abnegazione che nasce in matura coscienza di se e del mondo(uomo colpito in ciò gli è più proprio ma non chiamato in causa come io personale). Indicazioni su prevalere di motivi corporei/emozionali/spirituali in varie fasi vita è generale: in ogni grado suo sviluppo uomo è un tutto → predominio maschilismo in culture superiori: donne conservano capacità piangere più a lungo di uomini, mondo maschile concede loro emotività e affettività in misura in cui esso vi rinuncia. PIANTO PERSONALE si presenta in MOLTEPLICITA’ SUE FORME: la SPITZ separa sentimenti più liberi da quelli più testi(con possibili incroci) in base a loro tipo dinamica. Distingue poi 4 forme principali del pianto: TESO, PREVALENTEMENTE TESO, PREVALENTEMENTE DISTESO, DISTESO.
Ma non può essere per sola debilitazione che uomo giunge al pianto. SCHWARZ cerca chiarire struttura sentimento e suo ruolo in scatenamento pianto: assume idea di graduazione da piano corporeo a psichico a spirituale.
In quadro pianto automatismo fisiologico passa in secondo piano mentre in primo piano domina l’ESPRESSIONE. Lacrime non perché uomo si sente avvinto e oppresso ma perché ne trae sollievo.
3.LA RISONANZA DEL SENTIMENTO Perché pianto si verifichi non bastano motivi ma occorre specifico atto capitolazione interiore → lacrime. SCHWARZ: elementi costitutivi pianto devono collocarsi in precisi elementi modificano in modo accidentale decorso concreto di un atto così che questi elementi solamente in questa determinata serie atti e in base alla loro stessa essenza possono produrre un effetto. Fattori/condizioni decisivi x pianto non in dolore o gioia in quanto tali ma in qualcosa di aggiuntivo che modifica dolore e gioia “in modo esteriore”. In questo qualcosa viene ad aggiungersi c’è SOSTANZA DEL PIANTO: sinora la conosciamo come atto del lasciarsi andare interiore effettuato da uomo stesso. Vi è alla base specie aderenza a cose in cui viene interrotta normale distanza dagli oggetti. SCHWARZ distingue 2 modalità di COMMOZIONE: quella INCISIVA e quella LIBERAMENTE ACCETTATA. In entrambe si realizza tipico legame sentimentale/affettivo con cose in cui uomo e mondo si compenetrano e non ha voce intelletto bensì cuore. In entrambe uomo consegnato a una forza dinanzi a cui egli deve contenersi. Poiché capitolazione interiore si fonda su essenza sentimenti, c’è scala di modificazioni che abbraccia habitus varie forme in cui sopravviene pianto. Sentimento e atto capitolazione possono anche bastare x pianto ma non va dimenticato che sentimento fondato su aderenza a cose che cancella ogni distanza: sentimento è legame tra me e qualcosa → tristezza, gioia, ira … non sono prese posizione rispetto a qualcosa ma richiami sintonici a cui ciascuno, secondo proprio temperamento, è consegnato. In quanto tali, emozioni possono variare di intensità e vivacità, autenticità e inautenticità: sentimento autentico è un essere chiamati totalmente in gioco nell’aderenza alle cose ed è centrale: tale centralità lascia spazio a oscillazioni intensità ed eccitazione(amore profondo/superficiale, rabbia pacata/rabbia vivace) →solo quanto sentimento in autentico manca mia partecipazione, questa centralità di me consacrato e rivolto del tutto a cose. Sentimento può essere infondato e ingiusto ma mai privo contenuto(per cui no limiti) che è costituito da una qualità che richiama la persona dinanzi a cui persona reagisce conformemente. Sebbene sentimento non sia oggettivo sua soggettività ha bisogno della distanza da una sfera oggettiva: può esserci cuore solo dove ci sia una ragione → sentimento è essenzialmente umano. In quanto richiamo sintonico si colloca a metà TRA reazione e risposta(qualità si rivolge a uomo e risveglia in lui una risonanza). REAZIONE E RISPOSTA sono rispettivamente un comportamento in cui non si prende/si prende posizione. Vecchio schema riservava coscienza a uomo e incoscienza ad animale concedendogli automatismo dei riflessi è falso: tuttavia solo uomo mostra comportamento cosciente nel senso di un agire motivato che passa attraverso prese di posizione. Anche sentimento sviluppato non è di per sé contenuto coscienze né le si sottrae: che ne sappiamo qualcosa o no non si aggiunge o toglie nulla all’essere catturati da sentimento. Se decidiamo secondo norme dell’intelletto su base di presa di posizione seguiamo prospettiva coscienza: ci riduciamo all’io dell’osservazione/pensiero/ analisi. Vs tale formulazione si difende sentimento in cui uomo intero è preso da una cosa prima che l’io abbia trovato tempo imporci distanza di una accorta freddezza. Nel DOLORE INTERIORE rimane spina: sentimento si sviluppa in consapevolezza di propria situa causata da perdita/offesa. Dolore e pena producono tristezza quando constatazione della forza superiore della situa perde insistenza: anche qui, uomo giunge a capitolazione immediatamente o attraverso interiorizzazione sofferenza. In AGITAZIONE o IRA dolore sostituito da irrigidimento e aggressività e in sconfitta si scorge irrevocabilità situa/inefficacia affezioni utilizzate. In PERIPEZIA DA UN ATTEGGIAMENTO TESO A UNO RILASSATO scopriamo che non c’è nulla di minaccioso a opporsi a noi e a risvegliare nostra resistenza. Ciò nondimeno capitoliamo nel senso che ci lasciamo sprofondare interiormente come dinanzi a un’entità al di fuori di ogni rapporto con noi, in situa in cui non c’è neppure possibilità fare qualcosa. Con interruzione normale relatività di nostra vita in e con mondo raggiungiamo un limite del comportamento assoluto. Queste lacrime le piange uomo prima di donna perché scaturiscono da pace immeritata in lotta con mondo(x pianto decisivo passaggio da comportamento teso a rilassato). Lo stesso vale per PERIPEZIE: mutamento confonde uomo e a ciò si
perché reazione all’inibizione del comportamento per inconciliabilità molti sensi delle possibilità cui agganciarsi sia riso e reazione a inibizione comportamento per soppressione relatività dell’esserci sia pianto.
2.LE DUE REAZIONI LIMITE in contrasto R/P non si risveglia dualismo piacere/dolore ma doppia limitazione del comportamento umano → 2 reazioni a situa limite. In quanto manifestazioni disorganizzazione rapporto persona con sua corporeità che risponde all’insorgere di un’impossibilità del comportamento essi non possono rendersi più comprensibili di così. Perché proprio riso in un caso e pianto nell’altro lo si lasca alla psicologia che non sarebbe però riuscita a trovare legame tra motivazione della loro dualità e le forme espressive(RISO: apertura, immediatezza, eruttività; PIANTO: chiusura, mediazione, gradualità). Piena estrinsecazione riso si ha solo in comunità: occasione riso ha effetto tanto più forte quanto più “oggettiva” essa appare e quindi ha bisogno conferma attraverso altri. Decorso riso è più breve di quello dello sviluppo del pianto, esso tende a concludere rapidamente sua crescita e passare a sfogo(labilità e rapidità). Status pianto è invece l’intenerirsi(diminuzione tensione e aumento commozione → isolamento in atto capitolazione interiore). Occasione pianto ha effetto tanto più forte quanto più singolo la coglie come “soggettiva” e in sintonia con propria interiorità( fatto altri siano commossi ha effetto ostacolante su pianto: abbassamento livello personalità e cancellazione confini tra individui li rende suscettibili di moti comunitari ma R e P collettivi suscitati da esterno per trascinamento → quanto maggiore è sviluppo uomo tanto più cercherà nascondere sue lacrime). Per R e P si possono tracciare legami tra momento scatenante e tipo di manifestazione fisica. In loro status corrispondono/rispondono a un motivo senza portate però, come gestualità, conio suo significato: ricevono loro impronta da un automatismo sottratto a dominio persona. Principio di fondo è rapporto uomo con sua corporeità, ovvero, sua posizione eccentrica + intervento di determinati meccanismi fisiologici (considerando uomo come totalità). Esistenza fisica impone a uomo duplice ruolo: egli E’ corpo e contemporaneamente è NEL corpo ovvero è CON un corpo(essere e avere incrociati)e sperimenta di continuo tale duplicità → L’ESSERE CONTEMPORANEAMENTE AL CENTRO IN PERIFERIA PRENDE NOME DI ECCENTRICITA’ : uomo deve continuamente trovare un rapporto con tale posizione, accordo tra cosa corporea che egli è e la corporeità che egli avita e controlla. Così gli si svela carattere mediato, strumentale, espressivo della sua esistenza. Così è per lui: 1) MEZZO e contemporaneamente ostacolo 2)MATERIALE per diverse modalità dell’espressione, del linguaggio, del gesto e dell’atteggiamento. Perché uomo possa usare proprio corpo in modo strumentale/passivo, deve essergli rivolta richiesta in questo senso che può o meno essere soddisfatta. Dinanzi a richieste non soddisfatte uomo non sa più che fare e con venir meno accordo tra essere corpo e avere corpo si ha disorganizzazione, corpo si emancipa e qualche automatismo entra in gioco al posto dell’uomo. Indagine sul mezzo con cui si passa all’automatismo è oggetto della fisiologia → 3 TESI circa cause corporee dello scatenamento e meccanismi di R e P: 1)presenza in cervello di centri particolari, la cui stimolazione darebbe via a meccanismi 2) 2 reazioni appartengono a diversi sistemi funzionali, quello animale e quello vegetativo, la cui opposizione attraversa tutta fisiologia dell’organismo. 3) mettere in relazione 2 reazioni ai limiti del comportamento umano sia con i 2 sistemi sia con antagonismo di coscienza e sentimento. Di sicuro, per conoscenza rapporti uomo - mondo/suo corpo, connessioni fisiche hanno significato. Interpretazione popolare del loro contrasto condizionata da visione quotidiana vita: equazione riso – piacere può ancora funzionare ma quella pianto – dolore è falsa. Venuto meno principio piacere – dispiacere cosa assicura antitesi R e P? → LORO CARATTERE DI REAZION A UNA CRISI DEL COMPORTAMENTO UMANO IN GENERALE, hanno in comune l’essere risposte a situazione limite.
Comportamento specificamente umano ha dimensione di gioco in cui si può raggiungere dei limiti e che dà a comportamento un’impronta MEDIATA E INDIRETTA. Questi 2 elementi evidenti in rapporti: in mondo e tra lui e il mondo. Suo comportamento non si realizza in conformità con rispettivi rapporti di controllo ma nel cfr con essi(uomo li considera e si muove in consapevolezza loro struttura). Quando condizioni per formazione rapporti disturbate può venirgli a mancare spazio di gioco del comportamento e non trova più rapporto con essi. Inibizione dei rapporti ha 2 forme: inconciliabile molteplicità sensi O soppressione relatività esistenza. IN RISO inibita possibilità chiarezza in cui si orienta ogni comportamento serio. Qualunque sia fine del comportamento esso realizza unione tra vivente e ciò gli sta di fronte. Ma nell’uomo
il comportamento appare mediato attraverso il sogg del comportamento che diviene così consapevole di sé come soggetto entro e di fronte a certi rapporti oggettivi. Tutta immediatezza umana è mediata: immediatezza mediata si muove sul limite tra senso e non senso. Quando comp. Umano finisce al di là ciò gli è possibile risponde con R o P(o presa di distanza da contesti vincolanti o colpo improvviso che provoca isolamento): entrambe forme di limitazione stanno al di fuori dell’ambito di competenza della ragione. HERDER “ uomo è sempre in misura maggiore o minore un invalido delle sue più alte forze. Anche R e P, così legate a corporeità, si possono comprendere solo a parte da questo suo nobile contrasto”.