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Il Risorgimento Italiano: Unità, Indipendenza e Repubblica, Schemi e mappe concettuali di Storia

Questo documento scritto da me sintetizza il complesso periodo del Risorgimento italiano.

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2022/2023

Caricato il 22/07/2024

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IL RISORGIMENTO ITALIANO
L’unificazione d’Italia fu il progetto del XIX secolo, al quale si dedicarono molti
personaggi di spicco.
Il desiderio di unire il Paese dal punto di vista politico era vivo tra gli italiani già
dal tempo dell’occupazione napoleonica, ma dopo il fallimento dei moti
insurrezionali degli anni 20 e 31 si capì che non era possibile raggiungere
questo obiettivo con la logica delle sette carbonare e delle sommosse locali.
Era necessario affrontare il problema in maniera organica e organizzata,
diffondendo consapevolezza ed educando ai principi democratici e liberali la
popolazione.
Il primo ad occuparsi di questi temi fu il genovese Giuseppe Mazzini (1805-
1872), egli rese pubblico e coinvolgente il problema del Risorgimento d’Italia,
così venne chiamato il moto di riscossa politica e culturale che avrebbe portato
all’indipendenza. Mazzini fu dapprima un carbonaro, ma venne denunciato e
imprigionato, in carcere meditò su cosa fare una volta uscito e dopo tre mesi fu
libero. Decise di andare in esilio in Francia piuttosto che rimanere in Italia sotto
osservazione della polizia. A Marsiglia nel 1831 fondò la Giovine Italia, una
nuova organizzazione rivoluzionaria. Il programma si sviluppava su tre punti
fondamentali:
-Unità, cioè creare uno Stato unico;
-Indipendenza, cioè affrancarsi da ogni soggezione straniera;
-Repubblica, perché solo la repubblica poteva garantire la libertà;
Tutto ciò però non sarebbe stato possibile senza la fiducia nel popolo, esso
infatti, guidato da Dio, doveva essere il vero protagonista, da qui il motto
mazziniano “Dio e popolo”. La rivoluzione popolare doveva essere preparata
non attraverso segrete cospirazioni, ma attraverso nuovi metodi di lotta: la
propaganda (con manifesti e giornali stampati all’estero e fatti entrare
clandestinamente in Italia) e la guerriglia (con al costituzione di bande armate
che agissero continuamente per suscitare nel popolo la voglia di insorgere). La
Giovine Italia ebbe successo soprattutto in Piemonte e Lombardia, ma i primi
moti fallirono, sia in Piemonte che a Genova e Mazzini venne condannato a
morte in contumacia; fuggì in Sud America dove rimase per 14 anni. Fu
tormentato dalla famosa “tempesta del dubbio”, afflitto dalle tante vite perse
senza raggiungere l’obiettivo. Ritornò in Europa e dall’Inghilterra continuò a
lavorare per l’indipendenza italiana. Un altro tragico evento colpì il movimento
mazziniano, cioè la fucilazione dei fratelli Bandiera, due ufficiali della marina
austriaca che si allearono con i mazziniani e sbarcarono in Calabria per aiutare
la popolazione insorta. I Borboni però catturarono il gruppo e li fucilarono
assieme ad altri sette compagni.
Altri personaggi proposero alternative a quella mazziniana:
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IL RISORGIMENTO ITALIANO

L’unificazione d’Italia fu il progetto del XIX secolo, al quale si dedicarono molti personaggi di spicco. Il desiderio di unire il Paese dal punto di vista politico era vivo tra gli italiani già dal tempo dell’occupazione napoleonica, ma dopo il fallimento dei moti insurrezionali degli anni 20 e 31 si capì che non era possibile raggiungere questo obiettivo con la logica delle sette carbonare e delle sommosse locali. Era necessario affrontare il problema in maniera organica e organizzata, diffondendo consapevolezza ed educando ai principi democratici e liberali la popolazione. Il primo ad occuparsi di questi temi fu il genovese Giuseppe Mazzini (1805- 1872), egli rese pubblico e coinvolgente il problema del Risorgimento d’Italia, così venne chiamato il moto di riscossa politica e culturale che avrebbe portato all’indipendenza. Mazzini fu dapprima un carbonaro, ma venne denunciato e imprigionato, in carcere meditò su cosa fare una volta uscito e dopo tre mesi fu libero. Decise di andare in esilio in Francia piuttosto che rimanere in Italia sotto osservazione della polizia. A Marsiglia nel 1831 fondò la Giovine Italia , una nuova organizzazione rivoluzionaria. Il programma si sviluppava su tre punti fondamentali:

  • Unità , cioè creare uno Stato unico;
  • Indipendenza , cioè affrancarsi da ogni soggezione straniera;
  • Repubblica , perché solo la repubblica poteva garantire la libertà; Tutto ciò però non sarebbe stato possibile senza la fiducia nel popolo, esso infatti, guidato da Dio, doveva essere il vero protagonista, da qui il motto mazziniano “Dio e popolo”. La rivoluzione popolare doveva essere preparata non attraverso segrete cospirazioni, ma attraverso nuovi metodi di lotta: la propaganda (con manifesti e giornali stampati all’estero e fatti entrare clandestinamente in Italia) e la guerriglia (con al costituzione di bande armate che agissero continuamente per suscitare nel popolo la voglia di insorgere). La Giovine Italia ebbe successo soprattutto in Piemonte e Lombardia, ma i primi moti fallirono, sia in Piemonte che a Genova e Mazzini venne condannato a morte in contumacia; fuggì in Sud America dove rimase per 14 anni. Fu tormentato dalla famosa “tempesta del dubbio”, afflitto dalle tante vite perse senza raggiungere l’obiettivo. Ritornò in Europa e dall’Inghilterra continuò a lavorare per l’indipendenza italiana. Un altro tragico evento colpì il movimento mazziniano, cioè la fucilazione dei fratelli Bandiera, due ufficiali della marina austriaca che si allearono con i mazziniani e sbarcarono in Calabria per aiutare la popolazione insorta. I Borboni però catturarono il gruppo e li fucilarono assieme ad altri sette compagni. Altri personaggi proposero alternative a quella mazziniana:
  • GIOBERTI era un sacerdote, la sua proposta fu moderata e pacifica: mantenere gli Stati esistenti e chiedere riforme ai vari regnanti, i quali poi, tramite accordi politici stipulati insieme, avrebbero creato una federazione di Stati presieduta dal papa. Questo movimento fu accolto da molti e venne chiamato “federalista” o “neo-guelfo”.
  • BALBO era un patriota piemontese, vedeva delle lacune nella teoria di Gioberti, ad esempio, come cacciare gli austriaci dal Lombardo-Veneto? Secondo lui non con la guerra, ma con trattative diplomatiche. Per attuare la federazione italiana era necessario a suo parere offrire la presidenza al pontefice e la conduzione politica al Regno di Sardegna, il quale era l’unico Stato ad avere un esercito efficiente e una solida tradizione militare: insieme avrebbero condotto le trattative con Vienna.
  • FERRARI E CATTANEO due studiosi lontani sia dalle posizioni mazziniane che moderate, sostenevano la possibilità di creare una federazione repubblicana sul modello degli Stati Uniti, laica e democratica, basata sulla sovranità popolare e l’uguaglianza sociale. Una svolta si ebbe quando venne eletto papa il senigalliese Giovanni Mastai Ferretti, che divenne Pio IX , aveva idee liberali e non approvava la politica austriaca: egli mise in atto alcune riforme, come l’amnistia per i prigionieri dello Stato della Chiesa, l’apertura del governo ai laici e l’istituzione di una Guardia civica affidata ai cittadini e non ai mercenari. Sull’esempio del papa anche i sovrani italiani furono costretti ad attuare delle riforme, tutti tranne l’imperatore d’Austria e Ferdinando II di Borbone: ciò causò molti tumulti e rivolte e Ferdinando II fu costretto a concedere una Costituzione. Stessa cosa fecero altri sovrani: Carlo Alberto di Savoia nel 1848 diede al Regno di Sardegna lo Statuto Albertino , che verrà adottata nel 1861 come la Costituzione del Regno d’Italia fino al 1946 con l’avvento della Repubblica. Alcuni dei principi erano: -la libertà religiosa; -la libertà di stampa, pensiero e azione; -l’uguaglianza dei diritti indipendentemente dallo stato sociale; -imposizione a tutti del pagamento delle tasse; -distinzione tra potere esecutivo e legislativo; il potere giudiziario rimaneva fortemente assoggettato al re; LA PRIMA GUERRA D’INDIPENDENZA Le insurrezioni scoppiate in Europa nel 1848 investirono anche l’Italia e iniziarono a Venezia con l’assalto delle carceri e la liberazione dei patrioti Tommaseo e Manin, Venezia fu proclamata libera e venne istituita la Repubblica di San Marco;

I territori tosco-emiliani rifiutarono di ricadere sotto il granduca e chiamarono Garibaldi a comandare i volontari; nel frattempo l’Inghilterra aveva dimostrato di essere dalla parte della causa italiana, dunque Cavour tornò al governo e avviò le trattative con Napoleone III che lo aveva tradito, ma che era sempre più interessato a Nizza e Savoia. Nei territori ribelli venne indetto un plebiscito per decidere sull’annessione al Regno di Sardegna e il 97% della popolazione si mostrò favorevole, dunque Cavour ottenne il favore da parte del re di Francia all’annessione di Toscana, Emilia e Romagna in cambio della cessione di Nizza e Savoia. Il 2 aprile 1860 si riunì il nuovo Parlamento di Torino che contava deputati eletti provenienti da Piemonte, Sardegna, Lombardia, Toscana, Emilia e Romagna. Nel frattempo Garibaldi in Sicilia organizzava la sua spedizione, la popolazione infatti era ormai insofferente verso il regime dei Borboni e mostrava segni di ribellione. Gli esuli siciliani in Piemonte avevano contattato Garibaldi e gli avevano proposto di organizzare i volontari che sarebbero insorti ed appoggiarli anche via mare. La prima insurrezione scoppiò a Palermo, venne subito repressa ma Garibaldi non si fermò e arruolò volontari dalle campagne. Il 6 maggio 1860 partì da Quarto (sobborgo di Genova) la famosa spedizione dei Mille , composta da volontari provenienti da tutta Italia; dopo sei giorni sbarcarono a Marsala, grazie all’appoggio della flotta inglese che sorvegliava il porto. Lo scontro fu duro e cruento, ma i garibaldini ebbero la meglio e i volontari accorsero da tutta l’isola. L’esercitò sbarcò in Calabria e poi entrò a Napoli, a questo punto intervenne l’esercito piemontese che scese nel centro- Italia, mentre Garibaldi combatteva la battaglia del Volturno riuscendo a respingere l’attacco di Francesco II di Borbone. Cavour si affrettò a proclamare un secondo plebiscito per l’annessione al Regno di Sardegna dei territori delle Due Sicilie e il consenso per l’annessione fu schiacciante. Le truppe di Vittorio Emanuele II arrivarono in Campania e il 26 ottobre 1860 Garibaldi andò a Teano dove incontrò il re e lo salutò come re d’Italia. Garibaldi però rimase deluso del trattamento ricevuto, in quanto il re cercò in tutti i modi di allontanarlo dalla scena politica e militare, rifiutò decorazioni e soldi e si ritirò sull’isola di Caprera. L’opera di unificazione però non era ancora conclusa, mancavano Roma e il Veneto. Le Marche e l’Umbria con un plebiscito vennero annesse al Regno e nel 1861in tutte le regioni si tennero le prime elezioni dei deputati al primo Parlamento Italiano, sempre con sede a Torino, costituito da rappresentanti provenienti da tutta la penisola; il 17 marzo 1861 venne proclamata la fondazione del Regno d’Italia sotto la monarchia dei Savoia, Vittorio Emanuele II ne fu il primo re. Lo Stato adottò la bandiera tricolore con lo stemma dei Savoia.