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Il Sublime e il Dolore, Guide, Progetti e Ricerche di Estetica

La possibilità che il dolore sia qualcosa di sublime.

Tipologia: Guide, Progetti e Ricerche

2023/2024

Caricato il 30/06/2024

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PONTIFICIA FACOLTÀ TEOLOGICA
DELLA SARDEGNA
IL SUBLIME E IL DOLORE
Possibilità di accordo in “Lettere sul dolore”
di Emmanuel Mounier
Elaborato scritto
Studente:
TORE CARIA
Docente:
Prof. ANDREA OPPO
ANNO ACCADEMICO 2023-2024
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PONTIFICIA FACOLTÀ TEOLOGICA

DELLA SARDEGNA

IL SUBLIME E IL DOLORE

Possibilità di accordo in “Lettere sul dolore”

di Emmanuel Mounier

Elaborato scritto

Studente:

TORE CARIA

Docente:

Prof. ANDREA OPPO

ANNO ACCADEMICO 2023 - 2024

Ama il dolore perché è mezzo di espiazione (“Padre Pio”).

Capitolo 1 IL SUBLIME:

EVOLUZIONE E CONTRADDITTORIETÀ DEL CONCETTO

1.1 Sviluppo del concetto. Ila parola “Sublime” deriva dal greco “Ύψους” che indica ciò che è alto, elevato. E analizzando il sentimento suscitato dal sublime, riconosciamo che porta con sé una elevazione, uno slancio: è un sentimento che immediatamente provoca un senso di paura e terrore, ma allo stesso tempo c’è un’elevazione rispetto al senso di paura che si esprimere in un giudizio nei confronti di ciò che ci sta davanti riconoscendolo Sublime. Il concetto nel corso dei secoli è stato oggetto del pensiero di tanti filosofi, a partire da Platone e Aristotele. Se per Platone il Sublime riguarda una forma di esaltazione e delirio, in Aristotele troviamo una contiguità tra Sublime e Tragico, anch’esso infatti suscita pietà e terrore. Il concetto continua il suo sviluppo con gli stoici in una visione morale e poi con uno scritto attribuito a Dionisio Longino in cui si descrivono cinque fonti del sublime. Dal XVIII secolo si chiarisce ancora meglio cosa sia il Sublime grazie a una distinzione e opposizione con il Bello: per Burke è un sentimento contradditorio, un orrore dilettevole; per Kant dal Sublime si è sia attratti che respinti; per Schiller è Sublime quell’oggetto contro cui soccombiamo fisicamente e naturalmente ma su cui ci eleviamo moralmente e razionalmente.^1 1.2 Concetto in Immanuel Kant. Nel libro secondo della Critica del giudizio di Kant, dal titolo “Analitica del sublime”, il filosofo accosta la facoltà del giudizio del bello a quella del sublime. (^1) Cfr. Sergio GIVONE, Estetica. storia, categorie, bibliografia , La Nuova Italia, Firenze 1998, 196 - 199.

Riconosce alcuni punti in comune di bello e sublime: entrambi piacciono per sé stessi; entrambi presuppongono non un giudizio dei sensi o dell’intelletto ma un giudizio di riflessione; entrambi sono giudizi singolari ma si danno come giudizi universali rispetto ad ogni soggetto. Kant evidenzia anche le considerevoli differenze: il bello della natura riguarda la forma dell’oggetto, limitata, riguarda un piacere legato alla qualità, e inoltre implica direttamente un sentimento di agevolazione e intensificazione della vita; il sublime invece implica e provoca la rappresentazione dell’illimitatezza, un piacere legato alla quantità, un sentimento di piacere che sorge indirettamente prodotto dal senso di un momentaneo impedimento. Nel sublime quindi l’animo è alternativamente attratto e respinto, si tratta di un piacere negativo, che contiene meraviglia e stima, percepito contrario alla finalità per il nostro Giudizio e quasi violento contro l’immaginazione stessa: tanto più sublime quanto maggiore è tale violenza.^2 1.3 Concetto in Friedrich Schiller «Sublime è quell’oggetto nella cui rappresentazione la nostra natura sensibile riconosce i propri limiti, mentre la nostra natura razionale avverte la propria superiorità, la propria libertà da ogni limite; un oggetto, dunque, contro cui soccombiamo fisicamente, ma su cui ci eleviamo moralmente, vale a dire in virtù delle idee»^3. Così esordisce Schiller in un suo libro facendo capire da subito che davanti al sublime da un lato ci troviamo in una condizione di dipendenza dalla natura e dall’altro affermiamo un’indipendenza dalla natura. Distingue il sublime in teoretico e pratico: «Un oggetto è teoreticamente sublime quando ha in sé una rappresentazione dell’infinità che l’immaginazione non è in grado di raffigurare. Un oggetto è praticamente sublime quando ha in sé l’idea di un pericolo che la nostra forza fisica sa (^2) Cfr. Immanuel KANT, Critica del giudizio , tr. it. di Alfredo Gargiulo, a cura di Valerio Verra, Laterza, Roma 1989⁴, 91-94. (^3) Friedrich SCHILLER, Del sublime Sul patetico Sul sublime, a cura di Luigi Reitani, SE, Milano 1997,

Capitolo 2 IL DOLORE: ESPERIENZA E TESTIMONIANZA DI MOUNIER 2.1 Una vita segnata Emmanuel Mounier nasce a Grenoble il 1° aprile 1905 da famiglia medio borghese, grazie alla quale riceve una salda educazione cattolica. Dopo la perdita di un occhio all’età di 13 anni, si diploma in Filosofia e entra alla Sorbona dove inizia degli studi su Peguy. Nel 1928 muore il suo grande, e per lui anche l’unico, amico Georges Barthélemy. Dopo averci pensato e pregato a lungo, ed essersi paragonato con le persone che gli erano vicine, nel 1932 inizia l’avventura della rivista “Esprit” e di “Troisième force” un movimento alternativo a capitalismo e comunismo guidato dall’amico Izard. Nel 1935 sposa Paulette Leclerq, bibliotecaria di Bruxelles, dove abiteranno fino al 1938 per poi trasferirsi a Parigi. Il 6 Marzo 1939 Hitler invade la Cecoslovacchia e in Settembre Mounier, a causa della sua invalidità per l’occhio mancante, viene destinato in un ufficio amministrativo dell’esercito. Nel 1940, quando i tedeschi aggirano la linea Maginot, si reca con la famiglia a Lione e da lì verrà chiamato ad insegnare a Uriage. Il suo personalismo era in contrasto con la linea del governo collaborazionista di Vichy, perciò viene sospeso dall’insegnamento e nel 1941 viene interdetta la sua rivista. Nel Gennaio 1942, dopo l’arresto di un corriere di un movimento clandestino nelle cui carte si fa il nome di Mounier, anche quest’ultimo viene arrestato e poi incarcerato a Clermont Ferrand. Liberato dopo più di un mese dall’arresto viene nuovamente arrestato qualche mese dopo e condotto a Val-les-Bains. Grazie a uno sciopero della fame di 12 giorni fu trasferito alle carceri di Lione, dove rimane per altri tre mesi, fino al processo in cui viene assolto col beneficio del dubbio. Si trasferisce a Dieulefit e prende il cognome della moglie riuscendo a riprendere con la rivista “Esprit” nel 1944.

Nel frattempo era nata la sua prima bambina, Francoise, nel 1938. In seguito a un’iniezione sbagliata era entrata in coma per un’encefalite acuta all’età di 2 anni non riuscendo più a uscirne, e morirà all’età di 16 anni nel 1954. Mounier morirà prima, probabilmente anche a causa delle sofferenze che ha vissuto: dopo un primo attacco cardiaco nel Settembre 1949, e un secondo nel febbraio successivo, avrà un terzo e ultimo attacco nella notte del 22 Marzo 1950 a quasi 45 anni.^6 (^6) In assenza di un’unica fonte completa si veda la biografia di Emmanuel Mounier nel sito di Wikipedia, https://it.wikipedia.org/wiki/Emmanuel_Mounier (consultato il 27 Maggio 2024).

un’immensità di mistero e di amore che ci abbaglierebbe se lo vedessimo faccia a faccia»^9. Proprio Emmanuel guardando la figlia in una condizione di certo non felice, già dallo sbocciare della sua vita è costretta come un vegetale in un letto, vede qualcosa di sublime, vede che quella condizione fa di lei un dono ancora più grande e misterioso per la propria vita: «Ho avuto la sensazione, avvicinandomi al suo piccolo letto senza voce, di avvicinarmi a un altare, a qualche luogo sacro dove Dio parlava attraverso un segno. Ho avvertito una tristezza che mi toccava profondamente, ma leggera e come trasfigurata. E intorno ad essa mi sono posto, non ho altra parola, in adorazione»^10. 3.3 L’inaspettato L’ultima possibilità è scritta di proprio pugno dallo scrittore in una sua lettera alla madre. Ci dice infatti: «Quello che è sublime è il desiderio di amarsi, la lotta per l’amore. La trasfigurazione dell’amore, la beatitudine dell’amore sono frutto di un miracolo, che ci è concesso raramente»^11. E nel parlare di amore intende non un amore accomodante che è parzialmente frutto della menzogna ma un amore che insieme alle gioie deve portare anche delle ferite: non le ferite inutili degli egocentrismi, ma quelle necessarie per non vivere i rapporti come abitudine. La vera natura dell’affetto infatti «non consiste nell’essere felici insieme, ma nell’essere più insieme. Si tratta della legge del più della crescita spirituale e della verità che fa male, del sacrificio che fa male, della lotta che fa male»^12. Per Mounier ciò che rende più vero l’amore è proprio attraversare la sofferenza affinché possa essere trasfigurata e vissuta come gesto di offerta, come gesto di amore a Dio e agli uomini. Un amore che supera l’egoismo accettando di attraversare il dolore e così sublimandosi. (^9) MOUNIER, Lettere sul dolore, cit., 61. (^10) MOUNIER, Lettere sul dolore, cit., 66. (^11) MOUNIER, Lettere sul dolore, cit., 95. (^12) MOUNIER, Lettere sul dolore, cit., 94.

CONCLUSIONI Il presente elaborato si è posto l'obiettivo di riscontrare ciò che può dirsi sublime dalla lettura delle lettere sul dolore di Mounier. Dopo aver chiarito cosa si intende con il termine “sublime” abbiamo potuto vedere come tale giudizio estetico si può accostare al tema della sofferenza, individuando infine tre possibilità di esprimere tale giudizio nel leggere le lettere del nostro Emmanuel. Questo approfondimento ha chiarito come non tutta la sofferenza può essere detta sublime, ci sono delle condizioni: la sofferenza non deve essere percepita tale da paralizzare, non deve sopraffare totalmente l'altro. E ciò che ha permesso a Mounier di non essere sopraffatto da questo male è la fede. La sua fede gli ha permesso di vedere tutto in un’ottica positiva ed eterna. In conclusione possiamo affermare che certamente l'esperienza del dolore, e di tutto ciò che può rendere una vita faticosa e difficile da vivere, può essere guardata e riconosciuta sublime. Certo è però che la fede che il protagonista ha vissuto e trasmesso è molto di più di un giudizio estetico. È una vita abbracciata da una positività certa che non solo sublima il dolore ma lo accetta e desidera come necessario per l’identità del cristiano, per essere di Cristo e conformarsi a Lui.

INDICE

  • INTRODUZIONE
  • CAPITOLO 1 IL SUBLIME: EVOLUZIONE E CONTRADDITTORIETÀ DEL CONCETTO
    • 1.1 Sviluppo del concetto.........................................................................................
    • 1.2 Concetto in Immanuel Kant.
    • 1.3 Concetto in Friedrich Schiller
  • CAPITOLO 2 IL DOLORE: ESPERIENZA E TESTIMONIANZA DI MOUNIER
    • 2.1 Una vita segnata
    • MOUNIER CAPITOLO 3 IL SUBLIME DOLORE: POSSIBILITÀ IN “LETTERE SUL DOLORE” DI
    • 3.1 Una vita sublimata
    • 3.2 Un’ostia consacrata
    • 3.3 L’inaspettato
  • CONCLUSIONI.............................................................................................
  • BIBLIOGRAFIA
  • INDICE