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Il Terzo Settore, e limiti, Dispense di Scienze Umane

terzo settore, limiti e welfare state

Tipologia: Dispense

2017/2018

Caricato il 01/05/2018

marcopegoraro
marcopegoraro 🇮🇹

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IL TERZO SETTORE
Azione volontaria, terzo sistema, economia civile, terza
dimensione, privato sociale, settore non prot, enti non
commerciali, enti senza scopodi lucro.
Nonostante i tentativi messi in atto dai vari Paesi Europei per fronteggiare le dicoltà
nanziarie e organizzative, la crisi del Welfare State appare ancora oggi profonda e
complessa. Forme alternative di solidarietà e di redistribuzione delle risorse
economiche sono state sperimentate in quello che è stato chiamato il “Terzo
settore”, comunemente denito anche privato sociale. Esso consiste in un tentativo
sorto spontaneamente in seno alla società civile per ovviare, da un lato, alle più gravi
dicoltà e inecienze dello Stato sociale, e dall’altro di dare risposta alle nuove
esigenze sorte nella società e sconosciute no a pochi anni fa.
Il termine Terzo settore è stato coniato dai sociologi per identicare quella categoria di
soggetti che si pongono in una situazione intermedia tra il settore pubblico (primo) e
quello privato (secondo). Esso si interessa di tutti quei servizi che lo Stato non è in
grado di gestire o che non sono convenienti per il mercato o che sono nuovi problemi
che richiedono risposte. In Italia il Terzo settore rappresenta una grande realtà,
importante sia in campo economico che sociale. Esistono numerose realtà di iniziativa
privata che svolgono funzioni di interesse pubblico: strutture per il tempo libero nella
terza età, asili nido, ospedali privati gestiti da congregazioni religiose, etc. Nel 2013 il
settore no prot rappresentava il 6,4% dell’economia nazionale: erano 301.191 le
società no prot attive in Italia con 4,7 milioni di volontari, 681 mila dipendenti, 271
mila lavoratori esterni e 5 mila lavoratori temporanei. La Lombardia e il Veneto, e a
seguire altre regioni del Nord Italia, si confermano le regioni con la presenza più
consistente di imprese nel terzo settore, con quote del 15,3% in Lombardia e al 9,6%
del Veneto (dati ISTAT). Negli ultimi anni il fenomeno del volontariato è via via
aumentato sia per il numero delle associazioni che hanno coperto i settori operativi più
diversicati (solidarietà, cooperazione, convivenza, sostegno, auto-mutuo aiuto, etc),
sia per la specicità e la professionalità degli intervwenti in grado di coprire un pò
tutte le fasce d’età, sia per la variegata gamma degli iscritti. Concorrono a formare
l’area del terzo settore:
Il volontariato organizzato (Croce Rossa, Croce Verde, etc.)
L’associazionismo sociale (A.I.DO., A.V.I.S., ARCI, etc.)
Le cooperative, che possono essere di 2 tipi: di tipo A, se orono servizi sanitati
ed assistenziali a persone normodotate, di tipo B, se inserisce al suo interno
persone svantaggiate (cooperative sociali)
Le imprese no prot
Le fondazioni
Gli enti morali (persone giuridiche), enti religiosi
Il Terzo settore è costituito da tutte quelle organizzazioni che nalizzano la propria
attività all’erogazione di servizi di pubblica utilità, non perseguendo la logica del
protto, ma quello della solidarietà, gli eventuali utili dell’impresa sociale vengono
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IL TERZO SETTORE

Azione volontaria, terzo sistema, economia civile, terza

dimensione, privato sociale, settore non profit, enti non

commerciali, enti senza scopodi lucro.

Nonostante i tentativi messi in atto dai vari Paesi Europei per fronteggiare le difficoltà finanziarie e organizzative, la crisi del Welfare State appare ancora oggi profonda e complessa. Forme alternative di solidarietà e di redistribuzione delle risorse economiche sono state sperimentate in quello che è stato chiamato il “ Terzo settore ”, comunemente definito anche privato sociale. Esso consiste in un tentativo sorto spontaneamente in seno alla società civile per ovviare, da un lato, alle più gravi difficoltà e inefficienze dello Stato sociale, e dall’altro di dare risposta alle nuove esigenze sorte nella società e sconosciute fino a pochi anni fa.

Il termine Terzo settore è stato coniato dai sociologi per identificare quella categoria di soggetti che si pongono in una situazione intermedia tra il settore pubblico (primo) e quello privato (secondo). Esso si interessa di tutti quei servizi che lo Stato non è in grado di gestire o che non sono convenienti per il mercato o che sono nuovi problemi che richiedono risposte. In Italia il Terzo settore rappresenta una grande realtà, importante sia in campo economico che sociale. Esistono numerose realtà di iniziativa privata che svolgono funzioni di interesse pubblico: strutture per il tempo libero nella terza età, asili nido, ospedali privati gestiti da congregazioni religiose, etc. Nel 2013 il settore no profit rappresentava il 6,4% dell’economia nazionale: erano 301.191 le società no profit attive in Italia con 4,7 milioni di volontari, 681 mila dipendenti, 271 mila lavoratori esterni e 5 mila lavoratori temporanei. La Lombardia e il Veneto, e a seguire altre regioni del Nord Italia, si confermano le regioni con la presenza più consistente di imprese nel terzo settore, con quote del 15,3% in Lombardia e al 9,6% del Veneto (dati ISTAT). Negli ultimi anni il fenomeno del volontariato è via via aumentato sia per il numero delle associazioni che hanno coperto i settori operativi più diversificati (solidarietà, cooperazione, convivenza, sostegno, auto-mutuo aiuto, etc), sia per la specificità e la professionalità degli intervwenti in grado di coprire un pò tutte le fasce d’età, sia per la variegata gamma degli iscritti. Concorrono a formare l’area del terzo settore:

  • Il volontariato organizzato (Croce Rossa, Croce Verde, etc.)
  • L’associazionismo sociale (A.I.DO., A.V.I.S., ARCI, etc.)
  • Le cooperative, che possono essere di 2 tipi: di tipo A, se offrono servizi sanitati ed assistenziali a persone normodotate, di tipo B, se inserisce al suo interno persone svantaggiate (cooperative sociali)
  • Le imprese no profit
  • Le fondazioni
  • Gli enti morali (persone giuridiche), enti religiosi

Il Terzo settore è costituito da tutte quelle organizzazioni che finalizzano la propria attività all’erogazione di servizi di pubblica utilità, non perseguendo la logica del profitto, ma quello della solidarietà, gli eventuali utili dell’impresa sociale vengono

reinvestiti a comune utilità. La sua importanza sta anche nel recupero di efficienza che solitamente consente di realizzare, ma soprattutto nella rivitalizzazione del valore di solidarietà sociale che la delega delle problematiche sociali allo Stato aveva fatto sbiadire.

Tra i più importanti attori del Terzo settore italiano figurano le associazioni di volontariato che forniscono servizi di varia natura e generalmente con basso livello di professionalizzazione, erogati cioè da non professionisti. Importanti per la loro funzione sono le associazioni di solidarietà familiare la cui peculiarità risiede nell’attivazione del mutuo aiuto domestico e di cura familiare, assieme ad attività di sensibilizzazione delle famiglie ai compiti sociali ed educativi. Da più di 30 anni sono state istituite le cooperative sociali, realtà aziendali deputate alla promozione umana e all’integrazione sociale dei cittadini attraverso la gestione di servizi socio- sanitari ed educativi e l’inserimento di individui svantaggiati (malati psichici, diversamente abili, carcerati, etc.). Coloro che ne fanno parte possono essere retribuiti o volontari e, in ogni caso, il numero di questi ultimi non può superare la quota del 50% rispetto al totale dei soci stessi. Vi fanno parte anche gli enti religiosi, che sono spesso le istituzioni più antiche nel campo dell’assistenza e della beneficienza (agli orfani, agli ammalati, ai poveri, assistiti già nel XVII°). Le fondazioni bancarie, introdotte nel 1990 con l’obiettivo di perseguire valori collettivi e finalità di utilità generale. Analogamente sono presenti le fondazioni di tipo imprenditoriale, finanziate con gli utili delle imprese industriali, si occupano di assistenza alle categorie sociali deboli, alla difesa della natura e dell’ambiente, della valorizzazione dei beni artstici, storici e culturali, del finanziamento della ricerca di base. E’ stato dato anche adeguato riconoscimento all’esistenza di imprese sociali con obiettivi che non coincidono con il profitto, producono servizi ad alto contenuto relazionale e svolgono un’azione capace di produrre effetti positivi nei confronti della comunità di riferimento. Possono fregiarsi del titolo di impresa sociale, tra gli altri, le associazioni, le fondazioni, le cooperative e i consorzi. Importanti sono anche le Onlus, soggetti che godono di un particolare regime fiscale (riduzione delle tasse) perchè prive di scopo di lucro. Esse sono attive nei campi dell’assistenza sociale e socio-sanitaria, nella beneficienza, nell’istruzione e nella formazione, nello sport, nella promozione della cultura e dell’ambiente, nella tutela dei diritti civili e nella ricerca scientifica.

I limiti del Terzo settore.

  1. Anzitutto esiste un problema di pianificazione del privato sociale. Esso si compone di attività sorte spontaneamente nella società civile, che in mancanza di un centro coordinatore potrebbero di fatto rivelarsi inutili, non corrispondenti ai reali bisogni della collettività, con il rischio di avere sovrabbondanza di offerta in un campo e carenza in un altro. Solo lo Stato ha il potere di coordinare il Terzo settore, cioè di conoscere i bisogni effettivi della società, sapere ciò che esiste nell’offerta di servizi, stimolarne laddove essa rivela lacune.

  2. In secondo luogo, esiste un problema di controllo della qualità delle prestazioni erogate, affinchè i servizi offerti dal privato sociale rispettino gli standard minimi di qualità.

  3. In terzo luogo, esiste un problema di autonomia del privato sociale dal potere politico. Allo stato attuali il Terzo settore è ampiamente finanziato dallo Stato. Questo però crea dipendenza e spesso anche vincoli clientelari tra le