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Bauman e il terzo settore per Scienze Umane Liceo
Tipologia: Appunti
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Cenni biografici Nato da genitori ebrei a Poznań nel 1925, Bauman fuggì nella zona di occupazione sovietica dopo che la Polonia fu invasa dalle truppe tedesche nel 1939 all'inizio della seconda guerra mondiale. Successivamente, divenuto comunista, si arruolò in una unità militare sovietica. Dopo la guerra, incominciò a studiare sociologia all'Università di Varsavia, dove insegnavano Stanisław Ossowski e Julian Hochfeld. Durante una permanenza alla London School of Economics, preparò la sua maggiore dissertazione sul socialismo britannico che fu pubblicata nel 1959. Bauman collaborò con numerose riviste specializzate tra cui la popolare “Socjologia na co dzień” ("La Sociologia di tutti i giorni", del 1964), che raggiungeva un pubblico più vasto del circuito accademico. Inizialmente, egli rimase vicino al marxismo-leninismo ufficiale, per poi avvicinarsi ad Antonio Gramsci e Georg Simmel soprattutto dopo il 1956 e la destalinizzazione. Nel marzo del 1968, la ripresa dell'antisemitismo, utilizzato anche nella lotta politica interna in Polonia, spinse molti ebrei polacchi a emigrare all'estero; tra questi, molti intellettuali distaccatisi dal regime. Bauman, che aveva perso la sua cattedra all'Università di Varsavia, fu uno di questi. Egli dapprima emigrò in Israele per andare a insegnare all'Università di Tel Aviv; successivamente accettò una cattedra di sociologia all'Università di Leeds, dove dal 1971 al 1990 è stato professore. Dal 1971 ha quasi sempre scritto in lingua inglese. Sul finire degli anni ottanta, si è guadagnato una fama internazionale grazie ai suoi studi riguardanti la connessione tra la cultura della modernità e il totalitarismo, in particolar modo sul nazismo e l'Olocausto. Ha infine ottenuto anche la cittadinanza inglese. Si è spento il 9 gennaio 2017, all'età di 91 anni, nella città di Leeds, dove viveva e insegnava da tempo. Pensiero Bauman ha focalizzato le sue ricerche sui temi della stratificazione sociale e del movimento dei lavoratori, prima di elevarsi ad ambiti più generali come la natura della modernità, ecc. Il periodo più prolifico della sua carriera ebbe inizio dopo il ritiro dalla cattedra di Leeds, quando si guadagnò una vasta stima fuori dal circolo dei sociologi del lavoro con un libro sulle connessioni tra l'ideologia della modernità e l'Olocausto. Le sue più recenti pubblicazioni si sono concentrate sul passaggio dalla modernità alla post-modernità, e le questioni etiche relative. Con una espressione divenuta proverbiale Bauman ha paragonato il concetto di modernità e postmodernità rispettivamente allo stato solido e liquido della società.
Nei suoi ultimi lavori, Bauman ha inteso spiegare la postmodernità usando le metafore di modernità liquida e solida. Nei suoi libri sostiene che l'incertezza che attanaglia la società moderna deriva dalla trasformazione dei suoi protagonisti da produttori a consumatori. In particolare, egli lega tra loro concetti quali il consumismo e la creazione di rifiuti umani, la globalizzazione e l'industria della paura, lo smantellamento delle sicurezze e una vita liquida sempre più frenetica e costretta ad adeguarsi alle attitudini del gruppo per non sentirsi esclusa, e così via. L'esclusione sociale elaborata da Bauman non si basa più sull'estraneità al sistema produttivo o sul non poter comprare l'essenziale, ma sul non poter comprare per sentirsi parte della modernità. Secondo Bauman il povero, nella vita liquida, cerca di standardizzarsi agli schemi comuni, ma si sente frustrato se non riesce a sentirsi come gli altri, cioè non sentirsi accettato nel ruolo di consumatore. In tal modo, in una società che vive per il consumo, tutto si trasforma in merce, incluso
l'essere umano. La critica alla mercificazione delle esistenze e all'omologazione planetaria si fa spietata soprattutto in Vite di scarto, Dentro la globalizzazione e Homo consumens.
Secondo Bauman, l'"omogeneizzarsi" indica, relativamente ai rapporti tra i soggetti, un processo affine all'omologazione, all'assorbimento passivo dovuto a usi e consuetudini, a modelli culturali e di condotta prevalenti in un dato contesto sociale. Oppure si può riferire anche a comportamenti o valori che aprioristicamente e in maniera dogmatica vengono accettati e tramandati tra le generazioni di individui, senza alcuno spirito critico o alcuna capacità riflessiva. Passo successivo a ciò sono processi quali la spersonalizzazione e l'alienazione.
Secondo Bauman, nella modernità la morale è la regolazione coercitiva dell'agire sociale attraverso la proposta di valori o leggi universali a cui nessun uomo ragionevole (la razionalità è caratteristica della modernità) può sottrarsi. Non si può invece parlare della morale post-moderna, perché la fine delle "grandi narrazioni" del Novecento, cioè le ideologie, ha reso impossibile la pretesa di verità assolute, e quindi ci possono essere tante morali. Bauman propone un tipo di morale: la morale nasce come (ed è sostanzialmente) il consegnarsi totalmente dell'io al tu (ovvero di me all'altro). È un fatto assolutamente e totalmente individuale e libero. Poiché non può esistere un terzo che mi dice se la mia azione sia morale oppure no, non c'è più società, la quale necessita sempre di almeno tre persone. Ma come si traduce questa definizione individuale nella concreta pratica sociale? Bauman specifica che questa libertà di donarsi è sempre dentro a certi vincoli e costruzioni dati da una struttura che è, appunto, la società. L'impulso a essere per l'altro, a donarsi all'altro, indipendentemente da come l'altro si atteggia nei suoi confronti (questo impulso è stato formulato da Emmanuel Lévinas, filosofo francese contemporaneo) non è razionale; per questo per Bauman la morale (originata da tale impulso) è del tutto irrazionale. L'origine della morale è sempre un atto individuale, implica necessariamente un io (è la mia decisione), mai un noi (non è un atto collettivo, né l'esito di un accordo, perché è sempre la scelta del singolo di atteggiarsi in un certo modo nei confronti dell'altro). Se non c'è l'io l'atto morale non c'è. La morale quindi è un atto del tutto individuale, ma crea la società. La società nasce da una scelta etica individuale, l'atto etico individuale va fatto da me e non da altri, e però crea un vincolo: viviamo in società, siamo in società, solo in virtù del nostro essere morali. Per Bauman solitamente si incontra l'altro "non come persona": Bauman usa il termine “persona” nel senso in cui viene usato dall'interazionismo simbolico, per cui il concetto di persona è inteso nel senso di una maschera che ricopre un ruolo. L'identità di ogni individuo è la somma di tutti i ruoli che copre, per questo si parla solo di persone, cioè di attori che ricoprono ruoli. L'atto morale ci permette di incontrare l'altro non come persona/maschera, ma come volto, cioè nella sua vera identità e non nel ruolo. Con l'atto morale mi consegno a una debolezza assoluta (l'atto morale è l'antitesi del potere o della sua logica, che è forza) perché riconosco all'altro la possibilità di comandarmi, accetto di consegnarmi a lui. Il paradosso della morale per Bauman è che essa da un lato crea disordine, dall'altro è necessaria come atto fondante della società (senza l'impulso di aprirsi all'altro non ci sarebbero le relazioni sociali). Tuttavia, essendo l'impulso della morale irrazionale e libero, è in antitesi all'ordine sociale, e pertanto la morale rischia di non avere molto spazio in una società sempre più complessa che ha
Terzo settore Con la definizione di terzo settore si intende identificare una realtà che comprende quelle formazioni sociali che esercitano la loro attività secondo logiche e modalità differenti rispetto al mercato e al settore pubblico, ponendo l’accento così sulla natura privata di organizzazioni che erogano servizi e producono beni materiali e immateriali, la cui produzione è orientata al soddisfacimento di scopi solidaristici e di utilità collettiva: i soggetti che vi operano difatti manifestano precise motivazioni culturali, etiche valoriali proprie dell’agire volontario. Si può quindi affermare che il terzo settore (molti sono i termini con il quale è possibile definirlo, tra i quali terzo sistema, privato sociale, settore no profit, economia civile) è formato dall’insieme di istituzioni ed iniziative che, nate nel contesto della società civile, hanno la finalità principale di erogare beni e servizi di pubblica utilità caratterizzati da elevato contenuto relazionale, in quanto un certo numero di cittadini decide autonomamente di aggregarsi e di cooperare con lo scopo di individuare e fornire una risposta a bisogni specifici. La sua matrice fondamentale rimane essenzialmente di tipo sociale, ma è contraddistinto anche da valenze di carattere politico, giuridico, culturale ed economico: proprio in proposito di tale ultimo carattere, va specificato che le finalità perseguite possono dare luogo alla creazione di profitto, ma questo non viene né direttamente né indirettamente distribuito fra i soci, in quanto questi dichiarano a priori di volerlo impiegare per gli scopi statutari.
I prodotti tipici dei soggetti operanti nel terzo settore sono beni e/o servizi di tipo relazionale: un bene o servizio viene definito di tipo relazionale quando implica una condivisione, cioè quando può essere sia prodotto che fruito insieme da coloro che ne sono i produttori e i fruitori, attraverso appunto lo svolgersi della relazione che lega i due soggetti; il bene è definito così relazionale per il fatto che implica una relazione. I beni o servizi relazionali possiedono un’alta utilità sociale, e vengono erogati nell’interesse e a favore della collettività; non possono quindi essere suscettibili di una valutazione economica, ma il loro valore è determinato dall’intensità della relazione umana che il volontario riesce ad instaurare con il destinatario della sua azione. Questa relazione che si viene così a creare è ben sintetizzabile con la frase “Si dà, ma in contemporanea si riceve”, volta proprio ad esprimere come l’operatore svolga un’azione di gratuità e ne riceva in cambio, oltre a un senso di appagamento a livello personale, anche un riconoscimento da parte del destinatario della sua azione. Tali organizzazioni di terzo settore sono facilitati nell’offerta di questa tipologia di beni a contenuto relazionale, in quanto per la loro realizzazione è strettamente necessaria una componente umana, forti motivazioni da parte degli operatori impegnati, un forte legame con la comunità locale ed un elevato radicamento territoriale, il tutto in grado di garantire rapporti tra operatori e fruitori ad elevata connotazione fiduciaria.
L’acquisizione di una sempre più elevata competenza relazionale da parte degli operatori è lo strumento fondamentale che le organizzazioni di volontariato devono affrontare affinché il loro operato possa essere realmente efficace, dato che è oramai convinzione diffusa che le competenze
relazionali degli addetti debba essere sorretta da un’adeguata e costante formazione, in aggiunta alle motivazioni personal di ognuno che ne determinano l’impegno e l’investimento personale. I volontari e le organizzazioni operano secondo criteri di professionalità, acquisiti in seguito a una preparazione e a una formazione specialistiche, messe poi al servizio della collettività con interventi qualificati e mirati. Nessuna organizzazione può prescindere dall’attuare una seppur minima selezione di chi si presenta come candidato: no è difatti possibile accettare chiunque semplicemente sulla base della disponibilità di tempo e della buona volontà; per il bene degli utenti, dei volontari e dell’organizzazione stessa sono necessari meccanismi di selezione che consentano di verificare la coerenza tra i fini dell’organizzazione e le caratteristiche e attitudini delle persone. È quindi necessario che già nei messaggi di sensibilizzazione finalizzati alla ricerca di nuovi volontari si evidenzino chiaramente le competenze che si richiedono, cosicché chi non le possiede eviti di presentarsi. La formazione non è un impegno per i soli nuovi volontari, ma consiste in un percorso permanente di apprendimento per tutti gli operatori. Questi aspetti sono rilevanti per il fatto che la credibilità e il prestigio dell’azione gratuita si giocano fondamentalmente sulla base dell’eccellenza delle prestazioni e del modo di erogarle: in una sola parola, sulla qualità, intesa come l’insieme delle proprietà del servizio svolto che permette dei soddisfare pienamente le esigenze dell’utenza.
Il valore di un’impresa, sia essa for profit o no profit, è calcolabile non solo sulla base dei beni materiali che essa possiede (cioè ad esempio le immobilizzazioni presenti nel suo bilancio), ma anche in riferimento ai suoi beni intangibili, come ad esempio i dipendenti: difatti, sempre tenendo come esempio quello dei dipendenti, questi non rappresentano solo un costo per l’azienda, ma anche un bene intangibile, in quanto più il personale è preparato e motivato nel proprio lavoro, e più l’impresa ha valore. Questi beni intangibili possono essere di tipo motivazionale, professionale e di appartenenza, e sono beni individuali; ma se queste persone vengono messe assieme a lavorare, entrano in relazione fra di loro, producendo altri beni intangibili di tipo relazionale, che si presentano sottoforma di “clima” (un clima aziendale di collaborazione e di stima reciproca difatti è un bene intangibile, in grado di creare valore all’interno di un’impresa). Questi beni intangibili di tipo relazionale possono essere tanto interni all’organizzazione, quanto invece rivolti anche all’esterno della stessa: quelli rivolti all’esterno forniscono il cosiddetto capitale sociale o capitale relazionale, basato su relazioni di fiducia, benessere, amicizia e quant’altro, frutti della relazione fra individui. Le relazioni costituiscono quindi , specie nell’ambito delle organizzazioni di terzo settore, un capitale, basato però sulla gratuità, sulla produzione di beni e/o servizi senza scopi utilitaristici, con una finalità di base improntata sulla solidarietà e sulla cooperazione.
Oggi le organizzazioni di terzo settore si trovano ad affrontare la sfida di rimanere fedeli agli scopi originari di utilità sociale e, nello stesso tempo, mirare alla qualità dei beni e dei servizi offerti; per promuovere un no profit di qualità è necessario lo sviluppo di organizzazioni efficienti che sappiano rispondere adeguatamente ai bisogni della collettività, realizzando i propri obiettivi, attirando risorse (sia umane che finanziarie) e stimolando i propri collaboratori. Per l’organizzazione no profit il fine
cooperative sociali di tipo B. Ci sono due tradizioni storiche: - di tipo cattolico: fanno riferimento alle associazioni di mutuo soccorso, che aiutavano le persone in difficoltà (modello solidaristico, cooperative bianche); - di tipo socialista, nate a inizio 800 in Italia (modello autogestionario, cooperative rosse). Hanno una diversa organizzazione: nel primo si pone l’attenzione alla finalizzazione solidaristica dell’iniziativa, curando il legame con la comunità locale, e individua nel consorzio su base territoriale lo strumento attraverso cui condurre l’integrazione imprenditoriale e cui attribuire lo svolgimento di alcuni servizi generali; nasce così la Confcooperative, cioè una confederazione di cooperative (modalità a campo di fragole). Nel secondo modello viene invece posta l’attenzione in special modo agli aspetti mutualistici dell’iniziativa cooperativa, alla capitalizzazione della cooperativa e alla sua disponibilità di accesso al credito (Lega delle Cooperative). Queste differenze vengono meno nel caso delle cooperative di inserimento lavorativo; nel complesso queste distinzioni son venute meno in seguito alla caduta del muro di Berlino, e ora è riscontrabile un maggior aiuto reciproco.
L’azione di volontariato si esprime nel lavoro, nella partecipazione attiva e nelle relazioni che creano un’appartenenza significativa per il soggetto che la compie; è quell’attività prestata in modo personale, spontaneo e gratuito tramite l’organizzazione di cui il volontario fa parte, senza fini di lucro anche indiretto ed esclusivamente per fini di solidarietà. Ci si muove per rispondere ai bisogni di altri e ci si attende un ritorno in termini di soddisfazione personale e di pienezza di significato per la propria esistenza. Le organizzazioni di volontariato si reggono esclusivamente sull’attività e la collaborazione volontaria, gratuita e spontanea degli aderenti. Gli elementi qualificanti dell’azione del volontariato sono: gratuità dell’impegno-libertà dell’impegno-fine dell’attività (è sempre a favore di terzi e il beneficiario non deve avere legami di parentela, di amicizia o di conoscenza significativa con chi svolge il servizio)-autonomia dell’attività (separazione delle prestazioni volontarie da quelle del lavoro professionale).indipendenza relativa dell’azione (il volontario gode di margini di libera iniziativa). Nell’azione di volontariato si riconosce la centralità della persona, con attenzione verso i più deboli e i più sofferenti e per il senso civile di responsabilità, di servizio e di partecipazione alla vita sociale che è in grado di suscitare.
Costituzione e organizzazione formale: per essere considerate di terzo settore devono essere dotate di una struttura organizzativa, possedere uno statuto, cioè una documentazione che regoli il funzionamento dell’organizzazione al proprio interno e nei rapporti con l’esterno, oltrechè i compiti e le mansioni di ogni membro; natura giuridica privata: i soggetti non devono essere parte dell’apparato amministrativo pubblico ma, dal punto di vista giuridico, devono essere istituzioni private; autogoverno o autonomia: i soggetti di terzo settore effettuano autonomamente le proprie scelte in merito all’attività svolta, in quanto godono di potere decisionale; assenza della distribuzione dei profitti: l’assenza dello scopo di lucro può forse essere considerata come la caratteristica distintiva più rilevante; tale vincolo non impone che non possano essere realizzati dei profitti, ma che il profitto economico non rappresenti lo scopo per il quale l’organizzazione viene creata ed opera;
presenza di lavoro volontario: i volontari sono soggetti che esercitano spontaneamente una determinata attività senza retribuzione o con una retribuzione inferiore a quella assegnata a lavoratori che nel mercato svolgono un’attività professionale analoga; espressione della comunità locale: le organizzazioni di terzo settore si caratterizzano per il fatto di nascere per iniziativa del cittadino, dal basso, che sceglie liberamente e autonomamente di associarsi con altri; prodotto tipico, come bene o servizio, di tipo relazionale: soddisfano una vasta gamma di bisogni, anch’essi di tipo relazionale, ai quali lo Stato e il mercato non possono, non vogliono o non sono in grado di dare risposta; scopo di pubblica utilità dell’attività svolta: i beni o servizi relazionali prodotti dal terzo settore hanno un’alta utilità sociale, vengono erogati a favore e nell’interesse della collettività; funzioni: tutela, per tutelare e promuovere il riconoscimento o il rispetto dei diritti dei cittadini o di particolari categorie di individui-riallocativo di risorse, funzione di spostare risorse verso attività che non sarebbero in grado di creare il reddito necessario per autosostenersi; produzione di beni e servizi sociali di interesse collettivo.
famiglia orari di lavoro ridotti stipendi bassi unità nucleo familiare tempo libero con la famiglia. Donne con meno di 30 anni Provenienza: Africa e Albania (AT) Migrazioni per motivi familiari Ingressi regolari, precedenti al 2000 Propensione al riconoscimento del titolo di studio e cambiamento di professione Conoscenza di molti iscritti al sindacato e lavoratori di cooperativa
parziale regolarità rispetto a contratto di lavoro convivenza con l’anziano presso cui lavorano tempo libero passato con l’anziano Donne con oltre 50 anni Ucraina e Moldavia (NO, VC, CN) Migranti sole Causa: crisi economica familiare e del paese d’origine Scopo: garanzia benessere familiare e istruzione figli Ingressi irregolari, dal 2002 Isolamento, scarsa conoscenza del sindacato, poco interesse per cooperazione Disinteresse verso la formazione e riconoscimento del titolo di studio Lavoro di cura e progetto di migrazione temporaneo
Italia contratto di lavoro rispettato condizione abitativa: da sole o con l’anziano relazioni significative interetniche con italiani e connazionali Rumene e latinoamericane (AL) Figlie o divorziate e separate Fattori di attrazione e ruolo delle reti nella migrazione Irregolari, regolarizzate nel 2002 Interesse alla qualificazione professionale nell’assistenza Relazioni con persone sindacalizzate e lavoratori di cooperative Progetto di stabilizzazione in Italia