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Il vuoto centrale di Massimo Recalcati, Sintesi del corso di Gestione delle Risorse Umane e Organizzazione

Riassunto del libro il vuoto centrale di Massimo Recalcati

Tipologia: Sintesi del corso

2021/2022

Caricato il 28/06/2022

SophieMoon
SophieMoon 🇮🇹

4.5

(18)

8 documenti

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Il vuoto centrale Massimo Recalcati
Quattro brevi discorsi per una teoria psicoanalitica dell’istituzione
1. FARE CIRCOLARE I DISCORSI
Recalcati per esporre la sua teoria si appoggia alla dottrina lacaniana dei quattro discorsi esposta nel
Seminario XVII Il rovescio della psicoanalisi=dottrina psicoanalitica del funzionamento o del
disfunzionamento istituzionale. Il discorso equivale al legame sociale. Lacan isola quattro discorsi
(quattro modi possibili del legame sociale), più precisamente son 4+1 dove il +1 è il discorso del
capitalista=pulsione di morta pura (discorso che distrugge la possibilità stessa dei discorsi, trasforma
tutto in una mera risorsa da consumare. Tutti gli altri discorsi sono dei freni alla pulsione di morte,
sono dei freni alla dimensione dissipativa e nichilistica del godimento. Tutti e quattro, con efficacia e
stili diversi, sono dei freni “istituzionali” al godimento. Il lavoro proposto in questo saggio è di applicare
questa dottrina alla vita dell’istituzione.
Domanda: Quando un’istituzione respira, funziona e agisce male e quando, invece, un’istituzione
respira, funziona e agisce male? Quando un’istituzione si ammala e quando, invece, si mantiene in
salute?
Risposta: Un’istituzione è tanto più sana quanto più riesce a far girare tutti e quattro i discorsi e si
ammala, tanto più si identifica ad un solo discorso.
Adesso analizziamo da vicino i quattro discorsi:
1. Il discorso del padrone: è il discorso dell’identificazione, dell’identità e della padronanza. Si
tratta dell’identificazione al carisma idealizzante del capo. Il Padrone è carismatico e il legame
sociale che produce, di origina a partire dal suo carisma di leader, di capo, verticalmente,
suggestivamente, a partire da quello che Lacan definisce S1=significante guida. Questo
carisma si unisce a una volontà educativa che consiste nell’uniformare coloro che si trovano
orientati da questo discorso. L’Uno del Padrone non tollera l’alterità perché essa è una
minaccia che può erodere la sua funzione di guida dell’identificazione. Il discorso del Padrone
garantisce l’identità in cambio della cessione dell’alterità. “Tenere la propria vasca più piccola
per essere il pesce più grosso.” C’è una miopia strutturale dovuta al suo fondo paranoico, il
discorso del padrone struttura il legame sulla rimozione dell’oggetto piccolo (a). Tuttavia, il
discorso del padrone è essenziale perché non c’è possibilità di vita istituzionale senza discorso
del padrone, esso fonda l’esistenza stessa dell’inconscio, poiché impone la castrazione del
godimento come condizione fondamentale perché possa esistere un legame sociale.
2. Il discorso isterico: Nella posizione di agente (= di ciò che imprime la direzione fondamentale
del discorso stesso) abbiamo S. Questo discorso rompe l’identificazione, stabilisce un rapporto
critico, provocatorio, insofferente nei confronti di ogni identificazione rigida. Persegue come
unico obiettivo fondamentale la coincidenza di sapere e verità. È il discorso che dinamizza
l’istituzione perché la mette alla ricerca della verità anche a discapito della sua identità e lo fa
attraverso la critica serrata, la provocazione e la sfida. Il suo limite è rappresentato dal
disordine del desiderio, c’è un fondo distruttivo in questo discorso, perché la critica isterica al
discorso del padrone, in realtà, è finalizzata a cercare un nuovo padrone, vuole far vacillare il
padrone cogliendo il punto della sua castrazione. Quindi la faccia positiva è che l’isterica ama
la verità, pone la ricerca della verità prima del potere, costringe le cristallizzazioni
identificatorie del padrone a mobilizzarsi e la faccia negativa è che questa mobilizzazione
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Il vuoto centrale Massimo Recalcati

Quattro brevi discorsi per una teoria psicoanalitica dell’istituzione

1. FARE CIRCOLARE I DISCORSI

Recalcati per esporre la sua teoria si appoggia alla dottrina lacaniana dei quattro discorsi esposta nel Seminario XVII Il rovescio della psicoanalisi=dottrina psicoanalitica del funzionamento o del disfunzionamento istituzionale. Il discorso equivale al legame sociale. Lacan isola quattro discorsi (quattro modi possibili del legame sociale), più precisamente son 4+1 dove il +1 è il discorso del capitalista=pulsione di morta pura (discorso che distrugge la possibilità stessa dei discorsi, trasforma tutto in una mera risorsa da consumare. Tutti gli altri discorsi sono dei freni alla pulsione di morte, sono dei freni alla dimensione dissipativa e nichilistica del godimento. Tutti e quattro, con efficacia e stili diversi, sono dei freni “istituzionali” al godimento. Il lavoro proposto in questo saggio è di applicare questa dottrina alla vita dell’istituzione. Domanda : Quando un’istituzione respira, funziona e agisce male e quando, invece, un’istituzione respira, funziona e agisce male? Quando un’istituzione si ammala e quando, invece, si mantiene in salute? Risposta : Un’istituzione è tanto più sana quanto più riesce a far girare tutti e quattro i discorsi e si ammala, tanto più si identifica ad un solo discorso. Adesso analizziamo da vicino i quattro discorsi:

  1. Il discorso del padrone : è il discorso dell’identificazione, dell’identità e della padronanza. Si tratta dell’identificazione al carisma idealizzante del capo. Il Padrone è carismatico e il legame sociale che produce, di origina a partire dal suo carisma di leader, di capo, verticalmente, suggestivamente, a partire da quello che Lacan definisce S1=significante guida. Questo carisma si unisce a una volontà educativa che consiste nell’uniformare coloro che si trovano orientati da questo discorso. L’Uno del Padrone non tollera l’alterità perché essa è una minaccia che può erodere la sua funzione di guida dell’identificazione. Il discorso del Padrone garantisce l’identità in cambio della cessione dell’alterità. “Tenere la propria vasca più piccola per essere il pesce più grosso.” C’è una miopia strutturale dovuta al suo fondo paranoico, il discorso del padrone struttura il legame sulla rimozione dell’oggetto piccolo (a). Tuttavia, il discorso del padrone è essenziale perché non c’è possibilità di vita istituzionale senza discorso del padrone, esso fonda l’esistenza stessa dell’inconscio, poiché impone la castrazione del godimento come condizione fondamentale perché possa esistere un legame sociale.
  2. Il discorso isterico : Nella posizione di agente (= di ciò che imprime la direzione fondamentale del discorso stesso) abbiamo S. Questo discorso rompe l’identificazione, stabilisce un rapporto critico, provocatorio, insofferente nei confronti di ogni identificazione rigida. Persegue come unico obiettivo fondamentale la coincidenza di sapere e verità. È il discorso che dinamizza l’istituzione perché la mette alla ricerca della verità anche a discapito della sua identità e lo fa attraverso la critica serrata, la provocazione e la sfida. Il suo limite è rappresentato dal disordine del desiderio, c’è un fondo distruttivo in questo discorso, perché la critica isterica al discorso del padrone, in realtà, è finalizzata a cercare un nuovo padrone, vuole far vacillare il padrone cogliendo il punto della sua castrazione. Quindi la faccia positiva è che l’isterica ama la verità, pone la ricerca della verità prima del potere, costringe le cristallizzazioni identificatorie del padrone a mobilizzarsi e la faccia negativa è che questa mobilizzazione

tende a scompensarsi nella ricerca di un nuovo Padrone perché l’isterica senza un padrone si sente niente. La sua critica rischia di risultare inconcludente.

  1. Il discorso dell’Università : Nella posizione di agente abbiamo il sapere duplicato S2, questo discorso è dominato da un sapere senza carisma, da un sapere grigio, che si fonda sulla sua ripetizione anonima. È agli antipodi del discorso isterico. Vorrebbe che il sapere fosse morto, senza vita, è il sapere della ripetizione (patologia del sapere dice Lacan). Tuttavia, è necessario affinché segnali la necessità che il sapere possa depositarsi, sedimentarsi, che possa produrre un effetto di scuola, per produrre un'invenzione è necessaria la ripetizione del sapere. La tyche implica l’automaton. Il discorso dell’università fa equivalere il sapere al valore, cioè al potere. Non è importante il contenuto di verità del sapere, ma il suo possesso, poiché nel possedere il sapere si realizza il potere. Questo discorso non permette al sapere di circolare, perché vorrebbe possedere tutto il sapere, accumularlo come se fosse un valore in sé.
  2. Il discorso dell’analista : è dominato e orientato dalla prevalenza dell’oggetto piccolo (a), oggetto che buca il campo omogeneo dell’Universale. Quando c’è l’incontro con oggetto piccolo (a) il discorso del discorso del padrone si rovescia: oggetto piccolo a non case più sotto la barra della rimozione, ma emerge come se segnalasse un colmo di singolarità. Questo incontro comporta la frattura di ogni legame fondato sull’immedesimazione identificatoria, comporta una esperienza di solitudine radicale. Come costruire un luogo comune sullo sfondo di una molteplicità anarchica di differenze assolute? I sintomi di un’istituzione che sta male C’è malattia istituzionale quando c’è fissazione discorsiva. Far circolare i discorsi significa mantenere l’istituzione in sintonia col desiderio (desiderio non come oggetto o proprietà ma come spinta pulsionale, dinamismo e trascendenza generativa). Che tipo di patologie producono le fissazioni dei discorsi?
  3. Sintomo discorso Università: il tempo dell’istituzione diventa un tempo morto, sterile, vive il desiderio come una minaccia che bisogna disattivare. In primo piano abbiamo amministrazione, burocrazia, assenza di invenzione, procedure, sapere riciclato capace solo di generare noia. Il suo sintomo maggiore è la burocratizzazione. Burocrazia grigia.
  4. Sintomo discorso Isterico: Critica continua, sospetto, sfiducia, rifiuto di ogni principio organizzativo, anarchia delle iniziative individuali, inconcludenza, improvvisazione continua, confusione e dispersione. Inconcludenza sterile.
  5. Sintomo discorso Padrone: Fanatismo, censura, identificazione paranoica che rifiuta l’alterità, che vive l’alterità come una minaccia. Produce identificazione rigida e conformista, ortodossia, incollamento, squadrismo, collettivismo, paranoia verso il nemico (soprattutto interno). Paranoia identitaria.
  6. Sintomo discorso Analista: Intolleranza nei confronti dell’alienazione, della vita insieme, del fare squadra, un eccesso di separazione può portare a sopportare più difficilmente il legame con l’altro. Allergia verso l’identificazione, pessimismo, cinismo, sfilacciamento del legame, prevalenza del rapporto solitario con la causa del proprio desiderio. Impossibilità di ogni legame. Ognuno di questi discorsi però ci insegna qualcosa di indispensabile riguardo al funzionamento dell’istituzione: quello del Padrone la necessità di una quota minima di identificazione e di organizzazione verticale; quello dell’Università l’importanza della sedimentazione di un sapere condiviso (scolastico); quello dell’isterica la centralità irrinunciabile della critica e del rifiuto di ogni autoritarismo e di ogni sapere consolidato; quello dell’analista il fondamento etico del nostro agire, ovvero la solitudine che accompagna ciascuno di noi nel suo rapporto con l’oggetto causa del

Lacan non è solo quello di mostrare che tra i sessi non esiste armonia-non esiste rapporto sessuale- che il non-rapporto è la condizione di fondo del godimento, ma è innanzitutto quello di come ricostruire o concepire un legame sullo sfondo inaggirabile di questa impossibilità. Una volta mostrato che il godimento tende all’Uno e non è segno del desiderio dell’Altro, com’è possibile costruire un legame con l’Altro che tenga conto di questa tendenza all’Uno? Secondo Freud il femminile è radicalmente alternativo all’istituzione, è antagonista per essenza all’esistenza della comunità, ciò che conta per le donne sono solo le particolarità, la molteplicità infinita della particolarità, dei nomi propri. Il pensiero femminile è un pensiero del singolare, non dell’Universale. Lacan ripensa questa asocialità della donna assegnandole però tutt’altro statuto, nel suo insegnamento possiamo estrarre una doppia anima del femminile: nella famosa Nota sul bambino sostiene che la madre è un Altro che sa prendersi cura del particolare, che sa rendere le sue cure non anonime, che sa animarle di un interesse particolareggiato. Tuttavia, Lacan insiste sull’eterogeneità che separa la femminilità dalla maternità, le due cose non coincidono. La femminilità è il luogo dell’eccesso che l’essere madre non è in grado di assorbire. Come l’eccesso femminile può virare verso un’erotica vitale del campo istituzionale? La pulsione può diventare pulsione di morte, oppure può dare luogo a una soddisfazione nuova. (SeminarioXX tavole della sessuazione) Nella s essuazione maschile tutto ruota attorno all’idea che esista un’eccezione, un Uno che si sottragga alla Legge universale che vale per tutti e che è la Legge della castrazione. Deve esserci un Uno sottratto alla Legge, alla cui volontà tutti gli altri membri dell’istituzione sono sottoposti. L’eccezione fonda l’insieme assicurando una direzione, un orientamento. L’istituzione funziona solo se esiste un luogo che faccia eccezione al collettivo, ma che non sia riempito da nessun Padrone (re, padre, tiranno, leader). Nella sessuazione femminile è l’eccezione a costituire la regola, è l’eccezione dell’una per una che la sessuazione femminile incarna. Abbiamo qui un'istituzione non ideologica, che non assicura un'identità stabilità, che si fonda sul primato dell’eccezione singolare, l’eccesso trova il suo posto nella forma della diffusione orizzontale dell’eccezione. Il sintomo maggiore di una sessuazione maschile è che il vuoto centrale risulti ostruito e l’eccezione non è più una funzione logica, ma coincide con il leader di turno (esempio scuola di Lacan, dove tutti avevano paura di esprimersi davanti a lui, la paura di parlare esprime sempre un eccesso di personificazione dell’Uno). Il sintomo del femminile è quello dello smembramento, della devastazione. C’è qualcosa del femminile che tende potentemente verso la particolarizzazione assoluta del legame. L’eccesso non deve essere piegato o normalizzato, ma deve trovare il suo posto e può trovarlo solo nella misura in cui chi ha la responsabilità di governo della nostra Associazione, a livello nazionale come a livello locale, consente la sua canalizzazione senza censure, senza porre divieti, senza insistere troppo sulle burocrazie e sulle procedure impersonali. Un’istituzione sufficientemente sana è sempre tendenzialmente al femminile poiché fa dell’eccezione una regola, del rispetto della particolarità più particolare del soggetto una regola universale, sovvertendo in questo modo l’idea che l’eccezione sia solo ciò che infrange l’universalità della regola. Questo significa mettere al centro del campo istituzionale la particolarità di ciascuno e l’idea che non può esserci comunità senza impossibilità del comune. Un’istituzione sul lato femminile rispetta meglio il vuoto centrale.

  1. EREDITARE UN’ISTITUZIONE

Se noi vogliamo privilegiare la sessuazione sul lato femminile come stiamo cercando di fare nella nostra pratica istituzionale, come rendere questa scelta non devastatrice? Come abitare l’eccesso senza fare dell’eccesso la devastazione della nostra vita associativa? Due diverse definizioni di istituzione :

  1. Da Lacan: un’istituzione ha come finalità fondamentale quella di mettere un freno al godimento, limitando la dimensione senza legge del godimento per permettere un legame, per consentire l’accesso a un plusgodere generativo e non nichilistico. Istituzione come freno al godimento.
  2. Da Deleuze: l’istituzione è un movimento di espansione del campo “modello positivo dell’azione”, “una forza che deterritorializza”. Istituzione come espansione del campo (non bisogna avere paura di questa espansione). Opposizione tra tyche e automaton : il male più grande è quello della ripetizione, è la legge inesorabile della ripetizione. Tutto quello che facciamo nella clinica è provare a interrompere proprio questa legge, a interrompere la legge necessaria della ripetizione. Un’analisi è la possibilità di ripartire (Lacan). Il nuovo inizio avviene sempre e solo come una torsione della ripetizione. Legge inesorabile della necessità (Edipo di Sofocle) = immagine lacaniana dello schiavo messaggero che porta il messaggio dell’Altro scritto sulla nuca rasata senza poterlo leggere, su tutte le nostre nuche è scritto un destino che l’oracolo familiare ha inciso, in questo senso non si può mai uscire dalla ripetizione. Questo non vuol dire che noi dobbiamo acconsentire passivamente al destino che l’Altro ha preparato per noi. Ovviamente c’è un'alternativa, altrimenti la psicoanalisi non avrebbe senso, è possibile interrompere la legge della necessità scritta dall’Altro. Un'immagine da opporre a quella di Edipo è l’immagine della pioggia: Leucippo e Democrito pensano che l’universo sia il risultato della caduta verticale, parallela, “a pioggia” appunto, di elementi primi, atomi invisibili. Edipo assomiglia a una goccia destinata a cadere secondo una verticalità che non lascia spazio ad alcuna discontinuità. Epicuro per primo introduce la possibilità di uno scarto, di una deviazione (clinamen da cui deriva non a caso la parola clinica), una piccola deviazione che interrompe la caduta verticale dell’atomo rendendo possibile l’incontro con un altro atomo. Questa tyche rompe il dispositivo inesorabile dell’automaton, generando forme, concatenamenti imprevisti dalla legge della necessità. Noi siamo questa possibilità che la goccia incontri un’altra goccia, siamo la possibilità del concatenamento in atto, della deviazione, del piccolo scarto, della tyche, dell’incontro. La nostra è una clinica della tyche, dell’incontro. Cosa significa ereditare un’istituzione? Il giusto erede sa che la rielaborazione soggettiva implica la memoria, e al tempo stesso, il suo oltrepassamento. Sa bene che non c’è mai eredita senza eresia, ogni erede è sempre, a suo modo, un eretico. L’erede non dimentica l’atto di fondazione ma lo fa rivivere in modi e in forme totalmente nuove. La forza di espansione non si limita a delimitare il campo, ma punta a generare un campo. Questo è il movimento più autentico dell’ereditare=discorso della testimonianza= atto della testimonianza = discorso dell’erede.