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Riassunto IL VUOTO E IL RESTO-RECALCATI-FILOSOFIA
Tipologia: Sintesi del corso
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LACAN VERSUSDE SAUSSURE. Se negli anni 30-40 il programma lacaniano di rifondazione della psicoanalisi ha come suo perno l'immaginario, negli anni 50 l'accento si sposta sul SIMBOLICO, registro che diventa con il passare degli anni sempre piu inseparabile dal quello del significante: L'ORDINE DEL DIGNIFICANTE DEFINIRA' QUELLO DEL SIMBOLICO. L'ordine simbolico è l'ordine dell'Altro (A). Lacan ne riformula la struttura a partire dalla lettura di Freud, mediato pero dalla linguistica strutturale di De Saussure. Riparte dalla nozione di segno coniata da Saussure: cosa è il segno per De Saussure? Immagine a pagina 67 che ne illustra il modello: In questo modello il lato del significato indica il valore semantico, IL CONCETTO, il luogo del senso, mentre quello del significante indica IL VALORE FONETICO, L'IMMAGINE ACUSTICA mediante la quale il concetto viene veicolato. Il SEGNO è cio che unisce significante e significato; esso ha uno statuto MONISTICO. La BARRA funziona come PUNTO DI AGGANCIO e di CONNESSIONE tra significante e significato. Lacan in tal senso opera TRE SPOSTAMENTI fondamentali:
senso. IL PRIMATO SIMBOLICO E L'AZIONE DELL'ALTRO. Il PRIMATO SIMBOLICO, ovvero il POTERE DI CAUSAZIONE che Lacan gli riconosce sulla determinazione della posizione soggettiva, è anch'esso ripreso da De Saussure. In D.S la distinzione tra lingua e parola definisce l'inclusione strutturale di ogni atto di parola in un sistema di valori e funzioni che gli pre-esiste e che possiede regole di funzionamento autonome. In tal senso occorre pensare il SIGNIFICANTE dalla parte della LINGUA, mentre il SIGNIFICATO prodursi soggettivamente dal lato delle PAROLE; quindi la condizione della parla è che vi sia linguaggio. Immagine a pag 70 che illustra la dialettica tra soggetto e struttura, tra parola e linguaggio: poniamo in s(A) il luogo del messaggio, il luogo della produzione della significazione, e in A il luogo del codice, del linguaggio. Si può allora notare l'iscrizione dell'atto soggetto di parola in una rete, quella dell'Altro che è extra-soggettiva. Cosi la frase conclusa è un atto di parola dove l'ultima parola investe retroattivamente di senso gli elementi costituenti la frase stessa producendo un effetto di significazione. Infine, come viene preso il soggetto nel campo dell'Altro? Cosa è l'Altro per Lacan? L'Altro di Lacan è l'ordine simbolico e non c'è nulla al di fuori di questo campo che può far valere una funzione di sostegno, di causa, di fondamento, di questo stesso campo. Lacan dice tutto questo quando afferma che NON C'E' ALTRO DELL'ALTRO o che il METALINGUAGGIO NON ESISTE. LA PRESA DELL'ALTRO. Dire che non c'è Altro dell'Altro significa sostenere che l'altro è attraversato da una sorta di NICHILISMO, ovvero è privo di un fondamento immutabile. In realtà l'Altro è il luogo di incidenza causativo-materiale del significante sul soggetto. Non è un luogo neutro, impersonale, ma un PRINCIPIO DI CAUSAZIONE DEL SOGGETTO: non si può uscire dalla presa dell'Altro. Tale affermazione è in linea con la visione di Heidegger per cui non l'uomo che parla ma è il linguaggio che parla l'uomo:: la parola dell'uomo è possibile solo perché sorge da un'apertura preliminare che è quella del linguaggio, che è già li, in anticipo, per cosi dire, sull'uomo. Si tratta di una SVOLTA DI PENSIERO: primaria non è più l'identificazione immaginaria alla propria immagine speculare posta come ideale (I), ma la funzione sempre in atto dell'Altro (A). è l'Altro che è da sempre li, che viene prima, che il soggetto incontra come già costituito ed esso, il soggetto, NASCE NEL CAMPO DELL'ALTRO: questa presa iniziale costitutiva dell'Altro sul soggetto mette in rilievo l'azione strutturante del linguaggio. Cosi l'aforisma lacaniano per cui IL DESIDERIO DELL'UOMO E' DESIDERIO DELL'ALTRO, immette nel campo della struttura l'azione del soggetto nella forma del movimento del desiderio. Nondimeno è il desiderio stesso che implica necessariamente l'Altro in quanto, appunto, il desiderio è sempre desiderio dell'Altro. Questi due enunciati indicano (che):
significante; il che vuol dire che non c'è un significato originario e che esso non si trova sbucciando la scorza del significante. Il mito dell'origine muore proprio perché ogni significato, quindi anche il primo, è sempre in posizione di significante, e si articola in una catena (rimozione originaria, in termini freudiani): C'è SIGNIFICAZIONE SOLO A PARTIRE DA UN BUCO
IL BUCO NELL'ESSERE. Per Lacan il nulla è IL PRODOTTO DELL'AZIONE DEL SIGNIFICANTE; è solo l'attività del significante che apre un buco nell'essere. Se infatti il reale è senza fessure e come tale non manca di nulla, è solo l'azione del significante a introdurvi un buco, un punto vuoto. L'ultima produzione di Lacan, dal 64 in poi è una MEDITAZIONE SUL REALE. Reale che, in Lacan, non si configura come una datità empirica; c'è una genesi del reale nel senso che esso appare come CIO' CHE E' ESPULSO DAL SIGNIFICANTE FUORI DAL SOGGTTO. Si deve distinguere un REALE MITICO, primordiale che esiste al di qua del significante, da un reale che si produce solo a partire dall'azione del significante sul reale primordiale. Di per sé il reale primordiale non chiede niente, non ha vuoti, è senza fessure, discorre da solo, è il reale muto del godimento, del godimento come fuori-senso. In Lacan simbolico e reale non si sovrappongono mai perfettamente: IL REALE NON è RAZIONALE, Lacan non è Hegel: non tutto è significante. C'è un buco, un vuoto, una perita che non è nominabile e che va a costituire il punto cieco di un fantasma. Se il reale fosse ricoperto dal simbolico, tutto avrebbe un senso e i significanti diventerebbero produzioni oggettive di un significato che sopravvive come Sostanza. Ma il reale non entra, non tutto, nel significante. Esso è piuttosto a radice senza parole di un discorso. Il reale è quindi l' IMPOSSIBILE, ciò che è IRRIDUCIBILE AL MOVIMENTO ERMENEUTICO DEL SENSO. LA RADICE DELLA VITA NON E' IL SENSO. L'altro manca, non è tutto; manca nella sua struttura, non avviene al simbolico. È questa l'impossibilità del reale: l'impossibilità di essere scritto nel significante: S(A/), in tal senso vuol dire che un significante manca all'Altro. La radice della vita non è il senso; alla radice della vita troviamo la congiuntura con la mote. La vita non è altro che un rigonfiamento, una muffa, non è caratterizzata da altro che dalla sua attitudine alla morte. La vita è SPROVVISTA DI SENSO. Il reale come impossibile è quel reale ultimo che appare a Freud nel sogno di Irma: la gola di Irma è un buco nel volto, il buco, la mancanza senza nome che si iscrive al centro del volto. SOGGETTO E RAPPRESENTAZIONE. Lo sguardo filosofico è uno sguardo alla rappresentazione, è lo sguardo panoramico che circonda nella sua prospettiva il mondo. Soggetto e rappresentazione costituiscono nella logica di Schopenauer, cosi come in quella di Kant e di Cartesio, un BINOMIO INDISSOLUBILE. Non c'è SCHISO: SOGGETTO E' RAPPRESETAZIONE. La rappresentazione implica il soggetto che rappresentandosi il mondo, si autocertifica in questa stessa rappresentazione: rappresentare è sempre rappresentarsi. La logica della rappresentazione è una logica di coincidenza tra soggetto e rappresentazione. Al contrario di questa logica Lacan, seguendo Freud, ha inteso mostrare l'esistenza di un TAGLIO, di una SCHISI nell'unità teorica della rappresentazione: ha DISGIUNTO SOGGETTO E RAPPRESENTAZIONE. Il passo fondamentale compiuto da Freud consiste infatti nel mostrare che esiste un qualcosa di eccentrico all'ordine della rappresentazione. L'inconscio freudiano è l'irrappresentabile poiché non esiste una rappresentazione adeguata dell'inconscio, nel senso che la pulsione non è dello stesso registro della rappresentazione. Esiste insomma una sfasatura tra il reale dell'inconscio e l'azione simbolico-immaginaria della rappresentazione, la quale non può rappresentare l'irrappresentabile della pulsione che, Lacan non a caso definisce come ciò che c'è di più complice con il reale. IL VELO E L'ARRESTO DEL SENSO. Qualcosa si sottrae alla rappresentazione, qualcosa resta velato. Il velo in tal senso definisce lo statuto ambiguo del simbolo che la dove porta alla luce e rende manifesto, allo stesso tempo SOTTRAE, NASCONDE allo sguardo. Per Ricoeur il velo è il luogo di apparizione della verità. È questo nella sostanza il simbolo ermeneutico: la verità si da sempre nella forma cifrata, simbolica, del velo. Lacan prende pero le distanze dalla logica ermeneutica mettendo l'accento non sul movimento del senso ma sul suo arresto. Sul punto di eclissi del senso. Cosi l'interpretazione psicoanalitica punta al luogo opaco e resistente al senso costituito dall'oggetto come oggetto causa del desiderio. Lacan a tal proposito afferma che l'interpretazione del isolare nel soggetto un cuore di non-senso, deve anziché decifrare il senso, dare rilievo a un reale che resiste a ogni significazione. La rivendicazione ermeneutica della psicoanalisi è invece sostenuta dall'idea che il lavoro dell'interpretazione
Padre cede al godimento del sonno, si stacca quindi dal figlio una seconda volta, distoglie il proprio sguardo e lascia cadere per una seconda volta il frutto del proprio seme. Quest'assenza indica la MANCANZA INTERNA AL SIMBOLICO, il carattere non ontologico della Legge del Padre. Ciò che brucia veramente è il campo dell' Altro, il campo del simbolico che rivela al suo interno un punto di opacità, di inconsistenza. In questo sogno è allora l'impossibile dell'uno, della coincidenza, della simmetria tra oggetto e l'Altro che si mostra in tutta la sua evidenza drammatica. LO SGUARDO E L'ORRORE. Lacan afferma dunque che lo sguardo come oggetto perduto mette in gioco la funzione della castrazione. In tal senso il fallo significa una duplicità essenziale: da una pare il significante mancante, il significante che manca all'Altro, dall'altra indica il significante della mancanza, poiché è impossibile farne un significato dato una volta per tutte. L visione di questo meno, i questo vuoto che abita l'Altro è un tema anche dello scritto freudiano. La TESTA DELLA MEDUSA è il simbolo non di un significato in latenza, di un senso che attende a rivelarsi, ma dell'ORRORE che non è simbolizzabile, che rifiuta la simbolizzazione. Per questo la vista di Medusa, ci dice F, congela, fissa, trasforma in pietra, dove questa pietrificazione realizza l'angoscia nel soggetto davanti al vuoto dell castrazione.
DIRE IL REALE? Secondo la periodizzazione degli studi lacaniani operata da Miller, gli studi potrebbero essere divisi in tre fasi: una prima fase, quella degli anni 20-30, in cui Lacan si occuperebbe prevalentemente dell'immaginario, ponendo l'accento sul campo dell'identificazione; un secondo periodo, quello degli anni 50, in cui l'insegnamento di Lacan metterebbe in primo piano il simbolico, di cui afferma autonomia e primato, un terzo periodo, quello degli anni 60, in cui Lacan si concentra sul REALE. DALL'IMMAGINARIO dunque, ATTRAVERSO IL SIMBOLICO, FINO AL REALE. Il problema del reale viene lavorato da Lacan secondo logiche differenti: si tratta di un tema che torna insistentemente. Il reale è infatti, secondo una celebre definizione dello stesso Lacan. Ciò che TORNA SEMPRE ALO STESSO POSTO, ma ogni volta con MODALITA' DIVERSE e con una SCANSIONE NUOVA. Lacan non elabora una teoria compiuta del reale; innanzitutto perché il reale come tale eccede la teoria e non può essere riducibile al movimento omologante del soggetto; in secondo luogo perché è proprio ila reale a segnare l'impossibilita di sapere padroneggiare la verità. Il reale è infatti ciò che della verità è resistente al sapere: è una BARRA SULLA VERITA'. ARTICOLAZIONI DEL REALE. Il problema del reale è un tutt'uno con il problema dell'impossibilità che esso possa essere integralmente drenato nel linguaggio. Da una parte infatti il reale non è dicibile, dall'altra parte esso tocca nel vivo, nel più intimi l'esperienza del soggetto. Proviamo a fissare i tornanti essenziali compiuti dal movimento della riflessione lacaniana sul problema del reale:
IL POTERE DEL FATTORE QUANTITATIVO. Nel terzo paragrafo dell'opera freudiana analisi terminabile e interminabile , la questione posta è inerente al POTERE: quale potere ha il lavoro dell'analisi di incidere sulla forza costituzionale delle pulsioni? Si tratta di un CONFLITTO DI POTERE: il potere dell'analisi, sulla sua efficacia, rispetto all' IRRESISTIBILE POTERE DEL FATTORE QUANTTATIVO. Circa la natura di questo fattore, Freud ne svela subito il contenuto: si tratta di ECONOMIA. Il potere che si oppone al lavoro dell'analisi e che disarticola la padronanza immaginaria dell'io è un POTERE ECONOMICO. L'inconscio rimane un'attività di produzione di senso, e il sogno il lapsus e il sintomo si configurano come formazioni linguistiche provviste di una sintassi precisa. In questa prospettiva Lacan ridurrà l'essenza del lavoro del sogno e di quello della sua interpretazione a una immaginazione dei simboli destinata ad essere sottoposta ad un lavoro di traduzione-decifrazione, un lavoro di decifrazione delle immagini in cui consiste in definitiva il lavoro dell'interpretazione. L'INCONSCIO ERMENEUTICO. Nella doppia formazione in cui Lacan sintetizza il lavoro di cifratura dell'inconscio e il lavoro della sua decifrazione, il discorso psicoanalitico manifesta una forte prossimità con una concettualità di tipo ermeneutico: in primo piano è la proliferazione del senso e la sua interpretazione. La logica è quella del circolo ermeneutico, del rinvio circolare tra il senso e la sua simbolizzazione. Il senso non una cosa ma è una continua e inesauribile fonte produttiva di significazione e nulla cade al suo esterno, nulla risiede al di la dell'orizzonte del senso, secondo la logica ermeneutica. Nell'inconscio ermeneutico tutto si risolve tra l'immaginarizzazione dei simboli, ovvero la loro raffigurazione velata, e la successiva simbolizzazione delle immagini, ovvero la loro interpretazione-decifrazione. La verità è il movimento di rivelazione che si completa per poi rinnovarsi tra un ritorno e l'altro del senso attraverso la sua espressone cifrata e la sua comprensione simbolica. Nell'opera al di la del principio del piacere Freud compie una virata radicale rispetto a questa rappresentazione ermeneutica dell'inconscio: è una svolta dal campo del senso a quello del non senso, dal campo dell'inconscio come operatore semantico a quello della struttura, dal campo della significazione a quello dell'economia, dal campo del simbolo a quello della forza, dal campo della qualità a quello della quantità, a quello dell'irresistibile potere del fattore quantitativo. IL RESTO DI FREUD. Che senso ha dunque questo ritorno di Freud alla quantità? Il punto di vista economico, il fattore quantitativo, e un modo freudiano d dire la struttura, di marcare ciò che nel oggetto funziona come reale, come dimensione irriducibile allo spazio della rappresentazione immaginaria e simbolica. La posta in gioco è quella della riducibilità della psicoanalisi al registro dell'ermeneutica. Freud prende partito in modo netto: la psicoanalisi non è l'ermeneutica, non è una teoria del senso poiché il lavoro dell'interpretazione lascia necessariamente un RESTO, UN RESIDUO DI REALE, non-significante, che tocca non il piano del senso ma quello del godimento. Di fronte ai tentativi di mettere ordine nel caos, qualcosa RESTA INDIETRO, QUALCOSA FA DA RESIDUO, DA RESTO. Dobbiamo allora correggere lo schema ella circolarità ermeneutica del senso; per Freud qualcosa cade fuori da questa circolarità. Lacan nominerà questo resto OGGETTO-OSSO, oggetto opaco che resiste al lavoro dell'interpretazione. Ma non solo Freud isola il resto come scarto di reale che non entra nel significante, ma ne coglie anche la sua profonda connessione con il godimento. Freud parla infatti di residui delle fissazioni libidiche precedenti. Il resto di Freud è dunque un RESTO DI GODIMENTO, che sporge dal rinvio ermeneutico. IL REALE DELLA STRUTTURA. Freud ci da anche le chiavi per leggere nel profondo questo residuo di godimento quando dice che qualcosa produce nel soggetto un' attaccamento al sintomo con una determinazione assoluta. Pulsione di morte e masochismo erogeno sono cosi il funzionamento oscuro del fattore quantitativo. In Freud abbiamo quindi un PASSAGGIO DALL'ERMENEUTICA ALL'ECONOMIA, dove sotto la voce economia si deve introdurre IL REALE DELLA STRUTTURA. L'economia freudiana non è l'economia classica borghese che si regola sul presupposto dell'homo economicus secondo il quale il campo economico sarebbe finalizzato al soddisfacimento dei bisogni soggettivi secondo un principio di piacere elementare di cui Freud ha mostrato i limiti. L'economia di cui parla Freud, l'economia del soggetto in quanto assoggettata a quella della struttura, è un'economia segnata da un buco, da un vuoto, da un elemento di perdita: ma Freud ne spieghera più nel dettaglio il funzionmento.
padre che impone al vivente una perdita d'essere. In secondo luogo la sua esistenza mostra che la legge edipica non è una legge perfetta, completa. Il resto è, cioè, prodotto di questa legge ma è al tempo stesso fuorilegge in quanto implica un godimento mai pienamente normativizzato dalla castrazione. Vale allora il principio opposto: se c'è perdita c'è anche resto. In Freud il attore quantitativo appare radicato nella pulsione di morte di cui la ripetizione è figlia. La ripetizione non è più legata alla catena significante ma connessa profondamente al godimento. Lacan formula in una delle sue opere la propria TEORIA DEI QUATTRO DISCORSI: il primo di questi discorsi, il discorso del padrone, formula la padronanza dell'io, del pensiero, dell'identità che definisce la sottomissione della verità dell'inconscio al dominio del sapere: il discorso del padrone è il discorso della gerarchia formale, del comando, del divieto; al contrario il secondo discorso, quello dell'isterica, formula la padronanza della non-padronanza, mettendo nella posizione dell'agente a divisione del soggetto S/, ovvero il suo sintomo; il terzo discorso quello dell'analista, è l'esatto rovescio di quello del padrone e formula la padronanza non più del significante ma dell'oggetto (a) come oggetto causa del desiderio: chi fa da padrone qui non è né l'io, né l'identificazione al capo, né il sapere, ma, appunto, l'oggetto causa del desiderio come ciò che residua di das ding; infine il discorso dell'università formula la padronanza del sapere in quanto pero sapere riciclato, riprodotto ripetuto. In Freud troviamo due teorie del potere, la prima delle quali illustra il lato immaginario del potere; la seconda illustra il potere come RIPETIZIONE. La coazione a ripetere attraverso cui si estrinseca la pulsione di morte implica infatti una soggezione. Un elemento di non padronanza che prende copro non più sul lato dell'immaginario ma su quello reale della pulsione. L'opera freudiana si gioca su questa oscillazione dalla padronanza immaginaria alla padronanza reale; è la padronanza immaginaria dell'io che viene in effetti disarcionata dalla padronanza reale della pulsione. CHI PADRONEGGIA?. Nell'opera al di la del principio del piacere Freud illustra la pulsione di morte mediante fenomeni che rinunciano al di la di tale principio. Tra questi un posto è occupato dal gioco del rocchetto, che introduce la funzione del simbolo che si regge sull'alternanza di presenza e assenza. Il piccolo Ernst, abbandonato dalla madre, allontana da sé un rocchetto avvolto con il filo, per poi farlo, in un secondo tempo, riapparire, accompagnando la sua riapparizione con moti di giubilo. Il potere del simbolo consiste nel rendere possibile questa oscillazione tra presenza e assenza perché il simbolo è proprio ciò che presentifica un'assenza e assentifica la presenza. Per questo Lacan vede nella ripetizione di questo gioco niente meno che la nascita del linguaggio. Il rocchetto simbolizza il vuoto dell'assenza della madre cosi come la sepoltura eternizza simbolicamente la presenza del morto. Dunque il simbolico appare qui come una forma di padronanza anche se essa non può che esercitarsi sulla derelizione del soggetto. Non è che la padronanza di un vuoto,di un'assenza. La padronanza non è più del simbolico ma della RIPETIZIONE. È uno spostamento d'accento importante questo, e l'interrogativo che ne deriva è ancora sul potere: CHI PADRONGGIA?. Il tamponamento simbolico è adesso subordinato alla ripetizione del reale. È Freud stesso che fa notare come dalla duplice scansione sparizione-riapparizione sia il tempo della separazione a ripetersi. Sebbene seguendo la logica del principio i piacere sia lecito attendersi che la maggior soddisfazione si manifesti nel tempo della riapparizione del rocchetto,il piccolo Ernst insiste, al di la del principio del piacere, nel ripetere fondamentalmente il primo, il tempo della separazione, come se esso fosse il solo tempo possibili. È dunque il tempo della separazione, della caduta, della perdita, a ripetersi. Allora il rocchetto non viene più visto come il simbolo che presentifica la made assente ma come reale del soggetto, come qualcosa del soggetto che si tacca essendo ancora suo,a ancora trattenuto. Questo è l'oggetto (a) piccolo di Lacan. Per Freud la ripetizione è necessariamente la ripetizione di una perdita; è la perdita della presenza reale della madre che rende infatti possibile l'azione della ripetizione. È a partire da qui, da questo nesso tra perdita e ripetizione individuato da Freud che Lacan ripartirà per definire la sua posizione del soggetto in quanto subordinata al reale della sepoltura. CHE COS'E' LA STRUTTURA?. Per rispondere a questa domanda Lacan guarda due passi compiuti precedentemente da Freud; quest'ultimo infatti aveva in primo luogo trovato il soggetto dell'inconscio e aveva trovato nel desiderio il suo cogito e aveva descritto la sua logica di funzionamento; il secondo passo consiste nell'aver trovato nella ripetizione, la legge, al di la del principio del piacere, dell' Es. è da questo secondo passo che si può operare una distinzione tra inconscio ed es, dove l'inconscio risulta strutturato come un linguaggio, mentre l'Es è il ricettacolo delle pulsioni, la manifestazione delle esigenze pulsionali del soggetto e la sua legge è quella della ripetizione.
Per Freud la logica della ripetizione governa in ultima istanza la pulsione, la cui natura si svela in al di la del principio del piacere, come radicalmente conservatrice e mirante a riportare l'inquietudine della vita alla quiete della morte. Per Lacan la ripetizione è si fondata su un ritorno al godimento, ma ciò che si ripete implica, per il fatto stesso di ripetersi, l'essere in perdita; implica la perdita dell'origine, del godimento della Cosa. Nella ripetizione, afferma Lacan, c'è perdita di godimento. L'entrata nel campo dell'Altro impone una perdita d'essere, una perdita di godimento. Nella causazione soggettiva è questo il tempo dell'alienazione significante dove il soggetto è rappresentato da un significante per un altro significante. È questa la relazione significante con un altro da cui emerge il soggetto come barrato. Nel tragitto da S1 a S2 qualcosa si perde. La legge della natura è dunque legata alla perdita di godimento che la ripetizione introduce nel soggetto. Lacan si riferisce a questo proposito a un elemento di impossibilità che abita la struttura: impossibilità di trattenere il godimento. Tuttavia è proprio su questo fondo di perdita che Lacan costruisce la propria teoria dell'oggetto (a) in quanto plus-de-jouir, in quanto resto di godimento che tampona la perdita di godimento introdotta dalla struttura. Teoria che significativamente Lacan prende da Marx e da Freud, dal plus valore e dall'al di la del principio del piacere. L'OGGETTO (a) CAUSA DEL DESIDERIO. Lacan riconosce a Marx il merito di anticipare Freud affermano che è Marx che per la prima volta ha introdotto come legge della struttura della perdita il godimento. È Marx che prima di Freud ha pensato all' al di la del principio del piacere come orizzonte costitutivo della presenza umana in quanto determinata dalla struttura. In particolare Lacan si sofferma sulla categoria marxista del plus-valore, perché è in questa concettualizzazione che egli vede l'anticipazione più rigorosa del suo oggetto (a) che viene adesso, tramite Marx, definito come plus-de-jouir, plusgodere. Marx infatti ha detto che la condizione del funzionamento dell'economia capitalistica si fonda sulla sottrazione. Sulla spoliazione di godimento, nella retribuzione salariale, di ciò che invece produce profitto e cioè del plus-lavoro operaio. Ma è proprio da questa cancellazione del tempo reale del plus-lavoro che si costituisce il plus-valore come valore aggiunto che quella perdita fa sorgere. Ed è proprio attorno a questo tratto compensatorio del plus-valore di Marx che Lacan tesse la propria concezione di plusgodere come oggetto che tampona la perdita i godimento prodotta dal significante. In un primo tempo Lacan scrive l'oggetto (a) sull' ASSE IMMAGINARIO: la sua stoffa è puramente immaginaria, rientra nella logica speculare e il campo in cui si situa è quello narcisistico; Lacan tra il 1959 e il 1961 apporta una modifica rispetto a questa declinazione immaginaria dell'oggetto (a); la variante che viene introdotta riguarda la connessione di (a) con il reale di das ding, nell'attribuire cioè all'oggetto la funzione di causa, sebbene l'oggetto (a) non sia la Cosa ma solo un suo frammento residuale. Lacan precisa inoltre che l'oggetto (a) è costitutivo del fantasma il quale Freud definisce la radice inconscia del sintomo. Lacan ne fa il supporto del desiderio. Questo significa che il fantasma inquadra il rapporto del soggetto con il mondo, definisce cioè il principio dell'organizzazione inconscia del suo desiderio. In questo senso non possiamo dire che il desiderio non ha un oggetto ne un fine, ma ha NECESSARIAMENTE UNA CAUSA. Il desiderio non ha oggetto nel senso che non c'è,a rigore, UN oggetto del desiderio. C'è piuttosto una intransitività, un'irriducibilità del desiderio rispetto a ogni oggetto. Freud attribuisce TRE caratteristiche al DESIDERIO:
psicoanalizzare è un MESTIERE IMPOSSIBILE, e quando dichiara che esiste una roccia, impossibile da erodere, contro la quale si infrangono gli sforzi dell'analisi; è quella del rifiuto della femminilità, del rigetto della castrazione. Lacan dopo Freud ha dato rilievo particolare alla categoria dell'impossibile in una lezione dedicata all'amore. È dall'amore che in effetti Lacan ricava la sua tesi del reale come impossibile. Freud aveva già frantumato l'idea romantica dell'amore; nell'amore freudiano l'altro occupa la posizione dell'ideale del soggetto: amo nell'altro l'immagine ideale di me stesso. Afferma anche che l'idea di un'attuazione integrale del soddisfacimento, di una realizzazione completa dell'appagamento non appartiene alla pulsione sessuale. Lacan riparte da qui. Riparte dall'idea freudiana che a pulsione sessuale sia strutturalmente destinata all'impossibilità di raggiungere una piena soddisfazione. Sono due gli aforismi decisivi di Lacan sull'impossibile ed essi toccano il reale della morte e del sesso. Al reale della morte di riferisce dicendo che NON C'E' ALTRO DELL'ALTRO; a quello del rapporto sessuale si riferisce discendo che NON C'E' RAPPORTO SESSUALE. Nel primo aforisma non fa altro che ribadire che dio è morto, nell'ottica di Nietzsche: non c'è, cioè, garanzia ultima nell'Altro che possa dare senso e fondamento alla nostra esistenza. L'altro, afferma Lacan, non può rispondere di quello che sono, non può dirmi la verità del mio desiderio. La pulsione di morte di Freud scopre questo reale puro, scopre questa assenza di senso che Lacan colloca alla radice della vita. La morte infatti non si può scrivere, non si può padroneggiare attraverso il potere del significante perché è lei che vanta sull'uomo una padronanza assoluta. In Ancora l'accento è posto sull'impossibilità del rapporto sessuale che diventa l'enunciato sul quale si fonda il discorso analitico. È questa la traduzione lacaniana della formulazione freudiana della psicoanalisi come mestiere impossibile. L'impossibile da trattare è l'Uno; in questo senso Lacan, in linea con Freud, afferma che non c'è un Uno chiuso,ma che l'Uno è originariamente gettato nella divisione. DALL'IMPOSSIBILE ALLA CONTINGENZA. In una lezione del 73 Lacan giunge a disgiungere logicamente l campo dell' IMPOSSIBILE, da quello del CONTINGENTE e del NECESSARIO e giunge a tale considerazione sopo essersi interrogato sull' AMORE. Il punto di partenza è che non ci sta una realtà pre discorsiva e che ogni realtà si definisce secondo un discorso. Da questa tesi ne deriva che per l fatto di essere preso nell'Altro, il soggetto trova che il suo godimento è segnato da quel buco che non gli lascia altra via che quella del godimento fallico. Il godimento fallico è il godimento che viene articolato su un limite, su un limite invalicabile. È quel godimento che non può raggiungere il cuore del corpo dell'Altro, perché ciò di cui gode è il godimento dell'organo. Il godimento fallico non invade l soggetto non lo trascina verso la propria dissoluzione ma è ancorato ad un soglia, ad un ordine derivato dalla legge della castrazione. È in questo senso godimento dell'Uno che pero proprio per questo non potrà mai dare luogo all'esistenza di un rapporto sessuale: dove c'è funzione fallica non può esserci rapporto sessuale, perché ciò di cui si gode è l'organo. Il godimento relativo alla funzione fallica non è mai godimento di un soggetto, godimento del corpo dell'Altro, ma è sempre godimento di un oggetto (a). è da questo elemento strutturale che Lacan disgiunge l'esperienza del godimento da quella dell'amore. Se il godimento è sempre e solo in rapporto all'oggetto (a), l'amore è un rapporto tra soggetti. Lacan giunge a definire l'impossibile come CIO CHE NON CESSA DI NON SCRIVERSI. Il sesso e a morte vanno messi dal lato dell'impossibile; essi non cessano di non scriversi. Non entrano nell'ordine del significante, non si possono rappresentare. L'impossibile non si coordina né al significante né al significato essendo piuttosto la barra che li divide. Significante e significato vivono in una condizione di non-rapporto, di disgiunzione radicale, che si riproduce nell'aforisma che dichiara l'inesistenza del rapporto sessuale. l''impossibilità del rapporto sessuale indica o scarto esistente tra godimento e linguaggio nei due sensi in cui questo scarto si mostra: scarto dal lato del linguaggio che non è in grado di simbolizzare l'alterità del reale del godimento, e scarto dal lato del godimento che è impedito dal linguaggio a realizzare un rapporto pieno tra due soggetti nel reale del godimento. Diversamente dall'impossibile, il necessario è invece per Lacan CIO CHE NON CESSA DI SCRIVERSI; il necessario è l'omeostatico; si ripete seguendo il criterio di razionalità biologica che non conosce discontinuità e divisioni. La CONTINGENZA è invece CIO CHE CESSA DI SCRIVERSI, è il campo di qualcosa che entra nello scritto: il passaggio dall'impossibile al contingente indica il passaggio da ciò che non si scrive a ciò che può essere scritto. Lacan descrive la contingenza mediante l' INCONTRO D'AMORE. Nell'incontro d'amore
qualcosa di scrive, cessa di non scriversi. L'amore NON risponde ala stessa logica del godimento. L'amore è un modo di scrivere CIO CHE NON CESSA SI NON SCRIVERSI, ovvero l'impossibilità che due corpi sessuali facciano Uno. Se il godimento fallico è godimento dell'organo attraverso l'oggetto, l'amore è un rapporto di possibilità TRA SOGGETTI. L'amore punta all'Uno, ma non all'Uno del godimento fallico,ma all'Uno di un incontro che si ripete infinitamente e non smette mai di puntarvi anche se, non fa mai uscire nessuno da se stesso. Opposizione tra scrittura, quella contingente dell'amore, e un'impossibilità di scriversi, quella del rapporto sessuale, che definisce con precisione la tensione che anima l'etica della psicoanalisi: assunzione dell'impossibilità, del reale come impossibile, attraverso una decisione contingente. È questo un altro modo di confrontarsi con quella inconsistenza-insufficienza dell'Altro sulla quale il lavoro di Lacan sul reale, ci conduce.