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Storia del linguaggio giornalistico dall'inizio del '900 ai giornali in rete
Tipologia: Sintesi del corso
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All’inizio del ‘900 condizioni innovative sia esterne che interne determinano un mutamento nella conformazione del tessuto linguistico dei quotidiani italiani. Le innovazioni avvengono sia nel campo linguistico che nell’ambito dell’impaginazione.
Il quotidiano diviene uno strumento di comunicazione in senso pieno. All’inizio del ‘ prende forma anche la professione del giornalista a cui ha dato grande contributo l’inviato speciale (caposcuola Luigi Barzini). L’evoluzione del linguaggio giornalistico è avvenuta grazie alla figura dell’inviato speciale che passando di regione in regione ha regionalizzato la scrittura giornalistica.
Le innovazioni tecnologiche:
All’inizio del ‘900 le testate presenti sono Corriere della Sera (CdS), Il secolo , la Stampa, Il Resto del Carlino (RdC), La Nazione, Il giornale d’Italia, Il Messaggero, Il Mattino, ma la diffusione è ancora regionale. Al filone liberale dei quotidiani si deve aggiungere quello cattolico L’Osservatore Cattolico, L’eco, L’Avanti
Livello sintattico: sono numerosi e significativi gli elementi innovativi grazie ai quali inizia a formarsi una prosa giornalistica.
Per quanto riguarda i tempi verbali:
-GERUNDIO frequente ma non sempre costruito nelle regole sintattiche.
Elemento innovativo lo STILE NOMINALE già presente alla fine dell’800 ha un enorme sviluppo nel ‘900. Esso è costituito da Sostantivo + Aggettivo o viceversa per lo più all’inizio o alla fine di un articolo o di una sezione. Sono frasi brevissime ricorrenti nei bollettini meteorologici, nelle notizie e nelle cronache teatrali. Un tratto che avrà successo, verso la fine del primo decennio del ‘900 è la ripresa del sostantivo in funzione esplicativa, e la concentrazione di sostantivi retti da preposizioni. Nella sintassi lo stile telegrafico, segmentato e franto, basato sull’uniproposizionalismo domina nelle notizie estere, e nella cronaca. Sono presente ancora periodi complessi di stile letterario, ma si fa strada un periodare medio, chiaro e in buon equilibrio tra ipotassi e paratassi, presente soprattutto in articoli di politica e di alcune testate quali: CdS e RdC. Negli articoli di politica si alternano un periodare burocratico, uni proposizionale, translato e sconnesso con aperture al parlato. La situazione si modifica durante i primi 25 anni del ‘900. Le metafore sono poco utilizzate. Si accentua una predilezione verso immagini familiari o domestiche negli articoli politici e si tende ad uno stile brillante negli articoli sportivi e teatrali. Uno dei tratti salienti del linguaggio giornalistico è l’utilizzo degli stereotipi.
Del burocratese sono tratti salienti:
Il burocratese viene dagli articoli di notizie ufficiali di carattere giudiziario, amministrativo e economico, nelle notizie di cronaca trasmesse dai commissariati.
1.3 L’elemento innovativo nel lessico
Nei neologismi hanno predominanza voci politiche, con forte presenza asindetiche e la maggior presenza di anglicismi rispetto ai francesismi. Voci nuove entrate nella lingua italiana tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900 sono in ambito politico (interparlamentare, europeizzare, democratici etc) e sindacale (libretto di lavoro, intersindacale), voci legate al lavoro (ragioniere, piazzista), presenti soprattutto intestate progressiste o comunque attente a questioni politiche e sindacali. Scarsa la presenza di neologismi in settori quali tecnologia e sport dove domina lo stranierismo.
Nel primo decennio vi è la tendenza a creare composizioni ASINDETICHE o ELLITICHE mettere accanto due o più elementi materiali, come in «venni, vidi, vinsi», oppure «ubriaco fradicio» o «nudo bruco»; che resteranno un elemento della scrittura giornalistica poiché permettono una sintesi e pregnanza semantica. Nel dopoguerra iniziano a comparire composti ellittici come cameraletto, camera bagno che sono utilizzati nel linguaggio pubblicitario.
Gli stranierismi sono presenti nei giornali del primo ‘900 con prestiti integrali generalizzato a tutti i settori tranne lo sport, ci sono molte presenze di esotismi che negli anni ’20 diminuiscono. A questo calo contribuì sia il peso del sentimento nazionalista che le restrizioni del fascismo. Gli anglisicmi superano i francesismi. Tra i francesismi, prestiti di lusso come: chic, clou, entourage;
Nel quotidiano toscano vi sono omissioni della congiunzione CHE e QUANTO e il costrutto CIRCA LE (ORE) 10.
Il lessico è generalmente colloquiale privo di connotazione regionale e trova impiego per esprimere vivacità nel testo soprattutto nei brani e nelle testate improntate allo stile brillante.
I regionalismi sono utilizzati soprattutto nel mondo dei lavori e mestieri della casa e della cucina. I settentrionalismi : caseggiato, tombino; centro meridione: stiglie. Meridionalismi : accudire, affidare.
Le voci dialettali non sono molto impiegate come scopo di coloritura realistico o espressiva. I regionalismi o dialettismi non adattati all’italiano vengono messi in risalto tramite l’uso di virgolette o con corsivo.
2 Il 20nnio fascista 2.1 La svolta e il nuovo volto dei quotidiani
Il 1925 è la chiave di svolta nella trasformazione dei giornali italiani nei contenuti, nel linguaggio, nelle modalità tipografiche, nel formato. Tutte le testate vengono fascistizzate attraverso la sostituzione del direttore, dei giornalisti e, con la chiusura d quelle testate dei partiti di opposizione. Durante la fascistazione l’introduzione dell’albo e del sindacato fascista, le veline, l’istituzione di scuole per la formazione dei giornalisti, ai giornali fu imposta la sobrietà, la precisione, l’abbandono alla retorica. In questi anni il giornalismo perde ogni traccia della propria autonomia. Cambia il volto. Negli articoli politici si ha un impronta celebrativa nei contenuti e nel tono. La cronaca nera viene eliminata e la cronaca cittadina diviene una pagina che riporta notizie ufficiali e celebrative. La terza pagina ha la sua epoca d’oro soprattutto nei giornali del nord, si sviluppano rubriche di intrattenimento e di evasione e lo sport.
Il linguaggio giornalistico durante il 20nnio cambia in modo significativo rispetto agli anni precedenti. Diminuisce il peso del parlato, la direzione è verso un linguaggio corretto, elevato e scelto in rispetto al dialetto, nel lessico mentre una certa connotazione parlata colloquiale è funzionale alla carica e alla violenza fascista, l’elemento regionale non scompare completamente. Per quanto riguarda la componente fono morfologica è stabile e ha uniformità, per quanto riguarda la sintassi non c’è nulla da rilevare. Nel lessico si trova una connotazione partlata-colloqiale, funzionale alla violenza verbale fascista. L’elemento regionale è presente ma in maniera minore. Durate il 20nnio viene preferita una lingua fortemente letterario e retorica. La retorica è alla base del linguaggio fascista si nota soprattutto negli articoli di politica sia interne che esterna. La dipendenza alla retorica si nota meno nel livello sintattico. Il periodare è franto e nervoso simile al telegrafico del tardo ‘800 ma rispondenti a finalità ideologiche e propagandistiche. Il linguaggio elevato letterario ricorre a aggettivazioni con anteposizione, l’omissione dell’articolo dinanzi all’accusativo con infinito. Rilievo stilistico per la struttura ternaria che da al lettore una idea di chiarezza e autorità di conoscenza. Una caratteristica ricorrente è l’ anafora (ripetizione di una o più parole all’interno di una frase); elemento poco usato il chiasmo (incrocio immaginario tra due coppie di parole);altro elemento la paronomasia (consistente nell'accostamento di due o più parole di suono identico o dall'accentuata somiglianza); metonimie ( consiste nel sostituire una parola con un'altra che abbia con la prima una certa relazione, ad esempio di contiguità logica o materiale).
In ambito lessicale:
-metafora soprattutto le belliche, navali, religiose.
-Parole che richiamano alla virilità alla forza al vitalismo quali valoroso indomito; contrapposte a quelle della debolezza.
-Stereotipi più predilezione e ripetitività nella produzione di prefisso negativo in: indomito, implacabile etc., dei suffissi esco, aiolo, oide, eria, abile, ibile negli avverbi in mente nei superlativi
-Sinonimo culti
-Lessico elevato tradizionale e arcaico nei brani celebrativi
La cronaca nel 20nnio è ridotta a trafiletti con stile neutro e narrativo o in stile brillante e ricercato con voci letterarie e desuete.
I forestierismi durante il 20nnio sono in drastica riduzione, una maggiore presenza di anglicismi relativi allo sport, nella politica e nella moda rispetto ai francesismi presenti in settori diversi.
Fondamentale è ripulire la lingua dei giornali dagli eccessi del fascismo. Man mano che i giornali passano agli alleati con la rimozione dei direttori e l’arrivo di nuovi giornalisti le condizioni mutano nei:
Si recuperò il lessico burocratico e l’uso di stereotipi dei giornali dell’inizio del’900. Decise innovazioni nel lessico si hanno dagli anni ’70.
Nel dopoguerra una novità fu l’edizione del pomeriggio che portò vivacizzazione nei contenuti e la lingua iniziò a semplificarsi alla ricerca di uno stile più leggero e accattivante. Si inizia a definire, parlando di argomenti non politici, una lingua:
I contenuti come: la cronaca nera, la cronaca bianca e nuovi contenuti avranno un linguaggio:
Il linguaggio dei 25 anni successici alla fine della guerra ha:
I giornali hanno un tono sostenuto un registro elevato. La scelta è per una correttezza verso il parlato, una scelta che associata al lessico politico, diviene difficile e contribuisce a creare un
collegamento tra le unità in modo cronologico. Le incidentali, la semplificazione della struttura periodale, l’uso del passato e del gerundio. Dello stile nominale si nota in particolare il ricorso a frasi senza verbo all’inizio e alla fine degli articoli in funzione di anticipazione o di conclusione riassuntiva, l’alta incidenza della apposizioni, la nomimalizzazione indotta al gradimento dei sintagmi verbo + sostantivo astratto e molti sostantivi nella successione complementi.
Gli anni ’70 sono una tappa fondamentale per il giornalismo italiano. Prima novità la nascita di Repubblica, che ha portato un modello nuovo capace di influenzare il linguaggio giornalistico. Repubblica si distingue per il suo formato agile. Si presenta come giornale di opinione con orientamento politico definito. Con ampio spazio alla politica ad argomenti impegnati e poco spazio per la cronaca, lo sport e l’intrattenimento.
Repubblica porta molte innovazioni nel linguaggio giornalistico:
Il registro brillante è uno degli aspetti tipici del giornale degli ultimi decenni, esso è caratterizzato da:
-neologismo effimero ed espressivo
La METAFORA è una fonte di creatività lessicale. Ci sono metafore istituzionalizzate nella lingua o nei sottocodici accanto a metafore di moda che a periodi invadono il linguaggio dei politici o dei mass media. Metafore coniate appositamente dal singolo giornalista che hanno lo scopo di dare espressività e vivacità ma se travalicano hanno l’effetto negativo di sfavorire l’attenzione del lettore al messaggio.
Il linguaggio di Repubblica riguardo la politica è meno difficile e oscuro rispetto agli altri quotidiani. Negli anni ’70 si assiste ad un forte aumento del lessico politico, all’utilizzo dei sottocodici, dei numerosi neologismi e delle espressioni traslate dalla scienza e dalla tecnica.
Il linguaggio politico dei giornali odierni è meno oscuro, usa un lessico più vicino a quello comune e una sintassi più semplice. I giornali di partito o con forte commutazione politica usano una lingua più complessa con periodare più articolato e lessico settoriale.
Sul piano del cambio linguistico hanno importanza:
Importanti riflessi sulla lingua vengono anche dalla struttura degli articoli che mutua, la tendenza è all’intervista o al mosaico di citazioni con conseguenze sull’espressione e sulla trasmissione delle notizie. La notizia avviene in un continuo avvicendamento tra discorso diretto e scrittura redazionale, non sempre ben distinti a scapito della leggibilità e della sintesi nell’informazione. Il non equilibrio tra l’utilizzo del discorso diretto insieme ad altre cause porta alla non comprensione tra enunciato del fatto e commento. La struttura a dialogo o ad intervista e il mosaico di citazioni vengono molto usati dai giornali indipendenti e non da quelli di partito o con connotazioni politiche. Essi tendono a una riformulazione con uso del discorso indiretto e alla complessità periodale. Altro fattore importante è il crescente uso dell’influsso orale, nel superamento tra le varietà diafasiche e diamesiche. L’influsso del parlato si manifesta anche nella sintassi della proposizione e del periodo, si estende l’uso della uni proposizione, si estende la coordinazione.
Il TITOLO ha un ruolo informativo importantissimo. Insieme al sopratitolo o occhiello, al sottotitolo o riassunto dovrebbe condensare gli elementi fondamentali contenuti nell’articolo. Si predilige sempre più il titolo Brillante- Emotivo a quello informativo. Sempre più diffusi accanto ai titoli nominali o con frase verbale titoli con metafore, con riferimento a titoli di libri, film o allusioni in genere, giochi di parole che sul modello dei settimanali vogliono più che informare, suscitare curiosità nel lettore. Anche nei titoli viene utilizzato il discorso diretto con utilizzo di citazioni, in scesa il tipo sensazionalistico tradizionale che ebbe successo decenni prima.
Introduzione
In questo capitolo si mira a descrivere gli aspetti grafici, morfologici, fonologici, sintattici e lessicali dei quotidiani milanesi del periodo 1900-1905, al fine di valutare in quale misura e in che modalità la stampa abbia partecipato alla formazione di una lingua media comune che faticosamente andava formandosi in Italia dopo l’unità. I giornali presi in esame sono: Il Corriere della Sera, il Secolo, l’Osservatore Cattolico. Alla fine del XIX sec il quotidiano italiano conteneva informazioni di diversi contenuti sul modello di quello francese e americano, quindi non era più solo organo di informazione politiche ma dava notizie di vario genere dalla cronaca all’intrattenimento, dall’attualità varia allo sport. L’ampliamento dei contenuti ha contribuito alla formazione della lingua giornalistica.
Gli argomenti erano così suddivisi nel giornale:
Solo alcuni articoli di fondo avevano la firma mentre la maggior parte non erano firmati o riportavano uno pseudonimo, il giornale si presentava come un’opera collettiva con la partecipazione di giornalisti maggiori e minori, di correttori di bozze, di tipografi.
Nell’analisi linguistica tra le 3 testate giornalistiche non ci sono particolari caratteristiche linguistiche che le distinguono. La lingua nei diversi contenuti è indifferenziata ci sono oscillazioni grafiche, morfologiche e fonologiche ovunque, un continuo passaggio tra paratassi e uniproposizionali, periodi con struttura complessa con forte presenza ipotattica, legami di subordinate di terzo e quarto grado e di tipo complesso, caratteri di una prosa ormai passata, l’impiego di dialettismi etc. Varianti tipicamente arcaiche o letterarie si trovano nell’Osservatore
in essa predominano all’inizio del’900 incertezza ed oscillazione.
L’uso della i nelle parole i cui nessi:
Oscillazioni in uso nell’800 l’iscrizione di una i o due i e quella con la i con accento circonflesso. I giornali hanno un uso differente di questo plurale ma si stanno avviando all’uso della i semplice.
Viene ritenuto un cultismo grafico, es: tovajuoli, ghiacciaj.
L’uso della maiuscola è limitato, tra i 3 giornali vi sono differenze.
Per quanto riguarda nomi di popolo e per patria la grafia comune è l’utilizzo della minuscola mentre la maiuscola per re, imperatore, regina era legato alla linea politica del giornale.
Le tendenze di base sono:
Nell’oscillazione a-i continua alternanza. Nell’alternanza e-a vi è la variante regionale.
2.3.1 PROSTESI (fenomeno fonetico consistente nello sviluppo di un suono (vocalico o semivocalico) all’inizio di una parola, per esigenze eufoniche per es.in istrada, in Ispagna, per
la tendenza è all’uso comune con presenza di volgarismi
-con forme unite col e coi prevalgono sulle staccate con il e con i,anche collo, colla, colle, cogli prevalgono su con lo, con la, con le, con gli.
L’uso dei nessi preposizioni più articoli nei giornali corrispondono alla lingua media. Col e coi come Pel e pei venivano considerati comussimi e normali mentre colla, collo colle era considerati in decadenza, pello e pella erano rarissini.
Forme toniche: per il maschile
Forme atone:
-questo a volte rafforzato con qui; qua;
Nell’interrogativa sia diretta che indiretta si usa maggiormente COSA al posto di CHE COSA.
3.4 NOME 3.4.1. METAPLASMI (mutazione del significante all’interno della parola)
Poco presente nella lingua giornalistica dell’inizio del ‘900. I metaplasmi nominali riflettono in questo periodo incertezze e non paiono significativi.
Nel periodo in esame le oscillazioni nel genere sono comunissime. Esse rivelano in alcuni casi una ricercata elevatezza nel linguaggio altre sono il riflesso di usi popolari.
Alcune voci:
Vi è una notevole oscillazione tra la forma palatale e quella velare nel plurale dei nomi in CO e GO.
Ciò che è emerso dall’analisi morfologica si riassumono:
Il registro popolare e quello letterario nella lingua giornalistica dei primi del ‘900 vanno a caratterizzare l’aspetto sintattico. Il giornale in misura minore ha altre componenti quali il registro dialettale o regionale, l’influsso di sottocodice burocratico, l’uso di certi costrutti adatti al giornale. Le nuove tecniche quali la frase nominale va a coesistere con costruzioni in fase di decadimento come usi particolari del participio presente assoluto e del gerundio assoluto, dell’accusativo con lì infinito in determinati contesti e come inversioni di stile letterario. Oltre agli squilibri sul piano diacronico (studio sullo sviluppo e sulla trasformazione della lingua) presenti nella lingua giornalistica emergono contrasti sul piano sincronico ( studio sul piano fonetico-fonologico, morfologico, sintattico, semantico-lessicale).
Livello orizzontale:
Livello verticale:
Questo uso della lingua avviene in ogni settore della lingua giornalistica dalla cronaca alla politica a quella dello spettacolo. La lingua giornalistica ha una miscidanza continua tra uso della lingua colta e della lingua popolare poiché ancora non ha tratti precisi per una lingua media comune.
L’articolo determinativo ( il, lo, la per il singolare e i , gli , le per il plurale) con il nome di persona nei giornali presi in esame:
Primo fenomeno, uso:
Oggi l’utilizzo è davanti il cognome di personaggi famosi;
considerato un volgarismo o provincialismo utilizzato soprattutto in zone della Toscana e settentrionali.
Secondo fenomeno:
Insieme al pronome atono si nota la presenza dell’enclissi (mi, ti, si, ci. Es.scrivimi).
si riscontrano nelle terze persone singolari e plurali soprattutto nel presente indicativo, presente congiuntivo e nell’imperfetto indicativo es: vende si , trovansi, sia si , inaugurava si etc. Si trovano enclisi anche con altri pronomi oltre al SI e con il condizionale es: ritirerebbe si , con il passato remoto es: trasportaron ci , fuv vi. L’enclissi con il passato remoto nella prosa di fine 800 era rara e ne veniva riconosciuto il valore letterario, nella lingua giornalistica assume una connotazione letteraria ed elevata conferendo un carattere di sostenutezza.
L’uso di LA pleonastico in senso neutro è utilizzato in Toscana e nell’area settentrionale caratteristico della prosa dell’800 e pochissimo presente nella lingua giornalistica. Es: non credono che la sia finita per essi?
L’uso di EGLI e GLI pleonastico è molto più frequente, es: gli è che, può egli darsi che etc., l’uso nella lingua giornalistica del primo ‘900 era di connotazione letteraria. Ancora oggi è presente nei dialetti toscani e settentrionali.
Uso frequenti di CHI È CHE? Es: ma chi è che non lo farebbe? Costrutto di origine francese, presente nei dialetti settentrionali.
Si forma il superlativo di parole che dovrebbero averlo es: splendidissima, per empissimo, insufficientissimi etc.
Fenomeno interessante la formazione con composti con UNO con il sostantivo che lo accompagna. All’inizio del 900 la formulazione era: sessantuno o sessantuna, entrambe le costruzioni erano legittime e usate e l’uso di una delle due formulazioni non è da considerare più colta o più corretta rispetto all’uso dell’altra. interessante l’impiego di queste espressioni in quanto il È numerale figura declinato mentre il sostantivo non concorda con questo numero, quindi si ha la concordanza tra il numerale e il sostantivo e il tipo senza concordanza.
Verbo INCITARE usato con la A ma compare raramente anche con DI
Aggettivo CAPACE
DI e DA
IN CONDIZIONE, DIVERSO
CONSECUTIVA IMPLICITA
Di viene usato invece di da per introdurre la consecutiva implicita es: è abbastanza prudente di godersi i frutti.
Spesso i verbi intransitivi venivano usati con forma transitiva, quali passeggiare, rinunciare, la forma transitiva alla fine dell’800 era poco usata o comunque meno comune dell’intransitivo. Es: stamane gli strilloni gridano i giornali dicendo …. L’uso del transitivo di verbi intransitivi è un uso incolto es: lo ritorna all’antico padrone, il verbo ritornare con uso di restituire qualcosa è una connotazione popolare. Quindi la tendenza principale è di un uso caratteristico del parlato estraneo alla prosa colta.
4.1.8.2 Concordanze Verbali
Nella mancata concordanza del soggetto con il verbo si sono registrati esempi sia della costruzione con più soggetti e verbo singolare sia quella inversa.
Questa costruzione di origine popolare viene registrata nell’800 e nel ‘900 quindi risulta molto comune. Nella lingua giornalistica è classificabile tra i tratti popolari che avevano una certa diffusione anche al di fuori dei livelli di parlato più tipicamente incolti.
La lingua giornalistica oscillava tra i due costrutti rispecchiando lì incertezza comune ella lingua d’uso ma che guardava più al passato che al presente.
4.1.8.3. Uso di Essere e Avere
I giornali hanno un uso oscillante degli ausiliari con verbi intransitivi.
Questi riscontri rappresentano la tendenza a varianti poco usate.
forma pleonastica tipico del linguaggio burocratico
4.1.8.4 Uso dei Modi Indicativo e Congiuntivo nelle subordinate
Uso indifferente dei due modi on altri verbi o uso dei due modi nella stessa frase.