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Ilaria BONOMI, Sintesi del corso di Linguistica

Storia del linguaggio giornalistico dall'inizio del '900 ai giornali in rete

Tipologia: Sintesi del corso

2011/2012
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ILARIA BONOMI L’ITALIANO GIORNALISTICO
CAPITOLO 1 LA LINGUA DEI GIORNALI DEL ‘900: SINTESI STORICA
1. I Primi 25 Anni 1.1 I Quotidiani
All’inizio del ‘900 condizioni innovative sia esterne che interne determinano un mutamento
nella conformazione del tessuto linguistico dei quotidiani italiani. Le innovazioni avvengono
sia nel campo linguistico che nell’ambito dell’impaginazione.
la lingua acquisisce in linea generale l’apertura al parlato con una notevole presenza
dialettale, e prestiti dall’ Inghilterra, dalla Francia;
le pagine aumentano da 4 a 6 e 8 su 6 o più colonne;
si allargano i contenuti, nascono rubriche economiche, di cronaca cittadina, di
intrattenimento, pagine dedicate alla pubblicità e spazio ai necrologi;
nasce la terza pagina, pagina dedicata alla cultura.
Il quotidiano diviene uno strumento di comunicazione in senso pieno. All’inizio del ‘900
prende forma anche la professione del giornalista a cui ha dato grande contributo l’inviato
speciale (caposcuola Luigi Barzini). L’evoluzione del linguaggio giornalistico è avvenuta
grazie alla figura dell’inviato speciale che passando di regione in regione ha regionalizzato la
scrittura giornalistica.
Le innovazioni tecnologiche:
- il telefono e telegrafo hanno permesso la diffusione più veloce delle informazioni:
- la fotografia iniziò ad essere elemento di complemento all’articolo.
All’inizio del ‘900 le testate presenti sono Corriere della Sera (CdS), Il secolo , la Stampa, Il
Resto del Carlino (RdC), La Nazione, Il giornale d’Italia, Il Messaggero, Il Mattino, ma la
diffusione è ancora regionale. Al filone liberale dei quotidiani si deve aggiungere quello
cattolico L’Osservatore Cattolico, L’eco, L’Avanti
2. L’elemento giornalistico
Livello sintattico: sono numerosi e significativi gli elementi innovativi grazie ai quali inizia a
formarsi una prosa giornalistica.
Per quanto riguarda i tempi verbali:
- continua l’utilizzo del PRESENTE E dell’IMPERFETTO soprattutto nella cronaca cittadina
-PASSATO REMOTO E PASSATO PROSSIMO con maggiore utilizzo del P P per indicare
fatti recentissimi
-CONDIZIONALE CRONISTICO O DI DISSOCIAZIONE maggiormente utilizzato
rispetto al GERUNDIO E PARTICIPIO ( molto utilizzati nei primi anni del ‘900)
-Il PARTICIPIO viene utilizzato ad inizio frase non sempre concordato con il soggetto
grammaticale della principale ma a volte con altro sostantivo che fa funzione nella principale o
come soggetto o nella preposizione successiva.
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ILARIA BONOMI L’ITALIANO GIORNALISTICO

CAPITOLO 1 LA LINGUA DEI GIORNALI DEL ‘900: SINTESI STORICA

  1. I Primi 25 Anni 1.1 I Quotidiani

All’inizio del ‘900 condizioni innovative sia esterne che interne determinano un mutamento nella conformazione del tessuto linguistico dei quotidiani italiani. Le innovazioni avvengono sia nel campo linguistico che nell’ambito dell’impaginazione.

  • la lingua acquisisce in linea generale l’apertura al parlato con una notevole presenza dialettale, e prestiti dall’ Inghilterra, dalla Francia;
  • le pagine aumentano da 4 a 6 e 8 su 6 o più colonne;
  • si allargano i contenuti, nascono rubriche economiche, di cronaca cittadina, di intrattenimento, pagine dedicate alla pubblicità e spazio ai necrologi;
  • nasce la terza pagina, pagina dedicata alla cultura.

Il quotidiano diviene uno strumento di comunicazione in senso pieno. All’inizio del ‘ prende forma anche la professione del giornalista a cui ha dato grande contributo l’inviato speciale (caposcuola Luigi Barzini). L’evoluzione del linguaggio giornalistico è avvenuta grazie alla figura dell’inviato speciale che passando di regione in regione ha regionalizzato la scrittura giornalistica.

Le innovazioni tecnologiche:

  • il telefono e telegrafo hanno permesso la diffusione più veloce delle informazioni:
  • la fotografia iniziò ad essere elemento di complemento all’articolo.

All’inizio del ‘900 le testate presenti sono Corriere della Sera (CdS), Il secolo , la Stampa, Il Resto del Carlino (RdC), La Nazione, Il giornale d’Italia, Il Messaggero, Il Mattino, ma la diffusione è ancora regionale. Al filone liberale dei quotidiani si deve aggiungere quello cattolico L’Osservatore Cattolico, L’eco, L’Avanti

  1. L’elemento giornalistico

Livello sintattico: sono numerosi e significativi gli elementi innovativi grazie ai quali inizia a formarsi una prosa giornalistica.

Per quanto riguarda i tempi verbali:

  • continua l’utilizzo del PRESENTE E dell’IMPERFETTO soprattutto nella cronaca cittadina
  • PASSATO REMOTO E PASSATO PROSSIMO con maggiore utilizzo del P P per indicare fatti recentissimi
  • CONDIZIONALE CRONISTICO O DI DISSOCIAZIONE maggiormente utilizzato rispetto al GERUNDIO E PARTICIPIO ( molto utilizzati nei primi anni del ‘900)
  • Il PARTICIPIO viene utilizzato ad inizio frase non sempre concordato con il soggetto grammaticale della principale ma a volte con altro sostantivo che fa funzione nella principale o come soggetto o nella preposizione successiva.

-GERUNDIO frequente ma non sempre costruito nelle regole sintattiche.

  • PARTICIPIO PRESENTE con valore verbale

Elemento innovativo lo STILE NOMINALE già presente alla fine dell’800 ha un enorme sviluppo nel ‘900. Esso è costituito da Sostantivo + Aggettivo o viceversa per lo più all’inizio o alla fine di un articolo o di una sezione. Sono frasi brevissime ricorrenti nei bollettini meteorologici, nelle notizie e nelle cronache teatrali. Un tratto che avrà successo, verso la fine del primo decennio del ‘900 è la ripresa del sostantivo in funzione esplicativa, e la concentrazione di sostantivi retti da preposizioni. Nella sintassi lo stile telegrafico, segmentato e franto, basato sull’uniproposizionalismo domina nelle notizie estere, e nella cronaca. Sono presente ancora periodi complessi di stile letterario, ma si fa strada un periodare medio, chiaro e in buon equilibrio tra ipotassi e paratassi, presente soprattutto in articoli di politica e di alcune testate quali: CdS e RdC. Negli articoli di politica si alternano un periodare burocratico, uni proposizionale, translato e sconnesso con aperture al parlato. La situazione si modifica durante i primi 25 anni del ‘900. Le metafore sono poco utilizzate. Si accentua una predilezione verso immagini familiari o domestiche negli articoli politici e si tende ad uno stile brillante negli articoli sportivi e teatrali. Uno dei tratti salienti del linguaggio giornalistico è l’utilizzo degli stereotipi.

Del burocratese sono tratti salienti:

  • le locuzioni prepositive e avverbiali come: a mezzo di, in persona di, a causa di; – gli aggettivi come: tale, detto, certo;
  • burocratica la proposizione numerale dopo il sostantivo: metri 30, giorni 50;
  • le anteposizioni del cognome al nome;
  • l’omissione dell’articolo indeterminativo in frasi come: ferita che si ritiene inferta da pinza;
  • l’uso ipercorretto di proprio.

Il burocratese viene dagli articoli di notizie ufficiali di carattere giudiziario, amministrativo e economico, nelle notizie di cronaca trasmesse dai commissariati.

1.3 L’elemento innovativo nel lessico

Nei neologismi hanno predominanza voci politiche, con forte presenza asindetiche e la maggior presenza di anglicismi rispetto ai francesismi. Voci nuove entrate nella lingua italiana tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900 sono in ambito politico (interparlamentare, europeizzare, democratici etc) e sindacale (libretto di lavoro, intersindacale), voci legate al lavoro (ragioniere, piazzista), presenti soprattutto intestate progressiste o comunque attente a questioni politiche e sindacali. Scarsa la presenza di neologismi in settori quali tecnologia e sport dove domina lo stranierismo.

Nel primo decennio vi è la tendenza a creare composizioni ASINDETICHE o ELLITICHE mettere accanto due o più elementi materiali, come in «venni, vidi, vinsi», oppure «ubriaco fradicio» o «nudo bruco»; che resteranno un elemento della scrittura giornalistica poiché permettono una sintesi e pregnanza semantica. Nel dopoguerra iniziano a comparire composti ellittici come cameraletto, camera bagno che sono utilizzati nel linguaggio pubblicitario.

Gli stranierismi sono presenti nei giornali del primo ‘900 con prestiti integrali generalizzato a tutti i settori tranne lo sport, ci sono molte presenze di esotismi che negli anni ’20 diminuiscono. A questo calo contribuì sia il peso del sentimento nazionalista che le restrizioni del fascismo. Gli anglisicmi superano i francesismi. Tra i francesismi, prestiti di lusso come: chic, clou, entourage;

Nel quotidiano toscano vi sono omissioni della congiunzione CHE e QUANTO e il costrutto CIRCA LE (ORE) 10.

  • Ambito LESSICALE nella quale la componente parlata emerge maggiormente i tipici tratti della matrice dialettale.

Il lessico è generalmente colloquiale privo di connotazione regionale e trova impiego per esprimere vivacità nel testo soprattutto nei brani e nelle testate improntate allo stile brillante.

I regionalismi sono utilizzati soprattutto nel mondo dei lavori e mestieri della casa e della cucina. I settentrionalismi : caseggiato, tombino; centro meridione: stiglie. Meridionalismi : accudire, affidare.

Le voci dialettali non sono molto impiegate come scopo di coloritura realistico o espressiva. I regionalismi o dialettismi non adattati all’italiano vengono messi in risalto tramite l’uso di virgolette o con corsivo.

2 Il 20nnio fascista 2.1 La svolta e il nuovo volto dei quotidiani

Il 1925 è la chiave di svolta nella trasformazione dei giornali italiani nei contenuti, nel linguaggio, nelle modalità tipografiche, nel formato. Tutte le testate vengono fascistizzate attraverso la sostituzione del direttore, dei giornalisti e, con la chiusura d quelle testate dei partiti di opposizione. Durante la fascistazione l’introduzione dell’albo e del sindacato fascista, le veline, l’istituzione di scuole per la formazione dei giornalisti, ai giornali fu imposta la sobrietà, la precisione, l’abbandono alla retorica. In questi anni il giornalismo perde ogni traccia della propria autonomia. Cambia il volto. Negli articoli politici si ha un impronta celebrativa nei contenuti e nel tono. La cronaca nera viene eliminata e la cronaca cittadina diviene una pagina che riporta notizie ufficiali e celebrative. La terza pagina ha la sua epoca d’oro soprattutto nei giornali del nord, si sviluppano rubriche di intrattenimento e di evasione e lo sport.

  1. Lingua e stile nei giornali del ‘20nnio

Il linguaggio giornalistico durante il 20nnio cambia in modo significativo rispetto agli anni precedenti. Diminuisce il peso del parlato, la direzione è verso un linguaggio corretto, elevato e scelto in rispetto al dialetto, nel lessico mentre una certa connotazione parlata colloquiale è funzionale alla carica e alla violenza fascista, l’elemento regionale non scompare completamente. Per quanto riguarda la componente fono morfologica è stabile e ha uniformità, per quanto riguarda la sintassi non c’è nulla da rilevare. Nel lessico si trova una connotazione partlata-colloqiale, funzionale alla violenza verbale fascista. L’elemento regionale è presente ma in maniera minore. Durate il 20nnio viene preferita una lingua fortemente letterario e retorica. La retorica è alla base del linguaggio fascista si nota soprattutto negli articoli di politica sia interne che esterna. La dipendenza alla retorica si nota meno nel livello sintattico. Il periodare è franto e nervoso simile al telegrafico del tardo ‘800 ma rispondenti a finalità ideologiche e propagandistiche. Il linguaggio elevato letterario ricorre a aggettivazioni con anteposizione, l’omissione dell’articolo dinanzi all’accusativo con infinito. Rilievo stilistico per la struttura ternaria che da al lettore una idea di chiarezza e autorità di conoscenza. Una caratteristica ricorrente è l’ anafora (ripetizione di una o più parole all’interno di una frase); elemento poco usato il chiasmo (incrocio immaginario tra due coppie di parole);altro elemento la paronomasia (consistente nell'accostamento di due o più parole di suono identico o dall'accentuata somiglianza); metonimie ( consiste nel sostituire una parola con un'altra che abbia con la prima una certa relazione, ad esempio di contiguità logica o materiale).

In ambito lessicale:

-metafora soprattutto le belliche, navali, religiose.

-Parole che richiamano alla virilità alla forza al vitalismo quali valoroso indomito; contrapposte a quelle della debolezza.

-Stereotipi più predilezione e ripetitività nella produzione di prefisso negativo in: indomito, implacabile etc., dei suffissi esco, aiolo, oide, eria, abile, ibile negli avverbi in mente nei superlativi

-Sinonimo culti

-Lessico elevato tradizionale e arcaico nei brani celebrativi

La cronaca nel 20nnio è ridotta a trafiletti con stile neutro e narrativo o in stile brillante e ricercato con voci letterarie e desuete.

I forestierismi durante il 20nnio sono in drastica riduzione, una maggiore presenza di anglicismi relativi allo sport, nella politica e nella moda rispetto ai francesismi presenti in settori diversi.

  1. Dal Dopoguerra ad oggi 3.1 Il giornalese degli anni ’50-‘

Fondamentale è ripulire la lingua dei giornali dagli eccessi del fascismo. Man mano che i giornali passano agli alleati con la rimozione dei direttori e l’arrivo di nuovi giornalisti le condizioni mutano nei:

  • contenuti
  • nel modo di fare giornalismo
  • nella lingua.

Si recuperò il lessico burocratico e l’uso di stereotipi dei giornali dell’inizio del’900. Decise innovazioni nel lessico si hanno dagli anni ’70.

Nel dopoguerra una novità fu l’edizione del pomeriggio che portò vivacizzazione nei contenuti e la lingua iniziò a semplificarsi alla ricerca di uno stile più leggero e accattivante. Si inizia a definire, parlando di argomenti non politici, una lingua:

  • chiara
  • semplice
  • non retorica
  • aperta al parlato.

I contenuti come: la cronaca nera, la cronaca bianca e nuovi contenuti avranno un linguaggio:

  • ampliato
  • (^) enfatizzato

Il linguaggio dei 25 anni successici alla fine della guerra ha:

  • una diminuzione del registro aulico e letterario;

I giornali hanno un tono sostenuto un registro elevato. La scelta è per una correttezza verso il parlato, una scelta che associata al lessico politico, diviene difficile e contribuisce a creare un

collegamento tra le unità in modo cronologico. Le incidentali, la semplificazione della struttura periodale, l’uso del passato e del gerundio. Dello stile nominale si nota in particolare il ricorso a frasi senza verbo all’inizio e alla fine degli articoli in funzione di anticipazione o di conclusione riassuntiva, l’alta incidenza della apposizioni, la nomimalizzazione indotta al gradimento dei sintagmi verbo + sostantivo astratto e molti sostantivi nella successione complementi.

  1. Gli anni ’70-‘

Gli anni ’70 sono una tappa fondamentale per il giornalismo italiano. Prima novità la nascita di Repubblica, che ha portato un modello nuovo capace di influenzare il linguaggio giornalistico. Repubblica si distingue per il suo formato agile. Si presenta come giornale di opinione con orientamento politico definito. Con ampio spazio alla politica ad argomenti impegnati e poco spazio per la cronaca, lo sport e l’intrattenimento.

Repubblica porta molte innovazioni nel linguaggio giornalistico:

  • Forte calo del burocratese e dello stereotipo a favore di un lessico più naturale, vivace e creatività nel lessico
  • Stile brillante alternato a stile disinvolto e confidenziale
  • Minore settorializzazione e oscurità del linguaggio politico.

Il registro brillante è uno degli aspetti tipici del giornale degli ultimi decenni, esso è caratterizzato da:

-neologismo effimero ed espressivo

  • traslato e metafora.

La METAFORA è una fonte di creatività lessicale. Ci sono metafore istituzionalizzate nella lingua o nei sottocodici accanto a metafore di moda che a periodi invadono il linguaggio dei politici o dei mass media. Metafore coniate appositamente dal singolo giornalista che hanno lo scopo di dare espressività e vivacità ma se travalicano hanno l’effetto negativo di sfavorire l’attenzione del lettore al messaggio.

Il linguaggio di Repubblica riguardo la politica è meno difficile e oscuro rispetto agli altri quotidiani. Negli anni ’70 si assiste ad un forte aumento del lessico politico, all’utilizzo dei sottocodici, dei numerosi neologismi e delle espressioni traslate dalla scienza e dalla tecnica.

Il linguaggio politico dei giornali odierni è meno oscuro, usa un lessico più vicino a quello comune e una sintassi più semplice. I giornali di partito o con forte commutazione politica usano una lingua più complessa con periodare più articolato e lessico settoriale.

Sul piano del cambio linguistico hanno importanza:

  • la settimanalizzazione di allegati ai quotidiani;
  • la concorrenza esercitata da radio e tv.
  • l’apertura verso nuovi contenuti anche specialistici trattati in genere con un linguaggio chiaro e con l’istituzione di rubriche e pagine fisse
  • il modo di strutturare gli articoli
  • la creazione di inserti e allegati settimanali.

Importanti riflessi sulla lingua vengono anche dalla struttura degli articoli che mutua, la tendenza è all’intervista o al mosaico di citazioni con conseguenze sull’espressione e sulla trasmissione delle notizie. La notizia avviene in un continuo avvicendamento tra discorso diretto e scrittura redazionale, non sempre ben distinti a scapito della leggibilità e della sintesi nell’informazione. Il non equilibrio tra l’utilizzo del discorso diretto insieme ad altre cause porta alla non comprensione tra enunciato del fatto e commento. La struttura a dialogo o ad intervista e il mosaico di citazioni vengono molto usati dai giornali indipendenti e non da quelli di partito o con connotazioni politiche. Essi tendono a una riformulazione con uso del discorso indiretto e alla complessità periodale. Altro fattore importante è il crescente uso dell’influsso orale, nel superamento tra le varietà diafasiche e diamesiche. L’influsso del parlato si manifesta anche nella sintassi della proposizione e del periodo, si estende l’uso della uni proposizione, si estende la coordinazione.

Il TITOLO ha un ruolo informativo importantissimo. Insieme al sopratitolo o occhiello, al sottotitolo o riassunto dovrebbe condensare gli elementi fondamentali contenuti nell’articolo. Si predilige sempre più il titolo Brillante- Emotivo a quello informativo. Sempre più diffusi accanto ai titoli nominali o con frase verbale titoli con metafore, con riferimento a titoli di libri, film o allusioni in genere, giochi di parole che sul modello dei settimanali vogliono più che informare, suscitare curiosità nel lettore. Anche nei titoli viene utilizzato il discorso diretto con utilizzo di citazioni, in scesa il tipo sensazionalistico tradizionale che ebbe successo decenni prima.

CAPITOLO II LA LINGUA DEI QUOTIDIANI MILANESI DI INZIO SECOLO

Introduzione

In questo capitolo si mira a descrivere gli aspetti grafici, morfologici, fonologici, sintattici e lessicali dei quotidiani milanesi del periodo 1900-1905, al fine di valutare in quale misura e in che modalità la stampa abbia partecipato alla formazione di una lingua media comune che faticosamente andava formandosi in Italia dopo l’unità. I giornali presi in esame sono: Il Corriere della Sera, il Secolo, l’Osservatore Cattolico. Alla fine del XIX sec il quotidiano italiano conteneva informazioni di diversi contenuti sul modello di quello francese e americano, quindi non era più solo organo di informazione politiche ma dava notizie di vario genere dalla cronaca all’intrattenimento, dall’attualità varia allo sport. L’ampliamento dei contenuti ha contribuito alla formazione della lingua giornalistica.

Gli argomenti erano così suddivisi nel giornale:

  • ampio spazio alla politica interna e estera; da sola la politica prendeva circa i 2/3 del giornale;
  • articoli di attualità, cronaca, argomenti culturali, teatro, sport avvisi necrologici ed economici
  • romanzo d’appendice.

Solo alcuni articoli di fondo avevano la firma mentre la maggior parte non erano firmati o riportavano uno pseudonimo, il giornale si presentava come un’opera collettiva con la partecipazione di giornalisti maggiori e minori, di correttori di bozze, di tipografi.

Nell’analisi linguistica tra le 3 testate giornalistiche non ci sono particolari caratteristiche linguistiche che le distinguono. La lingua nei diversi contenuti è indifferenziata ci sono oscillazioni grafiche, morfologiche e fonologiche ovunque, un continuo passaggio tra paratassi e uniproposizionali, periodi con struttura complessa con forte presenza ipotattica, legami di subordinate di terzo e quarto grado e di tipo complesso, caratteri di una prosa ormai passata, l’impiego di dialettismi etc. Varianti tipicamente arcaiche o letterarie si trovano nell’Osservatore

  • francese nel lessico
  1. Influenza dei linguaggi speciali:
  • a livello lessicale il linguaggio medico, militare, burocratico,
  • a livello morfologico-sintattico emerge l’influsso burocratico-commerciale.

1. GRAFIA

in essa predominano all’inizio del’900 incertezza ed oscillazione.

1.1. NESSI PALATALI

L’uso della i nelle parole i cui nessi:

  • ce-cie; ge-gie; sono preceduti da consonante riguarda sia il plurale che i nessi in posizione interna es: pasticciere-pasticcere. C’è oscillazione nei nessi interni nelle parole il cui nesso è preceduto da vocale.
  • Cia e Gia uso della i nei plurali preceduto da vocale es:camicie:
  • Sce- SCIE oscillazione continua si in posizione interna: lascierà ma lascerà: che nel plurale: fascie ma fasce. Il plurale scie è una forma poco corretta che viene comunque accolta.

1.2 PLURALI DEI NOMI IN IO

Oscillazioni in uso nell’800 l’iscrizione di una i o due i e quella con la i con accento circonflesso. I giornali hanno un uso differente di questo plurale ma si stanno avviando all’uso della i semplice.

1.3 IMPIEGO DELLA J

Viene ritenuto un cultismo grafico, es: tovajuoli, ghiacciaj.

1.4 USO DELLE MAIUSCOLE

L’uso della maiuscola è limitato, tra i 3 giornali vi sono differenze.

  • Il Secolo: non adopera le maiuscole a scopo onorario
  • L’Osservatore ha oscillazioni nell’uso onorario
  • Il Corriere della Sera fa uso delle maiuscole a scopo onorario.

Per quanto riguarda nomi di popolo e per patria la grafia comune è l’utilizzo della minuscola mentre la maiuscola per re, imperatore, regina era legato alla linea politica del giornale.

2. FONOLOGIA 2.1 VOCALISMO TONICO

DITTONGO O MONOTONGO

  • Sostantivi con suffisso UOLO come armaiuolo/armaiolo preceduto da i semiconsonante o da consonante organicamente affine ad essa vi è una netta preferenza delle varianti dittongate es: armaiuoli
  • Le voci verbali muovere/movere, suonare, percuotere etc compaiono nella variante monottongata evidente nel fiorentino.

Le tendenze di base sono:

  • Una forte oscillazione di base nell’uso del dittongo uo in sillaba tonica
  • Una certa riluttanza ad abbandonare forme che erano radicate nella tradizione letteraria ma le quali avevano già forme di concorrenza
  • La scomparsa sporadica di varianti ormai fuori uso e antiquate come cuoprono
  • Sporadico accoglimento di presso idiotismi toscani come foco, omo.

2.2 VOCALISMO ATONO 2.1 PROTONICHE

  • e ed i nella sillaba iniziale. La lingua giornalistica fa uso dell’alternanza nell’impiego della e della i come da uso comune. Es: denotare/dinotare, questione/quistione, gettare/gittare etc
  • Oscillazioni o-i sono forme letterarie che a volte vengono registrate amche con vairante con la vocale labializzata es dimandare, dimani, dimanda.
  • Oscillazione o-u un’oscillazione dove non si rileva la prevalenza dell’una o dell’altra
  • Oscillazione riuscire/riescire variante continua
  • Oscillazione e-a qui si notano regionalismi - Oscillazione e-o es: carnovale- carnevale - Estensione dei dittonghi ie ed uo alle sillabe atone. Le estensioni ie appaiono sempre dittongate es. siedevano, siedeva. Oscillazione frequente per decina-diciotto-diciottenne- diecina, diciotto etc- L’oscillazione di uo è più evidente rispetto ad ie, es: giocattoli – giocattoli; suonare- sonare.

2.2 POSTONICHE

Nell’oscillazione a-i continua alternanza. Nell’alternanza e-a vi è la variante regionale.

2.3 FENOMENI GENERALI DEL VOCALISMO

2.3.1 PROSTESI (fenomeno fonetico consistente nello sviluppo di un suono (vocalico o semivocalico) all’inizio di una parola, per esigenze eufoniche per es.in istrada, in Ispagna, per

  • Oscillazioni dinanzi:
  • z impura es: uno zaino con un zaino
  • s impura es: uno smacco un smacco

la tendenza è all’uso comune con presenza di volgarismi

3.2 PREPOSIZIONI ARTICOLATE

-con forme unite col e coi prevalgono sulle staccate con il e con i,anche collo, colla, colle, cogli prevalgono su con lo, con la, con le, con gli.

  • per le forme disgiunte predominano su quelle unite, per la, per lo, per le, invece di per il e per i vengono alternati con pel e pei.

L’uso dei nessi preposizioni più articoli nei giornali corrispondono alla lingua media. Col e coi come Pel e pei venivano considerati comussimi e normali mentre colla, collo colle era considerati in decadenza, pello e pella erano rarissini.

3.3 PRONOMI 3.3.1 PRONOMI PERSONALI

Forme toniche: per il maschile

  • EGLI il lui viene utilizzato solo dopo anche e quando si vuole dare rilievo particolare al soggetto
  • Di lui; di lei al posto del possessivo suo; sua. Il di lui; di lei è un portato dalla lingua burocratica
  • Essi; Esse; Loro avevano forme nell’800 eglino; elleno

Forme atone:

  • Egli; Lui a volte si trova Ei di forma letteraria
    • Accanto a Lo viene utilizzato il letterario il
    • Loro e mai gli

3.3.2 PRONOMI E AGGETTIVI DIMOSTRATIVI

-questo a volte rafforzato con qui; qua;

  • quello rafforzato con lì; là
  • questi e quegli l singolare come soggetti
  • desso;dessa molto raro di forma letteraria

3.3.3 PRONOMI RELATIVI

  • CUI forma letteraria impiegato in funzione di oggetto
  • CHE in funzione del complemento oltre all’oggetto tipicamente popolare

3.3.4 PRONOMI INTERROGATIVI

Nell’interrogativa sia diretta che indiretta si usa maggiormente COSA al posto di CHE COSA.

3.4 NOME 3.4.1. METAPLASMI (mutazione del significante all’interno della parola)

Poco presente nella lingua giornalistica dell’inizio del ‘900. I metaplasmi nominali riflettono in questo periodo incertezze e non paiono significativi.

  • (^) Suffisso IERE-IERO pioniero-pioniere; avventuriere-avventuriero;
  • Fuori dal suffisso IERE scambi tra E ed O: scolare-scolaro; ettare-ettaro;

3.2.2 GENERE

Nel periodo in esame le oscillazioni nel genere sono comunissime. Esse rivelano in alcuni casi una ricercata elevatezza nel linguaggio altre sono il riflesso di usi popolari.

Alcune voci:

  • carcere: oscilla continuamente tra il maschile e il femminile;
  • estate: prevalentemente femminile (ricerca di elevatezza di linguaggio)
  • automobile: oscilla continuamente tra il maschile e il femminile
  • (^) bicicletta/o: si trova più frequentemente al maschile (uso popolare)

3.4.3 PLURALE

Vi è una notevole oscillazione tra la forma palatale e quella velare nel plurale dei nomi in CO e GO.

  • Forma palatale: palcoscenici, geologi, sindaci, parroci sono la variante più comune si tratta di voci dotte
  • Forme plurali femminili quali le frutta oggi sono soppiantate in favore del singolare: la frutta, la fossa, l’uva
  • Esempi di Allotropi popolari quali i ginocchi, gli ovi, e meno comuni di le ginocchia, le uova, sulle calcagne.
  • Plurali collettivi quali le membra. Uso del plurale collettivo per voci che possedevano sia il plurale maschile che femminile, dare una forma di plurale a parole che ne sono prive, per dare una connotazione elevata, accoglimenti di allotropi popolari.

3.5.5. INFINITO

Ciò che è emerso dall’analisi morfologica si riassumono:

  • incertezza in fenomeni ancora non stabilizzati e per i quali esistevano due varanti in uso
  • ampia presenza di varianti letterarie alcune delle quali poetiche
  • accoglimento di forme popolari e volgari.

4.SINTASSI

Il registro popolare e quello letterario nella lingua giornalistica dei primi del ‘900 vanno a caratterizzare l’aspetto sintattico. Il giornale in misura minore ha altre componenti quali il registro dialettale o regionale, l’influsso di sottocodice burocratico, l’uso di certi costrutti adatti al giornale. Le nuove tecniche quali la frase nominale va a coesistere con costruzioni in fase di decadimento come usi particolari del participio presente assoluto e del gerundio assoluto, dell’accusativo con lì infinito in determinati contesti e come inversioni di stile letterario. Oltre agli squilibri sul piano diacronico (studio sullo sviluppo e sulla trasformazione della lingua) presenti nella lingua giornalistica emergono contrasti sul piano sincronico ( studio sul piano fonetico-fonologico, morfologico, sintattico, semantico-lessicale).

Livello orizzontale:

  • coesistenza di usi dialettali provenienti da aree geograficamente diverse e lontane. Tipiche dell’Italia settentrionale MENTRE CHE; APPENA CHE, dell’area meridionale l’uso di certi verbi nell’ambito del congiuntivo.

Livello verticale:

  • uso del CHE indeclinabile + pronome in sostituzione del relativo, l’impiego di A davanti all’infinito oggettivo retto da verbi di percezione sensoriale, uso ridondante ed enfatico del congiuntivo nelle subordinate etc

Questo uso della lingua avviene in ogni settore della lingua giornalistica dalla cronaca alla politica a quella dello spettacolo. La lingua giornalistica ha una miscidanza continua tra uso della lingua colta e della lingua popolare poiché ancora non ha tratti precisi per una lingua media comune.

4.1 SINTASSI DELLA PREPOSIZIONE 4.1.1 ARTICOLO

L’articolo determinativo ( il, lo, la per il singolare e i , gli , le per il plurale) con il nome di persona nei giornali presi in esame:

Primo fenomeno, uso:

  • con il cognome es: il Ferrari. Nei nomi noti vi è l’alternanza dell’uso.

Oggi l’utilizzo è davanti il cognome di personaggi famosi;

  • Con il nome femminile e maschile es: la Sonia, il Carlo, del Carlo. L’uso del determinativo davanti al nome proprio femminile rivela una propensione della lingua parlata e l’influsso dei dialetti settentrionali. Nell’800 era un tratto tipico del parlato toscano e di zone settentrionali. L’uso nel nome proprio maschile invece è

considerato un volgarismo o provincialismo utilizzato soprattutto in zone della Toscana e settentrionali.

  • Nella sequenza nome + cognome es: la Sonia Terrinoni. Questo uso è del linguaggio burocratico ed è poco gradito.

Secondo fenomeno:

  • (^) Omissione sia del determinativo che dell’indeterminativo con la voce PERSONA, es: animosamente arrestò persona che in rissa tentava. Anche in questo caso si ha un riflesso della lingua burocratica.

4.1.2. PRONOME

Insieme al pronome atono si nota la presenza dell’enclissi (mi, ti, si, ci. Es.scrivimi).

  • I casi più frequenti di ENCLISI :

si riscontrano nelle terze persone singolari e plurali soprattutto nel presente indicativo, presente congiuntivo e nell’imperfetto indicativo es: vende si , trovansi, sia si , inaugurava si etc. Si trovano enclisi anche con altri pronomi oltre al SI e con il condizionale es: ritirerebbe si , con il passato remoto es: trasportaron ci , fuv vi. L’enclissi con il passato remoto nella prosa di fine 800 era rara e ne veniva riconosciuto il valore letterario, nella lingua giornalistica assume una connotazione letteraria ed elevata conferendo un carattere di sostenutezza.

  • Uso PLEONASTICO di LA ed EGLI

L’uso di LA pleonastico in senso neutro è utilizzato in Toscana e nell’area settentrionale caratteristico della prosa dell’800 e pochissimo presente nella lingua giornalistica. Es: non credono che la sia finita per essi?

L’uso di EGLI e GLI pleonastico è molto più frequente, es: gli è che, può egli darsi che etc., l’uso nella lingua giornalistica del primo ‘900 era di connotazione letteraria. Ancora oggi è presente nei dialetti toscani e settentrionali.

  • Pronome interrogativo

Uso frequenti di CHI È CHE? Es: ma chi è che non lo farebbe? Costrutto di origine francese, presente nei dialetti settentrionali.

4.1.3.AGGETTIVO SUPERLATIVO

Si forma il superlativo di parole che dovrebbero averlo es: splendidissima, per empissimo, insufficientissimi etc.

3.1.4 NUMERALI

Fenomeno interessante la formazione con composti con UNO con il sostantivo che lo accompagna. All’inizio del 900 la formulazione era: sessantuno o sessantuna, entrambe le costruzioni erano legittime e usate e l’uso di una delle due formulazioni non è da considerare più colta o più corretta rispetto all’uso dell’altra. interessante l’impiego di queste espressioni in quanto il È numerale figura declinato mentre il sostantivo non concorda con questo numero, quindi si ha la concordanza tra il numerale e il sostantivo e il tipo senza concordanza.

Verbo INCITARE usato con la A ma compare raramente anche con DI

Aggettivo CAPACE

  • usato comunemente con DI e raramente con A

DI e DA

  • scambi sporadici tra di esse

IN CONDIZIONE, DIVERSO

  • compare normalmente con DI, con il da ha una connotazione popolare

CONSECUTIVA IMPLICITA

Di viene usato invece di da per introdurre la consecutiva implicita es: è abbastanza prudente di godersi i frutti.

4.1.8. VERBO 4.1.8.1 VERBI INTRANSITIVI USATI TRANSITIVAMENTE

Spesso i verbi intransitivi venivano usati con forma transitiva, quali passeggiare, rinunciare, la forma transitiva alla fine dell’800 era poco usata o comunque meno comune dell’intransitivo. Es: stamane gli strilloni gridano i giornali dicendo …. L’uso del transitivo di verbi intransitivi è un uso incolto es: lo ritorna all’antico padrone, il verbo ritornare con uso di restituire qualcosa è una connotazione popolare. Quindi la tendenza principale è di un uso caratteristico del parlato estraneo alla prosa colta.

4.1.8.2 Concordanze Verbali

Nella mancata concordanza del soggetto con il verbo si sono registrati esempi sia della costruzione con più soggetti e verbo singolare sia quella inversa.

  • Verbo al singolare con più soggetti:
    • uniti dalla virgola o congiunzione è frequente
    • o verbo che precede il soggetto
    • soggetto che precede il verbo
    • sequenza di nomi di cose o di persone
    • ESEMPI: la timidezza del carattere; vi assistette il re, la famiglia reale, i ministri e numerose personalità politiche etc

Questa costruzione di origine popolare viene registrata nell’800 e nel ‘900 quindi risulta molto comune. Nella lingua giornalistica è classificabile tra i tratti popolari che avevano una certa diffusione anche al di fuori dei livelli di parlato più tipicamente incolti.

  • Verbo al plurale:
    • Es: l’urna contenente le venerate reliquie erano collocate nel centro. Il verbo è al plurale in quanto usato vicino al complemento con influenza sul numero della persona del verbo, costrutto anomalo indotto da abitudini linguistiche trascurate.
  • Soggetto costituito da nome indefinito di significato collettivo, presente nella tradizione oggi è caratteristico di alcuni dialetti e della lingua popolare.
  • Uso del participio passato:
  • Tempi composti con avere es: ho comprato la camicia; la camicia che ho comperato.
  • Participio + avere + pronome relativo CHE anteposto al verbo

La lingua giornalistica oscillava tra i due costrutti rispecchiando lì incertezza comune ella lingua d’uso ma che guardava più al passato che al presente.

4.1.8.3. Uso di Essere e Avere

I giornali hanno un uso oscillante degli ausiliari con verbi intransitivi.

  • Avere al posto di essere è stato impiegato con:
    • Durata es: nevicata che ha durato poco
    • Costare es: ha costato
    • Esistere es: i coniugi in questione non hanno esistito mai
    • Bastare
    • Dipendere

Questi riscontri rappresentano la tendenza a varianti poco usate.

  • Avere non ausiliare si nota un uso:
    • Avere a + infinito:
      • In senso di dovere, es: deliberò che i soci abbiano a quotarsi

forma pleonastica tipico del linguaggio burocratico

  • Nel senso di Essere, di influssi letterari anche se si trova spesso in usi non letterari es: vi hanno centinaia di disoccupati; v’ha una donna che…

4.1.8.4 Uso dei Modi Indicativo e Congiuntivo nelle subordinate

  • Nell’ambito della oggettive dopo i verbi:
    • credere, pensare, ritenere si trova il congiuntivo e a volte anche l’indicativo, es: credesi che fu colpita, si prevedeva che infine doveva andarsene etc.
  • (^) Uso frequente del congiuntivo oltre che dell’indicativo con verbi che:
  • esprimessero dati di fatto, delle certezze es: si notano in seguito possano venir adottate; uno scrittore afferma che il solo atteggiamento possibile sia quello di…etc

Uso indifferente dei due modi on altri verbi o uso dei due modi nella stessa frase.

  • Nell’ambito delle soggettive presenza de:
    • L’indicativo con verbi e locuzioni verbali che reggono il congiuntivo es: bisogna che lassù; mi pare che i buoni eschimesi danno…