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Riassunto dettagliato del libro Lingua Italiana e televisione scritto da Gabriella Alfieri e Ilaria Bonomi - Carocci Editore.
Tipologia: Sintesi del corso
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1.1 “Trasmesso” televisivo e italiano contemporaneo La lingua della televisione rientra nella categoria del trasmesso, una varietà che i linguisti hanno individuato sull’asse della diamesia, ai cui poli estremi ci sono lo scritto e il parlato. E’ una modalità comunicativa che ha caratteristiche in comune con il parlato (voce, codici non verbali come espressioni e gesti) e lo scritto (distanza spaziale e temporale, comunicazione a senso unico). Rispetto a radio e carta stampata, la TV ha l’immagine che è fondamentale. Quest’ultima non è mai protagonista della comunicazione televisiva, anche se molti studi la presentano come tale, sostenendo che la voce faccia solo da contorno. Oltre al parametro della diamesia, ci sono:
1.3.1 Dalla radiodiffusione alla televisione La programmazione delle origini aveva un uditorio scarno, soprattutto delle classi medio-alte del nord. Poi man mano la Tv si è diffusa anche al sud ed è stata fondamentale per l’unificazione linguistica del paese. Gli storici dei media hanno individuato tre ere per la Tv:
Il numero di notizie è variabile, da 12 a 20. Per la loro disposizione, domina il modello Rai, con la divisione in sezioni di presentazione (prima gli interni, poi esteri, poi cronaca, attualità, economia, spettacoli, sport). Nei Tg italiani (in particolare in TG1, TG2, TG Mediaset) si dà più spazio alla cronaca e ai fatti criminali rispetto ai tg stranieri. Il TGLA7, invece, predilige la politica interna a scapito della cronaca. La differenza tra TG determina una differenziazione comunicativo-linguistica, che investe il lessico, la testualità e la sintassi. L’orientamento della testata influenza le diverse edizioni della giornata. La struttura base del Tg è l’avvicendamento tra lancio del conduttore e servizio. Per analizzare linguisticamente il Tg, è fondamentale la puntualizzazione delle modalità di trasmissione delle notizie, che consente di collocare i testi sulla scala diamesica. Il conduttore ha due modalità per l’esposizione delle notizie: i fogli che ha sul tavolo o il gobbo. L’uso del gobbo è in declino, perché anche se consente di guardare fisso in camera, può comportare staticità e mancanza di scioltezza. Mentre leggendo i fogli sei più naturale. Oltre queste due modalità c’è la componente mnemonica e l’improvvisazione, molto presente in Fede e Mentana. Collocando la lingua dei TG sulla scala diamesica (che oppone scritto e parlato), essa comprende un’ampia gamma di varietà. Lo scritto è nei titoli, nelle sovraimpressioni, ecc ecc. Il parlato-scritto, modalità prevalente, è quello dei testi dei lanci e dei servizi. Il parlato controllato caratterizza le dichiarazioni dei politici, le interviste a ospiti o esperti: questo rientra nel parlato serio-semplice, vicino allo scritto per la struttura definita e regolare ma anche aperta a fenomeni di spontaneità. Più spostati verso il parlato spontaneo gli interventi delle persone comuni. Ormai i TG vengono enunciati da giornalisti che non nascondono il loro accento, che appare più marcato nei TG regionali. Nella RAI appare dominante la pronuncia dell’Italia centrale, mentre a Mediaset quella dell’Italia settentrionale. Al giorno d’oggi la mancanza di una dizione comune non viene più sentita come un difetto. Sul piano grammaticale, il parlato dei giornalisti, è corretto e moderno, adeguandosi al neostandard. Non cadono, però, negli usi più esclusivi del parlato: ad es. te soggetto, gli al posto di le , ecc. Ci sono invece diversi costrutti marcati, ovvero un ordine delle parole diverse da quello diretto. La sintassi del periodo è ben strutturata e coesa, in quanto dipendente dallo scritto. Di solito si prediligono lanci brevi, tranne Fede e Mentana. Una frammentazione sintattica caratterizza le parti in cui c’è maggior improvvisazione. Nei TG Mediaset c’è un approccio più colloquiale e meno ingessato. Nello stile di Mentana, orientato sia a interpretare che a stabilire un dialogo con i telespettatori, c’è un abbondanza di connettivi (allora, quindi…), che ammiccano all’attenzione del telespettatore. Le voci colloquiali sono usate per conferire vivacità ed espressività e per creare complicità con i telespettatori. La ricerca di complicità sta diventando sempre più evidente e comporta conseguenze sul piano linguistico.
Nella cronaca si usano molto parole forti ed espressive, che portano a un crescente indebolimento semantico (agghiacciante, atroce, ecc.). Ancora consistente la presenza di stereotipi, metafore ed espressioni figurate. Negli anni sono mutate molte cose nella storia dei telegiornali, a iniziare dalla concorrenza tra le testate con la TV commerciale, motivo per il quale si cerca di coinvolgere il pubblico. Dalla fine degli anni ’90 il linguaggio dei giornalisti tende a mettersi dalla parte della gente, soprattutto nella scelta delle parole. Un dato rilevante è l’incremento nell’uso della prima persona plurale da parte del conduttore, che con il noi coinvolge i telespettatori. Nel lessico, un aumento delle espressioni colloquiali va di pari passo con la crescita delle notizie leggere. In aumento anche gli stranierismi. Di contro, c’è una continuità di lessico formale e di ascendenza burocratica. In linea generale, i giornalisti rispettano la norma, con qualche progressivo allontanamento dallo standard tradizionale e qualche accoglimento di forme più tipiche del parlato. Per i verbi, c’è sempre il congiuntivo che non cede mai all’indicativo. L’unico fenomeno verbale che mostra una significativa modifica è il passivo, la cui frequenza diminuisce sensibilmente. Per quanto riguarda la sintassi del periodo, domina un periodo ben costruito, ordinato, tipico della scrittura. In diacronia, il cambiamento di periodi brevi rispetto ai lunghi dipende dallo spazio del conduttore, che nei primi anni di vita dei TG aveva molto spazio dato che non c’erano servizi. 2.2.2 Gli approfondimenti informativi. E’ difficile fornire una sintetica descrizione linguistica perché c’è una grande varietà di temi trattati, che vanno da settori più specifici a quelli più leggeri. Nel complesso gli approfondimenti fanno uso di una lingua chiara e comprensibile. Report : esempio di video-giornalismo, con un notevole grado di approfondimento e con denunce molto forti. La parte preponderante del programma è occupata dai servizi giornalistici commentati dalla conduttrice Milena Gabanelli. Il parlato-scritto dei giornalisti è esempio di linguaggio giornalistico televisivo, curato e controllato, aderente al neostandard e all’italiano standard. A volte il settorialismo degli esperti porta a tecnicismi, spesso non spiegati, che comportano rischi sul piano della comprensione del largo pubblico. Il dialogo tra conduttore ed esperti si svolge in modo ordinato e pacato. Ci sono tecnicismi quando necessari ed espressioni più semplici che rendono i concetti più comprensibili. Anche qui le immagini sono fondamentali. Terra!: Condotto da Toni Capuozzo e Sandro Provvisionato, è un programma di approfondimento collegato al TG5. Le caratteristiche lo avvicinano al rotocalco. All’argomento della puntata sono dedicati più servizi. Lo stile di conduzione è sobrio, il parlato è controllato, chiaro e lento, con qualche coloritura colloquiale. Nel complesso il profilo comunicativo di programmi come quelli presi in considerazione, è efficacemente informativo e la lingua si orienta verso una medietà chiara e funzionale agli obiettivi.
Chi l’ha visto: registro patetico che ne caratterizza la lingua, con musiche che fanno presa sull’emotività. C’è una spettacolarizzazione del dolore, soprattutto in fatti di cronaca gravi. Nel parlato dei conduttori ricorrono aggettivi ed elativi, figure retoriche. Nella grammatica si notano scelte elevate e conservative. Il presente narrativo conferisce immediatezza e visività ai fatti descritti. Mi manda Rai3: si occupa dei diritti dei consumatori, di truffe, sprechi, e varie inadempienze. Intorno al conduttore parlano giornalisti ed esperti, ma lo spazio maggiore lo hanno le vittime delle truffe. Il confronto in studio è vivace e spesso rissoso. Enfasi e retorica caratterizzano il parlato del conduttore, con un parlato trascurato e spontaneo. Quarto grado: taglio scandalistico e invasivo. Trasmissione con toni forti ed enfatici che affonda lo sguardo nel privato delle vittime, colpevoli e loro parenti. Il conduttore usa toni ed espressioni retorici e patetici. Interviste e dialoghi sono pieni di pathos, talvolta con effetti poco convincenti. 2.4 Varietà della divulgazione scientifico-culturale. Divulgazione di un’informazione relativa ad ambiti diversi della cultura e della conoscenza del mondo. Ambiti diversi i cui contenuti vengono divulgati al largo pubblico da uno dei media che possono farlo in modo più efficace in virtù dell’interazione tra parole e immagini. La televisione ha assunto un ruolo centrale nel trasmettere conoscenze in modalità divulgativa, modificando l’approccio pedagogico che la caratterizzava nei primi decenni della sua vita. E’ nato così l’edutainment. La finalità dell’intrattenimento ha modificato la struttura dei programmi culturali, rendendoli più movimentati e accogliendo la parola del pubblico. La funzione di “illustrazione descrittiva” si associa sempre di più a una funzione narrativa, che dà ai programmi una struttura narrativa, una good story da seguire in maniera coinvolgente. Fondamentale è una lingua chiara ed efficace per far arrivare a tutti le nozioni: devono essere garantite chiarezza, precisione e comprensibilità. Nella televisione odierna questo tipo di programmi, che secondo alcuni sono troppo pochi, occupano la fascia tardo-serale. Tuttavia, le fasce orarie variano da canale a canale. La televisione pubblica, seguendo la scia dei primi anni, ha mantenuto Rai Scuola e Rai Educational. L’apporto delle reti commerciali e di Mediaset non è trascurabile. Una suddivisione in tipi per i programmi informativi è poco proponibile. I contenuti sono ampi, dalla letteratura, all’archeologia, alla medicina. Alla letteratura sono dedicati i non molti programmi sui libri. Più di servizio sono da considerare i programmi di consulenza legale e medica. Le immagini sono utilissime per i programmi storici, molto meno per le scienze astratte come matematica e filosofia. Nella neotelevisione contano molto meno i contenuti rispetto all’interazione e ai rapporti comunicativi, a cominciare dalle voci che i susseguono durante il programma. La voce degli esperti ha una funzione fondamentale, quella cosiddetta “veridittiva”, che assicura la valenza didascalica e la veridicità dei contenuti divulgati. Per cui i tecnicismi, che vengono spiegati,
sono una componente attesa dal pubblico stesso e necessaria ai fini della veridicità dei temi trattati. Il conduttore ha diverse funzioni importanti: dalla personificazione dei contenuti divulgati, a quella di collegamento tra le parti del programma. Ai fini di una descrizione linguistica, il complesso dei programmi di divulgazione culturale e scientifica non deve essere chiaramente suddiviso al suo interno, ma può essere produttivo offrire una carrellata graduale che parta dalle trasmissione più istruttive e illustrative (trasmessi nelle fasce serali), fino a quelle in cui la componente divulgativa si sovrappone in modo più significativo a quella intrattenitiva (trasmessi mattina e pomeriggio). Dall’analisi si escludono i programmi strettamente documentaristici. Per i programmi storici (soprattutto Rai) c’è un’impostazione didascalica, con contenuti trasmessi dall’alto dal conduttore. Si può parlare di storiografia visiva: si analizzano documenti d’archivio, fonti visive, interviste, testimoni. Emblematiche in tal senso le trasmissioni di Piero e Alberto Angela. 2.4.1 Stili comunicativi e lingua per la divulgazione Lo stile di Piero Angela, tramandato al figlio, si avvale di strumenti comunicativi e retorici diversi, atti a veicolare i contenuti con chiarezza ed efficacia. Le sue trasmissioni sono improntate a un esemplare parlato serio-semplice, dai filmati agli ospiti. Padre e figlio seguono una linea comunicativa didascalica, che conduce gli spettatori nei luoghi da conoscere. Nel lessico sono presenti analogie e metafore, sono usati anche latinismi. Nella sintassi notiamo l’uso di interrogative in funzione didascalica. Giovanni Minoli rappresenta un modello comunicativo centrale nell’ambito della divulgazione storica e politica, prima con dei faccia a faccia con personaggi famosi, poi con dei programmi storici. I programmi sono strutturati come la sua retorica: hanno un forte impatto emozionale, provocato dal mix di immagini-parole-musica. Il suo parlato è incalzante e persuasivo, con una voce sicura e una ricorrenza di parole chiave e aggettivi.
3.1 L’intrattenimento come macrogenere E’ finalizzato a divertire il pubblico. Si può dare una definizione del macrogenere intrattenimento:
3.3. L’italiano leggero del varietà Si va dall’italiano colloquiale di show pomeridiani o serali fino a quello informale dei talk show, passando per quello trascurato dei reality. Il varietà Rai veniva inaugurato dal Festival di Sanremo e con programmi misti di gioco e varietà, come il Musichiere. Dapprima si diffusero stereotipi fraseologici (es. niente popodimenoché), in seguito si divulgarono l’italiano con accento romanesco e lessico frizzante del presentatore e il timido italiano delle vallette. Una formula vincente fu quella di Studio Uno, presentato come show televisivo con l’ostentata esibizione delle telecamere nei vari passaggi di scena. La variante neotelevisiva del varietà può essere non rintracciata nel one man show, come nei casi di Fiorello e Celentano. Quest’ultimo aveva uno stile neutro sul piano dell’espressività ma sostenuto sul piano dei contenuti, mentre Fiorello univa copione e improvvisazione, con il contatto con il pubblico. Parlato naturale e mimetico si intercalano coprendo le varietà del repertorio sociolinguistico. La diatopia rispecchia le tendenze del linguaggio televisivo più attuale, la pronuncia è ritoccata dalla dizione. Il romanesco viene legittimato. La sintassi è marcata, con dislocazioni ecc. Ci sono onomatopee che assicurano la tensione verso il parlato mimetico. Sanremo negli ultimi anni è diventato un media event, nel quale c’è un parlato su scaletta pianificato e orientato verso un italiano dell’uso medio. 3.3.1. Un genere non genere, il contenitore E’ il sottogenere della neotelevisione. Il conduttore, che gestisce il tutto, punta sulla convivialità amichevole, sull’ammiccamento e sul clima da strapaese. Pertanto questo programma è definibile come tipologia testuale, in quanto si può leggere come un palinsesto in miniatura dotato di una forma e di una struttura, data dal montaggio dei vari pezzi. Al suo interno ci sono matrimoni in diretta e simili, il che lo piazza come palinsesto nelle giornate festive. Per accalappiare più pubblico, il programma è stato esteso ai giorni feriale e a fasce orarie diverse da quelle pomeridiane. Il linguaggio si configura come italiano teletrasmesso, insieme specchio e modello di usi linguistici in continua evoluzione. Negli scambi in studio tra gli ospiti si va da un italiano controllato a uno spontaneo. Negli sketch tra conduttore e comici il parlato è recitato a braccio; nei giochi telefonici c’è un parlato ricco di segnali discorsivi. La formula del contenitore è stata lanciata da Domenica In (in sta per insieme). Nelle ultime edizioni c’è stata una frammentazione del programma in spezzoni distinti ognuno gestito da un presentatore diverso, il cui parlato assume come tratti salienti quelli della sintassi marcata, con dislocazioni a destra o sinistra.
Per quanto riguarda i verbi c’è un uso pragmatico del condizionale, etichettabile come “condizionale da scaletta”, in quanto rivela la dinamica conflittuale tra la libera gestione del programma affidata al conduttore e i tempi prestabiliti dalla regia dall’altra. Nel parlato recitato a braccio dalla Venier spicca la commutazione di codice, italiano-dialetto. Veneziano e romanesco insieme vanno interpretati come una scelta linguistica a fini pragmatici i un codice più appropriato alla sfera degli usi emotivi del linguaggio. Spesso questi slittamenti sono accompagnati indicazioni non verbali (gesti, espressioni). Il parlato di Baudo oscilla tra toni formali e ingessati e registro meno formale. Nelle interviste, la volontà di orientare il parlato programmato verso la colloquialità incoraggia l’apertura a marche linguistiche diatopiche. 3.3.2. Il parlato teatralizzato dell’emotainment Il talk show intimista dell’intrattenimento condivide alcuni caratteri di base con quello politico dell’informazione: prossimità, convivialità, flusso continuo. Rimane fondamentale il rapporto tra conduttore, autori, regista ed editori. Nei programmi senza pubblico in studio o da casa, è molto forte la prefigurazione registica e autoriale, al cui ruolo il conduttore si subordina. Nei programmi con pubblico, la scaletta è meno rigida e il conduttore assume ruolo centrale. Si possono distinguere due tipi di talk show: o in base ai contenuti, o in base alla modulazione del programma. Nei talk show generalisti (Maurizio Costanzo Show) i partecipanti sono famosi e i contenuti spaziano da quelle leggere a quelle impegnative. Nel versante opposto ci sono i talk show ibridati da altri generi o sottogeneri (Uomini e Donne) fino a programmi di infotainment come La vita in diretta. Il Maurizio Costanzo Show nasce nel 1982, è stato molto importante. C’è molta conversazione tra conduttore e ospiti, che viene intervallata da intermezzi musicali, cabaret, esibizioni di artisti. Costanzo punta a un rispecchiamento del parlato con colloquialismi, ma con picchi di stile brillante. Nei talk show dell’emotainment (Al Posto tuo) c’è un percorso rovesciato dalla simulazione della realtà alla sua manifesta teatralizzazione. Nelle prime edizioni condotte da Alda d’Eusanio, si fingeva che persone comuni si rivolgessero al programma per essere aiutate su questioni amorose. Modalità narrativa e conversazionale venivano messe in opera dalla conduttrice, dal protagonista e dai partecipanti. Da un punto di vista linguistico c’è un parlato tendenzialmente spontaneo, condizionato da un forte condizionamento diafasico per l’appartenenza all’emotainment. Vi è ben presente la fenomenologia del parlato sporco. Lo stile contorto e improvvisato dei partecipanti presenta tratti base del neostandard, ma persistono anche tratti dello standard. Il fantasma degli sceneggiatori appare nella frequenza del congiuntivo, sia nelle completive che nelle ipotetiche. La verosimiglianza con il parlato teatralizzato è garantita dalla sintassi marcata. Il lessico pullula di regionalismi, soprattutto il romanesco. Nell’emotainment non possono mancare i tecnicismi della psicologia.
I concorrenti parlano un italiano regionale/popolare. Lo stile sostenuto spicca soprattutto negli sketch comici. Alcune volte Bonolis indulge nel torpiloquio come tentativo di adeguarsi al parlato degli ospiti. Il programma oscilla dall’aulicismo e culturismo del conduttore al substandard dei concorrenti. Grazie a Lascia o raddoppia?, il primo quiz italiano, la tv si inserisce nel tessuto socioculturale del paese, creando forma inedite di aggregazione nei bar o in casa di amici. Rispetto al quiz americano il conduttore ha ruolo centrare e instaura un rapporto col concorrente. In Italia il quiz si identifica con la figura di Mike Bongiorno. Ai quiz culturali si seguono quelli linguistici. Ultimamente La Ghigliottina esprime una nuova generazione di game show linguistici. Per quanto riguarda il game show, si è evoluto facendo da gancio tra tg e prima serata. Importantissimo Affari Tuoi, nel quale il parlato è colloquiale, quasi sciatto. 3.5. Un paragenere: la pubblicità Il bombardamento di pubblicità alla quale siamo sottoposti la fa diventare un paragenere. Nella paleotelevisione, nei 3 minuti di pubblicità, solo gli ultimi 30 secondi erano dedicati al prodotto da reclamizzare, ma il testo dominante era la scenetta recitata da attori. Con la neotelevisione si è passati a spot di 15/30 secondi condensati in spazi pubblicitari di due minuti, messi in onda ogni venti minuti. La modalità narrativa rimane, ma si fa molto stringente al prodotto da pubblicizzare. Si moltiplicano anche le tipologie: allo spot e al promo si affianca la televendita, il billboard (il meteo è stato offerto da…), il diario (comunicato di 5 secondi che apre il break dei vari spot). Ai generi televisivi vanno affiancati quelli extratelevisivi, con trailer o spot, nonché campagne di informazione di interesse umanitario o sociale. Importante in quest’ultimo caso la campagna contro l’AIDS. Un altro caso è quello dei promo, ovvero spot che vanno a pubblicizzare i programmi all’interno della stessa emittente. Il linguaggio è trasversale, afferrabile in base alle fasce orarie della messa in onda. L’aggettivo è fondamentale nel linguaggio pubblicitario, in quanto le forme elative consentono di caratterizzare con efficacia ed economia espressiva le qualità del prodotto da reclamizzare. E’ questo uno dei tratti che accomuna pubblicità e intrattenimento. L’aggettivazione è estrema: dal detersivo spietato contro i germi al cosmetico dolce sulla pelle. L’andamento dei break è ciclico e indifferenziato tra reti pubbliche e private.
Nella cultura italiana la fiction è ritenuta come genere scadente sia dalla critica che dai telespettatori. Tuttavia questa si rivela elemento centrale della produzione televisiva, in quanto espressione dell’immaginario contemporaneo e delle sua attese. “Fiction” deriva dal latino e vuol dire “immaginare, simulare”, quindi interpretare la realtà nella rappresentazione artistica. La natura di macrogenere della fiction (che include sottogeneri come telefilm, serial, soap opera, sitcom), è assicurata da una somma di caratteri strutturali e di variabili interne. 4.1.1. La fiction all’italiana tra paleo e neotelevisione La fiction esplica essenziali valenze sociali ed etiche: a) Funzione identitaria con effetti modellanti b) Funzione mimetico-diegetica o di simulazione cognitiva attraverso la narrazione c) Funzione ludica o di intrattenimento, con precisi rituali di consumo La fiction italiana ha attraversato tre fasi, scandite dalla modalità di realizzazione o acquisizione dei programmi: a) 1950 - 75, produzione autoctona di teleromanzi e sceneggiati b) 1976 - 95, importazione di prodotti europei e americani e calo della produzione naturale c) 1996 - oggi, importazione di prodotti stranieri ma rilancio della produzione domestica, con prodotti seriali indigenizzati, legati alla cultura italiana per contenuti e stile Per quanto riguarda la destinazione dei programmi, la fiction del secondo dopoguerra, per metà analfabeta e dialettofona, aveva il compito di insegnare la letteratura e la lingua nazionale con i teleromanzi, vere e proprie trascrizioni recitate dei testi originali (ad es. I promessi sposi). Nel 1968 La famiglia Benvenuti cominciava ad abbassare nei contenuti, nei toni e nel linguaggio la teleletteratura a una misura di realismo quotidiano. L’”originale televisivo” Il segno del comando di Daniele D’Anza inauguraa come narrazione metagenere (giallo, mistery, detective) la tecnica che mira a fidelizzare con una suspance ininterrotta e non ad acculturarlo. Nel 1976 la tv commerciale avrebbe inaugurato la seconda fase delle fiction, la cosiddetta era della soap opera e della telenovela che capovolgeva una tradizione ventennale. Si privilegiava una funzione ludica e si intensificava la volontà di stilizzare il quotidiano riproducendone i linguaggi in continua evoluzione. La soap opera italiana, genere lanciato dalla Rai nei primi anni ottanta, avrebbe ben presto trovato una propria cifra stilistico-espressiva. Solo un decennio più tardi l’emittenza privata provava a slacciarsi dalla fiction americana con Edera, una fumettone televisivo in cui una trovatella si scopre figlia di facoltosi industriali. All’italiano standard si contrappone l’italiano popolare della servitù. Nell’ultimo quindicennio si entra nella terza fase, quella della soap-operizzazione del racconto, basata sulla serialità ciclica e ricorsiva. Si accentuano i parametri di categorizzazione della fiction all’italiana: a) Globalizzazione e reazione “domestica” nella produzione