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Infiammazione cenni ed introduzione, Appunti di Patologia

Breve sintesi sul processo infiammatorio

Tipologia: Appunti

2017/2018

Caricato il 05/07/2018

Bruce001
Bruce001 🇮🇹

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INFIAMMAZIONE
= risposta difensiva, reattiva e localizzata (va ad attaccare il punto danneggiato) ad agenti o
situazioni che provocano un danno in una qualsiasi sede dell’organismo.
Risposta difensiva
Risposta dinamica di un tessuto vascolarizzato
L’unità anatomica dell’apparato vascolare che partecipa a questa risposta è il
microcircolo
Suffisso: -ITE (esempio: polmonite, bronchite, rinite)
Cause dell’infiammazione:
1) Fisiche = radiazioni, alte e basse temperature, traumi, correnti elettriche, corpi estranei
inerti.
2) Chimiche = esogene ed endogene, naturali ed artificiali, sostanze denaturanti, asbesto,
silicio, cristalli di urato.
3) Biologiche = Viventi tutti gli organismi (virus, batteri, protozoi, miceti)
Non viventi prodotti elaborati da vari tipi di organismi, tossine animali e
vegetali, complessi immuni, enzimi
L’infiammazione già nel 200 a.C. fu studiata come una sequenza di eventi che designano
l’evoluzione generale di un processo infiammatorio:
Calore
Rossore
Gonfiore
Dolore
Spaccamento
Tipi di infiammazione o flogosi:
ACUTA:
Infiammazione immediata (da minuti a giorni)
Anche chiamata “angioflogosi”
Riguarda i vasi
Coinvolge polimormonucleati, neutrofili, eosinofili e basofili; i neutrofili svolgono
risposta aspecifica
CRONICA:
Infiammazione prolungata (settimane, mesi, anni)
Anche chiamata “istoflogosi”
Riguarda cambiamenti di funzionalità del tessuto
Coinvolge linfociti e macrofagi; i linfociti svolgono risposta specifica
Formula leucocitaria = rapporto % tra i diversi tipi di leucociti
Neutrofili 60 – 70 % 65%
Linfociti 20 – 30 % 25%
Monociti 2 – 8 % 5%
Eosinofili 2 – 4 % 3%
Basofili <1%
INFIAMMAZIONE ACUTA = ANGIOFLOGOSI
Segni locali di infiammazione acuta:
- Modificazioni vascolari: cambiamenti emodinamici (di volume) a carico del flusso
ematico e del calibro dei vasi (microcircolo)
- Modificazioni della barriera sangue – interstizio: cambiamenti della permeabilità
vascolare
- Migrazione dei leucociti dall’interstizio verso il luogo in cui vi è l’evento dannoso
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INFIAMMAZIONE = risposta difensiva, reattiva e localizzata (va ad attaccare il punto danneggiato) ad agenti o situazioni che provocano un danno in una qualsiasi sede dell’organismo.  Risposta difensiva  Risposta dinamica di un tessuto vascolarizzato  L’unità anatomica dell’apparato vascolare che partecipa a questa risposta è il microcircolo  Suffisso: -ITE (esempio: polmonite, bronchite, rinite) Cause dell’infiammazione:

  1. Fisiche = radiazioni, alte e basse temperature, traumi, correnti elettriche, corpi estranei inerti.
  2. Chimiche = esogene ed endogene, naturali ed artificiali, sostanze denaturanti, asbesto, silicio, cristalli di urato.
  3. Biologiche = Viventi  tutti gli organismi (virus, batteri, protozoi, miceti) Non viventi  prodotti elaborati da vari tipi di organismi, tossine animali e vegetali, complessi immuni, enzimi L’infiammazione già nel 200 a.C. fu studiata come una sequenza di eventi che designano l’evoluzione generale di un processo infiammatorio:  Calore  Rossore  Gonfiore  Dolore  Spaccamento Tipi di infiammazione o flogosi: ACUTA:  Infiammazione immediata (da minuti a giorni)  Anche chiamata “angioflogosi”  Riguarda i vasi  Coinvolge polimormonucleati, neutrofili, eosinofili e basofili; i neutrofili svolgono risposta aspecifica CRONICA:  Infiammazione prolungata (settimane, mesi, anni)  Anche chiamata “istoflogosi”  Riguarda cambiamenti di funzionalità del tessuto  Coinvolge linfociti e macrofagi; i linfociti svolgono risposta specifica Formula leucocitaria = rapporto % tra i diversi tipi di leucociti  Neutrofili 60 – 70 %  65%  Linfociti 20 – 30 %  25%  Monociti 2 – 8 %  5%  Eosinofili 2 – 4 %  3%  Basofili <1% INFIAMMAZIONE ACUTA = ANGIOFLOGOSI Segni locali di infiammazione acuta:
  • Modificazioni vascolari: cambiamenti emodinamici (di volume) a carico del flusso ematico e del calibro dei vasi (microcircolo)
  • Modificazioni della barriera sangue – interstizio: cambiamenti della permeabilità vascolare
  • Migrazione dei leucociti dall’interstizio verso il luogo in cui vi è l’evento dannoso

MODIFICAZIONI VASCOLARI

a) Vasocostrizione transitoria delle arteriole, mediata con meccanismo neurogeno o chimico  catecolamine b) Vasodilatazione con inizio nelle arteriole e poi diffusa a tutto il microcircolo (= insieme di vasi che si diramano all’interno di un tessuto  venule e arteriole)  aumento del flusso ematico (iperemia attiva) e della pressione idrostatica locale  trasudazione di fluidi nell’interstizio (passaggio di acqua dall’interstizio ai tessuti)  mediato chimicamente da istamina e chinine c) Aumento della permeabilità del microcircolo d) Rallentamento della circolazione provocato e sostenuto dall’aumento della permeabilità nel microcircolo, con fuoriuscita di proteine dai vasi (= essudazione), aumento della viscosità ematica ed impilamento dei globuli rossi  stasi [ Essudato = presente solo nei processi infiammatori] Modificazioni del flusso ematico e del calibro dei vasi  principali manifestazioni locali dell’infiammazione acuta raffrontate alle normali condizioni del microcircolo: 1 – Dilatazione dei vasi con conseguente eritema e calore; 2 – Fuoriuscita dai vasi di liquidi e proteine plasmatiche (edema); 3 – Migrazione dei leucociti ed accumulo nella sede del danno. MIGRAZIONE DEI LEUCOCITI e) Inizia il processo di chemiotassi dei leucociti con marginazione dei leucociti alla periferia dei vasi con aumento della stasi (avvicinamento e rotolamento dei leucociti alla parete dei vasi – importanza delle molecole di adesione) f) In alcuni casi, modificazioni dell’endotelio con aumento della viscosità dei mucopolisaccaridi esterni e deposizione di fibrina. Successiva adesione di piastrine e formazione di microtrombi g) Diapedesi dei leucociti attraverso le giunzioni inter-endoteliali. CHEMIOTASSI = migrazione dei leucociti mediata da sostanze chimiche. Meccanismi della chemiotassi:

  1. Riconoscimento = interazione dei fattori chemiotattici con la membrana cellulare;
  2. Eventi intracellulari morfologici, strutturali e metabolici. Mediatori dell’infiammazione di derivazione plasmatica chemiotattici per i leucociti: ANAFILOTOSSINE (C4a, C3a, C5a) = svolgono due azioni: Mediatori dell’infiammazione di derivazione tessutale chemiotattici per i tessuti:
  • ISTAMINA = rilasciata per degradazione di mastociti, basofili e piastrine e si lega a recettori specifici, è responsabile dei maggiori cambiamenti vascolari vasoattivi: contrazione delle cellule muscolari lisce e dilatazione arteriolare e permeabilizzazione venulare.
  • PROSTAGLANDINE E LEUCOTRIENI = anch’essi impegnati nei cambiamenti vascolari. Meccanismi di formazione dell’essudato Alterazione dei meccanismi fisiologici che regolano la formazione del liquido interstiziale in sequenza cronologica:
  1. Aumento della permeabilità vascolare;
  2. Aumento della pressione idrostatica intravasale (per fuoriuscita di proteine dal vaso);
  3. Aumento della pressione colloido-osmotica interstiziale (per scissione delle proteine da parte di enzimi proteolitici plasmatici o di origine cellulare; per accumulo di metaboliti derivati dalle cellule infiammatorie; per presenza di detriti derivati da cellule degenerate o morte) Pressione idrostatica e pressione colloido-osmotica nel microcircolo in condizioni normali

sierose, si parla di flemmone.

  • Se il pus si raccoglie in cavità pre-formate, si aggiunge il suffisso “pio” al nome della cavità. (piosalpinge, empiema)
  1. Emorragico e necrotico – emorragico = per agenti eziologici che producono un danno grave all’endotelio e/o necrosi estesa di un tessuto (agenti batterici che producono citotossici; streptococchi, clostridi, bacillo del carbonio) Burst respiratorio del neutrofilo: Fagocitosi  estroflessioni che inglobano il batterio, le estroflessioni si richiudono e per distruggere questa sostanza dannosa riversa nel fagosoma sostanze ad azione battericida (HOCl, H 2 O 2 ). H 2 O 2 forma OH che agisce direttamente. SOD = superossidoriduttasi  enzima che utilizza ossigeno radicalico per formare acqua ossigenata, quindi il neutrofilo usa l’ossigeno. Evoluzione dell’infiammazione acuta: Alcuni batteri possono essere resistenti, può succedere che ci siano sostanze che vengono fag ocitate ma non si riesce a distruggerle  infiammazione acuta che perdura  INFIAMMAZIONE CRONICA INFIAMMAZIONE CRONICA = ISTOFLOGOSI
  • Ha durata molto lunga, da settimane ad anni.
  • Le cellule coinvolte sono i linfociti ed i macrofagi. Tipologie di infiammazioni croniche:
  1. Infiammazione cronica aspecifica: diffusa o interstiziale  Caratteri poco differenziati, pochi macrofagi, sempre presenti linfociti e plasmacellule e proliferazione fibroblasti (importanti nella riparazione della ferita).  Detta interstiziale quando colpisce organi parenchimatosi: ad esempio epatite interstiziale che provoca atrofia da sclerosi, oppure nefrite interstiziale che provoca sclerosi.  Cause:
  • infezioni virali (epatite cronica B)
  • malattie autoimmuni (gastrite atrofica, artrite reumatoide, colite ulcerosa)
  • malattie da intossicazione cronica (pancreatite o epatopatia alcolica)
  1. Infiammazione cronica circoscritta o granulomatosa:  Aspetto caratteristico ben circoscritto rispetto ai tessuti circostanti  granuloma.  Granulomi immunologici:
  • Causati da agenti infettivi a bassa virulenza che, fagocitati, sopravvivono intracellularmente; abbondante infiltrato linfocitario centrale e periferico; cellule epitelioidi e cellule giganti.
  • Esempi di eziologia infettiva: mycobacterium tubercolosis, mycobacterium lepreae.
  • Esempi da metalli pesanti: zirconio, berilio.
  • Esempi di eziologia ignota: sarcoidotico.  Granulomi non immunologici:
  • Assenza di risposta immunitaria specifica, il corpo estraneo è circondato da macrofagi e all’esterno reazione fibrosa.
  • Esempi da composti tossici: silice, asbesto, talco.
  • Esempi da attivazione del complemento: idrossido di alluminio, caolino.
  • Da corpi estranei inerti.  Malattie caratterizzate da flogosi granulomatosa: tubercolosi, sifilide, morbo di crohn. Morfologia dei granulomi:

 Fenomeni vascolari molto fugaci.  Prevalenza di fenomeni cellulari produttivi (sintetizzano): linfociti, plasmacellule, macrofagi con intensa attività secretoria e poco fagocitica.  Presenza di cellule particolari derivate dai macrofagi, o caratteristiche di un certo granuloma (cellule di langhans), o comuni a vari tipi di granuloma (cellule giganti plurinucleate), originate per fusione di più cellule epitelioidi (sincizio).  Evoluzione spesso verso la necrosi, per lo più coagulativa (TBC), mentre nel granuloma luetico, necrosi colliquativa.  Guarigione spesso in sclerosi. GRANULOMI BATTERICI Granuloma tubercolare  mycobacterium tubercolosis Più frequente nel polmone, ma può trovarsi anche in altri organi (intestino, cute). Caratteristica è la necrosi caseosa centrale. GRANULOMI DA AGENTI VIVENTI

  1. Granuloma della lebbra  mycobacterium leprae Incubazione lunga ed inizio poco appariscente. Caratterizzata da necrosi colliquativa. Due forme cliniche: lepromatosa e tubercoloide
  • Lepromatosa  granulomi specie sul volto, sulla superficie estensoria di mani e piedi, nelle vie aeree, in bocca, nelle linfoghiandole ed in alcuni organi interni. Portano a deformazione e mutilazioni per necrosi delle zone distali (per reazione fibroblastica e strozzamento dei vasi)
  • Tubercoloide  comparsa su cute e lungo i nervi periferici di macchie pigmentate, con alterazione della sensibilità. Struttura: lesioni diffuse con gruppi di cellule epitelioidi e giganti, circondati da linfociti e plasmacellule. Raramente si trovano i micobatteri nelle lesioni.
  1. Granulomi da macroparassiti
  • Cisticerco della tenia solium
  • Cisti da echinococco
  • Filarie
  • Schistosomi GRANULOMI DA AGENTI NON VIVENTI
  1. Granuloma da silice Fa parte del quadro della silicosi (malattia professionale). La silice amorfa, sia anidra sia idrata, non dà granuloma, mentre la silice cristallina si. Nel polmone i cristalli penetrano nell’interstizio a livello dei bronchioli preterminali  Fagocitosi da parte dei macrofagi  Necrosi  Reazione fibroblastica  Feltro fibro-ialino
  2. Granuloma da corpo estraneo Schegge di legno, frammenti di proiettile, spine, materiali silicei, fibre tessili, protesi ortopediche, punti di sutura. Patogenesi: materiali presenti nel corpo estraneo, che stimolano la chemiotassi dei macrofagi. Cronicizzazione per non digeribilità enzimatica delle sostanze del corpo estraneo. Lezione 4 – 11 Marzo LA FEBBRE TERMOREGOLAZIONE = equilibrio tra termogenesi e termodispersione Centri termoregolatori:  ipotalamo (regione preottica)  centro della gestione della temperatura  tratto inferiore del tronco encefalico  midollo spinale
  • tumor necrosis factor αx (TFNα)
  • interferone α (IFNα) Cause di febbre:  Infezioni  Processi infiammatori  Malattie del collagene  Distruzione di tessuto (necrosi)  Neoplasie  Deidratazione e disidratazione DECORSO DELLA FEBBRE  1° Fase = rialzo termico o fase prodromica Aumento della pressione sanguigna e della frequenza cardiaca  2° Fase = acne o fastigio  ipotalamo crede di essere alla temperatura giusta e la tiene in equilibrio  3° Fase = defervescenza  diminuzione febbrile L’abbassamento della temperatura può avvenire:
  • per crisi = rapidamente
  • per lisi = graduale TIPI DI FEBBRE:
  1. Febbre continua: il rialzo termico si mantiene costante durante il fastigio (= tutti i giorni del rialzo).
  2. Febbre remittente: durante il fastigio le oscillazioni giornaliere sono superiori ad 1°C ma non c’è defervescenza (= ritorno alla T° normale).
  3. Febbre intermittente: si alterano periodi di rialzo termico a periodi di apiressia (= assenza), di durata varia:
  • quotidiana = il rialzo termico si verifica ogni giorno, con apiressia nelle ore serali;
  • terzana = il rialzo termico si verifica a giorni alterni;
  • quartana = il rialzo termico si ha dopo due giorni di apiressia che hanno seguito un precedente episodio di febbre;
  • ricorrente = rialzo termico della durata di alcuni giorni seguito da defervescenza nuovamente di alcuni giorni;
  • ondulante = simile alla precedente, ma sia la defervescenza sia il rialzo termico avvengono gradualmente. RIPARAZIONE DELLA FERITA Risposte dei tessuti al danno: Rapporti esistenti tra tipo cellulare danneggiato, rigenerazione, reintegrazione ed “restituito ad integrum”: MATRICE EXTRACELLULARE (ECM)  Complesso stabile di macromolecole che circonda le cellule del tessuto connettivo.  Interscambio chimico per le informazioni intercellulari.  Supporto strutturale ai tessuti.  Componenti principali che si assortiscono in percentuali differenti a seconda del tipo di connettivo:
  • collageni;
  • fibre elastiche;
  • glicoproteine strutturali;
  • proteoglicani. È costituita da:
  1. Membrana basale  barriera Principali costituenti: collagene IV, laminina, proteoglicani.
  2. Matrice interstiziale Principali costituenti: collagene I,III,V, elastina, fibronectina, proteoglicani. Principali tipi di collagene: o I  ossa, cute, tendini, cicatrici mature. o II  cartilagini. o III  tessuti elastici (vasi sanguigni, utero, tratto gastrointestinale)  1° che si deposita nella guarigione delle ferite. o IV  membrane basali. o V  ubiquitario ma mai predominante. Fibre elastiche = nucleo glicoproteico: elastina con glicina e prolina non idrossilata; componenti fibrillari periferici: glicoproteina fibrillino. Glicoproteine strutturali = mediano le interazioni cellula-cellula, cellula-ECM per la migrazione ed il differenziamento cellulare (lamina, fibronectina, integrine). Proteoglicani = Nucleo proteico legato a lunghe catene polisaccaridiche (glicosamminoglicani); costituenti dell’ECM in modo tessuto-specifico; mantenimento del tursore tessutale, filtro. MEDIATORI DEI PROCESSI RIPARATIVI Fattori di crescita:  polipeptidi presenti nel siero o prodotti dalle cellule;  stimolano proliferazione, migrazione cellulare, differenziazione cellulare e rimodellamento tessutale;  graduale variazione nei rapporti quantitativi e temporali dei fattori di crescita durante le fasi della riparazione.  due tipi fondamentali nella riparazione:
  • EGF: Fonti: piastrine attivate e macrofagi. Inducono proliferazione epiteliale.
  • PDGF: Fonti: piastrine, macrofagi, cellule endoteliali lese, cellule tumorali. Inducono migrazione e proliferazione di fibroblasti, cellule muscolari lisce, monociti. Favorisce la produzione di proteoglicani, elastina e collagene tipo V e III. Proliferazione cellulare: RIPARAZIONE DELLA FERITA:
  1. Guarigione per I intenzione: la ferita non è complicata da processi infettivi; i margini sono adiacenti con minima perdita di tessuto (ferita chirurgica).
  2. Guarigione per II intenzione: eccessiva perdita di tessuto, complicazioni da processi infettivi (infarto, ferite suppurative, ustioni di 3° grado, guarigione di cavità ascessuali). In entrambe le intenzioni vi sono 6 fasi:
  1. Formazione del coagulo;
  2. Invasione dell’area da parte di fagociti;
  3. Proliferazione dei tessuti connettivali;
  4. Riepitelizzazione;
  5. Rimodellamento dell’area;
  6. Formazione di cicatrici. GUARIGIONE PER 1° INTENZIONE:

intorno FATTORI CHE RALLENTANO LA RISPOSTA RIPARATIVA

  1. Fattori sistemici: o Malnutrizione: ipoproteinemia, carenza di vitamina C (scorbuto); o Ormoni: eccesso di glucocorticoidi; o Malattie concomitanti: diabete mellito, vasculopatie, immunodeficienze, collagenopatie.
  2. Fattori locali: o Tipo, dimensione e localizzazione; o Infezioni batteriche; o Corpi estranei irritanti; o Grado di vascolarizzazione.
  3. Malattie ereditarie: o Sindrome di Ehlen-Danlos tipo I  autosomica dominante, deposizione fibre collagene con diametro superiore alla norma e con forma irregolare; o Epidermolisi bollosa  autosomica recessiva, eccessiva sintesi di collagenasi da parte dei fibroblasti. Complicazioni nella guarigione delle ferite:  Cicatrici ipertrofiche – Cheloide cicatriziale  quantità eccessive di collagene, attiva proliferazione di fibroblasti, maggior numero di capillari. Patogenesi ignota.  Retrazione cicatriziale  perdita esagerata di fibre elastiche; ipertrofia delle fibre collagene. Cicatrici deturpanti.  Deiscenza della ferita ed erniazione  apertura della ferita dopo interventi di chirurgia addominale per pressione interna.  Ulcerazione  inadeguata vascolarizzazione. Tipi cellulari coinvolti nei processi riparativi