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Informatica Corso Progredito UCSC, Appunti di Elementi di Informatica

Informatica Corso Progredito UCSC - Maccaferri

Tipologia: Appunti

2020/2021

Caricato il 22/02/2021

Anna19961
Anna19961 🇮🇹

4.2

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1.2 PRINCIPALI STRUMENTI
1. Sistema informatico: infrastruttura tecnologica (software di base) che serve per elaborare, memorizzare,
trasmettere dati e informazioni
2. Sistema informativo: insieme delle applicazioni, procedure e risorse umane che, utilizzando il sistema
informatico, consente la produzione e la gestione delle informazioni di un soggetto, impresa o individuo
insieme di componenti tecnologiche interconnessi e integrati che raccolgono, memorizzano, elaborano dati e
forniscono informazioni in formato digitale.
Integrato: sistemi integrati se scambio di dati e sono in grado di interoperare
1. Dati: rappresentazione asettica, oggettiva e non interpretata della realtà immediatamente presente alla
conoscenza
2. Informazioni: concezione della realtà che deriva dall’elaborazione ed interpretazione (del pensiero o
computer) di uno o più dati
Dati e informazioni devono essere sistemati in un FILE:
contenitore di informazioni digitali
decodificato (aperto) attraverso un apposito programma
nome: riconoscere il contenuto
estensione: il computer capisce con che programma deve essere aperto
DIRECTORY (cartella) contenitore di file o di altre directory per organizzare le informazioni all’interno del computer
FILE SYSTEM è lo schema mediante il quale le directory e i file sono disposti e organizzati nel dispositivo di
archiviazione (disco, chiavetta USB, CD, ...)
Estensioni del file:
file di tipo documento (docx, pdf, pptx)
file di tipo eseguibile/programmi (.exe eseguibile per Windows)
file di tipo immagine raster: immagini tradotte in una matrice di punti (pixel) che se si ingrandiscono si
sgranano (.jpg |.png)
file di tipo immagine vettoriale: per usi professionali, l’immagine non si sgrana (AutoCAD | .dwg)
file audio: sono una tecnica ‘lossy’ perde qualità a beneficio della dimensione (.mp3)
file video: tecnica ‘lossy’ usata per lo streaming (.mp4)
1. Software di sistema: insieme dei programmi che interagiscono con l’hardware del computer software
operativo (Windows, iOS, ...) + utility che servono per integrare e inserire periferiche senza le quali la
stampante non andrebbe
2. Software applicativo: è quello che ci consente di fare qualcosa che ci serve al computer (es: vedere un film) è
il software che permette all’utente di svolgere attività specifiche e si possono dividere in categorie, sulla base
di cosa fanno e di cosa servono:
Produttività personale
Comunicazione
Intrattenimento
Condivisione e socializzazione
Si distinguono sulla base di come vengono concessi in uso (licenza):
Commerciale: licenza d’uso a pagamento e l’applicazione viene fornita in formato eseguibile
Libero: realizzato da qualcuno, ma non è sempre gratuito cioè viene fornita l’applicazione e concetto a
chiunque di poterlo usare, copiare o distribuire e chi lo modifica potrebbe anche decidere di distribuirlo a
pagamento
Privato: sviluppato da un singolo (o gruppo) programmatore che lo tiene per sé e non lo distribuisce
Pubblico dominio: diffuso gratuitamente in rete ‘’a disposizione della collettività’’ (www)
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1.2 PRINCIPALI STRUMENTI

  1. Sistema informatico: infrastruttura tecnologica (software di base) che serve per elaborare, memorizzare, trasmettere dati e informazioni
  2. Sistema informativo: insieme delle applicazioni, procedure e risorse umane che, utilizzando il sistema informatico, consente la produzione e la gestione delle informazioni di un soggetto, impresa o individuo  insieme di componenti tecnologiche interconnessi e integrati che raccolgono, memorizzano, elaborano dati e forniscono informazioni in formato digitale. Integrato: sistemi integrati se scambio di dati e sono in grado di interoperare
  3. Dati: rappresentazione asettica, oggettiva e non interpretata della realtà immediatamente presente alla conoscenza
  4. Informazioni: concezione della realtà che deriva dall’elaborazione ed interpretazione (del pensiero o computer) di uno o più dati Dati e informazioni devono essere sistemati in un FILE:  contenitore di informazioni digitali  decodificato (aperto) attraverso un apposito programma  nome: riconoscere il contenuto  estensione: il computer capisce con che programma deve essere aperto DIRECTORY (cartella) contenitore di file o di altre directory per organizzare le informazioni all’interno del computer FILE SYSTEM è lo schema mediante il quale le directory e i file sono disposti e organizzati nel dispositivo di archiviazione (disco, chiavetta USB, CD, ...) Estensioni del file:  file di tipo documento (docx, pdf, pptx)  file di tipo eseguibile/programmi (.exe eseguibile per Windows)  file di tipo immagine raster: immagini tradotte in una matrice di punti (pixel) che se si ingrandiscono si sgranano (.jpg |.png)  file di tipo immagine vettoriale: per usi professionali, l’immagine non si sgrana (AutoCAD | .dwg)  file audio: sono una tecnica ‘lossy’ perde qualità a beneficio della dimensione (.mp3)  file video: tecnica ‘lossy’ usata per lo streaming (.mp4)
  5. Software di sistema: insieme dei programmi che interagiscono con l’hardware del computer  software operativo (Windows, iOS, ...) + utility che servono per integrare e inserire periferiche senza le quali la stampante non andrebbe
  6. Software applicativo: è quello che ci consente di fare qualcosa che ci serve al computer (es: vedere un film) è il software che permette all’utente di svolgere attività specifiche e si possono dividere in categorie, sulla base di cosa fanno e di cosa servono:  Produttività personale  Comunicazione  Intrattenimento  Condivisione e socializzazione Si distinguono sulla base di come vengono concessi in uso (licenza):  Commerciale: licenza d’uso a pagamento e l’applicazione viene fornita in formato eseguibile  Libero: realizzato da qualcuno, ma non è sempre gratuito cioè viene fornita l’applicazione e concetto a chiunque di poterlo usare, copiare o distribuire e chi lo modifica potrebbe anche decidere di distribuirlo a pagamento  Privato: sviluppato da un singolo (o gruppo) programmatore che lo tiene per sé e non lo distribuisce  Pubblico dominio: diffuso gratuitamente in rete ‘’a disposizione della collettività’’ (www)

 Open source: realizzato da una comunità di sviluppatori che rendono i sorgenti disponibili a tutti gratuitamente ed il compenso che l’utente volesse offrire per il software è su base volontaria (modello di business ‘’se vuoi e se puoi’’) Altre modalità del software applicativo:  Copyleft: l’autore concede l’uso, la copia, la modifica e la distribuzione del suo programma a condizione che venga garantito che i diritti dell’opera (gratuità) siano mantenuti  io te lo do gratuito, tu non te lo fai pagare.  Shareware: applicazione concessa in uso gratuito per qualche tempo, trascorso il quale bisognava pagare una licenza o la si può continuare ad usare con limitazioni (WinZip)  Freeware: applicazione concessa in uso gratuito ma la proprietà rimane dell’autore  non hai l’autorizzazione a copiare il contenuto e ad inserirlo nel tuo lavoro  Rentalware: affitto con un canone periodico (Office365) INFRASTRUTTURE DI RETE Insieme di apparecchiature che consentono ai computer (quindi ai sistemi informativi all’interno del computer) di comunicare fra loro attraverso lo scambio di dati e informazioni per mezzo trasmissivo, ovvero via cavo (telefonico, fibra ottica) e/o via onde radio (wireless networks). La rete si distinguono per l’estensione, perché sulla base di questa che determino la tecnologia:  LAN estensione a livello di edificio, centro commerciale, campus. È piccola quindi può usare onde radio (wifi) ed è a bassa emissione  MAN estensione a livello di città  CAVO  WAN estensione a livello nazionale o intercontinentale  CAVI DI FIBRA OTTICA Le componenti di una rete:

  1. Il mezzo trasmissivo consente di trasmettere i dati:  Cavo per le dimensioni più ampie
  • Coassiale
  • Telefonico
  • USB
  • Fibra ottica  Onde radio (Wi-Fi) è molto versatile perché non necessita di cavi e oggi ha raggiunto velocità di trasmissione molto elevate
  1. HUB o SWITCH servono a connettere più computer e periferiche sono entrambi ripetitori
  • Hub: riceve un segnale e lo trasmette broadcast, cioè senza guardare chi è il ricevente
  • Switch consente di indirizzare il segnale specificatamente ad un interessato
  1. ROUTER dispositivo per gestire le comunicazioni fra computer che comunicano attraverso ‘protocolli di comunicazione’
  2. MODEM acronimo di MODulatore/DEModulatore serve per poter usare le linee di trasmissione analogiche per far transitare i segnali che sono invece digitali (es: microfono trasforma la mia voce analogica e la deve trasformare in segnale quando in mezzo c’è qualcosa di non digitale) all’interno del Wi-Fi c’è un modem LE PRESTAZIONI DELLE RETI asset complementari più importanti PROTOCOLLO DI COMUNICAZIONE Insieme di regole che stabiliscono la modalità con le quali comunicano (si scambiano dati) i componenti di una rete  Modello (OSI): definito dalla ISO è lo standard di riferimento per la progettazione e realizzazione delle reti. 7 sono i livelli gerarchici ad ognuno dei quali è attribuito un protocollo di comunicazione  slide 1.3 NUOVI PARADIGMI – nuove modalità di utilizzo
  3. Cloud computing: insieme di tecnologie informatiche che permettono l’utilizzo di risorse hardware o software distribuite in remoto. Il nome ‘cloud’ nasce per rendere l’idea che l’infrastruttura non si sa dove sia fisicamente né come sia stata strutturata e l’accesso avviene attraverso la rete: sta sulle ‘nuvole’

Sistema informativo interno ad un’azienda serve per farla funzionare.  insieme di elementi interconnessi che raccolgono, elaborano, memorizzano e distribuiscono informazioni per:  Supportare i manager nelle attività decisionali e di controllo di un’azienda  Supportare manager e dipendenti nell’analisi di problemi  Dirimere, schematizzare e risolvere argomenti complessi  Creare nuovi prodotti e servizi  Automatizzare la produzione dei prodotti e l’erogazione di servizi  Abilitare lo sviluppo di nuovi modelli di business ** dato: statement, elemento atomico che non ci dice nulla Informazione: insieme di dati che mi permette di ottenere considerazioni, trend e informazioni utili per prendere decisioni a livello di business I dati vengono elaborati dai computer in informazioni che vengono trasformate in informazioni in informazioni, quindi informazioni al quadrato. Che cosa è un modello di business? Come un’azienda realizza, commercializza e distribuisce i propri prodotti e servizi. Ci sono diverse categorie di modelli (mix digitale e reale alle volte)  modello ibrido: Euronics: e-commerce e negozio fisico Cosa fanno i sistemi aziendali? Rappresentano un valore economico (l’algoritmica, ossia la trasformazione dei dati in informazioni utili, rende il SI costoso) reale per l’azienda  Banca: enorme quantità di informazioni per capire se siamo buoni pagatori I sistemi informativi aziendali quindi rappresentano un valore economico, ma non esiste una metodologia che possa dire quanto valga. Si può dare valore a un software (Microsoft crea Office e il suo valore equivale alle copie moltiplicate per gli utenti che pagano la licenza). I sistemi informativi aiutano l’azienda a:  aumentare la produttività: lavorare di meno quindi ridurre le pratiche manuali (problema etico: modifico la struttura del lavoro); ottimizzazione processi; migliore qualità prodotti; efficienza ed efficacia commerciale  Posizionamento strategico: valorizzazione del marchio; miglior servizio ai clienti; conoscenza del mercato in tempo reale  Riduzione costi: riduzione sprechi; sostituzione materiali con supporti digitali  Compliance a normative: rapida adattabilità alle situazioni; monitoraggio; trasparenza verso clienti  Salvaguardia attività: espansione sul mercato; valore competitivo ASSET COMPLEMENTARI E INVESTIMENTI IT Beni necessari per trarre valore da un investimento primario (Teece, 1998).  per ricavare valore dalle auto servono: strade, autostrade, officine, stazioni di servizio che se mancano l’investimento non produce valore L’investimento in IT non produce valore se non sostenuto da risorse, strutture e modelli comportamentali e organizzativi capaci di sfruttarli ed in assenza di asset complementari.  Tesla: asset complementare è la carica Supponiamo di essere ACME, start-up che 15 anni fa ha deciso di investire su Internet creando il più fantastico motore di ricerca del mondo. Quali potrebbero essere gli asset complementari per ACME per valutare il suo investimento?

  • Sufficiente numero di persone in possesso di PC
  • Sufficiente numero di azinede con un sito proprio
  • Contenuti in rete  Fax MODELLO DELLA CATENA DEL VALORE DI PORTER

Porter studiò le aziende e le schematizzò in questo modo:

  • Attività primarie: costruiscono il prodotto/servizio per venderlo: logistica delle risorse in entrata, attività operatrice di trasformazione, logistica dei prodotti in uscita, marketing e vendite, servizi post vendita
  • Attività di supporto: infrastrutture aziendali, gestione delle risorse umane, ricerca e sviluppo e approvvigionamenti  costi overhead
  • Supply Chain: azienda trasforma input in output, le risorse in prodotti/servizi L’azienda è fatta in maniera schematica:  Vista per processi: ci sono una serie di applicazioni che appartengono ad un dipartimento e servono per automatizzarlo  nelle infrastrutture aziendali chi gestisce l’IT dovrà gestire i computer, le reti e i router; le risorse umane avranno bisogno di applicazioni per gestire il personale, accreditare lo stipendio, fare cedolini, calcolare TFR; il marketing e le vendite avranno bisogno di applicazioni e dati per fare analisi di mercato  Vista gerarchica  Vista funzionale Un SI che ha delle funzionalità, può essere mappato a seconda del modello della catena dei valori di Porter. LE SFIDE DEI SISTEMI INFORMATICI Le sfide sono 5:  Sfida degli investimenti  Sfida della strategia  Sfida della globalizzazione  Sfida dell’infrastruttura IT  Sfida dell’etica e della sicurezza  Sfida della cultura: quando opero su scala globale devo conoscere la cultura
  1. La sfida degli investimenti In quale modo l’azienda può ricavare valore dai propri sistemi informativi? Il SI costa ma non si sa bene quanto renderà in termini di guadagno. In un SI va visto il TCO (Total cost of ownership)  quanto costa mantenere un oggetto e il costo per mantenere il sistema informativo cioè mantenerlo aggiornato (affitto aggiornamento)  non esiste un metodo consolidato per stabilire il valore dell’IT, il suo valore è ciò che fa si che l’azienda sia più performante, capace a stare sul mercato e non i costi in valore monetario
  2. La sfida della strategia Quali asset complementari sono necessari per usare efficacemente l’IT? Gli asset complementari oggi sono molto estesi, infatti quando compriamo un PC paghiamo anche la cifra di smaltimento. Un altro asset complementare è la batteria. Se sottostimo gli asset ho investimenti IT inefficaci (non per colpa loro) e devo riprogettare alle volte anche l’azienda Infrastrutture che dipendono dall’informatica: telefonia, trasmissione dati, treni, ospedali,…
  3. La sfida della globalizzazione In quale modo le aziende comprendono i requisiti di business e di sistema di un ambiente economico globale? Il mercato globale è delicato perché è troppo interconnesso. Operare in modo globale, nell’ambito della tecnologia, significa che non si può pensare solo ai propri standard ma bisogna anche pensare a quelli del proprio vicino:
  • Modello basato su Standard proprietari (fino alla fine degli anni 80) è fallito (digital, ibm, Olivetti)
  • Standard locali (fino alla fine degli anni 90): interoperabilità e Internet (1995)
  • Standard globali (da 10 anni, in evoluzione): hardware, software, comunicazioni
  1. La sfida dell’infrastruttura In quale modo le aziende sviluppano un’infrastruttura di IT in grado di supportare i loro obiettivi quando le condizioni e le tecnologie cambiano così rapidamente?

Principali sistemi applicativi: dagli anni 90 si tende a non sviluppare i propri sistemi bensì a comperare applicazione fatte ed integrarle. Comprare un pacchetto, quindi una piattaforma software che è stata sviluppata con un investimento significativo

  1. MIS (Management Information Systems):  Gestione di informazioni di tipo produttivo  Input: Middle management segue le attività produttive: servono il livello manageriale dell’azienda, offrendo ai manager report ed accesso online alle prestazioni correnti ed ai dati storici dell’azienda. Sono orientati esclusivamente a dati interni  manager di linea  Sistema che serve alle funzioni di pianificazione, controllo e supporto delle decisioni manageriali: andamento del fatturato; andamento dei costi e di ricavi; andamento della produzione; struttura delle risorse umane con ripartizione per livello; qualità dei prodotti finiti  Vogliono sapere dati riepilogativi, monitoraggi, dati puntuali  modelli semplici, analisi di basso livello, informazioni di dettaglio  Output: riepiloghi e report delle eccezioni
  2. DSS (Decision Support Systems)  Input: piattaforma di supporto alle decisioni (manager di STAFF), professionisti  direttore di marketing  Ouput: report specialisti, analisi delle decisioni, risposte alle interrogazioni  Servono il lievello manageriale dell’azienda, offrendo ai manager sistemi di supporto a prendere decisioni, che sono uniche, in rapido cambiamento e difficilmente specificabili in anticipo  Sistema che spesso si conosce sotto il nome di sistema di Business Intelligence (servono per scoprire informazioni nascoste mettendo insieme varie info eterogenee, interne ed esterne), impiegano informazioni tratte da fonti estere  prezzo corrente delle azioni, quotazione Euribor, saggio medio di interesse, prezzo dei prodotti dei concorrenti ordinato per azienda e prodotto
  3. ESS (Executive support systems)  LIVELLO STRATEGICO  Input: Piattaforma di supporto direzionale (TOP/Senior Management)  direttore generale, amministratore delegato, consiglio di amministrazione, di sorveglianza con vision strategica dell’azienda  Decisioni non di routine  Dati aggregati, esteri ed interni  Grafici, simulazioni, interattività  Output: proiezioni, riposte alle interrogazioni  Rispondono alle necessità del livello strategico delle aziende. Non di routine che richiedono giudizi, valutazioni e conoscenze approfondite, poiché non esiste alcuna procedura standard per giungere ad una soluzione  Progettati per incorporare i dati legati ad eventi esterni (nuove leggi o dati dei concorrenti) e traggono dai sistemi MIS e DSS. Filtrano, comprimono, estraggono e individuano dati critici, mettendo in luce quelli della massima importanza per i maager  Non sono progettati per risolvere specifici problemi, ma ad un’ampia varietà di problemi potendo scegliere tra diverse modalità di calcolo e rappresentazione. Limitano l’uso di modelli analitici  Quale attività si dovrebbe scegliere nei prossimi 5 anni? come si comportano i concorrenti? quali acquisizioni ci proteggerebbero dalla crisi cicliche? .. 1.ESS previsione quinquennale delle tendenze di vendita; piano industriale; pianificazione profitti e del personale  livello strategico 2.DSS controllo costi, esternalizzazione analisi dei costi contrattuali, budget annuale analisi degli investimenti di capitale  livello manageriale 3.MIS gestione vendite, analisi vendite per regione, controllo inventario, programmazione della produzione  livello manageriale 4.TPS inserimento ordini, mandati di pagamento, operazioni di contabilità  livello operativo LE APPLICAZIONI AZIENDALI Piattaforma (serve più unità aziendali =/ programma) software in grado di automatizzare processi che abbracciano funzioni e livelli organizzativi e possono estendersi oltre l’azienda. Es: Word  applicazione che automatizza il processo di scrittura di un documento e serve a più livelli organizzativi dell’azienda e può estendersi anche oltre quest’ultima.

Un’applicazione aziendale è integrata se le relazioni fra le informazioni siano aggiornate e permettano di poter navigare all’interno delle informazioni senza interventi manuali  Consente ai dati di fruire automaticamente attraverso processi operativi delle varie funzioni aziendali ai diversi livelli gerarchici Es: sono la direzione vendite e un mio collega è responsabile della produzione; se le due applicazioni sono integrate la produzione vede in anticipo come vanno gli ordini e magari si porta avanti, oppure le vendite sanno dire ad un cliente quando la macchina è pronta per essere consegnata;  Riduce o elimina l’intervento umano nel processo di interscambio delle informazioni fra le aree aziendali  Mette in comune i dati consentendo l’accesso ad altre applicazioni aziendali  fulcro dell’integrazione: mettere in comune i dati per poter essere acceduti da più applicazioni Possono essere:

  • Gestionali ‘pure’
  • Gestione dei processi di fornitura  supply chain management
  • Gestione della relazione con il cliente
  • Gestione della conoscenza (knowledge management)  applicazioni che servono a tutta l’azienda ai vari livelli gerarchici: personale operativo, manager di linea, manager di staff, top management
  1. Applicazioni gestionali ‘pure’ integrate: ERP (Enterprise Resource Planning) Nei sistemi informativi tradizionali, i processi operativi operano a silos, cioè la produzione dei sistemi operativi ha dei processi operativi che vengono automatizzati e sono operativi per la funzione aziendale produzione. Tradotto se io volessi sapere dalla produzione la contabilità o il marketing non possono saperlo perché non mi riguarda. Nelle aziende esistono sistemi distinti realizzati in un lungo periodo di tempo che supportano funzioni operative e processi operativi separati. Le applicazioni gestionali raramente considerano il lato dei collegamenti con fornitori e clienti (fuori confini aziendali) Se un ERP invece si. Venne inventata negli anni 90 dalla SAP una multinazionale tedesca. In quell’epoca due parole andavano di moda: dowsinzing (ridurre grossi laboratori a piccole esigenze locali detti applicazioni o sistemi dipartimentali  integrazione dei SI) e integrazione Le applicazioni gestionali integrate possono integrare i principali processi operativi dell’intera azienda in un unico sistema software che consente di impiegare le informazioni senza ostacoli nell’ambito dell’intera azienda. Questi sistemi si concentrano principalmente sui processi interni, ma possono includere transazioni con i clienti e i venditori.
  2. Applicazioni di gestione dei processi di fornitura: SCM (Supply Chain Management) SC supporta l’impresa nell’intera attività di relazione con i fornitori per riuscire a pianificare gli approvvigionamenti e l’offerta di prodotti e servizi. Si dicono anche ‘interaziendali’ perché automatizzano il flusso delle informazioni oltre i limiti dell’azienda
  • Decidere quando e cosa produrre, immagazzinare e traferire
  • Comunicare rapidamente ordini
  • Monitorare stato ordini e spedizioni
  • Ridurre costi di inventario, trasporto e magazzino
  • Pianificare la produzione sulla base delle richieste dei clienti
  1. Applicazione di gestione dei processi di relazione con il cliente: CRM (Customer Relatioship Management) Valorizzare il cliente come un bene aziendale da consolidare, mantenere ed evolvere, concentrandosi sul coordinamento e integrazione di tutti i processi che riguardano l’interazione dell’azienda con i suoi clienti acquisiti ed acquisibili. Il CRM è un immenso registratore (data collection) che acquisisce dati da tutte le modalità con cui l’azienda interagisce con il cliente (se si collega ad un sito web, social, chat, blog aziendale, app, carrello). Si possono avere contatti diretti (mail, telefono) e indiretti. Una volta che tutti i dati sono stati memorizzati, si possono processare (data processing) da cui deriva il data cleaning (qualità del dato: il sistema deve consentire di sapere se il mio cliente ha cambiato indirizzo  capire i dati e avere dati corretti, attendibili, veritieri e attuali); data aggregation opera su dati attendibili e corretti che finiscono dentro il database del CRM; questo ci permette di fare data mining: interrogare i dati o Business Intelligence: interroga dati del CRM per produrre informazioni riguardo alla clientela e a possibili evoluzioni. Perché sono importanti e quali canali sono utilizzati?

L’IT automatizza, supporta e efficienta le routine aziendali, sostituendo il lavoro routinario con un lavoro massivo a basso costo e con meno errori. Anche se le routine sono efficienti, la ripetitività genera errori. Il computer non ha bisogno di pause ma garantisce sulle azioni e sui processi ripetitivi:  minor costi  minor tempi di esecuzione dei processi  miglior qualità dei prodotti  miglior servizio al cliente Che cosa fa l’IT?

  1. Cambia la dinamica del lavoro: le tecnologie di supporto dei SI sono un fattore di produzione. Storicamente nel tempo i costi delle tecnologie calano entrando nelle economie di scala, mentre quelli della forza lavoro crescono. I SI tendono a prendere il posto della forza lavoro (problema etico). Con l’aumento della diminuzione dei costi delle tecnologie, queste tendono a sostituire anche altre forme di capitale (asset) come edifici e macchinari.
  2. Cambia le dimensioni dell’azienda: l’IT aiuta a ridurre le proprie dimensioni in quanto essa può ridurre i costi di transazione, ovvero i costi sostenuti da un’azienda quando acquista sul mercato ciò che non è in grado di produrre. Economizzare i costi di transazione (come quelli di produzione) è un obiettivo aziendale, perché utilizzare il mercato è costoso  IT consente di automatizzare l’ordine (Esselunga)  risparmio sulla gestione dell’intero processo della supplychain, economizzo su quello, riesco a trovare una maggior qualità ad un prezzo minore e quindi minor costo finale
  3. Riduce le gerarchie: l’IT da maggiori informazioni ai livelli inferiori, aumentando l’efficienza dei manager e riducendo il fenomeno detto ‘simmetria informativa’. Se do informazioni a livelli inferiori, non necessito di supervisione quindi meno capi.
  4. Cambia costi interni di gestione: l’azienda può essere considerata come un insieme di contratti tra individui interessati a sé stessi invece che a un’entità unificata per la massimizzazione dei profitti (teoria dell’agenzia). La proprietà impiega alcuni agenti per svolgere del lavoro in suo conto. Gli agenti tuttavia richiedono una costante supervisione e gestione, perché altrimenti tenderebbero a perseguire i propri interessi invece che quelli della proprietà. Al crescere delle dimensioni, crescono i costi di coordinamento degli agenti  L’IT riducendo i costi di acquisizione e analisi delle informazioni, consente alle aziende di ridurre i costi di agenzia in quanto diventa più facile per i manager sovraintendere un maggior numero di dipendenti (senza dimenticare che l’IT riduce le dimensioni e quindi il numero di persone da sovraintendere  incentivi ai dipendenti perché pensano solo allo stipendio invece che alla missione aziendale
  5. Favorisce la flessibilità: se uso informazioni digitali, l’azienda diventa indipendente dalla posizione geografica, accede in tempo reale ai dati (zero latency), appiatimento gerarchie che mi permette di decidere più velocemente e quindi sono più flessibile  nuovi paradigmi di business: rilevazione bisogni di mercato (produzione a stock, di massa e se qualcuno vuole qualcosa di diverso è un problema) o rapporto 1: (personalizzazione di massa  IT connesso con i produttori delle componenti Es: auto) IT E PENSIERO STRATEGICO Il modello di business è l’insieme delle attività e decisioni delle aziende che determinano: o Prodotti e servizi dell’azienda o Settori di competizione o Concorrenti, fornitori e clienti o Obiettivi aziendali a medio/lungo termine Sopravvivenza dell’azienda si raggiunge quando copre i costi fissi  IT aiuta a ridurre i costi SWOT modalità di analisi di posizionamento che vede i punti di forza, debolezza, opportunità e minacce dell’azienda  dove mi colloco nel mondo del business PESTEL entrare nel dettaglio delle componenti che costituiscono l’area competitiva dell’azienda  dove mi colloco nel mondo reale L’IT consente di guidare le forme del ‘pensiero strategico’:
  6. Strategia a livello di settore
  7. Strategia a livello di business
  8. Strategia a livello aziendale STRATEGIA DI BUSINESS (in che modo possiamo competere sul mercato?)
  • Diventare più economici
  • Differenziare il prodotto o servizio offerto
  • Spostando il focus della competizione: dai mercati globali a mercati di nicchia e viceversa  analisi della catena del valore di Porter: dove l’IT può avere un impatto strategico?  IT aiuta nella riduzione dei costi o di prevederli, strumenti (analitics), scelte strategiche su come posizionarsi sul mercato, quanti prodotti vendere,… RETE DEL VALORE Insieme di aziende indipendenti che usano l’IT per intrattenere fra loro catene del valore in modo da realizzare insieme un prodotto o un servizio. o Diventando più economici: riduzione del costo di gestione dell’ordine; riduzione del costo di gestione del magazzino; riduzione dei tempi di ricezione; riduzione costo dei prodotti; riduzione tempi di approvvigionamento o Differenziando il proprio prodotto/servizio: nuovo business rivoluzionario  soddisfa bisogni conosciuti e insoddisfatti, crea nuove abitudini nei consumatori: Amazon slide o Spostando il focus della competizione: Internet = competizione globale STRATEGIA A LIVELLO AZIENDALE (in che modo possiamo aumentare l’efficienza e l’efficacia dell’organizzazione?)
  • Sinergie interne  riduzione costi, aumento efficienza produttiva, aumento vendite, riduzione costi commerciali, aumento valore aziendale
  • Cross-selling
  • Miglioramento competenze di base  consolidamento posizione sul mercato, migliore qualità servizi/prodotti, aumento valore aziendale
  • Valorizzazione degli investimenti
  • Protezione del capitale intellettuale STRATEGIA A LIVELLO DI SETTORE (competere o cooperare con le altre aziende del settore?)
  • Partnership informative: più aziende mettono a fattor comune informazioni allo scopo di trarne vantaggio reciproco, ma rimanendo entità distinte
  • Cooperazioni di settore: modalità di accorpamento di differenti attività economiche secondo caratteristiche comuni
  • Appartenenza eco sistema aziendale
  • Sviluppo economia di rete: accresce il valore all’aumentare dei membri, mentre il costo di aggiunta è irrilevante  ruolo dell’IT: sviluppare standard lo scambio di informazioni, transazioni economiche, sviluppo di progetto congiunti; formare consorzi IT e reti di comunicazioni; realizzare eco sistemi aziendali  avere più informazioni possibili aiuta OPPORTUNITÀ E RISCHI DELL’IT Opportunità
  1. riduzione costi di transazione e ricerca
  2. Potenza di calcolo per ricerca e sviluppo prodotti innovativi
  3. Accesso al mercato globale Rischi
  4. Mantenere i vantaggi competitivi acquisiti
  5. Stare al passo con la tecnologia e capire come sfruttarla
  6. Gestire il cambiamento continuo 2.4 LA FUNZIONE SISTEMI INFORMATIVI E GLI UTENTI UN’EFFICACE GESTIONE DELL’IT È INDISPENSABILE PER LA SOPRAVVIVENZA ED IL SUCCESSO DI UN’AZIENDA Chi conosce i sistemi informativi (quindi è un po’ più tecnico) ha un po' di problemi spesso, nel riuscire a farsi capire da chi tecnico non è (e viceversa). Le problematiche che vengono generate dal mondo virtuale influenzano il mondo reale e viceversa le problematiche del mondo reale influenzano quelle virtuali, però si ragiona diversamente.
  • Server IBM XXX
  • DBMS Oracle
  • Requisiti e specifiche funzionali
  • Criteri di test per accettazione
  • Test utente SERVIZI
  • Gestione e supporto del software
  • Help desk utenti
  • Rilevazione nuove esigenze
  • Monitoraggio del sistema
  • Addestramento utenti Le dinamiche di mercato mi portano ad una strategia di business e le dinamiche tecnologiche, quindi quello che è l’evoluzione tecnologica, mi porta alla definizione di una strategia informatica. Se il mondo cambia dal punto di vista tecnologico, per esempio il 5G è un’evoluzione tecnologica È questo che si dice quando si cerca di avere un allineamento strategico: io vedo la tecnologia e quindi le opportunità e te le dico perché tu non vedi la tecnologia ma vedi il business quindi tu mi dici obiettivi e priorità, sempre se io sono capace di farti capire le opportunità della tecnologia. Questo lavoro è difficilissimo perché è difficilissimo riuscire a spiegare la tecnologia in parole comprensibili dal business e viceversa. Gli inglesi si domandarono se ci fosse una metodologia per avere un buon governo dell’IT. Inventarono l’ITIL  IT Infrastructure Library È come se fosse una biblioteca di best practice, che dipendono dalla differenza che ci può essere, sono flessibili, dipende dalla differenza che ci può essere a seconda della dimensione di azienda, a seconda di che cosa vuoi fare, del prodotto che hai, del servizio, eccetera … questo tipo di framework si chiama Infrastructure Library perché non è una metodologia, ma è una raccolta di best practice che sono scritte dagli esperti, da chi si occupa di queste cose, non necessariamente direttori dei sistemi informativi ma per esempio dei server designer L’ORGANIZZAZIONE DELLA FUNZIONE IT In generale la funzione IT è abbastanza ben identificata ed ha caratteristiche che le accomuna fra loro, indipendentemente dalle differenze organizzative (anche sostanziali) che ci possono essere a livello aziendale. Ci sono le PMI più piccole che hanno una sola persona che se ne occupa e si rivolge a terze parti per farsi dare una mano. In una media azienda, una grandicella, tipicamente la direzione generale ha come rapporto diretto questa figura ossia il CIO ( Chief Information Officer = il direttore dei sistemi informativi). Al di sotto ha vari uffici: chi si occupa dell’Operations, ossia delle operazioni, di far funzionare il sistema: le stampe, manda le mail, riceve i flussi informativi dalle terze parti, è proprio la parte di funzionamento. Il CDO ( Chief Digital Officer ). Chi è il CDO? È qualcuno che, come dice il nome, conosce molto bene il mondo digitale, Il CIO più da sistemi informativi interni, CDO deve conoscere come funziona il mondo digitale, conoscere un po’ di quelle situazioni che vi dicevo prima umanistiche, deve conoscere come funziona la sociologia VISIONE DEL SI PER FUNZIONI (metafora palcoscenico-retroscena). Tutto quello che sono i servizi clienti sono il palcoscenico pieno; retroscena: mondo che utente non vede  realizzazione della pianificazione del servizio VISIONE PER PROCESSI L’esercizio è un processo: c’è il Problem Management, la Configuration, la Performance e la Capacity Management. Che cosa sono? Fanno parte dei processi di produzione ed erogazione. Capacity management vuol dire cercare di capire quanti utenti saranno collegati alla lezione di informatica oggi. INFLUENZA DELL’IT SUL MODELLO DI BUSINESS Ci sono quindi all’interno di un’azienda due componenti: l’organizzazione ed i i sistemi informativi, che evolvono perché l’allineamento strategico porta ad un cambiamento organizzativo (ovvero come faccio ad erogare nuovi servizi e nuovi prodotti) ed a un cambiamento del sistema informativo, cioè deve essere tale da poterli erogare. Erogare i servizi e magari vendere i prodotti o produrli. All’interno invece vi è la gestione del cambiamento. La gestione del cambiamento vuol dire pensare a quali potrebbero essere le problematicità che incorrono nel momento in cui io faccio una variazione nella organizzazione o nei sistemi informativi. Io ci devo pensare prima e lo devo pianificare.

Questa gestione del cambiamento vuol dire che se io prendo una decisione di tipo strategico devo cercare di capire, in modalità condivisa con le persone, quali sarebbero le ricadute sul funzionamento della organizzazione dei sistemi informativi e gestire prima che sia tardi o prima di aver fatto il disastroso. A cosa sono dovuti questi cambiamenti? Semplice, nuove tecnologie, nuovi bisogni, nuovi mercati, nuovi concorrenti e anche nuove situazioni. Il cambiamento può portare sostanzialmente ad una innovazione. La innovazione va per gradi (non è monogrado) può essere un’innovazione di processo: -BPI (business process improvement), -innovazione di business business improvement. Queste descrivono la evoluzione ma poi vi è la rivoluzione. Nella rivoluzione abbiamo le BPR; qui cambio l’azienda e ridisegno la rete di business: non vado più dal dettagliante ma vado solo ai grandi magazzini, cioè cambio il mio schema di relazioni e ridisegno la visione di business: ridisegnamento strategico. Ridisegno della visione di business queste due are si dicono aree del ridisegnamento strategico. Questa linea (immagine sottolinea dell’impatto sui sistemi informativi) che è la direzione che rappresenta quanto è impattante sui sistemi informativi. Se io cambio azienda cambio i sistemi informativi quindi è fortemente impattante. Lo sviluppo e la crescita sono possibili oggi, solo se questo cambiamento è continuo. INNOVAZIONE DI PROCESSO L’innovazione di processo è un cambiamento piccolino. Non introduce variazioni sostanziali, ma semplifica o migliora il funzionamento normale.  non introducono variazioni sostanziali

  • Aggiornamento tecnologico di limitata portata
  • Semplificazione di procedure informatiche
  • Aggiunta di nuove funzionalità alle procedure esistenti
  • Adozione di nuove procedure informatiche di impatto circoscritto
  • Aggiornamento dei servizi IT INNOVAZIONE DI BUSINESS L’innovazione di business è invece un cambiamento significativo perché modifica il modo di operare del modello di business. Per esempio, creare un nuovo servizio informatico o cambiare una parte del sistema informativo. Un’innovazione, una variazione piuttosto importante. Il disegno dei processi introduce delle variazioni radicali: devo pensare a come rifar funzionare l’azienda.  introducono variazioni sostanziali
  • Sostituzione/aggiornamento di componenti dell’infrastruttura tecnologica
  • Sostituzione/modifica sostanziale delle procedure informatiche dell’area
  • Creazione di nuovi presidi applicativi
  • Creazione di nuovi servizi ICT Il modello di business è come un’azienda funziona, cioè i suoi processi di funzionamento. Per cui se io faccio questa operazione di ridisegno dei processi, detto BPR (Business Process re-engineering), io sto cambiando il modello di business dell’azienda. Ed è un’innovazione piuttosto radicale. L’azienda funzionerà in modo diverso: cambiano i modelli di servizio, cambiano le operazioni, i prodotti e servizi che faccio. Cioè il come lo faccio soprattutto. Se ridisegno la rete di business io faccio una variazione della strategia di relazione. 2.5 I SISTEMI INFORMATIVI INTERNAZIONALI LO SCENARIO L’ambito dell’internazionalizzazione dei sistemi informativi è molto complesso. Internet e la rete (il networking) mi permettono di:
  • Delocalizzare e frammentare la produzione  progetto USA, Italia design, Bangladesh produzione
  • Concepts e progettazione distribuita  progetto della scarpa inviato in maniera telematica
  • Uso dell’outsourcing e dei servizi off-shore  outsourcing: costo del lavoro minore Es: contabilizzazione delle fatture è elettronica quindi invio una mail con il file allegato, spedisco e una persona dall’altra parte del mondo inserisce questi valori in un sistema informatico a cui accedo da remoto; offshoring: esporto produzione da un paese economicamente avanzato a uno in via di sviluppo
  • Mercati globali  strategia aziendale sul mercato internazionale: aziende multinazionali o internazionali Aziende multinazionali  sedi operative e decisionali in più stati (Nestlé, Amazon) Aziende internazionali: produzioni in più mercati ma il management è incentrato in una sola holding I SI internazionali sono differenti e hanno un diverso livello di complessità e sofisticazione.

o Orari di lavoro e permessi o Ergonomia del posto di lavoro (rumore, emissioni elettromagnetiche, durata delle pause, ecc.) o Attese sul marchio (sponsor di iniziative, finanziamenti, ecc.)

  1. Leggi Norme e regolamenti specifici e talvolta costruiti ad hoc: o Privacy, pratiche contabili, segreto commerciale, ecc. o Regolamenti commerciali (dazi doganali, certificazioni di sicurezza, ecc.) o Valute di riferimento o Lingua LE STRATEGIE DI INTERNAZIONALIZZAZIONE  Esportatore nazionale: produco nel paese di origine ed esporto nel paese target  centralizzazione delle attività nel paese di origine  ottimizzazione delle risorse nel paese di origine  Sistema Informativo centralizzato (nel paese di produzione principale) e decentrato (dove esporta) Es: Nikon (Giappone) – Nital (Italia: sistema informativo per collaborare con la casa madre)  Multinazionale: centralizzazione della gestione finanziaria nel paese d’origine  decentramento produzione, marketing e vendite (nel paese più conveniente)  organizzazione decentrata e i sistemi informativi sono in rete  Franchisor: progettazione e brand nel paese di origine  produzione, marketing e risorse umane decentrato su licenza  sistema informativo duplicato perché il franchisor è un’azienda a sé. Il franchisor ti da la copia del sistema ed è decentrato perché è in tanti posti dove ci sono altri associati Es: McDonald’s o H&M  Transnazionale: aziende globali con una serie di sedi regionali (e a volte una sede mondiale)  no centralizzazione della gestione finanziaria  tante aziende con sedi regionali che hanno a che fare con un unico marchio e ognuno gestisce la propria componente finanziaria  sistema informativo in rete perché ognuno ha il suo  colloquio con tutte le altre aziende appartenenti allo stesso network Es: Ferrero Inghilterra, Turchia, Italia Come sviluppo il sistema informativo?
  2. Centralizzato (esportatore): sviluppo e gestione dei sistemi totalmente in sede centrale
  3. Decentrato (multinazionale): ogni unità progetta autonomamente le proprie soluzioni
  4. Duplicato (franchisor): sviluppo in sede centrale, gestione da unità estere autonome
  5. In rete (transnazionale): sviluppo e gestione integrato e coordinato fra le varie unità Se dobbiamo lavorare su un mercato che è tutto il mondo non posso pensare di definire i requisiti solamente in un posto, perché mancheranno per fattori culturali, di mercato, di business, mancherà qualcosa da un’altra parte. Quindi serve un bel tavolo di lavoro che definisca quali sono i pilastri comuni a tutti. LA GESTIONE DEI SISTEMI INFORMATIVI REGIONALI  Accordo su requisiti utente comuni  Localizzazione linguistica Es: in Olanda se ha un sito in inglese nessuno si sconvolge, in altri posti si  Localizzazione normativa: nel posto dove ha sede la società, il che lascia a i sistemi informativi in cloud un maggiore libertà dal punto di vista normativo. Fermo restando che la mia società con sede nel paese A e sistemi in cloud, che magari i server stanno nel paese Z, quando deve compilare l’analisi di bilancio e pagare le imposte lo dovrà fare per la componente, per la quota di redditi dove ha sede indipendentemente da dove sono i sistemi informativi  Compliance tecnologica: in certi paesi ci sono degli standard tecnologici di rete e di utilizzo di apparecchiature. compliance in termini di performance, ad esempio in certi posti dell’africa tu non puoi mandare un modulo come quello che trasmettiamo da 1 mega o 2 mega, perché ci sono posti dove il segnale non è ancora così performante  Introduzione di cambiamenti nei processi di business: essere aperto di vedute / adattamento  Coordinamento dello sviluppo delle applicazioni: va coordinato perché è una delle cose più ragionevolmente ragionevoli è quello che le componenti, magari sviluppate in lingua, e di interfaccia locale lo sviluppino società o persone appartenenti a sistemi informativi locali  Coordinamento delle release del software: coordinare delle release, dovremmo coordinarci per fare il rilascio di tutte le funzionalità in tutte le localizzazioni in un momento solo. Questo serve, anche perché altrimenti si perde il controllo, si è verificato un errore dove? Quale release? In quale versione? Quale versione hai? Diventa difficile dov’è l’errore e cosa aggiornare  Incentivazione agli utenti locali nel supportare il sistema informativo globale

PROBLEMATICHE TECNOLOGICHE E OPPORTUNITÁ

Ho un modello di business globale, studio la strategia transnazionale o internazionale, scelgo le piattaforme hardware e software  prima di scegliere mi pongo domande semplici ma assolutamente imprescindibili:

  • A quale standard devo riferirmi per la piattaforma informatica globale? Devo usarli tutti, se io utilizzo una codifica di un dato e l’altra parte la sviluppa diversamente io non riesco a interfacciarmi
  • Quale è l’interfaccia user-friendly per gli utenti internazionali? Es: ordinare alfabeto arabo  è stato sviluppato un sistema bilingue, anzi era trilingue, a seconda della tipologia di lingua del cliente. Quindi una base su tutto, inglese, una locale del cliente e una locale in arabo  riuscivi ad avere un ordine prioritario, quello arabo, ma allo stesso tempo ad accedere ai dati nelle altre lingue  Questo ha comportato un’interfaccia completamente diversa per consentire proprio agli utenti a cui era destinato di poter utilizzare il sistema informativo.
  • Come armonizzare standard di rete diversi? utilizzando doppio interfacciamento: ho due standard di rete Coordinamento a livello centrale dell’Azienda, tramite un comitato tecnico rappresentato da tutte le espressioni nazionali che consenta di definire una modalità univoca soddisfacente (e funzionante)  tecnico che definisca con molta attenzione le risposte a queste domande perché se uno la sbaglia, cioè sbagliare lo standard di interfaccia voleva dire sbagliare a costruire una macchina, sbagliare a costruire la base dati 3.1 ECONOMIA DELLA RETE EVOLUZIONE DEL WEB E DELLA SOCIETÀ DIGITALE
  • 1957 In piena guerra fredda, l’URSS mette in orbita lo Sputnik. Gli stati uniti creano l’ARPA, Advanced Research Project Agency, per sviluppare progetti avanzati con i quali garantire la supremazia USA sull’URSS. L’ARPA creò ARPAnet, precursore di internet: il big-bang della rete.
  • 1960 Nasce la commutazione di pacchetto, la base per le trasmissioni in rete.
  • 1969 Si riesce a «far parlare» 2 computer, poi 4, 6, 10 … Lo standard di comunicazione creato riesce a far parlare i computer fra loro con una stessa lingua: il NCP, Network Control Protocol, il progenitore di TCP/IP e FTP.
  • 1971 Nasce la posta elettronica, la mail. Per identificare il destinatario si scelse «@». n simbolo fino ad allora pressoché inutile, oggi è il più usato.
  • Fine anni 70 Nasce Usenet, che connette via via le università mondiali allo scopo di favorire la ricerca e lo scambio di documenti e informazioni.
  • 1982 Il TCP/IP viene reso pubblico e adottato dal DoD americano.Nasce ufficialmente il termine «internet».
  • 1989 Viene abbandonata ARPAnet, non è più sufficiente a sostenere i volumi di computer connessi. Internet è la nuova rete, e connette già 100.000 computer.
  • 1993 Il CERN di Ginevra inventa il World Wide Web grazie al suo ricercatore Tim Berners-Lee. Il CERN firma un documento nel quale stabilisce che il web non è proprietà di nessuno ed è patrimonio di tutti

- 1995 Si sviluppano i motori di ricerca e Microsoft rilascia Explorer  il Word Wide Web

  • 1999 Si supera il milione di siti web LA SOCIETÀ DIGITALE DI OGGI
  • Si naviga in internet
  • Si socializza sui social
  • Si mandano mail
  • Si fanno acquisti
  • Si ascolta musica
  • Si guardano film
  • Si cerca la strada per andare ovunque In 1 secondo:
  • inviati 8.443 tweets su Twitter
  • caricate 907 foto su Instagram
  • effettuate 3.741 chiamate su Skype
  • effettuate 73.660 ricerche su Google
  • visti 78.238 video su Youtube
  • inviate 2.787.624 mail
  • Dropshipper: sono «mediatori» che espongono (spesso con valore aggiunto) prodotti di terzi e quando qualcuno acquista lo acquisteranno per suo conto sui siti «fornitori» che provvederanno a perfezionare la vendita  PURE PLAY: Booking  In questo caso Booking agisce da dropshipper per lastminute.com. Booking è un merchant pure play, quindi ha un doppio modello di business / Trivago  è invece un dropshipper al 100% (pure play). Confronta fra loro merchant pure play di hotel e percepisce commissioni quando il cliente acquista presso il sito finale selezionato tramite Trivago.
  • Publisher: è un pubblicatore/veicolatore di contenuti digitali propri e/o di terzi. 100% Pure play.  HYBRID: Chiara Ferragni  Influencer (16 milioni di follower), sul suo sito scrive recensioni e articoli di moda (publisher pure play). Ha poi creato un sito di e-commerce proprio (direct pure play) e una boutique «fisica» dove vende gli abiti disegnati e prodotti da lei stessa diventando un modello direct hybrid e portando il sito di publishing ad essere un publisher hybrid (sono pochi a riuscirci)  PURE PLAY: YouTube/Udemy MODELLI DI BUSINESS – BLOG (Salavtore Aranzulla) Un blog è un sito dove un blogger (webmaster e autore con eventuali altri autori) pubblica contenuti. Pure play per definizione (anche se poi potrebbe evolvere all’hybrid, vedi Ferragni che inizialmente era una fashion blogger) Fare business con un blog è complicato: può rendere molto, ma emergere e riuscirci è da fuoriclasse. Regole:
  • essere (realmente) esperti di qualcosa
  • occuparsi di una nicchia che appartenga alla sfera di cui si è esperti, non di argomenti «che si vendono»
  • o sei un personaggio famoso, o del barbecue che hai fatto con gli amici non gliene importa a nessuno
  • il sito deve essere professionale, inteso come in linea con il target che si vuole raggiungere
  • gli influencer hanno iniziato così e con pazienza e dedizione sono arrivati ad essere riconosciuti come tali. COME GUADAGNA UN BLOGGER?
  1. Pubblicita: Un evergreen. Banner pubblicitari dove gli inserzionisti pagano per pubblicarlo. Il prezzo varia in dipendenza:
  • dalle visite (visitatori unici e numero di visite)
  • dalla posizione rispetto alla pagina del sito (home page, pagina di interesse, richiesta del cliente, ecc.) In generale il pricing può essere una cifra fissa al mese o ogni 1.000 (o più) visualizzazioni, ma come ogni contratto è accordo fra le parti.
  1. Google Adens: È pubblicità, ma un po’ diversa. Ci si registra (gratuitamente) e si ottiene (automaticamente) un codice che sarà da associare ai banner del blog. Google pubblicherà automaticamente sul banner dove trova associato il codice e retrocederà una commissione per ogni click che è stato fatto dall’utente sul banner. Gli annunci sono analytic based, ovvero dinamici sulla base della profilazione che Google fa degli interessi dei clienti ( contestual advertising ) che si collegano al sito con il codice: variano e si adattano dinamicamente a ciò che più probabilmente vorrebbe vedere il visitatore. Heatmap è uno strumento di Google che permette di capire quali sono le zone del sito di maggior rendimento dal punto di vista dei click sui banner.
  2. Affiliazioni: Si tratta di inserire nel blog dei link a siti e/o prodotti promossi da altri siti. Ogni volta che un visitatore clicca sul lnk ed acquista, si riceve una percentuale del valore acquistato.
  3. Info-prodotti: Si intende con info-prodotti contenuti di cui si è particolarmente bravi direttamente dal blog, realizzati da sé stessi oppure da collaboratori/affiliati.
  4. Newsletter: Gradita ed efficace, purchè si scriva bene, la si realizzi meglio, abbia i contenuti che interessano.
  5. Guest post: Pubblicare articoli scritti da «ospiti», che possono essere altri blogger o chiunque sia interessato ad avere visibilità sul blog. E’ una forma di pubblicità, ma ottenuta tramite la pubblicazione di contenuti. C’è chi lo fa gratis (ha dei contenuti che aumentano l’interesse per il proprio sito), c’è chi lo fa a pagamento: dipende dal tipo di sito, dalla notorietà che ha, dalla strategia di content management, ecc.
  6. Consulente di servizi: In generale, professionisti o studi che promuovono i propri servizi attraverso il proprio sito. Sono a tutti gli effetti dei blogger. MODELLI DI BUSINESS – INDIVIDUAL

È un singolo che desidera guadagnare sfruttando la rete. Non ha un sito proprio (sennò andrebbe nella categoria blogger) e si rivolge a blogger o società per promuovere i propri prodotti e servizi. È impossibile catalogare tutti i possibili servizi che un singolo può vendere e dove, ma si può avere un’idea (giusto qualche esempio).

  • Si può anche arrivare guadagnare molto, se si è… molto bravi o molto interessanti
  • Non c’è la regola aurea per diventare virali, anche se la bravura è spesso la chiave (ma non sempre)
  • Sovente è il «trampolino di lancio» verso il diventare blogger o società (di successo se si ha successo…)
  1. YouTuber: Siete bravi a fare qualcosa che si presta bene a realizzare video (e anche a realizzarli, non bisogna essere necessariamente George Lucas o Martin Scorsese). Requisiti per aprire un canale Youtube:
  • Creare video originali
  • Avere almeno 1000 follower
  • Caricare regolarmente video sul proprio canale Per guadagnare:
  • Almeno 4.000 visualizzazioni in 12 mesi
  • Richiedere la monetizzazione Quanto paga:
  • dai 5 agli 8 euro lordi ogni 1.000 visualizzazioni (via Adsense)
  1. Self- publishing: Sapete scrivere bene? I diritti di autore sui libri venduti in formato digitale (e-pub) sono in media tra il 40% e il 60% contro il 6%-12% del formato cartaceo.
  2. Image contribution: Sapete fotografare bene? Avete delle belle immagini? Dei bei video?
  3. In generale, quasi tutte le società pure play e blog che vendono on-line prodotti e servizi digitali (info- prodotti) collaborano con individuals che forniscono i contenuti e i servizi FARE BUSINESS SU INTERNET – I PRINCIPI Progetto digitale  interno:
  • Iniziative che si affiancano al business esistente
  • Efficientemente di processi interni  business case analogo a quello di un progetto tradizionale, ma con attenzione particolare a:
  • impatto del cambiamento sulle persone
  • integrazione con la tecnologia esistente in azienda
  • budget e comunicazione: spesso c’è la percezione errata che siano tecnologie poco costose (percezione del «giocattolo»). Non è così, gli investimenti possono essere rilevanti  new business:
  • Troverete nelle slide successive molti esempi di aziende che tutti conosciamo, con un po’ di loro storia (3- righe-3)
  • Dalla loro storia si possono trarre molte considerazioni utili per la predisposizione di un business case di un progetto digitale
  • Le inquadreremo secondo uno schema di riferimento delle innovazioni, per capire i perché del loro successo e confrontarli con i caratteri distintivi di un nuovo progetto («l’idea di business») LE PAROLE CHIAVE
  • Contenuti
  • Diffusione
  • Dimensione
  • Partecipazione
  • Credibilità
  • Reputazione
  • Originalità
  • Sicurezza L’EVOLUZIONE DEL WEB Le ere del Web Web 1.0 Il “read only web”: siti di puri contenuti, statici, aggiornati poco frequentemente, privi di