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Riassunto informatica giuridica (necessario integrare nuovi argomenti ai fini dell'esame)
Tipologia: Dispense
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Capitolo 1
Caratteristiche della società dell’informazione
La rivoluzione tecnologica ha determinato il passaggio dalla società industriale alla società dell’informazione caratterizzata dal fenomeno della cd. informatizzazione : impiego di strumenti tecnologici per la elaborazione automatica delle informazioni (i calcolatori elaborano le informazioni di input producendo informazioni di output).
Ad oggi conseguentemente, il potere di uno stato non è più commisurato alla sua capacità di produzione bensì alla sua capacità di produrre ed elaborare informazioni. Gli effetti delle nuove tecnologie sono pervasivi. A tal proposito è possibile effettuare un adattamento del detto di Gearge Berkeley “ esse est percipi ” ( esistere è essere percepiti ) affermando piuttosto che esistere è essere percepiti dalle tecnologie informatiche.
Ciò rileva soprattutto con riguardo al fenomeno della rappresentazione informatica: gli eventi continuano ad accadere nella realtà ma essi hanno rilevanza in ragione della loro registrazione all’interno di sistemi informatici ( ciò apre nuove problematiche con riguardo alla possibilità di compiere reati o frodi ). Le nuove tecnologie, inoltre, hanno determinato :
Le tecnologie hanno consentito l’abbattimento delle distanze geografiche favorendo, dunque, l’interconessione e lo sviluppo di nuovi modelli economici inoltre tali tecnologie sono caratterizzate , da flessibilità ( sono facilmente modificabili di modo da poter essere adattate alle esigenze dell’uomo ) e convergenza ( i diversi strumenti e metodi per elaborare l’informazione tendono a unificarsi in sistemi integrati dove una tecnologia fornisce l’input o il supporto per l’impiego dell’altra ).
Economia nella società dell’informazione
Gli effetti delle nuove tecnologie sono altamente pervasivi in quanto queste incidono su ogni aspetto della vita individuale e sociale. Tali tecnologie hanno un ruolo decisivo nella formazione della cd. nuova economia della quale uno degli aspetti maggiormente rilevanti è rappresentato dal commercio elettronico ( e-commerce ), ovvero dall’effettuazioni di scambi attraverso strumenti telematici.
Al di là delle tendenze monopolistiche di cui sopra, l’economia nella società dell’informazione è dominata anche da tendenze che vanno nella direzione contrapposta:
Un importante fattore nell’ambito del decentramento della produzione è rappresentato dal diminuito rilievo del capitale fisico ( le macchine ) rispetto al contributo umano: nella società dell’informazione, infatti, gli strumenti di produzione sono in genere accessibili a basso costo.
In che cosa consiste l’effetto di rete? Perchè è particolarmente forte rispetto alle tecnologie informatiche?
Nell’ economia dell’informazione si manifesta con particolare forza il cd. effeto di rete (network effect) : fenomeno per cui quanto più una rete è ampia e intensamente usata, tanto più quella rete acqquista valore, cioè, tanto maggiore diventa l’utilità che ciascuno può trarre dalla rete stessa, e quindi l’incentivo a partecipare ad essa.
Secondo la legge di Metcalfe , infatti, l’utilità è proporzionale al quadrato degli utenti che utilizzano quella data tecnologia.
Un corollario dell’effetto di rete è la tendenza monopolistica : la rete più estesa darà più vantaggi rispetto alle reti meno ampie, e pertanto tutti tenderanno a passare ad essa, abbandonando le reti meno estese , e presenta più forme:
L’effetto di rete è tendenzialmente benefico, tuttavia può ostacolare la diffusione delle soluzioni tecnologiche migliori a vantaggio, invece, di chi riesca per primo a realizzare la rete più ampia: se il prodotto A è migliore del prodotto B ma il prodotto B è maggiormente diffuso, allora per il singolo utente sarà più vantaggioso usare B in ragione dell’effetto di rete.
L’effetto rete è potenziato in ragione alcune caratteristiche dell’informatica :
La rivoluzione informazionale incide in modo diretto e pervasivo sulla attività del giurista il quale, non solo acquista nuovi strumenti di lavoro ma opera in simbiosi con essi. L’informatica giuridica oggi riveste un ruolo fondamentale con riguardo a :
Qual è il ruolo dell’informatica giuridica nel processo di informatizzazione della pubblica amministrazione?
Con l’espressione informatica del diritto o informatica giuridica in senso stretto si fa riferimento allo studio relativo all’uso delle tecnologie informatiche nell’ambito del diritto. Altra faccia dell’informatica giuridica è il diritto dell’informatica che, all’opposto, si occupa di studiare le problematiche giuridiche derivanti dall’uso delle tecnologie. È possibile, dunque, osservare una forte interazione tra l’informatica e il diritto.
Con riguardo all’informatica giuridica in senso stretto vediamo che le realizzazioni informatiche destinate al diritto sono andate adattandosi ed integrandosi in modi più o meno differenti a seconda dell’ambito di applicazione essendo possibile, infatti, far riferimento all’informatica legislativa, all’informatica giudiziaria, all’informatica delle professioni giuridiche e all’informatica amministrativa.
Nello specifico, l’ informatica amministrativa studia le tecniche informatiche per la gestione delle procedure amministrative, l’archiviazione dei provvedimenti e della relativa documentazione, l’accesso ai dati pubblici e la comunicazione tra cittadini e p.a. Ad oggi, dunque, si assiste ad un vero e proprio processo di informatizzazione della pubblica amministrazione grazie all’avvento di Internet che ha modificato le dimensioni dell’attività governativa, della democrazia e della partecipazione alla vita pubblica. Si inizia a parlare, infatti, di e-government ( con riguardo all’uso delle tecnologie nella gestione degli enti pubblici e nello svolgimento delle loro funzioni ), di e-democracy ( relativamente all’uso delle tecnologie come strumenti di supporto alla comunicazione politica e dibattito pubblico ) e di e-participation ( in relazione all’utilizzo delle tecnologie nella promozione della partecipazione dei cittadini alle scelte collettive ).
Cosa si intende per informatica giuridica (o giudiziaria) con particolare riferimento al processo civile telematico?
Con riguardo all’informatica giuridica in senso stretto vediamo che le realizzazioni informatiche destinate al diritto sono andate adattandosi ed integrandosi in modi più o meno differenti a seconda dell’ambito di applicazione.
A tal proposito, di particolare rilevanza è l’ambito dell’informatica giudiziaria che studia i sistemi informativi che gestiscono i processi civili, penali e amministrativi, e fornisce gli strumenti intesi ad agevolare le interazioni tra gli attori del processo, a gestire le informazioni attinenti ai processi in corso e a perfezionare la redazione e la pubblicazione delle sentenze.
È a partire dal 2000 che inizia a parlarsi più specificatamente di processo civile telematico. Con il termine “ telematica ” si fa riferimento alla congiunzione tra l’informatica e le telecomunicazioni,di fatto si parla di processo civile telematico per indicare lo scambio bi- direzionale di documenti elettronici tra gli attori del processo. Questo passaggio dai documenti cartacei ai documenti elettronici ha reso necessaria una modifica nella organizzazione stessa del processo al fine di adattarlo all’impiego dell’informatica. basti pensare alla sostituzione dei fascicoli cartacei con quelli elettronici, all’accesso telematico ai registri e ai precedenti giudiziari, alla possibilità di estrarre automaticamente le informazioni in modo da utilizzarle nella gestione del procedimento.
Importanza dell’informatica giuridica nella società
Lo sviluppo delle nuove tecnologie informatiche ha un impatto di fondamentale rilevanza nell’ambito del diritto con conseguenze che si ripercuotono in modo diretto sulla società. Da un lato, le nuove tecnologie concorrono a determinare l’interpretazione delle norme vigenti stabilendo cosa è lecito o meno in base al diritto vigente ( normatività de jure condito ) e, dall’altro, esse concorrono a determinare i possibili progressi giuridici ( normatività de jure condendo ).
Infine, un algoritmo può operare correttamente nella maggior parte dei casi e cadere in errore solo con riguardo a determinati dati input, in questo caso l’errore nell’algoritmo potrà restare celato fin quando l’algoritmo non sarà applicato ad uno di quegli input. Dunque, l’errore non è del tutto evitabile e, inoltre, non è possibile prevedere o quantificare gli effetti che da esso deriveranno. Proprio in ragione di ciò, con riguardo ai profili di responsabilità penale, civile o contrattuale, sarà necessario operare un bilanciamento tra l’esigenza di tutelare l’utente e quella di non onerare eccessivamente lo sviluppatore del software.
Un’ulteriore problematica concerna l’ efficienza del software. Al fine di valutare l’efficienza di un software si fa riferimento alla sua complessità computazionale relativa alla relazione tra l’aumento dell’ampiezza dell’input dell’algoritmo e l’aumento della lunghezza del processo di esecuzione dello stesso :
Vi è poi il caso degli algoritmi con complessità esponenziale , qui all’aumentare dell’ampiezza dell’input non solo il processo di esecuzione di allunga ma lo fa con un’accelerazione sempre maggiore.
Differenze e definizioni di algoritmi e programmi
L’algoritmo è una sequenza finita di istruzioni ripetibili e non ambigue applicata a determinati dati input produce in uscita dati output consentendo la risoluzione in un tempo finito di una data classe di problemi.
L’algoritmo, dunque, consiste nelle istruzioni fornite al calcolatore per risolvere dati problemi, cd. problemi algoritmici. L’algoritmo è un concetto cardine della fase di programmazione dello sviluppo di un software: preso un problema da automatizzare la programmazione consiste, sostanzialmente nella traduzione
o codifica di un algoritmo per tale programma, scritto in un certo linguaggio, che può essere quindi effettivamente eseguito da parte del calcolatore.
Un programma informatico è definibile come l’insieme delle formulazioni algoritmiche eseguibili dal calcolatore ed è costituito da due componenti:
Che funzione svolgono i traduttori nel ciclo di produzione del software, quali sono le differenze e i vantaggi e svantaggi fra compilatore e interprete e come Java ha risolto l’utilizzo di questi mezzi?
I programmi traduttori vengono impiegati per la traduzione da parte della macchina del linguaggio di alto livello impiegato per il programma informatico da eseguire. Essi, dunque, sono finalizzati alla traduzione del codice sorgente in un testo eseguibile da parte della macchina ( codice oggetto ).
Esistono due tipologie di programmi traduttori: il programma compilatore e il programma interprete.
Secondo il sistema della compilazione il calcolatore riceve in input l’intero codice sorgente che traduce nel proprio linguaggio macchina producendo in output il codice oggetto. Quest’ultimo viene poi registrato sul disco del calcolatore. Da tale sistema risultano due principali vantaggi:
Secondo il sistema della interpretazione , il calcolatore procede in modo simultaneo alla traduzione del codice sorgente in codice oggetto senza procedere, però, alla sua registrazione sul disco. A differenza dell’altro sistema, ogni qualvolta si intenda utilizzare quel programma sul calcolatore sarà necessario procedere nuovamente alla sua traduzione nel linguaggio macchina.
Anche tale sistema presenta due vantaggi:
Al fine di combinare i vantaggi offerti dai due sistemi è stata recentemente prevista la possibilità di realizzare una pre-compilazione , indipendente dalla macchina. Si procede alla creazione di una versione intermedia tra il codice sorgente e il codice oggetto che,
I software liberi o open source nascono, invece, attraverso l’applicazione del cd. modello del bazar. Il progetto è suddiviso in moduli distinti sviluppati in relativa indipendenza, le decisioni sono decentrate e dinamiche, il coordinamento è reso possibile attraverso l’utilizzo di piattaforme ( forum ) accessibili tramite Internet sulle quali coloro che partecipano alla realizzazione del software rendono disponibile il proprio lavoro e commentano il lavoro altrui. Si tratta, dunque, di uno sviluppo incrementale-evolutivo e non più di uno sviluppo pianificato.
Definizione di software quale bene economico
Il software è un bene non-rivale in quanto il suo utilizzo da parte di un utente non impedisce che lo stesso software possa essere utilizzato da altri. Inoltre il suo uso è non-escludibile , almeno in linea di principio, in quanto non si può impedire ad altri di utilizzare un software una volta che essi abbiano accesso a esso, se non tramite l’adozione di misure giuridiche o tecnologiche che limitino l’accesso al bene.
In virtù di tali caratteristiche il software rientra tra quei beni che la teoria economica definisce beni pubblici. Il concetto economico di bene pubblico è diverso dal concetto giuridico in quanto in questo caso il bene pubblico è inteso come bene appartenente allo Stato, mentre i beni pubblici nel senso economico del termine possono anche essere disponibili naturalmente o forniti da privati.
Distinzioni giuridiche tra il software proprietario e il software open source
Nel modello del software proprietario il titolare del diritto d’autore utilizza una combinazione di:
Si crea, dunque, un monopolio con riguardo alla creazione e alla distribuzione di copie e alla modifica e allo sviluppo del software stesso.
Proprio per evitare questa tendenza monopolistica nasce il software open source , ovvero un software che garantisse le quattro libertà evidenziate da Stallman :
La disciplina del software open source trae origine dal diritto d’autore e, in particolare, dal principio che debba essere l’autore ad autorizzare l’utilizzo dell’opera. In questo caso, tuttavia, l’autorizzazione, fornita tramite licenza GPL, è talmente ampia da far venir meno l’esclusività dei diritti di utilizzazione dell’autore sul software. Resta in ogni caso fermo il diritto alla paternità dell’opera che spetterà sempre all’autore.
Alle clausole che assicurano le libertà degli utenti si unisce, inoltre, la clausola copyleft in base alla quale le opere derivate dalla modifica del software originario potranno essere trasferite ad altri solo con licenza GPL, non si potrà, dunque, “ chiudere ” la versione modificata trasformandola in software proprietario. I software open source, dunque, non sono totalmente sottratti al diritto d’autore: essi restano assoggettati alla componente morale del diritto d’autore e al vincolo del copyleft.
Disciplina giuridica dei diritti morali e dei diritti economici sul software
Il software è qualificabile come opera dell’intelletto tutelata dal diritto d’autore. Il diritto d’autore riconosce in capo al titolare una serie di diritti specifici che possono essere suddivisi in diritti morali e in diritti patrimoniali :
La componente economica del diritto d’autore è costituita da una serie di diritti esclusivi quali il diritto alla esecuzione del software, alla sua duplicazione, modifica o distribuzione al pubblico. Il titolare del diritto d’autore può effettuare le utilizzazioni rientranti nei diritti esclusivi e può autorizzare o escludere altri dalle medesime utilizzazioni.
Definire fenomeno open-source dalla licenza GPL alla LGPL
I software proprietari qualificabili come software “ chiusi ” in quanto si distribuisce il solo codice oggetto, si contrappongo ai software liberi o open source nati con l’obiettivo di contrapporsi alla impostazione economico-giuridica dei software proprietari e di rispettare le 4 libertà individuate da Stallman:
Secondo il modello tradizionale della programmazione procedurale il calcolatore si limita a elaborare dati secondo i programmi di cui esso dispone, esso, infatti, riceve in input il programma che esprime l’algoritmo, accompagnato dai relativi dati, esegue l’elaborazione, consegna i dati output e resta in attesa di altri input. Tale prospettiva, pur essendo corretta, è estremamente riduttiva in quanto non si considera il fatto che un calcolatore può eseguire molteplici programmi anche complessi e che, sulla base di questi, possa acquisire competenze ulteriori.
Ad oggi, inoltre, data la complessità dei software, diventa difficile progettare un software di grandi dimensioni come un oggetto unitario da qui deriva il modello della programmazione ad oggetti. Un software di grandi dimensioni, infatti, diventa più facilmente comprensibile (e quindi più facilmente realizzabile, controllabile, modificabile ) se concepito ed organizzato secondo un’architettura composta da un insieme di oggetti ( entità ) indipendenti, che interagiscono scambiandosi messaggi. Ciascuno di tali oggetti dispone di piccoli programmi, chiamati metodi, e contiene i propri dati, che rappresentano i valori degli attributi dell’oggetto. L’oggetto stesso attiva i propri metodi sulla base dei valori dei propri attributi, quando ne sussistano le condizioni.
Rete neurale (calcolatore quale modello del cervello)
Con il termine “ rete neurale ” si fa riferimento ad un sistema informatico che riproduce il funzionamento delle strutture del nostro cervello, i neuroni e le loro connessioni. L’idea alla base è che il comportamento intelligente non risulta solo e soprattutto dal ragionamento: l’intelligenza nascerebbe anche dall’adattamento delle strutture di neuroni all’esperienza. Affinché ciò sia possibile anche a livello informatico è necessario dotare il calcolatore di una rete neurale ovvero di fornigli gli algoritmi necessari alla definizione dei neuroni digitali e dei modi in cui essi operano e interagiscono e gli algoritmi che specifichino come la rete debba essere modificata per adattarsi alle esprienze.
Sistema multiagente
Un sistema multiagente è un insieme di agenti situati in un certo ambiente ed interagenti tra loro mediante un’opportuna organizzazione. Un agente è un’entità caratterizzata dal fatto di essere, almeno parzialmente, autonoma. Ergo, tali entità ( o alcune di esse ) inglobano programmi per l’azione intelligente ( ad esempio, programmi ragionatori o reti neurali ) e le informazioni usate da quei programmi. La realtà virtuale composta dai suddetti agenti dà origine, dunque, ad una vera e propria società di entità che interagiscono tra di loro. A tal proposito, sulla base del principio ubi societas ibi ius , è possibile osservare come tali società di agenti tendano a riprodurre modelli giuridici, ergo il loro studio dà luogo ad nuove interessanti connessioni tra discipline giuridiche e tecniche.
Capitolo 4
Finalità ed impiego della firma digitale
La firma digitale è lo strumento che meglio assicura l’autenticità e l’integrità dei documenti elettronici. L’obiettivo principale della firma è di fornire al destinatario la garanzia che il messaggio provenga effettivamente da chi dice di esserne l’autore. Tuttavia, tale obiettivo può essere frustrato in due circostanze:
Al fine di accertare la corrispondenza tra la firma digitale e chi appaia esserne effettivamente il titolare si fa ricorso ad una attività di certificazione.
Che cos’è il certificato qualificato nella firma digitale e qual’è la sua funzione? (197-198)
La garanzia che una firma digitale appartenga a chi appare esserne il titolare può essere fornita da un certificatore ( autorità di certificazione ). Questi fornisce al titolare della firma un certificato ovvero un documento elettronico che attesta l’identità del titolare, la chiave pubblica attribuitagli ed il periodo di validità del certificato stesso. Il titolare del certificato lo allega al messaggio firmato in modo che il destinatario possa poi rivolgersi al certificatore per verificare l’identità del mittente. Va sottolineato, però, che solo i certificatori qualificati possono rilasciare dispositivi di firma atti a produrre firme digitali dotate di piena efficacia giuridica.
La garanzia che la firma digitale appartenga a chi appare esserne il titolare è data dall’ attività di certificazione s volta, in questo caso, da un certificatore quale prestatore di servizi fiduciari qualificati_._ Il certificato qualificato di firma elettronica deve essere conforme ai requisiti indicati nell’allegato I al regolamento eIDAS.
Definizione e valore probatorio del documento sottoscritto con firma elettronica
Il documento informatico semplice, ovvero privo di qualsivoglia tipo di firma elettronico è valido e rilevante agli effetti di legge in quanto non è possibile, negare l’efficacia giuridica solo in ragione del carattere “ informatico ” del documento.
Tuttavia, la capacità del documento di assolvere il requisito della forma scritta è liberamente valutabile dal giudice il quale dovrà fondare e motivare la propria decisione su parametri specifici indicati dal legislatore ( facciamo riferimento alle caratteristiche di qualità, sicurezza, integrità ed attendibilità del documento ).
Lo stesso rileva nel caso di documenti informatici sui quali sia stata apposta una firma elettronica semplice: il CAD specifica che il documento soddisfa il requisito della forma scritta ma sul piano probatorio esso è liberamente valutabile dal giudice.
Diverso è il caso di documenti sottoscritti con firma elettronica avanzata, firma elettronica qualificata o firma digitale e formati, dunque, nel rispetto di regole tecniche atte a garantire l’integrità, l’identificabilità dell’autore e la non modificabilità del documento. Secondo quanto stabilito dal legislatore, in questi casi il documento informatico fa piena prova ai sensi dell’art. 2702 cc per cui il documento si ritiene riconducibile al titolare della firma elettronica apposta a meno che questi non fornisca prova contraria.
Descrivere il processo con cui la firma digitale garantisce la paternità, l’integrità, la riservatezza e il non ripudio del documento informatico sul quale viene applicata.
Al fine di garantire l’autenticità e l’integrità di un documento informatico si sfrutta il sistema della crittografia asimmetrica , caratterizzato da una coppia di chiavi ( una chiave pubblica ed una chiave privata ). Più specificatamente la crittografia asimmetrica è impiegata in particolare nella firma digitale con una peculiarità: non si cifra l’intero documento ma solo una parte dello stesso. Si parla, a tal proposito, di impronta ( digest ) del messaggio il mittente ricava l’impronta attraverso l’applicazione di una procedura informatica nota come funzione di hash dopodiché procede alla cifrazione della impronta attraverso la propria chiave privata. Al destinatario viene inviato il testo in chiaro e l’impronta cifrata. Il destinatario dovrà decifrare l’impronta ricevuta con la chiave pubblica del mittente e, al contempo, utilizzare la funzione di hash per estrarre dal testo una nuova impronta.
Se le due impronte coincidono allora il destinatario potrà essere certo che il messaggio proviene effettivamente dal mittente e che non è stato modificato.
Funzione di chiave pubblica e chiave privata nella firma digitale
Nella firma digitale il mittente utilizza la propria chiave privata per cifrare l’impronta creata dal testo in chiaro attraverso una apposita procedura informatica nota come funzione di hash. L’impronta cifrata, insieme con il testo in chiaro, viene inviata al destinatario. Quest’ultimo utilizzerà la chiave pubblica del mittente per decifrare l’impronta; inoltre, attraverso la funzione di hash, creerà un’altra impronta dal testo in chiaro. La corrispondenza tra la nuova impronta e l’impronta cifrata assicurano l’autenticità e l’integrità del documento.
Ruolo del digest nella firma digitale
Al fine di verificare l’autenticità e l’integrità di un messaggio si sfrutta la crittografia asimmetrica: il mittente cifra il testo con la propria chiave privata , il testo cifrato insieme con il testo in chiaro vengono inviati al destinatario, quest’ultimo procede alla decodificazione del testo cifrato utilizzando la chiave pubblica del mittente.
La corrispondenza dei due testi darà certezza al destinatario del fatto che il messaggio non sia stato modificato e che il messaggio sia stato effettivamente inviato dal titolare della chiave privata corrispondente alla chiave pubblica da lui utilizzata.
La crittografia asimmetrica si applica anche alla firma digitale , la tecnologia che meglio garantisce l’autenticità e l’integrità del messaggio. Tuttavia, nel caso della firma digitale, la crittografia non si applica all’intero testo ma solo ad un’abbreviazione dello stesso ovvero alla sua impronta o digest che si estrae automaticamente dal testo in chiaro attraverso la funzione di hash. L’impronta cifrata dal mittente attraverso la propria chiave privata viene poi inviata al destinatario insieme con il testo in chiaro. Quest’ultimo utilizzerà la chiave pubblica del mittente per decifrare l’impronta; inoltre, attraverso la funzione di hash, creerà un’altra impronta dal testo in chiaro. La corrispondenza tra la nuova impronta e l’impronta cifrata assicurano l’autenticità e l’integrità del documento.
Standards: cosa sono e come si formano quelli di internet (pag. 220-221)
<< Internet può essere qualificata come un’organizzazione tra reti autonome interconnesse lì dove tale interconnessione è consentita dalla adesione volontaria delle singole reti a protocolli aperti e procedure definite mediante Standard di Internet >>
Uno standard è una specificazione stabile, ben compresa e tecnicamente competente che ha implementazioni multiple, indipendenti e interoperabili, e che gode di un sostegno pubblico significativo. Esso è riconoscibilmente utile in alcune o tutte le parti di Internet. I principali standard di Internet sono il protocollo TCP e il protocollo IP. La formazione di uno standard è basata su più fasi successive:
Fase preparatoria definizione delle regole in relazione allo scopo che si intende perseguire con quello standard. Le varie versioni dello standard sono sottoposte, poi, all’esame critico della comunità di Internet ( ciò è possibile in quanto i documenti che riportano tali versione sono pubblici e si chiamano richieste di commenti ) e ad organi tecnici che valutano la maturità dello standard e autorizzano il passaggio alla fase successiva.
Adozione dello standard lo standard è adottato dall’ente competente e poi reso pubblico. L’adozione dello standard è volontaria ma, tuttavia, necessitata in ragione dell’effetto di rete.
La “ vincolatività ” dello standard risulta infatti dalla circostanza che ciascuno ha bisogno di adottare comportamenti coerenti con i comportamenti e le aspettative altrui, al fine di poter partecipare alla comunicazione e all’interazione. Tale meccanismo rende possibile la contraddizione tra razionalità collettiva (richiede che tutti gli utilizzatori adottino lo standard ottimale) e razionalità individuale (esige l’adozione da parte del singolo utente dello standard già adottato da altri, a prescindere dal suo valore comparativo). Tale contraddizione è, tuttavia, risolta in ragione del fatto che l’adozione di un o standard deriva dalla sua approvazione da parte di comitati di esperti imparziali sulla base della validità tecnica dello standard stesso, avendo riguardo allo scopo condiviso di comunicare e condividere risorse sulla rete.
Protocolli di posta elettronica
Riguardo alla posta elettronica facciamo riferimento al Protocollo SMTP (sim ple mail trasfer protocol – protocollo semplice per il trasferimento di posta ). Tale protocollo è usato solitamente in combinazione con i protocolli POP o IMAP che lo integrano per quanto attiene alla ricezione della posta.
La posta elettronica ad oggi non è più utilizzata solo per la trasmissione e la ricezione di messaggi, nel corso del tempo, infatti, si sono sviluppate funzionalità ulteriori. Ricordiamo le conferenze virtuali o forum cui possono partecipare tutti gli utenti delle rete interessati a partecipare ad una data problematica. È possibile partecipare a tali forum in due modi: o l’ utente iscritto tra i membri del gruppo di interesse riceve direttamente sulla propria casella di posta gli interventi, o l’ utente contatta archivi elettronici , le news, che raccolgono gli interventi rendendoli disponibili ai partecipanti ( le news si basano sul protocollo NNTP, una semplificazione di SMTP ).
Descrivi la pila dei 5 livelli di struttura di internet (pag 214-216)
L’architettura di Internet è articolata su cinque livelli:
Ciascuno strato è caratterizzato da un protocollo. Gli strati più importanti nel funzionamento di internet lo strato del trasporto, definito dal protocollo TCP e lo strato della rete, definito dal protocollo IP. Tutti i livelli sono in gioco tanto dell’invio quanto nella ricezione di un messaggio.
Secondo il modello della commutazione a pacchetti il messaggio da trasmettere attraverso la rete è suddiviso in pacchetti, chiamati datagrammi, che contengono una parte dei dati relativi al messaggio stesso e le informazioni necessarie ad assicura la corretta trasmissione del pacchetto. In conformità ai diversi protocolli relativi a ciascuno strato, specifiche informazioni sono aggiunte ai pacchetti nella parte iniziale o finale ( più specificamente le informazioni relative allo strato inferiore – più esterno – sono contenute nella parte esterna del messaggio il quale è predisposto secondo il protocollo dello strato superiore – più interno ). È il modello dell’incapsulamento per ogni busta digitale ( che contiene il pacchetto ) racchiude la busta dello strato superiore.
Descrivi i principali protocolli che governano l’architettura di internet in relazione al fenomeno dell’incapsulamento e della commutazione a pacchetto (pag. 207-215)
I due principali protocolli connessi al fenomeno della commutazione a pacchetti e al fenomeno dell’incapsulamento sono :
Tali protocolli definiscono un’infrastruttura computazionale dove ogni messaggio può viaggiare da un nodo all’altro della rete senza controlli intermedi ( garatendo la neutralità della rete ).
Nello specifico, con riguardo alla commutazione a pacchetti, vediamo che ogni messaggio è suddiviso in più pacchetti o datagrammi racchiusi all’interno di buste digitali ( costruite secondo il protocollo IP ). Ciascun pacchetto contiene una parte dei dati relativi al messaggio più informazioni che assicurano la corretta trasmissione dello stesso attraverso la rete. Tali buste sono trasmesse da un nodo all’altro della rete attraverso dei router, solo quando i pacchetti giungono al calcolatore del destinatario le buste sono aperte, il contenuto controllato e il messaggio ricomposto.
Va sottolineato che il sistema della commutazione a pacchetti ha lo specifico obiettivo di “ ridurre al minimo le operazioni che deve compiere una rete ” (e in particolare una metarete), proprio in