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appunti presi a lezione di informatica giuridica (con cenni a reati informatici) e annessi seminari
Tipologia: Appunti
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elevato generano quelli via via di carattere più materiale, questo avviene attraverso procedimenti di natura logica, in questo caso una logica deduttiva (si deducono concetti da concetti). Nella prima parte del 900, quando uno dei più grandi teorici del diritto, Kelsen, elabora la sua Dottrina pura del diritto all’interno della quale descrive l’ordinamento giuridico attraverso una costruzione a gradi: le norme di grado più elevato generano le norme di carattere meno elevato, le norme di grado inferiore; al vertice lui presuppone l’esistenza della norma fondamentale (Grundnorm). -Avvento macchine elettroniche (pc) XX secolo, avvento dei computer che conferisce nuovo vigore alle tendenze logico formali nell’ambito del diritto. Il calcolatore elettronico è una macchina in grado di elaborare, di processare, di eseguire algoritmi: una serie di istruzioni attraverso cui diventa possibile risolvere specifici problemi. Gli algoritmi utilizzano un linguaggio comprensibile dalla macchina elettronica. Le macchine elettroniche utilizzano un linguaggio binario; invece il diritto utilizza un linguaggio umano. I problemi più grossi sorgono nel momento in cui bisogna tradurre il diritto i un linguaggio comprensibile per la machina. Nel 1946 un giurista manager americano che si chiamava Lee Loevinger che per la prima volta propose di utilizzare i vantaggi offerti dalle machine elettroniche per studiare e risolvere problemi di natura giuridica. Siamo ancora nel 1946, non esiste il PC, le macchine sono ancora nella disponibilità di poche istituzioni e privati, negli Stati Uniti. Quella che poi diventerà una vera e propria scienza all’inizio prese il nome di “Giurimetria”, con tale nome si indicava l’investigazione scientifica dei problemi legali. La pubblicazione principale di Lee Loevinger è del 1949 e l’articolo si intitolava “Giurimetrix”. Questa disciplina inizialmente non si occupava di tutti gli ambiti del diritto, ma si soffermava essenzialmente su tre aree principali del dominio giuridico:
-Argomentazione giuridica Nella costruzione di un discorso giuridico si possono distinguere 5 momenti fondamentali della retorica, che si può definire come “arte del dire”. Riprendendo e ampliando le teorie di un classico che è ancora molto attuale, Aristotele, possiamo distinguere 5 fasi nella predisposizione di un’orazione; queste 5 fasi sono:
I dati anche dal punto di vista giuridico sono beni intangibili, non sono beni materiali. Questo porterà ad una serie di problematiche, prima fra tutte quella della titolarità di questi beni proprio perché non sono fisici. Il controllo di queste informazioni diventa una nuova forma di potere economico ma anche di potere politico. Sempre più stiamo assistendo dal punto di vista economico in questa nuova forma di capitalismo al graduale spostamento dalla vendita di beni materiali prodotti dalle industrie manufatturiere alla vendita di servizi, di accesso ai servizi che sono collegati ai beni di cui detto sopra. A partire dal secondo decennio del 2000 e quindi il decennio che oggi stiamo vivendo l’economia dell’informazione ha raggiunto uno stadio ancora più evoluto proprio grazie all’introduzione e alla diffusione delle tecnologie dei big data. Oggi è possibile procedere alla datizzazione (trasformazione in dati) di tutta la realtà e il numero di dati che vengono prodotti ogni giorno nel mondo ha superato la dimensione dei milioni di miliardi di byte. I dati sono al centro della società (si parla di società o economia dell’informazione); se questo è vero il diritto non può ignorare questa nuova dimensione. Non esiste una definizione di big data unanimemente riconosciuta; con big data si indica una raccolta di dati così estesa in termini di volume, velocità e varietà da richiedere tecnologie e metodi analitici specifici per l’estrazione di valore o di conoscenza. Questi dati si sono enormemente moltiplicati nel numero, nella velocità con cui possono essere replicati e distribuiti, e nella varietà. Periodo dell’IOT (internet of things): le cose indipendentemente dall’intervento umano producono dati da sè. Se la quantità di dati disponibili può essere qualificata in miliardi di miliardi di dati, il problema è orientarsi all’interno della quantità infinita di dati ed estrarre valore e conoscenza da questi dati. Altrimenti il rischio è quello della confusione che porta paradossalmente alla minor conoscenza. L’importanza di algoritmi e di programmi che si occupino di analizzare la marea di dati e di estrarne conoscenza. L’enorme incremento dei dati anche a quella che si chiama Legge di Moore: molto conosciuta, molto semplicemente questa legge dimostra che ogni 18 mesi raddoppia la potenza dei calcolatori. Proprio la moltiplicazione della velocità si è accompagnata alla moltiplicazione della capacità di elaborare dati. Per trarre il massimo valori dai big data occorrono entrambe le componenti: 1.Accessibilità di questi dati: l’accessibilità a queste grandi masse di dati non è distribuita in maniera uniforme tra tutti i cittadini, l’accesso ai big data è limitato a pochi soggetti, generalmente in virtù del ruolo che questi rivestono nella generazione dei flussi di dati. I più grandi detentori di dati massivi sono le P.A., le grandi compagnie/imprese e al loro interno particolari tipologie di multinazionali/grandi imprese (tra le più note quelle che controllano social network). Internet providers: coloro che gestiscono i flussi di informazioni. Il dato grezzo non è in grado di offrire previsioni; se opportunamente interpretati possono essere fondamentali nella previsione di accadimenti futuri. 2.Conoscenza che si può trarre da questi dati: non è una capacità che si improvvisa, si costruiscono dei programmi che siano in grado di studiare questi dati, di analizzarli e di trarne valore (cioè la conoscenza). Di fronte all’overdose informativa occorre specificare, approfondire la capacità di orientarsi attraverso algoritmi, programmi, intelligenze artificiali. Paragrafi 1,2,4 articolo di Zeno-Zencovich
_1. Il concetto di proprietà è compatibile con un bene immateriale come il dato?
Fino a che punto questo è consentito? Qui la questione non è tanto la privacy ma il tipo di elaborazioni che vengono fatte e le conseguenze che ne vengono tratte, sia positive che negative. Questo tema apre un punto delicato: qui abbiamo a che fare con una forma particolare di elaborazione del passato. Quando parliamo di algoritmi stiamo facendo riferimento ad un modo particolare di osservare la realtà e di ridurla in uno stato maneggevole, ridurla in dati in modo tale da confrontarli tra loro e vedere cosa ne viene fuori. L'invenzione di questo strumenti è stata tra le invenzioni più dirompenti della modernità, qualcosa di veramente importante, perché fece in modo che la società si rendesse conto che il passato che ricordava non era quello reale: cioè la società si rende conto che non era quella che pensava di essere; la realtà era diversa da quella che si pensava di vivere. Quando si riuscì a mettere insieme tutti i dati ci si rese conto che tutto quello che avevano davanti non aveva nulla a che fare con la realtà. Un altro modo di elaborare il passato è il diritto, qualcosa che è stato fissato e che vale per qualunque futura azione. Che tipo di passato è quello di propongono le elaborazioni di dati? La nostra memoria di basa su un continuo confronto tra quello che vogliamo fare e quello che immaginiamo di fare. Siamo dinanzi ad un continuo controllo di coerenza tra ciò che si ricorda e ciò che si vorrebbe fare in futuro. Gli algoritmi sono costruiti in modo totalmente sbilanciato rispetto al futuro. Questo è il motivo per cui ci si sta accorgendo che gran parte di questi dati hanno poco senso per gli osservatori. 03/10/ Tema a cavallo tra l’informatica giuridica e la sociologia del diritto. Tema che comporta in parti importanti non tanto a livello giuridico quanto a livello sociale. Avere la possibilità di detenere e di estrarre conoscenza da grandi masse di dati, da big data, rappresenta un vantaggio competitivo per chi ha questa possibilità rispetto a chi non la ha. Un movimento politico che riesce ad estrarre dai big data valutazioni sugli elettori avrà vantaggi rispetto a chi non ha la possibilità di farlo. Le nazioni riescono a trarre conoscenza da big data che altre nazioni non hanno, accumulano vantaggi competitivi. C’è una guerra in atto da parte degli Usa per cercare di contenere la diffusione del 5G cinese, perché si ha il timore che attraverso il controllo rete la Cina possa avere vantaggi competitivi. Il problema non è la singola azienda, ma essa collegata con il paese di appartenenza, che potrebbe sfruttare il tutto a suo vantaggio. Potere è anche determinazione di disuguaglianza, di divari tra coloro che hanno accesso a determinato informazioni rispetto a coloro che non hanno questa possibilità. Vi sono nuove forme di disuguaglianze che si stratificano sulle già esistenti forme di disuguaglianza. Il divario digitale Traduzione di una locuzione americana “Digital divided”. Indica una nuova forma di disuguaglianza che riguarda in generale l’accesso e l’utilizzo delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Nella società contemporanea l’informazione sta assumendo una importanza sempre più rilevante. La stessa società si auto-descrive come società dell’informazione. Il secolo che stiamo vivendo è il secolo XXI° ed è il secolo delle reti e delle informazioni. l’idea che si possa realizzare una vera e propria rivoluzione digitale nasce a metà degli anni ’90 (1995) quando Windows inizia a distribuire Internet Explorer (possibilità data a tutti per scambiare, acquisire e pubblicare informazioni). Rappresenta senz’altro una evoluzione per la società aver moltiplicato le possibilità e le opportunità di comunicazione per tutti i privati cittadini. La Primavera araba non si sarebbe potuta realizzare se non ci fossero stati i social network. Le informazioni non possono viaggiare attraverso i media tradizionali, internet per questo rappresenta un mezzo per favorire la democrazia. Esiste il lato oscuro della luna, cioè un rovescio della luna: cosa succede a chi non ha accesso o ha un accesso limitato?
Accade che disuguaglianza/differenza all’interno della società anziché restringersi, si amplificano. Abbiamo il dovere in ambito accademico nel momento in cui affrontiamo queste problematiche di fare una fotografia di non buttare la polvere sotto al tappeto ma di renderci conto e di poter osservare il fenomeno in tutte le sue sfaccettature. Quando nasce il concetto di divario digitale? La prima definizione probabilmente è del 1999, in un rapporto di un ente statunitense che è la National Telecomunication and information administration (amministrazione nazionale delle telecomunicazioni e dell’informazioni). Il digital divided venne definito come il divario tra coloro che hanno accesso alle nuove tecnologie e coloro che invece non lo hanno. Inizialmente veniva misurato soltanto tra chi aveva e chi non aveva accesso. Nel corso del tempo si è capito che il problema non è solo l’accesso alle nuove tecnologie, ma il problema è la capacità di utilizzo. A proposito del digital divided si fronteggiano due teorie:
Divario sociale e globale si studiano in parallelo essendo la stessa cosa, uno a livello macro e l’altro a livello micro; il divario democratico è qualcosa di leggermente diverso. DIVARIO DEMOCRATICO Si fa riferimento a diversi fattori per spiegare cos’è. Possibilità di misurare quanto l’utilizzo di queste nuove tecnologie incida sul livello di democrazia di un Paese; significa anche studiare quanto il tipo di regime che governa un Paese possa influenzare le capacità di accesso e di utilizzo delle nuove tecnologie. Normalmente quei paesi in cui è diffusa una mentalità aperta/cosmopolita, viene incentivato l’utilizzo libero della rete e delle nuove tecnologie; mentre nei regimi di tipo più o meno totalitario in cui si tende a controllare la comunicazione dei cittadini/residenti, è più difficile utilizzare in maniera “libera” le nuove tecnologie e la rete in particolare. Questi regimi vedono la rete come un pericolo perché nei regimi totalitari la comunicazione deve essere controllata per mantenere un livello di consenso, e dunque di legittimazione, minimale; sulla rete può viaggiare la comunicazione veicolata da movimenti di protesta che non passerebbe mai attraverso i canali ufficiali. La rete favorisce la comunicazione della democrazia perché democratizza la comunicazione. Se il controllo della comunicazione poteva essere pervasivo in una fase iniziale, anche nei regimi totalitari si è compreso che non si può bloccare l’evoluzione della rete perché significherebbe bloccare l’evoluzione dell’economia (l’economia viaggia di pari passo con la rete). La forza delle rete nel corso del tempo è diventata così intensa che un suo controllo oggi diventa sempre più difficile. Si spera che nel corso del tempo il divario democratico che ancora esiste possa andare a ridursi; la speranza ulteriore è che la diffusione della rete possa favorire la democratizzazione dei regimi totalitari. 04/10/ L’informatica giuridica può essere considerata una inter-disciplina. Nasce dal connubio tra due scienze molto distanti tra loro: informatica (scienza esatta) e diritto (scienza umana). In questo senso la intendiamo una inter-disciplina che ha al suo interno 5 discipline:
Quando nasce l’idea di costruire delle macchine intelligenti o sistemi cognitivi, cioè in grado di pensare? Secondo la maggior parte degli studiosi questa idea nacque in un convegno che si tenne in Canada nel 1956, convegno in cui si riunirono studiosi di varie discipline: psicologi, informativi, filosofi della mente, neurologi, etc. i quali formalizzarono l’idea di base di questo settore del sapere. L’idea di base è quella di costruire delle macchine che, se pur diverse nella loro struttura dal cervello umano, sia in grado di avere un comportamento intelligente indistinguibile da un comportamento umano. L’idea non è quella di costruire un cervello, ma di costruire una macchina che sia in grado di simulare il comportamento intelligente del cervello umano, perciò si parla di intelligenza artificiale. Questo livello di intelligenza è stato concepito secondo due idee differenti:
Cercare di capire qual è la struttura di un sistema cognitivo e come funziona Un sistema cognitivo a grandi linee è costituito da due moduli:
condizionale “ se…allora… ”. Può essere costituita da una serie di premesse e una sola conseguenza. Queste inferenze vengono definite anche regole di produzione. ci sono tre premesse e sempre, solo, soltanto una conclusione. SE Mario è maggiorenne (I premessa, I proposizione elementare) o ha l’autorizzazione del Tribunale e non è coniugato ALLORA Mario può contrarre matrimonio. Le regole di produzione sono in livello di riduzione necessario per rappresentare una conoscenza giuridica in forma algoritmica, nell’unica forma comprensibile dalla macchina. La regola di produzione deve essere trasformata in un algoritmo con il quale si programma il sistema cognitivo. La possibilità di rappresentare la conoscenza in suddetto modo incontra dei limiti. Il limite più importante riguarda il fatto che non tutta la conoscenza giuridica può essere rappresentata secondo lo schema condizionale “se…allora…”. Secondo questa formula possono essere rappresentate le regole di condotta, le norma prescrittive ( quelle che prescrivono un comportamento); ma il diritto non è tutto prescrittivo. Esistono altri tipi di norme, ad esempio quelle organizzative, di struttura, quelle che costituiscono un ente, etc.., queste tipo di norme non possono essere riprodotte dai sistemi esperti. Il sistema esperto non può coprire tutti gli ambiti del diritto. Vi è un altro limite importante: quello che il sistema cognitivo può fare è controllare la correttezza del ragionamento (quindi se il ragionamento logico è stato svolto correttamente, corretta sarà anche la conclusione). Non è in grado di valutare la correttezza delle premesse, la veridicità delle premesse. Se si dice al sistema “Mario ha la maggiore età”, ma in realtà è minorenne, la macchina non può verificare questa circostanza. Se le premesse sono false anche la conclusione sarà falsa, senza che per questo il sistema possa rendersene conto. Il sistema può valutare la correttezza del ragionamento logico per arrivare a una conclusione; ma se la premessa non è vera sarà falsa anche la conclusione senza che il sistema se ne renda conto. Se le premesse saranno ambigue, non potrà essere certa la conclusione. Possiamo affermare con certezza che la conclusione sia vera solo se siamo certi della veridicità delle premesse. MOTORE DI INFERENZA Una volta che la conoscenza individuata sia stata anche rappresentata attraverso le regole di produzione, è necessario elaborare un criterio, che deve essere necessariamente logico, per percorrere queste regole di produzione: bisogna dare un ordine di verifica alle regole. Si può fare in due modi:
supportare l’utente nella scrittura di un testo; si riferiscono a qualsiasi tipo di testo. I sistemi redazionali di tipo giuridico si riferiscono soltanto a testi di natura giuridica ma sono editor di testo integrati da funzioni specifiche. Sono dei sistemi che supportano la redazione di atti giuridici, ma non sono dei semplici editor di testi, sono un quid pluris perché integrati da funzioni specifiche. Tutti gli atti giuridici presentano due componenti fisse: