






Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
questo documento contiene gli appunti di informatica giuridica fino a caso Mattle e Cphack
Tipologia: Appunti
1 / 11
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!







martedì 4 marzo 2025 Libri:
Giapichelli Torino, ultima edizione 2022
Informazioni:
L’informatica giuridica è la disciplina che studia gli aspetti giuridici della rivoluzione tecnologica, economica e sociale prodotta dall’informatica, l’elaborazione automatica delle informazioni. La rivoluzione della c.d. informatizzazione (Floridi parla della 4à rivoluzione) ha una duplice impatto:
della politica, così come la vita individuale e sociale, ovviamente rischi e opportunità richiedono una risposta giuridica.
sempre più si avvale di strumenti informatici. L’informatica giuridica si divide dunque in due parti:
Quando si inizia a sviluppare (prima negli Stati Uniti) un nuovo paradigma tecnologico, legato alla tecnologia dell’informazione, una parte della società, interagendo con l’economia globale, mette in atto nuove modalità di riduzione, di comunicazione, di organizzazione e alla fine di vivere. Il fatto che la creazione di tale nuovo paradigma abbia avuto luogo negli Stati Uniti, in California, e negli anni Settanta, con ogni probabilità ha influito notevolmente sulle forme e sull'evoluzione delle nuove tecnologie dell'informazione. Per esempio, nonostante le commesse e i finanziamenti militari abbiano rivestito un ruolo decisivo nel favorire i primi passi dell'industria elettronica, fra gli anni Quaranta e Sessanta, la fioritura tecnologica dell'inizio degli anni Settanta si collega in vario modo anche alla cultura di libertà, innovazione individuale e imprenditorialità emersa in certi campus statunitensi. Vedremo per esempio il nascere del conflitto tra differenti visioni di questo sviluppo, nate in contesti diversi, come Palo Alto da un lato e il MIT di Boston dall'altro. La cultura degli anni 60/70 statunitensi rompe gli schemi di comportamenti consolidati, si attribuisce via via una maggiore importanza a dispositivi personalizzati, all'interattività tra i soggetti, e poi la centralità dell'interconnessione in rete e così anche l'inseguimento di nuove conquiste tecnologiche....ha rappresentato un segno di discontinuità con certe modalità anche imprenditoriali che ancora persistevano negli anni. La diffusione delle tecnologie ha aumentato la velocità e ampliato la portata della trasformazione tecnologica, diversificandone le fonti. Riflettendo su Internet, vedremo rapidamente i vari passaggi della sua nascita e come quelle idee si sono evolute fino alla rete globale abbastanza orizzontale e composta, a sua volta, da migliaia di reti informatiche che abbiamo oggi: per avere un'idea del trend di crescita ci sono oltre 5, 4 miliardi di persone connesse, erano 300 milioni nel 2000 e meno di 20 milioni nel 1996. Castells scrive: “ via Internet il subcomandante Marcos, leader degli Zapatista del Chiapas, ha comunicato con il mondo, e con i media, dalla profondità della Selva Lacandona in Chiapas (Messico). Inoltre,Internet ha rivestito un ruolo fondamentale nello sviluppo di Falun Gong, la setta cinese che ha sfidato il partito centrale cinese nel 1999, nonché nell’organizzazione e nella diffusione della protesta conto l’Organizzazione mondiale per il commercio a Seattle nel dicembre 1999” —> Ciononostante, non si può dire che la società determina la tecnologia, però essa è in grado, attraverso le istituzioni, di aiutare o soffocarne lo sviluppo. La capacità o l’incapacità delle società di controllare a tecnologia, e in particolare e tecnologie decisive sotto il profilo strategico in ciascun periodo storico, influisce notevolmente sul loro destino. Sebbene la tecnologia di per sé non determini l’evoluzione storica e il cambiamento sociale, essa (o la sua mancanza) rappresenta la capacità delle società di trasformare se stesse. Di trasformare gli usi secondo cui, sempre in un processo conflittuale, si decidono di impiegare le risorse e l proprio potenziale tecnologico. Oggi questo è molto evidente se si guarda, per esempio, alla guerra in Ucraina e al dibattito sulla uretra, il riarmo e il sistema di difesa ed esercito europeo. Se guardiamo alla storia, vediamo che quando l'Europa entrava nel Rinascimento, la Cina sarebbe già potuta essere la civiltà tecnologicamente più avanzata del mondo. Le invenzioni si erano sviluppate già da secoli: già nel 200 a.C. c'erano gli altoforni per la fusione del ferro. Nel 1086 d.C., Su Sung introdusse l'orologio ad acqua, più preciso degli orologi meccanici, non molto tempo dopo fu introdotto anche l'aratro in ferro (VI secolo), che due secoli più tardi sarà adattato per la coltivazione del riso nei campi inondati. Ciò vale in molti campi, se guardiamo al settore tessile, mentre in occidente il filatoio a mano compare nel XIII secolo , in Cina esisteva una tradizione antichissima di sofisticati attrezzi da tessitura: alcuni telai per tessere la seta venivano utilizzati già nel 200 d.c. (periodo Han). L'energia idrica si sviluppò in parallelo con l'Europa. Per i viaggi oceanici i cinesi inventarono la bussola intorno al 960 d.C. e, alla fine del XIV secolo, le loro giunche erano le navi più avanzate del mondo, consentendo lunghi viaggi per mare.
Potremmo prendere come esempi, seguendo la riflessione di Floridi, tutti i membri del G7 - Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Gran Bretagna e Stati Uniti - qualificandoli come società iperstoriche, giacché almeno il 70% del PIL (PIL, Il valore dei beni e servizi prodotti in un paese) in ciascuno di questi paesi dipende da beni intangibili, fondati sull'uso d'informazione , piuttosto che da beni materiali (prodotto di processi agricoli o manifatturieri). Soltanto una società che vive nell'età dell'iperstoria può essere minacciata in termini informazionali con un cyber- attacco. Pensate a quanto rapidamente si è evoluta la le capacità di conservazione, trasmissione e processamento delle informazioni delle ICT dopo millenni dalle tavolette, è stato rapidissimo il passaggio da Gutenberg (ca. 1440-1468) ad Alan Turing (1912-1954). Ma è solo la generazione presente a fare esperienza delle radicali trasformazioni indotte dalle ICT, le quali stanno tracciando la nuova linea di passaggio tra la storia e l'iperstoria. Le capacità tecnologiche si sono moltiplicate in modo tale da rappresentare una sorta di missile per l'iperstoria, dove i limiti del potere computazionale sono squisitamente fisici, e riguardano il modo in cui le nostre ICT possono efficacemente disperdere calore e sopportare inevitabili difetti dell'hardware che via via che diventa sempre più piccolo.
Ciò che si deve sottolineare è la novità dell’interazione tra umani e macchine o Human- Computer Interaction (HCI). Già dagli anni ‘90 essa può riguardare per esempio neuroprotesi impiantate nel corpo come vedremo. Pensate a come è fine la nostra capacità visiva eppure a come riusciamo a vedere solo una piccola porzione dello spettro elettromagnetico, se andate a vedere l'aurora boreale la vedrete molto meglio attraversa la fotocamera che non con i vostri occhi, che non riescono a cogliere per esempio tutti i colori. I dispositivi connessi crescono in modo vertiginoso e a lungo andare è evidente che si daranno soprattutto comunicazioni tra macchine , dato che i dispositivi comunicano molto tra loro per produrre il risultato da noi richiesto. Siamo la prima generazione a sperimentare i big data, ma cosa sono? Ci sono tante definizioni, tutte imprecise, di certo essi pongono un problema epistemologico relativo alla disponibilità di patterns (strutture) di piccola scala. —> Poiché, oggi, possono essere generati e processati un’enorme quantità di dati, in modo veloce, economico e potenzialmente su qualsiasi cosa, la difficoltà che grava sui nuovi ricchi, da Facebook a Walmart, da Amazon a Google, e sulla vecchia fortuna dei dati, dalla genetica alla medicina, dalla fisica sperimentale alle neuroscienze, è proprio quella d'individuare dove reperire , in tali immensi database, nuovi pattern dotati di valore aggiunto , e in che modo tali dati possano essere sfruttati per la creazione di ricchezza, lo sviluppo delle vite umane e il progresso della conoscenza. Si tratta di un problema di potenza intellettiva e non computazionale. Più si riesce a trovare e sfruttare modelli di analisi , più si sbaraglia la concorrenza ...... Ovviamene i nuovi modelli espandono anche l'orizzonte degli eventi, cioè dei comportamenti prevedibili, e quindi sollevano nuovi problemi etici, oltreché giuridici. I pattern di piccola scala possono essere significativi soltanto se correttamente aggregati, correlati, integrati (es. tramite carte fedeltà e suggerimenti di acquisto) comparati, nello stesso modo in cui le banche utilizzano i big data per combattere le frodi, e processati in modo tempestivo, come nei mercati finanziari. I pattern di piccola scala possono essere inoltre molto significativi se sono assenti. Infatti, quando l’informazione non c’è, è anch’esso un dato significativo: l’assenza di certi dati può di per sé fornire indicazioni. Sherlock Holmes in Silver Blaze risolve uno dei suoi più celebri casi grazie al silenzio di un came che avrebbe dovuto abbaiare. E quindi, se i big data non “abbaiano” quando dovrebbero, qualcosa sta accadendo. I big data sono destinati a crescere. L'unico modo per fronteggiarli sembra essere il sapere chi siamo e cosa stiamo cercando. Non si fa scienza semplicemente accumulando dati. Le competenze epistemologiche richieste sono insegnate e applicate da da un'arte poco conosciuta nota come "analytics", il cui fulcro nell'interpretazione attraverso cui estrapolare la conoscenza utile al processo decisionale e così nella valorizzazione dei dati ai fini dell'interesse perseguito. Oggi è il momento di sviluppare una metodologia di ricerca al riguardo. Secondo studiosi come Floridi, la memoria può migliorare l'intelligenza, ma il mero accumulo di dati, nell'attesa di disporre di computer più potenti, software più sofisticati e nuove abilità umane, non basterà e funzionerà, anche perché non possediamo sufficienti capacità di immagazzinamento. Si tratta di un collo di bottiglia nel passaggio dalla storia all'iperstoria
La breve aspettativa di vita è di per sé un problema ma, soprattutto, contrariamente alla esperienza del passato, l'aspettativa di vita del supporti dei nostri dati appare al momento pericolosamente sincronizzata. Tornando all'esempio, si potrebbe raffigurare tutto ciò come una sorta di "boom demografico": i big data invecchieranno e diventeranno dati morti insieme. Naturalmente, grandi quantità di dati saranno registrate e trasferite su altri supporti a intervalli regolari. Ma quali dati sopravvivranno e accederanno all'altro lato della transizione tecnologica? Pensate al passaggio del film muti su nuovi generi di supporto o della musica dal vinile al CD. Ingenti quantità di dati sono state trascurate, e così i dati sono stati persi o sono diventati indisponibili o inaccessibili. Secondo certe stime nel 2012 l'industria del recupero dati ha conosciuto una diminuzione del proprio fatturato che in cinque anni (fino al 2012) ha avuto un tasso annuale dello 0,9% sul totale di un miliardo di dollari, con un declino dello 0,6% nel 2012. Questo risultato potrebbe apparire controintuitivo, dal momento che i big data sono in crescita e con loro i problemi relativi a sistemi di immagazzinamento dei dati e a file danneggiati, alterati o inaccessibili. L'industria che si prende cura di tali problemi dovrebbe essere in pieno sviluppo.Tuttavia, il fatto che il cloud e l'immagazzinamento online abbia ampliato le possibilità di recuperare i dati e di prevenire la loro perdita può essere una delle controtendenze. Se si utilizza per esempio Dropbox, Google Docs, Apple iCloud o Microsoft Skydrive e il proprio computer è danneggiato, i file restano disponibili online e possono essere facilmente recuperati: non c'è bisogno di far ricorso a un servizio di recupero dati. E ancora un fenomeno di transizione. Il cloud computing ha messo pressione sull'industria specializzata in computer al livello del consumatore: quanto più i nostri dispositivi divengono meri terminali, tanto meno dobbiamo preoccuparci dei dati. Tuttavia, l'immagazzinamento dei dati continua a fare affidamento su infrastrutture fisiche , che richiedono una crescente manutenzione, L'industria del recupero dati scomparirà, ma una nuova industria dedicata ai fallimenti del cloud computing sta emergendo. Non si tratta di fare affidamento sulla forza bruta della ridondanza (detenendo più di una copia dello stesso file) perché non è possibile praticare questa strategia a livello globale in ragione del problema della quantità della memoria digitale. Dal 2007 il mondo ha prodotto più dati di quanti ne possa immagazzinare, già la legge di Kryder aveva evidenziato come la legge di Moore non rappresentasse adeguatamente la realtà dato che la densità di immagazzinamento degli hard disk cresce ancora più rapidamente abbassando i costi. Pensiamo al nostro smartphone troppo pieno perché troppo carico di foto, e proiettiamo questo problema su scala globale. Storicamente il problema era relativo a come salvare il dato, nell'iperstoria invece salvare è l'opzione di default. Il problema diventa cosa cancellare. Dal momento che la capacità di immagazzinamento è insufficiente, qualcosa deve essere cancellato, riscritto o neppure registrato. Di default il nuovo tende a spingere via il vecchio, ovvero "il primo che entra è il primo a uscire": pagine web aggiornate cancellano quelle vecchie, le nuove foto rendono obsolete le precedenti, i nuovi messaggi sono registrati sopra i vecchi, le email recenti sono conservate a spese di quelle dell'anno prima. L'iperstoria è fuoriuscita dallo spazio di memoria in cui gettare i propri dati, si tratta di una "legge" relativa alla progressiva riduzione di memoria che pare raddoppi ogni anno. Impedire significative innovazioni tecnologiche nell'ambito dell'immagazzinamento fisico o della compressione del software renderà il processo peggiore dal punto di vista quantitativo. La buona notizia è che le cose non stanno così male come sembra dal punto di vista qualitativo.
Floridi ricorda un modo di dire comune nell'industria pubblicitaria: meta dei nostri dati sono spazzatura, il fatto è che non sappiamo quale metà. Siamo contenti di scattare dieci foto, perché speriamo che una venga bene e potremo scartare le altre nove, che non avevamo l'intenzione di conservare fin dal principio. Ma ciò implica che abbiamo bisogno di capire meglio quali siano i dati che vale la pena preservare e curare e quali no. E questo dipende, a sua volta, anche dalla nostra capacità di comprendere quali siano le domande interessanti da porre e da porci, non soltanto oggi ma anche nel futuro. Ciò può portare a un circolo virtuoso: dovremmo presto essere in grado di chiedere ai big data quali dati meritino di essere conservati. Pensiamo all'applicazione nel nostro smartphone che però non si limiti a suggerirci quale delle dieci foto vale la pena tenere (o è meglio gettare), ma che impari anche dalle decisioni che prendiamo al riguardo, per esempio, che preferiamo le foto più scure. In questa prospettiva, le nuove sfide dell'Al avranno a che vedere con la nostra capacità di evitare decisioni basate su sistemi automatizzati rudimentali , migliorando il cosiddetto "apprendimento automatizzato", assicurandoci che le macchine apprendano anche le nostre nuove preferenze , perché in un momento successivo della nostra vita potremmo preferire le foto più chiare e luminose. Più informazioni possono aiutarci a decidere quali informazioni salvare e custodire. Lo storico del futuro avrà ragione nell'interpretare l'età zettabyte dell'iperstoria come un momento di transizione tra i big data ciechi e quelli dotati di vista. II secondo collo di bottiglia riguarda la connettività. I computer hanno un’utilità limitata se non sono connessi in rete. Ciò non è sempre ben compreso e talvolta questo punto è messo in discussione come quando si tratta di essere a prova di hacker, perché per esempio il pc controlla il lancio di testate nucleari. Tuttavia, in generale, questa osservazione appare oggi piuttosto scontata. Oggi comunque, in un'epoca in cui "tethering" non significa più limitare i movimenti di un animale con una corda o una catena (tether), ma connettere un dispositivo ICT a un altro, non si tratta più di chiedersi se la connettività abbia valore, quanto piuttosto che valore abbia.
Lessing: il copyright mira a proteggere dai furti il bene, cioè qualcuno che usa un software senza averlo pagato. Non è invece diretto a proteggere dalle critiche gli autori, proibire la critica è contrario al progresso: affermare che un contratto alleato a codice di copyright bandiva un utente dal criticare il codice, era in uso della legge per limitare le critiche. L’ingiunzione colpiva tutti anche chi si collegava al sito del programma o lo pubblicava, ma il codice era stato pubblicato sotto licenza GPL. La GPL è la licenza originale del code aperto o codice libero, sviluppata dalla Free Software Foundation. La General Public License (GPL) stabilisce sia le norme secondo cui si ha diritto di utilizzare il software libero, sia le limitazioni alla copiatura da parte del titolare della licenza. Chiunque può usare un lavoro della GPL e può ance modificarlo purché si diano tutti i diritti ai riceventi, ai quali va assicurata la ricezione del codice sorgente. Pertanto il lavoro roteato da copyright sotto la GPL è sempre disponibile per altri purché lo usino o lo modifichino come desiderano, in quanto è il codice che deriva da un codice protetto dalla GPL. Questa combinazione di legge di copyright e legge contrattuale rende il codice GPL, così come quello che deriva da un solo codice GPL, essenzialmente libero. —> un problema relativo al rapporto fra legge e libertà contrattuale, libertà e licenza collegata al contratto. Il reverse engineering è un fair use consentito dalla legge sul copyright, che non contempla incentivi per chi rende difficile ad altri il competere con programmi di software, permettendo così il diffondersi del progresso e dello sviluppo di nuove tecnologie. La Mattel però sostiene l’esistenza di una licenza collegata al contatto di acquisto di Cyber Patrol che non consente il reverse engineering. Emerge la necessità di provare se i due programmatori avessero effettivamente acquistato il prodotto e accettato il contratto, e se fosse lecita una licenza, in nome della riconosciuta libertà contrattuale ta privati, che potesse aggirare e così violare le limitazioni imposte dalla legge nazionale. —> un problema relativo al fatto che Cphack era stato diffuso sul web grazie ad una licenza GPL. Secondo le norme della GPL era impossibile la vendita della licenza e , se questo fosse avvenuto, la licenza sarebbe stata revocata. Di conseguenza, l’acquisto del programma da parte della Mattel doveva essere giudicato illegittimo. Il primo emendamento della Costituzione americana sancisce la libertà di religione e di culto, la libertà di parola e di stampa, il diritto di riunirsi pacificamente e di appellarsi al Governo per correggere i torti: “ congress shall make no law respecting an establishment of religion, or proibiting the free exercise thereof; or abridging the freedom of speech, or of the press; or the right of the people peaceably to assemble, and to petition the Government, for a redress of grievances” Con il termine codice o code , si intende fare riferimento ai codici sorgente ai protocolli informatici, al software e all’hardware, agli algoritmi e al codice binario con i quali i programmatori informatici strutturano ed architettano la rete, stabilendo i vari modi d’uso delle tecnologie informatiche. Soft law : una serie di atti, non omogenei quanto a origine e natura, che, benché privi di effetti giuridici vincolanti, risultano comunque, in vario modo, giuridicamente rilevanti. Stefano Rodotà:
Fratello, ma quello del Grande Venditore che, peraltro, ben potrebbe essere considerato come la reincarnazione della figura orwelliana nel tempo della mercificazione della sfera pubblica.