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Cosa si intende per obsolescenza programmata
Tipologia: Tesine di Maturità
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L’obsolescenza programmata è una strategia economica usata dalle grandi multinazionali che definisce il ciclo di vita di un prodotto che deve essere utilizzato solo per un certo periodo di tempo per poi venire superato da un nuovo modello. Il fattore obsolescenza programmata è presente soprattutto sulla tematica tecnologia e ne sono soggetti sia l’hardware che il software. Casi emblematici di obsolescenza programmata sono tanti, nei più svariati settori e non solo quello informatico. Alcune stampanti a getto d’inchiostro hanno un chip che interrompe il funzionamento dopo un numero prestabilito di copie. Apparati ancora funzionanti hanno batterie integrate che non possono essere sostituite, quindi devono essere buttati perché non è previsto ricambio. Anche sul software, come detto, esiste l’obsolescenza. Per strategie puramente commerciali, all’uscita di nuovi sistemi operativi, quelli vecchi – come per esempio Windows XP – pur essendo ancora perfettamente funzionanti e attuali, non vengono più supportati e questo costringe di fatto gli utenti ad aggiornare la release, ovviamente a pagamento. Diversa dall’ obsolescenza programmata è quella percepita, ossia quando smartphone, tablet, notebook e PC vengono sostituiti da nuovi modelli. Il precedente viene considerato obsoleto, passato di moda perché superato dal suo seducente, innovativo e tecnologicamente più avanzato successore. In realtà spesso i restyling dei prodotti che tante volte avvengono dopo pochi mesi dal lancio del precedente, riguardano esclusivamente l’aspetto estetico o piccoli accorgimenti dal punto di vista tecnico ma senza alcun vantaggio di funzionamento. Vi sono tanti esempi concreti di obsolescenza programmata.
I computer portatili hanno processori e quantità di memoria come i server più potenti. Nuovi modelli di smartphone escono a cadenza programmata solo per esigenze produttive , senza una vera innovazione da un modello all’ altro. Qualche pixel in più della fotocamera, display che aumentano o diminuiscono a seconda della moda del momento, un processore con qualche GHz in più non garantiscono prestazioni maggiori né tantomeno rendono un predecessore obsoleto. È importante non farsi coinvolgere in questa corsa al gadget tecnologico più fashion del momento. È fondamentale concrentrarsi sull’aspetto tecnologico del device piuttosto che sul fattore estetico, anche se gli stimoli esterni giocano a favore di questo processo e con bombardamenti di pubblicità su TV, riviste e internet diventa estremamente facile “cadere in tentazione”. Quanto evidenziato si chiama obsolescenza, ed è ciò che induce a pensare: “ Vabbè tanto vale comprarlo nuovo! ”. In ambito aziendale questo è un vero problema , soprattutto per le piccole e medie imprese italiane che in questo periodo non riescono a far fronte ad investimenti importanti in termini di aggiornamento di parco hardware e software. Ma le soluzioni e le alternative, per fortuna, non mancano. Sottrarsi all’ obsolescenza programmata per un’azienda non significa rimanere al palo. Adottare metodologie alternative significa andare alla ricerca di soluzioni tecnologiche all’avanguardia perché supportate dall’ingegno e libere da fini commerciali e di profitto. Esistono strategie aziendali che adottano il software open source per eliminare il fenomeno dell’obsolescenza programmata (e percepita). Il “software libero” permette di trovare alternative a basso costo, o addirittura a costo zero, riutilizzando vecchio hardware che andrebbe in disuso con gli ultimi aggiornamenti dei sistemi operativi commerciali. Come detto in precedenza, gli aggiornamenti dei sistemi operativi sono sempre più pesanti e richiedono spesso aggiornamenti anche in termini di hardware. A ggiornare un vecchio PC con XP ai nuovi sistemi operativi Windows è impossibile eppure per lavori di segreteria e la maggior parte dei lavori impiegatizi non sono necessarie macchine con troppe risorse. Le soluzioni in questo caso possono essere Linux e ChromeOS, sviluppato da Google che deriva anch’esso da Linux. Entrambi sono sistemi operativi leggeri e veloci, che possono essere installati su computer datati destinati alla discarica oppure su thin clien t, piccoli terminali con ridottissime capacità hardware. Linux è il sistema operativo open source per eccellenza. Ne esistono diverse versioni, dalle più semplici adatte a tutti, fino alle più complesse per “smanettoni” e guru della rete.
Inoltre, essendo macchine virtuali, si possono ripristinare su qualsiasi altro hardware, purché con sufficienti risorse. Il cloud , invece, è uno spazio virtuale ospitato su un’infrastruttura esterna all’ azienda. Permette di fornire servizi essenziali al business come posta elettronica, CRM, ERP, centralini VoIP direttamente dal Web. L’uso del cloud risulta in costante aumento presso le aziende italiane, perché: fornisce maggior mobilità ad agenti e rappresentanti che hanno accesso a software e documenti aziendali ovunque si trovino; permette di fornire strumenti adeguati alle aziende con lavoratori smart working, ossia che lavorano dislocati dalla sede fisica dell’azienda; aiuta a rafforzare collaborazioni con partner esterni (clienti o fornitori) fornendo risorse aziendali in modo sicuro e controllato. Dopo aver citato le alternative client e server per un’azienda, occorre affrontare brevemente il tema licenze. Quello che molti non sanno, forse perché pochi leggono le clausole contrattuali quando si installa un software, è che le software house come Microsoft e Apple non cedono la proprietà del software, bensì la licenza al suo utilizzo. Cosa significa in concreto? Il software non si può cedere a terzi, si può installare solo sulle macchine previste, che la licenza potrebbe venire revocata. Violare queste regole può rendere il software inutilizzabile. Adottare software open source significa diventare proprietari dei programmi e poterli modificare a piacimento per adattarli alla proprie esigenze. Inoltre è possibile distribuire il software modificato a terzi. Se si percorre la strada dell’open source precedentemente illustrata, i costi dei sistemi operativi vengono abbattuti così come quelli per le licenze di alcuni software come Office, se si passa al pacchetto LibreOffice (la sua alternativa free). Altra possibilità vantaggiosa è decidere di affidarsi alla suite Google App for Work. Questa prevede Gmail per la posta, Drive/Documents/SpreadSheets per creare, archiviare, condividere documenti, Calendar per calendari e impegni e tanto altro. Questa è la scelta ideale per chi desidera lavorare mobilità. La soluzione infatti Google App for Work permette di lavorare sui propri strumenti online e da qualunque dispositivo. Un discorso a parte meritano i sistemi gestionali, intesi come servizi per il lavoro. Ormai il livello di information technology in ambito professionale, anche per le realtà più piccole, è molto alto. Quasi tutte le aziende italiane hanno a che fare con server di posta, gestionali, centralini VoIP, ecc. Purtroppo i costi di queste soluzioni sono spesso proibitivi: licenze, aggiornamenti, supporto sono una spesa difficile sostenere. Anche in questo caso l’open source offre soluzioni. Esiste l’alternativa open source di qualunque software collaborativo, come ad esempio: Zimbra per la posta elettronica in sostituzione di Microsoft Exchange o Lotus Note; Asterisk come centralino VoIP contro le tante installazioni proprietarie;
OdooCRM/ERP, VtigerCRM, SugarCRM, SuiteCRM, OpenBravoERP come alternative ai più noti CRM commerciali. Il tutto senza rinunciare a supporti tecnici professionali. Molte aziende specializzate sul software open source offrono contratti di assistenza vantaggiosi perché non legati a royalties verso produttori di software. Inoltre, come valore aggiunto, c’è il supporto di community numerose e attive. Passare al software open source in ambito hardware e software può portare grossi benefici alle aziende. Evidenti vantaggi in termini economici, ma non solo. Il riuso di hardware e il minor consumo di energia elettrica grazie infrastrutture thin client , aiutano a contrastare questo fenomeno dilagante dell’obsolescenza programmata (e percepita), e contribuire, in piccola parte, a creare un mondo migliore per le nuove generazioni.