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Relazione sull'arte cinetica e programmata, Tesine universitarie di Storia dell'arte contemporanea

Approfondimento dull'arte cinetica e programmata, utile per esami di arte contemporanea

Tipologia: Tesine universitarie

2019/2020

Caricato il 10/08/2020

Alice.26
Alice.26 🇮🇹

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ALICE SANTIGLIA
matricola: 1172551
GRUPPO ZERO
Ciclo seminariale di didattica integrativa Arte Cinetica
e Programmata correlato allinsegnamento di Correnti
e tendenze dellarte dal 1960 a oggi
(2019/2020)
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ALICE SANTIGLIA

matricola: 1172551

GRUPPO ZERO

Ciclo seminariale di didattica integrativa “Arte Cinetica

e Programmata” correlato all’insegnamento di Correnti

e tendenze dell’arte dal 1960 a oggi

INDICE

1) INTRODUZIONE

2) GRUPPO ZERO

3) IL SIGNIFICATO DELLO ZERO

4) IL PERCORSO E LE SPERIMENTAZIONI DEL GRUPPO ZERO

dell'intangibile. In questo clima confuso e continuamente bombardato da nuovi impulsi di pensiero nasce la voglia di silenzio, il desiderio di azzeramento. Ed è proprio da questa forte esigenza che, come già è stato detto, a Dusseldorf nel 1957 nacque il Gruppo Zero. A partire da questa data si organizzarono le cosiddette “esposizioni serali”, ossia delle mostre collettive autogestite dagli artisti, della durata di una serata soltanto, durante le quali si consolidò l'idea di un'arte che potesse costruire qualcosa di positivo cominciando dalla distruzione di ogni schema precedente. Nella rivista del gruppo, creata nel 1958, Piene spiegò come “Zero” fosse un termine maturato in diversi mesi, ricercato dal gruppo per riflettere l'intenzione di ripartire da capo, azzerando tutte le esperienze artistiche conosciute fino a qual momento per creare silenzio e purezza. «Zero è silenzio. Zero è inizio. Zero è rotondo. Il sole è Zero. Zero è bianco (…) Zero è l'occhio. La bocca. Il buco del culo (…) oro e argento, rumore e vapore. Circo nomade. Zero. Zero è silenzio. Zero è inizio. Zero è rotondo. Zero è Zero», così scriveva Otto Piene nel 1963. Un aspetto curioso è il fatto che il Gruppo Zero sia nato proprio un decennio dopo il film di Rossellini dal titolo “Germania anno zero” ambientato nell'immediato dopoguerra: entrambi si servirono dello Zero per descrivere un'esperienza nata dopo una distruzione totale. Per Rossellini la trasformazione è causata e dolorosamente subita e imposta, al contrario per Otto Piene è volontaria e fortemente perseguita. Lo Zero artistico è desiderato, è una stanza buia nella quale viene proiettato un solo fascio di luce. Il compito dell'artista non è più riflettere uno stato d'animo o interpretare una certa ideologia ma consiste ora nel puntare quel faro nel buio che si è creato appositamente e coscientemente, nello sperimentare, nel giocare con i diversi materiali. Ciò che accomuna i componenti di questo gruppo, seppur caratterizzati da profili produttivi anche molto diversi tra loro si può riassumere e schematizzare con i seguenti concetti: una visione ottimistica e serena del mondo sostenuta da una fiducia entusiasta nei confronti delle nuove tecnologie, la volontà di sperimentare la creazione coinvolgendo la luce, lo spazio, il movimento e i più disparati materiali (come resine, metalli, chiodi ecc.), il desiderio di riduzione, di semplificazione e di purezza, la tendenza a rendere protagonisti singoli elementi.

  1. IL PERCORSO E LE SPERIMENTAZIONI DEL GRUPPO ZERO Piero Manzoni che entra in contatto con il Gruppo Zero a partire dal 1959, afferma: “non c'è nulla da dire: c'è solo da essere, c'è solo da vivere”. Lo spettatore quindi non è tenuto a capire l'opera, né a leggerne la descrizione di un sentimento dell'artista ma diventa parte attiva, è spinto a scoprire l'oggetto attraverso diversi punti di vista che ne modificano l'essenza. Gli aderenti al Gruppo Zero inizialmente producono opere monocrome, segno inequivocabile di pulizia e azzeramento e non è un caso che l'anno della nascita del Gruppo Zero coincida anche con l'anno della creazione dell' “International Klein Blue” , il tono di blu con il quale Klein, diventato esponente molto importante per il Gruppo, realizzava le sue pitture monocrome. Nel 1958 Piene e Mack organizzarono una mostra dal titolo “Il quadro rosso” all'insegna del monocromo e dal 1963, dopo un'importante esposizione a Berlino, il gruppo ormai allargato diventò punto di riferimento nel mondo artistico europeo. Di notevole rilievo sono i “Balletti di luce” di Piene, ambienti in cui la luce si diffonde attraverso piccoli fori, creando riflessi e giochi di movimenti molto interessanti, anche tramite leve meccaniche che se azionate potevano regolare il flusso luminoso in movimento. Anche Heinz Mack realizzò installazioni mobili con meccanismi tecnologici utilizzando spesso i metalli e la luce mentre Uecker creò delle sculture mobili conficcate di chiodi capaci di creare ombre sull'oggetto e di modificarne la visione con l'alternanza di superfici lisce e chiodate. La validità di questo gruppo consiste nel fatto di aver diffuso e proclamato la fede in un'arte allargata, nelle “opere aperte” come le ha definite Umberto Eco: opere che non si concludono, ma che proiettano il loro essere in uno spazio che necessariamente richiama la partecipazione attiva e la curiosità dell'osservatore. Il Gruppo si scioglie serenamente nel 1966 dopo un'ultima importante mostra a Bonn. I protagonisti intesero la conclusione di questa esperienza come l'inizio di una nuova concezione dell'arte finalmente libera di sperimentare.

BIBLIOGRAFIA

  • appunti Seminario “Arte cinetica e programmata” , professoressa Elisa Baldini, anno accademico 2019/2020, Università degli Studi di Padova
  • Bernardelli Francesco, Bertolino Giorgina, Bonami Francesco, Corgnati Martina, Elena Del Drago, Poli Francesco, Contemporanea. Arte dal 1950 a oggi , Milano, Mondadori Electa, 2008
  • https://www.artonweb.it/artemoderna/artedopo60/articolo24.htm
  • http://www.artantide.com/news_Articolo?idArticolo=