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Approfondimento dull'arte cinetica e programmata, utile per esami di arte contemporanea
Tipologia: Tesine universitarie
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dell'intangibile. In questo clima confuso e continuamente bombardato da nuovi impulsi di pensiero nasce la voglia di silenzio, il desiderio di azzeramento. Ed è proprio da questa forte esigenza che, come già è stato detto, a Dusseldorf nel 1957 nacque il Gruppo Zero. A partire da questa data si organizzarono le cosiddette “esposizioni serali”, ossia delle mostre collettive autogestite dagli artisti, della durata di una serata soltanto, durante le quali si consolidò l'idea di un'arte che potesse costruire qualcosa di positivo cominciando dalla distruzione di ogni schema precedente. Nella rivista del gruppo, creata nel 1958, Piene spiegò come “Zero” fosse un termine maturato in diversi mesi, ricercato dal gruppo per riflettere l'intenzione di ripartire da capo, azzerando tutte le esperienze artistiche conosciute fino a qual momento per creare silenzio e purezza. «Zero è silenzio. Zero è inizio. Zero è rotondo. Il sole è Zero. Zero è bianco (…) Zero è l'occhio. La bocca. Il buco del culo (…) oro e argento, rumore e vapore. Circo nomade. Zero. Zero è silenzio. Zero è inizio. Zero è rotondo. Zero è Zero», così scriveva Otto Piene nel 1963. Un aspetto curioso è il fatto che il Gruppo Zero sia nato proprio un decennio dopo il film di Rossellini dal titolo “Germania anno zero” ambientato nell'immediato dopoguerra: entrambi si servirono dello Zero per descrivere un'esperienza nata dopo una distruzione totale. Per Rossellini la trasformazione è causata e dolorosamente subita e imposta, al contrario per Otto Piene è volontaria e fortemente perseguita. Lo Zero artistico è desiderato, è una stanza buia nella quale viene proiettato un solo fascio di luce. Il compito dell'artista non è più riflettere uno stato d'animo o interpretare una certa ideologia ma consiste ora nel puntare quel faro nel buio che si è creato appositamente e coscientemente, nello sperimentare, nel giocare con i diversi materiali. Ciò che accomuna i componenti di questo gruppo, seppur caratterizzati da profili produttivi anche molto diversi tra loro si può riassumere e schematizzare con i seguenti concetti: una visione ottimistica e serena del mondo sostenuta da una fiducia entusiasta nei confronti delle nuove tecnologie, la volontà di sperimentare la creazione coinvolgendo la luce, lo spazio, il movimento e i più disparati materiali (come resine, metalli, chiodi ecc.), il desiderio di riduzione, di semplificazione e di purezza, la tendenza a rendere protagonisti singoli elementi.