Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


intelligenza & intelligenze, Dispense di Psicologia Generale

Appunti di psicologia generale lezione 16 novembre 2023

Tipologia: Dispense

2022/2023

Caricato il 24/11/2023

silvia-026
silvia-026 🇮🇹

1 documento

1 / 11

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
INTELLIGENZA & INTELLIGENZE
L’intelligenza è un argomento molto importante, che segna il percorso storico della
psicologia come scienza, perché su questo tema è stata fatta molta ricerca.
Dal quoziente intellettivo all’intelligenza sociale
"La moglie lo batte nel test di Intelligenza e lui si uccide" (Wigan, Regno Unito -
ANSA 8 Settembre 2003).
Lei ha dimostrato un Q.I. maggiore e lui non ha retto. Brannon Brockbank, 30 anni, si
è considerato umiliato dalla moglie Shirley è ha deciso di farla finita con anti dolorifici
e alcol. "Era sconvolto per il suo punteggio. Aveva detto di essere uno stupido. Io gli
avevo risposto che la gente ha diversi tipi di intelligenza. Non credevo che arrivasse
tanto.." ha detto la moglie alla polizia.
Brannon credeva nel concetto tradizionale di intelligenza mentre Shirley aveva
intuito che l'intelligenza poteva avere più sfumature.
Cos’è l’intelligenza?
Per scoprire ciò che la gente pensa dell'intelligenza, Sternberg nel 1985 ha
interrogato esperti e non esperti. La gente comune include nel concetto di
intelligenza tre tipi generali di capacità: la capacità di risolvere problemi (non
problemi matematici, ma problemi che si presentano nella vita), la capacità verbale
(saper usare le parole adeguate, saper ascoltare), la competenza sociale (saper
interagire con gli altri).
La capacità di risolvere problemi comprende la capacità di ragionare logicamente, di
cogliere le connessioni tra idee, di afferrare i vari aspetti di un problema e di avere
un atteggiamento mentale flessibile.
La capacità verbale è l'abilità di parlare in modo chiaro e ordinato, di procedere con
un eloquio articolato e di possedere un ampio vocabolario.
La competenza sociale consiste nell'abilità di accettare gli altri, di essere disposti di
ammettere i propri errori e anche di essere sensibili ai bisogni degli altri.
Gli psicologi preferiscono parlare di intelligenza pratica intesa come interesse rivolto
al mondo, capacità di cogliere l'essenziale delle situazioni e saper raggiungere gli
obiettivi prefissati.
Gli approcci iniziali considerano il costrutto dell'intelligenza o come monofattoriale,
quindi un'intelligenza generale determinata da un unico fattore oppure in termini di
più fattori quindi, multifattoriale, intendendo con questa espressione i differenti
risultati, da un punto di vista quantitativo, che i soggetti ottengono nei test di
misurazione dell'intelligenza in termini di performance.
pf3
pf4
pf5
pf8
pf9
pfa

Anteprima parziale del testo

Scarica intelligenza & intelligenze e più Dispense in PDF di Psicologia Generale solo su Docsity!

INTELLIGENZA & INTELLIGENZE

L’intelligenza è un argomento molto importante, che segna il percorso storico della psicologia come scienza, perché su questo tema è stata fatta molta ricerca. Dal quoziente intellettivo all’intelligenza sociale "La moglie lo batte nel test di Intelligenza e lui si uccide" (Wigan, Regno Unito - ANSA 8 Settembre 2003). Lei ha dimostrato un Q.I. maggiore e lui non ha retto. Brannon Brockbank, 30 anni, si è considerato umiliato dalla moglie Shirley è ha deciso di farla finita con anti dolorifici e alcol. "Era sconvolto per il suo punteggio. Aveva detto di essere uno stupido. Io gli avevo risposto che la gente ha diversi tipi di intelligenza. Non credevo che arrivasse tanto.." ha detto la moglie alla polizia. Brannon credeva nel concetto tradizionale di intelligenza mentre Shirley aveva intuito che l'intelligenza poteva avere più sfumature. Cos’è l’intelligenza? Per scoprire ciò che la gente pensa dell'intelligenza, Sternberg nel 1985 ha interrogato esperti e non esperti. La gente comune include nel concetto di intelligenza tre tipi generali di capacità: la capacità di risolvere problemi (non problemi matematici, ma problemi che si presentano nella vita), la capacità verbale (saper usare le parole adeguate, saper ascoltare), la competenza sociale (saper interagire con gli altri). La capacità di risolvere problemi comprende la capacità di ragionare logicamente, di cogliere le connessioni tra idee, di afferrare i vari aspetti di un problema e di avere un atteggiamento mentale flessibile. La capacità verbale è l'abilità di parlare in modo chiaro e ordinato, di procedere con un eloquio articolato e di possedere un ampio vocabolario. La competenza sociale consiste nell'abilità di accettare gli altri, di essere disposti di ammettere i propri errori e anche di essere sensibili ai bisogni degli altri. Gli psicologi preferiscono parlare di intelligenza pratica intesa come interesse rivolto al mondo, capacità di cogliere l'essenziale delle situazioni e saper raggiungere gli obiettivi prefissati. Gli approcci iniziali considerano il costrutto dell'intelligenza o come monofattoriale, quindi un'intelligenza generale determinata da un unico fattore oppure in termini di più fattori quindi, multifattoriale, intendendo con questa espressione i differenti risultati, da un punto di vista quantitativo, che i soggetti ottengono nei test di misurazione dell'intelligenza in termini di performance.

Galton (1879-1883) Galton, influenzato dal pensiero dei filosofi inglesi, considerava la conoscenza derivata dai sensi come base per il funzionamento cognitivo. Riteneva che le persone dotate di maggiore capacità di discriminazione sensoriale fossero più dotate intellettivamente rispetto a coloro che possiedono una scarsa capacità discriminativa. L'intelligenza viene considerata come un dono sulla base del quale gli esseri umani possono essere distinti tra loro tramite l'analisi delle doti fisiche e intellettive. Ispirandosi alla teoria evoluzionistica (Darwin, 1872), valuta l'intelligenza una caratteristica umana ereditabile e normalmente distribuita nella popolazione, al pari delle caratteristiche fisiche. Galton affermava in maniera cristallizzata che l’intelligenza fosse ereditaria e anche se attualmente si dà importanza anche alla possibilità di “diventare intelligenti” attraverso l’esperienza, non si può sottovalutare l’aspetto biologico. Binet e Henri (1895), Binet e Simon (1905) Sono gli autori che realizzarono il primo test d’intelligenza. Secondo la loro impostazione l'intelligenza doveva essere studiata attraverso le competenze del singolo soggetto, attraverso la misura diretta di funzioni intellettuali complesse come la memoria, l'immaginazione, l'attenzione, la comprensione, il linguaggio. Binet in collaborazione con Simon (1905), realizza la prima scala di misurazione dell'intelligenza per predire le prestazioni scolastiche dei bambini, a seguito della richiesta da parte del ministero dell'istruzione francese che chiese di organizzare le classi sedondo una media, comune e omogenea qualità intellettiva → quelle che negli anni ‘60 del ‘900 presero il nome di “classi differenziali” (il contrario dell’inclusione). L'intelligenza viene definita come la capacità di: giudicare, comprendere e ragionare e si basa sull'idea che le capacità mentali di un bambino aumentano con la crescita. Tale concezione è all'origine della misurazione del "Quoziente di Intelligenza" (QI) che risulta come rapporto tra Età Mentale e Età Cronologica. L’Età mentale comprende le capacità di linguaggio, comprensione, memoria, immaginazione, ecc che una persona dovrebbe avere ad una determinata età. Nell'International Congress of Psychology tenutosi ad Oxford nel 1923 si delinea una nuova problematica: l'intelligenza non può più essere considerata un fattore unico ma vanno individuati campi di abilità differenti e quindi diverse "intelligenze". Entrano così in contrasto l'approccio unidimensionale inglese con l'approccio multidimensionale americano, mentre in Francia domina l'approccio evolutivo (Piaget).

Le conoscenze e le abilità si possono quindi, apprendere ed acquisire nel corso della vita e non decrescono all'aumentare dell'età. Con Cattel si inizia a pensare che forse non è tanto il caso di spezzettare in modo capillare le singole abilità, ma che esistano forme di intelligenza diverse e che siano comunque equiparabili come potenza. Piaget (1947) Si assegna importanza al contesto sociale e culturale. Piaget pone attenzione agli aspetti cognitivi, evolutivi, educativi, comportamentali e sociali per cui l'intelligenza si sviluppa grazie all'apprendimento e all'istruzione e consente all'individuo di organizzare la propria esperienza nell'ambiente e di adattarsi al contesto di riferimento. Gli elementi sociali, culturali e personali portano ad un superamento della nozione classica di Intelligenza intesa come QI, come capacità puramente individuale e svincolata da qualsiasi riferimento contestuale. INTELLIGENZE DIVERSE → ci si apre al mondo della multifattorialità dell’intelligenza Le teorie che affermano l'esistenza di intelligenze multiple si basano sul presupposto che per performance intellettiva non si debba intendere solo l'insieme delle abilità legate alle performance scolastiche e/o accademiche, misurate attraverso i test psicometrici, ma è necessario far riferimento anche alle differenze individuali, ai comportamenti manifesti e al contesto. Nel ‘900 era impossibile parlare di intelligenza emotiva, perché a quei tempi le emozioni e i sentimenti erano considerati un ostacolo all’intelligenza, per cui mancavano i presupposti teoretici per affermare qualcosa del genere. Le intelligenze multiple di Gardner (1987-1997) Con la teoria di Gardner si passa da una visione monofattoriale dell’intelligenza ad una visione squisitamente multifattoriale. Inoltre, in Gardner avviene un cambiamento qualitativo nel leggere l’intelligenza. Gardner individua 9 intelligenze. La teoria delle intelligenze multiple apre la strada a un approccio individualista della formazione, in cui ogni individuo deve essere messo nelle condizioni di poter imparare sfruttando al meglio quelle che sono le sue intelligenze migliori e più sviluppate, cercando pertanto il miglior stile di apprendimento individuale. Il salto qualitativo nei confronti della pedagogia e delle teorie educative precedenti è molto forte. Non più un modello centralizzato in cui la formazione viene data a tutti nella stessa maniera ma una educazione-formazione individualizzata, al fine di

sfruttare al meglio le potenzialità intellettive di ciascuno e fornire supporti per sopperire alla scarsità di determinate capacità. Intelligenza linguistica È l'intelligenza legata alla capacità di utilizzare un vocabolario chiaro ed efficace. Chi la possiede solitamente sa variare il suo registro linguistico in base alle necessità ed ha la tendenza a riflettere sul linguaggio. E' quella facoltà che implica grande competenza attraverso il linguaggio, molto sviluppata ad esempio nei politici, venditori, poeti, scrittori, filosofi e linguisti. Grazie a questa intelligenza siamo in grado di padroneggiare il linguaggio verbale assieme alla mimica facciale e al linguaggio del corpo per rendere efficiente la nostra comunicazione. Intelligenza logico-matematica Coinvolge sia l'emisfero cerebrale sinistro (simboli matematici) che quello destro (elaborazione dei concetti). Riguarda il ragionamento deduttivo, la schematizzazione e le catene logiche, la capacità di riconoscere i simboli e di interpretarli utilizzando entrambi gli emisferi, le capacità logiche e analitiche, capacità deduttive, capacità di astrarre e capacità di schematizzare. Questa intelligenza è tipica dei matematici e dei fisici, degli ingegneri e scienziati. Grazie a questa particolare capacità, siamo in grado di risolvere problemi complessi, elaborare concetti e risolvere calcoli e ci ha permesso di progredire tecnologicamente. Intelligenza spaziale Concerne la capacità di percepire forme e oggetti nello spazio. Chi la possiede ha una sviluppata memoria per i dettagli ambientali e le caratteristiche esteriori delle figure, sa orientarsi in luoghi intricati e riconosce oggetti tridimensionali secondo schemi mentali piuttosto complessi, L'intelligenza spaziale è la nostra capacità di rappresentare lo spazio nella mente, quindi di immaginare nel dettaglio quello che vediamo all'esterno, la capacità di organizzare gli oggetti nello spazio, riconoscere le forme, orientarci, progettare, ecc Se si ha una buona intelligenza spaziale si è degli accentuatori (collegamento con l’argomento degli stili cognitivi). Coinvolge il cervelletto, i gangli della base, il talamo e vari altri punti del nostro cervello. Chi la possiede ha una padronanza del corpo che gli permette di coordinare bene i movimenti. Intelligenza corporeo-cinestetica L'intelligenza corporeo-cinestetica è quella capacità di osservare i movimenti e riprodurli con il proprio corpo, la capacità di governare le attività motorie con estrema

Intelligenza naturalistica L'intelligenza naturalistica è molto spiccata nei biologi, agricoltori, giardinieri, esploratori, antropologi, astronomi, e altri. Consiste nella capacità di riconoscere e catalogare le forme di vita e gli oggetti presenti in natura, come ad esempio le piante, insetti, varie forme di vita vegetale, composti rocciosi, percorsi, fiumi, nuvole, stelle, e molto altro. Questa intelligenza permette di comprendere a fondo la natura e di sviluppare una particolare conoscenza di essa. Intelligenza esistenziale o spirituale Rappresenta la capacità di riflettere consapevolmente sui grandi temi dell'esistenza e di ricavare, da sofisticati processi di astrazione, delle categorie concettuali che possano essere universalmente valide. L'intelligenza esistenziale a differenza delle altre intelligenze, non è legata allo svolgimento di una particolare attività all'esterno, e nemmeno alla cura delle relazioni con gli altri individui. È quell'intelligenza che permette di interrogarci sui grandi temi dell'esistenza, sul senso delle cose, sulla funzione di quello che ci circonda, sulla funzione di noi stessi, è quella parte di noi che ci propone delle continue domande. L’USO INTELLIGENTE DELLE EMOZIONI Le emozioni sono sempre state considerate un ostacolo alla prestazione cognitiva. Invece, nel corso del tempo, ci si è chiesti se fosse possibile un uso intelligente delle emozioni e se ci fosse una forma di intelligenza emotiva. Mente che pensa o mente che sente? Goleman afferma che "Abbiamo due menti, una che pensa l'altra che sente" (Goleman, 1996) → l’una fa riferimento alla mente razionale, l'altra a quella emotiva. Tuttavia, la realizzazione di una prestazione intelligente che coinvolge i processi cognitivi, non è separabile dallo studio dello sviluppo dell'affettività e dell’emotività. L’INTELLIGENZA EMOTIVA Contributi teorici

  • GARDNER (1983): Intelligenza Intrapersonale e Intelligenza Interpersonale, che consentono all'individuo di distinguere emozioni, sentimenti, intenzioni e motivazioni proprie e altrui, per affrontare le circostanze della vita.
  • P. SALOVEY e J. D. MAYER (1990): Intelligenza Emotiva come capacità di riconoscere e discriminare le emozioni in sé stessi e negli altri e di utilizzarla in maniera adattiva. Questi due studiosi sottolineano soprattutto lo sforzo mentale che la persona deve fare per processare le emozioni e per poterle poi incanalare come energie nella performance cognitiva. La processazione delle emozioni (o discriminazione delle informazioni emotive)

significa comprendere quali sono le emozioni e le passioni che hanno determinato le scelte della propria vita.

  • D.GOLEMAN (1995): l'Intelligenza Emotiva consente di essere efficaci nelle situazioni e implica competenza personale (consapevolezza di sé, padronanza di sé, motivazione) e competenza sociale (empatia, comunicazione, leadership, cooperazione). Il modello di Bar-On Reuven Bar-On (2005) definisce l'Intelligenza emotiva-sociale come un insieme di abilità che permettono di affrontare in modo efficace e con successo le richieste e le pressioni dell'ambiente. Secondo Bar-On chi è competente dal punto di vista emotivo e sociale è una persona in grado di raggiunere un certo equilibrio e benessere sia a livello personale sia a livello professionale e ciò permette di condurre una vita soddisfacente. Si tratta di qualcosa piuttosto difficile da realizzare perché per dare la risposta giusta al momento giusto in un contesto che fa determinate richieste, potrebbe significare anche forzare quello che si è pur di fornire una risposta soddisfacente (e in questo senso giungere al “successo”, cioè aver soddisfatto la richiesta del contesto, non inteso come “successo pubblico”, acclamazione). La lettura di Bar-On dell'intelligenza emotiva-sociale è anche una lettura di personalità, perché non si tratta soltanto di intelligenza, ma si tratta di mettere insieme il continuo intreccio di elementi che determinano la completezza di una persona. Il modello di Bar-On propone una struttura dell’intelligenza emotiva-sociale che si sviluppa in cinque dimensioni:
  1. DIMENSIONE INTRAPERSONALE: essere consapevole delle proprie emozioni, capirle e riuscire ad esprimere i propri stati d'animo e idee; implica consapevolezza di sé, consapevolezza delle proprie emozioni, assertività, indipendenza e capacità di autorealizzazione.
  2. DIMENSIONE INTERPERSONALE: riguarda l'abilità di essere consapevoli, capire e apprezzare le emozioni altrui e di stabilire e mantenere con gli altri relazioni reciprocamente soddisfacenti; include l'empatia, la responsabilità sociale e l'abilità di stabilire relazioni interpersonali soddisfacenti.
  3. DIMENSIONE GESTIONE dello STRESS: comprende la capacità di affrontare lo stress e controllare le emozioni forti senza cedere: si riferisce al saper tollerare lo stress e controllare gli impulsi.

Consapevole di ciò che gli altri provano è in grado di identificarsi con il gruppo di appartenenza stabilendo delle relazioni interpersonali soddisfacenti. Unisce ad un alto senso di responsabilità sociale un atteggiamento cooperativo ed empatico. Il suo esame di realtà è chiaro ed oggettivo, è flessibile nell'adattare pensieri e sensazioni alla nuove situazioni. Risolve in modo efficace i problemi di natura personale e interpersonale. Ha un atteggiamento ottimista e coglie sempre gli aspetti positivi degli avvenimenti e possiede una buona salute psicologica. La chiave del successo L'Intelligenza socio emotiva costituisce un importante fattore, unitamente al Q.I. che garantisce il successo di una persona nei diversi ambiti dell'esistenza. Nel processo educativo è fondamentale orientare i giovani a comprendere la loro vita emotiva e a sviluppare un adeguato vocabolario per esprimerla. Alfabetizzazione emotiva È un processo simile a quello seguito per imparare a leggere: prima conoscere e utilizzare i suoni e le lettere dell'alfabeto; poi decodificare parole e frasi. Quando si apprezzano pensieri sempre più complessi, allora si inizia a comunicare. Questo tipo di alfabetizzazione dovrebbe avvenire in qualsiasi ambito educativo, in primo luogo in famiglia. Nella letteratura sul tema non è sicuramente semplice trovare una chiara ed esaustiva categorizzazione delle emozioni primarie e secondarie, ma quelle più comunemente considerate sono: Rabbia, Disgusto, Paura, Tristezza, Felicità, Gioia, Imbarazzo, Invidia; in ambito educativo bisogna valorizzarle e aiutare l’educando a conoscerle, riconoscerle e a comprenderne le sfumature. I compiti dell’allenatore emotivo

  • permettere ai bambini di avere una propria vita interiore autonoma: mostrando a loro, per primi, di saper riconoscere la costellazione di emozioni di cui la vita è ricca, aiutandoli a sviluppare un vocabolario emotivo, in modo da poter comprendere e parlare di se stessi con uno stile appropriato e comunicando più efficacemente con gli altri
  • parlare con sincerità ai bambini: coinvolgendoli nella conversazione e rispettando il loro mondo emotivo, creando complicità e non ponendo barriere di giudizi e pregiudizi
  • insegnare che esistono emozioni da rispettare e valori irrinunciabili per l'essere umano, e che difenderli, è un atto di coraggio
  • utilizzare una disciplina chiara, coerente, non dura, per edificare i caratteri, ponendosi come guide valide e credibili e realizzando un rapporto di rispetto e affetto
  • offrirsi come modelli di consapevolezza emotiva: i bambini osservano chi li circonda ed imitano ciò che vedono

Gli errori

  • ignorare completamente i sentimenti dei figli (genitore/educatore non curante)
  • non riconoscere emozioni e stati d'animo, mostrando un atteggiamento sprezzante (genitore/educatore sprezzante)
  • assumere un atteggiamento di accettazione senza tentarne il controllo (genitore/educatore lassista) Gli educatori come allenatori emotivi L'educatore è un modello e ha una missione: investire sull'Alfabetizzazione Emotiva, ponendola come nucleo centrale dei percorsi formativi, messi in atto nelle scuole stesse, a partire dalla prevenzione primaria. Non si chiede di andare "oltre" la competenza legata al ruolo: i programmi possono servire anche a facilitare i compiti di apprendimento influenzando l'abilità dei ragazzi nel concentrarsi sugli obiettivi, migliorando le capacità cognitive e insegnando a riconoscersi nel proprio ruolo di studenti. Il compito della scuola è anche quello di sviluppare attitudini personali, valori, competenze interpersonali che possono aiutare i bambini ad assumere ruoli differenti nella vita di studenti, compagni di classe, membri di una comunità, futuri lavoratori. Si può diventare competenti emotivamente? A questa domanda di Goleman la risposta è sì. La vita emotiva è un talento che, come accade nel campo della matematica o della lettura, può essere gestita con maggiore o minore abilità e richiede un insieme di competenze esclusive.