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1) Intercultura 1.1 Multicultura = caratteristica di una situazione sociale verificabile: la convivenza di persone provenienti da e socializzate in diversi contesti culturali (Filtzinger) -> connotazione velatamente statica.
fonti di attrito nella comunicazione tra persone di diverse culture in grado di generare comportamenti, in maniera gerarchizzata (termini logico-esperienziale).
Tecnico-professionali/lavorative: acquisizione di saperi (conoscenze dichiarative e procedurali) e di tecniche tipiche delle attività e dei processi lavorativi da svolgere in laboratorio secondo progetti predefiniti. Trasversali: un insieme di abilità di ampio respiro, connesse a vari tipi di compiti professionali che si esplicano in situazioni lavorative diverse, che permettano all’individuo di far fronte a situazioni nuove ed imprevedibili dell’ambiente organizzativo.
b) Il concetto di gerarchia e di potere: gli aspetti interculturali della “gerarchia” hanno acquisito maggiore importanza-> crescita di ambienti lavorativi nei quali imparare a gestire rapporti personali e professionali spesso in presenza di marcate differenza culturali. i. Trasparenza/esplicitezza vs opacità/implicitezza ii. Permeabilità vs impermeabilità iii. Status attribuito vs status conquistato + perdere la faccia/disonore vs perdere la faccia/incidente momentaneo e politically correct vs incorrect c) Il concetto di onestà, di lealtà, fair play: duplice natura-> 1) profonda e personale 2) sociale e legale d) Il concetto di mondo metaforico: l’uso della metafora alla base della rappresentazione metaforica è possibile scorgere un intero mondo culturale, nel quale risiedono le strutture portanti dei valori di un paese o di un gruppo. Hofstede: dimensione culturale a “cipolla” con dei cerchi concentrici che partono da una buccia esterna (simboli società) per poi andare in profondità (eroi e rituali) prima di giungere alla sfera dei valori. L’antagonismo in ambito lavorativo o la prospettiva di un win/loose situation in un negoziato aziendale sono figli di una visione dialettico che dà per scontata la necessità di uno scontro e quindi di una vittoria o una sconfitta-> atto comunicativo interindividuale non è votato a tale scontro e) Il concetto di pubblico/privato: legato al concetto di “spazio” come dimensione allargata e come area di lavoro pubblico/privato si collegano al concetto di proprietà, di possesso (o gestione) personale o condiviso. f) Il concetto di famiglia (e familiarità): concetto di famiglia diverso da cultura a cultura, a volte di successiva creazione, altre volte parentele lontane, altre non solo parentela. 4.2.2 La comunicazione non verbale a) La cinesica (comunicare con i gesti e le espressioni) i. Le espressioni del viso ii. Il sorriso, gli occhi iii. Le braccia e le mani iv. Le gambe e i piedi v. Sudore, profumi, rumori, umori corporei b) La prossemica: la distanza tra corpi (E.T.Hall) i. Distanza frontale, contatto laterale, bacio ii. Il luogo di lavoro come bolla: open space può generare disagio nelle persone non abituate a toni di voce alti per i propri standard. c) La vestemica: il linguaggio del vestiario: concetto di eleganza può variare da cultura a cultura-> necessità di sviluppare un atteggiamento di apertura e d’inclusività in ambito culturale. d) L’oggettemica: comunicare con oggetti e status symbol i. Indicatori di ricchezza e di successo sociale ii. Indicatore di “raffinatezza” di gusti iii. Indicatori di rispetto e gentilezza-> offrire è gesto di rispetto e accettare significa ricambiare quel rispetto. iv. Il biglietto da visita 4.2.3 la comunicazione verbale a) Il suono della lingua b) La scelta degli argomenti e delle parole c) Aspetti grammaticali i. L’uso di superlativi e comparativi: bene ricordare se sono culture dove l’uso del superlativo è abbastanza intrinseco nel modo di comunicare, mentre in altre tale utilizzo è visto con maggiore circospezione.
ii. Interrogativi e negativi: differenza tra domandare per sapere o per sentire confermata la propria opinione. Bisogna mantenere un ascolto attivo e una comprensione empatica (si, ma/ no, ma). d) La struttura del testo: l’interlocutore reca il suo mondo culturale che si riflette in strutture sintattiche e grammaticali delle lingue. Il risultato non è sempre agevole tra la lingua “terza” e gli aspetti linguistici legati alla propria cultura. Frizione comunicativa se l’adattamento risulta dissonante per l’interlocutore appartenente a culture diverse. e) Elementi di sociolinguistica: lingua influenzata da elementi e fattori sociali-> interazioni tra scienze sociali, comunicazione e linguistica. i. Titoli ed appellativi: attitudine interculturale in tal senso significa porre attenzione alle possibili differenze nell’uso di titoli e appellativi che renderebbero incomprensibili le fasi iniziali di una conversazione di due o più interlocutori che hanno diverse esperienze sociolinguistiche. ii. Formale/informale 4.2.4 Le mosse comunicative
5) Conclusioni