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Riassunto dettagliato del volume Interpretare l'immagine dell'alterità: prospettive teoriche e critiche comparate, a cura di Franca Sinopoli
Tipologia: Sintesi del corso
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I contributi teorici sullo studio imagologico e interculturale sono emersi negli ultimi decenni del 900. L’imagologia studia le images dell’altro trasmesse dalla letteratura. Interpretare l’immagine dell’alterità significa una doppia attenzione verso l’oggetto indagato: teorica e critica. La prospettiva teorica individua le images (auto, etero, stereotipi) e le complesse strutture imagotipiche , lo studio critico mette a fuoco le immagini e i processi della loro produzione e ricezione, presenti nella produzione letteraria internazionale per risalire al loro valore ideologico e politico. Al centro della letteratura comparata è la questione dell’ incontro con l’alterità, attraverso il confronto con l’identità straniera si mette in discussione l’identità propria. L’incontro tra le culture è una questione molto attuale, lo scopo è testimoniare il superamento di una visione ingenua di nazione. Un testo imagotipico è un testo che contiene delle images , le quali alimentano visioni idealizzanti o i mirages , cioè distorsioni dell’altro e opinioni negative. Ci sono dei testi imagotipici canonici , che sono entrati nel canone letterario, come per esempio Viaggio in Italia di Goethe , ispirato al viaggio compiuto dall’autore tra il 1816 e il 1817. Trasmette lo stereotipo dell’Italia come giardino dell’Europa, dunque una visione idealizzata. Questo testo della letteratura tedesca ha dato il via a una serie di immagini dell’Italia più o meno stereotipate. E’ interessante analizzare come gli autori tedeschi abbiano ripreso questo topos , per esempio Brinkmann ha ripreso i topoi della negatività , evidenziando gli aspetti negativi di Roma, come il caos e l’immondizia. Bernhard nel 1988 in Estinzione ha descritto Roma come il luogo della libertà , che gli era negata in patria. L’Italia diventa il punto di fuga per analizzare il proprio paese natale, in quanto la propria identità culturale si costituisce attraverso il confronto con l’alterità. Lo sforzo di creare strumenti metodologici dell’imagologia attraverso dei testi teorici si deve a due scuole: La scuola di Aquisgrana in Germania grazie a Dyserinck tra gli anni ’60 e ’70 ; e negli anni ’70 in Francia grazie a Pageaux. In Italia non esiste una vera e propria tradizione accademica di questi studi, nell’ambito della psicologia dei popoli , la quale si impegnava di trovare dei caratteri nazionali nelle letterature, ricordiamo gli studi di Graf sull’anglo-mania e sull’influsso inglese, e di Farinelli ( ’25 - ’29 ) che mette a confronto nazioni europee, quali Inghilterra, Spagna, Germania e Italia. Questa prospettiva legata al positivismo e alla concezione deterministica dei caratteri nazionali, sviluppatasi tra la fine dell’800 e la prima metà del ‘900, comprende anche gli studi di Carrè e Guyard caratterizzati da una visione eurocentrica. Viene superata dall’imagologia, in particolare con questi due testi fondatori che, prendendo le distanze dalla tradizionale, si avviano verso uno studio delle ricezioni letterarie con una prospettiva transnazionale. Wellek nel 1959 critica le impostazioni dell’imagologia, la quale si legava alla sociologia studiando la ricezione. Critica anche il peso eccessivo dato al concetto di influenza e al concetto di fortuna , il quale era legato più al mercato che all’opera in sé. Wellek puntava sulla de-politicizzazione dell’arte e della critica, mentre l’intento dell’imagologia è sempre stato politico, per questo le due scuole rispondono a questa critica.
1- Letteratura comparata e immaginario - Pageaux Con questo saggio, Pageaux, si propone di modificare le impostazioni della disciplina attraverso la sua ricerca interdisciplinare che si mescola con la semiotica, l’antropologia e la storia delle mentalità, dotandosi di un’ampia prospettiva. Vuole arrivare all’ immaginario collettivo, quello che sta dietro all’immagine, ripercorrendone la storia. Parte dalla definizione di Andrè Breton dell’immaginario come l’apoteosi dilettevole del tutto, nel senso che è una parola indefinita. Si serve della distinzione fatta da Durand , nel suo saggio L’imagination symbolique 1984 , tra coscienza diretta , percezione o sensazione; e coscienza indiretta , nella quale l’oggetto assente è ripresentato, e avviene una rielaborazione della realtà. La coscienza dispone di diversi gradi dell’immagine, a causa del carattere di passaggio dell’immaginazione, tra l’ immediatezza della sensazione e l’ astrattezza del ragionamento, perciò suppone la presenza di un errore di percezione. L’idea che l’immaginazione sia erronea rispetto alla ragione, risale a un pregiudizio antico, platonico, in quanto Platone considerava i poeti come esseri invasati da una divinità misteriosa incapaci di governare una città, a differenza dei filosofi, il cui linguaggio è dominato dal logos. Esso ci riporta all’immaginazione maestra di errore e di falsità , di Pascal e all’opposizione tra ragione vs immaginazione. Aristotele considera l’immaginazione una facoltà , un potere umano che trasforma le impressioni prodotte dai sensi in immagini, strumenti di pensiero. Attraverso la forza dell’immaginazione l’artista elabora delle forme e delle opere. Sebbene ci siano rischi d’errore è una definizione importante: considerare l’immaginazione una facoltà vuol dire che l’immaginazione non è incosciente, è un’ attività conoscitiva. Nella doppia valenza di fantasia troviamo la parola greca phantasia > phantasma (immagine) è l’oggetto immaginario o immaginato prodotto dall’immaginazione in absentia dell’oggetto stesso, un’ evocazione della presenza. E’ un’azione di distacco grazie alla quale rappresentiamo le cose distanti e ci distanziamo dalle realtà presenti, contribuisce a estendere il nostro dominio pratico sul reale, oppure a rompere i legami che ci legano ad esso. Nel pensiero platonico è un’imitazione di un’apparenza, ma nel Romanticismo l’immaginazione è fondamentale in quanto e è insieme creare e conoscere. Ciò deriva da una nuova concezione del linguaggio poetico: il mondo creato dalla parola non è una semplice copia del reale, ma riceve forma e sostanza grazie alla forza immaginativa del linguaggio. Nel Romanticismo vengono riscoperti Dante e Shakeaspeare in quanto geni creatori. Coleridge distingue due tipi di immaginazione: la fantasia è un’immaginazione passiva , che si accontenta di associare immagini, idee, ricordi senza creare nulla; e l’immaginazione attiva , l’alta fantasia citata da Dante nel Paradiso e quella che Baudelaire definirà immaginazione creatrice , la regina delle facoltà, in quanto principio ordinatore dell’universo. Permette di percepire i rapporti intimi e segreti delle cose, è qualcosa di divino , dunque richiede un atto di fede nell’efficacia del suo potere.
Un altro esempio è come il personaggio di Carmen da Mérimée sia una donna fatale ma brutta, mentre sulla scena teatrale diventa di una bellezza fatale segnando così un’ evoluzione della rappresentazione dell’immagine della donna spagnola. Le immagini compartiste vanno dallo stereotipo collettivo , l’immagine-messaggio, alla fantasia personale , l’illusione elaborata. Pageaux individua nell’indagine imagologica tre aspetti: 1- la conoscenza materiale, i prodotti del luogo osservato, necessari per l’elaborazione di immagini materiali a titolo esemplificativo. 2- le informazioni, i contatti che permettono l’elaborazione di opinioni, la storia delle mentalità. Dalle prime esperienze con ciò che è estraneo fino ai viaggi e ai testi importanti di diffusione di immagini esotiche e coloniali; senza trascurare i monumenti che formano l’immaginario elementare del quale si serve una società per rappresentare l’estraneo. Un sapere iconico vicino alle formule stereotipate dell’ideologica, un imagerie, cioè un patrimonio di immagini culturali proprie di una società e di un’epoca. 3- l’immagine è sempre posteriore ad ogni impressione, si tratta di una trascrizione di una realtà vista, giudicata, da cui avviene un distanziamento. L’uomo dispone grazie all’immaginazione di una funzione fabulatrice , che insorge per natura contro il deterioramento della morte, la quale crea e rielabora in continuazione la realtà. Sono frequenti gli slittamenti dall’immaginazione all’immaginario, per esempio in un saggio di Le Gall il termine immaginario rinvia a un mondo partorito dall’immaginazione. L’ immaginario è ciò che di più personale esista per un essere umano, soprattutto per un’artista, formatosi nel corso della sua esistenza grazie all’unione di ricordo e sogno. L’ immaginazione può essere memorativa, estetica o mistica ed è l’attività ricercatrice della memoria, è un potere immaginante che può creare e interiorizzare immagini e sentimenti o caricarsi di simboli. L’immaginario è dunque il risultato e l’immaginazione è il processo. Baczko studia le idee-immagini utopiche come forme dell’immaginario collettivo, i miti politici come progresso, rivoluzione, stato; ammettendo che le società si dedicano costantemente a un processo di invenzione della propria immagine collettiva, elaborando modelli formativi per i loro membri, gli immaginari sociali, come per esempio ‘’il buon cittadino’’. Questi non sono miti, ma semplici stereotipi , nonostante egli non ceda all’associazione tra potere e immaginazione, anche se sappiamo che il potere si circonda di rappresentazioni collettive. Sostiene, inoltre, la polisemia dell’aggettivo sociale , che designa due accezioni distinte all’interno dell’attività immaginativa: la produzione di rappresentazioni d’insieme della società; e l’inserzione dell’attività immaginativa individuale in un fenomeno collettivo. Afferma che l’immaginario sociale è una delle forze regolatrici della vita collettiva. Gli immaginari sociali sono al servizio del potere che se ne serve per essere più efficace, e i loro elementi creano una simbologia vicina all’ideologia di stato. Occorre fare attenzione alla differenza tra immaginario e ideologia.
Le Goff pensa che quando si tratta di schemi concettuali formatosi al di fuori del testo letterario conviene parlare di ideologia , come struttura mentale che si forma in una data società. L’immaginario invece si avvicina allo studio dei testi e alla ricerca letteraria. Occorre distinguere la rappresentazione concettuale e l’espressione della struttura della società, come strumento per imporla a favore del potere, la quale è l’ideologia, dai simboli che sono dei veri e propri personaggi delle opere d’immaginazione, ossia l’immaginario. Tale distinzione delinea tre livelli di approccio teorico alla letteratura: 1- lo studio dei rapporti tra letteratura, testi e società (più vicino all’ideologia); 2- lo studio delle forme letterarie con cui si costruisce il messaggio (poetica); 3- lo studio dell’argomento e della tematica che può essere definito l’immaginario del testo, che a sua volta viene ricevuto e interpretato da una società. Bisogna prendere in considerazione anche il processo della comunicazione letteraria, che differisce dalla semplice comunicazione linguistica (emittente - messaggio - ricevente) in quanto il messaggio viene messo in forma. Pierre Citti propone una riflessione sulla rappresentazione costituita da quattro termini: ciò che rappresenta ed è rappresentato; ciò che recepisce la rappresentazione; l’istanza che produce; ciò che garantisce la legittimità della rappresentazione. I primi tre termini rinviano ai procedimenti della linguistica generale, mentre il quarto è proprio della storia dell’immaginazione. Il lavoro dell’immaginazione comincia con un atto, un attualizzazione, un processo e la soddisfazione di un sogno. Le rappresentazioni sono dunque dinamiche e reali. Per esempio un immagine è intesa a livello stereotipato, viene tematizzata e successivamente si articola in sequenze narrative, avviene la trasformazione letteraria e la sua mitizzazione. Un racconto si compone di colui che lo enuncia, il narratore reale o immaginario; della storia narrata; dell’ ascoltatore e della garanzia , cioè dell’autorità che determina ciò che è raccontabile e ciò che non lo è. La garanzia funziona in tre livelli: il testo dialoga con l’istanza sociale , cioè risponde a un certo sistema di valori; la garanzia formale garantita dal genere dell’opera; la garanzia immaginaria che conferisce all’opera coerenza e ricezione. E’ importante analizzare un testo secondo questi tre livelli. Kristeva rifiuta il binarismo tra universo economico-sociale e simbolico sostenendo che una vera riflessione letteraria distingue tre ordini di problemi, dai meno letterari ai più generali e prova ad articolarli. Si progredisce così al livello delle mentalità, e Duby getta le basi per uno studio sulle rappresentazioni mentali considerando i fattori che intervengono nella storia delle relazioni sociali, che riguardano la dimensione mentale e non quella materiale. E’ l’immagine che l’essere umano si fa della realtà della sua condizione economica. Non si devono più cercare le cause sociali del simbolico, ma la dimensione simbolica del sociale. Bisogna fare una nuova storia che si estende alla globalità delle scienze dell’uomo, cercando di cogliere l’intero essere umano nella società, seguendo una via interdisciplinare.
letteratura, di cui vuole conoscerne meglio le strutture e la sua evoluzione. La sua prospettiva deve essere imparziale al fine di giudicare i testi senza assumere il punto di vista della cultura a cui appartiene. Gli scopi del comparatista sono rilevare le somiglianze o le differenze tra determinati fenomeni della letteratura, in un territorio multi-linguistico; analizzare le relazioni reciproche che esistono e sono esistite tra due o più letterature. E’ interessante la lotta della disciplina per la sua affermazione in ambito universitario, che ha conosciuto una forte opposizione. Negli anni ’30 si colloca la pubblicazione dell’opera sul preromanticismo di Paul Van Tieghem e de La crisi de la coscience européenne di Paul Hazard , da quel momento si è iniziato a comprendere pienamente il significato della nuova prospettiva di studio. Grazie a questi due autori si diffuse la convinzione che esistessero correnti letterarie che riguardavano contemporaneamente letterature di diversi ambiti linguistici. L’opposizione era alimentata da motivazioni ideologiche radicate nel nazionalismo europeo. Era diffusa la convinzione della superiorità della letteratura del proprio paese, fenomeno al quale si è occupato Arturo Farinelli in Gl’influssi letterari e l’insuperbire delle nazioni 1930. La prospettiva dei primi comparatisti era distorta e sbagliata, era volta a sottolineare la superiorità di una letteratura rispetto ad un altra e a sottolineare le differenze, e inoltre erano intrappolati nella terminologia della propria filologia nazionale. In Francia la letteratura comparata riusciva comunque a sopravvivere, mentre in Germania ciò non fu possibile prima della fine del regime hitleriano. L’opposizione nazionalista contro la disciplina fu molto accesa che essa non riusciva ad ottenere lo statuto di disciplina universitaria. Hugo Friedrich nel 1934 sosteneva che la letteratura comparata non portava nessun profitto all’università tedesca, essendo impregnata dallo spirito illuminista e dalla fede nell’uguaglianza tra gli uomini. In Francia con Texte si instaurò una comparatistica ufficiale si fondò l’istituto della Sorbonne che avrebbe imposto i modelli di una letteratura comparata sovranazionale. Il pensiero nazionale in Germania opponeva allo spirito universalista della disciplina. Il sabotaggio della letteratura comparata da parte dei germanisti tedeschi inizia con un caso camuffato dietro un atteggiamento apparentemente benevolo: Max Koch nella Nuova Germania pubblicò un’opera spesso considerata esempio dell’avviamento della disciplina in territorio germanofono, ma che in realtà, sotto atteggiamenti apparentemente comparatisti, aveva come scopo della comparazione tra la letteratura tedesca e quelle europee, dimostrare che la letteratura tedesca era superiore alle altre, di incentivarla e di conoscerla meglio. Meltz de Lomnitz in territorio austro-ungarico stava pubblicando una rivista di letteratura comparata alimentata da uno spirito veramente cosmopolita ed universalistico. La Germanistik non ha più smesso di attaccare la disciplina opponendosi alla creazione di cattedre di letteratura comparata, considerandole qualcosa di superfluo. Hans Daffis nel 1901 si oppose a Betz , il quale aveva proposto la creazione di cattedre , con l’intenzione di creare cattedre specializzate in argomenti tedeschi. Julius Petersen , convinto nazionalista, nel 1927 indirizzò una polemica contro iniziative a favore di una
comparatistica tedesca. L’unico germanista tedesco che cercò di collegare i suoi corsi di letteratura tedesca con seminari di letteratura comparata fu Milch. La Germania a partire dal 1968 ha ricominciato ad occuparsi della questione, ma tuttora continuano a manifestarsi comportamenti a scapito di iniziative veramente comparatistiche, come l’integrazione di cattedre comparatistiche nelle strutture di filologia germanica. Il nazionalismo intellettuale è ben radicato e manca la capacità e la disposizione ad arricchirsi nel terreno di un prospettiva neutrale e sovranazionale. La neutralità culturale è indispensabile per una comparatistica letteraria come disciplina specializzata, sovranazionale e indipendente dalle filologie nazionali. Dyserinck fa un parallelo con la storia comparata delle religioni per cui occorre un punto di vista particolare per poter comparare certi fenomeni della vita religiosa cristiana con i suoi paralleli nel pensiero confessionale islamico, ebraico, buddista. Nel ‘900 ci fu un’avversione da parte di certe istanze teologiche contro lo studio comparato, paragonabile all’atteggiamento assunto dai filologi nazionalisti contro la comparatistica, la quale vuole contribuire anche a una migliore conoscenza della letteratura della propria nazione e del proprio territorio linguistico. Praticare la letteratura comparata vuol dire servirsi di questa visione neutrale per arrivare a delle conoscenze alle quali le singole filologie non avrebbero alcun accesso; avvicinarsi alle letterature e alle culture nazionali mirando a sviluppare un’attitudine intellettuale e sovranazionale che tende a una visione universale. Ne risulta una nuova maniera di porre la questione delle analogie e delle differenze tra le letterature: L’ame romantique et le reve di Beguin constatò che espressioni proprie di un romanticismo interiore, comunemente associate alla Germania, esistevano anche in Francia, facendo apparire sotto una luce nuova autori come Senancour, Nodier, de Guerin, de Nerval… Ne risulta anche la possibilità di ridefinire la questione delle relazioni spirituali internazionale. In ambito franco-tedesco i rapporti con l’altro potevano ricevere una valutazione diversa rispetto a quando erano affrontati da un punto di vista condizionato dalla propria eredità intellettuale che vedeva nell’altro un mondo estraneo di cui non si aveva bisogno e che poteva essere tenuto a distanza. L’imagologia è nata da un’orientamento verso le problematiche della ricezione , all’inizio considerata una sorta di tematologia o etnopsicologia, disciplina che non volevano far entrare nel sacro ambito degli studi letterari , i quali non dovevano deviare da un’impostazione estetica. Si è dimostrato però che certe images o mirages giocano un ruolo sufficientemente intrinseco e importante per poter affermare che, trascurandole, non si giungerebbe mai alla completa comprensione dell’opera. Non sono perciò elementi estrinsechi al testo letterario, ma fanno parte della sua struttura, Tutto ciò riporta l’imagologia nell’ambito degli studi letterari. Si è dimostrato inoltre la loro importanza nel processo della traduzione, su cui images e mirages influiscono su come l’immagine dell’altro entra in una cultura e su tutto ciò che riguarda la diffusione delle opere al di fuori del loro territorio d’origine. L’imagologia si basa su un fenomeno centrale ed essenziale per la comparazione
e dell’ imperialismo , ovvero la difficoltà a sradicare la convinzione di considerare l’Europa detentrice della cultura, e di conseguenza leggere la storia dei paesi extraeuropei secondo canoni europei. I limiti metodologici di questa comparatistica era la credenza che non fosse possibile comparare due culture diverse prive di contatti diretti e tradizioni comuni. Lo spostamento della prospettiva è avvenuto con il declino dell’influenza europea nel mondo, la perdita dei suoi domini, la fine dell’imperialismo. Si iniziano a considerare da un altro punto di vista i diversi continenti, si scopre l’ alterità : la tradizione letteraria giapponese , nata prima di quelle europee, è molto diversa e variegata; la letteratura cinese è la più antica del mondo; l’ India è la culla di numerose lingue che convivono, così come l’Islam, l’America del sud e l’Africa. Descrivere le questioni in questi termini significa presentare la letteratura come un oggetto determinato da forze sociali ed economiche, ma la letteratura possiede un’energia propria. La crisi della cultura europea è evidente quando Thoreau considera l’acqua di Walden mescolata all’acqua sacra del Gange , in quanto nel suo romanzo Vita nei boschi vuole liberarsi dal suo stato di uomo occidentale statunitense e vivere in comunione con la natura ; o quando Yeats afferma che è tempo di copiare l’ Oriente in quanto l’Europa è oramai vecchia; o dalla moda dell’ haiku in Francia dopo la prima guerra mondiale. La definizione stessa di letteratura comparata è europea, francese e inglese, e non esiste una frontiera assoluta tra la prospettiva intra-culturale e interculturale, ma esistono alcune differenze nei principi di comparazione. La prospettiva interculturale compara testi di tradizioni culturali non contigue nè storicamente nè geograficamente, in quanto le lingue coinvolte non sono della stessa famiglia; non si prendono in esame i rapporti di scambio o contatti tra le due; argomenti come quello dell’influenza non sono discussi, in quanto affronta le problematiche in maniera rivoluzionaria. Il concetto di influenza è oramai superato, Durisin suggerisce che A trasmette qualcosa a B, mentre sarebbe più giusto pensare il rapporto nei termini della ricezione , come B che sceglie qualche elemento fra quelli di A. L’influenza prevede un contesto gerarchico, mentre la ricezione è uno scambio tra le due parti, screditando il pregiudizio secondo il quale una letteratura minore si limiterebbe ad assimilare passivamente le letterature maggiori. La ricezione della letteratura asiatica da parte di scrittori occidentali moderni riguarda alcuni tipi di poemi e opere drammatiche, mentre al contrario riguarda la forma narrativa. Ma perché avviene ciò? Se si considerano la cronologia e le circostanze della ricezione si dimostra che gli scrittori di altre nazioni sono disposti ad essere ricettivi verso una cultura di grande prestigio e potere. L’influenza è ciò che condiziona o comporta la ricezione. La Cina ha recepito dall’India il Buddismo e alcuni elementi letterari; la cultura popolare americana ha fatto il giro del mondo e i canoni della letteratura socialista sono diffusi ovunque nell’est. Di fatto l’ egemonia politica comporta una certa influenza culturale diretta o indiretta. La presunzione culturale ha esercitato un’influenza universale e ha
comportato la sua accettazione in gran parte del mondo. E’ possibile parlare di ricezione senza influenza e influenza senza ricezione. In Asia orientale esiste l’ansia di non essere influenzati ed è frutto di una rivalità nata tra i contemporanei, un conflitto interno alla stessa generazione. E’ comune a tutti desiderare la novità, che spesso si rivela una tradizione proveniente da un’altra cultura. Le questioni relative ai generi letterari richiedono una terminologia capace di evitare affermazioni imprecise. La prosa narrativa giapponese ha più nomi, tra cui monogatari , ma rimane una certa tendenza a utilizzare concetti derivati dalla tradizione critica del romanzo occidentale. I termini utilizzati sono eurocentrici , perciò ci si chiede se la tragedia e l’epopea siano entità chiaramente definite e proprietà dell’Occidente e se i monogatari siano solo Giapponesi. Per esempio la tragedia per Aristotele non poteva concludersi con un lieto fine, mentre la tragedia inglese ammetteva al suo interno la commedia e anche la violenza sulla scena, mentre la francese no. I monogatari designano la prosa narrativa, ma possono contenere al loro interno anche poemi lirici. La presenza della poesia all’interno della prosa narrativa è una caratteristica della letteratura dell’Asia orientale. La conclusione è che spesso i termini che usiamo sono imprecisi e difficilmente applicabili in contesti diversi da quelli in cui sono nati. La letteratura non può essere oggetto di definizioni precise e circoscritte, gli studi interculturali offrono la possibilità di capire la natura dei sistemi letterari, le forme istituzionalizzate e sistematizzate della letteratura. La letteratura esiste prima che si formino delle idee sistematiche sulla letteratura: Omero viene prima di Platone e Aristotele. I sistemi letterari sono definiti storicamente quando una o più riflessioni critiche definiscono la letteratura in modo normativo, facendo coincidere il concetto di letteratura con una sua forma particolarmente apprezzata. In Occidente è segnato da Aristotele quando definisce la letteratura in termini di dramma. Il sistema letterario occidentale è mimetico : i tre elementi radicali sono il mondo , il poeta creatore , e la creazione artistica , cioè l’imitazione. L’omissione del momento della ricezione è stata compensata da Orazio , la cui Ars Poetica distingue tra piacere e utilità ; di conseguenza nel Rinascimento le finalità della letteratura era l’insegnamento e il suo strumento l’imitazione. Il sistema letterario orientale ha sviluppato una poetica di tipo affettivo-espressiva secondo due principi fonadamentali: il kokoro (cuore, pensiero e spirito) e il kotoba (parole). Il kokoro del poeta è toccato da qualcosa nella natura o nella vita che lo fa esprimere in kotoba. Il lettore di queste parole è a sua volta toccato dal kokoro e può essere portato a esprimersi a sua volta. L’autore orientale non vuole ricreare mimeticamente il mondo ma trasmettere le sue esperienze emotive a parole, in questo sistema c’è già la ricezione in quanto poeta, lettore ed espressione condivisa sono integralmente presenti. Esistono tre tipi fondamentali di letteratura o generi ed ogni opera di una certa complessità presenta tracce o tratti tipici anche dei due generi letterari a cui non appartiene.
letteratura comparata di essere rimasta chiusa nel sistema culturale occidentale e che a causa del colonialismo e dell’ eurocentrismo la disciplina ha cercato di annientare le caratteristiche proprie delle culture nazionali asiatiche, africane, latino-americane. A partire dagli anni ’80 alcuni compartisti hanno superato le teorie eurocentriche e l’ideologia colonialista. In Africa, Asia, e America Latina la letteratura comparata è fiorita grazie all’avvento dell’era post-coloniale e delle teorie post-strutturaliste. Con l’avvento dell’era dell’informazione si è realizzata la trasmissione culturale ad alta velocità. La nuova tendenza generale è il multiculturalismo che ha dato vita al nuovo internazionalismo della letteratura comparata, che si è decolonizzata, e che deve rinnovarsi proponendo nuove teorie. Gnisci afferma che la letteratura comparata è la disciplina per decolonizzarci da noi stessi intendendola come una forma di educazione per imparare dagli altri anche su noi stessi. Crede che nel mondo post coloniale gli intellettuali europei debbano liberarsi dalle proprie inclinazioni coloniali accettando la logica del confronto , costituita sull’ uguaglianza. Il problema dei paesi che sono stati colonizzati è quello di come rapportarsi alla propria cultura tradizionale al fine di restaurarla dopo che è stata sradicata, e di diffonderla. Questa tendenza spesso porta con sé un sentimento estremo di appartenenza nazionale, credendo la sua cultura superiore alle altre, un nazionalismo di ritorno. Un esempio è la cultura cinese, antichissima e illustre: molti credono che la Cina debba alzare la testa e mostrare la sua unicità al mondo, ritengono che l’eurocentrismo abbia lasciato il posto al centrismo orientale. Questo modo di pensare riproduce in un’epoca gli errori delle teorie eurocentriche passate. L’incontro tra la cultura orientale e quella occidentale deve essere uno scambio volontario a due sensi che porti al beneficio , conoscenza e uso reciproci alla base del nuovo internazionalismo della letteratura comparata. Si intende reinterpretare con coscienza contemporanea la cultura già costituita del passato, investendola di nuovi significati. La cultura è un continuo processo evolutivo in costante formazione. Ogni cultura diventa matura grazie all’influenza di altre culture. La cultura cinese dovrebbe essere attuale e comprensibile al mondo moderno e dovrebbe progredire al contatto col mondo. Nel contato culturale si pone il problema di quale lingua usare per comunicare: se si parla con il linguaggio straniero la cultura natia viene trasportata dentro il sistema culturale straniero perdendo le sue caratteristiche peculiari; se si comunicasse con il linguaggio della propria cultura non si verrebbe compresi e sarebbe difficile trovare una propria lingua culturale incontaminata. Considerando la teoria della rifrazione di Bourdieu in The Field of Cultural Production 1983 , la letteratura forma un proprio campo di produzione, pertanto i fenomeni sociali esterni vengono rifratti e mutano forma, come un bastoncino nell’acqua che per la rifrazione subisce ai nostri occhi una deformazione. Questo vuol dire che la cultura A immersa nella cultura B è soggetta alle scelte di quest’ultima e muta in base al suo modo di interpretarle. Ogni cultura può assorbire e trarre beneficio da tutte le altre attraverso i misreading e le interpretazioni forzate, le quali sono il primo passo verso la conoscenza, in quanto le differenze non vanno eliminate per mantenere l’ alterità. Non è necessario
che la Cina venga compresa come i cinesi, solo bisogna trarre giovamento da ciò che interessa. Russel in The problem of China afferma che l’ interscambio tra differenti culture costituisce la pietra miliare dello sviluppo della civiltà umana. Tutte le culture hanno assorbito elementi da altre, così come Roma dalla Grecia, divenendo altro da ciò che erano state prima di allora. Lo sviluppo futuro della cultura mondiale porterà alla coesistenza di più culture nazionali aventi caratteristiche diverse. Cercare di risolvere insieme i problemi dell’umanità potrebbe rappresentare una via di mezzo tra le culture, nonostante le molteplici differenze si arriverà ad elaborare congiuntamente un nuovo concetto di umanità. La letteratura affronta temi comuni all’umanità, ai quali ogni individuo dà risposte diverse in base alla propria esistenza storica e al proprio pensiero. La cultura occidentale si è formata anche sulla base dei beni e delle ricchezze dei paesi colonizzati assorbendone risorse spirituali, dunque rifiutare ogni influsso occidentale non è concepibile così come il tribalismo culturale, il chiudersi nel proprio giardino culturale. Dayun cerca di bilanciare la tensione tra nazionale e internazionale, considerando la chiusura cinese degli anni ’90 con rischio di nazionalismo da evitare. Le teorie occidentali una volta penetrate nel contesto cinese sono state modificate e filtrate mutando forma nella pratica artistico-letteraria. Le teorie valide hanno una loro universalità , nel contesto della globalità non ha più importanza sapere dove nasce una teoria, basta che sia utile a risolvere i problemi. La produzione culturale nei territori semi-colonizzati non poteva sottrarsi all’egemonia coloniale, ora nel contesto post-coloniale esse arricchiranno la propria cultura di nuove interpretazioni contribuendo allo sviluppo della cultura mondiale. Prima i compartisti mantenevano un atteggiamento di distanza dalle culture orientali, ora molti hanno iniziato a seguirle con interesse. Ciò spinge a spronarci a riscoprire i caratteri della nostra cultura nazionale attraverso il reciproco interpretarsi che costituisce il progresso. La teoria ha un carattere internazionale e la base dell’internazionalità e la nazionalità. Spiega le somiglianze e diversità tra le opere e chiarisce i principi secondo i quali si collocano nella storia. Raccoglie il sapere letterario e ottiene nuovi risultati facendo uso di queste teorie. Nell’interscambio tra teorie letterarie nazionali diverse si forgiano concetti, categorie e temi nuovi, e attraverso il contrasto si rivela il vero valore di ogni poetica nazionale. IMAGOLOGIA E TRADUZIONE - Paolo Proietti La traduzione accosta due culture differenti, come la comparatistica. Riveste un ruolo importantissimo spesso non preso in considerazione. Steiner afferma che la letteratura comparata è un’arte della comprensione imperniata sulle possibilità e sulle sconfitte della traduzione. Il verbo tradurre viene da traducere , che contiene in sé il suffisso trans che vuol dire oltre, dunque significa condurre oltre, ed ha affinità epistemologiche con il verbo tradire che contiene lo stesso suffisso trans.
relazioni umane non ci sono più, l’ olocausto riduce gli esseri umani allo stato animale, in quanto reagiscono solo agli istinti primordiali. La natura ibrida del testo tradotto, in quanto espressione di molteplici voci quali autore, traduttore, editore, pubblico, riveste un forte interesse di carattere comparatistico. Le immagini dell’altro che emergono sono considerate per il loro carattere extra-letterario e per la loro capacità di condizionamento dei processi scritturali su cui si fonda l’opera. Paolo Proietti fornisce un’analisi delle dinamiche di influenza che le immagini dell’altro giocano nei processi di costruzione del testo tradotto, dalla scelta del testo da tradurre alla lettura della traduzione da parte del pubblico. L’era della globalizzazione e delle migrazioni di massa implica necessariamente l’ intermediazione linguistica e dunque la traduzione. Il trasportare parole ed espressioni da una lingua di partenza ad un’altra di arrivo assume la dimensione di un’attività complessa che cerca di creare un ponte tra universi culturali diversi, prossimi o distanti nel tempo e nello spazio. L’ imagologia incontra la traduzione : fissare per iscritto immagini, percezioni collegate all’idea e all’immaginario che una comunità hanno dell’alterità, si traduce in un’operazione di arricchimento del proprio sé e dell’altro. Il testo tradotto è l’attestazione di un incontro che si è compiuto tra due o più culture che il testo letterario ha mediato attraverso la codificazione di elementi tematici, linguistici, morfologici, storici e culturali. E’ importante applicare il metodo imagologico alla traduzione, anche per capire la natura delle immagini, se provengono dal testo originale o sono state introdotte o modificate dal traduttore. L’imagologia non si occupa soltanto del processo di costruzione delle immagini, ma ne indaga anche la loro portata all’interno di un testo letterario e le relazioni che il testo intrattiene con il contesto. Lo studio delle immagini è al centro di molte prospettive scientifiche a causa dell’era storica in cui viviamo: l’essere circondati da immagini determina la tendenza a sviluppare un modello di pensiero costruito per immagini. Renee Wellek considerava l’indagine imagologica una forma di sociologia, in quanto la sua era la prospettiva del close Reading e dunque l’analisi delle opere è circoscritta al testo. Leersen in Imagology riconosce all’imagologia un valore euristico , la capacità di uno sguardo d’insieme. Ritiene necessario un percorso diacronico di storicizzazione dell’analisi. Pageaux vuole sondare in profondità la relazione tra l’immaginario letterario e la dimensione emozionale dell’essere per analizzare come un insieme di simboli scritti si traduca nel testo in un insieme di immagini concettuali utilizzate per descrivere l’altro. L’immaginario è uno spazio di intertestualità nel quale si trattengono e si rielaborano elementi testuali. L’immagine si configura come uno strumento linguistico attraverso il quale si esprime il nostro immaginario. Il suo valore referenziale , ossia il fatto che essa rimandi a un’idea, fa dell’immagine un simbolo. Pageaux studia le relazioni gerarchiche che si instaurano nel confronto fra l’identità che osserva e l’alterità osservata.
Barthes in Mythologies 1957 afferma che l’immagine è un contenitore di simboli , è il prodotto di un processo di significazione della realtà. Ogni significato è espressione di un’immagine attraverso la quale si manifesta un immaginario, una visione parziale e soggettiva della realtà. Nei processi di costruzione delle immagini influiscono molti fattori: pregiudizi, tradizioni, convenzioni culturali, abitudini sociali, il potere politico. Le immagini hanno un enorme potere nel modellare le relazioni umane a vario livello e con molti strumenti, ossia con i canali di comunicazione impiegati. Steiner in After Babel sostiene che la traduzione rientri nella fenomenologia della comunicazione e che ogni modello di comunicazione è al tempo stesso è un modello di traduzione , di trasferimento verticale o orizzontale di un significato. L’imagologia fornisce un valido sostegno agli studi sulla traduzione grazie ai suoi strumenti metodologici e il suo approccio testuale di tipo multidisciplinare. Dyserinck in Sul problema di images e mirages e le loro analisi nel contesto delle letterature comparate intuisce la fecondità dell’approccio sociologico-letterario nella valutazione del rapporto opera-lettore e afferma l’esigenza di analizzare i meccanismi attraverso i quali l’immagine letteraria di una nazione è in grado di influenzare i giudizi e i pregiudizi su di essa. La sua teorizzazione sulle immagine letterarie poggia sulla persistenza di talune immagini in determinate opere; il ruolo di mediazione delle immagini nella diffusione delle opere letterarie e oltre l’ambito letterario nazionale; il riconoscimento del valore illusorio di certe immagini allestite su pregiudizio le quali inducono a un’interpretazione del testo letterario disturbata dall’ ideologia. Le immagini letterarie circolano nell’immaginario e creano comportamenti nella realtà. L’analisi delle immagini dell’altro gioca un ruolo importante nei processi traduttivi e a loro volta le traduzioni esercitano un ruolo attivo, un effetto trasformato sull’immagine esistente o affiorante dell’altro. Secondo Dyesrinck le pratiche di Imagebildung (formazione delle immagini) esercitano un ruolo fondamentale sulle scelte interne alla traduzione. Autori e testi vengono tradotti perché corrispondenti all’ immaginario che di essi si ha nelle comunità verso le quali si traduce e avviene anche il contrario. Il ruolo di queste immagini unidirezionali esercita un’influenza sui processi di selezione di autori e testi, sulle pratiche di loro rappresentazione in quanto l’immagine di un autore e l’idea che ad essa si associa, guidano il traduttore nei processi produttivi e dunque possono rilevarsi fenomeni di distorsione nella percezione dell’altro. L’immagine dell’altro esercita un ruolo potenzialmente formativo precedentemente al processo traduttivo, durante il processo traduttivo e durante il processo di ricezione del testo. Ad un primo livello, preliminare alla traduzione vera e propria, l’immaginario d’attesa del pubblico verso il quale si traduce condiziona l’ editore o il traduttore in merito alla scelta dei testi. L’immagine dell’altro entra in una logica di condizionamento o interferenza con le norme di carattere letterario ed estetico che determinano la scelta traduttiva di editori e traduttori. Il testo tradotto diventa espressione di dinamiche che si sono prodotte preliminarmente alla sua stesura, fattori come la tipologia testuale, la comunità dei lettori, la sua aspettativa di lettura, le case editrici esercitano un
ricordano. Nella descrizione della città di Cagliari ambedue ricorrono alla stessa immagine, quella di associare la città a Gerusalemme. Per entrambi la Sardegna acquista una dimensione mitica , collegata ad un passato primordiale e alla felicità dell’infanzia. In Lawrence si assiste al tentativo di realizzare in quel presente la dimensione irreale del passato, mentre Vittorini la elegge a luogo privilegiato per la sperimentazione delle capacità creative dell’uomo. Dal punto di vista stilistico la differenza è più marcata: Lawrence ha un tono giornalistico/cronachistico mentre Vittorini è più lirico. L’immagine dell’altro incide preliminarmente a livello generale nell’orientare scelte traduttive in momenti particolari. Un altro esempio sono le traduzioni che Pavese fece di Joyce , le quali esercitarono un’influenza sulle sue scelte di scrittura più delle sue esperienze di vita. All’ultimo livello, se il pubblico per il quale si traduce non ha familiarità con la cultura che si sta traducendo e l’immagine dell’altro non è formata, la traduzione può fortemente influenzare questo processo immaginario, condizionando la costruzione di una nuova immagine. Nel 2010 Johan Soenen fornisce un esempio sull’immagine della letteratura turca nelle Fiandre. L’immagine del turco che il lettore medio belga e olandese ha è collegata a situazioni brutali in una società arcaica, violenta e selvaggia. E’ uno sguardo unidirezionale e caricaturale derivato dalla scelta operata dalla case editrici nel selezionare testi letterari per la traduzione. Il contenuto ideologico dei testi, per lo più di scrittori emigrati per ragioni sociopolitiche o economiche, su violazione dei diritti umani, ruolo delle donne nella società, la questione curda, hanno attirato l’interesse di editori e traduttori più della loro qualità letteraria. La traduzione ha giocato un ruolo formativo o trasformativo significativo nell’immagine del turco in Europa oggi. Le immagini dell’altro possono essere mantenute, rinforzate, modificare, cambiate completamente nel compiersi del paradigma traduttivo dalla selezione del testo alla sua ricezione. IMAGOLOGIA INTERCULTURALE - Nora Moll L’ imagologia è lo studio dell’immagine dell’altro, dello straniero, nel testo letterario. Gli studi vertono soprattutto sulle forme di rappresentazione letteraria, ma in crescente misura artistica e mediale. L’ immagine letteraria si inserisce in una rete di rimandi alle strutture dell’ immaginario individuale e collettivo. Nasce nella scuola positivistica francese nell’ambito delle ricerche legate alla psicologia dei popoli sviluppando metodologie molteplici. Un forte impulso alla disciplina avviene negli anni ’60 e ’70 , di fronte a una situazione sociale e politica in continuo e rapido cambiamento verso realtà multiculturali e ibride. Fin dagli esordi è una disciplina europea , inizialmente circoscritta solo alle grandi nazioni europee, alle relazioni spirituali tra le nazioni guida. Dyserinck e i compartisti di Aquisgrana hanno effettuato una demistificazione delle immagini letterarie e culturali riguardanti le nazioni piccole e di confine, come il Belgio e la Svizzera, e le regioni multietniche e multi-linguistiche. E’ una demistificazione dello
stesso concetto di nazionalità , in quanto ne rivelarono la natura dialogico-differenziale per la quale la visione delle altre nazioni, idealizzante o disprezzante, è un mezzo per definire la propria identità collettiva. L’immagine che si ha di un altro popolo è legata all’immagine che si ha di sé. Lo scopo è contribuire a una migliore intesa tra le popolazioni europee e alla costruzione di una nuova coscienza collettiva. Pageaux ha posto l’accento sulla necessità di superare il solo ambito letterario per condurre studi sull’immaginario, per lui l’immagine è espressione delle differenze tra due realtà culturali, è al centro di uno studio delle attitudini mentali di una collettività. L’imagologia è uno strumento per analizzare criticamente le rappresentazioni reciproche della collettività umana su un piano sia inter che intra culturale. La letteratura sviluppa diverse modalità di traduzione dell’ alterità , in maniera simbolica o stereotipata con un determinato lessico. Lo stereotipo è una visione semplificata ma largamente condivisa su una persona o un aspetto della realtà, mentre l’immagine letteraria, che può essere di un altro paese ( etero-image ) o della propria popolazione ( auto-image ), è creata da elementi ideologici, estetici e intertestuali che interagiscono. La ricerca imagologica spazia dall’analisi lessicale alla comparazione di una serie di testi, messi in relazione sincronica o diacronica, fino ad arrivare a delle conclusioni sul macro-testo della cultura che guarda ciò che è diverso da sé. Indaga su come le culture sono riuscite a stabilire un dialogo o come una determinata collettività si è impegnata a sopprimere ideologicamente o materialmente l’altra. Esiste un lessico dell’alterità caratterizzato da aggettivazioni ricorrenti. Prevale un punto di vista europeo e eurocentrico , sono le nazioni europee a guardarsi e definirsi reciprocamente, o è l’Europa a guardare altrove senza un writing back che mettesse in discussione il secolare desiderio di supremazia Europea riflesso nelle sue letterature. Lo studio delle vere differenze è al centro degli studi post-coloniali emersi alla fine degli anni ’70 , con Orientalismo , lo studio di Said sulla rappresentazione mistificatoria dell’Oriente nell’immaginario occidentale e sulle implicazioni politiche e istituzionali di tale processo culturale secolare. E’ caratterizzato da un engagement culturale, egli mette in primo piano la sua identità palestinese , mentre l’imagologia propone l’esigenza di neutralità culturale al fine di demistificare l’altro. Entrambi gli studi eclissano il valore estetico di un testo per evidenziare quello etico , operano lo smantellamento testuale al fine di individuare tracce ideologiche , costrutti simbolici e strutture profonde messe in relazione con altri testi e con il contesto storico- politico. Mirano a una decodificazione ideologico-letteraria e a una riflessione costruttiva sull’identità europea. L’attuale ritorno alla frammentazione identitaria interna all’Europa rende urgente una maggiore cooperazione internazionale e interdisciplinare. Di primaria importanza è la revisione del concetto di nazionalità , non più associato ai caratteri nazionali, ma come frutto di reciproche visioni. Sono state definite una serie di attitudini mentali rintracciabili nella rappresentazione individuale e collettiva dell’altro: la mania si verifica quando la realtà straniera è ritenuta