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questo documento contiene il programma completo di LATINO per la quinta superiore e l'esame di stato
Tipologia: Sintesi del corso
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Caricato il 12/10/2020
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lucio anneo seneca nasce a cordŏba in una famiglia di rango equestre. si trasferisce a roma in giovane età ed è lì che svolge la sua formazione retorica e filosofica. oratore di successo, ammirato e acclamato, suscita l'invidia di caligola a seguito di un discorso pronunciato nel 39 dc. seneca si guadagna anche le antipatie dell'imperatore successivo, claudio, per una questione di donne: viene accusato di adulterio dalla moglie del principe e condannato all'esilio in corsica, dove rimane fino al 49, quando viene richiamato a roma grazie all'intervento di agrippina, nuova moglie di claudio e madre di nerone. quest’ultimo sale al potere non ancora diciottenne e le fonti sostengono che seneca, insieme ad agrippina e al prefetto burro, è il vero reggente dell'impero in quegli anni. nel 59 nerone elimina la madre agrippina e nel 62 il prefetto burro muore in circostanze misteriose. a questo punto seneca decide di ritirarsi a vita privata per dedicarsi ai suoi studi. a seguito di una fallita congiura organizzata da pisone contro nerone, seneca viene accusato di tradimento. anche se probabilmente estraneo alla vicenda, seneca non attende l'esecuzione della condanna a morte e decide di togliersi la vita: fedele alla sua indole stoica, seneca affronta la morte con coraggio e nobiltà d'animo. la dottrina a cui seneca aderisce in tutte le sue opere è lo stoicismo. non esita tuttavia a criticarne alcuni aspetti, rivendicando l'autonomia del proprio pensiero. alla fine della vita, seneca si prepara a morire convinto che liberarsi della paura sia il compito ultimo del filosofo: chi è riuscito a liberarsi da ogni condizionamento esteriore ha conquistato l'autàrkeia (autosufficienza), propria del saggio.
seneca parla in prima persona e si rivolge a un unico interlocutore, solitamente il destinatario. tre hanno la forma della “consolazione”: ● consolatio ad marciam, rivolta a una ricca donna patrizia in lutto per il figlio, svolge temi tipici come la fugacità della vita, la necessità naturale della morte; ● consolatio da helviam matrem, dedicata a sua madre elvia, sofferente per la lontananza del figlio, scrive dall'esilio in corsica e la rassicura sulla sua condizione di esule; ● consolatio ad polybium: polibio era un potente consigliere dell'imperatore claudio ed aveva perso un figlio. nella consolazione, ai soliti temi, si aggiungono adulazioni e lodi col fine di ottenere il richiamo dall'esilio. due dialoghi in particolare permettono di analizzare l'evoluzione del pensiero di seneca: ● de tranquillitate animi: parla di come conciliare l'attività politica e pubblica con la riflessione filosofica. il saggio stoico deve infatti mettere la sua conoscenza al servizio della società; ● de otio: scritto dopo il ritiro dalla vita pubblica, avviene un cambio di prospettiva. interrogandosi sul dilemma tra impegno e disimpegno, tra vita attiva e vita contemplativa, seneca dichiara la superiorità della scelta dell'otium, e del fatto che un saggio non deve impegnarsi tranne che in circostanze particolari.
124 lettere il cui destinatario è lucilio. nonostante la forma epistolare, si tratta di veri e propri trattati di filosofia morale, considerati il capolavoro dell'autore. in esse seneca affronta moltissimi temi come il tempo, la morte, la paura, il dolore e la libertà. seneca, ormai anziano, ammette di aver scelto troppo tardi la vita contemplativa: nella sapientia risiedono la vera gioia e i veri valori. egli raccomanda a lucilio di astenersi da occupazioni frivole e moralmente inutili, limitare il contatto con la folla, riservandosi per pochi amici.
il dialogo “de brevitate vitae” risale probabilmente al 49, l'anno in cui seneca ritorna dall'esilio in corsica. l'autore vi affronta il problema della fugacità del tempo, contestando il luogo comune della brevità dell'esistenza umana e contrappone la massa, vittima del tempo poiché ne fa spreco, al saggio, che invece riesce a dominarlo: «non disponiamo di poco tempo, ma molto ne perdiamo» è il punto di partenza della sua riflessione. una valutazione quantitativa del tempo è tipica di chi ha una visione errata dell'esistenza, il saggio ne ha una qualitativa: non conta quanto ma come si vive. che la vita umana, confrontata con quella di molte specie animali, fosse breve (poiché l'uomo ha molti più fini degli animali), era un luogo comune. seneca contesta questa credenza spostando l'attenzione dal piano quantitativo e cronologico a quello qualitativo, giungendo alla conclusione che la vita è abbastanza lunga per chi sa vivere ogni istante. lo stolto si lamenta perché invece di dominare le cose che lo circondano, ne è dominato e paradossalmente
può giungere alla fine della vita senza aver mai davvero vissuto. il tempo dell'esistenza è diviso in presente, passato e futuro: ● il presente è l'unico di cui abbiamo il controllo: il saggio non rimanda a domani e non si preoccupa troppo del futuro. ● il passato ha il vantaggio di essere definitivo e immutabile. il saggio rievoca volentieri le proprie azioni virtuose. seneca divide quindi gli uomini tra impegnati in questioni futili e pratiche (che non si rendono conto del reale valore del tempo) e saggi che sanno come il tempo sia la nostra moneta più preziosa, l'unica cosa per cui valga davvero la pena essere avari. l'otium rappresenta l'ideale di vita contemplativa di seneca che permette al saggio di “immergersi” nel proprio tempo e viverlo: ritirarsi a vita privata e prendere tempo per sé e per la cura del proprio spirito. «la vita, se la sai usare, è lunga» è il monito dell'autore, che non si intende come cogliere l'attimo, ma come esortazione all'autoanalisi e alla consapevolezza. seneca affronta il tema del tempo anche in alcune delle lettere a lucilio, scritte in tarda età: la prospettiva che emerge è più serena, riflette sulla morte, sulla sua vita e in alcuni passi il filosofo suggerisce che, al contrario di tutte le cose, il tempo è ancora nelle nostre mani e si può esserne padroni.
seneca fa uso di tutte le strategie linguistiche tipiche dell'arte retorica. frequentissimo è infatti l'utilizzo di esempi, domande retoriche e una preferenza per i periodi semplici, più immediati. caratteristico di tutte le opere di seneca è il gusto per la sentenza e la frase ammonitrice al lettore affinché non sprechi i giorni della sua vita.
QUINTILIANO
quintiliano, originario della spagna, viene condotto a roma dall’imperatore galba. nella capitale svolge con successo diverse attività: diventa oratore giudiziario, insegnante di retorica (per volere di vespasiano) e precettore dei suoi pronipoti (incarico datogli dall'imperatore domiziano). dopo il susseguirsi di alcune disgrazie familiari, muore, nel 96 dc, alla fine della dinastia flavia.
l’unica opera giunta a noi completa è anche la più importante, l'institutio oratoria libri XII (la formazione dell’oratore), nella quale quintiliano espone i risultati della propria riflessione e della sua lunga esperienza di insegnante. il resto delle sue opere non è pervenuto: ● non pubblica i discorsi tenuti in tribunale; ● la sua prima opera, de causis corruptae eloquentiae (le cause della corruzione dell’eloquenza), analizza la decadenza dell’eloquenza (arte del parlare e dello scrivere) e ne individua le cause nello stile “corrotto” di seneca, troppo puntato su uno stile artificioso piuttosto che sui contenuti; ● ars rhetorica, due libri dedicati ai discepoli contenenti dispense del maestro pubblicate contro la sua volontà;
è un trattato di dodici libri, un’opera completa e sistematica che delinea la formazione dell’oratore fin dall’infanzia e tratta di tutti i problemi e gli argomenti attinenti all’attività oratoria. l'opera di quintiliano, dunque, è molto simile a un manuale scolastico. la concezione della retorica si pone sulla linea di quella ciceroniana: formare, oltre al perfetto oratore, cittadini e uomini moralmente esemplari. dopo il proemio, quintiliano dedica i primi libri allo studio della grammatica, all'insegnamento della retorica e alle sue funzioni. nel corpus principale dell’opera troviamo le partizioni fondamentali di questa disciplina: ● si divide in sei procedimenti: inventio, dispositio, elocutio, aptum, memoria, actio; ● può distinguersi in tre generi di discorsi: deliberativo, epidittico, giudiziario; ● può avere tre finalità diverse: docere, movere, delectare. quintiliano trova le cause della decadenza dell’oratoria:
dopo gli studi, plinio il vecchio si ritira a vita privata per evitare lo strapotere di nerone e inizia la sua carriera politica soltanto con vespasiano. la sua ultima mansione gli costa la vita: rimane infatti vittima dell'eruzione del vesuvio del 79. è considerato il più grande "scienziato" romano, anche se si rifiuta di assumere questo titolo poiché le sue scoperte si basano sull'osservazione di eventi casuali. la naturalis historia è l’unica opera scritta da plinio, un lavoro enciclopedico diviso in 37 libri ai quali e gli dedicò un intenso lavoro di schedatura. essa ha un carattere discontinuo in quanto si tratta di un'enciclopedia universale.
vitruvio è ufficiale del genio sotto cesare e addetto alla costruzione di macchine da guerra. quando andrà in pensione si dedicherà alla composizione del suo trattato, il de architectura: la prima trattazione sistematica della materia. divisa in 10 libri, parla dei luoghi e dei materiali da costruzione, degli edifici sacri, degli edifici pubblici e dell'edilizia privata.
columella, nato in una famiglia di grandi proprietari terrieri, viene oggi ricordato per la stesura del de re rustica. l'agricoltura per i romani è un ideale di vita; da quanto scrive columella, l'acquisto di un podere implica una serie di conoscenze e competenze: la salubrità del clima, l'orientamento degli edifici, la disposizione degli ambienti, tutti elementi fondamentali per il miglioramento della qualità di vita. il “de re rustica” rientra nella trattatistica di agricoltura e completa la linea che parte con il “de agri cultura” di catone, che parla dei piccoli proprietari terrieri, e prosegue con il “de re rustica” di varrone, che parla del latifondo. columella scrive invece nel periodo della crisi dell'agricoltura e tenta di porvi rimedio:
TACITO
55 dC - 117 dC
monografia dedicata al suocero giulio agricola, composta dopo la morte dello stesso. è divisa in tre parti.
scritta durante l’impero di traiano, è una monografia divisa in due parti:
è un dialogo ciceroniano, ovvero parla di filosofi e letterati che si riuniscono per discutere su vari temi. al termine dell’opera l’autore era solito condividere la tesi di un personaggio, argomentandola ulteriormente. i temi di quest’opera vertono su:
tramite il metodo annalistico vengono narrati gli avvenimenti del periodo che va da galba alla morte di domiziano (quindi storia contemporanea dell’autore, raccontata con grande drammaticità). il principato, in quest’opera, risulta essere un male necessario: dopo la battaglia di azio era necessario che il potere si concentrasse nelle mani di una sola persona perché il popolo romano non era stato in grado di gestire la libertà della repubblica. l’imperatore costituisce quindi un’alternativa alla libertà del senato e la contrapposizione di questi due poteri portò alla costante lotta tra servilismo e ostilità (che non ebbe alcun vantaggio).
tramite il metodo annalistico vengono narrati gli avvenimenti del periodo che va dalla morte di augusto fino alla morte di nerone. nonostante sia un’opera successiva alle historiae, narra di un periodo precedente. ciò accade perchè tacito non si sentì soddisfatto dell’analisi del principato compiuta nelle historiae e reputò opportuno andare ancora più a fondo, partendo dalle sue origini (con la dinastia giulio-claudia). ancora una volta chiarisce il suo pensiero: il principato è un male necessario, ma gli imperatori della dinastia giulio-claudia, a causa delle loro azioni, furono giudicati negativi e inadatti a rappresentare il popolo romano. nasce in tacito il pessimismo. il malgoverno portò infatti a tirannidi, corruzione e ribellioni. la fine della libertà viene quindi a coincidere con la decadenza morale che era partita dagli imperatori stessi e si era poi diffusa in tutto il popolo.
tacito è uno storico che non si appoggia ad alcuna corrente filosofica; egli studia i comportamenti dell’uomo “ sine ira et studio ” cioè “senza rancore nè favore”, concentrandosi sull’ambito politico e sulle vicende storiche a lui vicine nel tempo (l’impero). la religione non è assente nelle sue opere, gli dei vengono citati spesso ma non vengono inquadrati come il motore degli avvenimenti: dei comportamenti umani è responsabile soltanto l’uomo. per questa ragione possiamo definire laica e scettica la prospettiva adottata da tacito, il cui scetticismo riguardava sia il soprannaturale che l’umano.
l’opera di tacito rientra nella storiografia pragmatica, che consiste nell’arrivare alla conoscenza di un evento tramite la conoscenza delle cause che lo avevano provocato. molto spesso però, durante l’impero, le reali cause di un evento erano “segreti del potere” e non tutti ne erano a conoscenza. il pragmatismo di tacito è però condizionato da tre filtri:
ebbe particolare fortuna nella germania nazista (dal 1945 i tedeschi non ne hanno più fatta menzione). ovviamente l'intento di tacito non era l’odio razziale, la sua opera fu mal interpretata dai nazisti. in realtà i romani non conoscevano nemmeno la parola "razza": gli imperatori di diverse etnie (settimio severo era africano), l'espansionismo, l'allargamento della cittadinanza e l'ellenizzazione sono tutti fattori che dimostrano che i romani non erano razzisti. molti aspetti degli antichi costumi germanici di cui parla tacito furono strumentalizzati dai nazisti: ➔ la posizione della donna: durante il terzo reich la donna era considerata la sacerdotessa della famiglia; ➔ la poligamia: diffusa tra i germani, ma non tollerata dai tedeschi, che cercano di giustificarla in diversi modi: ◆ era solo dei germani e veniva punita ◆ quintiliano disse che era più diffusa nei galli che nei germani; ◆ l'espressione latina non era riferita ai pederasti ma a coloro che rifiutavano il servizio militare.
EPISTOLOGRAFIA
l'epistola di plinio il giovane permette di conoscere fatti e problemi estranei alla visuale dei maggiori generi letterari latini, proponendo ambienti, personaggi, avvenimenti riguardanti persone comuni e accostando dati reali a pettegolezzi e particolari inediti. il genere epistolare ha precedenti sia nella letteratura greca (platone ed epicuro) che in quella latina (le lettere di cicerone vengono ricordate per il loro equilibrio tra la componente informativa e il taglio letterario dell'opera).
nasce a como da una famiglia facoltosa e, dopo essere rimasto orfano di padre, viene adottato dallo zio materno plinio il vecchio. riceve l'istruzione oratoria e si fa strada nella carriera pubblica sotto domiziano, fino a raggiungere il rango senatorio. sotto traiano diventa governatore della bitinia fino al 113, anno della sua morte. soprattutto in ambito educativo plinio si dimostra pronto a farsi carico e affrontare con umanità i problemi che gli vengono sottoposti. alcune debolezze che plinio mostra nei suoi scritti sono la vanità e l'autocompiacimento, tipici della mentalità romana del tempo.
si tratta dell'unica orazione a noi giunta, in essa l'autore propone un modello di comportamento per i futuri imperatori, basato sul mantenimento di buoni rapporti con il senato e il ceto equestre.
l'opera più importante di plinio è una raccolta di 247 le lettere divise in nove libri, ai quali fu poi aggiunto un decimo libro contenente le 121 lettere riguardanti la corrispondenza di plinio con l'imperatore negli anni del suo governo in bitinia. le lettere dell'epistolario, nonostante siano state concepite per essere pubblicate, sono delle vere e proprie missive.
BIOGRAFIA
questo genere, come l'epistolografia di plinio, permette di conoscere tutti gli aspetti che non vengono inclusi nei generi letterari più importanti, sia dati reali, ma anche pettegolezzi. le origini della biografia risalgono alla scuola peripatetica greca, che seguiva la teoria di aristotele secondo cui la condotta di un uomo dipende dalle sue qualità morali. a roma la biografia acquista prestigio soprattutto durante l'età imperiale (con le narrazioni delle vite degli imperatori).
originario di famiglia equestre, diventa avvocato e conosce plinio il giovane, grazie al quale entra a far parte della corte di traiano. sotto adriano diventa addetto alla corrispondenza dell' imperatore. dopo l’esonero da questo incarico, non si hanno più sue notizie.
le opere più importanti di svetonio sono le biografie, in particolare: ● de viris illustribus: raccolta di biografie di letterati latini (poeti, oratori, storici e filosofia); ● de vita caesarum: contiene le biografie dei primi 12 imperatori. tutte le vite narrate da svetonio seguono uno schema fisso che gli permette di delineare al meglio i profili:
LA VOCE DI CHI NON HA VOCE
la letteratura latina è legata ai ceti superiori, nei quali raramente si parla del mondo quotidiano. nel nostro tempo la mentalità e i gusti della gente comune sono amplificati dei mezzi di comunicazione, dei quali l'antichità era sprovvista: sta agli storici moderni raccogliere e ricostruire le voci dei deboli. nonostante ciò non è possibile risalire direttamente alla mentalità dell’uomo comune, perché anche queste testimonianze sono state filtrate dalla letteratura e non possono essere considerate pienamente attendibili. tre generi letterari - favola, satira ed epigramma - condividono la voce del malcontento sociale, “la voce di chi non ha voce” ma anche in questi casi, nonostante l'autore tratti la dimensione umile e quotidiana della vita, non è detto che egli scriva dal punto di vista dei ceti umili.
LA FAVOLA
è un racconto essenziale i cui protagonisti della favola sono animali, allegorie, ognuno dei quali rappresenta un vizio o una virtù umana. la morale della favola può essere implicita o esplicita, in questo secondo caso può precedere la narrazione (promitio) o seguirla (epimitio). la favola aveva già trovato un primo esponente in esopo, scrittore greco. altri autori latini che hanno pubblicato favole sono lucilio e orazio, ma si tratta di racconti inseriti all'interno di altri generi.
fedro giunge a roma come schiavo, poi diventa liberto di augusto. della sua produzione ci sono pervenuti 5 libri per un totale di 93 fabulae, ma si pensa che una parte di esse sia andata perduta. fedro è il primo a pubblicare una raccolta di favole poetiche che denunciano il disagio delle classi subalterne. tuttavia la protesta di fedro non presenta mai un progetto di cambiamento. anche la lingua è lo stile utilizzato nelle favole sono al servizio della conclusione morale: il metro è il senario giambico, che da ritmo alla composizione, veloce dalla brevitas. la morale della favola a volte è tanto rapida da avvicinarsi al proverbio.
LA SATIRA
le origini di questo genere letterario risalgono a lucilio, mentre il suo perfezionamento lo dobbiamo all'opera di orazio. la satira viene ripresa in età imperiale da persio e giovenale.
persio vive dalla morte di tiberio fino all'impero di nerone. la sua opera viene apprezzata dai contemporanei nonostante l'oscurità dei suoi testi, amata degli autori cristiani medievali per la sua intransigenza morale ma ridimensionata dalla critica moderna. la poesia di persio si basa sul disgusto per la triste situazione morale del tempo in cui vive. nonostante egli percepisca il disagio della corruzione, gli sfuggono le motivazioni che condizionano i comportamenti della società (argomenti e motivazioni che mancano nei suoi scritti, rendendoli per certi versi superficiali).
tuttavia, mentre petronio rappresenta il vagabondare del suo protagonista, encolpio, senza offrire alcuna speranza di miglioramento, il viaggio di apuleio può essere interpretato come un itinerario di salvezza spirituale.
è un eccentrico personaggio di corte, appartenente alla cerchia più stretta di nerone. il suo status sociale spinge il prefetto del pretorio ad accusarlo di essere stato favorevole alla congiura dei pisoni, così petronio, certo della condanna, preferisce il suicidio. non è certo sia lui l’autore del satyricon, la sua è un’identificazione suggerita dai riferimenti (presenti nell’opera) a personaggi vissuti sotto nerone.
è una narrazione comico-satirica, mista di prosa e versi, giunta a noi incompleta. il protagonista della vicenda è encolpio, insieme all’amante gitone e all’amico ascilto. in un implicito antefatto della vicenda, encolpio deve aver arrecato una grave offesa a priapo, dio della sessualità maschile, che ora lo perseguita. l’inserimento del satyricon nel genere romanzesco è difficile per varie ragioni:
la descrizione degli ambienti, dei personaggi e dei loro valori rendono chiaro l’intento realistico dell’opera, che però non deve essere intesa come un’analisi critica della società. il tono del satyricon resta sospeso tra leggerezza e serietà, tra giochi letterari e amarezza per la decadenza del tempo. fondamentale è il tema del viaggio, fondato sull’alternativa di spazi aperti e luoghi chiusi (visti dai protagonisti come posti sicuri che però si rivelano delle trappole da cui fuggire). il viaggio di encolpio, tuttavia, degenera nel vagabondare alla ricerca di punti fermi in un mondo privo di certezze.
caratteristica dell’opera sono i vari registri linguistici, utilizzati in relazione al livello sociale dei personaggi:
apuleio nasce in africa settentrionale e fin da giovane si mostra interessato per la filosofia e i riti misterici. in viaggio verso alessandria apuleio viene ospitato da un vecchio amico, di cui sposa la madre vedova. dopo pochi anni l’amico muore e i suoi parenti lo accusano di aver sedotto la donna con la magia per potersi impadronire della dote e dell’eredità. durante il processo apuleio viene accusato di magia, la cui condanna è la pena capitale, ma riesce a difendersi ed essere assolto tramite un’orazione. in seguito viene eletto sacerdos provinciae a cartagine e qui completa il suo capolavoro, le metamorfosi. muore nel 170 a cartagine. l’età in cui vive apuleio, nonostante venga identificata come un’età di pace e prosperità, è anche segnata da una profonda crisi spirituale: iniziano ad emergere atteggiamenti individualistici, nuove esigenze e timori che si tentano di allontanare tramite forme di misticismo e culti orientali.
➔ de mundo: l’opera filosofica più antica a noi pervenuta; ➔ de platone et eius dogmate: contiene una sintetica esposizione della dottrina platonica; ➔ de deo socratis: apuleio espone una teoria demonologica; ➔ apologia: divisa in due libri, è l’orazione giudiziaria con la quale apuleio si difende in tribunale; ➔ florida: un testo contenente 23 declamazioni pubbliche, le cui tematiche sono costanti e puntano a suscitare l’applauso del pubblico;
intitolata anche metamorphoseon libri XI o asinus aureus, è l’unico romanzo latino pervenutoci interamente. narra la storia di lucio che, per un errore di una maga, si ritrova mutato in un asino. alcuni briganti lo rapiscono, insieme ad una vecchia e una fanciulla alla vigilia delle sue nozze. per consolarla, la vecchia le racconta la storia di amore e psiche (che occupa il centro del romanzo): un re ha tre figlie, la minore delle quali, psiche, è di tale bellezza che venere ordina al proprio figlio amore di punirla. il dio però se ne innamora e i due iniziano una relazione, ma lei non ha il permesso di vedere chi sia il suo amato. istigata dalle sorelle, una notte psiche infrange il divieto e contempla il suo sposo. per errore lo sveglia e lui è costretto a fuggire. psiche deve affrontare terribili prove, finché viene assunta in cielo come sposa del dio. la narrazione principale riprende: il futuro sposo della fanciulla riesce ad imbrogliare i briganti, i due si sposano, ma lucio apprende in seguito la notizia della loro tragica morte. intanto l’asino vive diverse disavventure: viene venduto prima a corrotti sacerdoti, ad un mugnaio, ad un ortolano, ad un soldato, ad un cuoco e infine ad una matrona. ormai celebre, fugge e si addormenta in un porto. qui sogna la dea iside che gli suggerisce un modo per ritornare uomo e il giorno dopo, durante una processione, lucio si avvicina ad un sacerdote di iside che gli offre una corona di rose. lucio ritorna uomo e, attraverso una triplice iniziazione diventa sacerdote di iside e osiride.
fino al libro X l’opera appare come un romanzo realistico il cui scopo e l‘intrattenimento del lettore. il libro XI propone invece un motivo misterico che cambia la prospettiva dell’opera: il romanzo diventa un iniziazione religiosa che ripercorre le prove a cui il protagonista è sottoposto prima di poter diventare sacerdote di iside e osiride. con questa scelta apuleio riesce sia a rispondere alle esigenze di un pubblico ampliato, sia a fornire un messaggio di speranza. ancora oggi si hanno dei dubbi circa l’autenticità della narrazione: luciano di samosata, scrittore greco, ha prodotto un’opera con la medesima vicenda delle metamorfosi, a sua volta ispirata al romanzo di lucio di patre, andato perduto. si ritiene che apuleio si sia ispirato a questi testi per la vicenda dell’uomo-asino, mentre sono autentiche la storia di amore e psiche e il libro XI.
anche lo stile del romanzo risente delle tendenze dell’epoca: apuleio utilizza un linguaggio elaborato e artificioso, che alterna arcaismi, neologismi, termini poetici e figure di suono. le frasi sono composte sia da espressioni colloquiali che da stile elaborato, che prende le distanze dall’ideale classico
LA TARDA ANTICHITÀ
dopo la morte di commodo sale al trono settimio severo, di origine africana. egli instaura un regime assoluto ereditario e promuove alcune riforme, tra cui l’imposizione dell’annona militare, una nuova tassa che imponeva ai contadini il versamento di una quota fissa del loro raccolto per rifornire l’esercito.
alla morte di settimio severo sale al trono il figlio caracalla, che estende la cittadinanza a tutti i sudditi liberi dell’impero. anche se questo provvedimento mirava ad aumentare il numero di contribuenti al fisco, esso mantiene comunque un forte valore simbolico. il nome di caracalla è anche legato alle terme che fa costruire a roma. la dinastia dei severi si conclude con le figure di eliogabalo e alessandro, entrambi imperatori di basso profilo.
PAGANESIMO E CRISTIANESIMO
parallelamente al declino della cultura pagana avviene il consolidamento della cultura cristiana, affermato definitivamente dagli editti di costantino. il trionfo del cristianesimo non implica solo un cambiamento religioso ma anche un capovolgimento sociale: il messia cristiano appartiene infatti ad una classe sociale estremamente povera e la sua vittoria va a costituire una sorta di riscatto sociale per la popolazione romana.
STORIOGRAFIA
la storiografia tardoantica è caratterizzata dalla diffusione di compendi e biografie: ● breviarium ab urbe condita: un compendio utilizzato specialmente nelle scuole data la sua semplicità; ● historia augusta: raccolta delle biografie di trenta imperatori che riprende lo stile di svetonio andando a ricercare pettegolezzi ed episodi curiosi.
riceve un’educazione retorica e si dedica alla carriera militare, partecipando a numerose campagne. decide poi di trasferirsi a roma, dove approfondisce la conoscenza del latino e inizia a scrivere la sua opera. le res gestae sono una continuazione delle historiae di tacito, in cui ammiano affronta le vicende di cui è stato partecipe. l’opera è costruita su informazioni dettagliate e documentate ed è visibile la presa di posizione dello storico rispetto al pensiero di tacito: ○ condivide l’orientamento favorevole all’aristocrazia e la concezione pessimistica; ○ respinge le oggettive analisi politiche, sostituendole con dei racconti sensazionali. il suo passato nel mondo militare spiega perché ammiano si mostri così devoto all’impero, tuttavia, ammiano non può fare a meno di prendere atto della decadenza morale dell’impero e dell’aristocrazia.
POESIA PAGANA TRADIZIONALE
la poesia della tarda antichità viene associata al concetto di decadenza poiché posta in contrapposizione con l’originalità della poesia classica. da questo paragone emerge che nella poesia tardoantica si registra un calo di creatività dovuto alla crisi.
autore di numerose opere poetiche incentrate su argomenti privati e temi scolastici. viene ricordato per il poemetto mosella, in cui descrive il fiume mosella circondato dalle residenze dei ricchi provinciali. quella presentata da ausonio è una realtà chiusa, quella del mondo aristocratico, distaccata e non contestualizzata nel periodo di crisi.
orientale di lingua greca, fa carriera a roma come poeta di corte. la sua produzione poetica è incentrata sull’esaltazione della figura dell’imperatore stilicone: ○ de bello gildonico: canta la vittoria di stilicone su gildone, un ribelle; ○ de bello gothico: esalta la vittoria di stilicone sul re dei goti; ○ de raptu proserpinae: un poemetto di argomento mitologico che narra del rapimento di proserpina da parte del re degli inferi.
membro di una famiglia aristocratica della gallia, vive in prima persona la fase acuta della crisi imperiale. la sua opera, il de reditu suo, è una sorta di diario di bordo del viaggio verso casa. il poemetto è diviso in capitoli, ognuno dei quali corrisponde ad un episodio significativo del viaggio stesso. da quest’opera emerge lo spirito aristocratico di rutilio, che difende la propria romanità e i propri valori etici ma lo fa con nostalgia, consapevole dell’imminente fine del mondo romano.
NASCITA DEL CRISTIANESIMO
la decadenza dell’impero si riflette anche sulla letteratura e sul pensiero, caratterizzato da un pessimismo radicato che tende a svalutare la condizione umana, il corpo e l’esistenza materiale, preferendo un atteggiamento di fuga dal mondo. per porre fine a questo disagio iniziano a diffondersi i riti di salvezza orientali che promettono di alleviare la sensazione di smarrimento, in particolare tra le classi sociali più povere che non hanno accesso al sapere filosofico. si fa strada anche la dottrina cristiana predicata da gesù.
l’odio dei pagani nei confronti del cristianesimo è dettato da diversi fattori: ● la fede cristiana comporta la nascita di numerose organizzazioni interregionali che finiscono per scontrarsi con l’apparato burocratico imperiale; ● i pagani hanno un modo diverso di concepire la religione rispetto ai cristiani: mentre per questi ultimi si tratta di un atto di fede, per i pagani essa è inseparabile dal potere statale e dalla politica; ● i cristiani preferiscono una vita appartata e superano le distinzioni sociali. questi aspetti del loro modo di essere vengono mal interpretati dai pagani e ciò provoca la diffusione di malelingue: ○ la segretezza dei riti cristiani e il chiamarsi l'un l'altro “fratelli” e “sorelle” alimenta le voci di rapporti incestuosi; ○ il pasto comune in cui i cristiani mangiano carne e bevono il sangue di cristo fa parlare di cannibalismo; iniziano ad essere presi dei provvedimenti dalla polizia, ma essi sono dettati dall’odio della popolazione e non da un’effettiva intolleranza dello stato nei confronti dei cristiani. casi particolari sono invece le persecuzioni, il cui problema viene risolto soltanto con l’editto di costantino nel 313.
L’APOLOGIA
la letteratura cristiana nasce intorno alla fine del II secolo con la traduzione del messaggio cristiano in latino, a partire dai testi sacri dell’antico e del nuovo testamento: queste traduzioni sono letterali e caratterizzate dall’utilizzo del sermo cotidianus. il clima di insofferenza, generato dallo scontro tra gli intellettuali pagani e le masse popolari cristiane, porta alla nascita di un nuovo genere letterario, l’apologetica. si tratta di uno scritto di difesa con il quale i cristiani si difendono dalle accuse.
convertitosi alla religione cristiana aderisce alle eresia montanista, che pratica un cristianesimo rigoroso a base di digiuni e astinenze. in seguito fonda la setta dei tertullianisti, ancora più rigida da questo punto di vista. delle sue opere conosciamo 31 opuscoli, che possono essere ripartiti in tre gruppi: ● opere apologetiche, dedicate alla difesa del cristianesimo dalle accuse dei pagani: ○ ad nationes, denuncia l'ingiustizia dei processi contro i cristiani; ○ apologeticum, si rivolge ai magistrati che danno corso alle persecuzioni. quest'opera ha la stessa struttura di un'orazione, infatti i capitoli centrali contengono la confutazione delle accuse distinte per categoria. ● opere disciplinari e dogmatiche, rivolte ai cristiani: ○ the spectacular, contro la passione per i giochi circensi, spettacoli e gladiatori; ○ de cultu feminarum, propone un abbigliamento femminile castigato; ○ de corona, sull'incompatibilità tra cristianesimo e servizio militare. ● scritti contro le eresie: ○ adversus marcionem, contro l'eretico che sosteneva il dualismo tra il dio buono e dio giudice; ○ de anima, contesta la dottrina pitagorica della trasmigrazione delle anime è quella platonica della preesistenza dell'anima nel corpo.
scrive un dialogo apologetico intitolato octavius, nel quale riporta la conversazione di tre amici, che verte su temi come l'ignoranza, l'ateismo, l'immoralità dei cristiani. la conversazione si chiude con una replica che dimostra l'esistenza di un dio unico ed elogia l'integrità dei cristiani.
● scritti autobiografici: confessiones, nelle quali l'autore racconta interpreta la sua vita a partire dalla nascita fino alla conversione, riflettendo sulla memoria e commentando la genesi; ● scritti filosofici e polemici: comprendono alcuni dialoghi sul tema dell'anima e del libero arbitrio; ● scritti teologici e morali: ○ de trinitate, che affronta il problema della concezione di dio come uno e trino; ○ de doctrina christiana, con cui agostino prende posizione sul rapporto tra cristianesimo e cultura classica; ● scritti apologetici: de civitate dei, in cui agostino ribatte le accuse dei pagani che attribuivano ai cristiani la responsabilità di aver provocato la vendetta degli dei (culminata con il sacco di roma). l’opera tratta inoltre il tema del tempo ciclico e della contrapposizione tra la città terreno è la città celeste.
il pensiero di agostino e rappresenta il fondamento della teologia del medioevo e può essere diviso in: