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ITALIANO, ITALIANI REGIONALI E DIALETTI, Schemi e mappe concettuali di Linguistica

Riassunto dettagliato dei capitoli Cardinaletti, Chinellato, Cordin e Munaro

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2018/2019

Caricato il 18/12/2019

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ITALIANO, ITALIANI REGIONALI E DIALETTI
Capitolo Cardinaletti
In questo articolo si analizzano due fenomeni sintattici che sono da una parte problematici per l'analisi
teorica e dall'altra che sono caratteristici solo per una parte degli italiani:
1) Il primo fenomeno viene riscontrato nell'italiano scritto dei parlanti settentrionali:
accordo verbale plurale con il si impersonale in presenza di un pronome clitico accusativo
plurale
Es. Li si possono leggere → sembra che il verbo finito accordi in numero con il complemento oggetto.
Questa situazione non avviene mai in italiano.
2) Fenomeno che riguarda il parlato dei parlanti settentrionali:
utilizzo di “questa cosa” con rimando proposizionale
Es. Ha confermato questa cosa anche ieri mattina → utilizzo di un intero sintagma nominale in un
contesto in cui sarebbe possibile una forma pronominale: o il dimostrativo questo o il pronome clitico
lo.
Questi due fenomeni possono essere spiegati ipotizzando un'influenza delle varietà dialettali
sull'italiano. L'accordo plurale con il si impersonale si può interpretare come un caso di influenza
sull'italiano da parte di alcuni dialetti settentrionali che presentano una sintassi delle costruzioni
impersonali e passive diversa rispetto all'italiano standard. L'uso di “questa cosa”sembra un fenomeno
che caratterizza in generale l'italiano contemporaneo (in particolare settentrionale).
→ il contatto linguistico sembra essere regolato da leggi precise e non avviene in modo casuale.
→ questi due esempi di interferenza si collocano nell'interfaccia tra sintassi e fonologia.
1) SI PASSIVO e SI IMPERSONALE
Con i verbi transitivi in italiano si può utilizzare sia il si passivo sia il si impersonale:
1) a. In quella biblioteca si possono leggere molti libri → si passivo.
“Molti libri” è soggetto posposto che accorda in numero (plurale) con il verbo finito.
b. in quella biblioteca si può leggere molti libri → si impersonale.
Non c'è accordo tra verbo e SN. “Molti libri” in questo caso è complemento oggetto. Questo tipo di
frasi sono più marcate. Questo tipo di frasi si trovano anche in alcuni dialetti non toscani, come il
genovese (si legge facilmente i libri) e il forlinese (si vende i libri).
Se pronominalizziamo:
2) a. In quella biblioteca 0 si possono leggere → soggetto nullo.
b. In quella biblioteca li si può leggere. → abbiamo il pronome clitico “li”. Frase possibile per tutti
gli italofoni.
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ITALIANO, ITALIANI REGIONALI E DIALETTI

Capitolo Cardinaletti In questo articolo si analizzano due fenomeni sintattici che sono da una parte problematici per l'analisi teorica e dall'altra che sono caratteristici solo per una parte degli italiani:

  1. Il primo fenomeno viene riscontrato nell'italiano scritto dei parlanti settentrionali: → accordo verbale plurale con il si impersonale in presenza di un pronome clitico accusativo plurale Es. Li si possono leggere → sembra che il verbo finito accordi in numero con il complemento oggetto. Questa situazione non avviene mai in italiano.
  2. Fenomeno che riguarda il parlato dei parlanti settentrionali: → utilizzo di “questa cosa” con rimando proposizionale Es. Ha confermato questa cosa anche ieri mattina → utilizzo di un intero sintagma nominale in un contesto in cui sarebbe possibile una forma pronominale: o il dimostrativo questo o il pronome clitico lo. Questi due fenomeni possono essere spiegati ipotizzando un'influenza delle varietà dialettali sull'italiano. L'accordo plurale con il si impersonale si può interpretare come un caso di influenza sull'italiano da parte di alcuni dialetti settentrionali che presentano una sintassi delle costruzioni impersonali e passive diversa rispetto all'italiano standard. L'uso di “questa cosa”sembra un fenomeno che caratterizza in generale l'italiano contemporaneo (in particolare settentrionale). → il contatto linguistico sembra essere regolato da leggi precise e non avviene in modo casuale. → questi due esempi di interferenza si collocano nell'interfaccia tra sintassi e fonologia. 1) SI PASSIVO e SI IMPERSONALE Con i verbi transitivi in italiano si può utilizzare sia il si passivo sia il si impersonale:
  3. a. In quella biblioteca si possono leggere molti libri → si passivo. “Molti libri” è soggetto posposto che accorda in numero (plurale) con il verbo finito. b. in quella biblioteca si può leggere molti libri → si impersonale. Non c'è accordo tra verbo e SN. “Molti libri” in questo caso è complemento oggetto. Questo tipo di frasi sono più marcate. Questo tipo di frasi si trovano anche in alcuni dialetti non toscani, come il genovese (si legge facilmente i libri) e il forlinese (si vende i libri). Se pronominalizziamo:
  4. a. In quella biblioteca 0 si possono leggere → soggetto nullo. b. In quella biblioteca li si può leggere. → abbiamo il pronome clitico “li”. Frase possibile per tutti gli italofoni.

Le frasi 1a e 2a sono entrambe di uso comune. Al singolare:

  1. a. In quella biblioteca si può leggere il manoscritto b. In quella biblioteca si può leggere il manoscritto → frasi omofone
  2. a. In quella biblioteca 0 si può leggere. → uso impersonale (In quella biblioteca è possibile leggere. Leggere è interpretato come verbo intransitivo). b. In quella biblioteca lo si può leggere. → utilizzo del pronome Lepsky considera la frase “si compra due penne” strana. Secondo alcuni autori (Srohlfs, Serianni e Salvi) → questo tipo di frasi appartengono all'uso toscano e arcaico. “Si vende le case” (variante impersonale)→ non è italiano comune, è considerato un regionalismo, magari toscano. Con i verbi seguenti possiamo avere entrambe le opzioni:
  • modali → Posso leggerlo domani / lo posso leggere domani
  • di moto → Lo vado a leggere in biblioteca / vado a leggerlo in biblioteca
  • aspettuali → Finisco di farlo domani / lo finisco di fare domani → Clitic climbing = salita del clitico. Fenomeno della ristrutturazione = ipotesi che due frasi possano diventare un'unica frase. Col verbo pensare non abbiamo entrambe le possibilità:
  • Penso di leggerlo domani / *lo penso di leggere domani → movimento locale Gli elementi interrogativi hanno invece questa proprietà:
  • Cosa pensi di leggere domani? → movimento a lunga distanza
    • Alcune strutture controverse
    1. In quella biblioteca li si possono leggere. → presenza del clitico accusativo e il verbo finito plurale. Questo tipo di frasi si attestano nelle produzioni scritte da parlanti una varietà settentrionale come il veneto ma si trovano anche in scrittori non veneti. Frasi come queste si possono trovare nella letteratura linguistica con giudizi contrastanti. Autori come Lepschy danno accanto alla frase “Le si compra” il seguente esempio:
  1. Le si comprano → (il verbo sembra accordare con la terza persona plurale. Clitico le (them). Il clitico sembra essere trattato come un soggetto invece che un oggetto).

Ipotesi del contatto linguistico → i parlanti settentrionali che producono e giudicano possibili frasi come (5-9) analizzano il pronome in maniera diversa rispetto ai parlanti dell'italiano, che invece considerano queste frasi agrammaticali. Questo dipende da alcune differenze tra dialetti settentrionali e dialetti centro-meridionali. I dialetti settentrionali:

  • hanno i pronomi clitici soggetto. Il pronome clitico soggetto di terza persona plurale è presente in molte varietà settentrionali. Sotto l'influenza del dialetto, il pronome di terza persona plurale le, pronome solo accusativo in italiano venga analizzato dai parlanti settentrionali come pronome nominativo. Si attiva così l'accordo in numero col verbo. → questo accade anche col pronome di terza persona plurale maschile i. Nei dialetti ha spesso la stessa forma al nominativo e all'accusativo. Differenza tra italiano e varietà settentrionali/ venete:
  • ordine dei pronomi clitici
  • accordo soggetto verbo
  1. a. Quel giornal là sel lede volentieri → dialetto bellunese
  • Quel giornale lì si (IMP) lo legge volentieri → SI IMP – pronome accusativo “Quel giornale lo si legge volentieri” → clitico – si
  1. Chel giornal se o leze volentieri → diletto veneziano
  • Quel giornale si lo legge volentieri → si impersonale – pronome clitico “Quel giornale lo si legge volentieri” → clitico – si impersonale → inversione “si” impersonale e del clitico tra italiano e dialetto (La struttura col si impersonale non è accettata da alcuni parlanti padovani e vicentini). Nei dialetti settentrionali/veneti l'ordine “pronome clitico – si” corrisponde ad una struttura col si passivo in cui il pronome clitico è nominativo.
  1. a. chel fio el se vede speso in giro
  • quel ragazzo lui si PASS vede spesso in giro “Quel ragazzo si vede spesso in giro” → struttura col “si” passivo c. chei fioi i se vede speso in giro
  • quei ragazzi essi si PASS vede spesso in giro “Quei ragazzi si vedono spesso in giro” → verbo ha la stessa morfologia sia al singolare che al plurale nei dialetti.

(In genovese, piacentino e lombardo invece abbiamo l'accordo tra soggetto e verbo). La struttura col si passivo non è possibile in tutti i dialetti come per es. per il bellunese ed è marginale in veneziano. Cosa fa un parlante di una varietà veneta quando deve produrre in italiano una frase impersonale con verbo transitivo?

  • trasforma l'ordine “si- pronome accusativo clitico “ in “pronome clitico- si” tipico dell'italiano
  • Quest'ultimo ordine contiene un pronome clitico nominativo → il parlante analizza il pronome clitico come nominativo.
  • Sapendo che l'italiano a differenza del dialetto presenta l'accordo in numero con un soggetto di terza persona plurale → produce l'accordo sul verbo
  • Interferenza: il pronome clitico viene considerato nominativo e non accusativo. L'ordine delle parole e l'accordo verbale sono corretti. → al momento di realizzare un il pronome soggetto, il parlante settentrionale ricorre alla forma di soggetto pronominale clitica tipica del dialetto piuttosto che al pronome zero tipico dell'italiano. Interferenza tra dialetto e spagnolo per esempio. Le frasi 5-9 con pronome clitico maschile non si trovano in parlanti di varietà toscane. È possibile che sotto alle strutture come (5-9) ci sia un modello anglosassone: Ad es. le frasi attive con soggetto impersonale: One can read them. → uno può leggere essi → si possono leggere. → ipotesi: resa di “one” con il “si passivo” fa scattare l'accordo plurale con il verbo “si possono” data la presenza di un complemento oggetto plurale. La traduzione di “them” con il clitico li invece che col pronome zero produce la frase “Li si possono leggere” invece di “0 si possono leggere”. → interferenza nel momento in cui si realizza il pronome soggetto in italiano. I parlanti che producono le frasi (5-9) fanno un'analisi precisa dell'elemento che precede il si impersonale. Non si può affermare che questi parlanti abbiano una competenza solo passiva delle strutture con si impersonale e i verbi transitivi, dato che questa struttura esiste anche nelle varietà dialettali. Competenza passiva:
  • parlanti centro-meridionali che hanno familiarità con le varietà settentrionali e non considerano agrammaticali le frasi (5-9)
  • parlanti dialettofoni che non hanno nella loro varietà la costruzione col si impersonale e pronome accusativo e producono le frasi (5-9) per competenza incompleta dell'italiano. 2) DIMOSTRATIVI

→ sia “questa cosa” che “questo” sono forme forti. La sostituzione di una forma con l'altra è inaspettata. Sostituzione di “questo” con “questa cosa” La forma dimostrativa “questo”, sia al nord che al sud viene spesso indebolita. Questo indebolimento si trova sia in tutte le posizioni sintattiche argomentali che periferiche (es. dislocazione sinistra)

  1. Questo libro mi ha colpito → sto libro mi ha colpito
  • Ho letto questo libro → Ho letto sto libro
  • Mi hanno parlato di questo libro → Mi hanno parlato di sto libro
  • Questo libro lo conosco → Sto libro, lo conosco. L'indebolimento non è possibile nell'uso pronominale del dimostrativo. Una forma dimostrativa atona e un pronome personale clitico non possono stare né nelle posizioni argomentali né in quelle periferiche.
    1. *Sto mi ha colpito *Ho letto sto / lo *Mi hanno parlato di sto / lo *Sto/ lo, lo conosco → è necessario rafforzare il dimostrativo con un locativo:
    2. Sto qua mi ha colpito
  • Ho letto sto qua
    • “Questo” sostituisce “ciò” (dimostrativo debole che è legato ai registri più alti)
    1. Carlo pensa di licenziarsi a. Questo mi ha colpito b. Ciò mi ha colpito → per alcuni questa sostituzione è obbligatoria, nel caso in cui ciò non svolge la funzione di soggetto.
    • Anche con la forma piena del dimostrativo si può avere il rafforzamento con un locativo
    1. Questo qui/qua mi ha colpito
  • Ho letto questo qui/ qua
  • mi hanno parlato di questo qui/qua → un dimostrativo indebolito deve essere sempre rafforzato anche quando si presenta nella forma piena “questo”.

Ci sono però delle restrizioni sul rafforzamento del locativo:

  • nelle varietà settentrionali questo sembra possibile solamente con riferimento concreto (28) ma non con riferimento astratto dove il dimostrativo rimanda ad una proposizione.
  1. a. *Questo qui non mi convince b. *Questo qui non lo condivido c. *Sono d'accordo su questo qui
  • nelle varietà centro-meridionali → restrizione ancora più forte. La forma rafforzata ha preferibilmente un antecedente umano e queste forme sono escluse non solo in frasi come 29 ma anche in (30 b).
  1. (Parlando di studenti) Questo qui mi ha colpito. b. ????? (Parlando di eventi) Questo mi ha colpito. → Modalità sempre disponibile: utilizzo del SN “questa cosa” al posto di “questo”. “Questa cosa” può essere modificata da un locativo:
  2. Questa cosa qui non mi convince
  • Questa cosa qui non la capisco ... Sostituzione di un pronome clitico con “questa cosa” “Principio di scelta” = un pronome clitico è sempre preferito rispetto a un SN o a un pronome forte. L'uso di “questa cosa” sostituisce il dimostrativo debole “ciò” che è in fase di sparizione.
  • Il pronome dativo debole loro → può essere sostituito dal clitico gli e anche dal pronome forte a loro in fase di indebolimento. Es. Abbiamo dovuto insegnare tutto a loro perché non sapevano nulla della macchina del cinema. Gli plurale è stigmatizzato dalla grammatica normativa. Es. #Gli abbiamo dovuto insegnare tutto
  • Utilizzo della forma a lui al posto del pronome clitico singolare gli. Gli non è stigmatizzato dalla grammatica normativa. Es. Che cosa gli regaleresti?
  • Regalerei a lui un libro
  • Gli regalerei un libro Con i pronomi soggetto si tende ad usare forme pronominali forti al posto di quelle deboli.

Interrogative Esclamative Esclamative negative operatore interrogativo + verbo

  • soggetto clitico Operatore esclamativo complesso (+ SN dislocato a sinistra) + complementatore + clitico soggetto + verbo Operatore esclamativo + no + verbo + clitico soggetto Cossa magnave-lo? In che bel posto, to fjolo, che te lo ghe mandà! Cossa no ghe dise-lo! Frasi esclamative in veneziano Differenza tra padovano e veneziano
  1. a. ?? Quanto grando che el ze! PD b. Quanto grando che el ze! VE *
  2. a. ?? Quanto belo che l ze deventà! PD b. Quanto belo che l ze deventà! VE → Il veneziano accetta “quanto” + aggettivo mentre per il padovano questa frase non è accettabile. Frasi padovane analizzate come marginali, quasi agrammaticali. Benincà → dice che in padovano se si utilizza un'intonazione diversa (come se la frase fosse un'interrogativa) la frase risulta leggermente marginale, non perfettamente accettabile: 10)? Quanto belo che te si! PD Questa frase (10) è migliore della frase 11 (dove l'aggettivo non si è mosso alla sinistra del complementatore) e della frase 12.
  3. ?? Quanto che te si belo! PD
  4. a. Quanto stupido che te si! b. ?? Quanto te si stupido! Quanto sei stupido! Le frasi 11 e 12 b sono marginali se l'esclamativa indica la sorpresa del parlante però sono grammaticali se l'interpretazione è ironica o di disprezzo (13 b / 14)
  5. a.? Quanto che ti zé belo! (indica sorpresa) VE b. Quanto che ti ze belo! (ironico) Come sei bello
  6. Quanto che ti zé inseminio! VE Come sei stupido!
    1. ?? Quanto grande che el ze! PD

b. Quanto grando che el ze! VE

  1. Che grando che el ze! PD – VE → sono frasi esclamative anche se il significato è diverso In 15 b → Il parlante rimane colpito dall'altezza dell'altra persona e sembra quasi provare ammirazione o sorpresa precedentemente presupposta → “sapevo già che era alto, adesso ne ho la conferma” Quanto: + esclamativo, + presupposto Che: + esclamativo Per questo lavoro: PARTECIPANTI Partecipanti → 20 informatori Il più giovane ha 15 anni e ha l'italiano come prima lingua, non parla dialetto Il più anziano ha 57 anni, è dialettofono Informatori divisi in 4 fasce d'età:
  • 7 informatori < 20 anni
  • 5 informatori < 25 anni
  • 4 informatori < 30 anni
  • 4 informatori > 30 anni 14 sono parlanti di dialetto come prima lingua 2 sono parlanti di dialetto come seconda lingua 2 sono veneti ma non parlano dialetto (competenza passiva) 2 non sono veneti ma vivono in Veneto da molti anni (originari dalle province di Livorno e Salerno) Informatori sono delle province di Rovigo, Treviso, Venezia e Vicenza. TEST → è stato somministrato un questionario di 28 frasi. Gli informatori dovevano giudicare l'accettabilità delle frasi secondo tre criteri:
    1. italiano elegante
    1. italiano colloquiale, parlato
    1. dialetto tradotto con parole italiane QUESTIONARIO Frasi esclamative raggruppate in 8 gruppi: 1 GRUPPO : Quanto + aggettivo + (che) verbo
  • Quanto alto che è diventato quel ragazzo!
  • Quanto che sei stupido, quando ti comporti così!
  • clitico non espletivo → sentito come appartenente all'italiano parlato (e per alcuni all'italiano più accurato ma in misura non significativa) → alcune strutture del dialetto veneto non vengono interpretate in italiano come la traduzione del dialetto con parole italiane ma come nuove strutture appartenenti ad un registro colloquiale. → la presenza o l'assenza del complementatore non sposta il giudizio dal dialetto all'italiano ma → italiano colloquiale e italiano elevato.

Capitolo Cordin Scopo del lavoro → presentare gli elementi che regolano la selezione degli ausiliari essere e avere nell’italiano regionale trentino

  1. Prima vengono presentati i criteri che guidano la scelta degli ausiliari in italiano, dove gli ausiliari sono selezionati in base all’appartenenza alla classe di verbi (intransitivi, riflessivi, pronominali, inaccusativi e inergativi) 2)Viene poi presentata la distribuzione degli ausiliari nelle varietà dialettali trentine (vedremo uso esteso di avere rispetto ad essere)
  2. Infine, ci concentreremo sul corpus di italiano regionale (interlingua tra dialetto trentino e italiano standard) → evidenziano le principali differenze dell’uso degli ausiliari rispetto alla lingua standard
  3. Gli ausiliari in italiano ➔ L’ausiliare alterna a seconda della classe alla quale appartiene il verbo: a) Nelle forme transitive attive → selezionano sempre avere vs passive → essere b) I verbi con si riflessivo (riflessivo-pronominale) → richiede essere c) I verbi intransitivi → essere o avere *Serianni nota che nell’italiano contemporaneo → lenta espansione dell’ausiliare avere ai confronti di essere Differenza: se l’ausiliare del verbo è essere → participio passato si accorda con genere e numero con il soggetto (Le nostre amiche sono partite ieri) vs se l’ausiliare è avere → participio passato si accorda con numero e genere dell’oggetto (Le nostre amiche hanno telefonato ieri) Le grammatiche normative dell’italiano ha ben pochi punti fermi a proposito della distinzione tra verbi intransitivi (richiedono avere) e intransitivi (richiedono essere) → non è possibile dare una regola precisa Vi sono stati dei tentativi di classificazione per distinguere all’interno degli intransitivi due sottogruppi (come definisce Burzio) Inaccusativi
  • essere
  • il soggetto in posizione postverbale presenta alcune caratteristiche comuni a quelle dell’oggetto indiretto dei verbi transitivi → possono essere pronominalizzati (ne partitivo) ES: ne nasceranno tre
  • soggetto in posizione postverbale (come per l’oggetto diretto nei transitivi) può accompagnare il verbo al participio assoluto Es Appena arrivato Mario, sua madre ha chiuso la porta Il soggetto (cosi come l’oggetto per i transitivi) si collocano tra verbo e proposizione dipendente Es Metterò il burro a congelare Arriverà Mario a prendere gli appunti
  • presentano un soggetto non agentivo Inergativi
    • avere
    • non mostrano forma di pronominalizzazione Es: *ne parlano tre
    • questa costruzione è scorretta in questo caso Es: Appena telefonato Mario,
  • astratti (tipiche di costruzioni impersonali come piacere-bastare) → alternanza tra avere ed essere
  • a ti te saria tocada/ t’averia tocà tuta l’eredità → ti sarebbe spettata tutta l’eredità d) verbi che esprimono un processo non controllato
  • quando un soggetto (spesso inanimato) non ha controllo → emissioni di suoni → ausiliare avere vs italiano (essere) Es Hala sonà la sveglia? È suonata la sveglia) ➢ Ausiliari con verbi con si → i dialetti presi in esame richiedono l’ausiliare avere con tutti o verbi che ricorrono con il morfema si, mentre in italiano → essere
  • riflessivi diretti: El s’ha lavà con l’aqua freda
  • riflessivi indiretti: La Carla la s’ha rote l pols
  • riflessivi intensivi: El Marioel s’ha ciapà en quatro de matematica
  • riflessivi intransitivi pronominali: a) in forma pronominale: La popa la s’ha pentida b) forma corrispondente transitiva → diventa intransitiva con morfema si: S’ha molà i buloni
  • reciproci diretti: I s’ha sposadi zoveni
  • reciproci indiretti: I s’ha contà i so segreti
  • si con soggetto impersonale (appare normalmente nei detti) : Quando che se ha finì i misteri (lavori), se pol polsar (riposare) ➢ Ausiliari con verbi metereologici → nei dialetti trentini è richiesto ausiliare Avere, mentre in italiano essere (sebbene avere trovi uso sempre maggiore anche in italiano)
  • L’ha piovù tute l dì
  • È piovuto tutto il giorno → ma si può anche dire ha piovuto tutto il giorno ➢ Ausiliari con verbi modali e aspettuali Modali (volere, potere, dovere..)
  • ausiliare con verbi che reggono infinito= lo stesso del verbo retto : Non ha potuto fare i compiti (ha fatto) oppure Non è potuto partire (è partito)
  • Con i verbi con si:
  • essere → se il si precede il verbo: Es: si è voluto fermare
  • avere → se si rimane come enclitico dell’infinito: Es: ha voluto fermarsi ➔ Generale espansione dell’uso di avere *El s’ha volest fermar → non ammette la forma clitica antecedente al verbo – no clitic climbing Aspettuali (cominciare, continuare, finire ..)
  • Come per l’italiano ammette solo ausiliare avere L’ha scominzià a farghe mal l’altra sera
  • Non è permessa la risalita del clitico *El gh’ha scominzià a far mal l’altra sera
  • Nel caso in cui gli stessi verbi (cominciare, finire..) usati senza infinito → richiedono Essere solo se il soggetto non ha ruolo di agente Es: El cine (film) l’è scominzià ale sete

(mentre in italiano si) ➢ Il ruolo della persona e del participio passato nella scelta dell’ausiliare: Ruolo della persona: Gli esempi riportati precedentemente hanno tutti soggetto di 3PERSONA SINGOLARE

  • Cosa succede quando consideriamo la 1 e 2 singolare? → modifiche + evidenti con i verbi con →si ➔ Si comportano tendenzialmente come italiano → ESSERE Es: Me son lavada Me son dita de star calma
  • Le differenze della selezione della persona NON si presentano con i modali/aspettuali (avere) ES: Non ho podù partir
  • per i verbi inaccusativi: ausiliare della prima e seconda persona diventa ESSERE (come in italiano) Mentre la terza persona rimane Avere Es: Ghe son servida per far bela figura ➔ Spiegazione data dalla empathy hierarchy o anumacy hierarchy ➔ La prima e seconda singolare hanno funzione superiore rispetto alla terza ➔ Queste sono maggiormente “empatiche” Ruolo del participio passato Scelta dell’ausiliare in base al tempo verbale - Sia in italiano sia nei dialetti → se abbiamo accordo tra participio passato e soggetto → ESSERE vs Avere se non avviene Ma eccezione della terza persona con verbi con si → avere → participio accorda con soggetto Es: La Carla la s’ha vestida
  1. Gli ausiliari nell’italiano regionale del Trentino (IRT): ➔ nel passaggio dal dialetto alla lingua si colloca quella varietà chiamata “italiano regionale” o “interlingua italiano-dialetto” Scelta degli ausiliari→ ricorso a scelte proprie delle varietà dialettali ➔ Nonostante l’eterogeneità dei dati raccolti: ci sono DIFFERENZE tra italiano standard e italiano regionale trentino (alcune sistematiche altre sporadiche) ➢ Fenomeni di interferenza nella selezione dell’ausiliare con verbi inaccusativi → come per il dialetto l’ausiliare AVERE viene impiegato al posto di essere

ES oggi ha piovuto ➢ Interferenza dell’ausiliare dei verbi modali /aspettuali ➔ Come per il dialetto → uso di Avere Es: Non ha voluto andare al cine con lui La gente ha cominciato a partire Capitolo Munaro Introduzione: Scopo → analizzare le strutture frasali (periferia sinistra) nelle diverse varietà dell’italiano con l’introduzione del complementatore “che” Le varietà dell’italiano vengono rappresentate come forma di continuum che si articolano nelle seguenti varietà: italiano standard, italiano semistandard o neostandard, italiano regionale, italiano popolare Italiano standard → all’estremo del continuum, corrisponde alla varietà della lingua (prevalentemente di uso scritto) più elevata ➔ Si è osservato una fase di trasformazione → sviluppo di una varietà neostandard → esprime maggiore duttilità nella utilizzata nel parlato quotidiano ➔ Nella metà inferiore del continuum → forme che definiamo substandard (varietà di italiano regionale e popolare → livello sociolinguistico più basso) ➔ Italiano è stato inevitabilmente influenzato dal sostrato dialettale preesistente alla sua diffusione → insorgere di strutture innovative: fenomeno dell’inserimento del complementatore che

1. Strutture innovative con inserimento del complementatore (che) nell’italiano neostandard parlato ➔ Una delle caratteristiche sintattiche riconosciute di questa varietà è la tendenza generalizzata all’uso di strutture frasali scisse di vario genere, in cui si registra l’inserimento di questo complementatore ES: è Gianni che mi ha telefonato (non Paolo) → funzione contrastiva Es: Quand’è che vieni a trovarmi? → interrogativa scissa ➔ Oltre a questi casi sono attestate altre strutture in cui la frase è introdotta da un elemento (in posizione iniziale) ed è seguito dal complementatore che Frasi al congiuntivo (registro piuttosto sorvegliato-media formalità) - Non che .. → premessa a una frase principale (spesso interrogativa) con funzione attenuativa (per mostrare distacco) Es: Non che mi interessi, ma quando sono Frasi all’indicativo (utilizzate nella lingua parlata - livello medio basso) - Si che, No che..--> per ribattere ad una persona che sostiene il contrario Es: Si che ci vado!

partiti?

  • Qualcuno che. .--> valore generalmente esortativo o desiderativo Es: Qualcuno che mi aiuti, per favore?
  • Ammesso che, Sempre che ..--> forte presupposizione negativa sull’effettivo realizzarsi della condizione stessa Es: Intendo partecipare alla cerimonia, ammesso che mi invitino
  • Mai che..--> atteggiamento piuttosto critico Es: Mai che mi telefonino
  • Bene, Male che ..--> esprime valutazione negativa/positiva rispetto all’evento in questione Es: Bene che tu sia venuto, così possiamo parlare
  • Metti che..--> spesso seguita da una frase interrogativa che evidenzia la situazione problematica causata dall’evento espresso nella frase precedente Es: Metti che partecipassero alla cerimonia, come reagiresti?
    • E sì che, E dire/pensare che..--> significato vicino a quello di eppure- esprime stupore o incredulità Es: E sì che gliel’avevo detto, di venire alle tre!
    • Tutti che → si intende descrivere una tendenza generale Es: Tutti che danno l’esame di linguistica al primo appello
    • Già che, visto che ..--> esprime la premessa al verificarsi del contenuto proposizionale Es: Già che vai al mercato, comprami un chilo di mele
    • Solo che..--> condizione ostativa al realizzarsi del contenuto proposizionale Es: Mi piacerebbe tanto partecipare alla cerimonia, solo che non posso.
    • Sempre che ..--> per descrivere una caratteristica del soggetto (generalmente inespresso) Es: Sempre che studia (Gianni)
    • Adesso che, Una volta che..--> secondaria temporale che esprime una situazione nuova venutasi a creare e costituisce il presupposto per il verificarsi dell’evento espresso dalla principale Es: Adesso che hai cambiato casa, potrai vedere più spesso i tuoi genitori
    • Fortuna che, Peccato che ..--> esprime sollievo o delusione rispetto al verificarsi dell’evento Es: Fortuna che i nostri cugini partono domani
    • Certo che. .--> sottolinea come degno di nota il contenuto proposizionale espresso Es: Certo che Gianni non si arrende mai! ➔ Nel complesso non è chiaramente dimostrabile un’origine dialettale → queste frasi sono accettate e comprese da parlanti di varia provenienza geografica
  1. Strutture con inserimento del complementatore nell’italiano regionale veneto (varietà di italiano originate dalla diffusione della lingua standard all’interno di comunità dialettofone)