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Filosofo Jacques Maritain, Sintesi del corso di Filosofia

Riassunto di Maritain tratto dal manuale Abbagnano-Fornero

Tipologia: Sintesi del corso

2019/2020

Caricato il 09/01/2020

marieles
marieles 🇮🇹

4.4

(10)

14 documenti

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Maritain
Figura di rilievo nella neoscolastica novecentesca
Vita e Opere
la vita di Maritain (nato a Parigi nel 1882 e morto a Tolosa nel 1973) si può suddividere in quattro periodi:
Al periodo giovanile, tra il 1900 e il 1906, si riconducono alcuni incontri fondamentali: oltre che con
Raissa Oumancoff che diventerà sua moglie, con Péguy, Bergson e Bloy.
Nel secondo periodo, dal 1905 al 1930, Maritain vive in Francia e contribuisce alla rinascita del
tomismo.
Dal 1930 al 1960 si apre un terzo periodo, inaugurato dallo scritto Religione e cultura. Nel 1932
Maritain pubblica il suo capolavoro, Distinguere per unire, o i gradi del sapere, Umanesimo
integrale. Tra il 1935 e il 1937 prende posizione contro l’invasione dell’Etiopia, il bombardamento
di Guernica, la Guerra di Spagna. Jacques insegna presso le università di Princeton e della Columbia
a New York. Nel 1951 pubblica il suo capolavoro di filosofia politica, L’uomo e lo Stato, nel 1953 il
suo capolavoro di estetica, L’intuizione creativa nell’arte e nella poesia, nel 1957 per una filosofia
della storia, nel 1959 la sua opera pedagogica completa, per una filosofia dell’educazione, e nel
1960 filosofia morale.
L’ultimo periodo va dal 1960 al 1973. Nel 1961 riceve dall’Accademia francese il Gran Premio della
letteratura, e nel 1963 riceve il Gran Premio. Durante il Concilio Ecumenico Vaticano II è da Paolo VI
più volte interpellato su alcune questioni dibattute . nel 1966 pubblica il contadino della Garonna
sul Concilio. La sua ultima opera, Approches sans entraves ovvero “Approcci senza intralci”.
Continuità e differenziazione nel pensiero maritainiano
La peculiarità che contraddistinguono la filosofia maritainiana sono fondamentalmente due: da un lato
l’unitarietà di ispirazione, dall’altro l’articolazione dei percorsi. Si può dire che il pensiero di Maritain si
caratterizza come antimoderno, nel senso che egli sviluppa una decisa critica alla modernità, di cui,
apprezza alcuni aspetti positivi. Maritain opera una valutazione della modernità che ne mette in luce non
solo le verità impazzite, ma anche i guadagni storici. Infatti non l’umanesimo, ma il suo carattere
antropocentrico è ciò che Maritain critica. Pertanto, il suo programma può essere sintetizzato con il titolo di
un’altra sua opera, Umanesimo integrale, si tratta di un umanesimo antimoderno che attraversa la
modernità pervenendo all’ultramodernità. Quest’opera di discernimento è effettuata grazie al tomismo
ispirandosi a Tommaso, è capace di accogliere e assimilare le anime di verità che si trovano nella cultura
moderna e che, liberate dalla loro caratterizzazione immanentistica e conciliate con altre acquisizioni
classiche, producono un’inedita sintesi che va al di là del premoderno e del moderno. Tale è l’umanesimo
integrale che è umanesimo in termini di integralità antropologica e di integrazione assiologica: si tratta
infatti di un umanesimo che intende valorizzare tutto l’uomo nonché quanto di positivo si trova nelle
diverse concezioni dell’uomo, realizzando una loro feconda integrazione. Questo è il duplice significato
dell’aggettivo integrale, con cui Maritain qualifica il suo umanesimo, connotato come un ideale storico
concreto, da individuare attraverso una pars destruens (la critica all’antropocentrismo) e una pars
construens (la proposta di un nuovo umanesimo). La continuità del pensiero maritainiano non deve far
dimenticare la diversità dei momenti nei quali si articola: il primo si colloca negli anni Dieci e Venti del
Novecento, il secondo va dagli anni Trenta agli anni Cinquanta, il terzo comprende gli anni Sessanta e
Settanta. -nel primo periodo la critica è rivolta soprattutto al positivismo e all’idealismo e l’alternativa
proposta si connota come una rinascita del tomismo. -nel secondo periodo la critica riguarda per un verso
l’individualismo (borghese) e per un altro verso il collettivismo (marxista) , la proposta è quella di una nuova
cristianità. -nel terzo periodo la critica concerne il relativismo e il nichilismo, la proposta auspica la
liberazione dell’intelligenza e una nuova spiritualità.
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Maritain

Figura di rilievo nella neoscolastica novecentesca Vita e Opere la vita di Maritain (nato a Parigi nel 1882 e morto a Tolosa nel 1973) si può suddividere in quattro periodi:  Al periodo giovanile, tra il 1900 e il 1906, si riconducono alcuni incontri fondamentali: oltre che con Raissa Oumancoff che diventerà sua moglie, con Péguy, Bergson e Bloy.  Nel secondo periodo, dal 1905 al 1930, Maritain vive in Francia e contribuisce alla rinascita del tomismo.  Dal 1930 al 1960 si apre un terzo periodo, inaugurato dallo scritto Religione e cultura. Nel 1932 Maritain pubblica il suo capolavoro , Distinguere per unire, o i gradi del sapere , Umanesimo integrale. Tra il 1935 e il 1937 prende posizione contro l’invasione dell’Etiopia, il bombardamento di Guernica, la Guerra di Spagna. Jacques insegna presso le università di Princeton e della Columbia a New York. Nel 1951 pubblica il suo capolavoro di filosofia politica, L’uomo e lo Stato , nel 1953 il suo capolavoro di estetica, L’intuizione creativa nell’arte e nella poesia , nel 1957 per una filosofia della storia, nel 1959 la sua opera pedagogica completa, per una filosofia dell’educazione , e nel 1960 filosofia morale.  L’ultimo periodo va dal 1960 al 1973. Nel 1961 riceve dall’Accademia francese il Gran Premio della letteratura, e nel 1963 riceve il Gran Premio. Durante il Concilio Ecumenico Vaticano II è da Paolo VI più volte interpellato su alcune questioni dibattute. nel 1966 pubblica il contadino della Garonna sul Concilio. La sua ultima opera, Approches sans entraves ovvero “Approcci senza intralci”. Continuità e differenziazione nel pensiero maritainiano La peculiarità che contraddistinguono la filosofia maritainiana sono fondamentalmente due: da un lato l’unitarietà di ispirazione, dall’altro l’articolazione dei percorsi. Si può dire che il pensiero di Maritain si caratterizza come antimoderno, nel senso che egli sviluppa una decisa critica alla modernità, di cui, apprezza alcuni aspetti positivi. Maritain opera una valutazione della modernità che ne mette in luce non solo le verità impazzite, ma anche i guadagni storici. Infatti non l’umanesimo, ma il suo carattere antropocentrico è ciò che Maritain critica. Pertanto, il suo programma può essere sintetizzato con il titolo di un’altra sua opera, Umanesimo integrale, si tratta di un umanesimo antimoderno che attraversa la modernità pervenendo all’ultramodernità. Quest’opera di discernimento è effettuata grazie al tomismo ispirandosi a Tommaso, è capace di accogliere e assimilare le anime di verità che si trovano nella cultura moderna e che, liberate dalla loro caratterizzazione immanentistica e conciliate con altre acquisizioni classiche, producono un’inedita sintesi che va al di là del premoderno e del moderno. Tale è l’umanesimo integrale che è umanesimo in termini di integralità antropologica e di integrazione assiologica: si tratta infatti di un umanesimo che intende valorizzare tutto l’uomo nonché quanto di positivo si trova nelle diverse concezioni dell’uomo, realizzando una loro feconda integrazione. Questo è il duplice significato dell’aggettivo integrale, con cui Maritain qualifica il suo umanesimo, connotato come un ideale storico concreto, da individuare attraverso una pars destruens (la critica all’antropocentrismo) e una pars construens (la proposta di un nuovo umanesimo). La continuità del pensiero maritainiano non deve far dimenticare la diversità dei momenti nei quali si articola: il primo si colloca negli anni Dieci e Venti del Novecento, il secondo va dagli anni Trenta agli anni Cinquanta, il terzo comprende gli anni Sessanta e Settanta. -nel primo periodo la critica è rivolta soprattutto al positivismo e all’idealismo e l’alternativa proposta si connota come una rinascita del tomismo. -nel secondo periodo la critica riguarda per un verso l’individualismo (borghese) e per un altro verso il collettivismo (marxista) , la proposta è quella di una nuova cristianità. -nel terzo periodo la critica concerne il relativismo e il nichilismo, la proposta auspica la liberazione dell’intelligenza e una nuova spiritualità.

Le fasi del pensiero maritainiano Maritain svolge in chiave tomistica una riflessione che può definirsi “personalistica”, in quanto l’idea di persona è alla base sia delle critiche, sia delle proposte che abbiamo visto caratterizzare ciascun fase del suo itinerario speculativo. Nella prima fase la posizione di Maritain si tratteggia come reazione alle culture della separazione e dell’identità. La separazione è imputata a quelli che il filosofo chiama i tre riformatori, Lutero, Cartesio e Rousseau, mentre l’identità è sostenuta in diverso modo dall’idealismo e dal positivismo. A tutto ciò Maritain risponde rivendicando il valore del tomismo come filosofia dell’essere incentrata sulla persona, che è da difendere nella sua universalità contro gli individualismi, e nella sua concretezza contro i trascendentalismi. In questa prima fase la concezione maritainiana è antiindividualistica e antimonista. La seconda fase vede Maritain impegnato contro gli imperialismi culturali antichi e moderni e contro i totalitarismi ideologici di destra e di sinistra. Al liberalismo e al socialismo, che nei loro esiti estremi approdano al totalitarismo nazista e a quello sovietico, Maritain oppone dunque un personalismo caratterizzato in senso pluralistico e solidaristico. L’umanesimo di Maritain, si ispira al Vangelo, nel senso che mette in luce ciò che nella sua radice è motivato cristianamente, ma nella sua espressione è aperto universalmente. Il personalismo maritainiano per quanto conservi il richiamo a certi valori liberali e socialisti esso va oltre l’individualismo borghese e oltre il collettivismo marxista, il realismo maritainiano dal punto di vista metafisico si caratterizza per un organico pluralismo, superando gli imperialismi di tipo ontologico e quelli di tipo empirologico. Nella terza fase Maritain illustra il ruolo del filosofo nella società, il quale è tenuto a far valere le ragioni della filosofia dell’essere e della persona in un contesto storico profondamente mutato, che lo obbliga a misurarsi con nuove sfide culturali, sociali, religiose e educative. Insiste su un concetto più laico di democrazia, intesa come razionalizzazione etica della vita sociale. Il suo fondamento è la persona, il suo metodo è il pluralismo (collaborativo e non disgregante) il suo fine è la pace. La nuova sfida, è quella di una società complessa, caratterizzata dalla tentazione del relativismo. Da qui l’attenzione riservata al problema del rapporto tra verità e libertà e al significato della tolleranza, che non va intesa come dialogo, che si realizza nell’amicizia cioè nel confronto e nella collaborazione. Nelle tre fasi dell’itinerario maritainiano troviamo dunque in un primo momento un’impostazione prevalentemente antiindividualistica, poi antiideologica e infine antirelativistica, come se si fosse configurato un bivio tra la possibilità umanistica e quella dell’individualsmo dell’ideologismo e del nichilismo. Queste tre concezioni hanno, qualcosa in comune ossia l’incapacità di tenere insieme due elementi che sono essenziali l’uno all’altro, la verità e la libertà. Da parte di Maritain c’è invece il rifiuto dell’enfatizzazione dell’individuo( caratterizza i tre riformatori) dello Stato (che sfocia nei totalitarismi) e della massa (sulla quale si basa la società dei consumi). La persona è più dell’individuo egocentrico più dello Stato totalitario, più della società massificata: essa è soggetto che è impegnato nella conquista della libertà. Degli anni Venti fino agli anni Sessanta, sia stato impegnato in un’inedita riproposta del tomismo, finalizzata a rendere possibile una conciliazione di premoderno e moderno per una concreta difesa della persona umana nei diversi campi del conoscere e dell’agire. Un nuovo concetto di democrazia Quello della politica è stato uno dei problemi privilegiati da Maritain, questa centralità attribuita alla politica non deve stupire che mostra come le impostazioni di carattere ontologico ed epistemologico, lungi dall’essere astratte questioni, costituiscano invece il fondamento dell’agire e del fare la morale e la politica per un verso, e la pedagogia e l’estetica per l’altro risultano i terreni privilegiati per tradurre i principi metafisici nella concretezza dell’essere persona. Tra i tanti problemi politici affrontati da Maritain, il principale è quello della rifondazione della democrazia. Sono due le concezioni che si scontrano al riguardo: quella tecnica o antiumanistica e quella etica o umanistica. Maritain ha sempre optato per quest’ultima e l’ha chiarita compiutamente lungo un itinerario che si può soddisfare in tre fasi:  Nel decennio che va da Antimoderno a Strutture politiche e libertà: non si tratta di un Maritain antidemocratico, bensì di un Maritain critico delle contraddizioni che riviene in certa democrazia