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L’AUTO AIUTO, AUTONOMI, FEDERATI , AFFILIATI, CONTROLLATI , IBRIDI LE 8 FUNZIONI DELLE ORGANIZZAZIONI DI AIUTO NODI CRITICI TRA ISTITUZIONI E GRUPPI SELF HELP
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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Introduzione Ragioni a sostegno dell’impiego dei non professionisti Il contributo dei non professionisti Selezione dei non professionisti
LA POLEMICA SOLLEVATA DA DURLAK (1979)
Abstract The outcome and adequacy of design in 42 studies comparing the effectiveness of professional and paraprofessional helpers are reviewed. Although studies have been limited to examining helpers functioning in narrowly defined clinical roles with specific client populations, it is argued that the findings are consistent and provocative. Paraprofessionals achieve clinical outcomes equal to or significantly better than those obtained by professionals. In terms of measureable outcome, professionals may not possess demonstrably superior clinical skills when compared with paraprofessionals. Moreover, professional mental health education, training, and experience do not appear to be necessary prerequisites for an effective helping person. The strongest support for paraprofessionals has come from programs directed at the modification of college students' and adults' specific target problems and, to a lesser extent, from group and individual therapy programs for non-middle-class adults. Future studies need to define, isolate, and evaluate the primary treatment ingredients of paraprofessional helping programs to determine the nature of the paraprofessional's therapeutic influence. (62 ref) (PsycINFO Database Record (c) 2012APA, all rights reserved)
In questo articolo, Durlak confronta l’efficacia dell’intervento professionale con l’efficacia dell’intervento non professionale e giunge a questa conclusione:
i non professionisti raggiungono dei risultati che sono uguali o significativamente migliori di quelli raggiunti dai professionisti in salute mentale e che l’istruzione, la formazione e l’esperienza di questi ultimi non sono prerequisiti indispensabili per un aiuto efficace.
Un cambiamento psicologico non si verifica sempre e soltanto in presenza di un aiuto professionale. La prof sostiene con convinzione che alcune relazioni significative di una persona sono più terapeutiche di qualsiasi terapia. I processi che si attivano passano sempre attraverso una relazione e non è detto che questa relazione debba essere sempre ed esclusivamente una relazione terapeutica e professionale.
Il lavoro di Cowen e dei suoi colleghi (1982) L’aiuto è dove lo trovi
Parrucchieri (90) Baristi (76)
Numero medio clienti 55 alla settimana 104 al giorno
Proporzione dei problemi personali di gravità medio alta
Problemi emersi più spesso - Difficoltà con i bambini
Strategie usate più di frequente
Questi dati non dimostrano che questo tipo di interazione di aiuto informale siano davvero utili. Il punto cruciale è che la maggior parte delle interazioni potenzialmente utili a persone con problemi psicologici avviene fuori del sistema formale dei servizi di salute mentale.
Quando una persona ha un problema ne parla dentro la sua rete naturale, con persone che frequenta ogni giorno, non va dal professionista subito. Ci sono degli spazi dove si realizza l’ecologia dell’aiuto informale : aiuto che in modo naturale e informale viene scambiato nelle rete naturali. Occorre potenziare questi spazi, sfruttarli nel senso buono del termine. Coinvolgere i non professionisti, persone che inevitabilmente si trovano nello spazio e nel tempo con persone potenzialmente portatrici di problemi e formare queste persone.
Ragioni a sostegno Aumento quantitativo del personale L’impiego dei non professionisti accresce il numero assoluto delle persone che sono in grado di offrire aiuto psicologico. Quindi può essere una risposta intelligente alla carenza di manodopera qualificata, visto che professionisti non arrivano a rispondere alle numerose richieste.
Qualità specifiche dei non professionisti I non professionisti danno un loro apporto specifico, diverso ma comunque prezioso che può essere giustificato anche quando i professionisti fossero presenti in un numero sufficiente. Ciò perché probabilmente i non professionisti, sono percepiti più vicini e meno distanti ad esempio rispetto al professionista.
Possibilità di evoluzione personale Fornire aiuto favorisce la stessa evoluzione psichica e la stessa crescita personale del non professionista. Nel momento in cui il non professionista si impegna per l’altro, diventa un cittadino più efficiente, più soddisfatto di sé, più apprezzato e questo lo aiuta a stare meglio.
Reclutamento per le carriere professionali In questo modo, può avvenire il reclutamento per le carriere professionali. Molte spesso, il non professionista può essere incoraggiato a formarsi professionalmente. Esempio dei volontari.
Il contributo dei non professionisti Coadiuvano in un ruolo subordinato le funzioni dei professionisti
autocompatimento che possono interferire con la possibilità di reagire alla malattia. Man mano che miglioravano avanzavano di posto fino a quando arrivavano in prima fila quando erano guariti. Ciò dava speranza agli altri “c’è qualcuno che ce l’ha fatta e quindi posso farcela anche io”.
1935 AUTO AIUTO SELF HELP nasce con alcolisti anonimi
Nel 1935 dall’incontro tra un agente di borsa e un medico chirurgo, entrambi dediti all’alcol, nasceva negli Stati Uniti l’Associazione “Alcolisti Anonimi” e con essa ufficialmente l’Auto Aiuto. I due capirono che sostenendosi reciprocamente e sostenendosi potevano mantenere la sobrietà e decisero di allargare e diffondere la loro esperienza. Nel 1948 si avviò a New York un’esperienza diventata un vero e proprio modello di riabilitazione psichiatrica, tuttora diffuso in buona parte del mondo occidentale, nota come “Fountain House”. Un gruppo di pazienti dimessi da una struttura psichiatrica cominciarono ad incontrarsi non solo per sostenersi emotivamente ma anche per trovare una soluzione a problemi pratici quali la ricerca di un alloggio e di un lavoro.
Nel 1987 l'OMS così lo definisce: “L’Auto Aiuto è dato dall’insieme di tutte le misure adottate da non professionisti per promuovere, mantenere o recuperare la salute, intesa come benessere fisico, psicologico e sociale, di una determinata comunità” includendo il moderno concetto di salute ormai condiviso, riferito non più alla riduttiva dimensione di “assenza di malattia”. Riconoscimento da parte dell’OMS dell’efficacia dei gruppi di auto aiuto.
“...Attraverso il dolore ho scoperto la solidarietà, cosa significa accogliere il dolore di un altro essere umano e cullarlo come fosse un bambino per poi restituirglielo meno struggente, più sopportabile. Quasi assopito." Il dolore trasparente
DEFINIZIONE
I gruppi di self help sono strutture di piccolo gruppo, a base volontaria, finalizzate al mutuo aiuto e al raggiungimento di scopi particolari. Essi sono di solito formati da pari che si uniscono per assicurarsi reciproca assistenza nel soddisfare bisogni comuni, per superare un handicap comune o un problema di vita oppure per impegnarsi a produrre cambiamenti personali o sociali desiderati. Pari non di età ma per condizioni. La pariteticità si riferisce alla condizione di vita.
I promotori e i membri di questi gruppi hanno la convinzione che i loro bisogni non possono essere soddisfatti dalle normali istituzioni sociali.
I gruppi di auto-aiuto enfatizzano le relazioni sociali faccia a faccia e il senso di responsabilità personale dei membri. È molto forte il principio dell’interdipendenza: ognuno è responsabile di sé e degli altri all’interno del gruppo.
Alla base di tale gruppo c’è una sorta di sfiducia rispetto alle istituzioni sociali che dovrebbero essere preposti alla soluzione di quel problema.
Essi spesso assicurano assistenza materiale e sostegno emotivo; altrettanto spesso sono orientati verso una qualche «causa», proponendo una «ideologia» o dei valori sulla base dei quali i membri possono acquisire o potenziare il proprio senso di identità personale (Katz-Bender, 1976). I gruppi self help sono un fenomeno molto eterogeneo, vanno da gruppi che nascono su base locale da 8/10 membri ad Alcolisti Anonimi che conta milioni di iscritti in tutto il mondo. Il panorama dei gruppi self help è quindi molto variegato ed eterogeneo.
Tuttavia esistono delle caratteristiche comuni.
§ Origine Di solito è spontanea, non è determinata da una istituzione esterna ed è motivata da condizione problematica condivisa da tutti i membri. Persone che condividono stessa condizione problematica spontaneamente si associano
§ Scopo È l’aiuto reciproco a far fronte mediante il sostegno emotivo, la rottura della sensazione di impotenza e di isolamento. Mirano a migliorare capacità psicologica dei membri e l’efficacia comportamentale. Partecipazione personale è preziosa ed è la partecipazione personale che va a vantaggio dell’altro.
§ Composizione Si connota per orizzontalità, cioè i membri sono dei pari in quanto condividono la stessa condizione; non esistono all’interno delle gerarchie, ruoli tecnici o professionali ed è proprio questa pariteticità che rende tutti corresponsabili dell’aiuto. Anche le decisioni, le scelte, i programmi che si vogliono portare avanti nel gruppo, hanno un carattere consensuale.
§Attività Di solito sono autogestite, autofinanziate, svolte in modo informale, controllate dai membri stessi, occasionalmente può essere prevista la presenza di un esterno. La maggior parte delle attività sono portate avanti dai membri stessi.
La filosofia che muove questi gruppi è la filosofia del learning by doing and chaching by doing cioè si può apprendere facendo e si può cambiare facendo.
Quindi imparare e cambiare sono due possibili solo attraverso l’azione.
Si tratta di alcuni criteri che permettono di differenziare i diversi gruppi self help
§ Grandezza Gruppi che sorgono su base locale o internazionali
§ Durata
§ Stadio di sviluppo organizzativo
§ Struttura organizzativa
§ Obiettivi
§ Tipo di relazione con altri gruppi e con i servizi sociali e sanitari
§ Empowerment (individuale vs sociale) Gruppi più orientati a empowerment individuale altri all’empowerment sociale
Dal punto di vista della prevenzione, sono gruppi di prevenzione secondaria in quanto già esiste una^5 problematica.
ORGANIZZAZIONE SCHUBERT -BORKMAN (1991) hanno scelto come il parametro dell’organizzazione per classificare i gruppi self help.
In particolare, questi autori prendono due dimensioni come riferimento:
SCHUBERT -BORKMAN hanno cercato di incrociare le 2 dimensioni (Grado di dipendenza dall’esterno / Tipo di autorità interna) con questi 4 parametri ed hanno individuato 5 tipi di gruppi self help
I primi 3 possono essere considerati a tutti gli effetti gruppi self help mentre i Controllati e gli Ibridi perdono molto delle caratteristiche dei gruppi self help
DIPENDENZA ESTERNA : indipendente, responsabile delle sue risorse e dei suoi leader.
Tipo di conoscenza usata
Conoscenza esperienziale condivisa con interazioni interpersonali
Detentore del potere
I membri hanno il potere di iniziare e terminare le attività del gruppo, decidere le modalità di incontro, i criteri di appartenenza
Origine della leadership
Qualunque membro può diventare leader offrendosi volontario
Ruolo dei professionisti
Influenza minima o assente sul funzionamento del gruppo
Non c’è nessun tipo di dipendenza da un’autorità esterna. Il tipo di conoscenza che usano è la loro diretta esperienza che mettono in comune raccontandosi. Vi è totale corresponsabilità. Sono i gruppi più fedeli al gruppo self help così come nasce.
DIPENDENZA ESTERNA: accesso alle risorse fornite dai livelli più alti della organizzazione. Fondamentalmente autogestito.
Tipo di conoscenza usata
Primariamente la conoscenza esperienziale più linee guida che arrivano dall’alto della organizzazione
Detentore del potere
Nonostante le linee guida i membri del gruppo possono prendere decisioni
Origine della leadership
I leader sono interni al gruppo
Ruolo dei professionisti
I professionista non influenzano direttamente il gruppo
Questi gruppi appartengono ad una organizzazione più ampia pur avendo una loro autonomia. Ci sono linee guida ma che non sono prescrittive. È simile al gruppo autonomo.
DIPENDENZA ESTERNA : subordinati ad un livello superiore
Tipo di conoscenza usata
Conoscenze professionali ed esperienziali
Detentore del potere
I livelli superiori hanno il potere di iniziare e terminare il gruppo, decidere i criteri per diventare membri. Il tipo di incontro, ecc.
Origine della leadership
Personale addestrato anche stipendiato
Ruolo dei professionisti
I professionisti possono essere membri e leader del gruppo
GRUPPI CONTROLLATI E IBRIDI hanno in comune con gruppi di mutuo aiuto solo il fatto che sono gruppi formati da persone che vivono stessa condizione.
1. sostegno emotivo
Le persone si sentono molto supportate ed emotivamente sostenute all’interno di tali gruppi
2. fornire modelli
C’è chi è più avanti nel percorso o fuori dalla problematica diventando un modello potentissimo per chi inizia
3. una potente ideologia portatrici di valori a cui ispirarsi 4. una rilevante fonte di informazione Grazie alla sinergia dei singoli membri riescono a reperire una serie di info che il singolo reperirebbe difficilmente 5. strategie di fronteggiamento ciascuno mette in comune le proprie strategie differenti 6. opportunità di aiutare gli altri Questo elemento è prezioso: l’idea che quello che la io posso dire o fare è di aiuto ad un’altra persona, riverbera moltissimo in termini di autoefficacia, autostima, valore personale
**_7. relazioni sociali
**_1. La funzione socio-emotiva del gruppo dei pari
In tali gruppi ognuno è contemporaneamente fornitore e fruitore di aiuto e permette di superare una situazione di inerzia a chi vive disagio. Ciò favorisce processi sul piano socio emotivo.
abbassare le abituali difese o resistenze psicologiche non sentendosi più giudicati negativamente per una propria diversità. “Non mi vergogno, no mi imbarazza parlare del mio problema perché anche tu l’hai vissuto”. Le persone possono presentarsi per quello che sono senza il timore di essere giudicate.
comunicare in modo più diretto sulla base della esperienza comune, senza omissioni.
identificarsi nel cammino evolutivo di persone percepite più simili a se rispetto agli eventuali esperti, generalmente vissuti come estranei e distaccati; cioè l’aver vissuto la stessa esperienza fa sì che non si viva una condizione di estraneità anche se l’interlocutore è accogliente ed empatico. Se non ha vissuto la stessa esperienza, non è la stessa cosa. “Se persone, con percorsi anche peggiori del mio, ne sono venuti fuori, posso farcela anche io!”
scambiare vicendevolmente informazioni, conoscenze, capacità, sostegno emotivo, feedback, strutturando insieme regole di vita e strategie comportamentali di controllo e modificazione del comportamento
occupare il tempo libero e socializzare con gli altri
2. Il valore terapeutico dell’essere helper
In tali gruppi, questo ruolo di essere aiutante, di prestare aiuto a chi ha problema, tocca a tutti. Esiste il principio terapeutico dell’aiutante. Sono i sopravvissuti, coloro che ce l’hanno fatta a vincere su una dipendenza, ad esempio, e che diventano una sorta di modello da seguire. Nel condividere l’esperienza, sia l’aiutante che l’aiutato ricevono beneficio. L’aiutato ha la speranza nell’altro (vede che la sofferenza non è per sempre) mentre per l’aiutante ci sono seguenti vantaggi.
L’helper:
conoscenza professionale vs. quella di tipo esperienziale ; i gruppi self help più classici basano molto l’aiuto sulla conoscenza di tipo esperienziale – attraverso l’esperienza degli uni e degli altri – si promuove cambiamento mentre nei servizi tradizionali si preferisce la conoscenza professionale
desiderio di gestire i processi interni al gruppo vs.. autonomia di cui vogliono godere i gruppi; tendenza dei servizi ad oltrepassare il confine mentre i gruppi sono gelosissimi dei loro confini
forte coinvolgimento personale dei membri vs. obiettività e non coinvolgimento da parte del professionista; mentre nei gruppi self help un principio è il coinvolgimento attivo (learning by doing – cambio e apprendo facendo) questo non è il linea con l’asetticità dei professionisti
considerare il cambiamento nei gruppi come superficiale e temporaneo C’è l’idea che le persone cambiano ma per quanto tempo? Si mantiene il cambiamento nel tempo? Un’altra accusa fatta ai gruppi self help è questa: la persona può superare la dipendenza ma poi questa persona diventa dipendente dal gruppo.
Rapporto con le istituzioni e ruolo degli operatori (Donati 1990) Donati si pronuncia definendo qual dovrebbe essere un buon rapporto tra i due e quale dovrebbe essere il ruolo degli operatori. Individua tre caratteristiche:
compresenza I gruppi self help e le istituzioni non devono essere pensate come due realtà che si escludono a vicenda ma come due realtà entrambe importanti mantenendo però una differenziazione, cioè l’aiuto che viene da servizi è di un certo tipo mentre aiuto dei gruppi è di un altro tipo ma entrambi importanti
differenziazione Si tratta di due aiuti diversi ma ugualmente importanti. Dovrebbero essere compresenti ma distinti.
interazione Far dialogare queste due realtà presenti; l’ideale è questa compresenza sinergica dove le istituzioni e i gruppi self help lavorano insieme nel rispetto delle differenze.
Più nello specifico, Donati dice:
L’auto-aiuto va considerato una risorsa aggiuntiva e alternativa a quelle disponibili tradizionalmente, che arricchisce l'offerta di sostegno e di assistenza. I gruppi e i servizi non vanno visti in competizione tra loro, ma complementari in risposta alla gamma diversificata dei bisogni di una comunità. È possibile costruire una modalità di «collaborazione graduale», che vede accanto allo stadio di sviluppo del gruppo il tipo adatto di sostegno che può essere offerto dal professionista L’idea è che si collabora e ci si chiede come il professionista può essere di aiuto a gruppo self help per creare sinergie.
Se il gruppo è in fase iniziale di formazione, può aver bisogno di un aiuto tecnico da parte del professionista; se il gruppo è già in grado di autogestirsi, può richiedere un sostegno per particolari problemi al professionista; se il gruppo è del tutto autonomo, può chiamare un operatore in qualità di esperto o consulente su un tema specifico.
Inizialmente l'operatore può agire da stimolatore e catalizzatore, contribuendo anche alla creazione di gruppi ex novo: può essere utile infatti lavorare per identificare i membri potenziali del gruppo, reperire le risorse necessarie (quali gli spazi per le riunioni del gruppo), facilitare la conoscenza reciproca. Esempio: all’interno di un servizio il professionista potrebbe lavorare con un tipo di pazienti e rendersi conto che potrebbe essere utile un gruppo self help (per esempio: gruppo per familiari di soggetti Alzheimer) Successivamente l'operatore può contribuire al decollo del gruppo, chiarendo da subito il proprio ruolo e le proprie funzioni, rinforzando lo sviluppo di norme e regole in grado di agevolare il raggiungimento degli obiettivi, delegando qualsiasi funzione direttiva, in modo da consentire la presa di decisioni comuni, riconoscendo i risultati positivi raggiunti. Infine, quando il gruppo ha raggiunto indipendenza e autonomia, l'operatore deve prevedere la propria «morte», ossia uscire dal gruppo, mantenendo eventualmente un ruolo di esperto o di consulente, se richiesto.