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Riassunto del libro la Grecia secondo Pasolini, più l'integrazione di informazioni al fine di rendere il discorso direttamente utilizzabile al colloquio orale. (Vi è la spiegazione dettagliata delle scene più significative del film, mettendo in evidenza la visione pasoliniana sul mito edipico).
Tipologia: Sintesi del corso
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La Grecia secondo Pasolini Edipo re è un film del 1967 scritto e diretto da Pier Paolo Pasolini, liberamente tratto dall'omonima tragedia di Sofocle e con protagonista Franco Citti nel ruolo di Edipo. Obiettivi principali: L’edipo Re di Pasolini, ha essenzialmente lo scopo di esprimere quello che è il contrasto tra l’ingenuità, l’innocenza, l’ignoranza totale e l’obbligo di conoscere la realtà , una realtà ostile in cui si ritrova immerso, una realtà che non ha potuto decidere, e soprattutto, una realtà che non è sempre ben visibile o facile da raggiungere, così come fu per Edipo. Pasolini ha sempre cercato una purezza assoluta , non contaminata dalla razionalità borghese , una vita barbarica , quasi animalesca, tutta vissuta nel presente, quasi come una mitologia dell’innocenza e la figura di Edipo appariva particolarmente adatta a proiettare questo modello di vita inconsapevole e incolpevole ma che deve fare i conti con una realtà ostile. Pasolini fa i conti con il complesso di Edipo e con una certa "ansia autobiografica" :dichiara infatti: «in Edipo, io racconto la storia del mio complesso di Edipo. Il bambino del prologo sono io, suo padre è mio padre, ufficiale di fanteria, e la madre, una maestra, è mia madre. Racconto la mia vita mitizzata , naturalmente resa epica dalla leggenda di Edipo» A fare da contrappunto alla tragedia dell'uomo moderno , c'è l'ambientazione della Grecia antica ricostruita nel Marocco desertico, una ricreazione di una Grecia barbarica , nel quale Pasolini identifica il mondo della verità, delle radici storiche e culturali , un'isola fuori dal tempo della borghesia contro la quale si indirizza la sua polemica estetica. L’elemento che caratterizza questo adattamento dell’edipo Re, è l’interpretazione Freudiana che ha parecchio influenzato la visione di Pasolini. Per Pasolini, Edipo è innocente, ma la sua innocenza non esclude comunque una colpevolezza freudiana inconscia. La principale differenza tra la scena di Pasolini e la tragedia sofoclea è che Sofocle non pone nessun accento sull’aspetto dell’incesto, ma piuttosto rappresenta la tenacia con cui Edipo attraverso l’arme dell’ intelletto , ricerca costantemente la verità, utilizzando la sua eccellenza intellettuale per risolvere l’enigma , presentandosi come salvatore di un popolo anche se allo stesso tempo ne sarà distruttore, senza saperlo. Mentre invece, molte riletture novecentesche, influenzate appunto dalle teorie freudiane, tra le quali quelle di Paolini, tendono a sottolineare la violenza delle pulsioni inconsce di Edipo, il suo lato selvaggio , irriflessivo, per nulla intellettuale. L’Edipo di Pasolini rappresenta dunque quella fase prerazionale e preistorica , primordiale , quasi un mito dell’innocenza, l’innocenza di chi non ha ancora vissuto l’obbligo di conoscere ma che presto si troverà immerso nella realtà. Proprio per questo aspetto primordiale, primitivo e arcaico la scena viene ambientata in Marocco, dunque in mezzo a culture barbariche, africane, atzeche ma allo stesso tempo vi sono dei collegamenti con il presente moderno. Per Pasolini la visione di Edipo come eroe intellettuale risultava priva di interesse e la tragicità dell’opera secondo P. deriva da una contraddittorietà di fondo della condizione umana: quando vive nell’incoscienza l’uomo è colto dal bisogno di sapere; ma a ogni conoscenza, cioè appena l’uomo sa, vi è una sorta di nostalgia per lo stadio primario del non sapere. Dibattito di due articoli scientifici: effettivamente, Edipo aveva il complesso di Edipo? Considerando che i desideri incestuosi e parricidi si sarebbero dovuti effettuare verso quelli che lui credeva fossero davvero i suoi genitori e invece non accadde.
Scene rilevanti da mettere in evidenza: Inizio: la nascita e la prima infanzia di Paolini, sono delineate scegliendo tre momenti significativi: il parto spiato dall’esterno della casa, una passeggiata nei prati, e l’allattamento. Con questo incipit, Pasolini visualizza un nodo tematico vitale, il rapporto di identificazione che il neonato instaura con il corpo della madre, fonte dell’innamoramento edipico. E a questo scopo cerca di riprodurre in alcuni momenti il punto di vista del neonato, che vede la realtà per frammenti, senza riconoscere ancora le strutture. Nelle scene successive, è possibile iniziare a scorgere i contrasti figlio/padre seppur il figlio è ancora un bambino: scena balcone: mentre i genitori ballano in una festa dell’appartamento di fronte, il bambino li guarda/spia dal balconcino mentre si stanno baciando. Le due figure si intravedono attraverso una tenda, appaiono dunque due ombre lontane, due figure quasi oniriche. Poi vi è uno scoppio di fuochi d’artificio dove accresce l’angoscia del bambino, ed inizia a piangere mentre vede i suoi genitori, cercando sua madre e facendo il gesto di chiudersi gli occhi con le mani , gesto che farà ripetutamente in molte scene del film, e che sarà molto simbolico. Freud> In vari punti della sua opera, Freud parla del rapporto sessuale fra i genitori come fonte di angoscia per il bambino , che se lo immagina come atto di violenza, dunque ciò può essere all’origine, per il bambino maschio, dell’aggressività edipica nei confronti del padre. Il complesso di Laio Scena del padre: un’altra scena significativa, è quella in cui si inquadrano il padre ed il figlio dentro una carrozzina, soli, di fronte una caserma. Vi è un primo piano del padre, un bel giovane in uniforme (si ricordi che il padre di Pasolini era ufficiale), ci mostra uno sguardo duro, tagliente, intenso, rivolto verso il figlio. Appaiono degli intertitoli su fondo bianco che riportano i suoi pensieri: ‘’ tu sei qui per prendere il mio posto nel mondo, ricacciarmi nel nulla e rubarmi tutto quello che ho’’. Il bambino, si copre gli occhi con la mano, piangendo, come se avesse recepito il messaggio aggressivo (stesso gesto del balconcino). ‘’ E la prima cosa che mi ruberai sarà lei, la donna che amo. Anzi, già mi rubi il suo amore. Attraverso il silenzio, e questi intertitoli, Pasolini sottolinea in modo incisivo l’aggressività e la gelosia paterna. Scena padre/piedi: dopo aver consumato la notte con la madre, nella scena parte un flauto, e il padre, come attratto da questo, si alza e si reca nella camera del figlio. Gli afferra i piedi con forza e li stringe, e il bimbo dice ‘’mamma’’. Ha uno sguardo ancora più duro, truce, è un gesto di pura aggressione. L’antefatto di Laio che trafigge i piedi a Edipo, viene rappresentato in chiave moderna in questa scena, che rappresenta il trait d’union tra l’ambientazione moderna, e quella successiva, dove si passa alla scena mitica, ed Edipo si ritrova nel primitivo deserto africano, appeso per i piedi, portato dal pastore che ha avuto l’incarico di ucciderlo. Vari psicologi e antropologi, si sono concentrati sulle colpe di Laio, parlando appunto di complesso di Laio, poiché le colpe di Edipo non sono altro che una conseguenza delle azioni di Laio, l’infanticidio e la maledizione che ricevette anni prima quando stuprò il figlio di un suo amico, Crisippo. Epilogo
forte impronta materna, o comunque sempre con un’aura nostalgica. Tutta la tragedia Sofoclea di Edipo re è stata interpretata, tra l’altro, come ritorno al grembo materno, un motivo segnalato da una serie di figure retoriche, già concretamente iscritto nell’atto dell’incesto e nel buio della cecità finale. Il mito di Edipo, offre dunque a Pasolini un modello di mondo basato sulla regressione e sul ritorno ciclico di nascita e morte. Ninetto è un messaggero, e in tutta l’opera egli rappresenta sempre l’allegria innocente del barbaro, cioè del terzo mondo meridionale. Si configura dunque sempre come immagine archetipa di innocenza: un ragazzo che danza allegro e incosciente, il ruolo del fedele accompagnatore che attenua la tensione tragica in un tenero umorismo popolaresco. Polibo/Laio Nella saga di Edipo la psicoanalisi ha riconosciuto una tipica scissione della figura paterna in una parte positiva, oggetto di ammirazione (Polibo) e in una negativa, oggetto di aggressione (Laio). Vi sono due scene in cui questo aspetto viene messo in risalto, quella in cui Polibo gioca dolcemente con i piedini del figlio, con tanta tenerezza, e quella in cui Laio invece li afferra con forza, in senso di aggressione. Banchetto/ Gara sportiva Come abbiamo già detto, mentre l’Edipo di sofocle è un personaggio intellettuale, dove predomina il suo intelletto e la sua ragione, quello Pasoliniano è impulsivo, in preda alle violenze più primitive. Questo c’è dato da alcune modifiche che ha effettuato Pasolini: Sofocle scrisse che ad Edipo gli fu detto di essere un falso figlio di suo padre durante un banchetto. Mentre invece Pasolini, racconta di questa scena in mezzo ad un duello, dove Edipo giocava alla gara di lancio con i suoi amici, e lo dipinse come un ragazzo selvaggio, istintuale, incosciente. Edipo, inoltre, decide di consultare l’oracolo non più perché turbato da questa accusa, ma perché angosciato da un sogno di cui non ricorda il contenuto. L’innovazione del sogno è certamente orientata in senso freudiano. Quella che in Sofocle era una delle espressioni più chiare della volontà di sapere di Edipo, che parte alla ricerca delle proprie origini, si trasforma qui in un quadro del personaggio dominato dalla violenza delle forze inconsce. La Pizia Nel film, la Pizia, dà i suoi responsi all’aperto, ai piedi di un grosso albero di olivo. La scorgiamo all’inizio da lontano, dalla prospettiva di Edipo che attende in una lunga fila di pellegrini con in mano rami d’olivo. ‘’ Guardati, nel tuo destino c’è scritto che ucciderai tuo padre e farai l’amore con tua madre’’ ripete due volte, e ride beffarda. Edipo ha una reazione forte, rimane sconvolto, incredulo, Immediatamente prima del responso, un primo piano aveva inquadrato Edipo che levava le mani dagli occhi: una variante dell’immagine ricorrente che esprime qui un desiderio di sapere ben presto infranto. Sono inquadrature che hanno un carattere molto sfumato e irreale, Edipo in lacrime guarda verso il Sole. Con questa scena onirica, Pasolini ha rappresentato l’angoscia di Edipo al momento del sapere, e il suo desiderio regressivo di non sapere, metaforicamente espresso dal coprirsi gli occhi con la mano, come il bambino nel prologo. Non voler conoscere il proprio destino parricida e incestuoso, significa, come vedremo meglio, voler ignorare i tabù primari su cui si basa il contratto sociale. La visione distorta, allucinata, febbrile, che Edipo ha mentre cammina dopo aver ascoltato il responso, diventa così anche una metafora della cecità a cui lo porterà nel finale la volontà di non sapere , non a caso tutta questa sequenza è accompagnata dalla stessa musica di flauto e percussioni che si ascolta nell’epilogo.
Il parricidio Il parricidio è rappresentato come una pulsione tanto violenta quanto ineliminabile. Edipo non uccide Laio per legittima difesa né per alcun altro motivo esterno, ma solo perché inconsciamente vede in lui l’incarnazione dell’ autorità oppressiva : padre e figlio si odiano a primo sguardo solo perché appunto inconsciamente riconoscono di appartenere a queste due categorie che fondano il patto sociale. Pasolini stesso, rispondendo alla domanda di Jon Halliday sul perché il parricidio ottiene un ruolo maggiore dell’incesto, rispose chiamando in causa il suo rancore verso il padre, un sentimento per lui più chiaro e distinto dell’amore verso la madre. L’opposizione tra paternità tirannica (da sfuggire) e passività materna è certo una costante dell’universo pasoliniano. Durante il parricidio, sono da tener conto l’inquadratura verso il sole, che accieca Edipo, e anche le urla di Edipo , urlo che rompe più volte il silenzio assoluto dell’ambiente desertico: a parte la breve frase ‘’levati, straccione’’, tutto l’episodio si svolge infatti nell’assenza totale di discorsi e dialogo. Attraverso l’urlo si esprime il recupero di una dimensione primigenia, barbarica ed estranea al controllo della ragione. Edipo e la Sfinge Edipo, divenne una figura di grande importanza per aver risolto l’enigma della sfinge, enigma che mai nessuno fu in grado di risolvere. Il film elimina invece il dato mitico dei celebri enigmi della Sfinge: uno scarto che va di pari passo con l’offuscamento della dimensione intellettuale di cui si è già parlato. La sfinge chiede: c’è un enigma nella tua vita, qual è? Edipo risponde: non so, non voglio saperlo. Non c’è dunque più traccia dell’enigma tradizionale sull’essere che cammina a quattro zampe al mattino, a due di giorno e a tre la sera. La Sfinge riconosce invece subito in Edipo l’uomo che porta dentro di sé l’enigma: l’ abisso da cui proviene e in cui viene ricacciata è una chiara figura all’ inconscio. E anche in questo caso, Edipo rifiuta l’obbligo di conoscere , a non voler vedere il proprio destino: in termini freudiani, vi è una violenta rimozione delle sue pulsioni parricide e incestuose. Più che essere un simbolo dell’inconscio, la Sfinge di Pasolini incarna un’istanza razionale, quasi un Super-Io. Edipo non è più quindi l’eroe che conquista la regina con le armi dell’intelletto, sciogliendo per primo l’enigma sull’Uomo, ma un uomo che rifiuta l’attività razionale : che non vuole conoscere l’enigma primario dell’esistenza, il proprio abisso interiore. Vi è dunque un azzeramento della dimensione intellettuale in favore di una dimensione onirica, dominata dalle pulsioni inconsce. Vedere e sapere: Edipo e Tiresia Antropologi, psicologi e critici letterari hanno spesso riconosciuto un’identificazione tendenziale tra le figure di Edipo e Tiresia, basata essenzialmente sul fatto che Edipo finirà, come Tiresia, cieco e veggente. Questa fine costituisce inoltre un rovesciamento tragico della scena in cui Edipo aggredisce il vate che gli delinea per la prima volta la tremenda verità. Per insultare Tiresia Edipo aveva usato infatti proprio l’elemento della cecità: ‘’tu vivi dentro un’eterna notte; non puoi colpire me, né alcun altro veda la luce’’. Un insulto che gli viene puntualmente ritorto contro: ‘’poiché tu mi hai rinfacciato la mia cecità, ti dico che tu hai gli occhi, ma non vedi il male dentro il quale ti trovi, non vedi dove sei e con chi vivi’’ e alla fine della scena il vate profetizza senz’altro la cecità che attende l’eroe. Dunque, da un lato vi è Tiresia con la sua cecità esteriore e la sua visione interiore, dall’altro Edipo con la sua cecità interiore e la sua inutile vista esteriore. Un’opposizione molto chiara in questo scambio di battute: Edipo: ‘’ A sentire te, si direbbe che di noi due il cieco
l’incapacità dell’uomo contemporaneo di “vedere” – e di sforzarsi di comprendere – le situazioni in cui si trova, situazioni per molti versi drammatiche e terribili. Il suo vagare in un paesaggio desertico, in totale assenza di rapporti umani e di qualsivoglia comunicazione, senza che pronunci alcuna parola e soprattutto senza una meta che non sia quella che il “destino” stesso gli indica ineluttabilmente, dà il senso preciso di questo estraniamento, di questo tremenda, assoluta mancanza di possibilità e di volontà di “vedere”. L’intento autobiografico – che c’è ed è volutamente svelato da Pasolini, nel prologo e nell’epilogo, perfino dal particolare dell’ambientazione nei luoghi friulano-veneti e bolognesi della sua formazione – è evidente, ma non è il solo che il poeta si propone. Egli, infatti, inizia con Edipo re a percorrere, con i suoi lavori, la via di una denuncia sempre più aperta, provocatoria e priva di intenti giustificatori, che avrà la sua massima espressione nella rappresentazione delle atrocità di Salò. Pasolini è un intellettuale che conosce la realtà, l’avvenuta «mutazione antropologica» del suo tempo, e che sente, quale suo primario compito morale, civile e politico, di dover richiamare l’attenzione dei suoi contemporanei affinché non diventino “ciechi”, affinché non accettino come ineluttabile il divenire dei fatti e della Storia.