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Riassunto libro l’educatore professionale prof. Impara
Tipologia: Sintesi del corso
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un’etica che contempla la cura dell’uomo come interesse verso l’essere individuo nella consapevolezza del limite che accompagna sia l’operatore che l’utente. L’atteggiamento primario dell’operatore deve fondarsi sulla comunicazione che richiede chiarezza nel linguaggio e disponibilità al recupero della dimensione simbolica come tramite delle rielaborazioni dei valori e della gerarchizzazione dei bisogni. L'educatore non può rimanere neutrale nella valutazione dei bisogni ma è chiamato ad interpretarli con un dialogo aperto al massimo di opportunità promuovendo la libera risposta dell'utente come oggetto del suo destino. Tutto questo richiama alla dimensione etica dell'attenzione con cui l'operatore si misura e secondo la quale formula i processi metodologici e gli aspetti organizzativi del suo intervento sociale con un atteggiamento che porta alla valorizzazione di tutte le risorse umane personali così da promuovere cooperazione tra gli enti e gli operatori interessati. Questo atteggiamento di apertura alla realtà deve giungere a promuovere una cultura dell'accoglienza e della prossimità sociale prendendo tutte le necessarie decisioni tecniche con la consapevolezza che solo accettando il proprio limite e le proprie tensioni l'educatore sarà in grado di contribuire alla costruzione di una positività di vita per l'utente, questa qualità di relazione è indicata dal senso partecipativo del rapporto basato sul riconoscimento del comune bisogno di significato e sulla comune tensione alla ricerca del vero, relazione che per questo è simmetrica perché richiede la capacità del soggetto di essere se stesso assicurando all'assistito le regole della neutralità di giudizio. Strumento importante di questa operazione è la diagnosi che deve essere intesa come la conoscenza del bisogno nella sua complessità nelle cause che l'hanno provocato, nelle circostanze che in ogni cosa lo accompagnano e nella conoscenza delle disponibilità del contesto ad accogliere ed utilizzare l'intervento professionale. In questo modo si sta differenziando in modo sempre più preciso all'interno del sistema sociale dei servizi il ruolo dell'educatore che si pone in interazione con gli altri e sembra condurre alla definizione di una professionalità in servizio che emerge nel momento in cui le comunità si interessano dell'uomo e si pone il problema della qualità della sua vita.
da una identità professionale tecnica o burocratica e a preferire quella riflessiva e sperimentale che è necessaria per stare al passo con i ritmi delle trasformazioni sociali praticamente l'educatore non può non assomigliare all'oggetto stesso del suo lavoro quello cioè dell'essere in divenire. Il professionista facendo leva sulle lacune e mancanze delle persone in genere non contribuisce a potenziarne l'autonomia, perché è suo intento mantenerle in condizioni di dipendenza per alimentare la propria ragion d'essere. L'approvazione dei bisogni del cliente da parte del professionista però è uno strumento di condizionamento e di controllo e contraddice l'aspirazione umana ad essere di più. Per questo bisogna sostituire l'industrializzazione della carenza con la logica dell'empowerment e in questo senso la professionalità dell'educatore diventa cruciale e consiste proprio nel dare strumenti facendo appello ai desideri ai diritti e alle risorse delle persone, l'intervento educativo contribuisce ad amplificarne il potenziale. Il rapporto unidirezionale tra professionisti fornitori di welfare e clienti consumatori di risorse va superato a favore di un rapporto reciproco tra professionisti animatori di welfare e clienti moltiplicatori di risorse, si tratta di un modello incentrato sulla persona come portatrice di un valore. La professionalità educativa adeguatamente formata potrà poi contribuire in modo decisivo al superamento dell' approccio clinico difettivo in favore di un approccio di tipo pedagogico a creativo. Nel tempo della frammentazione disciplinare e del iperspecializzazione la formazione generalista dell'educatore risponde a un bisogno effettivamente presente all'interno dell'equipe multiprofessionali: quella di disporre di qualcuno che sia capace di far dialogare diversi linguaggi e di avere uno sguardo d'insieme che non perda di vista la persona al suo contesto relazionale. La natura pratica del sapere educativo richiede lo sviluppo di una competenza euristica fondamentale perché il ruolo dell'educatore non venga ridotta a quello di un semplice operatore sociale, occorre che apprenda a coniugare l'esperienza e la riflessività. Ciò che qualifica maggiormente l'educatore nel vissuto delle persone di cui si occupa è la sua capacità di essere una presenza significativa ciò vuol dire che è il suo modo di essere a fare la differenza. Importante è la maturazione di una virtù cioè la saggezza Ovvero la capacità di prendere decisioni equilibrate in situazioni anche complesse o ad alto livello di rischio. Il professionista dell'educazione include il caso e l'imprevedibile in quanto parte integrante dell'esperienza umana, ammette Il dubbio e l'incertezza quali compagni silenti e costanti dell'azione educativa, e contempla l'errore e il fallimento perché sa che in certo qual modo essi prevengono un male più grande la presunzione. È di una deontologia che l'educatore socio pedagogico ha bisogno, un etica professionale che lo riporti al principio della difesa della dignità e dell'Autonomia delle persone perché educare significa servire qualcosa che sempre ci trascende: la libertà di un altro. Se i ruoli e i compiti si avviano ad una definizione è necessario individuarne le specifiche competenze relativi bisogni formativi. per impedire che la reiterazione affievolisca il senso del nostro agire professionale trasformando la quotidianità in routine è necessario presidiare quei luoghi dove i significati scorrono e mutano in modo magmatico.
richiesta che l'educatore socio pedagogico può dare il suo contributo specifico per osservare e rilevare e valutare se sono presenti le condizioni per garantire l'inclusione e l'integrazione degli allievi. Le competenze di osservazione che l'educatore acquisisce gli consentono di contribuire ad osservare e analizzare Oltre alle caratteristiche e bisogni dell'allievo anche le caratteristiche della realtà circostante l'allievo stesso costruendo un quadro descrittivo Comprensivo degli elementi contestuali da rimuovere o da implementare attraverso una progettazione e riprogettazione delle azioni educativo-didattiche in termini di individualizzazione e di personalizzazione dell'apprendimento. Sulla base di questa osservazione l'educatore può farsi promotore di specifici progetti nei diversi campi applicativi dei servizi alla persona. L'eterogeneità e la complessità dei bisogni educativi degli allievi richiedono risorse specifiche per favorire lo sviluppo integrale di ciascun allievo quindi la presenza dell'educatore a scuola si rivela strategica per integrare l'azione didattica degli insegnanti e per una riorganizzazione scolastica maggiormente efficace. In questa prospettiva di cambiamento l'educatore può realmente divenire un vero e proprio fattore ambientale facilitanti dell'attività e della partecipazione degli allievi. Un esempio di Possibilità di intervento efficace dell'educatore è riferibile alla acquisizione progressiva da parte di ciascun allievo di una modalità originale di approccio allo studio che diviene nel tempo più incisiva e consapevole. Questa poliedrica acquisizione non può esaurirsi in classe ma continua e progredisce in famiglia attraverso il sostegno delle figure parentali.
norma sociale che garantisce bene o male l'integrità delle persone e quella che garantisce l'integrità del sistema, la prima va rispettata la seconda rivisitata. Al di fuori della norma codificata c'è la norma che nasce dalla consuetudine che qualche volta è autentica ma qualche volta è soltanto Persuasione occulta. I minori devono sapere che la comunità non è una bolla dove agiscono leggi diverse da quelle della società ma è il luogo dove queste regole si riconoscono si mettono in pratica si rispettano la permanenza dei ragazzi all'interno di queste comunità ha senso solo se diventa l'occasione per dimostrare a se stessi che rispetto degli altri è possibile e gli educatori devono sentirsi parte del gruppo con cui condividere problemi e soluzioni. Lo scopo del rapporto educativo Dovrebbe essere quello di far sì che le norme nascano all'interno dell'individuo. La libertà non ha limiti né confini o meglio li ha ma provvisori. L'aspirazione di ogni individuo non può essere che quella di allargare questi limiti fino a quando egli non possa sentirsi pienamente ciò che è: un individuo Libero.
nuove esperienze possono consentire il procedere discorsivo della formazione che è ciò che consente di rendere consapevoli i professionisti delle proprie storie professionali. inoltre bruner sottolinea la necessità di stabilire culturalmente le proprie azioni induce ogni soggetto a diventare un narratore allo scopo di progettare situare giustificare e spiegare il proprio agire alla comunità. Questo processo di autoanalisi attraverso l'uso di un dispositivo narrativo autobiografico consente di attivare procedure riflessive e auto riflessive. L'analisi della biografia Non fornisce soltanto informazioni di carattere cognitivo ma anche elementi sull'identità non cognitiva del soggetto e per questo motivo le biografie sono utilmente impiegati per indagare quegli aspetti affettivi emozionali connessi all'esperienza soggettiva del singolo. Il metodo biografico mentre Esplora dimensione di carattere prettamente qualitativo intende anche cogliere la dimensione più intima del soggetto Per questo la narrazione autobiografica viene intesa come una pratica di rispecchiamento autoreferenziale. L'impiego del metodo biografico in ambito formativo adulto parte dall'assunto che il soggetto debba raccontarsi attraverso una narrazione di sé che deve essere intesa come una risorsa conoscitiva che permette di Apprendere qualcosa su di sé. Educatori e insegnanti sono stati invitati a raccontarsi al fine di acquisire un metodo finalizzato alla rete orizzazione della propria vita adulta come adulti che svolgono compiti di educazione e insegnamento. Osservare la propria mente al lavoro prendere coscienza di ciò che si pensa di come lo si pensa di come se arrivate a pensarlo rappresentano aspetti di riflessione metacognitiva che è uno degli obiettivi centrali del metodo biografico. nel tracciare il profilo dell'educatore di qualità riteniamo necessario insistere sull'importanza del fattore emozionale che rimanda a tutto ciò che nel settore affettivo emozionale è apprendibile e dunque esercitabile. L'empatia è considerata una qualità professionale che consente di entrare in sintonia con l'altro è di modulare il proprio intervento all'insegna della disponibilità e dell'ascolto. Inoltre la capacità di prendere in considerazione il punto di vista dell'altro come condizione impatica di condivisione affettiva è considerata tre principali presupposti sociali della Cooperazione. Oggi la dimensione sociale e affettiva deve rappresentare la peculiarità del moderno educatore. la prima rappresenta la possibilità di elaborare e successivamente controllare e verificare la progettazione di un percorso educativo ed è intesa come padronanza e competenza qualificante La seconda si fonda sulla capacità di saper controllare la relazione affettiva emotiva con i soggetti in formazione e di questi tra di loro. le emozioni ci accompagnano in ogni momento della nostra vita quindi è necessario riconoscerle e gestirle attraverso un attento percorso educativo. In una prospettiva di promozione del benessere e di inclusione sembra necessario indirizzare l'attenzione delle professioni pedagogiche verso un'operatività che possa mettere al centro dell'esperienza educativa il tema della conoscenza affettiva ed emozionale. La dimensione emozionale quindi non può essere trascurata da un punto di vista pedagogico. Alcuni studi hanno messo recentemente in luce come l'intelligenza emotiva funga da predittore del successo scolastico ed accademico migliori le
competenze personali e sociali riduca comportamenti a rischio e l'aggressività attualmente viene chiamata in causa di intelligenza emotiva anche Grazie allo sviluppo della ricerca in ambito neurologico che ha dimostrato la presenza di un intelligenza distinta dal quoziente intellettivo è maggiormente legata alla sfera emozionale e alcuni recenti studi hanno rilevato come danni di quest'area producano deficit nelle abilità sociali nel riconoscimento delle emozioni più In generale nelle abilità relative all'intelligenza emotiva. Dal punto di vista dell'educatore promuovere il benessere dell'educando significa impegnarsi nel dialogo nella comunicazione nella attenta osservazione della realtà quotidiana Riconoscendo un valore fondamentale alle emozioni. Organizzazione Mondiale della sanità identifica le competenze emotive come abilità imprescindibili al fine di acquisire un comportamento versatile è positivo Grazie al quale possiamo affrontare efficacemente le richieste e le sfide della vita quotidiana. L'alfabetizzazione diventa quindi una Mission trasversale all'interno degli obiettivi di un qualsiasi intervento educativo. Il processo di alfabetizzazione emotiva favorisce la formazione di cittadini equilibrati e sereni. È importante riassumere alcuni aspetti relativi alla nuova figura del moderno educatore professionista che si prospetta per il terzo millennio: ● Per ogni educatore è possibile individuare l'essenza della sua professione nell'incontro con l'altro per condurlo verso la sua autentica ed entità che diventa un'esperienza di autenticità ● L'educatore è in grado di modificare la propria professionalità anche attraverso ciò che ha sperimentato. ● È necessario sottolineare l'esigenza di costruire una professionalità esperta del formatore fondata principalmente sulla capacità di gestire la relazione educativa nelle sue molteplici caratteristiche.
per realizzare una visione unitaria e coordinata per migliorare la qualità delle politiche territoriali ed economiche l'educatore professionale Grazie al suo percorso formativo e sicuramente avrà disposto a collaborare con altre figure professionali, stimolare i gruppi e le singole persone a perseguire l'obiettivo di reinserimento sociale definendo interventi educativi assistenziali e sanitari rispondenti ai rispettivi bisogni attraverso lo sviluppo dell'Autonomia. L’attività motoria e sportiva è importante per la rilevazione del coinvolgimento del soggetto nelle diverse attività la finalità è quella di stimolare il corpo muto che non deve limitarsi ad assumere un ruolo passivo di corpo subito ma deve poi superare il vincolo stadiale Per passare al corpo vissuto e poi al percepito. Il disability manager e quindi una figura che ha il compito di ricercare soluzioni diversificate che enfatizzino i punti di forza delle persone con disabilità e di diffondere una cultura organizzativa scevra da pregiudizi e da sentimenti discriminatori. Pertanto il primo ostacolo che dovrà affrontare è rappresentata dai pregiudizi e i modi di pensare di molti manager aziendali. Neri cercare quali soggetti siano in grado di interpretare in modo efficace ed efficiente tale ruolo appare valida l'ipotesi dell'educatore professionale che risulta contemporaneamente in grado di affrontare sia le criticità organizzative e gestionali che quelle derivanti da un approccio culturale e una dimensione sociale ancora non in grado di valutare la risorsa disabile attiva e produttiva.
definire la vulnerabilità come una condizione che risente di diversi fattori tra i quali quelli genetici e ambientali intorno al tema della vulnerabilità una prospettiva interessante proviene dagli studi di Hannah arendt intorno al tema della relazione che è correlato alla condizione di vulnerabilità. Partendo dalla nascita come categoria ontologica politica la arendt ci dà una riflessione sull' unicità di ciascuno di noi che è per definizione vulnerabile. Anche gli studi di Adriana cavarero offrono un contributo ulteriore alla riflessione sulla vulnerabilità secondo la filosofa la condizione di vulnerabilità si presenta come esposizione all'altro e alla ferita che l'altro può infliggere e questa è una condizione di vulnerabilità che si presenta come uno statuto permanente dell'esistenza umana di un io unico che della relazione si espone all'altro in questo senso la relazione determina una condizione di esposizione reciproca all'interno della quale l'assenza della ferita sarebbe auspicabile al contrario l'assenza della cura la ferita diventa desolazione. Uno dei primi ostacoli che l'educatore socio educativo e socio-sanitario incontra riguarda la capacità di costruire una relazione interpersonale in grado di riannodare i fili di una storia interrotta e comprendere quali possano essere le azioni che permettono di acquisire le capacità di far fronte di trasformare e riorganizzare positivamente un evento drammatico in una condizione positiva. Il richiamo al perfezionamento delle competenze delle abilità relazionali è un punto ineludibile al fine di qualificare aggiornare costantemente la professionalità degli educatori indirizzata a rispondere al meglio alle diverse e diversificate condizioni di vulnerabilità e alle nuove forme di svantaggio determinate dai fenomeni di lacerazione familiare e sociale. le strategie e le metodologie centrati sulla relazione interpersonale dovranno caratterizzare ogni azione progettuale nella convenzione che la consapevolezza di riuscire a sostenere una relazione corretta ed equilibrata con i luoghi di appartenenza può rappresentare la strategia lo cessaria al superamento delle nuove forme di vulnerabilità. In questa prospettiva la resilienza si configura come una progettualità indirizzata a ricostruire le capacità relazionali e comunicative. La teoria della resilienza suggerisce pertanto un nuovo approccio alle diversificate vulnerabilità. In questo senso sono molte le esperienze che raccontano di progetti e di percorsi di accoglienza che sono stati realizzati con l'obiettivo di facilitare il superamento della condizione di solitudine ed isolamento sociale della persona attraverso il suo inserimento in una rete relazionale. Una strategia dell'accoglienza Intesa soprattutto come un luogo in cui costruire un clima un ambiente educativo capace di progettare e realizzare le condizioni indirizzare a favorire e sostenere l'incontro il dialogo l'ascolto la narrazione la fiducia ed attivare un processo di scambio reciproco in virtù del quale costruire insieme un cambiamento possibile. L'obiettivo degli interventi degli educatori in qualità di tutori di resilienza è quello di valorizzare le risorse della persona per poterla coinvolgere direttamente nella ricerca delle modalità di superamento delle difficoltà.
La figura dell'educatore ha mostrato mostra ancora oggi è una sua debolezza strutturale legata all'incertezza stessa dell'educare che dovrebbe essere riletta in chiave positiva e trasformativa. L'educatore è un operatore che basa la propria professionalità sull'integrazione di competenze tecnico pratiche acquisite sul campo attraverso l'esperienza. Dei cambiamenti sui compiti e le funzioni dell'educatore le troviamo a distanza di anni nel decreto legislativo 16 gennaio 2013 numero 13 dove la definizione degli apprendimenti in formale non formale e informale avrà interessanti spazi di sperimentazione per questo professionista. La complessità del Lavoro educativo sta proprio nella necessità e l'educatore mantenga uno sguardo ampio. All'educatore compete la capacità di comprendere il filo che unisce in maniera coerente i tratti della personalità le scelte fatte i nodi della rete relazionale ed affettiva che risultano di supporto o di ostacolo all'espressione autonoma di sé. Le associazioni di educatori e pedagogisti sono seguite Dal COLAP che ne coordina azioni sinergiche per poter dialogare su un profilo che vada sempre più verso un'unica direzione, quella del riconoscimento E della legittimazione professionale nei diversi contesti lavorativi. La PDL 2443 disciplina le professioni dell'educatore e del pedagogista e rappresenta la prima azione concreta di avvio alla legittimazione delle professioni educative. I punti salienti della Pdl 2443 Che disciplina le professioni educative: ● si stabilisce che la laurea triennale nella classe 19 che prepara educatori e formatori sarà obbligatoria per poter esercitare tale professione ● La valorizzazione delle professioni di educatore e di pedagogista per fare uscire dall'ombra un lavoro prezioso ● Questa legge riconosce alle professioni di questo ambito una dignità scientifica e professionale che porterà ad un decisivo miglioramento della qualità dei servizi in generale. ● La legge permetterà di ampliare gli sbocchi occupazionali indicando in modo chiaro e servizi Le organizzazioni e gli Istituti dove poter esercitare l'attività professionale dell'educatore e del pedagogista ● Si prevede infine il riconoscimento del titolo a livello europeo attraverso il livello delle conoscenze richieste dal quadro europeo delle qualificazioni professionali La conclusione del contributo presentato vuole sottolineare il valore di puntare sulla ricerca sullo sviluppo di ragionamenti strategici con una tensione verso il futuro. I professionisti dell'educazione hanno bisogno di vedersi maggiormente legittimati e riconosciuti.
persone. La comunicazione tra persone È certamente più efficace quando è effettuata in presenza. L'educatore ha la necessità di comunicare il messaggio educativo con la massima efficacia e deve essere anche un bravo e sensibile ascoltatore. La spinta alla comunicazione è stata al motore che ha prodotto le tecnologie per la comunicazione e l'elaborazione dell'informazione. Il computer e le reti di comunicazione diventano le tecnologie con il massimo grado di Potenza per l'elaborazione dell'informazione e l'automatizzazione delle comunicazioni. L'educatore quindi deve porsi in un atteggiamento attivo ed attento all'evolversi di queste tecnologie padroneggiando quanto minimo concetti di base in questo modo può mettere a frutto gli enormi vantaggi che da queste derivano.