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Qual è la vostra idea di rappresentazione della figura professionale dell’educatore?
A mio parere la figura dell’educatore è una figura importante, se non fondamentale. L’educatore è colui che supporta l’altro. L’arte dell’educare è un accompagnare, sostenere l’altro nella “fatica” del suo percorso, aiuta le persone in via di sviluppo a tirar fuori di sé, a far emergere e maturare le proprie capacità, guidandole verso la propria autonomia, quindi aiuta la persona a realizzarsi. Inoltre da’ vita a progetti educativi e riabilitativi rivolti a persone in difficoltà permettendogli di inserirsi all’interno della società, come ad esempio: tossicodipendenti, alcolisti, carcerati, etc. L’educatore deve perciò cercare di rieducare senza però apparire una persona facile, disposto al compromesso pur di raggiungerlo quindi non deve avere fretta di sembrare simpatico o di facile confidenza per “conquistare” la persona. Bisogna sempre mantenere una certa distanza tra la persona e l’educatore, in quanto ci sono altri modi in cui l’educatore può manifestare la sua disponibilità. Occorre che l’educatore sappia prendersi cura dell’allievo e sappia stabilire con lui una relazione significativa non solo sul piano cognitivo ma anche emotivo, e questo è importante in quanto viene messa in luce la disponibilità dell’educatore, la propria attenzione rivolta ai sentimenti dell’altro. L’educatore è colui che ascolta. Ascoltare l’altro significa accogliere l’ordine dei suoi pensieri e dare ad essi l’opportunità di ribaltare i suoi criteri. L’educatore deve essere una persona autorevole e ciò significa che egli stesso deve riconoscersi come una persona in cammino, soggetta a smarrimenti, limitazioni, insuccessi ma allo stesso tempo chiamata ad attendere al perfezionamento di sé e di chi gli è affidato.