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Relazione breve di sintesi del ruolo
Tipologia: Appunti
Caricato il 09/04/2023
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(1)1 documento
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Per anni la competenza pedagogica si è ritenuta un sapere “debole”, sottovalutando o non considerando la professione di educatore, ma anzi spesso sostituendola con soggetti senza professionalità, caratteristica indispensabile per condurre interventi corretti non basati sull’improvvisazione. Fin quando dopo varie manifestazioni e discussioni il 1° gennaio del 2018 è entrata in vigore la legge 205, commi 594-601, portando una nuova consapevolezza della dignità professionale, degli educatori come professionisti, definiti per legge. L’intento legislativo è quello di stabilire con precisione l’identità e le competenze della figura professionale dell’educatore, necessario per poter affrontare l’attività educativa, assai multiforme e complessa, caratterizzata sempre dalla dimensione della riflessione teorica sull’azione della pratica educativa. Oggi l’educatore è colui che in un contesto complesso, instabile, ambiguo e incerto, predispone le condizioni (materiali, immateriali e simboliche) affinché la crescita interiore ed esteriore del soggetto avvenga nel miglior contesto, oggettivo e soggettivo; ovvero tale da influenzare la capacità e la possibilità di fare ulteriori esperienze, arricchendo la loro esistenza di situazioni significative, da cui poter imparare, coltivando la propria autoformatività (Mortari, Bruzzone). Quindi sta all’educatore proporre un itinerario formativo, sempre in connessione con altri professionisti come ad esempio l’assistente sociale, lo psicologo, il nutrizionista e il logopedista: è un lavoro d’équipe, con un'educazione integrale, che tiene conto di tutti gli aspetti all’interno e all’esterno del soggetto (tutte le variabili, i contesti, i saperi, esperienze vissute, disagi,...), senza cadere nell’iperspecializzazione, nella parcellizzazione o nella settorializzazione, poiché le discipline sono sempre in relazione fra di loro e le componenti da considerare sono numerose. Il ruolo dell’educatore è asimmetrico ed esercita autorità come autorevolezza al servizio della crescita dell’altro, poiché detiene responsabilità e intenzionalità progettuale; deve sapere essere un leader democratico che co-costruisce, fa del conflitto o dell’errore un’occasione di crescita, che sa gestire grazie all’analisi critica (senza certezze), alla riflessività e ad una continua rielaborazione apportando opportuni cambiamenti, ... quindi con professionalità. Questo possiede una competenza interpretativa, attribuendo senso al proprio agire, al sistema e alla routine quotidiana, anche con gli educandi; si può andare oltre il senso comune anche con la competenza riflessiva, la quale permette di riflettere per confrontarsi con gli altri, per migliorare l’azione e per se stessi come professionisti. Professionisti che devono saper agire con un metodo, organizzando tempi, spazi, mediatori, attività di valutazione, documentazione ed avere una tecnica didattica, tipiche della competenza organizzativa metodologica, narrando e riflettendo sull’esperienza, progettando un ambiente di apprendimento. Fondamentale è la
competenza relazionale, tramite cui avviene la relazione con i colleghi, con altri professionisti, con la famiglia dell’utente, con la rete territoriale e soprattutto con l’utente, in primis sospendendo ogni giudizio, disponendo di interesse, responsabilità, empatia, attuando un’etica della cura educativa, nata dal rispetto e dalla fiducia nelle possibilità di crescita dell’altro. “Nella cura si realizza il coesistere autentico: sentire la vita dell’altro, esistere insieme all’altro,...” come pronuncia Heidegger, l’educatore accompagna e aiuta il soggetto a sviluppare le proprie risorse, con l’obiettivo di permettere all’altro di essere autonomo e di affrontare poi l’incontro con la realtà. Muove il co-progettare la speranza, presente in entrambe, consentendo al soggetto di accogliere e superare il proprio limite, guardando oltre i confini dell'utilità e della necessità. L’educatore, per essere tale, deve essere educato anche dall’utente, mettendosi per primo in discussione e affrontando una crescita personale che lo porterà ad una maggiore professionalità, in continuo divenire. Così Gennari afferma: “L’adulto che pretende di educare il bambino senza, a sua volta, essere da lui educato non sa educare né pare degno di questo nome: educatore”. Oggi il professionista può operare nei servizi e nei presidi socio-educativi e socio-assistenziali nei confronti di persone di ogni età, con intervento educativo e formativo; i luoghi possono essere comunità di pronto accoglienza, comunità di tipo familiare, comunità educativa, gruppo appartamento giovani, istituti o tutti i servizi che offrono assistenza.