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L’ellenismo e Menandro, Appunti di Greco

Letteratura greca: l’ellenismo, Menandro e la commedia

Tipologia: Appunti

2022/2023

Caricato il 11/05/2023

beatrice.mannori2
beatrice.mannori2 🇮🇹

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L’ETÀ ELLENISTICA
È il periodo che va dalla morte di Alessandro Magno (323 a.C.) alla battaglia di Azio (31 a.C.): la
periodizzazione è frutto di una convenzione, tuttavia in questo caso è anche vero che gli antichi stessi
avevano la percezione della frattura esistente tra l'età antecedente ad Alessandro e quella successiva.
L'impero di Alessandro Magno e le vicissitudini dei regni ellenistici conseguenti alla sua disgregazione
furono percepite come una pagina completamente nuova nella storia dei territori di lingua greca. !
Alessandro Magno aveva creato uno stato territoriale di sconfinata ampiezza; nelle regioni greche, il suo
impero aveva sostituito le realtà locali della póleis con una struttura politica unitaria, all'interno della quale
Alessandro aveva sviluppato, sul piano sociale, politico e amministrativo, una serie di iniziative volte
all'integrazione dei macedoni e dei vari popoli attraverso:!
-una politica matrimoniale che permetteva matrimoni misti !
-la religione: infatti Alessandro riuscì a divinizzare la propria figura, tuttavia questa politica incontrò una
forte resistenza sia tra i compagni che nell’esercito.!
Alla sua morte nel 323 aC, i suoi generali, i cosiddetti diadochi, non furono in grado di curare l'unità di un
territorio così vasto. Dopo cinquant'anni di guerre per il potere tra i diadochi, intorno al 280, si conseguì una
definitiva e stabile divisione dei territori e l'instaurazione di una serie di regni, i cosiddetti regni ellenistici. !
Il regno di Macedonia
Il regno di Macedonia fu retto dalla dinastia degli Antigonidi.!
La Macedonia dovette arontare il problema dei perenni conflitti con i Greci e Din particolare con Atene,
tanto che il governatore della regione adò la città ad un politico colto, Demetrio Fakareo ma che fu poi
cacciato da Demetrio Poliocrete.!
Queste ed altre divisioni all'interno del regno macedone ne costituirono la debolezza intrinseca e fecero sì
che esso fosse il primo dei regni ellenistici a cadere sotto il dominio romano. !
Il regno d’Egitto
In Egitto si instaurò il regno dei Tolomei, che si sposavano tra di loro.!
Il regno rimase nelle mani dei Tolomei fino all'avvento del potere romano. Si presentarono come i successori
dei Faraoni e attuarono un'intelligente politica di rispetto e valorizzazione delle varie etnie, dagli autoctoni
egiziani alla popolazione di origine greca. Notevole l'apertura dei Tolomei verso i Greci e la politica culturale
improntata a un forte mecenatismo!
Il regno dei Seleucidi
Si estendeva su gran parte dei territori conquistati da Alessandro Magno nelle regioni dell’Asia.!
Ha trovato proprio nella sua vasta estensione il suo principale motivo di debolezza. A fronte di una vasta
dierenziazione etnica del territorio, i regnanti scelsero di esercitare il loro controllo attraverso una politica di
intensa ellenizzazione con la fondazione di numerose città greche: incontrarono così la resistenza di molte
delle popolazioni locali, alle quali l'elemento greco appariva, più che un fattore unificante, il simbolo di un
odioso dominio. !
Questa debolezza del regno seleucide provocò:!
-la sua precoce disgregazione, con la formazione di tanti piccoli regni autonomi (come quello di Pergamo)!
-Il renderlo un regno che fosse facile preda prima di molteplici invasioni e attacchi dei Parti, dall'Oriente, e
dei Romani, dall'est Ovest. !
Il regno di Pergamo
formatosi all'interno di quello dei Seleucidi, ebbe come fondatore Eumene III e come suo rappresentante
più celebre il suo successore fu Attalo I.!
Il piccolo regno dovette continuamente fare i conti con i Seleucidi, vicini insidiosi, e con la Macedonia: per
contrastare questi potenti avversari attuò una politica filoromana, che gli permise di sopravvivere fino al 133
a.C., quando Attalo III , morto senza eredi, lasciò in eredità il regno a Roma, che ne fece il nucleo della
provincia d'Asia. Pur non essendo una potenza politica e militare degna di nota, il regno di Pergamo era
economicamente fiorente e soprattutto i suoi sovrani attuarono una politica culturale di notevole spessore,
permettendo alla capitale, Pergamo, di diventare uno dei centri culturali più notevoli dell’epoca.!
Il regno di Siria
Nel III secolo a.C. la potenza romana entrò in rapporti diretti con i regni ellenistici per la prima volta ed in
particolare con la Grecia. !
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L’ETÀ ELLENISTICA

È il periodo che va dalla morte di Alessandro Magno (323 a.C.) alla battaglia di Azio (31 a.C.): la periodizzazione è frutto di una convenzione, tuttavia in questo caso è anche vero che gli antichi stessi avevano la percezione della frattura esistente tra l'età antecedente ad Alessandro e quella successiva. L'impero di Alessandro Magno e le vicissitudini dei regni ellenistici conseguenti alla sua disgregazione furono percepite come una pagina completamente nuova nella storia dei territori di lingua greca. Alessandro Magno aveva creato uno stato territoriale di sconfinata ampiezza; nelle regioni greche, il suo impero aveva sostituito le realtà locali della póleis con una struttura politica unitaria, all'interno della quale Alessandro aveva sviluppato, sul piano sociale, politico e amministrativo, una serie di iniziative volte all'integrazione dei macedoni e dei vari popoli attraverso:

- una politica matrimoniale che permetteva matrimoni misti

- la religione: infatti Alessandro riuscì a divinizzare la propria figura, tuttavia questa politica incontrò una

forte resistenza sia tra i compagni che nell’esercito. Alla sua morte nel 323 aC, i suoi generali, i cosiddetti diadochi, non furono in grado di curare l'unità di un territorio così vasto. Dopo cinquant'anni di guerre per il potere tra i diadochi, intorno al 280, si conseguì una definitiva e stabile divisione dei territori e l'instaurazione di una serie di regni, i cosiddetti regni ellenistici.

Il regno di Macedonia

Il regno di Macedonia fu retto dalla dinastia degli Antigonidi. La Macedonia dovette affrontare il problema dei perenni conflitti con i Greci e Din particolare con Atene, tanto che il governatore della regione affidò la città ad un politico colto, Demetrio Fakareo ma che fu poi cacciato da Demetrio Poliocrete. Queste ed altre divisioni all'interno del regno macedone ne costituirono la debolezza intrinseca e fecero sì che esso fosse il primo dei regni ellenistici a cadere sotto il dominio romano.

Il regno d’Egitto

In Egitto si instaurò il regno dei Tolomei, che si sposavano tra di loro. Il regno rimase nelle mani dei Tolomei fino all'avvento del potere romano. Si presentarono come i successori dei Faraoni e attuarono un'intelligente politica di rispetto e valorizzazione delle varie etnie, dagli autoctoni egiziani alla popolazione di origine greca. Notevole l'apertura dei Tolomei verso i Greci e la politica culturale improntata a un forte mecenatismo

Il regno dei Seleucidi

Si estendeva su gran parte dei territori conquistati da Alessandro Magno nelle regioni dell’Asia. Ha trovato proprio nella sua vasta estensione il suo principale motivo di debolezza. A fronte di una vasta differenziazione etnica del territorio, i regnanti scelsero di esercitare il loro controllo attraverso una politica di intensa ellenizzazione con la fondazione di numerose città greche: incontrarono così la resistenza di molte delle popolazioni locali, alle quali l'elemento greco appariva, più che un fattore unificante, il simbolo di un odioso dominio. Questa debolezza del regno seleucide provocò:

- la sua precoce disgregazione, con la formazione di tanti piccoli regni autonomi (come quello di Pergamo)

- Il renderlo un regno che fosse facile preda prima di molteplici invasioni e attacchi dei Parti, dall'Oriente, e

dei Romani, dall'est Ovest.

Il regno di Pergamo

formatosi all'interno di quello dei Seleucidi, ebbe come fondatore Eumene III e come suo rappresentante più celebre il suo successore fu Attalo I. Il piccolo regno dovette continuamente fare i conti con i Seleucidi, vicini insidiosi, e con la Macedonia: per contrastare questi potenti avversari attuò una politica filoromana, che gli permise di sopravvivere fino al 133 a.C., quando Attalo III , morto senza eredi, lasciò in eredità il regno a Roma, che ne fece il nucleo della provincia d'Asia. Pur non essendo una potenza politica e militare degna di nota, il regno di Pergamo era economicamente fiorente e soprattutto i suoi sovrani attuarono una politica culturale di notevole spessore, permettendo alla capitale, Pergamo, di diventare uno dei centri culturali più notevoli dell’epoca.

Il regno di Siria

Nel III secolo a.C. la potenza romana entrò in rapporti diretti con i regni ellenistici per la prima volta ed in particolare con la Grecia.

Negli ultimi decenni del secolo, le guerre illiriche avevano portato Roma nella penisola balcanica, cioè nell'area di influenza del regno di Macedonia (da nord). Quando poi, durante la seconda guerra punica, Filippo V di Macedonia si alleò con i Cartaginesi contro i Romani, il conflitto tra Roma e il regno macedone si aprì e sfociò nelle quattro guerre macedoni che portarono Roma alla definitiva vittoria sul regno macedone nel 147 a.C. Nel corso di questi conflitti Roma si presentò spesso come paladina dell'autonomia dei Greci dalla Macedonia: così nel 196, al termine della seconda guerra di Macedonia in cui i Romani avevano vinto, il console proclamò la libertà della Grecia. Le mire espansionistiche romane si fecero però sempre più esplicite e non sfuggirono nemmeno ai Greci: quando, nel 146 a.C., Corinto e la Lega Achea cercarono di opporsi alla pericolosa avanzata del potere romano, Roma distrusse la città di Corinto e ridusse la Grecia in proprio potere.

IL COSMOPOLITISMO

I Greci dunque, con l’impero di Alessandro Magno, si trovarono inseriti in un grande ed unitario Stato territoriale. Questa esperienza continuò anche all'interno dei regni ellenistici, anche se in forma minore. È certo però che il cittadino greco, abituato a concepirsi come parte di una comunità politica a lui familiare, si è trovato inserito, in un breve lasso di tempo, in una realtà incomparabilmente più grande, di cui probabilmente gli sono sfuggiti i confini e i contorni. All’interno di questo nuovo mondo, i greci si trovano a condividere l'appartenenza alla stessa comunità politica con popolazioni che, pur conoscendosi da secoli, si considerano barbare. L’ambito di diffusione della lingua e della cultura greca si sta notevolmente allargando rispetto al passato, ma sono inevitabilmente paralleli fenomeni di adattamento e integrazione reciproca tra elemento greco e non greco. In maniera parallela coesistono dunque due dimensioni contrastanti, due poli di una stessa realtà:

- Il cosmopolitismo, che sembra essere la dimensione prevalente di questo nuovo mondo: l'uomo diventa

cittadino del mondo allora conosciuto, non conosce più i limiti imposti dalla ristretta dimensione sociale cui erano abituate le generazioni precedenti.

- L’individualismo, cioè quella che vede il singolo concepirsi come solo di fronte al mondo, distaccato dai

legami sociali che definiscono la sua natura di cittadino. Nella realtà ristretta della polis, l'individuo era infatti sia “cittadino” che in costante rapporto con la realtà sociale della sua città. L'appartenenza alla vita della città ne definiva anche le caratteristiche personali, aiutava l'individuo a comprendere il proprio ruolo. In un contesto cosmopolita, l'uomo si sente solo, un singolo individuo, liberato da legami sociali che non gli appartengono più. La lingua ufficiale dell'impero di Alessandro era una particolare forma di greco, non corrispondente ad alcuno dei dialetti locali dell'età arcaica e classica, anche se fondata su base essenzialmente attica. Per questo si parla di κοινή διάλεκτος (“lingua comune”). In virtù della sua importanza sul piano culturale e letterario, i Macedoni, dovendo scegliere una lingua "internazionale" per l'amministrazione dei territori conquistati, si affidano ad un dialetto prestigioso, come quello ateniese. Più che di un solo κοινή, però, dovremmo parlare più κοιναὶ διάλεκτοι: una cosa era, infatti, la lingua parlata dalla popolazione, una cosa la lingua letteraria, un'altra ancora la lingua della burocrazia e dell'amministrazione. Inoltre, va detto che nelle regioni della Grecia i dialetti locali sono sopravvissuti a lungo come lingue d'uso.

I LIBRI

Il libro non è un'invenzione dell'età ellenistica ed probabile, se non certo, che già in età arcaica si facesse uso dei libri. Tuttavia ancora in età classica molte opere letterarie venivano rese pubbliche attraverso l’oralità: in alcuni casi è il genere letterario a imporlo, come il teatro, in altri casi ciò avviene per la scelta di un particolare metodo comunicativo. La novità dell'età ellenistica è la crescente diffusione del libro non solo come strumento di composizione letteraria, ma anche come principale veicolo di diffusione di testi poetici e in prosa.

  • (^) La Commedia nuova rinuncia quasi completamente ai temi mitologici;
  • (^) L'ambientazione delle commedie è spesso fuori Atene (Atene però non è più l'unico luogo in cui si mettono in scena spettacoli teatrali);
  • (^) Le classi sociali rappresentate sono generalmente quelle medio-basse: i personaggi sono per lo più persone comuni: alcuni di loro diventano personaggi "fissi", stereotipati;
  • (^) I costumi sono adattati di conseguenza a queste figure; non rimane nulla dell'abbigliamento spesso grottesco dei personaggi della Commedia Antica;
  • (^) Il linguaggio abbandona i tratti scurrili delle Commedia Antica;
  • (^) Il coro assume un ruolo marginale;

DIFILO

  • (^) Nato a Sinope tra il 360 e il 350 aC
  • (^) Trascorse la maggior parte della sua vita ad Atene, dove fu sepolto alla sua morte a Smirne all'inizio del III secolo.
  • (^) Ha ottenuto almeno tre vittorie al Lenee.
  • (^) Della sua produzione ci sono pervenuti circa 130 frammenti e 100 titoli, alcuni dei quali apparentemente legati al tema mitologico.
  • (^) Alcune delle sue commedie hanno fornito il modello alla commedia latina di Plauto o di Terenzio.

FILEMONE

  • (^) Pare fu un avversario di Menandro;
  • (^) Vinse tre volte al Lenee
  • (^) Nacque a Siracusa o Soli (in Cilicia) intorno al 360 a.C. e visse fino a tarda età.
  • (^) Abbiamo circa 60 titoli dei suoi drammi e circa 200 frammenti. Solo due titoli hanno soggetti mitologici; per il resto la produzione di Filemone consiste nella cosiddetta "commedia borghese”: i protagonisti dei suoi drammi sono i "tipi" umani, le "maschere" tipiche della Nuova Commedia;

MACONE

  • (^) Nacque a Sicione una o due generazioni dopo Menandro (342/340-293/290 a.C.), nel III sec.a.C.,
  • (^) Lavorò soprattutto ad Alessandria importando la Commedia Nuova con le sue caratteristiche più tipiche

Reinterpretazioni ellenistiche della tragedia

Anche la tragedia risente fortemente delle mutate condizioni politiche che caratterizzano l'età ellenistica: vengono messe in scena repliche o reinterpretazioni delle tragedie antiche, che però, svincolate dal loro ambiente naturale, perdono molto della loro capacità di riflettere sui grandi temi attorno ai quali sono nati. Il teatro diventa così un momento di intrattenimento piuttosto che un evento sociale e culturale come lo era stato ad Atene nel V secolo; al centro non sono più il messaggio del drammaturgo e la chiave interpretativa dell'episodio mitico da lui proposto, ma la bravura degli attori, la creatività di chi allestisce lo spettacolo e ne cura la scenografia In contesti in cui i sovrani proteggono ed incentivano il teatro, fioriscono anche nuove opere drammatiche: tra tutte è utile ricordare l'esperienza dei cosiddetti "poeti della Pleiade". La loro denominazione è legata al fatto che la costellazione delle Pleiadi era formata da sette stelle, tante quante erano le "stelle" lucenti del gruppo poetico in questione, composto da personaggi che spesso praticavano la poesia accanto a quella filologica Un papiro del sec. II-III d.C. ha conservato un gruppo di trimetri giambici derivanti da una tragedia di soggetto storico, nota come "Dramma di Gige" e variamente assegnata dagli studiosi a diversi periodi della storia letteraria, tra l'età arcaica e la piena età ellenistica. La tragedia, che dimostrerà la vitalità del genere della tragedia storica in età ellenistica, ha come contenuto la vicenda di Gige e Candaule, narrata da Erodoto nel primo libro delle Storie. Da Fliace, demone della fecondità e della vegetazione legato al culto di Dioniso, prese nome un genere drammatico popolare dell'Italia meridionale, il φλυαξ, caratterizzato da contenuti farseschi e tono pungente. Tra la fine del IV sec. e l'inizio del III a.C. un personaggio, Rintone, originario di Siracusa, riprese questo genere drammatico popolare reinterpretandolo in una direzione particolare: introdusse cioè la parodia delle tragedie antiche, creando un'originale forma teatrale alla quale diede il nome di "ilarotragedia" o “fliace tragico". Il metro utilizzato da Rintone sembra essere principalmente il trimetro giambico.

MENANDRO

  • Nato ad Atene da una famiglia benestante tra il 342 e il 340 aC
  • Trascorse tutta la sua vita ad Atene
  • La sua vita si svolge negli anni successivi alla morte di Alessandro: il governo illuminato di Demetrio Falereo, uomo politico di formazione peripatetica e amico dello stesso Menandro, si era stabilito ad Atene da circa dieci anni (317-307 aC). Quando Demetrio Falereo fu cacciato e sostituito da Demetrio Poliorcete, lo stesso Menandro rischiò di essere esiliato.
  • La sua educazione culturale si basa sulla dottrina peripatetica (più in generale le filosofie ellenistiche) e l'educazione teatrale
  • L'esordio in teatro risale al 325/324 aC:

- La sua prima vittoria (alle Lenee) è 322/321, con la commedia “L’ira”.

- Vinse alle Lenee del 317/316 aC. con “Il misantropo” (l’unica commedia che conosciamo per esteso).

  • La sua morte è collocabile tra il 293 e il 290 a.C. Menandro ha prodotto oltre 100 commedie, ottenendo però solo 8 vittorie nelle competizioni drammatiche ateniesi: la gloria gli sorriderà soprattutto in seguito, quando i suoi drammi saranno nuovamente messi in scena ad Atene dopo sua morte e diventerà un modello per gran parte del teatro comico latino. I papiri e la “riscoperta” di Menandro Menandro ebbe scarso successo in vita, ma fu più fortunato dopo la morte: le sue opere, sebbene non fossero strettamente connesse con le vicende storico-politiche del loro tempo e sembrassero quindi destinate a suscitare l'interesse delle generazioni a venire, non furono trascritte nei manoscritti medievali.
  1. Tradizione indiretta: in età moderna fu conosciuto fino alla metà dell'Ottocento esclusivamente attraverso citazioni di autori antichi e grazie alle rielaborazioni che i drammaturghi latini, come Plauto e Terenzio, fecero dei suoi drammi, ma negli ultimi 150 anni fu oggetto di una vera e propria riscoperta attraverso i papiri.
  2. Raccolta romana: singolare fonte per la conoscenza di un numero congruo di versi menandrei era una raccolta, realizzata in epoca romana, comprendente 877 trimetri giambici tratti dalla produzione del poeta. Ciascuno di questi versi è costituito da una massa moralizzante: il compilatore della raccolta poteva evidentemente trovare nella commedia di Menandro numerose espressioni di tono sentenzioso.
  3. Scoperte paracee: l’anno 1844 segna l'inizio della rinascita di Menandrea:

- in quell’anno fu scoperto un antico codice palinsesto pergamenaceo e restituì alcuni frammenti,

scritti nel IV secolo d.C., di due commedie di Menandro, Phásma ed Epitrépontes. Questo esemplare fu il primo di una lunga serie di libri antichi, per lo più in papiro, che, scoperto negli anni successivi, ci ha permesso di ampliare esponenzialmente la nostra conoscenza dell'opera menandrea nell'arco di poco più di un secolo: oggi, infatti, Menandro è secondo solo a Omero per numero di papiri che trasmettono la sua opera a noi.

- Fu trovato un altro codice papiraceo di proprietà di un notaio di Afroditopoli, in Egitto, che si

dilettava nella lettura di autori antichi ed era anche un poeta mediocre: questo personaggio, chiamato Dioscoro, utilizzò alcune pagine del suo manoscritto menandreano per proteggere documenti d'archivio conservati, come era consuetudine, dentro un'anfora.

- Un ulteriore codice fu trovato come involucro di mummia dipinto, realizzato con fogli di papiro

rosso, che ricopriva alcune parti del corpo del defunto. Esso ha restituito frammenti di un rotolo molto antico (III sec. a.C.) successivo allo stesso Menandro di poco più di mezzo secolo. La struttura delle commedie

  • Le commedie menandree sono rigorosamente suddivise in cinque atti:

- nei primi tre si assiste all'instaurarsi di situazioni complesse e conflitti tra i personaggi

- negli ultimi due le difficoltà si dissolvono inevitabilmente nel lieto fine.

  • Diversamente da quanto avveniva nella commedia antica non vi sono parabasi e non vi sono parti corali se non per alcuni intermezzi musicali
  • Il prologo non si trova necessariamente all'inizio del dramma, ma può essere collocato anche quando la storia è già a buon punto, né ha una funzione introduttiva al racconto: è affidato a un personaggio, che può essere una divinità o la personificazione di un'entità superiore (come il Túxn, il «Caso»), che sa come stanno realmente le cose ed è consapevole anche di ciò che i personaggi che agiscono sulla scena non sanno. Così illustra agli spettatori la vera storia, lo sfondo, persino l'evoluzione prevista della storia; questo espediente genera anche la comicità, in quanto chi assiste al dramma riesce a cogliere le situazioni assurde.

I valori morali: Atene non è più la "grande" Atene, ma una delle tante espressioni di una realtà politica complessa e ampia. I cittadini ateniesi non sono più i protagonisti della vita politica del loro tempo; essi, come i loro coetanei in altre comunità nate dalla disgregazione dell'impero di Alessandro, sono cittadini del mondo, di un mondo troppo grande perché loro siano veramente protagonisti. Menandro poi dice la sua non sulla realtà della "piccola" Atene, ma piuttosto sui problemi legati alla mutata situazione culturale, situazione in cui gli uomini devono trovarsi prima di tutto se stessi, misura della loro umanità. Non è dunque un disimpegno, quello di Menandro, non è un teatro di evasione, ma è una forma d'arte con cui il poeta invita a sorridere benevolmente dei difetti dell'uomo e, allo stesso tempo, a trovare il modo di riscattarlo da mediocrità, aiutandolo a stabilire rapporti sereni con i suoi simili. Al centro di questo nuovo orizzonte etico la poesia di Menandro parla non solo agli ateniesi, ma potenzialmente a tutti gli uomini. La solidarietà tra gli individui è il valore centrale, additata come la condizione umana più degna di rispetto. Il primo luogo in cui si esprime questa solidarietà è quello dei rapporti di parentela, della famiglia, che tende ad allargarsi attraverso nuovi vincoli matrimoniali. Il matrimonio, come abbiamo visto, è spesso il lieto fine delle commedie, serve a rinsaldare i legami familiari ma anche a rinsaldare i rapporti di amicizia attraverso un fondamento giuridico: può capitare che due amiche si sposino sorelle, come avviene in Dýskolos. I legami familiari sono visti con occhio disincantato, modernissimo: Menandro mette in scena le incomprensioni tra padri e figli. Menandro, inoltre, dà spazio anche agli aspetti problematici dei rapporti sociali: nelle storie di personaggi che, abbandonati da bambini, si ritrovano e si riconoscono parenti da adulti, viene adombrata la piaga delle “esposizioni” dei neonati, che evidentemente era doveva rappresentare un problema nella società del tempo. Menandro e la filosofia: è giusto notare nei drammi menandrei una forte componente di riflessione sulla vita: la condizione dell'uomo, in balia del caso, la sua incapacità di prevedere e controllare gli eventi che lo riguardano, la responsabilità nei confronti della sua coetanei, l'importanza della virtù, il valore dell'amicizia e della solidarietà, la "misura" e l'equilibrio nei comportamenti sono temi che Menandro ha in comune con le filosofie ellenistiche, tutte debitrici all'insegnamento di Aristotele. La fortuna di Menandro Furono soprattutto i drammaturghi latini, e in particolare Plauto e Terenzio, a fare di Menandro il loro paradigma (rielaborano il modello menandreo).