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Menandro la commedia greca, Appunti di Greco

Appunti liceo classico, quinto anno. La commedia greca in Menandro

Tipologia: Appunti

2020/2021

Caricato il 10/05/2023

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Panegirico
Orazione di tipo politico ma anche epidittico, tesi politica ben chiara, ha anche dei
contenuti culturali fondamentali.
Attraverso le tragedie lo stesso valore di libertà civica diventa anche un valore per gli
uomini del 5 secolo. Possiamo svincolarla dalla civiltà di vergogna in quanto tale e
possiamo farlo rientrare questo atteggiamento piuttosto in quella ricerca
dell’eccellenza, che abbiamo riscontrato leggendo il protagora, l’arete intesa come
eccellenza. Il sentimento è un qualcosa derivato dalla civiltà di vergogna però qui si
parla soprattutto collettivamente di poleis. Quando si parla di arete non è la vergogna
quanto la calocagatia che nella civiltà di vergogna aveva da fuggire dall’aiscros
mentre qui è una ricerca di ciò che è più vicino in connessione con il vivere
pienamente da cittadino in maniera degna.
Isocrate è il rampollo di una famiglia agiata.
Nacque in Attica, ad Erchià.
La sua famiglia ebbe difficoltà finanziarie durante il periodo più turbolento della guerra
del Peloponneso e lui si trovò nella necessità di doversi mettere a lavorare come
avvocato.
Come logografo si impone anche grazie ai suoi maestri: Ippia, Gorgia, Prodico,
Socrate.
Nella sua attività c’è un momento importante, quello in cui nel 390 abbandona le
cause giudiziarie per fondare una scuola, frequentata da molti intellettuali di
primissimo piano tra cui l’oratore Licurgo, l’oratore Iperide, gli storici Teopompo ed
Eforo, che detteranno il secondo capitolo fondamentale nella storiografia greca.
Degli stessi anni della Contra sofistas sono anche altre opere, che sembrano delle
esercitazioni, col rischio di farle rientrare nella scia della sofistica ma che in realtà
sono molto differenti: l’Elena, dove l’eroina viene scagionata dalle accuse che le sono
mosse; il Busiride, che è un re d’Egitto al quale si devono moltissime invenzioni, fu
calunniato da Odisseo.
Isocrate in queste due opere si limita a dar prova di bravura presentando tutte le
argomentazioni che era possibile produrre a discarico di questi due
personaggi mitologici, senza esaltarli, al limite facendo vedere che hanno fatto più
bene che male.
Negli anni 70-60 scrive delle operette, alcune di contenuto politico, ma ancora di
contesto pedagogico.
Le prime due infatti sono rivolte ad un suo ex alunno, Nicocle principe di Cipro, al
quale egli una serie di consigli sul buon governo, inteso come arte di saper ben
governare i propri sudditi e garantire loro la felicità.
La terza è una lode funebre di Evagora, padre di Nicocle, che viene apprezzato per
il suo patriottismo.
Nella quarta si rivolge ad Archidamo di Sparta per esortarlo a far si che Sparta
riprenda seriamente in considerazione il suo ruolo come città leader della Grecia.
Prima di queste quattro operette Isocrate aveva scritto il Plataico, un discorso messo
in bocca ad un plateese (Platea, città della Beozia meridionale) perché Atene
intervenisse contro questa aggressione di Tebe che si stava riprendendo l’egemonia.
Il discorso è decisamente in ritardo con i tempi, perché già nel 371 Isocrate non si
accorge che ormai Tebe è diventata la nuova città egemone.
CONTRA SOFISTAS
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Panegirico Orazione di tipo politico ma anche epidittico, tesi politica ben chiara, ha anche dei contenuti culturali fondamentali. Attraverso le tragedie lo stesso valore di libertà civica diventa anche un valore per gli uomini del 5 secolo. Possiamo svincolarla dalla civiltà di vergogna in quanto tale e possiamo farlo rientrare questo atteggiamento piuttosto in quella ricerca dell’eccellenza, che abbiamo riscontrato leggendo il protagora, l’arete intesa come eccellenza. Il sentimento è un qualcosa derivato dalla civiltà di vergogna però qui si parla soprattutto collettivamente di poleis. Quando si parla di arete non è la vergogna quanto la calocagatia che nella civiltà di vergogna aveva da fuggire dall’aiscros mentre qui è una ricerca di ciò che è più vicino in connessione con il vivere pienamente da cittadino in maniera degna. Isocrate è il rampollo di una famiglia agiata. Nacque in Attica, ad Erchià. La sua famiglia ebbe difficoltà finanziarie durante il periodo più turbolento della guerra del Peloponneso e lui si trovò nella necessità di doversi mettere a lavorare come avvocato. Come logografo si impone anche grazie ai suoi maestri: Ippia, Gorgia, Prodico, Socrate. Nella sua attività c’è un momento importante, quello in cui nel 390 abbandona le cause giudiziarie per fondare una scuola , frequentata da molti intellettuali di primissimo piano tra cui l’oratore Licurgo, l’oratore Iperide, gli storici Teopompo ed Eforo, che detteranno il secondo capitolo fondamentale nella storiografia greca. Degli stessi anni della Contra sofistas sono anche altre opere, che sembrano delle esercitazioni, col rischio di farle rientrare nella scia della sofistica ma che in realtà sono molto differenti: l’ Elena , dove l’eroina viene scagionata dalle accuse che le sono mosse; il Busiride , che è un re d’Egitto al quale si devono moltissime invenzioni, fu calunniato da Odisseo. Isocrate in queste due opere si limita a dar prova di bravura presentando tutte le argomentazioni che era possibile produrre a discarico di questi due personaggi mitologici, senza esaltarli, al limite facendo vedere che hanno fatto più bene che male. Negli anni 70-60 scrive delle operette , alcune di contenuto politico, ma ancora di contesto pedagogico. Le prime due infatti sono rivolte ad un suo ex alunno, Nicocle principe di Cipro , al quale egli dà una serie di consigli sul buon governo , inteso come arte di saper ben governare i propri sudditi e garantire loro la felicità. La terza è una lode funebre di Evagora , padre di Nicocle, che viene apprezzato per il suo patriottismo. Nella quarta si rivolge ad Archidamo di Sparta per esortarlo a far si che Sparta riprenda seriamente in considerazione il suo ruolo come città leader della Grecia. Prima di queste quattro operette Isocrate aveva scritto il Plataico , un discorso messo in bocca ad un plateese (Platea, città della Beozia meridionale) perché Atene intervenisse contro questa aggressione di Tebe che si stava riprendendo l’egemonia. Il discorso è decisamente in ritardo con i tempi, perché già nel 371 Isocrate non si accorge che ormai Tebe è diventata la nuova città egemone. CONTRA SOFISTAS

A questo periodo appartiene uno scritto importante ma mutilo, Contra sofistas , che rappresenta un manifesto programmatico per la sua scuola, nonché una prima attestazione di chi Isocrate voglia essere. Isocrate vuole essere un filosofo , da intendersi però più come uomo di cultura piuttosto che in senso socratico, vuole essere un pedagogista , un uomo che forma i giovani, riflettendo in modo specifico sull’educazione. Il sospetto è che in fondo si tratta di un’altra varietà di sofista, e invece la Contra sofistas smentisce questo sospetto perché senz’altro Isocrate manifesta il suo amore per la retorica , l’ arte della parola , ma chiaramente Isocrate cerca di dimostrare che non è accettabile un uso della retorica intesa come arte manipolatoria che senza riguardo per la verità cerca di persuadere gli altri. La retorica di cui parla non è amorale, come quella dei sofisti, e non è neanche un repertorio di tecniche di persuasione. In fondo in questo caso Isocrate è perfettamente allineato con il Socrate del Protagora e del Gorgia , ad esempio con l’idea di evitare la diffusione di una retorica a buon mercato. A proposito del rapporto con la conoscenza, come i sofisti anche Isocrate pone al centro la retorica nell’ambito delle conoscenze ma con tutt’altro accenno. La critica viene fatta anche a livello di pedagogia : nel Protagora si è detto che l’esistenza stessa dei sofisti è legata alla loro volontà e alla loro millantata capacità di fare scuola, di insegnare qualcosa a qualcuno; Socrate all’inizio mette tutto in dubbio dicendo che la virtù politica da loro intesa non è vero sapere e quindi non è trasmissibile. Isocrate invece detta delle linee pedagogiche che prevedono l’ accompagnamento di un maestro nella crescita umana oltre che retorica. Già nella Contra sofistas emerge un carattere peculiare della scuola di Isocrate, ovvero la dialogicità che deve caratterizzare il rapporto tra studenti e docenti. PANEGIRICO [Collettivamente per i Greci uno dei valori assoluti è l’ eleuteria , cioè la libertà. Già in Omero possiamo citare per esempio Iliade VI, in cui Ettore tiene conto sia della sfera privata sia della sfera pubblica, e per la prima volta quella privata sembra prevalere su quella collettiva della società di vergogna. Attraverso le tragedie questo stesso valore della libertà civica diventa anche un valore per gli uomini del V secolo. Questo atteggiamento si può quindi svincolare dalla società di vergogna e si può fare rientrare in quella ricerca dell’eccellenza che si è riscontrata nel Protagora. La categoria giusta è la kalokagatia , che nella società di vergogna aveva caratteristica di fuga da ciò che è aiskros, mentre qui è una ricerca di ciò che è più vicino al vivere cittadino. In questo ambito la difesa della libertà è un valore altissimo. La politica greca difende la libertà politica ma la libertà personale non viene tematizzata. La libertà personale è confinata nella sfera privata.] Il primo decennio della scuola è occupato invece dalla stesura di questo lungo discorso, il Panegirico , che può essere collocato tra il 392 e il 380. È un discorso nel quale si intravede anche il desiderio di emulare un discorso analogo con differenti contenuti, l’ Olimpico di Lisa. Questa orazione è fittizia , proprio perché il Panegirico viene pronunciato in un momento specifico ogni anno, ma questo discorso non è attribuibile ad un anno particolare. Isocrate parte da un argomento molto concreto per esporre anche il suo pensiero politico.

Tuttavia è interessante che il Panegirico , che sembra una semplice enunciazione di valori astratti, in realtà senz’altro ha contribuito nello spingere la città alla formazione della seconda lega navale : è un discorso quasi profetico, limitatamente alla presa politica di Atene, anche se del tutto anacronistico in merito alla possibilità che Atene stessa diventi una città egemone. ANTIDOSI Negli anni 60 collochiamo l’ Antidosi , discorso su un processo che Isocrate subisce intentatogli perché un uomo che aveva ricevuto una pesante liturgia (una commissione onerosa da parte dello Stato), sfruttando una possibilità offerta dal diritto ateniese, indica Isocrate come uomo più ricco di lui e quindi più in dovere di accollarsi questa liturgia. Con questa scusa Isocrate scrive un discorso molto importante nel quale rievoca la sua precedente carriera di uomo illustre di Atene citando anche esplicitamente le opere da lui già scritte, e riferendosi soprattutto alle problematiche connesse all’educazione. Quest’opera è fondamentale per capire il pensiero di Isocrate, soprattutto in relazione con le altre prospettive che nell’Atene di allora circolavano, in primis quelle facenti capo all’ Accademia platonica , perché Isocrate e Platone si pongono molto seriamente sia il problema dell’ educazione e della conoscenza , sia il problema morale , sia il problema politico , ma secondo due modalità tra loro molto diverse. Schematicamente si può affermare che Isocrate e Platone hanno una prospettiva molto differente rispetto alla sofistica : l’opinione vera non è quella che si riesce ad imporre ma deve avere un ampio tasso di veracità e verità. Isocrate in tutta l’ Antidosi cerca di definire la propria posizione tra le molte possibili e tra quelle operanti nell’Atene di questo scorcio di inizio IV secolo. Tutta la rivisitazione della sua dottrina, anche con citazioni testuali dalle altre orazioni, è finalizzata a distinguere le proprie posizioni rispetto a quelle della sofistica e di Platone. Rispetto ai sofisti la principale preoccupazione di Isocrate è proprio quella di dare nuova dignità all’arte della parola , dopo la solenne stroncatura che già prima del Gorgia Socrate e Platone hanno operato (già con l’ Ippia minore ). La parola per Isocrate è uno strumento invece altamente educativo , normalmente si può credere che valga il principio per cui chi vive bene pensa bene e quindi parla bene; Isocrate invece segue il percorso inverso, afferma cioè che chi si sforza di parlare bene, pensa bene e vive bene. Chi si sforza di parlare bene deve educare se stesso a comprendere più a fondo la realtà. Se mi sforzo di parlare bene, costringo le mei capacità conoscitive a conoscere la realtà in maniera adeguata e anche a vivere bene, per cui l’amore per l’ eulegein risulta una via di perfezionamento molto interessante per l’uomo. Una superiorità di parola non corrisponde ad una superiorità effettiva se questa parola è non vera ; l’uomo non diventa migliore se riesce a riempirsi la bocca di belle parole o comunque di parole convincenti mentre umanamente va da un’altra parte. La fama d’onestà non solo fa più credibile il discorso, ma rende anche più apprezzate le azioni compiute. Se si affronta una questione con onestà, si produrranno delle argomentazioni convincenti e oneste. Mentre le prove producono credibilità soltanto sulla questione affrontata, la credibilità che una vita onesta procura si estende a tutto ciò che si fa.

Isocrate vuole insegnare , il suo insegnamento ha come presupposto il fatto che attraverso l’insegnamento della parola può costruire un uomo diverso rispetto a quello dei sofisti, in quanto l’uso della parola è diverso. Entrambi affermano che il saper parlare è fondamentale , le prospettive però sono diverse. Isocrate afferma che è possibile pensare ad un piano di studi che parta dall’ apprendimento linguistico e che sfruttando l’ eloquenza risulti formativo e porti l’uomo ad aspirare ad una vita migliore. Ha una posizione più simile a quella di Socrate rispetto a quella di Platone. Ritiene che l’uomo non debba perdere troppo tempo con indagini di tipo filosofico sui fondamenti della realtà col rischio di scantonare su questioni astruse. Invece è utile a ciascuno conoscere , nel senso di appropriarsi di quanta più conoscenza possibile , anche in maniera generale, perché il retore dovrà essere colto su ogni questione , avere in mente almeno i discorsi generali, onde poter formulare una proposta che sia il più possibile credibile. Il punto di arrivo della conoscenza è l’opinione più credibile. Socrate aveva detto una cosa simile però con l’idea che una verità fosse possibile al di là delle varie doxai (opinioni). Platone invece afferma che la conoscenza del mondo fenomenico , del mondo sensibile, porta soltanto a delle opinioni, e solo la scienza in senso stretto permette l’accesso al mondo delle idee , accesso che è assolutamente necessario per poter prendere la parola con verità sulle questioni contingenti, altrimenti bene o male si finisce per agire come i sofisti, che non sanno prescindere dalla questione contingente e nelle migliori ipotesi rispettano queste questioni. La conoscenza di cui c’è bisogno è una conoscenza assoluta , che permette di agire bene a prescindere da questa o da quella contingenza. L’obiettivo per Isocrate è arrivare alla più forte e veridica delle argomentazioni. Parla quindi di una verità che si impone anche a parole : anche una buona opinione fondata su base di verità può essere un’ottimo traguardo per il processo di conoscenza. Questa opinione deve potersi imporre : la pagina si impone quando essa è in grado di prevalere sulle altre opinioni, sempre su base di verità, senza i sotterfugi dei sofisti. Questa maggiore forza dell’opinione è dovuta a due fattori concomitanti, ambedue indispensabili: da una parte la preparazione del retore , d’altra parte il fatto che il retore deve avere una capacità superiore di produrre opinioni , da questo punto di vista deve essere geniale. La predisposizione alla genialità nel parlare è indispensabile per capire se un giovane può diventare o meno un retore. Questa è una caratteristica chiamata pleonexia , il contare di più perché si ha una superiore capacità verbale e di inquadramento della realtà. L’altra caratteristica che completa la pleonexia è l’ onestà , la credibilità del retore in quanto onesto, che lo pone su un piano superiore rispetto agli altri.