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L'EPIGRAMMA GRECO E AUTORI, Appunti di Greco

L'epigramma in generale e con riferimenti ai vari autori

Tipologia: Appunti

2017/2018

Caricato il 15/06/2018

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EPIGRAMMI
In età alessandrina l'epigramma diventò il componimento poetico di maggior successo: non più una
semplice iscrizione in pietra o in bronzo, ma un vero e proprio componimento poetico di vario
genere, che accoglie i motivi più disparati. Abbiamo notizie di epigrammi a partire dal VI secolo
a.C.: ricordiamo il componimento di Simonide di Ceo "Alle Termopili", tramandato da Erodoto, che
enunciava:" Va', o straniero, e annuncia agli Spartani che siamo qui morti per obbedire alle vostre
leggi". Un altro epigramma famoso, a carattere funerario, è presente sulla tomba di Eschilo, morto
a Gela nel 456 a.C: "Eschilo, figlio di Euforione, copre questo sepolcro: è morto a Gela, feconda di
messi; il suo strenuo coraggio può dichiarare il bosco di Maratona e il Medo chiomato che ne fece
esperienza". L'ellenismo è l'epoca in cui si ebbe la maggior produzione di epigrammi. In questa età,
oltre ad essere un componimento d'occasione, destinato a un preciso committente, l'epigramma
diviene il testo preferito per essere recitato davanti a un uditorio colto e competente, capace di
cogliere le allusioni di cui il breve testo poetico è intessuto. Spesso il pubblico è quello del
simposio, dove fino alla tarda antichità rimase l'abitudine di recitare testi leggeri e per lo più
d'argomento erotico. Se i temi abbracciati sono i più vari(erotici, conviviali, funebri, scene
quotidiane, descrizioni paesaggistiche), unico è l'ideale poetico. L'eleganza formale e la levigata
preziosità stilistica, la brevità e la conclusione concettosa, brillante o comunque inaspettata sono i
caratteri che fanno di questo genere letterario il modello esemplare di tutta la cultura ellenistica.
L'ellenismo è l'epoca in cui si ebbe la maggior produzione di epigrammi. In questa età, oltre ad
essere un componimento d'occasione, destinato a un preciso committente, l'epigramma diviene il
testo preferito per essere recitato davanti a un uditorio colto e competente, capace di cogliere le
allusioni di cui il breve testo poetico è intessuto. Spesso il pubblico è quello del simposio, dove fino
alla tarda antichità rimase l'abitudine di recitare testi leggeri e per lo più d'argomento erotico. Se i
temi abbracciati sono i più vari(erotici, conviviali, funebri, scene quotidiane, descrizioni
paesaggistiche), unico è l'ideale poetico. L'eleganza formale e la levigata preziosità stilistica, la
brevità e la conclusione concettosa, brillante o comunque inaspettata sono i caratteri che fanno di
questo genere letterario il modello esemplare di tutta la cultura ellenistica. Il metro usato è quasi
esclusivamente il distico elegiaco (esametro dattilico+ pentametro). L'epigramma è rivolto a un
pubblico dotto: la lingua utilizzata è erudita, anche se non viene disdegnato un linguaggio di
provenienza meno elevato, volto a rendere il carme originale. Si diffonde la consuetudine di
terminare il componimento in maniera sorprendente, mediante una battuta ironica, pungente, che
desta stupore o malinconia (il cosiddetto fulmen in cauda).
Si usa solitamente distinguere due “scuole” da cui provengono i più importanti epigrammisti del
primo Ellenismo: la “scuola dorico-peloponnesiaca” e quella “ionico-alessandrina”. La prima, il cui
esponente più autorevole fu senza dubbio Leonida di Taranto, utilizza il dorico letterario ed appare
ancora molto legata alle tradizioni della polis; l'epigramma di questa scuola tratta argomenti
consueti e ama soffermarsi sulla descrizione realistica dell'ambiente, città o campagna che sia, e su
scene della vita quotidiana di umili e poveri personaggi del popolo. La seconda scuola si situa
all'interno del mondo – dinamico e cosmopolita di una città come Alessandria ed è rappresentata
dai circoli dotti, frequentati da poeti del calibro di Callimaco e Asclepiade di Samo; l'epigramma di
questa scuola, composto nel dialetto ionico-epico, privilegia i temi erotico-simposiali e la polemica
letteraria. A queste due scuole la cui distinzione è tra l'altro di natura solo convenzionale
occorre aggiungerne una terza, quella fenicia, sviluppatasi sul finire dell'Ellenismo, tra il II e il I
sec a.C. , nelle città della Siria. Caratteristica di questo filone, il cui maggior rappresentante è il
celebre Meleagro di Gadara, è la ricerca dell'effetto e del pathos attraverso l'utilizzo di uno stile
elegante e sfarzoso, influenzato dalla retorica.
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EPIGRAMMI

In età alessandrina l'epigramma diventò il componimento poetico di maggior successo: non più una

semplice iscrizione in pietra o in bronzo, ma un vero e proprio componimento poetico di vario

genere, che accoglie i motivi più disparati. Abbiamo notizie di epigrammi a partire dal VI secolo

a.C.: ricordiamo il componimento di Simonide di Ceo "Alle Termopili", tramandato da Erodoto, che

enunciava:" Va', o straniero, e annuncia agli Spartani che siamo qui morti per obbedire alle vostre

leggi". Un altro epigramma famoso, a carattere funerario, è presente sulla tomba di Eschilo, morto

a Gela nel 456 a.C: "Eschilo, figlio di Euforione, copre questo sepolcro: è morto a Gela, feconda di

messi; il suo strenuo coraggio può dichiarare il bosco di Maratona e il Medo chiomato che ne fece

esperienza". L'ellenismo è l'epoca in cui si ebbe la maggior produzione di epigrammi. In questa età,

oltre ad essere un componimento d'occasione, destinato a un preciso committente, l'epigramma

diviene il testo preferito per essere recitato davanti a un uditorio colto e competente, capace di

cogliere le allusioni di cui il breve testo poetico è intessuto. Spesso il pubblico è quello del

simposio, dove fino alla tarda antichità rimase l'abitudine di recitare testi leggeri e per lo più

d'argomento erotico. Se i temi abbracciati sono i più vari(erotici, conviviali, funebri, scene

quotidiane, descrizioni paesaggistiche), unico è l'ideale poetico. L'eleganza formale e la levigata

preziosità stilistica, la brevità e la conclusione concettosa, brillante o comunque inaspettata sono i

caratteri che fanno di questo genere letterario il modello esemplare di tutta la cultura ellenistica.

L'ellenismo è l'epoca in cui si ebbe la maggior produzione di epigrammi. In questa età, oltre ad

essere un componimento d'occasione, destinato a un preciso committente, l'epigramma diviene il

testo preferito per essere recitato davanti a un uditorio colto e competente, capace di cogliere le

allusioni di cui il breve testo poetico è intessuto. Spesso il pubblico è quello del simposio, dove fino

alla tarda antichità rimase l'abitudine di recitare testi leggeri e per lo più d'argomento erotico. Se i

temi abbracciati sono i più vari(erotici, conviviali, funebri, scene quotidiane, descrizioni

paesaggistiche), unico è l'ideale poetico. L'eleganza formale e la levigata preziosità stilistica, la

brevità e la conclusione concettosa, brillante o comunque inaspettata sono i caratteri che fanno di

questo genere letterario il modello esemplare di tutta la cultura ellenistica. Il metro usato è quasi

esclusivamente il distico elegiaco (esametro dattilico+ pentametro). L'epigramma è rivolto a un

pubblico dotto: la lingua utilizzata è erudita, anche se non viene disdegnato un linguaggio di provenienza meno elevato, volto a rendere il carme originale. Si diffonde la consuetudine di terminare il componimento in maniera sorprendente, mediante una battuta ironica, pungente, che desta stupore o malinconia (il cosiddetto fulmen in cauda).

Si usa solitamente distinguere due “scuole” da cui provengono i più importanti epigrammisti del primo Ellenismo: la “scuola dorico-peloponnesiaca” e quella “ionico-alessandrina”. La prima, il cui esponente più autorevole fu senza dubbio Leonida di Taranto, utilizza il dorico letterario ed appare ancora molto legata alle tradizioni della polis; l'epigramma di questa scuola tratta argomenti consueti e ama soffermarsi sulla descrizione realistica dell'ambiente, città o campagna che sia, e su scene della vita quotidiana di umili e poveri personaggi del popolo. La seconda scuola si situa all'interno del mondo – dinamico e cosmopolita – di una città come Alessandria ed è rappresentata dai circoli dotti, frequentati da poeti del calibro di Callimaco e Asclepiade di Samo; l'epigramma di questa scuola, composto nel dialetto ionico-epico, privilegia i temi erotico-simposiali e la polemica letteraria. A queste due scuole – la cui distinzione è tra l'altro di natura solo convenzionale – occorre aggiungerne una terza, quella fenicia, sviluppatasi sul finire dell'Ellenismo, tra il II e il I sec a.C. , nelle città della Siria. Caratteristica di questo filone, il cui maggior rappresentante è il celebre Meleagro di Gadara, è la ricerca dell'effetto e del pathos attraverso l'utilizzo di uno stile elegante e sfarzoso, influenzato dalla retorica.

Leonida di Taranto: nato attorno al 315 a.C. , viaggiò senza una meta precisa per i territori della Grecia e dell'Asia finché, in tarda età, lontano dalla città natale, lo raggiunse la morte (come si apprende dal suo epitaffio). Si conservano circa cento epigrammi, di cui la maggioranza di carattere dedicatorio o sepolcrale. La poesia di Leonida è spesso venata da toni macabri e questo gusto dell'orrido pervade tutta la sua opera: il tono delicato dell'epigramma erotico, la brevità e la capacità di sorprendere non compaiono nei suoi componimenti che, lontani dalla “finezza” (leptòtes) ellenistica, sono spesso ampi e caratterizzati da uno stile arduo e ridondante. Leonida si sofferma ampiamente sulla descrizione di situazioni quotidiane focalizzando l'attenzione su personaggi umili (artigiani, pescatori, contadini, filatrici e cortigiane), colti nelle azioni più comuni e consuete. La rappresentazione minuziosa di attrezzi di lavoro (a cui spesso ha dedicato interi epigrammi), rivela un gusto marcato per la precisione terminologica.

Asclepiade di Samo: della sua produzione restano solo pochi frammenti. Sappiamo con certezza l'esistenza di composizioni esametriche d'argomento mitologico e di alcuni carmi d'invettiva in coliambi. L'Antologia Palatina conserva sotto il suo nome quarantacinque epigrammi, di dubbia autenticità. L'argomento dei componimenti è sempre quello erotico ed il mondo in cui essi sono ambientati, quello del simposio. In Asclepiade l'amore è principalmente visto come un gioco spensierato, legato solo all'esperienza del soddisfacimento sessuale, anche se compaiono pure motivi tradizionali quali il topos del giuramento d'amore, il motivo della fuggevolezza dell'amore, la paraklausìthron (lamento davanti alla porta chiusa dell'amata). Asclepiade adotta uno stile levigato ed un metro semplice, in piena sintonia con i canoni callimachei.

Meleagro di Gadara: vissuto circa tra il 130 e il 60 a.C. , aderì in un primo momento alla filosofia cinica e scrisse, ispirandosi a questa dottrina, alcune satire menippee (ossia dei prosimetri, componimenti in prosa e in versi), di argomento molto leggero. Si dedicò soprattutto alla poesia epigrammatica, di cui resta una produzione molto ricca (circa 130 epigrammi ben conservati). I suoi componimenti, d'argomento erotico sono destinati al raffinato ed elegante mondo del simposio e rivelano le notevoli doti di Meleagro: una sensibile predisposizione a rinnovare immagini e temi tradizionali con un nuovo pathos ed un linguaggio sofisticato, una raffinata tecnica retorica e una grande facilità di versificazione. Meleagro dedicò poi gran parte della sua vita alla stesura di un'antologia di poeti epigrammisti, la Corona o Ghirlanda (“Stèfanos”), che confluirà nell'Antologia Palatina. La Corona, anteriore al 80 a.C., è suddivisa in base agli argomenti, come appare dal proemio in cui i quarantasette autori citati sono accostati ad altrettanti nomi di fiori (di qui il titolo di Ghirlanda).

FILODEMO DI GADARA: poeta e filosofo epicureo greco (n. 110 a. C. circa - m. intorno al 35 a. C.) di Gadara, discepolo di Zenone Sidonio, vissuto in Italia, a Roma e a Napoli, in una villa di Ercolano, protetto da L. Calpurnio Pisone Cesonino, suocero di Giulio Cesare. A Ercolano, nella villa dei Pisoni, sono stati rinvenuti papiri contenenti opere sue e di altri epicurei. Con Sirone rappresentò l'epicureismo in Italia; a lui fecero capo Virgilio, Lucio Varo, Quintilio Varo, Vario Rufo, forse anche Orazio. Ne fa un ritratto Cicerone nell'orazione contro Pisone, lodandone la humanitas e lo spirito. Scrisse di logica, etica, retorica, musica e poesia. F. non è un filosofo originale; in gran parte espone le teorie del suo maestro Zenone e polemizza con gli stoici a lui anteriori, ma ha il merito di informarci sulla filosofia antica in generale e specialmente su quella epicurea. I frammenti dell'opera Sulla poesia sono stati da alcuni interpretati come rivelatori di una posizione critica di F. contraria ai comuni principî dell'antica estetica. Migliori sono i suoi epigrammi (una trentina) conservati nell'Antologia Palatina.

ANITE: Diciannove dei suoi epigrammi, scritti in dialetto greco dorico, sono tramandati nel corpus dell'Antologia Palatina; altri due sono di attribuzione incerta. Singolari sono i toni epici della sua poesia, ispirata alle leggende dell'Arcadia, ma è ricordata soprattutto per la sensibilità dei suoi epigrammi funebri. Talvolta Anite evoca un paesaggio agreste, dipingendo vividamente la natura selvatica. Per prima sperimentò la fortunata commistione tra l'epigramma funebre e quello naturalistico, dando vita a epitaffi delicati e patetici in cui narra l'ingiusta morte di animali.